
Rella
11- “Chi lotta contro chi? Lottiamo contro tutti”. Infatti, “non ci sono, dati immediatamente, soggetti di cui uno sarebbe il proletariato e l’altro la borghesia”. I termini di questo scontro sono anch’essi un dispositivo prodotto dal potere, una sua messa in scena. “Le grandi dominazioni sono effetti egemonici [di omogeneizzazione]”della pluralità infinita. (…) Il potere si disperde in ogni anfratto, per ricomporsi in una strategia al di là di ogni possibile teoria che cerchi di comprenderlo: (…) il potere è microfisica.
12 – Il potere è nomade (…)Tutto lo spazio è una somma di eterotopie, localizzazioni della discontinuità del potere e delle varie strategie attraverso cui il potere si mostra. Fuori di questo c’è solo il non luogo dell’utopia.
Teyssot
26 –Risulta da Le parole e le cose che il metodo implicito ed esplicito di indagine storica, l’archeologia di Focault, definisce la storia una costruzione di vari sistemi di discontinuità. Introduce il concetto di episteme per qualificare una struttura che “tenga insieme” l’Ordine delle conoscenze per un dato periodo storico. L’episteme è una configurazione concettuale, un termine di distribuzione e non di rivelazione dell’Ordine stesso: “in una cultura e in un dato momento esiste una sola episteme, che possa definire le condizioni di possibilità di ogni sapere, sia quello che si manifesta in teoria, sia quello che è silenziosamene investito in una pratica”. Il termine ‘episteme’ è usato soprattutto per definire quella che Focault chiama l’Era Classica (XVII-XVIII sec.) in opposizione all’Era Moderna , della quale stiamo forse per uscire. Per ricostruire l’episteme classica Focault prende in esame tre assi della conoscenza: linguaggio, vita e scambio, che nell’età moderna chiamiamo filologia, biologia ed economia, e nell’età classica chiamavamo rispettivamente ‘grammatica generale’, ‘storia naturale’ e ‘analisi delle ricchezze’.
31 tre approcci all’architettura: come pratica (discorsiva, sociale, tecnica) [composizione come manipolazione di comportamenti, organizzazione di produzioni, distribuzione di attività, organizzazione di forme (modellistica, tipologia); come produzione cioè figurazione; come edilizia o settore economico.
Tafuri
39- [testi religiosi o giuridici vs testi letterari o talvolta scientifici: due tipi di testi o discorsi] La società per Focault tenta di difendersi da quei discorsi che provocano ‘salti’ o ‘rotture’.
44 [per Focault lo spazio dello scontro è uno spazio impossibile]
Rella
48 Il problema della genealogia è per Focault il problema dell’archeologia, ma di una archeologia che è priva di un’’arché’. Lo stesso Focault riflettendo sulla Storia della follia, dice, a proposito di questo testo, che si tratta di ‘sperimentazioni descrittive’ in quanto si tratta di descrivere o meglio di ‘cogliere’ l’istituirsi di un discorso, un discorso che non è il discorso ‘della follia’, ma quello ‘sulla follia’. La follia non esiste, esistono soltanto una serie di discorsi che ne parlano e che la ‘spiegano’: ci troviamo di fronte a una pluralità di oggetti discorsivi che si intreccia a una pluralità di discorsi che ne parlano.
49 Quando Focault in ‘Sorvegliare e punire’ fa la storia della prigione e dei sistemi punitivi, in realtà questo non è ciò che conta ed egli lo dice chiaramente: ciò che conta in questo discorso è il ‘potere di punire’; non la prigione dunque ma l’analisi del potere di punire , le sue basi, le sue giustificazioni, le sue regole e i suoi effetti. Infatti siamo di fronte all’immersione diretta del corpo in un campo politico. I rapporti di potere hanno su di esso una presa immediata: il corpo viene investito da rapporti di dominio ed è in questo investimento che si costituisce un ‘sapere del corpo’ , che non deve essere confuso con la ‘scienza del funzionamento del corpo’ ma va inteso come l’istituirsi di una ‘tecnologica politica del corpo’, che non può essere definita in alcun modo, che non può essere localizzata in alcun tipo di istituzione, in un apparato statale o statuale.
50 – si tratta di definire le ‘strategie del potere che sono implicate a questa volontà di sapere’ di costruire l’’economia politica di una volontà di sapere’.
Cacciari
59- Il risultato [delle trasformazioni] è un sistema complesso di ‘autonomie’ , del quale differenze-conflitti- contraddizioni non sono che altri nomi. Esso subentra alla struttura omogenea e completa della Razionalisierung dialettica. Il Politico è in questo universo . il suo è un Da-sein. Non più sostanza o soggetto metafisico (Legge, Logos) – il suo è un linguaggio del Da-sein- e dunque intrinsecamente partecipe delle tecniche, specializzazioni, differenze – ma altresì della caducità-mortalità del Da-sein. Se è ormai indecente parlare del politico in termini metafisici o di un suo linguaggio prospetticamente privilegiato, onnicomprensivo, ‘panopticon’ – altrettanto indecente è voler salvare le forme del Politico, come istituzioni in qualche modo autonome rispetto alla caducità propria degli altri linguaggi: alla trasformazione costante delle tecniche nel cui universo il Politico è inesorabilmente confitto. Il Politico va sempre trattato come ‘arma leggera’, il suo linguaggio va sempre trattato come ‘strumento’. Nessun peggiore irrazionalismo che “contemplarlo” come un fine.
67 Ascesi versus Desiderio allora? è a questo che vogliamo giungere? La critica dell’ideologia del Desiderio è l’Apologia dell’Ascesi come forma di rivoluzione dei rapporti sociali capitalistici? Noi ben lungi dall’affermare semplicemente l’estraneità del nostro discorso alla ideologia dell’Ascesi – affermiamo invece che Ascesi e Desiderio esprimono una ‘stessa logica’, vengono dallo stesso, identico grembo. Poiché entrambi parlano in nome della natura , sono Teoria del ‘che cosa’ è natura dell’individuo. Entrambi legiferano sulla sostanza naturale dell’individuo. Entrambi vedono nel capitalismo il tralignamento dalla ‘origine’.Ascesi e Desiderio abitano le stesse chiese. I sacerdoti soltano mutano.
67- La figura del gioco , ricorrente ovunque in Deleuze è la figura della liberazione. Soltanto il desiderio sembra saper giocare. Il Gioco è cioè assunto nella sua ‘apparenza’ come caratteristica specifica delle pratiche alternative alla ‘serietà’ repressiva del potere. E’ un pensiero romantico-ingenuo del gioco.
68 – Il gioco non libera affatto dalle regole, ma ne parla. Il Gioco può parlare solo nella misura in si riconosca nei limiti che quelle regole gli impongono. Parlare è possibile solo assumendo il carico del già parlato. Il linguaggio non si inventa. Il Gioco è il sommo della convenzionalità della regola , non la sua metafisica abolizione. (…) E’ feticismo del gioco questo? come Negri ha rimproverato a Krisis?
