Senza amicizia la vita non è vita (44 a.C.)

VIII- Lelio pensa che l’amicizia sia il massimo tesoro che un uomo può custodire nella vita e che questo ‘tesoro’ debba essere ‘anteposto a tutte le cose umane’; che l’amicizia sia superiore alla parentela: “perché alla parentela può togliersi l’affetto, all’amicizia no: tolto l’affetto l’amicizia non c’è più; la parentela invece rimane”; che la vera amicizia è quella che si sviluppa tra i ‘buoni’, dunque è strettamente legata alla virtù. Preferire gli onori, la potenza, la salute, le ricchezze, la gloria all’amicizia è un errore imperdonabile: le ‘cose umane’ sono precarie, deperibili, come la fortuna vanno e vengono; l’amicizia fondata sulla virtù è inestirpabile.(G. Montefoschi)

29- Alcuni le antepongono la ricchezza, altri la buona salute, altri la potenza, altri gli onori, molti anche i piaceri. Questa ultima cosa è propria delle bestie, le altre poi sono passeggere e incerte, poiché non tanto dipendono dal nostro senno, quanto dal capriccio della fortuna. Quelli poi che pongono il bene supremo nella virtù, fanno sì benissimo, però questa virtù stessa genera e mantiene l’amicizia, né l’amicizia senza la virtù in alcun modo può esservi.

37- L’amore, dal quale trae nome l’amicizia, è la prima spinta a volersi bene. Perché vantaggi se ne traggono si spesso anche da quelli che per opportunità del momento si coltivano e si corteggiano, con una simulazione d’amicizia; ma nell’amicizia nulla v’è di finto, nulla di simulato. Perciò l’amicizia mi sembra piuttosto sorta da natura.

43- In realtà egli [Scipione] affermava che nulla è più difficile che un’amicizia duri fino all’ultimo giorno della vita. Poiché spesso accade, egli diceva, che gli interessi dei due amici non coincidano, o che in politica non abbiano la stessa opinione; e si mutano anche spesso i costumi degli uomini, a volte per le avversità, a volte per l’aumentare del peso dell’età. E prendeva ad esempio di ciò casi analoghi della prima età, ché ardenti amori di ragazzi si depongono spesso insieme con la toga pretesta; e se invece li hanno fatti durare fino alla giovinezza, a volte son rotti per un contrasto o intorno a un partito di matrimonio o intorno a qualche bene che non possono tutti e due raggiungere contemporaneamente. Se poi alcuni sono andati anche più lontano nella loro amicizia , eccola tuttavia tante volte vacillare, perché si trovano in competizione per una magistratura: non c’è difatti peste più grande per l’amicizia che nei più la brama di denaro, nei migliori la lotta per le cariche pubbliche e per la gloria ; dalla quale spesso inimicizie grandissime sono sorte fra uomini che erano amicissimi. Gravi dissidi anche, e per lo più giusti, nascono quando si chiede agli amici qualcosa che non è onesto , di essere cioè o strumenti della soddisfazione di un nostro capriccio o aiuto a noi nel recare offesa a qualcuno ; e quelli che si rifiutano a ciò, sebbene facciano ciò secondo onestà, sono accusati di violare i diritti dell’amicizia da coloro a cui non vogliono obbedire. Quelli invece che osano chiedere qualsiasi cosa a un amico, colla loro stessa richiesta fanno capire che essi per un amico sono disposti a far tutto. E dalle rampogne di quelli non solo di solito sono spente pur antiche affettuose amicizie, ma anche sono generati odi che durano eterni. Queste fatalità, per chiamarle così, sovrastano all’amicizia, di modo che saperle evitare tutte gli sembrava un privilegio non solo della sapienza ma anche della fortuna.

57- Né sono da ascoltare coloro i quali vogliono che in certo modo la virtù sia dura e quasi ferrea. Mentre essa realmente è, come in molte altre cose, così nell’amicizia tenera e malleabile , tanto che ad uno, sia pur virtuoso, s’allarga il cuore per i beni di un amico , gli si stringe per i suoi mali.

59- E anzi mi pare tolgano il più amabile nodo che l’amicizia stringe quelli che fan sorgere le amicizie a causa dell’utilità. Non tanto infatti l’utilità che ci venga da un amico, quanto l’amore stesso dell’amico piace.

69- Ma [Scipione] si lagnava che in tutte le cose gli uomini fossero più diligenti; che capre e pecore, quante uno ne avesse lo poteva dire; quanti amici avesse, no; e che nel procurarsi quelle , sì che uno metteva impegno; nello scegliere gli amici, invece, s’era negligenti e non si badava a segni e indizi, da cui si discernessero quelli che fossero degni di amicizia. /Si devono perciò scegliere uomini di carattee, non volubili, costanti; della qual specie d’uomini v’è una gran penuria. Certo è difficile aver fatto la prova, ma la prova bisogna farla quando già si è amici. Così l’amicizia precorre il giudizio e toglie la possibilità di far prima la prova. E’ dunque saggio, come si frena la corsa, così frenare l’impeto dell’affetto , affinché usiamo dell’amicizia come di cavalli già messi alla prova, dopo aver già sperimentato in qualche parte i costumi degli amici. (…) E se anche se ne saran trovati alcuni che stimino cosa sordida anteporre il denaro all’amicizia, dove troveremo quelli che non antepongono all’amicizia onori, magistrature

65- Fondamento, poi, di quella stabilità e costanza che cerchiamo nell’amicizia è la buona fede [fides]: niente, infatti, che sia infido è stabile. Inoltre, è giusto che si scelga uno schietto, vicino a noi, e a noi affine, che cioè sia toccato dalle medesime cose che noi; e tutto questo concerne la buona fede [= è il valore che garantisce il rapporto tra le parti, tanto di rango uguale che diseguale; regola il matrimonio, l’amicizia, l’alleanza tra Stati; ed anche il rapporto tra patrono e cliente, fra vincitori e vinti. Esprime, in sostanza, la fiducia reciproca delle parti](…) Così diventa vero quello che ho detto al principio, che l’amicizia non può esistere se non tra le persone perbene. Ed è proprio di un uomo perbene, che anche si può dire saggio, osservare nell’amicizia queste due cose: la prima che non ci sia nulla di finto o di simulato: persino l’odiare, se si faccia apertamente, è più da uomo nobile che il nascondere il proprio pensiero dietro l’atteggiamento del volto ; la seconda , che non solo si respingano le accuse mosse da qualcuno all’amico, ma che noi stessi non si sia sospettosi pensando sempre che dall’amico sia stata commessa qualche mancanza. Bisogna che a ciò si aggiunga una certa dolcezza di parole e di modi, condimento nulla affatto mediocre dell’amicizia. L’aspetto arcigno, la serietà severa in ogni circostanza ha sì essa una sua gravità, ma l’amicizia deve essere un po’ alla mano , più sciolta e indulgente, più incline alla cortesia e alla cordialità.

77- Come coloro, che nel vincolo dell’amicizia e della parentela si trovano superiori, debbono sapersi mettere al pari degli inferiori, così gli inferiori non debbono dolersi dall’essere superati dai loro nell’ingegno, nella fortuna o nel prestigio. (…) Bisogna poi fare avere a ciascuno in primo luogo quanto tu possa ottenergli, in secondo luogo quanto colui che tu ami e aiuti possa sostenere. Non potresti infatti per importante che tu sia, far giungere tutti i tuoi alle più alte cariche, come Scipione, che potè far diventare console Publio Rupilio, e non il fratello di lui Lucio. Che se anche tu potessi far avere ad un altro qualsiasi cosa, bisognerebbe tuttavia considerare che cosa egli potrebbe sostenere. In generale si deve decidere sull’amicizia quando il carattere è formato e l’età matura, e non, se qualcuno nella prima giovinezza è stato amante della caccia o della palla, deve ritenere amici quelli che allora prediligeva perché avevano la stessa passione.

79- Diversità di caratteri mena con sé diversità di gusti, e la dissomiglianza di questi scioglie le amicizie; né per alcun’altra causa le persone perbene non possono essere amici ai malfattori, i malfattori alla gente perbene, se non perché tanta è tra loro la differenza dei caratteri e dei gusti, quanta può essere la più grande che vi sia.

81- Vi è anche una sciagura nel disfare le amicizie , ma talvolta inevitabile. (…) Tali amicizie si devono sciogliere allentando a poco a poco i rapporti e (…) piuttosto si devono scucire che strappare , a meno che non sia venuta fuori un offesa proprio intollerabile , sicché non sia né giusto né lodevole né possibile non romper subito ogni rapporto e farla finita. (…) Nulla è infatti più brutto che fare guerra con colui col quale tu sia vissuto in dimestichezza.

83- Insomma, l’unico mezzo di potersi guardare e premunire da questi difetti e guai è che non si cominci a voler bene troppo presto, e a chi non ne sia degno.

87- La sola fra le cose umane intorno alla cui necessità sono tutti unanimemente d’accordo, è l’amicizia (…) sull’amiciza, invece, tutti fino all’ultimo la pensano allo stesso modo , e quelli che amano scienze e filosofia, e quelli che fanno i fatti loro lontano dalla politica, infine quelli che si son dati interamente ai piaceri se vogliono, s’intende, vivere per qualche parte nobilmente: e cioè che senza amicizia la vita non è vita.

91- L’ossequio partorisce amici, la verità odio [Andria, Terenzio]

Infesta è la verità, se da lei nasce l’odio, che è veleno dell’amicizia; ma la compiacenza ossequiosa è molto più infesta, perché lascia andare l’amico alla rovina, essendo indulgente verso i suoi difetti; grandissima è poi la colpa di colui che disprezza la verità ed è spinto all’inganno dalla compiacenza. (…) Colui che ha orecchie così chiuse alla verità da non poter udire il vero da un amico , costui non si può sperar di salvarlo. E’ ben azzeccato il detto di Catone, come molti altri:”Rendono a certuni miglior servizio aspri nemici, di quegli amici che han l’aria d’essere dolci: quelli spesso dicono il vero, questi mai”. (…) sopportano con dispiacere d’essere rimproverati. E sarebbe dovuto essere il contrario: dolersi della colpa, godere della correzione. / Come è dunque proprio della vera amicizia ammonire ed essere ammoniti; e l’una cosa fare francamente, non aspramente, l’altra accoglierla pazientemente, non dispettosamente; così si deve ritenere che non c’è peste peggiore nelle amicizie che l’adulazione, la cortigianeria, la piaggeria.

99- Ognuno infatti vede chi scopertamente adula, a meno che non sia proprio senza testa; ma bisogna stare bene attenti che uno non si insinui con astuzia e di nascosto; e infatti non lo si riconosce molto facilmente.

103. In essa c’era l’accordo sulle questioni politiche, in essa il consiglio per gli affari privati, in essa infine un riposo colmo di dilettevoli svaghi. Mai io l’offesi, ch’io mi sia accorto, nella più piccola cosa, né da lui a mia volta udii cosa ch’io non volessi; una era la casa, medesimo il modo di vivere; di più il cibo preso insieme, e non solo fatto insieme il servizio militare, ma anche i viaggi e le villeggiature. E che dirò io degli studi fatti per conoscere ed imparare qualcosa , nei quali passavamo tutto il nostro tempo libero, lontano dagli occhi del popolo?

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