Classe “in sé” e “classe per sé” (2012)

 

6- Se si accoglie l’idea che la CLASSE OPERAIA O LAVORATRICE è formata da coloro che sul lavoro devono impegnare sia il corpo sia la mente, e lo prestano in quanto dipendenti da un datore di lavoro, si possono individuare anche gli altri raggruppamenti che sono invece riconducibili alla CLASSE MEDIA. Gli artigiani, per esempio, svolgono un lavoro con un’importante dose di manualità, ma non sono alle dipendenze di nessuno. Per contro gli insegnanti, i funzionari pubblici, gli impiegati amministrativi di un’impresa lavorano come dipendenti, ma la componente di manualità è irrilevante. Gli uni e gli altri possono quindi essere considerati come parte della classe media. E’ ovvio che esistono vari altri raggruppamenti così caratterizzabili e, senza dubbio, il confine tra classe operaia-lavoratrice e classe media è talora sfumato. Nondimeno mi pare che con queste definizioni si possa stabilire con chiarezza sufficiente chi appartiene all’una e chi appartiene all’altra./ Volendo complicare un poco la definizione, si potrebbe aggiungere che la classe operaia o lavoratrice è costituita dagli individui che con la loro forza lavoro, erogata alle dipendenze di qualcuno, assicurano la produzione delle merci e del capitale, mentre rientrano nella classe media coloro che assicurano la circolazione delle une (ad esempio con il trasporto e con il credito) e dell’altro ( ad esempio con il credito). Un tempo quest’ultima era chiamata piccola e media borghesia, per distinguerla dall’alta borghesia formata da imprenditori, redditieri (i proprietari di grandi patrimoni), proprietari terrieri e immobiliari, alti dirigenti di imprese e della pubblica amministrazione.

7- [“Un elemento costantemente presente nel concetto di classe è rappresentato dal fatto che la qualità delle possibilità offerte sul mercato rappresenta la condizione comune del destino di tutti gli individui” (Max Weber, 1922)] Destino non è un termine astratto. Significa avere o no un buon livello di istruzione e poterlo trasmettere, poter scegliere o no, dove e come abitare, vivere in salute più o meno a lungo, fare un lavoro gradito e più o meno interessante o no, avere o non avere preoccupazioni economiche; dover temere che il più modesto incidente della vita quotidiana metta in serie difficoltà sé e la propria famiglia. Da questo punto di vista , le classi sono delle realtà concrete, oggi come lo sono sempre state nella storia(…) /8- Quello che caratterizza l’epoca contemporanea è che da un lato per ogni individuo APPARTENERE A UNA COMUNITA’ DI DESTINO [ N. M.≠ comunità di luogo = vicinato] risulta –se ne renda conto o meno- come una sorta di determinazione ineludibile, ferrea, e quindi siamo dinanzi a un processo che vede ancor sempre , almeno dal punto di vista della posizione occupata nella società, le classi sociali come comunità di destino aventi una loro perentoria esistenza.

8- [Che significa LOTTA DI CLASSE] Significa due cose a un tempo. Per chi non è soddisfatto del proprio destino , delle vicende che la vita pare proporgli, anche per un lontanissimo futuro, significa mobilitarsi per tentare di migliorare, insieme con gli altri che si trovano nella medesima condizione, il proprio destino con diversi mezzi; o quanto meno per evitare che esso peggiori. Ma c’è anche un’altra situazione , quella di coloro che sono soddisfatti del proprio destino e vorrebbero difenderlo, o che in ogni caso vedono con apprensione la possibilità che venga compromesso. Questa situazione rinvia alla lotta condotta da parte di coloro che già in passato hanno avuto la meglio, qualificandosi in qualche modo come suoi vincitori. [La lotta di classe non è sempre appariscente, ha componenti economiche, politiche, culturali. Quest’ultima forma di lotta di classe] può consistere anche nel tentare di dimostrare che chi ha un destino ingrato –sul piano del lavoro, della salute,dell’educazione, della fruizione di aspetti significativi dell’esistenza, della mancanza di potere e di prospettive- in fondo lo deve unicamente a se stesso. Tale schema interpretativo fa parte da almeno duecento anni della lotta di classe, ma viene oggi utilizzato come forse mai in passato. [MERITO vs DEMERITO (o COLPA)]

10- Tra la fine della seconda guerra mondiale e la fine degli anni Settanta –inizio anni Ottanta, la classe operaia e, più in generale, la classe dei lavoratori dipendenti a partire da chi lavora in fabbrica, ha ottenuto in parte con le sue lotte, in parte per motivi geopolitici (la grande ombra dell’URSS per cui le classi dominanti sono state indotte a cedere una parte dei loro privilegi, anche se limitata), miglioramenti importanti della sua condizione sociale [i francesi chiamano questo periodo I GLORIOSI TRENT’ANNI: basti ricordare che ancora nel 1951 secondo il censimento c’erano in Italia centinaia di braccianti pagati a giornata , su chiamata mattutina di un caporale, che lavoravano mediamente 140 giorni all’anno]/11- Verso il 1980 ha avuto inizio in molti paesi –USA, Regno Unito, Italia, Francia, Germania- [una CONTRO-RIVOLUZIONE o un GRANDE BALZO ALL’INDIETRO (Serge Halimi)]. Le classi dominanti si sono mobilitate e hanno cominciato LORO a condurre una lotta di classe dall’alto per recuperare il terreno perduto.

12- Questa lotta [dall’alto]viene condotta dalle classi dominanti dei diversi paesi, le quali costituiscono ormai un’UNICA CLASSE GLOBALE. Rientrano in essa proprietari di grandi patrimoni, top manager, ossia gli alti dirigenti dell’industria e del sistema finanziario, i politici di primo piano che spesso hanno rapporti stretti con la classe economicamente dominante, i grandi proprietari terrieri che in molti paesi emergenti –dall’India al Brasile- hanno un potere e una consistenza economica ancor oggi rilevante. Quanto all’Italia non esistono più i latifondi ma la proprietà immobiliare è una componente di peso della classe dominante.Descritta in questo modo l’attuale classe dominante [= CLASSE CAPITALISTICA TRANSNAZIONALE, per sottolineare quanto si ritrovi ovunque], non è molto differente quanto a composizione da quella che dominava l’economia americana o inglese agli inizi del Novecento, o addirittura alla fine dell’Ottocento. Da allora sono però intervenute delle novità considerevoli. Per intanto questa classe(…) ancora vari decenni dopo la fine della seconda guerra mondiale presentava in molti paesi dimensioni ridotte, e tra codesti paesi ve ne erano alcuni immensi, come la Cina. Al presente questa classe, a cominciare proprio dalla Cina, ha acquisito ovunque un peso massiccio, sia come entità numerica, sia come volume di capitali controllato. Si è verificato, in altre parole, una sorta di mondializzazione delle classi dominanti, che per un verso si caratterizzano, quanto a posizione sociale, e a strumenti di potere e di dominio, in modo non troppo diverso dai loro predecessori di un secolo fa e oltre, ma dispongono di mezzi economici incomparabilmente più grandi./ Della stessa classe fanno altresì parte attori di nuovo genere. Nel sistema finanziario degli ultimi trenta-quaranta anni si è infatti affermata una grossa novità: decine di trilioni di dollari o di euro, che per almeno l’80% rappresentano risparmi delle classi lavoratrici, vengono gestiti a loro totale discrezione dai dirigenti dei cosiddetti investitori istituzionali: fondi pensione, fondi comuni di investimento, compagnie di assicurazione e altri enti affini. Sono quelli che altrove ho chiamato CAPITALISTI PER PROCURA: non possiedono a titolo personale grandissime ricchezze (anche se un certo numero di questi si possono certamente collocare tra i molto ricchi o super-ricchi). IL POTERE CHE LI DISTINGUE E’ IL POTERE CHE HANNO DI DECIDERE L’IMPIEGO, IN PARTICOLAR MODO LE STRATEGIE DI INVESTIMENTO, DI CAPITALI CHE NON APPARTENGONO A LORO E CHE NON SONO NEMMENO RIFERIBILI A GRUPPI SPECIFICI DI AZIONISTI.(…)/14- I capitalisti per procura [≠ capitalisti industriali] gestiscono un capitale che in origine è talmente frammentato da non essere riconducibile a nessun azionista che non sia il piccolo azionista con le sue modeste quote./ Prendiamo un fondo pensione che ha un patrimonio di centinaia di miliardi di dollari o di sterline (in euro sono ancora pochi quelli che raggiungono simili livelli, anche se almeno uno in Olanda li ha toccati). In questo caso i proprietari ultimi , i lavoratori risparmiatori  risultano talmente numerosi, essendo centinaia di migliaia, o milioni, da non contare praticamente nulla ; viceversa l’azionista proprietario di capitali cospicui, o lo stesso fondo che diventa azionista di un’impresa, pesa molto perché può mettere sul tavolo il 2, il 5, il 10% o più di un pacchetto di azioni. Perciò i gestori dei capitali dei lavoratori –il ‘capitale del lavoro’ come lo chiamano gli esperti anglosassoni- rappresentano un’immissione di personale di nuovo tipo nella classe economicamente dominante di gran parte del mondo./ 15- Basterà ricordare che i top manager delle grandi imprese industriali e non (…) percepivano intorno agli anni Ottanta compensi globali dell’ordine di 40 volte il salario di un operaio o di un impiegato. Al presente il rapporto è salito in media ad oltre 300 volte, con punte che negli Stati Uniti possono raggiungere 1000 volte il salario di  un lavoratore dipendente. Ciò è dovuto non solo all’aumento dello stipendio di base , del premio di risultato e di altri benefits, ma anche al vastissimo ricorso all’uso delle opzioni sulle azioni come remunerazione./ Una frazione della classe capitalistica transnazionale o globale che appartiene a un determinato paese può trovarsi a volte in contrasto con un’analoga frazione di classe che appartiene a un paese diverso – fenomeno che si verifica anche entro la classe lavoratrice.Nell’insieme però detta classe ha come elemento aggregante, come fattore di trasformazione della CLASSE IN SE’ in CLASSE PER SE’ un processo che nel suo caso è non solo avviato ma è fortemente consolidato. E’ un processo che si avvale di una gran quantità di strumenti diretti e indiretti per condurre un’efficace lotta di classe contro coloro che in qualche modo riuscirono ad ottenere un miglioramento delle proprie condizioni nei primi trent’anni del secondo dopoguerra. In tale processo rivestono un peso notevole la circolazione internazionale dei top manager da un’impresa all’altra, i loro convegni, i sistemi di comunicazione che utilizzano in ogni momento, oltre ai potenti strumenti di elaborazione ideologica di cui si possono avvalere.(…) 16- Questo processo di integrazione in un’unica classe universale, capace di agire ovunque e su ogni piano come un soggetto unitario, si verifica in alto grado dalla parte dei vincitori, ma appare molto lontano dal realizzarsi tra le sconfinate file dei perdenti./ La classe capitalistica transnazionale fruisce di un poderoso collante ideologico che è sostenuto da decine di ‘serbatoi di pensiero’, operanti soprattutto in Europa e negli Stati Uniti [per es. il World Economic Forum di Davos in Svizzera, dove si danno appuntamento 3000 personaggi tra top manager, industriali, banchieri e politici con il condimento di un certo numero di accademici]. Le leggi in tema di politiche fiscali, de regolazione della finanza, riforme del mercato del lavoro, privatizzazione dei beni comuni –dall’acqua ai trasporti pubblici- emanate in diversi paesi dagli anni 80 in poi, e che oggi il Fondo monetario internazionale (FMI), la banca centrale europea (BCE) e la Commissione Europea (CE) vorrebbero imporre senza eccezioni a tutti i membri dell’Unione Europea (UE) (…) sono state una parte essenziale della controffensiva a cui mi riferivo prima.

21.[La lotta di classe nel mondo viene condotta attualmente] anzitutto per mezzo di leggi, confezionate da governi e parlamenti, che sono intese, al di là delle apparenze, a rafforzare la posizione e difendere gli interessi della classe dominante , e a contrastare la possibilità che la classe operaia e la classe media affermino i propri. Un modo tipico per condurre la lotta di classe mediante la legge è la normativa fiscale(…) elevati sgravi a favore dei ricchi e delle società. L’effetto è stato quello di essiccare i bilanci pubblici dal lato delle entrate, il che ha reso necessario –questo il singolare ragionamento dei governi UE- tagliare le spese di maggior utilità per i lavoratori./23- Vi sono anche paradossi della normativa fiscale italiana. Essa stabilisce che l’aliquota minima, quella che si paga su un reddito imponibile fino a 15.000 Euro , è del 23% per la fascia di reddito da 15.000 a 28.000 euro. Per contro l’aliquota unica applicabile sulle rendite da capitale –che si guadagnano,non dico dormendo, ma quasi, si tratti di opzioni sulle azioni, di dividendi o di aumento del valore delle stesse: è sempre denaro che cresce senza dover lavorare – è stata per decenni solamente del 12,5%. E’ l’aliquota più bassa che si sia mai vista nei paesi UE, dove si è sempre andati da 20% in su quanto a imposta sulle rendite da capitale(…

30- Ad oggi più della metà della popolazione mondiale vive risiede in città o agglomerati urbani: di questa poco meno di un terzo vive in SLUMS [= abitazioni precarie, con pareti e tetti di lamiera, cartongesso, compensato, quando non si tratti di semplici tende; assenza di servizi sanitari; mancanza di acqua corrente, acqua potabile ed elettricità; un forte tasso di affollamento (cioè tre o più persone per stanza, posto che si possano chiamare stanze le ripartizioni interne di queste abitazioni)./31- Non è detto che tutti coloro che vivono negli slums siano poveri come il contadino africano che vive in una tenda ai margini del deserto; essi sono però l’espressione di una totale impotenza umana , di un’assoluta mancanza di potere politico non meno che economico.(…) Si stima pertanto che , ammesso che gli abitanti degli slums siano scesi sotto il miliardo prima della crisi economica, dopo la crisi lo hanno sicuramente superato. Le strategie finanziarie, e immobiliari, di pochi milioni di individui hanno inflitto e continueranno a infliggere per lungo tempo rilevanti costi umani a centinaia di milioni di altri./31-Quello degli slums è veramente un altro pianeta , che ricorda certi film del dopo-bomba (…)/32- Il numero degli affamati nel mondo è aumentato nel corso della crisi soprattutto a causa della speculazione che i grandi gruppi finanziari e gli investitori istituzionali –di cui ho già ricordato l’enorme peso economico- alla ricerca di investimenti più sicuri, hanno operato negli ultimi anni sui ‘derivati’ in gergo FUTURI. Si tratta di contratti che in origine obbligavano una parte a vendere e la controparte a comprare, una certa quantità di prodotto, detto sottostante, a una data e a un prezzo prestabiliti. In realtà essi si sono sviluppati in modo tale che, al presente, meno del 5% delle due parti vende o compra qualcosa : la grandissima maggioranza si limita a scommettere sull’aumento o sulla riduzione del prezzo del sottostante. Gli speculatori si sono concentrati a più riprese su quei futuri che hanno come sottostante i prezzi degli alimenti di base: grano, mais, riso, soia, sorgo. La speculazione sui futuri in prima battuta provoca soltanto l’aumento di valore dei relativi contratti, provoca poi in rapida sequenza, l’aumento del prezzo degli alimenti (…). Con il contributo del suddetto processo , tra il 2005 e il 2008 gli aumenti dei generi alimentari sono andati dal 70% del riso al 130% del grano. Sui mercati mondiali i prezzi sono in seguito diminuiti, ma in molti paesi in via di sviluppo non sono scesi per niente . Per i poverissimi , che in quei paesi arrivano a destinare fino all’80% del reddito familiare agli alimenti di base, gli effetti sono stati disastrosi.

33- C’è da chiedersi che razza di mondo sia quello che produce valore per 65.000 miliardi di dollari l’anno e non ne trova un centinaio, pari a un seicento cinquantesimo del totale, per sconfiggere la povertà estrema e la fame.[L’Italia è l’ultima per i contributi, dietro c’è solo la Corea]

34- Per diverse vie le modeste risorse che vengono destinate a ridurre in maniera apprezzabile la povertà e la fame nel mondo rappresentano un forma di lotta di classe. Una lotta indiretta, diversa dalla lotta fiscale, ma non meno importante perché significa indifferenza totale per la sorte di miliardi di persone. [“Quando una metà del mondo all’ora di pranzo guarda in tv al telegiornale l’altra metà che sta morendo di fame, la civiltà è giunta alla fine” (J. Wolfensohn, ex presidente Banca Mondiale)]

38- [Per spiegare la globalizzazione] bisogna anzitutto notare che sotto il profilo economico la globalizzazione dei nostri tempi [poiché già nel 1914 l’economia mondiale aveva raggiunto un cospicuo grado di integrazione], a datare dalla fine degli anni Settanta inizio anni Ottanta, è consistita in due movimenti. Imprese americane e europee sono andate a costruire nuovi impianti nei paesi in via di sviluppo allo scopo di conquistare più facilmente, producendo sul posto, i mercati locali; nel contempo hanno scoperto che conveniva produrre in questi paesi anche le merci richieste dai loro paesi d’origine. Pertanto da oltre un decennio , due terzi del commercio internazionale sono formati da merci che vengono fabbricate a basso costo nei paesi emergenti da imprese controllate da corporations americane ed europee che poi vengono ‘esportate’in Usa e in Europa come se fossero prodotti originali di un’impresa straniera. Per fare un esempio, non un solo IPad o IPhone delle decine di milioni venduti ogni anno viene prodotto in America, dove sono stati progettati. L’IPhone per esempio è composto di 140 pezzi circa di cui nemmeno uno è fabbricato negli USA./ Ma ciò che occorre sottolineare è che la globalizzazione oltre a essere un progetto economico è anche un progetto politico. /Sotto il profilo politico la globalizzazione è stata mossa da un duplice intento: anzitutto poter disporre di masse di salariati che avessero meno potere di quello che avevano acquisito le masse lavoratrici americane ed europee – mi riferisco ancora all’America del New Deal e all’Europa del trentennio successivo alla seconda guerra mondiale- di incidere sulla distribuzione del reddito , sul governo delle imprese, sull’organizzazione del lavoro. In secondo luogo si è puntato a ridurre il potere e a comprimere sia i salari sia i sistemi di protezione sociale di cui godevano la classe operaia e le classi medie nei loro paesi di origine.[si è fatto il possibile per portar via le fabbriche dai luoghi in cui esse avevano conosciuto il massimo sviluppo e dove si era affermato progressivamente il potere delle classi lavoratrici]/39 – La Cina e per certi aspetti anche l’India in seguito non sono paesi emersi unicamente con le proprie forze nell’economia mondiale, ma sono state in larga misura una creazione dell’Occidente con cui solo più tardi hanno cominciato a competere.

41- Ci sono state delocalizzazioni nude e crude, per cui uno stabilimento viene chiuso nel Veneto e va a produrre in Romania, o è trasferito dall’Illinois ad una provincia cinese. In altri casi non c’è stato bisogno di chiudere un impianto per portarlo altrove: semplicemente non si è aperto un impianto nel paese dove aveva la sede legale la società madre. Anziché aprirlo nel paese d’origine lo si è aperto in un altro paese. [Naturalmente McDonald’s o Starbucks non possono seguire questa strategia] (…) Oggi si stima che intorno all’80% dell’industria tessile e dell’abbigliamento si è spostato dagli Usa e dall’Europa in India e altrove; il 95% dell’industria dei giocattoli è stato trasferito in Cina; i microprocessori che sono il cuore di tutti i computer vengono fabbricati per l’80-90% in Taiwan./ Alla de-industrializzazione in patria –estesa e drammatica è stata quella degli Stati Uniti- è seguita l’emigrazione all’estero dei servizi, resa possibile dalle tecnologie informatiche .

42- [Questa interpretazione della globalizzazione è assai lontana da quella corrente che vede la politica sopraffatta dall’economia: in realtà questa storia è una favola] In realtà è stata soprattutto la politica , attraverso le leggi che ha emanato nei parlamenti europei e nel Congresso degli Stati Uniti , grazie a normative concepite a ben guardare dalle organizzazioni internazionali- le cui azioni sono di fatto ispirate dai maggiori gruppi di pressione economica- a spalancare le porte al dominio delle corporations industriali e finanziarie. E’ avvenuto in mille modi: liberalizzando i movimenti di capitale, imponendo la libertà di commercio anche dove danneggiava duramente i produttori locali, esigendo dai paesi emergenti la totale apertura dei confini (compreso l’import di beni alimentari prodotti in loco) oltre che di beni industriali e di servizi. Pena ritorsioni economiche assai dure, come quelle previste dalle cosiddette politiche di aggiustamento strutturale, imposte dal Fondo Monetario Internazionale ai paesi fortemente indebitati per concedere loro l’accesso ai loro finanziamenti./ I paesi occidentali hanno pagato a caro prezzo questo progetto economico e politico. Come dicevo gli Stati Uniti sono stati in gran parte de-industrializzati: intere città, intere contee, regioni sono ormai popolate da fantasmi industriali: stabilimenti diroccati , rugginosi, cadenti che venti anni fa erano prospere fonti di reddito o di occupazione. Gran parte di quello che rimane dell’industria automobilistica americana [addetti ridotti a ¼ , milioni di auto in meno] produce soprattutto in Messico , dove la paga oraria è di 4 dollari l’ora, mentre poche decine di chilometri a nord, in Texas, è di 28 dollari. [Sono scomparsi interi settori industriali: elettrodomestici, acciaierie, cantieri navali, giocattoli, tessile, abbigliamento].

48- [SULLA FINANZIARIZZAZIONE] Com’è possibile che l’economia reale (il cui valore totale, va notato, da parte sua comprende già il valore aggiunto dalle istituzioni finanziarie) valga 1 e gli attivi finanziari, i depositi in denaro e titoli che sono ricchezze sotto forma finanziaria (…) valgano 4 volte tanto? Molto semplice: il denaro anziché essere investito in attività produttive –che non devono includere necessariamente gadget elettronici che i produttori fanno apparire obsoleti entro sei mesi o la duecentesima varietà di cibo per gatti o di cosmetico- è stato impiegato per moltiplicare se stesso invece di creare valore d’uso nell’economia reale. In sintesi, il termine finanziarizzazione designa in primo luogo uno squilibrio, per certi versi incomprensibile e smodato, tra gli attivi finanziari e il PIL del mondo. / Finanziarizzazione significa anche un’altra cosa, e cioè la ricerca ossessiva di sempre nuovi campi della vita sociale, dell’esistenza umana e della natura da trasformare in denaro il più rapidamente possibile. La corsa alle pensioni private che cos’altro rappresenta se non l’intenzione di trasformare gli anni di vita restanti in un’attività finanziaria, in un terreno di caccia per le attività finanziarie? Nella stessa direzione procede la privatizzazione dell’istruzione. E che dire della brevettazione del genoma umano, per cui nessuno di noi può sapere se è ancora proprietario dei geni che lo hanno formato? Essa costituisce la pretesa di assoggettare un processo universale, che ha dietro di sé miliardi di anni di evoluzione , ad un dominio privato dove conta solo la monetizzazione, lo scambio finanziario, la creazione di denaro. La finanziarizzazione è in sostanza una caccia accanita a ogni immaginabile angolo della natura , della società e della persona che sia traducibile in denaro, in moneta, in produzione di reddito mediante l’uso di altro denaro./ Tra gli addetti ai lavori corre un termine che dovrebbe far rabbrividire, se tutti capissero cosa effettivamente significa: VALORIZZAZIONE. Nel quadro dell’economia finanziaria , valorizzazione significa distruggere la foresta pluviale per fare tavolini da tè o legname da costruzione: elementi in realtà improduttivi, nel senso che non produrranno mai più quei servizi che la foresta pluviale  rendeva anno dopo anno, secolo dopo secolo. [Terreno da sviluppare = terreno da valorizzare = prendere una valle ancora intatta e costruirvi qualche centinaio di villette]

64- [Dopo l’accordo Chrysler- Fiat in Usa i nuovi assunti vengono pagati la metà di quelli assunti in precedenza -14 dollari vs 28-: lo ha detto il senatore Usa Sanders]

65- [La terzomondizzazione del Nord , ovvero la diffusione nei sistemi economici avanzati di condizioni di lavoro e di modi di produrre tipici dell’economia informale , può essere considerata un effetto della delocalizzazione del lavoro e della competitività come lotta di classe?] In buona parte sì. Con l’espressione ‘economia informale’ ci si riferisce all’attività economica svolta fuori di qualsiasi legge che regoli le attività produttive, in assenza di diritti e di protezione sociale, in condizioni fisiche o ambientali spesso mediocri o pessime. Per la precisione: l’aggettivo ‘informale’ non è sinonimo di ‘irregolare’. L’aggettivo ‘informale’ si riferisce a situazioni in cui non esiste o è carente un quadro giuridico atto a stabilire i limiti entro i quali si applica la definizione di occupato. Per contro si parla di lavoro ‘irregolare’ laddove il suddetto quadro esiste , ma il lavoro si svolge al di fuori di esso. / Va però aggiunto subito che l’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) classifica entro l’economia informale, quando parla di Europa e Stati Uniti, anche il lavoro atipico, regolato da contratti diversi dai tradizionali contratti di lavoro a tempo indeterminato. Ci si potrebbe chiedere quali elementi accumunino le condizioni di oltre il 70% dei lavoratori dell’Africa sub-sahariana(agricoltura esclusa) a quella dei lavoratori atipici europei e statunitensi. Risposta ne sia sia che l’ILO procede a classificare il lavoro cosiddetto atipico nell’economia informale proprio per la progressiva diminuzione , quando non completa assenza, di protezione e diritti per il lavoratore al quale esso dà solitamente origine.

83- [Da chi è costituita la classe dei lavoratori globali?] Anche se ci si limita ai nuovi salariati, ai lavoratori che dipendono da un’impresa –sia essa un’impresa nazionale indipendente o più frequentemente la sussidiaria di una transnazionale- si tratta di un miliardo e mezzo di persone che in diversi modi si confrontano con il mezzo miliardo di lavoratori dei paesi benestanti, soprattutto dell’America del Nord, dell’Europa e del Giappone. La formazione di questa classe ha caratterizzato il processo di globalizzazione fin dai suoi inizi, dai primi anni ottanta. [84- il costo dei nuovi salariati è da 2 a 10 volte inferiore a quello dei paesi occidentali]/ Peraltro si può dire che in complesso i salariati del mondo, vecchi e nuovi, costituiscano un’unica classe perché dipendono, in ogni senso, dalle azioni e dagli interessi dell’impresa in cui lavorano e dalle situazioni in cui essa si trova. Hanno in comune appunto la dipendenza da un potere che li sovrasta mille volte nel determinare ogni aspetto dell’organizzazione del lavoro ; ma li accomuna il percepire un salario stabilito da altri, piuttosto che un reddito prodotto in modo autonomo.  Inoltre essi hanno interessi comuni nella solidarietà e nella costruzione di una forza collettiva attraverso i sindacati.

85- [I conflitti che dividono la classe dei lavoratori globali]  I lavoratori con una qualificazione elevata , altamente professionale, e magari con una lunga esperienza sono relativamente scarsi, anche se le scuole superiori e gli istituti professionali li formano ormai nei paesi sviluppati ma non solo in gran numero. Ciò ha contribuito, in certa misura, anche all’accrescimento delle disuguaglianze che si riscontrano entro i singoli paesi tra il decimo o i due decimi più abbienti e i cinque decimi più poveri della distribuzione del reddito./ Queste divisioni interne alla classe lavoratrice si ritrovano pure entro i paesi sviluppati, perché i nuovi salariati non esistono soltanto nei paesi in via di industrializzazione. In veste di immigrati essi sono presenti da decenni e in misura crescente anche nei nostri paesi. Ricordiamo che i lavoratori immigrati sono in totale decine di milioni in Italia, Francia, Germania e Stati Uniti. Se per qualche motivo venisse a mancare di colpo il loro contributo lavorativo, l’economia di questi paesi crollerebbe. Ciò nonostante un gran numero di essi riceve una paga inferiore alla media, anche quando svolge lo stesso lavoro dei lavoratori originari di un determinato paese. [per storia, provenienza, minore formazione professionale]. A ciò bisogna aggiungere che molti tipi di lavoro manuale sono rifiutati dai lavoratori dei paesi sviluppati, visto che ci sono milioni di lavoratori disponibili a svolgere per pochi euro l’ora qualunque tipo di mansione in agricoltura, nell’agroindustria, nell’edilizia, nei lavori stradali, nell’industria alberghiera, come pure in molti comparti dell’industria manifatturiera./ La crisi economica del 2007, di cui ancora nel 2012 non si vede la fine, ha inasprito il conflitto che contrappone vecchi e nuovi lavoratori sia tra i grandi blocchi come l’Unione Europea o gli Stati Uniti e i maggiori paesi emergenti, sia all’interno dei singoli paesi. Essa ha fatto sì che quasi di colpo decine di milioni di lavoratori siano diventati esuberi, eccedenze, disoccupati di lunga durata, intensificando il conflitto attorno al singolo posto di lavoro , con conseguente inasprimento delle divisioni interne alla classe dei lavoratori globali. (…)/ Esiste poi il conflitto che nasce dalla sproporzione del numero di persone in cerca di occupazione rispetto al numero dei posti offerti dalle imprese o dal settore pubblico. Negli Stati Uniti nel 2011 la disoccupazione effettiva si aggirava intorno al 16%, erano circa 4,6 i lavoratori che competevano per ogni singolo posto disponibile.

88- [Classe in sé= prodotto oggettivo della classificazione operata dal complesso dell’organizzazione sociale= comunità di destino -> attacco ai sindacati come baluardo della classe operaia, caduti nella trappola della competizione-> negli Usa gli iscritti ai sindacati sono scesci dal 35% all’attuale 12%] Tra il 1970 e i primi anni 2000 la percentuale degli iscritti è scesa dal 45% al 30% nel Regno Unito, dal 32% al 22% in Germania, e addirittura dal 22% all’8% in Francia. In Italia gli iscritti ai sindacati hanno retto un po’ megli anche se hanno perso un quarto degli iscritti in circa 15 anni.

98. La maggior parte degli accademici , tanto nelle nostre quanto nelle università di altri paesi, non pare aver compiuto in questi anni grandi sforzi per sviluppare forme di analisi critica e di riprogettazione politica –per quanto attiene per es. allo Stato Sociale- atte a contrastare il pensiero neoliberale. (…) Molti di loro hanno preferito alimentare con la loro dottrina i think tanks [= pensatoi delle varie frazioni della classe dominante 101]neoliberali oppure lasciar da parte l’impegno a dimostrare che tutto ciò che è potrebbe essere differente- che è l’essenza del pensiero critico.(…) Non arriverei a parlare di una rinnovata trahison de clercs , ma per certi aspetti questo strato sociale, la frazione della classe media e medio-alta costituita dagli accademici, è venuto meno in  parte consistente a quelli che in astratto sembravano essere i suoi doveri, i principi da difendere rispetto a ciò che stava accadendo nel mondo politico e nell’economia dei nostri paesi e di quelli emergenti.[Cfr. L’élite del potere di Charles Wright Mills-> il nesso tra economia e politica: centinaia di milioni di dollari versati dalle corporation ai candidati sia democratici sia repubblicani in Usa-> COMPLESSO ECONOMICO-POLITICO-ACCADEMICO mentre ai suoi tempi Mills parlava di complesso economico-politico-militare]

100- [Dalla coscienza di classe alla ‘incoscienza di classe’ = mancata percezione dei ricchi come classe politica-> Richistan di Robert Frank-> mancano analisi sui rapporti tra potere politico e potere economico- sono le classi superiori che hanno interesse a mantenere divisa la classe operaia, il proletariato globale e anche le classi medie.] Finora ci sono riuscite . La crisi economica ha messo ancora in luce che divisi si perde. Potrebbe accadere che un numero crescente di perdenti prima o poi se ne renda conto.

104- [La lotta di classe è oggi condotta dall’alto verso il basso e prende la forma di una controffensiva, condotta dalla classe dei vincitori nei confronti della classe operaia –il perdente storico della lotta di classe- e anche della classe media. Quali sono gli esisti di questa controffensiva? 1. la riduzione della quota salari sul PIL in tutti i paesi dell’OCSE, che cala in media di 10 punti dal 68% al 58%; 2. il confronto tra il livello dei consumi in diversi paesi del mondo. ]Un primo risultato ha accertato che i poveri nel mondo, o meglio la POVERTA’ ASSOLUTA, – le due fasce di coloro che vivono con consumi pari a un dollaro o due al giorno (…) sono di gran lunga più numerosi di quanto stimato in precedenza . La stima dei poveri da 1 dollaro al giorno è stata elevata da 975 milioni a 1,4 miliardi di persone, mentre quella dei poveri da 2 dollari al giorno ( che comprende anche la prima) è stata portata da 2 a 2,6 miliardi.

108 I cinque decimi più poveri della popolazione mondiale , ossia la metà di essa, non arrivano a percepire nemmeno il 7% del reddito globale, mentre i due decimi più ricchi incamerano il 77% del reddito globale./109- In Italia i cinque decimi della parte  inferiore della scala, cioè la metà della popolazione, posseggono in tutto soltanto il 10% della ricchezza nazionale , mentre il decimo più ricco detiene da solo il circa il 50% di essa./110- Nell’insieme la vertiginosa piramide delle diseguaglianze globali non si spiega certo con le differenze di salario tra lavoratori specializzati e non, come talora si legge.

110- I redditi più alti e le maggiori ricchezze sono cresciuti soprattutto per tre motivi. 1.Astronomici compensi attribuiti agli alti dirigenti delle corporation o ai traders [che guadagnavano prima della crisi tra il mezzo milione e il milione per le attività speculative che giovavano alla loro banca];2. Le rendite, che tecnicamente n on sono identificabili con stipendi , premi di risultato o indennità di buona uscita ma derivano per intero dal possesso e dalla gestione di patrimoni finanziari.3. Da ultimo vanno ricordati gli sgravi fiscali che negli ultimi decenni la maggior parte dei governi occidentali ha concetto ai redditi e ai patrimoni più elevati: riduzione delle aliquote marginali, forte riduzione o soppressione delle imposte di successione, riduzione o eliminazione dell’imposta patrimoniale.

116 [Sulla finanziarizzazione delle imprese] Oggi l’amministratore delegato di una grande impresa guadagna- fra stipendio, bonus, opzioni sulle azioni- dalle 300 alle 400 volte il salario o lo stipendio medio. Trent’anni fa lo stesso rapporto era di 40 a 1. Credo che sia difficile dimostrare che chi guadagna 400 volte il salario medio generi un valore aggiunto pari o superiore a quello generato da 400 lavoratori./ Ciò è dovuto alla finanziarizzazione dell’impresa. Quel che conta oggi, infatti, è il valore di mercato dell’impresa;quindi ciò che è importante sul piano professionale non è il saper produrre oggetti utili o buoni servizi, ma piuttosto far crescere il valore per l’azionista , attività che viene poi compensata appunto con redditi 400 volte superiori al salario medio. Questo è uno dei fattori di disuguaglianza che la maggior parte delle persone è incline a pensare come non equi, perché non hanno nulla a che fare con l’impegno personale, la maggior professionalità o abilità.

117- In Italia i lavoratori poveri [= vulnerabilità o rischio povertà] sono il 14,5% degli operai; al Sud poi la percentuale di poveri tra le famiglie tra le famiglie dei lavoratori dipendenti si attesta al 20,7% e balza al 28,8 nel caso si tratti di operai o assimilati (dati 2009).

120- [è possibile affermare che esistono una prassi economica e un’economia politica dell’insicurezza che si rafforzano a vicenda? Sul DESTINO] Anche nei casi in cui l’insicurezza socio-economica non venga considerata in maniera esplicita come un efficace incentivo per indurre le persone a lavorare più a lungo, meglio, e più rapidamente, non si affronta per nulla il fatto che l’economia nel suo insieme, sotto l’impulso delle politiche liberiste degli ultimi decenni è diventata un produttore sistematico di insicurezza socio-economica. (…) /121- La politica e l’economia hanno abbandonato l’obiettivo di produrre maggior sicurezza socio-economica, di fronte alle principali insicurezze che gettano un’ombra sulla vita individuale come sulla vita collettiva , quali la malattia, gli incidenti, la vecchiaia, la povertà, la difficoltà di ricevere assistenza per la famiglia in caso di bisogno. Hanno abbandonato cioè il cosiddetto MODELLO SOCIALE EUROPEO , un modello che si contrappone categoricamente a quello americano. (…) Nel modello europeo i membri di una società si impegnano collettivamente per assicurare a ciascuno un’esistenza serena e dignitosa , anche quando la sorte volta loro le spalle. Il modello americano postula invece che ciascuno debba far fronte al proprio destino con i propri mezzi, assumendosi i propri rischi.

125 – Un messaggio di sinistra [la denuncia dell’austerità]viene lanciato dal leader della destra [Grecia 2011]e fa presa su elettorati di destra, come mostra il successo delle formazioni di orientamento simile presenti in decine di paesi europei.[Misure di austerità e caso delle misure punitive imposte alla Germania nel 1919 alla conferenza di Versailles]/127- Non avendo riformato il sistema finanziario, ed avendolo anzi aiutato a diventare più grande e più potente di prima , i governi Ue si trovano ora esposti alle sue pretese , senza più i mezzi per difendersi.

133-Le imposte sulle imprese sono state notevolmente abbassate nell’eurozona negli ultimi 15 anni. Mediante simile competizione fiscale gli Stati cercano di attirare sui loro territori nuove imprese, ma così facendo scavano voragini nei loro bilanci. Esemplare è stato il caso dell’Irlanda.(…) [Elenco aggiornato dei paradisi fiscali: Antille, Antigua, Bahamas o Cayman, ma anche l’Europa è piena di paradisi fiscali, come per es. isole Guernsey o Jersey (GB) Lussemburgo, Andorra e naturalmente Svizzera]

137- [Come si spiega che numerosi elettori votano quei partiti che conducono un attacco contro il modello sociale europeo?] Mi rifarei all’idea di contromovimento elaborata da Karl Polanyi nel secolo scorso per designare la grande trasformazione dell’economia e del capitalismo intervenuta negli anni Trenta e Quaranta. Essa è tuttora utile per capire quello che potrebbe succedere nel prossimo futuro. Il contro movimento è formato da interventi e reazioni diffuse, riforme che a un certo punto paiono indispensabili: sono tutti processi che emergono al fine di riequilibrare il peso dell’irrefrenabile dispiegamento dell’economia – che allora era liberale e che ora diciamo neoliberale- e della riduzione a merce di cose che, già secondo Polanyi, non dovevano essere assolutamente mercificate, vale a dire il lavoro, la terra e il denaro.[ Questo contro movimento, che si oppone al movimento di eccessiva deregolazione dell’economia può prendere due strade: la strada di sinistra, socialdemocratica in senso forte o quella di destra che porta alla formazione di qualche stato autoritario:]un regime che a prezzo di tagli incisivi non solo ai bilanci, ma al processo democratico, promette di risolvere dall’alto i problemi che assediamo la vita quotidiana di milioni di persone.

142- [Manipolazioni delle statistiche allo scopo di sostenere le politiche varate dai governi: un accademico sosteneva che i lavoratori precari in Italia sono 1 milione, mentre una pacata ma non facile analisi dei dati disponibili dice che le persone che hanno a vario titolo un’occupazione precaria si aggirano sui 4 milioni. E questa è solo la cifra dei precari per legge, cioè quelli che in base alle leggi e ai decreti correnti hanno un contratto di breve durata, a tempo parziale non voluto ma regolare. A questa cifra andrebbero aggiunti altri 2 milioni di irregolari che le statistiche non arrivano a captare, più quelli che svolgono un secondo o un terzo lavoro in nero.-> l’affermazione dell’ Economist “ in pensione a 70 anni o salta tutto” non sta in piedi] 144- Se uno avesse soltanto un’idea di come si lavora nel settore alberghiero, nella ristorazione rapida, nelle aziende di pulizia, nell’agroindustria e altri settori collegati, dovrebbe guardarsi dal proporre un aumento a 70 anni dell’età pensionabile.

145- Il deficit [di bilancio della media dei paesi UE ] è vistosamente aumentato perché sui bilanci statali si è ripercossa la crisi delle banche il cui onere sui bilanci pubblici della UE dal 2008 ad oggi, lo ricordo viene stimato in 3 trilioni di Euro. Affermare che i bilanci pubblici sono un disastro e imputare questo disastro a un eccesso di spesa sociale. è un’argomentazione incompetente o faziosa.

147- [Pro unificazione politica Ue] L’unificazione è indispensabile perché non regge un’unificazione monetaria ed economica di 450 milioni di abitanti – la maggiore economia del pianeta- senza avere un’unificazione politica.[In varie fasi: primo coordinamento di politiche dell’occupazione e della protezione sociale] Per unire la Ue non c’è bisogno di andare a trovare le sue lontane radici culturali, che pure ci sono, la comunanza dei linguaggi o altro. Esiste un fattore primario che è lo Stato sociale.

154- Il trentennio successivo alla seconda guerra mondiale fu un periodo di de-mercificazione del lavoro [Cfr art. 1 dell’Organizzazione mondiale del lavoro “Il lavoro non è una merce”] Mercifiare il lavoro significa che esso può e deve essere comprato e venduto , scambiato , affittato al pari di qualsiasi arredo, una macchina o un utensile.(…) Siamo ormai nel nostro paese, come pure negli altri, dinanzi a un 75% di nuove assunzioni ovvero di nuovi avviamenti al lavoro che avvengono ogni anno con contratti di breve durata , agevolmente cancellabili o non rinnovabili, in sostanza affatto precari. Insomma l’intera scena del mondo è stata sconvolta per poter rendere i movimenti del lavoro somiglianti ai movimenti del capitale in circolazione nel mondo.

158- Nell’edizione del 2004 [del rapporto dell’OCSE] si è arrivati ad asserire tranquillamente che non esiste alcuna evidenza empirica consolidata atta a comprovare una correlazione significativa tra lavoro flessibile e aumento dell’occupazione.

160- [All’affermazione che la classe è un destino  si è contrapposta spesso l’affermazione secondo la quale l’identità demografica e culturale delle classi è continuamente messa in discussione dal fenomeno della mobilità sociale. La mobilità sociale intergenerazionale ostacolerebbe il processo di formazione delle classi perché riduce la componente permanente di una classe, vale a dire la quota di persone che rimangono nella posizione dei genitori, impedendole di diventare una collettività sociale. In Italia e negli Usa la mobilità sociale negli ultimi decenni si è ulteriormente ridotta] Le poche ricerche di cui si dispone dicono che la probabilità di trascorrere tutta la vita nella classe in cui si è nati è molto elevata: più del 40% di coloro che nascono in una determinata classe è destinato a restarvi per sempre e un certo numero di classi medie arriva anche a scendere nella scala sociale.(…) [Oggi gli insegnati ascesi negli anni 70 o 80 devono fare i conti con un mercato del lavoro che rende incerta un’ulteriore ascesa dei figli nella piramide sociale.]

168- Un reddito incerto e un percorso professionale frammentario rendono di per sé difficile realizzare qualsiasi progetto  che non sia corroso alla base da precarietà o incertezza. Avere alle spalle una famiglia di borghesia medio-alta, cioè appartenere a una ben identificata classe sociale, con redditi elevati e stabili, casa di proprietà, buone conoscenze e perché no referenti politici, fa una differenza monumentale nella possibilità di guardare al futuro  come a una strada lunga e diritta, anziché vederlo come una strada corta e piena di curve. /169- Richard Sennet ha parlato di ‘corrosione del carattere’. intendendo gli effetti sulla personalità provocati dal capitalismo flessibile (sinonimo di capitalismo finanziario) [Hanna Arendt parla di percorsi di vita costruiti tutti intorno al lavoro salariato proprio in un epoca in cui questo diventa scarso]

175- [Possiamo affermare che la lotta di classe ha a che fare ad un tempo con qualità del lavoro e con la qualità della vita?] La qualità della vita è fatta di tranquillità economica, sicurezza sociale, possibilità di equo riposo, di poter abitare abbastanza vicino al luogo di lavoro, in modo da non dover spendere ore al giorno in auto o sui mezzi pubblici [tunnel della pendolarità]

188- [politiche dell’austerità] Come ha scritto il Financial Times (…) con le loro politiche i governi europei hanno scelto di salvare le banche e i ricchi e il credito privatoe di caricarlo sulle spalle dei contribuenti, il che significa in larga misura sulle classi dei lavoratori e sulla classe media.

189 [Indignados, no global, altermondialisti] nell’insieme tutte queste manifestazioni sono interpretabili come segnali omogenei di una lotta di classe, posta in atto da MASSE ETEROGENEE di decine di migliaia di persone che hanno capito che i problemi del debito, della previdenza, dell’istruzione superiore, della sanità, dei bilanci da risanare sono in realtà un macigno scaricato dall’alto sulle loro spalle – finché vorranno o potranno reggerlo.

191- La moderazione salariale è una forma di lotta di classe condotta in nome della competitività: più che abbassare i prezzi essa aumenta i profitti aziendali, mentre riduce il reddito totale che afferisce al lavoro, anche là dove il numero dei lavoratori cresce.

201- [Impoverimento delle scienze sociali a causa dell’assenza di un soggetto politico che rechi in sé un progetto diverso di società, di convivenza civile, al quale si assomma l’assenza di un insieme di individui abbastanza grande visibile e vocale da poter prevedere che siano prossimi ad esprimerlo.

204 – [Per Sennet la componente rituale è fondamentale per l’integrazione sociale] Attorno alle classi sono ruotati per generazioni feste, manifestazioni, linguaggi, pratiche collaborative  che producevano legami stabili tra le persone e i gruppi , fornivano insomma un contributo prezioso a tenere insieme la società, favorendo l’integrazione sociale . Prima di tutto servivano a vedere l’altro come prossimo, come simile, anziché un avversario che ruba il lavoro o chissà altro, negli infiniti micro-conflitti che avvelenano la vita quotidiana di oggi [pro tasso di integrazione sociale soddisfacente]/205- In una società democratica matura occorre che l’individuo sia per prima cosa integrato nella famiglia, nella comunità locale, in vari generi di associazione. [Al contrario in nome di una razionalità economica ottusamente concepita si procede]nel tentativo devastante di abolire il radicamento territoriale di ogni attività sociale.

206- Occorre ragionare sull’individualizzazione [non come fattore del venir meno delle classi sociali] ma come conseguenza della minor visibilità  o dell’inesistenza di un soggetto ‘per sé’, a fronte della perentoria esistenza delle classi ‘in sé’./ 207 [non rivolte ma mandare in parlamento un numero sufficiente di deputati per pretendere che si adoperi nella UE per effettuare una adeguata riforma del sistema finanziario , articolata in quattro o cinque punti chiave.

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