Qualche nota sull’ignoranza

ramodoro

L’ultimo libro dello psicanalista Massimo Recalcati parla dei “tabù del mondo” e definisce la nozione di tabù come “il lato inquietante di una cosa, di un evento” [di una persona, di un’istituzione]. Un approfondimento della nozione di tabù possiamo trovarlo nel famoso “Ramo d’oro della magia e della religione” di Frazer, dove tabù per quelli che Frazer chiamava selvaggi è il “sacro”, cioè ciò che è pericoloso, la nozione di tabù è “la soluzione torbida che non distingue impuro e santo”, si parla di tabù per Frazer “quando un essere è oggetto di sentimenti misti e contraddittori [e perciò] occupa una posizione instabile”. Il tabù sembra essere l’hybris dei greci, l’interfaccia tra il lecito e l’illecito, il possibile e l’impossibile, il desiderato e il ripugnante.

Wittgenstein rimprovera a Frazer [e più tardi a Freud] di “fornire su certe questioni, spiegazioni storiche, che sono molto più ipotetiche del senso stesso di ciò che descrive. Nel caso di Frazer la ragione , probabilmente, è che quando egli esamina una pratica così terribile come l’uccisione del re sacerdote, si domanda come una tal cosa possa avvenire nonostante il suo carattere terribile. Ma la risposta è che essa avviene proprio per ciò che ha di grandioso, di tragico e di terribile. L’analogia con la psicanalisi è evidente : pensiamo alla dimensione inquietante, irrazionale, fatale che le interpretazioni psicanalitiche possono conferire a comportamenti a prima vista del tutto innocui. E il loro carattere deriva proprio da tale potere. Esse probabilmente ci affascinano, osserva Wittgenstein, nella stessa misura in cui ci spaventano e ripugnano”. In fin dei conti interpretare o spiegare un fenomeno antropologico non può significare altro che sostituire un simbolo con un altro [contro l’efficacia della spiegazione storica!] o una descrizione con un’altra, inventare un buon paragone o una buona traduzione. (…) Il bisogno di interpretare un linguaggio può sussistere unicamente per qualcuno che si colloca all’esterno di esso; e può essere soddisfatto e scomparire solo quando ci si trova a proprio agio in quel linguaggio, quando ci si è appropriati di esso , in breve quando lo si parla. Una interpretazione è buona non quando non siamo in grado di interpretare ulteriormente, ma quando non lo facciamo e non avvertiamo il bisogno di farlo. Se il senso è l’ultima interpretazione, quella che non si interpreta , è solo perché tale interpretazione ci soddisfa, perché abbiamo (la sensazione di) aver compreso.”

“Proprio ciò che in un evento ci pare terribile, enorme, pauroso, tragico ecc., tutto tranne che banale e insignificante, proprio questo ha dato origine all’evento” [profondità dell’evento!]. “Frazer non è in grado di immaginarsi un sacerdote che in fondo non sia un pastore inglese del suo tempo, con tutta la sua stupidaggine e insipidezza”. “L’elemento cerimoniale (caldo o freddo) -in antitesi all’elemento accidentale (tiepido) contraddistingue [ciò che è profondo]”. “Si potrebbe quasi dire che l’uomo è un animale cerimoniale. (…) Vale a dire che si potrebbe iniziare un libro di antropologia nel modo seguente: se si osserva la vita e il comportamento degli uomini sulla terra, si vede che essi, oltre ad azioni che si potrebbero chiamare “animali”, quali nutrirsi ecc. ecc., svolgono anche azioni che hanno un carattere peculiare e che si potrebbero chiamare “rituali” (Ludwig Wittgenstein)

Questa posizione di Wittgenstein sembra posizionarsi contro “l’educazione greca che emancipa dalle superstizioni” (Frazer, Il ramo d’oro)

A questo punto è interessante l’elenco che Recalcati fa dei tabù moderni:

  1. perversione (=sfida) vs fedeltà (alla Legge)
  2. famiglia/padre/figlio
  3. vita del cuore (come perturbante)
  4. pazzia
  5. desiderio
  6. politica vs antipolitica (un popolo, un palazzo, una lingua)
  7. narcisismo vs fallimento/insuccesso/scarto/spazzatura
  8. vita animale vs vita umana
  9. morte/male
  10. preghiera
  11. gratitudine vs invidia

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