
21- I concetti di società signorile e di consumo signorile erano, negli anni in cui ebbi occasione di frequentare [i corsi di Claudio Napoleoni] erano centrali nel suo pensiero. Il punto su cui egli non cessò mai di insistere è che l’essenza della società signorile è l’esistenza di un gruppo sociale, in passato costituito dai nobili, dai guerrieri e dal clero, che ha il privilegio di consumare il sovraprodotto o surplus [limitatamente alla sfera del consumo] senza contribuire in alcun modo alla sua formazione. Per Napoleoni era il consumo signorile dei ceti parassitari , e non lo sfruttamento del lavoro operaio da parte dei capitalisti, il vero male della società italiana. Perché in Italia gli imprenditori o capitalisti, con il loro lavoro, partecipavano attivamente alla produzione del surplus, mentre lo sfruttamento, nella sua essenza, è un rapporto tra chi accede al surplus senza aver contribuito alla sua formazione e chi il surplus lo produce senza potervi accedere. Il vero sfruttatore è il signore che non lavora e consuma il surplus, non l’imprenditore-capitalista che contribuisce a produrlo. (…) La componente parassitaria della società italiana, fatta di rendite, mercati iperprotetti, sprechi, ipertrofia dell’apparato pubblico ha sempre attirato la mia attenzione, fin dalla metà degli anni settanta, quando l’allarme per la deriva assistenziale del nostro paese improvvisamente si diffuse tra gli studiosi.
Oggi per la prima volta nella storia d’Italia ricorrono insieme tre condizioni:
- il numero dei cittadini che non lavorano ha superato ampiamente il numero dei cittadini che lavorano;

97-Il concetto di società signorile di massa non riguarda la popolazione residente o presente in Italia, ma solo i cittadini italiani che risiedono sul territorio italiano . Quando diciamo che quella italiana è divenuta una società signorile di massa, stiamo parlando della condizione di coloro che hanno la fortuna (o il privilegio) di avere la cittadinanza italiana.

55-Contrariamente a quanto si sarebbe potuto ipotizzare, la ristrutturazione dell’industria italiana dopo il 1964, con il licenziamento delle fasce più deboli della forza lavoro (giovani, donne, anziani), non provoca un aumento corrispondente della disoccupazione , ma induce milioni di lavoratori a ritirarsi dal mercato del lavoro. E il punto di svolta è esattamente il 1964, primo anno del dopoguerra in cui l’Italia sperimenta una riduzione del PIL: un evento nuovo che a quel tempo non veniva indicato con il termine negativo di “recessione”, ma con quello più neutro di “congiuntura”, quasi a sottolineare la natura passeggera di un momento di difficoltà dell’economia]

65- La disoccupazione volontaria comincia a essere un fenomeno sociologicamente interessante quando un lavoro viene rifiutato non perché la proposta è palesemene irricevibile [per es. raccogliere pomodori per un laureato] , ma in quanto non ritenuto all’altezza delle proprie capacità. del proprio talento, o semplicemente degli standard di reddito o di prestigio che si ritengono adeguati ai propri studi. Credo che sia stato P. Bordieu per primo, negli anni settanta , ad attirare l’attenzione sul curioso fenomeno per cui nella società del benessere, caratterizzata dall’istruzione di massa, all’individuo diventa possibile , per non dire naturale, sdoppiarsi tra un finto sé – che accetta compromessi e si accontenta di sbarcare il lunario con il lavoro che trova- e il proprio vero sé, che si pensa addirittura protagonista di un’altra vita , in cui fa un’altra professione, anzi la vera professione che gli compete, l’unica all’altezza dei suoi meriti e dei suoi sogni.

2. l’accesso ai consumi opulenti ha raggiunto larga parte della popolazione. [Per definire la società signorile di massa è anzitutto ai cittadini non-poveri che dobbiamo rivolgere la nostra attenzione. E’ infatti la speciale condizione dei cittadini italiani che vivono al di sopra della soglia di povertà (l’87% dei residenti e il 94% di quanti hanno la cittadinanza italiana) che mi induce a parlare di società signorile di massa. Se la nostra società è diventata “signorile di massa” è precisamente per come è cambiata la condizione dei suoi membri italiani e non-poveri, ovvero dei suoi cittadini forti. O se preferite per come i suoi cittadini forti hanno scelto di comportarsi.]

87/88- Nel 1928 in una celebre conferenza tenuta a Cambridge e intitolata Prospettive economiche per i nostri nipoti J.M. Keynes formulava due ipotesi estremamte audaci su come sarebbe stato il mondo cento anni dopo, ovvero più o meno ai nostri giorni. La prima ipotesi era che, grazie al progresso tecnologico la produttività del lavoro sarebbe potuta crescere fino a otto volte. La seconda era che questo aumento avrebbe condotto a una drastica riduzione degli orari di lavoro; tre o quattro ore al giorno per un totale di una quindicina di ore a settimana. A quel punto, ipotizzava Keynes , l’uomo si sarebbe trovato a un passo dall’aver risolto il suo “problema economico” (benessere materiale) e avrebbe semmai dovuto fronteggire un problema del tutto nuovo: “Come sfruttare la libertà dalle pressiouuni economiche. Come occupare il tempo che la tecnica e gli interessi composti gli avranno regalato, come vivere in modo saggio , piacevole e salutare”. /Per Keynes la liberazione dal lavoro non sarebbe stata né semplice né indolore . E questo perché per molti sarebbe stato difficile rinunciare al lavoro stesso , dopo millenni di abitudini costruite intorno ad esso, sia perché l’uomo comune liberato dal lavoro avrebbe potuto non essere capace di usare proficuamente il tempo libero. Una preoccupazione che, pochi anni prima, era stata espressa in modo ancora più esplicito da Bertrand Russel nel suo saggio Elogio dell’ozio (1915)./93- L’ingente massa di tempo libero regalata dall’aumento di produttività del lavoro non è stata usata per innalzare il livello culturale delle persone, la loro sensibilità artistica, la loro capacità di vivere in modo saggio, piacevole e salutare. Specie in Italia dove i livelli di istruzione formale sono rimasti bassissimi, il maggiore tempo a disposizione è stato impiegato essenzialmente per ampliare lo spettro dei consumi. Anziché usare la cultura per riempire il tempo libero , si è scelto di usare i consumi per “attrezzarlo”. [Attrezzare il tempo libero] significa che non si è capaci di riempire da sé -con la lettura, l’arte, lo sport, la convivialità, il gioco, gli hobby- il vuoto e la noia del tempo libero e si ha bisogno di animarlo con una miriade di consumi che aiutano a usufruirne, e di norma costano.
95- Se ne sono accorti economisti e sociologi, che da tempo (…) hanno compreso che determinati beni e servizi non si acquistano sul mercato perfettamente finiti, pronti per essere consumati, ma richiedono un lavoro, una partecipazione diretta. Una partecipazione che, vista con gli occhi dell’economista , assume la forma di un vero e proprio processo produttivo interno alla famiglia, con impiego congiunto di segmenti di imput acquistati dal mercato e di segmenti di tempo libero dei suoi membri. Mentre per altri, soprattutto per i sociologi, assume la forma più semplice di un contributo del consumatore al perfezionamento del bene o del servizio che consumerà e di cui diventa co-produttore. E’ questo il significato del termine prosumer, inventato da Alvin Toffler mezzo secolo, ma divenuto pienamente attuale solo ai giorni nostri. / Di questi beni e servizi che, come i mobili Ikea in scatola di montaggio, richiedono la cooperazione di chi ne usufruirà, il più importante è l’evasione, svago o divertimento , intesi come risultati di complessi processi produttivi che -proprio come quelli di fabbrica- richiedono macchinari, dispositivi, beni intermedi, lavoro (cioè tempo libero), organizzazione, pianificazione ma -a differenza dei processi produttivi veri e propri- hanno per protagonisti i membri della famiglia, spesso con la madre nel ruolo di capofficina.
3. l’economia è entrata in stagnazione e la produttività è ferma da vent’anni [23- le società signorili del passato si caratterizzavano per la loro staticità. Come tutte le società del passato erano , per usare l’efficace definizione di Levi-Strauss, società “fredde”, senza crescita o con crescita lentissima, diversamente dalle società capitalistiche, “calde” perché soggette al moto perpetuamente loro impresso dal capitale]

Questi tre fatti sorprendenti hanno aperto la strada all’affermazione di un tipo nuovo di organizzazione sociale, che si regge su tre pilastri:
- la ricchezza accumulata dai padri;[53- dalla prima metà degli anni novanta ad oggi, la ricchezza ha continuato a crescere (mentre il reddito ristagnava), ma questa volta non più grazie ai risparmi delle famiglie (come fino al 1992). o grazie all’emissione di debito pubblico, bensì in base al mero apprezzamento del valore degli asset , specie del valore delle case. Un processo che si prolunga fino allo scoppio delle bolle immobiliari e finanziarie fra il 2007 e il 2011, quando la ricchezza cresciuta su se stessa comincia all’improvviso a sgonfiarsi]

- la distruzione di scuola e università [57- che cos’è la produttività dell’istruzione? La produttività è l’inverso del numero degli anni necessari per raggiungere un determinato grado di organizzazione mentale -conoscenze, padronanza del linguaggio, capacità logiche. Supponiamo di assumere come metro il grado di organizzazione mentale di un diplomato di terza media del 1962, l’ultimo anno prima dell’introduzione della scuola media unica. A lui erano occorsi otto anni di scuola per raggiungere quel livello. Quanti ne occorrono oggi per raggiungere un livello comparabile?] [Nota mia: bisogna però fare attenzione all’origine sociale dei frequentanti della scuola media prima della media unificata: mi sembra evidente che la loro origine sociale era medio-alta o alta, contrariamente a oggi]
- un’infrastruttura di stampo paraschiavistico.
| Segmento | Occupati (in migliaia) | |
| I | Stagionali concentrati nei ghetti | 200 |
| II | Prostitute di strada | 50 |
| III | Personale di servizio | 2000 |
| IV | Dipendenti in nero | 450 |
| V | Criminalità organizzata (spacciatori) | 100 |
| VI | Gig economy (economia dei lavoretti) | 1000 |
| VII | Esternalizzazioni (cooperative) | 1200 |
Tot. 4900