Pratiche culturali post-moderne (1990)

xvi- Sui modi in cui i consumatori trasgrediscono la volontà dei produttori

xv- [Tradizione del libro vs forme espressive alternative dei subordinati al potere tecnocratico/ De Certau mette a nudo la finitezza della scrittura e dei suoi saperi di fronte alle forme anti-scritturali dell’abitare: dalla dimensione della parola negata alla dimensione espressiva del SOMA, all’esperienza sensoriale del presente]

xvi – [forme di vita post-moderne / la cultura comune o quotidiana come appropriazione o riappropriazione? / Ripartizione ineguale delle forze e tattiche di aggiramento che servono ai deboli come estremo soccorso]

PARTE PRIMA – UNA CULTURA MOLTO ORDINARIA

5- La ricerca di cui diamo conto in questo volume è nata da un’interrogazione sulle OPERAZIONI DEGLI UTENTI, che si presumono votati alla passività e alla disciplina. (…) Lo scopo sarebbe raggiunto se le pratiche o i modi di fare non apparissero più come lo sfondo oscuro dell’attività sociale, e se un insieme di questioni teoriche, di metodi, categorie e punti di vista permettessero di dar loro forma , attraversando questa oscurità. [101- Ciò che interessa Bordieu è la genesi, il ‘modo di generazione delle pratiche’, non già, come per Focault ciò che esse producono, bensì ciò che le produce. / Le pratiche (che esprimono l’esperienza acquisita non sono un principio di mobilità sociale, che è solo assicurato dalle strutture/ Nelle pratiche tutto è fermo , come l’immagine delle società tradizionali o contadine, non c’è storia, salvo quella che vi traccia un ordine estraneo.-> L’idea e il termine di EXIS (HABITUS) provengono da Marcell Mauss, che come Panofsky aveva sottolineato l’importanza dell’habitus nella società medievale. L’idea di Bordieu si basa su un’impressionante apparato di termini e assiomi scolastici , indici molto interessanti di una possibilità di leggere nella tecnocrazia contemporanea un ritorno all’ordine medievale. / (exis, ethos, modus operandi, ‘senso comune’, ‘seconda natura’) / E’ LA CASA, MEMORIA SILENZIOSA E DETERMINANTE, CHE VIENE COLLOCATA SOTTO LA METAFORA DELL’HABITUS /]

6- [L’obiettivo di questa ricerca è di esplicitare la combinatoria di operazioni di cui si compone una “cultura”-> di riesumare i modelli di comportamento di UTENTI DOMINATI (CHE NON SIGNIFICA PASSIVI O DOCILI), le loro FORME DI BRACCONAGGIO che si riassumono in tre forme di comportamenti:

  1. L’uso e il consumo (la poietica dei consumatori -> 14 i consumatori come produttori sconosciuti);
  2.  [Michel Focault sostituisce all’analisi degli apparati che esercitano il potere (istituzioni localizzabili, espansioniste, repressive e legali) quella dei dispositivi (di sorveglianza) che hanno vampirizzato tali istituzioni e riorganizzato di nascosto il suo funzionamento: procedure tecniche ‘minuscole’ che giocano sui dettagli, hanno ridistribuito lo spazio per farne l’operatore di una ‘sorveglianza’ generalizzata. Questa microfisica del potere introduce una problematica molto nuova ma privilegia ancora una volta l’apparato produttivo delle ‘disciplina’ (…) Se è vero che il reticolo della ‘sorveglianza’si precisa ed estende ovunque , tanto più urgente è svelare in che modo la società non si riduca ad esso; quali procedure comunemente diffuse (anch’esse minuscole e quotidiane) vengano adottate per eludere i meccanismi della disciplina conformandovisi ma solo per aggirarli: quali ‘modi di fare’ costituiscano la contropartita, per i ‘consumatori’ ( i dominati) delle tecniche silenziose adoperate per assicurare l’ordine politico e sociale.
  3. Formalità delle pratiche multiformi -> regole (logica) di queste pratiche senza ideologia e senza istituzioni / arti pratiche della cultura popolare.

13- [marginalità diffusa ->dispositivi identici che giocando su rapporti di forza ineguali non producono effetti identici/ margini di manovra che lasciano agli utenti le congiunture in cui esercitano la loro arte: per un’anali POLEMOLOGICA della cultura]

15- [traiettorie, linee di percorso dei ‘vagabondi efficaci’ nello spazio tecnicamente costruito, scritto e funzionalizzato in cui essi circolano -> La traiettoria evoca un movimento , ma risulta ancora una proiezione su un piano. E’ una trascrizione. Ovvero la sostituzione di un’operazione con un segno grafico (che l’occhio può abbracciare); di una linea reversibile (leggibile nei due sensi) con una serie temporalmente irreversibile, di una traccia con degli atti-> preferisco dunque ricorrere piuttosto a una distinzione tra tattiche e strategie: STRATEGIA = quando un soggetto di volontà e di potere è isolabile in un ambiente vs TATTICA = attività senza luogo proprio e senza tesaurizzazione, indirizzata a cogliere al volo le occasioni offerte] /19 [Strategia della modernità che identifica la creazione con l’invenzione di un linguaggio proprio , culturale o scientifico vs 20- arte di arrangiarsi e di vivere gioiosamente]

18- [La lettura non è l’apice della passività che caratterizzerebbe il consumatore, ridotto a VOYEUR (troglodita o itinerante) in una società dello spettacolo. /In realtà la lettura presenta tutti i tratti di una produzione silenziosa. / Un mondo diverso (quello del lettore) si introduce nello spazio dell’autore. ] Questa mutazione rende il testo abitabile, come un appartamento in affitto. Trasforma la proprietà dell’altro in un luogo occupato, per un momento, da un passante. Gli inquilini operano un mutamento analogo nell’appartamento che arredano con i loro gesti e i loro ricordi. (…) Allo stesso modo i codici sociali vengono trasformati in chi li usa in metafore ed ellissi delle loro cacce di frodo. L’ordine imperante funge così da supporto a innumerevoli produzioni, fra la cecità dei detentori del potere ai quali sfugge questa creatività (al pari dei ‘padroni’ che non possono vedere ciò che viene inventato di diverso nelle loro fabbriche). Quest’ordine potrebbe essere paragonato alle regole della metrica e della rima per i poeti di un tempo : un sistema di vincoli che stimolano l’invenzione , una regolamentazione che non impedisce le invenzioni.

19- [Le quattro o sette letture di un libro (nel medioevo, libro proveniente da una tradizione) vs significato letterato (libro imposto da una tecnocrazia produttivistica)->Il libro non è più un’opera di riferimento , ma è l’intera società che diviene testo , scrittura della legge anonima della produzione,/ [A quest’arte dei lettori è utile confrontare l’arte dei conversatori:  le retoriche della conversazione corrente sono pratiche trasformatrici di ‘situazioni di parola’, di produzioni verbali in cui l’intreccio di posizioni locutorie crea un tessuto orale senza proprietari individuali, le creazioni di una comunicazione che non appartiene a nessuno. . LA CONVERSAZIONE E’ UN EFFETTO PROVVISORIO E COLLETTIVO DI COMPETENZE NELL’ARTE DI MANIPOLARE DEI ‘LUOGHI COMUNI’ E DI GIOCARE CON L’INEVITABILE DEGLI AVVENIMENTI PER RENDERLI ‘ABITABILI’. [LEGGERE, CONVERSARE, ABITARE, CUCINARE -> inquilini, locutori, pedoni-> l’ordine imperante fornisce la base a innumerevoli produzioni (cacce di frodo)]

21- [La posizione dell’individuo nei sistemi tecnici, dove il coinvolgimento dell’individuo diminuisce in proporzione alla loro espansione tecnocratica (+sottomesso, -partecipe) -> 21-l’individuo se ne distacca senza poterne uscire e non gli rimane che giocare d’astuzia-> scoprire nella megalopoli elettronica e informatizzata l’arte dei cacciatori di frodo e dei contadini di un tempo. / per una politica di queste astuzie nella prospettiva del DISAGIO DELLA CIVILTA’ di Freud-> l’avvento di una società di formiche (l’uomo comune)]

27- UN LUOGO COMUNE: IL LINGUAGGIO CORRENTE [un luogo proprio: il linguaggio scienfico]

33- [SCIENZA VS CULTURA ≈ POTERI DELLE TECNICHE VS PRATICHE SOCIALI / Bisogna ricondurre le pratiche e i linguaggi scientifici al loro luogo di origine, l’every day life, la vita quotidiana. (…) Da quando la scientificità si è data luoghi propri e e appropriabili attraverso progetti razionali (…) da quando si è fondata su una molteplicità di campi limitati e distinti, ovvero da quando non è più di tipo teologico, ha costituito il TUTTO come suo RESTO, e questo resto è divenuto ciò che chiamiamo cultura. / La modernità si  basa su questa frattura, che la divide in insularità scientifiche predominanti su uno sfondo di ‘resistenze’ pratiche e di simbolizzazioni irriducibili al pensiero. [zone buie della violenza , della superstizione, dell’alterità: storia, antropologia, patologia (fobia) ecc,] Anche se l’ambizione della scienza è di riconquistare questo resto (…) la frattura che le istituzioni scientifiche hanno prodotto tra le lingue artificiali dall’operatività regolata e la parola del corpo sociale non ha mai cessato di essere fonte di conflitti e di compromessi. Questa linea di demarcazione, peraltro mutevole, resta strategica nelle lotte volte ad accrescere o a contestare i poteri delle tecniche sulle pratiche sociali. Alcuni di questi dibattiti (che precisamente concernono il rapporto di ciascuna scienza con la cultura) possono essere precisati (…) attraverso due pesonaggi che vengono ad affrontarsi: l’esperto e il filosofo. Entrambi hanno il compito di mediatori tra un sapere e la società. Il primo in quanto introduce la sua disciplina nel campo più vasto e complesso delle desicisioni socio-politiche, il secondo perché ripristina ovviamente, relativamente a una tecnica particolare (matematica, logica, psichiatria, storia ecc) la pertinenza di interrogativi generali. Nel caso dell’esperto la competenza si tramuta in autorità sociale, nel caso del filosofo le questioni banali reintroducono il dubbio in campo tecnico. (…)/ E’ vero che in questa società l’esperto prolifera al punto di diventare la figura prevalente, diviso tra l’esigenza di una specializzazione crescente e quella di una comunicazione tanto più necessaria , eclissando (e sostituendo, almeno in parte)il filosofo, fino a ieri specialista dell’universale. Ma il suo successo non è così spettacolare. (…) Indubbiamente ogni specialista deve essere anche un’esperto, ovvero l’interprete e il traduttore della sua competenza in un altro campo. Ciò si manifesta perfino nei laboratori, quando si tratta di formulare obiettivi, promuovere campagne o richiedere finanziamenti. (…) Ma come riescono a passare dalla loro tecnica, ovvero da un linguaggio prescrittivo che padroneggiano, a quello più comune di un’altra situazione? Attraverso una curiosa operazione che ‘converte’ la competenza in autorità. Insomma, vi è uno scambio tra questa e quella. E al limite più l’esperto ha autorità, meno ha competenza fino a che raschia il fondo, come avviene per l’energia necessaria al lancio di un corpo mobile. (…)35- E’ il paradosso (generale?) dell’autorità, cui viene attribuito un sapere che le manca proprio là dove si esercita- Essa è indissociabile da un “abuso di sapere” – – in cui bisogna riconoscere forse l’effetto della legge sociale che espropria l’individuo della sua competenza al fine di creare o di ricostruire il capitale di una competenza collettiva , ovvero di un verosimile comune.

36-La questione filosofica consisterebbe – in quanto concerne il linguaggio (≠ da filosofia = discorso universale)-nell’interrogarsi, nelle nostre società tecniche, sulla netta demarcazione tra i discorsi che regolano la specializzazione (che mantengono una ragione sociale in virtù di particolari esigenze operative) e le retoriche dello scambio massificato  (che moltiplicano le astuzie consentendo o frenando una circolazione nella rete dei saperi) [retorica = modo di agire e di comportarsi, vuoto, privo di sincerità e di impegno] / [Il discorso comune/ordinario/quotidiano vs il discorso scientifico / SPECIALIZZAZIONE COME INIZIAZIONE GERARCHIZZANTE / DISCORSO DEL SAPERE VS DISCORSO DELL’ORDINE (SOCIO-ECONOMICO)

37 Wittgenstein e il blocco della trasformazione di competenza in autorità > il linguaggio comune non può divenire oggetto di un discorso (in un luogo proprio) / Wittgenstein -> regole comuni del dato vs storiografia dei documenti (= luogo proprio) / uso comune (everyday language) vs linguaggio artificiale della scienza e della produzione./ Wittgenstein contro l’autorità dell’etica sul linguaggio dell’esperienza comune/39. Noi siamo sottomessi al linguaggio comune (anche se non identificati con esso), siamo imbarcati nella nave dei folli, senza possibilità di sorvolo o di totalizzazione -> Wittgenstein cambia il luogo dell’analisi, definito da allora attraverso un’universalità che è un’obbedienza all’uso comune. Questo cambiamento di luogo, modifica lo statuto del discorso. Assorbito dal linguaggio comune il filosofo non ha più un luogo proprio o di cui può appropriarsi. Il discorso che ‘analizza’ e l’oggetto ‘analizzato’ hanno la stessa caratteristica di essere organizzati dal lavoro di cui essi testimoniano, determinati da regole che non fondano né sorvolano, ed egualmente diffusi con funzionamenti differenziati (Wittgenstein ha voluto che la sua stessa opera fosse composta solo di frammenti) inscritti in una struttura dove ciascuno può di volta in volta fare appello a un’altra istanza, citarla e riferirvisi. Si ha così uno scambio permanente di luoghi distinti. Il privilegio filosofico o scientifico si perde nell’ordinario. E quesa perdita ha come corollario l’invalidazione delle verità [per una rilevazione del senso/non senso del discorso] .> 40-Avremo dunque dei FATTI che non sono più delle verità, la cui inflazione viene ad essere controllata se non soffocata dalla critica dei luoghi d’autorità , in cui i primi sono convertiti dalle seconde. Riducendole a un misto di nonsenso e di sopraffazione -> A questa posizione si può ricollegare l’importanza crescente che [Wittengstein] attribuisce ai comportamenti e agli usi linguistici. Parlare del linguaggio NEL linguaggio comune , senza poterlo ‘dominare con lo sguardo’, senza visibilità a partire da un luogo distante, significa percepirlo come un insieme di pratiche in cui ci si trova implicati e attraverso le quali risuona la prosa del mondo. [morfologia d’suo, regole prammatiche, forme di vita] /41- pratiche linguistiche non sospette di formalizzazioni sapienti (= astuzie retoriche) /42- ritorno dell’ordinario vs orpelli retorici dei poteri gerarchici / contro il discorso dell’esperto che trae profitto dal sapere scambiandolo col diritto di parlare a suo nome / LA POSIZIONE DEL FILOSOFO = LA POSIZIONE DEL SELVAGGIO DI FRONTE AL CIVILIZZATO-> Wittgenstein = Freud (= inconscio = estraneità a se stessi)

45- CULTURE POPOLARI

49 – [FARE E DISFARE IL GIOCO DEGLI ALTRI / METIS = intelligenza pratica dei greci

51- [PRATICHE SCIENTIFICHE (-> Laboratorio dove non è trattabile ciò che non è trasportabile = sradicabile) (per es.: studio dei miti, delle leggende, dei proverbi) vs PRATICHE LINGUISTICHE QUOTIDIANE = tattiche quotidiane] / [discorso vs atto locutorio ( = atto con il quale un parlante si appropria della lingua in una situazione particolare di scambio o di contratto]

54- La scientificità come generalizzazione di un’astuzia (-> sistemi di rappresentazione e tecniche di fabbricazione , non come quadri normativi ma come strumenti manipolati dai loro utilizzatori) / [astuzie sociali = non autonomia del campo d’azione vs luoghi propri della scientificità occidentale/ RITO CONGIUNTIVO (TATTICHE QUOTIDIANE) VS GIOCO DISGIUNTIVO ( LINGUE ARTIFICIALI)/ Repertori nascosti di schemi d’azione (leggende e racconti popolari) vs luogo proprio (scientifico) indipendente da locutori e circostanze  -> IL POPOLO NUTRE I CHIERICI.

55- Non è possibile relegare nel passato, nelle campagne o fra i selvaggi i MODELLI OPERATIVI di una cultura popolare ->Per es.: IL LAVORO DI STRAFORO ( LIBERO, CREATIVO, SENZA PROFITTO)-> lavoro di straforo e bricolage come contrappunto operativo della catena di montaggio. (= tattiche trasversali che non obbediscono alla legge del luogo]

63- MODI D’USO: ARTI E TATTICHE

64- [Strategie tecnocratiche (e scritturali) volte a creare luoghi conformi a modelli astratti) vs tattiche per utilizzare, manipolare e aggirare gli spazi astratti. / MODI DI FARE = MODALITA’ D’USO o di RI-USO (per es.: modi di abitare una casa o un luogo) = STILI DI AZIONE (≈ STILI O MODI DI SCRIVERE) / 65- A. Toffler sui consumatori di cultura -> ORGANIZZAZIONI COLONIZZATRICI VS CREATIVITA’ DEI CONSUMATORI (-> ARTE MOLTO ANTICA DI VOLGERE A PROPRIO VANTAGGIO LA SITUAZIONE) / Apparati come ‘macchine celibi / Il caso degli Indios e dei colonizzatori /Élite creatrici di linguaggi e trappole/

65- [Lingua (stock) vs parole (atto = affari, usi)

68- I contesti d’uso ponendo l’atto in rapporto alle circostanze, rinviano ai tratti che specificano l’atto locutorio ( o pratica della lingua) e ne sono gli effetti. Da queste caratteristiche l’enunciazione ricava un modello , ma esse si ritrovano nel rapporto che altre pratiche (camminare, abitare, ecc.) intrattengono con dei sistemi non linguistici. L’enunciazione presuppone in effetti:

  1. Un’ effettuazione del sistema linguistico attraverso la parola che ne attua le possibilità, (la lingua è reale solo nell’atto di parlare);
  2. Un’appropriazione della lingua da parte del parlante;
  3. L’istituzione di un interlocutore (reale o fittizio) e dunque la costituzione di un CONTRATTO relazionale o di un’allocuzione ( si parla a qualcuno);
  4. L’instaurazione di un PRESENTE attraverso l’’atto’ dell’io che parla e, congiuntamente, ‘ poiché il presente è propriamente la fonte del tempo’ (Benveniste) l’organizzazione di una temporalità ( il presente crea un prima e un dopo) e l’esistenza di un ‘adesso’ che è presenza al mondo.

70 [FLUSSO = liquido che circola entro dispositivi solidi / capacità analitiche (dividere) vs storie originali  (movimenti) / traiettorie vs planimetrie ≈ atto vs traccia ≈ comportamenti vs reliquie]

72- [MODELLO STRATEGIA/TATTICA: [rapporti di forze = polemologia]] / STRATEGIA = Azione che grazie al postulato di un luogo del potere (possesso di uno spazio proprio) elabora un luogo teorico (sistemi e discorsi totalizzanti) , capaci di articolare un insieme di luoghi fisici in cui le forze vengono ripartite. Essa combina questi tre tipi di luoghi , e mira a controllarli gli uni attraverso gli altri vs TATTICA = è una procedura che vale grazie alla pertinenza che conferisce al tempo – alle circostanze che l’istante preciso di un intervento trasforma in situazione favorevole, alla rapidità dei movimenti che modificano l’organizzazione dello spazio, ai rapporti tra momenti successivi di una ‘mossa’. /Tanto le strategie militari quanto quelle scientifiche sono basate sulla costituzione di luoghi propri  (città autonome, istituzioni neutre, laboratori disinteressati ecc.) /

73 –Tattica = Astuzia = arte del più debole / La potenza è condizionata dalla visibilità (non c’è spazio per le finte) vs 74- L’arte di mettere a segno dei colpi è un frutto dell’occasione./ I MODI DI FARE DI UN CONSUMATORE SONO GLI EQUIVALENTI PRATICI DEL MOTTO DI SPIRITO.

74- [Aristotele vs sofistica = tattica = modo di rendere forte un discorso debole]

PARTE SECONDA: TEORIA DELLE ARTI PRATICHE

85- FOCAULT E BORDIEU

86 – [Focault studia quello che succede dalle riforme illuministiche alle tecniche disciplinari: tecnologie del corpo vs corpo dottrinale (ideologia) -> 87 gesto non discorsivo individuato da Focault/ 89- Una società sarebbe costituita da alcune pratiche predominanti (…) e da altre innumerevoli che restano secondarie(…) E’ in questa riserva molteplice e silenziosa di procedure che vanno ricercate le pratiche di ‘consumo’ , aventi la doppia caratteristica di poter organizzare (…) a un tempo degli spazi e dei linguaggi.

90- [Sull’ulteriore colonizzazione delle procedure di sorveglianza e disciplina individuate da Focault]

105 – [i problemi della teoria sulle pratiche non discorsive (da Kant a Focault) = l’interrogazione teorica e il residuo di ciò che non parla /109- [Marx non ha mai messo piede in una fabbrica-> le forme etnologiche delle pratiche collocate lontano dal sapere seppure detentrici del suo segreto-> riserve selvagge per il sapere illuminato/ due saperi gerarchizzati: speculazione / applicazione vs pratiche articolate da discorso e uso: operazioni discorsive /operazioni non discorsive]

106- ARTI TEORICHE

110 [Fin dal XVI sec. il concetto di Metodo sconvolge i rapporti tra sapere e fare: METODO = GERME DELLA SCIENTIFICITA’ MODERNA (Platone)/operatività molteplici ma selvagge (produzione vs discorso) / 111- pratiche disprezzabili vs saperi ingegnosi ( da descrivere e perfezionare)-> L’ARTE E’ DUNQUE UN SAPERE CHE OPERA AL DI FUORI DEL DISCORSO ILLUMINATO DI CUI E’ PRIVA/ 112- ORGANIZZAZIONE E GERARCHIZZAZIONE DELLE CONOSCENZE SECONDO IL CRITERIO DELLA LORO PRODUTTIVITA’(CAPITALISTICA)/ verità delle tecniche (tecniche giuridiche trasmesse agli etnologi dal XVIII al XX secolo) vs menzogna delle leggende

115- [l’ingegnere (≈oggi al tecnocrate) come mediatore tra l’’uomo dei teoremi’ e l’uomo dell’esperienza’-> L’ottimizzazione tecnica del XIX secolo, derivando i modelli, i pretesti o le costrizioni delle sue invenzioni meccaniche dal tesoro delle ‘arti’ e dei ‘mestieri’, ha lasciato alle pratiche quotidiane soltanto uno spazio privo di mezzi e prodotti propri. Lo ha ridotto a una dimensione folclorica, ovvero a un luogo doppiamente silenzioso, senza discorso verbale come un tempo e ormai privo di linguaggio empirico./116- La letteratura si trasforma in repertorio di queste pratiche sprovviste di copyright tecnologico / 116- La linea continua che espone i modi di fare sotto forma di racconti [arti quotidiane della cucina, della pulizia, del cucito ecc.].->117- ESTETIZZAZIONE DEL SAPERE. Distaccato dalle sue procedure il SAPER FARE appare come espressione di un ‘gusto’, di un ‘tatto’, di una ‘genialità. / Un sapere non riflesso dai soggetti che ne sono i testimoni (-> i locatari non i proprietari della loro arte / 118 – Il sapere primitivo, man mano che si è dissociato dalle tecniche e dai linguaggi che lo oggettivavano, diviene un’intelligenza del soggetto mal definita se non attraverso termini neutri ( aver tatto, gusto, fiuto,giudizio, istinto ecc), che oscillano fra i registri dell’estetico, del cognitivo o del riflesso, come se il ‘saper fare’ si riducesse a un principio inafferrabile del sapere.

119-Non a caso Kant tratta del rapporto tra arte (Kunst) e scienza (Wissenschaft), o fra tecnica (Technik) e teoria (Theorie) nel corso di una ricerca che si è spostata progressivamente dal gusto verso la critica del giudizio.  [Kant riconosce un’arte alla radice del pensiero (critica del giudizio] L’antinomia tradizionale fra ‘operatività’ e ‘riflessione’ è superata da un punto di vista che, riconoscendo un’arte alla radice del pensiero, fa del giudizio un termine ‘medio’ (Mittelglied) fra la teoria e la prassi, e quest’arte di pensare costituisce un’unità sintetica fra le due. / Gli esempi kantiani riguardano precisamente alcune attività quotidiane: “La facoltà di giudicare trascende l’intelletto(…) Facoltà di giudicare l’abito che deve indossare una cameriera. Facoltà di giudicare la dignità che si addice a un edificio , degli ornamenti che non devono contrastare con l’obiettivo perseguito”. Il giudizio non riguarda soltanto la ‘convenienza’ sociale (equilibrio elastico di un complesso di taciti accordi) ma più generalmente il RAPPORTO fra un gran numero di elementi, ed esiste concretamente solo nell’atto di creare un nuovo insieme mediante l’OPPORTUNA correlazione di tale rapporto con un elemento in più, così come si aggiunge un colore rosso o ocra a un quadro cambiandolo senza distruggerlo / 120- Per precisarne il concetto Kant cita l’autorità generale del discorso , che però è sempre e soltanto locale e concreta. Dalle mie parti, scrive, l’’uomo comune’ dice che i giocolieri possiedono una scienza, chiunque può diventarlo senza trucchi, mentre i funanboli possiedono un’arte. Danzare su una corda significa mantenere un equilibrio ricreandolo ad ogni passo attraverso nuovi interventi: significa conservare un rapporto che non è mai acquisito e che un’incessante invenzione rinnova , mentre sembra soltanto ‘mantenerlo’. IL SAPER FARE E’ COSI’ MIRABILMENTE DEFINITO. (…) E’ L’INVENTIVA INCESSANTE DI UN GUSTO NELL’ESPERIENZA PRATICA. / Ma quest’arte designa altresì ciò che , nel lavoro scientifico stesso, non dipende dall’applicazione pur necessaria di regole o modelli e resta in ultima analisi, come dirà anche Freud, una ‘questione di tatto’ (eine Sache des Takts). (…) 121- Per Freud come per Kant si tratta qui di una facoltà autonoma, che si affina ma non si apprende: ‘la mancanza di giudizio, dice Kant, è propriamente ciò che si definisce stupidità, e a questo vizio non c’è rimedio”. Gli scienziati non ne sono più esenti degli altri. (…) [La facoltà autonoma del giudizio ->tatto = diagnostica-> Freud]

123- [Un discorso come racconto del tatto-> arte di dire = arte di fare = arte di pensare-> racconto / La narratività del discorso dotto (storie di vita, storie di casi) -> una teoria del racconto è indissociabile da una teoria delle pratiche (NON RESIDUO, MA CONDIZIONE)

125- IL TEMPO DELLE STORIE’

127- Il romanzo come variante del discorso che sa-> dalle astuzie della storia vissuta a quelle della storia raccontata->127- la storia raccontata crea uno spazio di finzione, più che descrivere un colpo, lo ‘fa’.-> La storia raccontata è un atto di funambolismo (Kant), un gesto di funambolismo, al quale partecipano le circostanze (luogo, tempo) e il locutore stesso, un modo di sapersi districare e di dire qualcosa che modifica una situazione, ovverossia una questione di tatto.]

127- [Narrazione vs descrizione -> Focault = un danzatore travestito da archivista -> quadri figurativi (storie esemplari) vs quadri analitici (di distinzioni teoriche)-> LA TEORIA DELLE PRATICHE HA LA FORMA DI UN MODO DI RACCONTARE / (GESTI CHE DICONO Ciò CHE FANNO ≠METAFORE)/ 129- Importanza della recitazione nella tradizione orale (Goody) = ridire serie e combinazioni formali, attraverso un’arte di accordarle alle circostanze e al pubblico -> RECITA = RI-CITA -> Il ricordo delle vecchie mosse è essenziale in ogni partita di scacchi.]

130- [ La danza e il combattimento = le due figure stesse che la scrittura del racconto mette in movimento -> METIS dei greci = RACCONTO] 135- Attraverso il momento opportuno (Kairos) la memoria provoca una frattura instauratrice -> L’estraneità della memoria rende possibile una trasgressione della legge del luogo / memoria = enciclopedia silenziosa di atti singolari] L’OCCASIONE E’ COLTA NON CREATA. E’ fornita dalla contingenza ovvero dalle circostanze esterne in cui un buon colpo d’occhio sa riconoscere l’insieme nuovo e favorevole/ 136- Come gli uccelli depongono le uova nei nidi di altri uccelli, la memoria genera qualcosa in un luogo che non è proprio-> LA MEMORIA TRAE LA SUA FORZA DI INTERVENTO DALLA SUA CAPACITA’ DI ESSERE ALTERATA-> La forza della memoria come autorità ->La memoria come scrittura originaria e segreta: la memoria si sviluppa attraverso il rapporto (vs luoghi) -> la memoria più che registrare risponde / METIS = MEMORIA DEL TEMPO NELLO SPAZIO]

138- [Come l’occasione sia stata controllata attraverso la spazializzazione nel discorso colto -> sulla scrittura scientifica (come pratica di spazio?)

PARTE TERZA: PRATICHE DI SPAZIO

143- CAMMINARE PER LA CITTA’

144– Il cupo spazio in cui circolano le folle che , visibili dall’alto, in basso non vedono.[-> trasformare lo spettatore in occhio celeste (= Dio) -> rappresentazione = artificio ottico -> URBANISTI E CARTOGRAFI COME ORGANIZZATORI DELLO SPAZIO.-> CITTADINI: VOYEURS VS PASSANTI/146 – Traiettorie vs rappresentazioni [154 MODI DI FARE: STILE (singolo) vs USO (collettivo)/ Il quotidiano è estraneo alle totalizzazioni immaginarie dell’occhio-> Le pratiche sono estranee allo spazio geografico delle costruzioni panottiche./ FATTO urbano vs CONCETTO di città / 147- piano sincronico vs opacità della storia/ città= nome proprio, concezione e organizzazione di spazio / IL RIFIUTO DI CIO’ CHE NON E’ TRATTABILE DA PARTE DI UN’AMMINISTRAZIONE FUNZIONALISTA-> IL SISTEMA DEL PROFITTO GENERA UNA PERDITA CHE RIBALTA COSTANTEMENTE LA PRODUZIONE IN “DISPENDIO”/ La città-concetto e la sua degradazione in processi contradditori -> LA MALATTIA DI CUI SOFFRONO LA RAGIONE E I SUOI PROFESSIONISTI /149- Le pratiche minute, singolari e plurali, che sopravvivono al deperimento del sistema urbano/ SISTEMI DI REGOLAZIONE URBANA VS ORGANIZZAZIONE OSSERVATRICE (Rovesciamento di Focault)/ Nella congiuntura attuale basata sulla modalità collettiva dell’organizzazione e sulla modalità individuale della riappropriazione]

150- [L’operazione del camminare e l’attività dei passanti: LA TRACCIA SI SOSTITUISCE ALLA PRATICA (nel sistema geografico)/ Non bisogna limitarsi alla critica delle rappresentazioni geografiche: il camminare è uno spazio di enunciazione -> CAMMINARE = SCRIVERE = DIPINGERE = PROCEDURE DELL’ENUNCIAZIONE]/ 152- Se è vero che un ordine spaziale organizza un insieme di possibilità (per esempio un luogo attraverso cui si può circolare) e di interdizioni ( per esempio un muro che impedisce di proseguire), il camminatore ne attualizza alcune. E in questo modo le fa essere oltre che apparire.

153- Si potrebbero analizzare le modalità dell’enunciazione pedonale che si affranca così dalla sua fissazione in una mappa , ovvero i tipi di rapporti che essa intrattiene con i percorsi (o enunciati) attribuendo loro un valore di verità, (modalità aletiche del necessario, dell’impossibile, del possibile o contingente) , un valore di conoscenza (modalità epistemiche del certo, dell’escluso, del plausibile, del contestabile) o infine un valore concernente un dover-fare (modalità deontiche dell’obbligatorio, dell’interdetto, del permesso o del facoltativo). IL CAMMINARE AFFERMA, SOSPETTA, AZZARDA , TRASGREDISCE, RISPETTA ECC. LE TRAIETTORIE DI CUI PARLA.

155- [Lo stile connota una singolarità (Greimas) ≠ uso / Lo spazio geometrico di architetti e urbanisti come senso proprio vs uso figurato -> uso proprio come senso particolare, metalinguistico, della scienza] Il gesto del camminare gioca con le organizzazioni spaziali, per quanto panottiche esse siano: non è loro estraneo ( non ha luogo altrove), né conforme (non ne trae la sua identità).Vi crea un’ombra e un equivoco. Vi insinua la molteplicità dei suoi riferimenti e delle sue citazioni (modelli sociali, usanze culturali, coefficenti personali). /[Scienza tecnologica vs mito (= discorso relativo all’origine dell’esistenza concreta)/ 159 – Luogo vs nome (simbolico-> SIMBOLICO = dispositivo cognitivo caratterizzato da un deficit di pensiero -> rapporto non pensato ma posto) / LUOGO VS PASSAGGIO (=NON LUOGO)/-> I racconti dei luoghi come bricolage

163 [racconti privati vs rumore dei media-> MEMORIA = ANTIMUSEO ( perché non è localizzabile): luoghi vissuti = presenza di assenze]

169- NAVALE E CARCERARIO

174- Ogni racconto è un racconto di viaggio: un’esperienza dello spazio. -> PRATICHE SIGNIFICANTI VS PRATICHE SPAZIALIZZANTI

173- LO SPAZIO COME RACCONTO

175- Partiamo da una distinzione fra spazio e luogo che delimita un campo. E’ un LUOGO l’ordine (qualsiasi) secondo il quale degli elementi vengono distribuiti entro rapporti di coesistenza. Ciò esclude dunque la possibilità che due cose possano trovarsi nel medesimo luogo. Vale qui la legge del ‘luogo proprio’: gli elementi considerati sono gli uni A FIANCO degli altri, ciascuno situato in un luogo ‘autonomo’ e distinto che esso definisce. Un luogo è dunque una configurazione istantanea di posizioni. Implica una indicazione di stabilità. / Si ha uno SPAZIO dal momento che si prendono in considerazione vettori di direzione, quantità di velocità e la variabile del tempo. Lo spazio è un incrocio di entità mobili. E’ in qualche modo animato dall’insieme di movimenti che si verificano al suo interno. E’ spazio l’effetto prodotto dalle operazioni che lo orientano, lo circostanziano, lo temporalizzano e lo fanno funzionare come unità polivalente di programmi conflittuali o di prossimità contrattuali. (…) Insomma, LO SPAZIO E’ UN LUOGO PRATICATO. Così la strada geograficamente definita da un’urbanistica è trasformata in spazio dai camminatori. Allo stesso modo, la lettura è lo spazio prodotto attraverso la pratica del luogo che costituisce un sistema di segni – lo scritto.

178- [MAPPA vs PERCORSO]

185-  [Il ruolo primario di un racconto è creare un teatro di legittimità ad azioni effettive-> il racconto come DIEGESI (=guida) vs MAPPA /

PARTE QUARTA: USI DELLA LINGUA

195: L’ECONOMIA SCRITTURALE

195- [Modernità = sec. XVII-XVIII = società scritturali-> 196-L’instaurazione degli apparati scritturali della ‘disciplina’ moderna, indissociabile dalla ‘riproduzione’ che ha reso possibile la stampa, è stata accompagnata dal duplice isolamento del ‘Popolo’ ( in rapporto alla ‘borghesia’) e della ‘voce’(in rapporto allo scritto. Da cui la convinzione che, lontano, troppo lontano, dai poteri economici e amministrativi ‘il Popolo parla’. [la voce registrata = incisa = ripulita] / 197 [Economia scritturale = disgiunzione tra scrittura e oralità -> Contro le dicotomie metafisiche per una pluralità originaria (= differenza) -> LA DIFFERENZA TRA SCRITTURA E ORALITA’ E’ QUALITATIVA, SENZA SCALA COMUNE.

200- [L’impresa scritturale ha un carattere capitalista e conquistatrice -> LA RIVOLUZIONE COME IDEA MODERNA E PROGETTO SCRITTURALE (-> macchina scritturale e ordine informatico)/ Imparare a scrivere è da tre secoli l’iniziazione per eccellenza di una società capitalista e conquistatrice -> Robinson Crusoe come eroe moderno e come romanzo della scrittura.]

202- [La scrittura che parla (la verità biblica) vs LA SCRITTURA CHE SI FABBRICA (= nuova scrittura: è una pratica?] NESSUNA SOCIETA’ DI SOLITO SOPRAVVIVE ALLA MORTE DEI SUOI DEI -> NASCITA DEL PROBLEMA DELLA COMUNICAZIONE: UN LINGUAGGIO DA COSTRUIRE E NON SOLO DA INTENDERE. / L’individuo diviene soggetto perché perde il suo luogo e la lingua che l’aveva collocato in un ordine del mondo /203- La scrittura diviene un processo di gerarchizzazione che privilegia ieri il borghese e oggi il tecnocrate.

204- Il corpo sotto la legge della scrittura: corpi trasformati in quadri viventi di regole e costumi / 205- La sofferenza di essere iscritti dalla legge del gruppo e la gioia di essere riconosciuti / LA SCRITTURA COME ISCRIZIONE DEL TESTO SUL CORPO: dai tatuaggi ad altri interventi sul corpo (per es. medici) / 207- L’unità di riferimento cessa improvvisamente di essere il corpo sociale e diventa quello individuale / LO SPETTACOLO DEL CORPO / Meccanizzazione del corpo: il corpo si ripara / 209- Il mito della Riforma e dei Rinascimenti / La scrittura diviene scienza e politica: APPARATI DI INCARNAZIONE./ 210- La metafora delle tecniche che trasformano i vivi in tracce stampate dell’ordine / passione mitica e riformatrice: 1. Modello; 2. Utensile; 3. Carne (materiali) / rapprsentazione (teatro) vs favola (detto) / La penetrazione nel corpo labirintico/211- sull’utensile /213- quando mai vi è qualcosa nel corpo che non sia scritto o riplasmato dal simbolismo sociale? / 214- La scrittura come mutilazione / Il liberalismo invece di marchiare i gruppi, atomizza gli individui / FAR CREDERE SIGNIFICA FAR FARE / Scambiare la carne con un corpo glorioso / SOLO IL GRIDO SFUGGE ALLA LEGGE DEL NOMINATO /219- Jarry, Roussel, Duchamp / MACCHINA CELIBE ( = senza possibilità di generare altro che non sia simbolo, senza donna e senza natura, senza altro) = MESSA A NUDO DEL MITO MODERNO DELLA SCRITTURA.

221- CITAZIONI DI VOCI

223- Il selvaggio è un passante: altera-perturba un luogo, ma non ne fonda mai alcuno [vs scrittura che fonda i luoghi?] / Restano ancora da determinare alcune forme storiche imposte all’oralità in seguito alla sua de-segregazione / Il problema della dislocazione dello SPEECH ACT: chi parla quando non vi è più una parola divina che fondi ogni enunciazione particolare? / Laboratori industriosi borghesi sul corpo del mondo: ETA’ CLASSICA = ETA’ LIBERALE/ 225- Inquietudine dell’enunciazione= problema della comunicazione: chi parla? A chi? PARLA IL NON LAVORO (POI INCONSCIO) -]> 225 – ‘Qualcosa’ d’altro parla ancora, e si presenta ai padroni sotto le figure diverse del non lavoro – il selvaggio, il folle, il bambino, la donna- (…) poi sotto forma di ‘grido del Popolo’ escluso dalla scrittura e ancor più tardi sotto il segno dell’inconscio (…) A ogni forma di questa enunciazione estranea corrisponde una mobilitazione scientifica e sociale: la colonizzazione civilizzatrice, la psichiatria, la pedagogia, l’educazione del popolo, la psicanalisi ecc.- restaurazione di scritture in queste regioni emancipate.

227 –[Rottura tra enunciato e enunciazione, scrittura e voce-> ETEROLOGIE = scienze dell’altro / 228- Favola come parola piena / 229- sulla traduzione: dalla favola al prodotto culturale/ scienze esatte vs eterologie  (Michelet e la voce del popolo, Freud e il piacere di Dora]

233- LEGGERE: UNA CACCIA DI FRODO

233- [Consumo artistico di massa e nomadismo / Luoghi di espressione e di simbolizzazione / 234- La pretesa dei mass media di dar forma alle pratiche sociali -> CONSUMARE = 1- DIVENTAR SIMILE; 2. APPROPRIARSI / Mito dell’educazione e politica culturale / il medium sostituisce il messaggio = pedagogia /dal testo scolastico al testo sociale: passività dei consumatori?

236- LA LETTURA NON E’ CHE UN ASPETTO PARZIALE MA FONDAMENTALE DEL CONSUMO. -> [ PRODUZIONE : CONSUMO = SCRITTURA : LETTURA]-> LA MODERNITA’ E’ LA SCRITTURA (Furet)

238- Il libro è un effetto (=una costruzione) del lettore /240- Il testo ha significato solo attraverso i suoi lettori /241- Il senso non è definito dall’intenzione del lettore -> L’uso del libro da parte di lettori privilegiati lo trasforma in segreto /Il senso letterale è l’indice e l’effetto del potere sociale di una elite / Il testo come riserva di caccia di una lettura autorizzata (vs caccia di frodo) / 242 –SCUOLA , STAMPA E TV COME DISPOSITIVI SOCIO-POLITICI DI CONTROLLO DELLE INTERPRETAZIONI / 243 [La lettura come attività sconosciuta: da una parte nasconde ciò che nonè conforme alla volontà dei padroni e dall’altro lo dissemina nella vita privata / L’attività del leggere sfugge alla legge dell’informazione, leggere significa essere altrove e creare una scena segreta -> il lettore è un creatore di giardini, si deterritorializza] 245 [SCRITTORE : LAVORATORE = LETTORE : VIAGGIATORE] LA SCRITTURA RESISTE AL TEMPO CREANDO UN LUOGO / 247- Un tempo il testo si manifestava attraverso la voce del lettore

PARTE QUINTA: MODI DI CREDERE

251- CREDIBILITA’ POLITICHE

251- [Inerzia vs energia delle convinzioni]

252- In prima approssimazione intendiamo per ‘credenza’ non tanto l’oggetto del credere (un dogma, un programma ecc.) bensì l’energia investita dai soggetti in una dichiarazione, l’atto di enunciarla considerandola vera -in altri termini una ‘modalità’ dell’affermazione e non il suo contenuto.

254- [I nuovi poteri hanno maggior forza e minore autorità/ I tecnici sono oggi vieppiù impegnati nel mantenimento dell’ordine e della sorveglianza]

256- [L’analisi dei lenti disinvestimenti con cui una credenza si ritrae dal mito / 257- l’individualizzazione delle credenze -> il cristianesimo spezza il sistema antico delle credenze, ovvero la credibilità religiosa del potere politico/La religione civile di Rousseau / caduta della dimensione spirituale del potere politico / 260Passaggio dai cristianesimi ai socialismi: nuova variante del credere rappresentata dai partiti di sinistra

261-I due dispositivi attraverso i quali una dogmatica si è sempre fatta credere: da una parte la pretesa di PARLARE IN NOME DI UN REALE che considerato inaccessibile è a un tempo il principio di ciò che è creduto (una totalizzazione) e il principio dell’atto di credere (una cosa sempre sottratta, inverificabile, mancante); dall’altra la capacità che il discorso autorizzato da un REALE, ha di distribuirsi in elementi ORGANIZZATORI DI PRATICHE , ovvero in ‘articoli di fede’. Queste due sfere tradizionali si ritrovano oggi nel sistema che combina la narratività dei media -un’istituzione del reale-con il discorso dei prodotti da consumare -una distribuzione di questo reale in ‘articoli’ in cui bisogna credere e che vanno acquistati. / 262- Cosa contrapporre a dei fatti? Non si può che inchinarsi di fronte ad essi e obbedire a ciò che significano, come davanti all’oracolo di Delfi. La fabbricazione dei simulacri fornisce così il mezzo per produrre dei credenti e dunque dei praticanti. [“L’oracolo di Delfi non parla, non dissimula, significa” Eraclito)]

263- La modernità dà a vedere ciò che bisogna credere [=fabbricazione dei simulacri]-> anche in passato si usava la finzione, ma nei teatri./ Rovesciamento del piano su cui si sviluppano le credenze: dal credere a ciò che non si vede al credere a ciò che si vede.

264- Una credenza sopravvive (…) alla smentita di tutto ciò che noi sappiamo sulla loro fabbricazione. Come diceva un telespettatore, “Se questo fosse falso, SI SAPREBBE”. Egli postulava cioè altri luoghi sociali in grado di garantire ciò che si sapeva essere finto e che gli permetteva ‘comunque’ di credervi. Come se la credenza non potesse più esprimersi tramite convinzioni dirette, ma soltanto attraverso la via indiretta di ciò che si presume altri credano. La credenza non poggia più su un’alterità invisibile nascosta dietro a dei segni, ma su ciò che altri gruppi , altre sfere, o altre discipline si suppone siano./ 266- Nella misura in cui questo strumento che ‘forma l’opinione’ [= affidarsi a ciò che credono gli altri] è manipolabile da coloro che lo detengono, si è in diritto di interrogarsi sulle capacità che offre di tramutare la ‘credenza’ in ‘sospetto’, se non in delazione (…)

267- L’INNOMINABILE: MORIRE

268- L’ozioso e il moribondo sono immorali perché non lavorano. / In questa combinazione fra soggetti senza azione e operazioni senza autore, tra l’angoscia degli individui e la gestione delle pratiche, Il moribondo riconduce la questione del soggetto all’estrema frontiera dell’inazione (…) Nel nostro mondo , l’assenza di lavoro è il non senso (…) il racconto occidentale del “c’è sempre qualcosa da fare”. Il moribondo è il lapsus di questo discorso. Esso è, e non può che essere, osceno (ovvero fuori scena), dunque censurato, privo di parola (…): innominabile. / La famiglia non ha più niente da dire. Il malato le viene sottratto dall’istituzione che si prende cura non già dell’individuo, bensì del suo male  (…) Spinto fuori da una società che, conformemente alle utopie di un tempo, ripulisce le case e le strade da tutto ciò che parassita la ragione del lavoro –i rifiuti, la delinquenza, l’infermità, la vecchiaia- il malato deve seguire la sua malattia là dove la si cura ,negli istituti specializzati  in cui viene subito trasformata in oggetto scientifico o linguistico estraneo alla vita e alla lingua quotidiana. Viene isolato in una delle zone tecniche e segrete (gli ospedali, le prigioni, le discariche) che sbarazzano i vivi da tutto ciò che frenerebbe la catena della produzione e del consumo e che, nell’ombra in cui nessuno vuole penetrare, riparano e smistano ciò che può essere rinviato alla superficie del progresso.

271- In effetti , nel corso di tutta la mia vita, posso infine credere solo alla mia morte (…)

273-Pratica della perdita di parola, la scrittura ha senso solo fuori di se stessa, in un luogo altro, quello del lettore (…) Da questa perdita nasce la scrittura: è un gesto del moribondo (…) La morte che non si dice può scriversi (…)/ Da questa scrittura ‘letteraria’ che si costruisce in rapporto con la morte, si distingue il sistema ‘scientifico’  (e anch’esso scritturale), che parte da una cesura fra la vita e la morte, e incontra quest’ultima come scacco, caduta o minaccia. Ci è voluta questa frattura affinché, dopo tre secoli [XVIII.XIX,XX ?] divenissero possibili discorsi pieni dell’ambizione scientifica , capaci di capitalizzare il progresso senza sentire la mancanza dell’altro. Ma ciò è stato possibile attraverso la loro trasformazione in istituzioni di potere.

274-[la grande utopia di una politica TERAPEUTICA .> POLITICA E POLIZIA MEDICA] ormai non si scrive più sul corpo è il corpo che deve trasformarsi in scrittura [controllo o scrittura del corpo vs morte]

275- E da ogni parte prolifera una letteratura intorno all’istituzione politica e terapeutica. Da Nietzsche a Bataille, da Sade a Lacan, questa letteratura che, dal XVIII sec. in poi, l’instaurazione del discorso ‘scientifico’ ha scacciato dal suo campo proprio e costituito come altro, segna nel linguaggio il ritorno del rimosso. / In una problematica scritturale legata alla capacità di non perdere nulla del tempo che passa, di calcolarlo e accumularlo, di mettere a frutto l’esperienza acquisita per fare del capitale il sostituto dell’immortalità (…)

276- LA DECADENZA DI UNA CIVILTA’ COSTRUITA SUL POTERE DELLA SCRITTURA CONTRO LA MORTE SI TRADURREBBE COSI’ NELLA POSSIBILITA’ DI SCRIVERE CIO’ CHE LA ORGANIZZAVA.

277- INDETERMINATE

280- A noi qui interessa ciò che avviene sotto la superficie della tecnologia e turba il suo gioco. Ovvero il suo limite (…) Gli ideatori di progetti conoscono bene questa sfera di comportamenti che chiamano ‘resistenze’ e che scompigliano i calcoli funzionalisti  (forma elitaria di una struttura burocratica) Non possono non accorgersi del carattere fittizio che un ordine viene ad assumere nel suo rapporto con la realtà quotidiana. Ma NON DEVONO AMMETTERLO.  Fare dell’ironia su questo negli uffici è un atto di lesa maestà e il colpevole ne verrà estromesso. / [Eufemismo di “Questa non è una pipa” che domina nel discorso dell’amministrazione e del potere]

281- Non rivolta circoscritta ma sovversione diffusa e silenziosa quasi gregaria [≈ diserzione, ammutinamento?] /[Spazi sociali stratificati, irriducibili alla loro superficie controllabile e manipolabile/ logica della produzione e punti di concentramento]

282- Il collage come sedimentazione di strati eterogenei

285- POSTFAZIONE DI DAVIDE BORRELLI

287- [Contenuti dei consumi culturali vs usi che se ne fanno/ Gli intellettuali non fanno altro che trasformare l’infelicità delle loro teorie in teorie dell’infelicità /IL PROGETTO DI UNA MICROFISICA DEI CONSUMI / Proliferante illegittimità tra le maglie dell’amministrazione panottica/ TATTICHE QUOTIDIANE VS ORGANIZZAZIONE OSSERVATRICE /Strategia e tattica come modalità del conflitto di potere / Crisi della credenza ed erosione dell’autorità / IL CONSUMATORE COME VIAGGIATORE E AFFITTUARIO / Dall’oggetto alla piattaforma (di servizi?) /OPERA VS PRATICA /296- Scena pubblica organizzata nella forma asettica della leggibilità /Nell’era digitale i corpi colonizzano il sistema dei segni /

298- Va precisato che per De Certau la nozione tradizionale di cultura popolare è una costruzione della cultura alta che tende a piegarla ai suoi interessi, mentre l’eterogeneità delle culture della vita quotidiana costituisce un fattore di rottura dell’omogeneità dell’alta cultura ufficiale. Dal canto suo Frow si rifà ampiamente alla concezione di cultura popolare di De Certau, ma sembra talora scivolare in una interpretazione scientifica e althusseriana della pratica. Un’interpretazione, dunque, che presenta anch’essa il rischio di usare strumentalmente le pratiche quotidiane al fine di articolare una certa prospettiva e agenda politica.

299- L’attività di consumo rimane invisibile [= IDIOTA, nell’accezione etimologica di privato, idiosincratico]

300- [Era dell’accesso telematico vs modello di divisione del lavoro promossa dal modello televisivo]/ Nello spazio de-territorializzato delle reti non esistono proprietà rigidamente recintate e protette da divieti di accesso / Sullo schermo TV non si può scrivere (De Certau)

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