“Anima onesta” contro “coscienza disgregata”(Hegel)

27 Lui«E non è forse a causa di un istante di un istante di sincerità e di buon senso che non so dove andare a cena stasera?» Io «Eh no! E’ piuttosto perché non ne avuto sempre, perché non avete capito per tempo che la necessità più urgente era di provvedere a crearvi risorse indipendenti da asservimenti»

36-Lui « Del resto ricordatevi che in una materia così mutevole come i costumi, non vi è nulla di assolutamente, di essenzialmente, di generalmente vero o falso , se non che bisogna essere ciò che l’interesse vuole che si sia: buoni o cattivi, saggi o buffoni, decorosi o ridicoli, onesti o viziosi. Se per caso la virtù avesse condotto alla fortuna, o sarei stato virtuoso o avrei simulato la virtù come gli altri. Mi hanno voluto ridicolo, e lo sono diventato: vizioso lo sono per natura. E quando dico vizioso lo dico per parlare il vostro linguaggio ; perché se veniamo a una spiegazione , potrebbe darsi che che voi chiamate vizio quel che io chiamo virtù e virtù quello che io chiamo vizio»

56-Io «Mi sembra che presso un popolo privo di costumi, perduto nei disordini e nel lusso, le capacità divertenti, anche se mediocri, siano proprio quelle che facciano progredire rapidamente un uomo nel cammino della fortuna»

57 (Vi erano nel suo discorso molte delle cose che si pensano e che guidano la nostra condotta, ma che non si dicono, Ecco, in verità, la differenza più marcata tra il mio interlocutore e la maggior parte della gente che ci circonda. Confessava apertamente i vizi che aveva lui e che hanno gli altri, ma non era ipocrita. Non era né più né meno abominevole di loro : era soltanto più franco, e più conseguente; profondo, talora, nella sua depravazione. Tremavo a quel che sarebbe diventato suo figlio sotto un simile maestro. E’ certo che seguendo linee di educazione così ricalcate sui nostri costumi, sarebbe andato assai lontano, a meno che non si fosse prematuramente fermato in cammino.)

65 Io «A mio parere quel che voi chiamate la pantomima dei pezzenti è il gran ballo di tutta la terra. (…) Ma esiste tuttavia un essere dispensato dal far pantomime. Il filosofo che non possiede nulla e non domanda nulla»

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