9- Lo stretto rapporto che Benjamin fa intercorrere tra la lotta krausiana al giornalismo e la lotta loosiana all’ornamento è un topos della “Fackel”. (…) Tutto ciò sarebbe comodamente interpretabile nel senso della disincantata razionalizzazione (e del Geist in questo senso). E così, in effetti, Loos viene ancora largamente inteso. Senonché, proprio alla fine delle sue pagine su Kraus, Benjamin fa balenare l’enigmatica figura dell’Angelo nuovo. Kraus è un messaggero enigmatico. (…) Benjamin ha colto con straordinaria efficacia l’hybris di questo processo che si cela nel tribunale krausiano: ciò che sta sotto accusa (ciò che il verso satanico dell’Angelo intende colpire) è il diritto (“le ambiguità costruttive del diritto”) il cui sistema di norme si vorrebbe ‘autonomo’ dalla parola, dalla Giustizia, cui deve l’esistenza./La dimensione della Jetztzeit [attimo che fa saltare dai cardini il tempo dei dominatori] è perfettamente affine a quella della Giustizia come parola che accusa-distrugge il ‘costruttivo’ diritto (…) Come quelli dell’Angelo gli occhi di Kraus e Loos non possono vedere che l’accumularsi senza tregua delle rovine. Ricomporre l’infranto è superiore al loro compito.
10- [L’angelo] non annuncia il tempo omogeneo e vuoto dello storicismo, il tempo ciclico dell’eterno ritorno, ma l’attimo che eccede ogni durata, e che ogni secondo può portare con sé. / La forma di questa pazienza è forse quella del commento. (…) La segreta vita del commento che Sholem colse così acutamente nel linguaggio di Benjamin , deriva da questa insopprimibile presenza di frammenti, ‘testi’, presupposti che nessuna alchimia critica può sussumere. La forma del commento è tanto poco liberamente creatrice, quanto lo erano gli antichi commenti di “testi arcaici e provvisti di autorità”. Il commento non “sguazza nella creatività”, non si guarda allo specchio, non irrompe come Giudizio. Ascolta, dà vita ad intrecci, dialoghi, labirinti col passato e in ciò avviene il suo futuro. (…) Ma in ciò consiste il paradosso del commento : esso non sta più di fronte ai testi ai quali Sholem si riferisce . Il suo testo è l’effimero.
11- La forma del commento è necessaria per chi voglia non solo porre freno al costruttivo (‘creativo’) diritto, ma anche cogliere-mostrare nell’effimero questa “favilla di speranza”. In Loos è ossessivo il rifiuto del linguaggio che pretende di emanciparsi da ogni presupposto, che voglia farsi Testo a se stesso. Egli coglie il gesto dia-bolico di chi abbandona il passato, non riconosce il diritto che ha su di noi e continua perciò a volerne la sconfitta. (…) Nell’Angelo invece l’effimero del presente sente quello del passato, e il suo futuro consiste nell’attimo che è origine. E come potrebbe l’Angelo, distruggere ogni presupposto, se la stessa felicità cui anela gli è presupposto?
11- In più luoghi Loos spiega la sua opera come commento alla tradizione. (…) La concezione loosiana sembra straordinariamente avvicinarsi alla critica wittgensteiniana del ‘linguaggio unico’ capace di ‘raffigurare’ il mondo. (…) Il rapporto di Loos con l’artigiano è la costante messa in questione del ‘linguaggio unico’, la continua problematizzazione del linguaggio in quanto giochi linguistici, il ripetersi dell’affermazione che parlare di un linguaggio (così come di un gioco) è semplice astrazione. LINGUAGGIO E’ TRADIZIONE. / Assume rilievo eccezionale la critica loosiana della ‘decadenza’ dell’architettura ad arte grafica. (…) E’ significativo che sia Shoemberg, nella Festschrift per il sessantesimo anniversario di Loos, a sottolineare questo carattere spaziale, tridimensionale della sua opera. Non si tratta soltanto di indicare la specificità di un linguaggio –in questo caso quello architettonico- ma di mostrare l’irriducibilità di qualsiasi linguaggio, o gioco linguistico, a scrittura, l’impossibilità di spiegare e risolvere l’apertura di un gioco linguistico nella unidimensionalità della sua notazione scritta. (…) Il linguaggio loosiano [vs intellettuale progettante] è prassi che relativizza i diversi giochi che la compongono – che li mette in questione, che instaura difficili colloqui: il linguaggio dei ‘vecchi maestri’, quello del materiale, la tradizione dell’artigiano. /L’artigiano è in Loos la figura stessa dell’Appartenenza. Egli mostra come la dimensione del gioco escluda ogni solipsismo estetico-filosofico. Partecipare a un gioco è frutto di apprendimento e costume. Non si gioca se non ‘appartenendo’ alle regole che lo hanno formato, ‘abituandosi’ ad esse.
12- Anche in Loos vi sono accenni che possono far pensare a una concezione cieca dell’appartenenza, al gioco, alla tradizione. (…) Ciò che l’artigiano di Loos ignora è, in realtà, di essere moderno. La sua intenzione, il suo sguardo non è rivolto all’attuale, tanto meno al futuro. Ma esiste un suo sguardo, una sua intenzione . Sono quelli del commento (…) Seguire la tradizione è dunque lasciar crescere questo pensiero – in qualche modo scegliere questa crescita paziente, costellata di giri e di errori di strada.(…) Abitudine non è ripetizione, automatico ritorno di forme e gesti –è ethos. (…) Abitudine è appartenenza consapevole a una tradizione – tanto più consapevole e sofferta, quanto più la si riconosce come gioco, se ne relativizza il linguaggio. (…) Ma abitudine è anche fedeltà. La fedeltà che lega Loos a Veillich, e entrambi a ciò che dura : la bellezza del materiale , le forme ‘felici’ della tradizione. (…) E’ possibile parlare di un ethos della fedeltà soltanto laddove le cose muoiono.
14- Leggere ‘Das Andere’ – come ‘Die Kunst’ di Altenberg e, spesso, anche ‘Die Fackel’- non implica semplicemente uno sforzo intellettuale , ma prontezza, agilità, elasticità, capacità di partecipare a un gioco che ha prevalenti aspetti agonistico-atletici.
17- Olbricht e Van de Velde sono i veri nemici. [ “29 Ah queste case vi stanno addosso come un costume di Pierrot preso in affitto. Che le cose gravi della vita possano non sfiorarvi mai, aprendovi gli occhi sui vostri stracci presi a prestito. (…) Provatevi una volta a raffigurare come si svolgono e come si rappresentano in una camera da letto di Olbricht la nascita e la morte (Loos)] Le loro opere appaiono un insulto alla vita che deve svolgersi nella casa, un tentativo di rinchiuderla, renderla in trasformabile. L’esubero ornamentale dello Jugendstil riduce a una dimensione e crea intrecci lineari soffocanti. Loos maestro dell’abitare vede (…) nello Jugendstil essenzialmente un momento di decadenza della casa. (…) Anche qui Loos non si propone come maestro ma come allenatore. Deve educare al colpo d’occhio, alla relazione esatta, al ‘naturale’ disprezzo di ogni ornamento , così come naturalmente nessun uomo civile va in giro tatuato: “chi vuole tirare di scherma deve prendere in mano il fioretto. Nessun gioco si impara guardando gli altri giocare. /Le pagine di “Das Andere” dedicate alle cose serie della vita risentono più direttamente dell’influenza di Kraus, che di quella di Altemberg. L’IPOCRISIA SOCIALE, LA MORALE DELLA MAGGIORANZA SONO LA QUINTESSENZA DEL PRINCIPIO DELL’ORNAMENTO. La Phrase giornalistica è, nella sua radice, l’indecenza del moralismo, contro cui insorgono i nudi fatti della vita. (…) [In Come lo Stato provvede a noi] Loos guarda “questa famiglia un po’ da vicino”, dove padre, madre, figli e magari occasionali ospiti convivono in una sola stanza , e paragona questa famiglia alla chiacchiera della morale corrente, il suo è il tono di Morale e criminalità: “non esistono pericoli della strada. Essa è protetta dalla comunità. Esiste solo il pericolo della famiglia”. In Kraus, Altemberb, Wedekind le “reclute della vita” affondano tra ornamento, Phrase morale, rinuncia e ricerca affannata. Forse sta proprio nel distruggere questi diritti e nel ritrovare la relazione tra l’infanzia e la parola l’intenzione profonda della loro opera: dove “origine e distruzione si incontrano”è la fine del demone e forse l’inizio incerto dell’Angelo nuovo. [132- Avanguardia e tradizione- Né la purezza né il sacrificio hanno asservito il demone; ma dove origine e distruzione si incontrano, è la fine del suo dominio. Dal bambino all’antropofago [l’inumano] è nato colui che lo soggioga; non è un uomo nuovo, ma un essere inumano –un nuovo angelo] (…) Anche nelle sue polemiche più dure e ingiuste , Kraus rimane profondamente fedele a questo spirito –alla Kultur occidentale, che Loos vuole introdurre, per la quale dividere, disgregare, distinguere è necessario nei confronti di ogni “grumo sociale” e di ogni idea totalitaria [105- Avanguardia e tradizione –(SMONTARE E RIMONTARE UNA SITUAZIONE = TATTO)]
18- [Kraus, discorso sulla tomba di Loos 1933] “Baumaister (non Arkitect!] tu fosti nello spazio di un’esistenza per la quale, di dentro e di fuori,la casa si era perduta in svolazzi. Ciò che costruivi era ciò che pensavi” Bauen e Denken appartengono a un unico spazio. (…) L’ornamento è il dissolvimento del tettonico e del Denken (= cercare permanenze, regole) che vi è connesso./20. Nel termine tettonico risuona la techné del falegname, del carpentiere, del fabbro, del Baumeister. Tettonico è l’artigianato di Loos./Il nuovo spazio- Ma di quale spazio è problema nell’opera di Loos? (…) Le domande che Heidegger rivolgeva a proposito dell’arte plastica possono tornare utili in questo contesto. (…) La conquista dello spazio da parte del ‘progetto’ significa renderlo onni-misurabile, un suddividerlo e dunque concepirlo come quantitativamente calcolabile e manipolabile. LA CONQUISTA DELLO SPAZIO E’ LA LIQUIDAZIONE DEL LUOGO (der Ort) in quanto raccolta di cose, co-appartenersi di cose e abitare. L’Eroberung [=conquista, tecnico-scientifica] dello spazio è saccheggio dei luoghi : essa concepisce lo spazio come un vuoto da colmare, una pura assenza, una mancanza. Lo spazio è mera potenzialità a disposizione del progetto tecnico-scientifico. (…) In queste pagine heideggeriane viene alla luce una contrapposizione che è decisiva per intendere la ‘filosofia’ dell’architettura moderna. Questa contrapposizione riguarda la stessa sostanza dell’operare architettonico, in quanto “pensare lo spazio” (Loos). Qual è lo specifico di questo spazio?E’ questo “fare spazio”un’opera instaurante luoghi? E questi luoghi sono “raccolta”, co-appartenersi di cose e abitare? Oppure questo fare spazio è Ent-ortung, annichilimento dei luoghi, disporre di terra come spazio vuoto e uniforme a disposizione del ‘nuovo’ progetto?
22- Anche la perdita di delimitazione spaziale che si riscontra nella storia della città è, in realtà, perdita di luogo.(…) Carl Schmitt ha dedicato al problema dell’Ent-ortung la sua ricerca concettualmente più impegnata [Der Nomos der Erde] (…) Nell’ Ent-ortung è lo stesso destino dell’Occidente, che trascorre dal radicamento del Nomos nella justissima tellus , attraverso la scoperta e l’occupazione di nuovi spazi nelle Americhe (‘spazi liberi’ riguardati , cioè, come totalmente disponibili per la conquista, totalmente profanabili: privi di luoghi) fino all’Universalismo del mercato mondiale: “eine totale Mobilmachung intensiver Art, eine allgemeine Entortung” La crisi definitiva di ogni radicamento del Nomos, di ogni positività della legge collegata a Stati territorialmente ben definiti. Lo Stato, che aveva fatto esplodere i confini della città, è aggredito dallo stesso processo : l’urbanizzazione dell’orbe è anche la sua crisi. Lo Stato appare come l’ultima forma, estremo Universum, ormai inghiottita dal Pluriversum del “mercato mondiale” Quella Mobilmachung che è termine proprio dell’Aktivismus delle avanguardie storiche si definisce così nella propria dimensione storica. (…) L’Entortung progetta utopie. Questo processo è il superamento di tutti i luoghi , sui quali poggiava l’antico Nomos collegato alla terra. L’utopia che è il segno chiave di un rapporto negativo-nichilistico con il topos – che può immaginare topoi felici (eu-topia) soltanto attraverso la negazione di ogni rapporto col topos (ou-topia) – è in questo senso il rovesciamento dello sguardo dell’Angelo.
24-[L’idea di luogo di Loos lo rende totalmente inassimilabile alle correnti del razionalismo progressista in architettura e altrove]
28- La casa di Loos è il problema di questi rapporti (…) La casa è preda dell’Entortung , è rovesciata nel mondo pensato , non sta più all’Aperto, ma nel chiuso cervello della gedeute Welt (..) al posto dei luoghi dove le cose si raccolgono lo spazio misurato-calcolato della volontà di potenza. (…) [In Rilke e Heidegger lo spazio si riassume nel linguaggio e nel dicibile vs l’intera opera di Loos è un accanirsi contro questo limite perfettamente riconosciuto : è Levinas in Totalità e infinito che interpreta quello che Loos dice a proposito del posto privilegiato che la casa occupa nel “sistema di finalità in cui si colloca la vita umana”]
31 A questo moderno si oppone il contemporaneo, che è progetto, anticipazione, Entortung, utopia della onniprevedibilità, riduzione di Kultur occidentale a Zivilisation metropolitana immediatamente assunta. (…) Ciò che costituisce l’essenziale attualità del Moderno loosiano, costituisce pure la sua inattualità per il contemporaneo.
32 Loos oppone l’intera dialettica comportamento-comprensione che domina la figura dell’artigiano e del Baumaster, fino al punto in cui essa esplode nella chance rivoluzionaria dell’opera d’arte [radicalità con cui Loos separa in certi momenti arte e architettura]/(…) Si può dire che l’arte sia in Loos l’arca della custodia dei Valori indicibili , laddove i fatti soltanto hanno diritto di parola
34- Non si ha autentica comprensione del gioco se non riconoscendo il co-appartenersi irrisolvibile di diritto e giustizia, spazio e luogo, tradizione consuetudine e arte, norma e eccezione. Se non mostrando il silenzio che accompagna e risuona in ogni parola. Ma questo co-appartenersi non è reciproco addomesticamento.
34- Si rammenti che in Kraus l’artista “è un servo della parola” a differenza del commesso che può permettersi di dominare la lingua.(…) Chi davvero serve la parola, prova e riprova a trasformare le norme della lingua; tra i due momenti vi è paradossale co-appartenenza e nessuna contraddizione di principio.
60- [La casa] Nel corso degli ultimi anni i giornalisti hanno cercato di incoraggiarci al cattivo gusto degli artisti moderni. Io vorrei tentare di incoraggiarvi al vostro cattivo gusto personale.
103-[Karl Kraus su Loos] Adolf Loos ed io, lui con le parole, io con la lingua non abbiamo fatto altro che dimostrare tra un’urna e un vaso da notte c’è differenza e che in questa differenza soltanto ha il suo spazio la civiltà. Ma gli altri, i positivi, si dividono in quelli che usano l’urna come vaso da notte e il vaso da notte come urna./108- L’estetica di Loos è un’etica applicata al mondo delle cose ( Alfred Polgar)/111- Loos è l’antifilisteo par excellence. L’uomo che si è tolto di dosso per l’eternità la provincia e tutti i suoi avanzi (Robert Scheu)/ 113 – da allora la divisione tra arte e industria, tra costruzione monumentale e costruzione funzionale divenne naturale e ogni contaminazione insopportabile (Otto Stoessel)
Aldo Rossi, saggio introduttivo a A. Loos, La civiltà occidentale. “Das Andere” e altri scritti 16- Così mentre ogni piccolo artista cerca il proprio spazio originale, i migliori si ripropongono di copiare gli antichi e di parlare come essi, e questo è quanto ho imparato da Adolf Loos.
Walter Benjamin “Karl Kraus” in Avanguardia e Rivoluzione. Saggi sulla letteratura.
101- Loos si preoccupò soprattutto di separare opera d’arte e oggetto d’uso, e così la prima preoccupazione di Kraus è stata quella di distinguere informazione e opera d’arte. Il gazzettieri ha lo stesso spirito di colui che esercita l’arte industriale dell’ornamento. Come specialista dell’ornamento, in quanto maschera il confine che separa il giornalismo dalla poesia, come creatore del supplemento letterario in poesia e in prosa Kraus non si è stancato di denunciare Heine e anzi di mettergli accanto più tardi lo stesso Nietzsche, come colui che tradì l’aforismo all’impressione. (…) [i due gli appaiono]come sintomi di una malattia cronica di cui tutti gli orientamenti e i punti di vista non fanno che determinare la curva della febbre: l’inautenticità. LO SMASCHERAMENTO DELL’INAUTENTICO E’ CIO’ DA CUI E’ NATA QUESTA LOTTA CONTRO LA STAMPA. “Chi ha inventato questa grossa scusa: di potere ciò che non si è?” (…) La frase fatta [fr.: Cliché]nel senso di Kraus così incessantemente perseguita è il marchio di fabbrica che rende l’idea commerciabile, così come il fiore retorico, come ornamento, le conferisce valore di affezione.
103”In questa grande epoca, che io ho conosciuto quando ancora era così piccola (…)Non si aspettino da me una mia parola. Né potrei dire una nuova parole, poiché nella stanza dove uno scrive il rumore è così forte, e se provenga da animali, bambini o solo da mortai non è cosa da decidersi ora. Chi aggiunge parole ai fatti deturpa la parola e il fatto ed è doppiamente spregevole. Questa professione non si è estinta. Quelli che ora non hanno nulla da dire , poiché il fatto ha la parola, continuano a parlare . Chi ha qualcosa da dire si faccia avanti e taccia.
103 [il cane come il seguace sono null’altro che creature devote] Questo passo mette in luce meglio di ogni altro il singolare intreccio di teoria reazionaria e di prassi rivoluzionaria che si incontra dovunque in Kraus.[Kraus si è assunto la difesa della vita privata in una società che si accinge a costruire case dalle pareti di vetro]
104-[Kraus]si è opposto da sempre alla distinzione tra critica personale e oggettiva, che serve a screditare la polemica e che è uno dei principali strumenti di corruzione che regna nel nostro mondo letterario e politico. Che Kraus guardi alle persone – a ciò che sono più che a ciò che fanno, a ciò che dicono più a che a ciò che scrivono e meno che mai ai loro libri- è il presupposto della sua autorità polemica [che è capace di estrarre tutto il mondo spirituale di un autore da un’unica parola]
108- Il segreto dell’autorità: non deludere mai. “Molti avranno ragione un giorno. Ma il torto che io ho oggi sarà ragione.
110-L’oscuro fondo da cui si distacca la sua immagine [di Kraus] non è il mondo contemporaneo, ma quello preistorico, o il mondo del demone. [per es la sua vanità]
112 [La crudeltà del satirico]113 La cortesi è diventata qui mimetizzazione dell’odio, l’odio mimetizzazione della cortesia?
114- “Quando l’epoca attentò alla sua vita , egli [Kraus] fu la sua mano” ha detto Brecht. (…) Kraus sta sulla soglia del giudizio universale,[non è un genio storico](…) Kraus denuncia l’altro tradimento perpetrato dal diritto contro la giustizia. (…)Egli ha scrutato e capito il diritto come pochi.
117 La necessità può fare di ogni uomo un giornalista, ma non può fare di ogni donna una prostituta (…) La letteratura è vita nel segno del puro spirito come la prostituzione è vita nel segno del puro sesso. (…) Questa ambiguità – questa doppia natura come doppia naturalità- rende la prostituzione demoniaca.
120 – La satira è l’unica forma di arte provinciale. [satira vs non sense] Il satirico è la figura sotto cui l’antropofago fu accolto dalla civiltà. (…) “Umanità, cultura e libertà sono beni preziosi, che non sono pagati abbastanza caro col sangue, l’intelletto e la dignità umana” : così si conclude in Kraus la discussione dei diritti dell’uomo da parte dell’antropofago.
123- Il potere del demone cessa al confine di questo regno. La sua interumanità i sottoumanità [dell’attore?] è superata da una reale inumanità. E’ l’inumanità dell’attore che egli [Kraus] rivendica con queste parole: l’antropofagia. Perché ogni volta che recita una parte l’attore inghiotte un uomo,
132- Nel lavoro assegnato, controllato – che ha il suo modello in quello politico e tecnico- ci sono sporcizia e scorie, esso interviene distruttivamente sulla materia , logora ciò che è stato fatto, critica le proprie condizioni., e in tal modo è il contrario di quello del dilettante, che sguazza nella creatività. L’opera del dilettante è innocua e pura , quella del maestro è distruttiva e purificante. E’ perciò che l’inumano sta tra noi come messaggero di un più reale umanesimo. (…) L’europeo medio non ha saputo unire la sua vita con la tecnica perché è rimasto fedele al feticcio della vita creatrice. Bisogna aver seguito la lotta di Loos col drago ornamento (…) per comprendere un’umanità che si afferma nella distruzione.
