
14- 1. Le classi sociali da Marx e Weber ai nostri tempi: un breve excursus
16- Da società agricolo-artigianale e commerciale a società industriale -> Alla borghesia commerciale e artigianale cittadina si andò aggregando la classe imprenditoriale (capitalisti) [= consenso su una rappresentazione del sistema sociale già in Marx -> sfruttati e oppressi vs sfruttatori e oppressori-> diseguaglianze e ricomposizioni sociali prodotte dalla nuova società industriale-> capitalismo e colonialismo / Democrazie liberali della borghesia industriale ed estensione dei diritti politic/ Politicizzazione del sindacalismo operaio e marxismo-> internazionalismo socialista e movimenti rivoluzionari in Europa] / 18- Oltre a quella prodotta dalle classi c’è, secondo Weber, un’altra rilevante divisione del corpo sociale, quella dello STATUS (=onore, prestigio, stile di vita) che non è necessariamente prodotto da ricchezza e reddito, e che determina le stratificazioni ‘sociali’ [=’rango percepito’] potenzialmente divergenti da quelle della classe economica, ‘ove il raggrupparsi degli individui dipende dalla loro posizione sul mercato, che dipende dalla pr oprietà dei beni economici e dalle capacità lavorative (Weber)-> Lo status non comporta automaticamente l’appartenenza a una certa classe, influenza le scelte professionali ed è legato al ruolo, interferendo con la funzione di ogni individuo, dipendente dalla sua classe / Tanto lo status quanto la classe possono essere ascritti o acquisiti / Secondo Weber la scala sociale è influenzata da status, classe e potere (= influenza + controllo che gruppi e persone esercitano su gruppi e persone)/ IN EUROPA CLASSI PiU’ CRISTALLIZZATE CHE IN USA / 20- Classe operaia specializzata (=aristocrazia operaia) ≠ lavoratori non specializzati / Classe impiegatizia (di industria e terziario) ≠ lavoratori autonomi industriali e del terziario /Rapporto industria-agricoltura nel 2° dopoguerra / Il reddito come discriminante di classe / 21- Avanzamento economico e stratificazione sociale [≠struttura sociale] / Nella società Usa il conflitto si disperde nei gruppi di popolazione originaria (bianchi e neri, immigrati italiani e irlandesi, slavi, asiatici) / Corpo sociale Usa vs Europa, dove la maggiore uniformità sociale di origine rende più leggibile il conflitto di classe ->approccio analitico europeo (Marx e Weber) / Due prospettive della lotta di classe in Italia: 1. Socialdemocrazia e 2. Social-comunisti -> La dittatura del proletariato divide per sempre socialisti da comunisti / 23- Frammentazione di ceti e gruppi-> La disuguaglianza dei redditi potè così non essere ascritta al conflitto di classe che non trovò più riconoscimento / Tre dimensioni della stratificazione: 1. Economica: gruppi come classi-> reddito; 2. Dimensione culturale-> Gruppi come ceti (stile di vita) e 3- dimensione politica: gruppi come partiti / 24- Misurazione dell’omogeneità dei gruppi e delle relative gerarchie / 24- APPARTENENZA DI CETO = APPARTENENZA ALLA PROFESSIONE / 24-25- CLASSIFICAZIONE STATISTICA ≠ANALISI DELLA STRUTTURA SOCIALE /25 – Cristallizzazione classi (Marx, Ossowski, Aron) vs mobilità sociale -> Mobilità sociale orizzontale (senza cambiamento di classe o ceto) e verticale / E’ L’IMPERMEABILITA’ AL CAMBIAMENTO A RENDERE LA STRUTTURA DI CLASSE INSOPPORTABILE (vs gabbia di classi sociali meno stringente) /27- Sviluppo tumultuoso degli anni ’50 e ’70-> struttura di classe più frastagliata [vs omogenea?] se non frammentata [vs compatta?]/ Dahrendorf->’All’interno di ogni classe o ceto differenza tra chi comanda e chi è comandato –secondo gerarchie determinate da una serie di fattori- tanto che la proprietà (del capitale come della forza lavoro) finirà per non essere più fattore dirimente, a vantaggio delle funzioni per lo più acquisite’ / Davis e Moore sulla stratificazione a vantaggio di chi ha più meriti / 28- Funzionalismo e miriadi di sottogruppi sociali gerarchizzati -> divisione tra lavoro manuale e no + tecnici specializzati che fanno parte delle classi medie / 28- Rapporti di produzione vs lavoro manuale e no (divisione che sottolinea la sfera culturale)-> Pubblica amministrazione = lavoro direttivo vs lavoro esecutivo / Si fa fatica a far convivere insieme, capitalisti, imprenditori, dirigenti e professionisti: tutti accumunati da una divisione del lavoro che li pone al vertice della scala sociale, senza però nessun interesse di classe comune / Stratificazione sociale + struttura di classe/ 29- Dominio della politica sulle stratificazioni/ Idea di Dahrendorf della frammentazione vs cristallizzazione delle classi sociali / Oggi le cause di disuguaglianza sono date non tanto da stratificazione (senza più significato per mescolanza di regioni, di ceto, classe, genere, etnia, religione) quanto da caratteristiche individuali / 30- Due visioni del mondo: 1. Abbattere le barriere sociali originarie vs 2. Intervenire sui mercati per renderli più efficienti.
31- 2. Il dibattito sulle classi sociali in Italia negli anni Sessanta e Settanta
32- Stato liberale opera dell’élite vs operai che indirizzarono lo sviluppo nella direzione di una migliore distribuzione del reddito /33- Nel dibattito politico il riferimento alle classi fu sempre presente anche con scenari diversi da quello marxista -> sociologia come disciplina autonoma <- studi storici e filosofia politica / 34- Studi statistico-demografici su mobilità sociale / 35-Studi interpretativi vs analisi quantitative dei fenomeni / 36 – Gallino distingue tra fondamenti e dimensioni delle classi (ricchezze, potere, prestigio) -> Tre formazioni sociali: tradizionale, moderna e contemporanea / Intellettuali, tecnici, funzionari di Stato sono gruppi sociali o ceti, non classi /36- La piccola borghesia come quasi-classe in Sylos Labini / La classe [per Sylos Labini], anche se distinguibile in base all’origine del reddito, è ascrivibile alla professione, ovvero al settore di attività e al tipo di lavoro (dipendente o autonomo) in quanto darebbe luogo a una omogeneità di interessi /38- L’omogeneità di interessi derivava da condizioni di vita e dagli stili che ne conseguono, a caratterizzare la struttura di classe italiana di quel periodo [Anni ’50 e ‘60], che la tassonomia statistica non fa che codificare /39- IL CONTRIBUTO DI SYLOS LABINI FU IL PIU’ COMPIUTO TENTATIVO UNA STIMA QUANTITATIVA DELLE CLASSI IN ITALIA /Analisi delle classi in senso marxista (cfr. tripartizione delle teorie della struttura di classe proposta da Ossowski) vs funzionalismo economico (=Sylos Labini = analisi gradualista e post-weberiana) /40- Nei rapporti tra le classi è il rifiuto dello sfruttamento a determinare la lotta di classe / Ciò che distingue l’approccio marxista è che le classi sono considerate agglomerati attivi e non passivi (= chiave di lettura in più, che non si ferma alla mera descrizione (funzionale) /41- In Italia il vasto regno della piccola impresa e del’economia diffusa, di cui non c’è traccia negli altri paesi / Vecchia e nuova marginalità sociale ( che può bloccare il processo di modernizzazione) vs aspetti centrali della società / 42- Due aree garantite = ad alto grado di inclusione dentro il sistema della cittadinanza /RUOLO dei soggetti sociali = natura dell’attività + garanzie / ATTIVITA’ PRODUTTIVE (che generano valore) vs ATTIVITA’ RIPRODUTTIVE (della forza lavoro-> =famiglia, scuola,svago) /43- Strati spuri (che sono comunque strutturali) / La piccola borghesia ha un potere di ricatto nei confronti delle classi dominanti, perché controlla il proletariato marginale /LA SOCIETA’ SI VA CORPORATIVIZZANDO, CIOE’ LO STATO GARANTISCE UNA VASTA GAMMA DI STRATI SOCIALI ->Lo sviluppo è bloccato perché le classi dominanti trovano ciò conveniente / 44- [Negri e la categoria dell’operaio sociale = strati marginali /45- PROLETARIATO PRECARIO vs CLASSE OPERAIA CENTRALE / Stagnazione-> marginalizzazione-> Stato assistenziale = istituzionalizzazione delle marginalità-> Si allarga l’area delle forze non produttive e fuori del conflitto di classe, che possono essere così manipolate da Stato e politica -> Piccola borghesia artigianale industriale fuori del conflitto di classe
46- 3. Le classi sociali tra gli anni Cinquanta e Sessanta nella fotografia di Sylos Labini e degli altri: l’analisi quantitativa
48- Piccoli professionisti ( idraulici, elettricisti-> lavoro manuale) vs liberi professionisti (lavoro intellettuale) / Sui domestici nelle statistiche come piccoli borghesi e non come lavoro manuale / 49- Passare da categorie professionali a classi richiede una serie di ipotesi che non sono ininfluenti (vs Sylos Labini) / La sottoclassificazione dei gruppi basata su professioni, arti e mestieri (‘d’impostazione feudale e corporativa’) non permette di distinguere la posizione rispetto ai mezzi di produzione / 50 Borghesia stabile (in proprio e no) vs borghesia marginale.
50-La suddivisione in classi e sottoclassi proposta da Sylos Labini e riportata qui sotto

È stata messa in discussione da Braghin, Mingione e Trivellato (1978). La principale variazione da essi operata riguarda la distinzione tra classi (e sottoclassi) stabili e classi marginali. Nella suddivisione da essi proprosta la borghesia stabile comprende imprenditori, professionisti, dirigenti e funzionari, mentre la BORGHESIA MARGINALE include tutti i lavoratori in proprio e i coadiuvanti, cioè coltivatori diretti, artigiani, piccoli commercianti e bottegai, nonché i familiari che lavorano nelle loro imprese . Nel confronto con Sylos Labini la prima sottoclasse coincide sostanzialmente con la borghesia, mentre la seconda è la piccola borghesia autonoma. La sotto-classe che essi chiamano degli STRATI INTELLETTUALI include i soli insegnanti ( che per Sylos Labini fanno parte della piccola borghesia impiegatizia), mentre quella degli impiegati include gli impiegati sia pubblici sia privati di Sylos Labini. La classe operaia infine include la classe operaia stabile e quella marginale. Il PROLETARIATO così, nel senso più lato include impiegati e operai stabili e marginali. Questi ultimi includono i braccianti agricoli che lavorano meno di 200 giornate all’anno , gli operai in piccole unità produttive e quella quota di occupati precari data dalla differenza tra gli attivi risultanti dal censimento della popolazione e gli addetti risultanti dal censimento dell’industria e del commercio ( che non comprendono gli irregolari e i saltuari) 51-(…) Trigilia (…) distingue il proletariato in CENTRALE E MARGINALE, suddividendo quest’ultimo in proletariato PERIFERICO e PRECARIO. Secondo Trigilia il proletariato centrale è composto da salariati dipendenti di unità con più di 10 addetti e braccianti stabili, mentre quello periferico include i salariati dipendenti in unità con meno di 10 addetti e il proletariato precario include i lavoratori irregolari dipendenti e indipendenti di industria e servizi e i braccianti avventizi in agricoltura (il proletariato precario indipendente è quello risultante dalla differenza tra attivi e addetti nei censimenti). In un certo senso quindi i lavoratori del proletariato precario si distinguono da quelli del proletariato periferico per la loro maggiore precarietà (che risulta determinante per i processi di costituzione di classe)/ 52- Dal 1901 al 1951 diminuisce per Sylos Labini la classe operaia (e il suo nucleo più forte formato dai coltivatori diretti poveri) /53- 54 Il proletariato marginale tra il 28 e il 33%, proletariato centrale 17-21% /-> SITUAZIONE SOCIALE DRAMMATICA ALL’INIZIO DEL MIRACOLO ECONOMICO [proletariato marginale = esercito di riserva= salariati a basso costo-> ] Nel Meridione drammatica situazione di classe che sfugge a Sylos Labini-> FIN TANTO CHE LE SUDDIVISIONI DI CLASSE SONO ESPRESSE IN RIFERIMENTO ALLA CONDIZIONE PROFESSIONALE E’ INEVITABILE CHE QUELLI IN ALTRA CONDIZIONE NE SONO ESCLUSI [N.M. fuori dalle corporazioni professionali?]/ Con l’uscita dalla guerra le masse erano più povere, misere e derelitte di come erano 30 anni prima , il reddito indietro è tornato indietro di ½ secolo -> Soluzione autoritaria dell’élite in Italia vs equivoco liberale [->57- Fascismo = un paese stabilizzato, ancorché fermo e impoverito] / 59- Piccola borghesia urbana = ceto medio impiegatizio e autonomo / 61- Miracolo economico (anni ’50-’70) e rafforzamento della classe operaia / 62-PROLETARIATO CENTRALE, INTERSTIZIALE, TRADIZIONALE E PRECARIO
64- 4. Il dibattito si evolve: classi sociali, stratificazione, mobilità
/ 65- Neoliberismo degli anni ’80 /67- Il PCI raccoglie in sé il consenso della classe operaia e delle classi impiegatizie e medio-basse / PSI = classe operaia qualificata e ceti emergenti (= piccoli imprenditori, artigiani in nord est e e in nord ovest) -> il che provoca un orientamento interclassista anche nel PCI / DC= Sud + aree e fasce sociali tradizionali / ALLA FINE DEGLI ANNI ’80 DUE PARTITI DAL PCI -> Partito Democratico (riformista) e Rifondazione Comunista -> consenso tra i ceti urbani / Si riduce la base operaia e dei tecnici, si allargano impiegati e addetti ai servizi /68- Il 1992 segna un anno di svolta per il paese. Una crisi economica grave –con la svalutazione della lira, l’uscita dal Sistema monetario europeo (SME), una pesantissima ‘manovra’ del governo Amato – che si accompagna allo scoppio dello scandalo ‘Mani pulite’(finanziamenti illeciti a politici e partiti) / 69- [Paesi emergenti – globalizzazione – forza-lavoro sottopagata] / Nuova divisione internazionale del lavoro-> paesi emergenti vs paesi capitalistici -> IL MONDO DEL LAVORO VA MUTANDO E CON ESSO LA STRUTTURA SOCIALE -> Nuove tecnologie e società post-industriale (lavoro manuale vs servizi)-> Livelli di reddito e generalizzazione a tutti di stili di vita e consumi tipicamente urbani (e piccolo-borghesi)-> TUTTI SI SENTONO CLASSE MEDIA (= estensione della cultura di massa)/ Mobilità sociale verticale alta negli anni ’70-> poi orizzontale = precari a vita / 71- La classe di origine è la stessa per tutti? Vs generi, etnia, zona di origine, cultura / Classe operaia vs classi lavoratrici tutte (SX) / Classe media garantita (difesa diritti (SX) vs difesa libertà (DX) / Anni ’80 = ridimensionamento classe operaia centrale e allargamento classi periferiche, tanto piccolo borghesi che proletarie/ MODELLO NEOMARXISTA DELLO STATO DI HABERMAS / 73- Metà anni ’70- metà anni ’80 = processo di ricomposizione capitalistica / Dopo l’89 le classi sociali si dissolvono lasciando aperto il campo a una più neutra definizione di stratificazione sociale -> Dalle classi alla stratificazione sociale ( dove è importante la mobilità sociale) / STRATIFICAZIONE = DISUGUAGLIANZA DI DISTRIBUZIONE DI RISORSE MATERIALI E SIMBOLICHE = (GERARCHIA =DIFFERENZA ORDINATA VS ETEROGENEITA’) / L’idea di una società stratificata aggiunge una dimensione a quella delle classi, ovvero le rende più complesse, aggiungendovi livelli di differenziazione verticali (le sottoclassi) ma anche orizzontali (interne alle classi o trasversali ad esse -> per es. livello di qualificazione delle categorie professionali) /74- Si dice che non basta più parlare di operai e impiegati / Evolversi del sistema capitalistico al mutare della tecnologia e dell’organizzazione produttiva-> per rendere operativo il concetto di classe dal punto di vita empirico -> Tre dimensioni weberiane della stratificazione: 1. Economica (reddito); 2. Culturale (prestigio, risorse simboliche); 3. Politiche (relazioni tra gruppi sociali e rapporti di potere)-> Ogni dimensione definisce RAGGRUPPAMENTI o STRATI: 1. CLASSI (risorse economiche); 2. CETI (risorse culturali; 3. PARTITI (risorse relazionali) /76-Goldthorpe in Gb -> Classi sociali = situazione di lavoro + situazione di mercato:
| Posizioni = classi = ceti | |||
| Borghesia | Imprenditori | ||
| Liberi professionisti | |||
| Dirigenti | |||
| Classi medie | Classe media impiegatizia | Impiegati di concetto (lavoratori dipendenti non manuali a qualifica medio alta) | |
| Impiegati esecutivi (lavoratori dipendenti non manuali a qualifica medio bassa) | |||
| Piccola borghesia urbana | Artigiani e commercianti con dipendenti | ||
| Artigiani e commercianti senza dipendenti | |||
| Piccola borghesia agricola | Proprietari agricoli con o senza dipendenti (coltivatori diretti) | ||
| Classe operaia | Classe operaia urbana | Operai qualificati dell’industria e del terziario | |
| Operai comuni industriali | |||
| Operai dei servizi (lavoratori dipendenti a bassa qualificazione del terziario) | |||
| Classe operaia agricola | Braccianti , o lavoratori dipendenti del settore agricolo | ||
77-Suddivisione classica della società in tre classi / Proletarizzazione vs de-proletarizzazione : polarizzazione sociale .> dirigenti vs precari / 78- ESEC ( European socio-economic classification) -> 7 posizioni o classi 80- definite nel mercato / Macrocategorie occupazionali vs vere e proprie classi sociali / Problematicità delle fonti statistiche / 79- Dimensioni contenute delle classi alte negli anni ’60-> Poi espansione per 40 anni/ La classe media impiegatizia smetterà di crescere negli anni ’90 / Diminuzione dei lavoratori autonomi (prima agricoli poi terziari e industriali) / Tre classi operaie: 1. Lavoratori manuali qualificati dipendenti; 2. Operai di fabbrica (proletariato), 3. Occupati dei servizi / 80- Stagnazione a partire da anni ’90 / Paradigma culturalista (Bordieu?)-> tre risorse: proprietà, burocrazia (potere), cultura (stile di vita) /81- Paradigmi in cui le classi sociali appaiono frantumate, disperse, indefinite / Negli anni ’80 l’Italia passa nell’era post-industriale -> aumenta la domanda di posizioni tecniche e impiegatizie a media e alta qualificazione / 82- Cetomedizzazione e tecnica delle disuguaglianze economiche e sociali / CLASSI E POSIZIONI SOCIALI ASCRITTE ( vs acquisite per merito) / Mobilità sociale orizzontale [.> tutti i settori della stessa classe] / 83- Da una stratificazione e divisione di classe basata sull’ereditarietà a una basata sul merito (-> capitalismo democratico degli anni ’50 e ’60 / Ampliarsi delle classi medie impiegatizie, tecniche. Autonome vs ridursi della classe operaia dei lavoratori salariati / [ma negli anni ’80 la classe operaia non si riduce ma si amplia con lavori precari e subordinati -> Aumentano i redditi alti ma non quelli bassi.
84- Dibattito sulle cause delle disuguaglianze (trentennio del dopoguerra vs anni ’80)-> dipende: 1. Da condizioni professionali (Habermas); 2.dipende da differenziazione sociale; 3. Dipende solo da individualità -> Ipotesi frammentazione redditi vs cristallizzazione redditi /85- In ogni caso in una struttura sociale e in un’economia che hanno smesso di evolvere le posizioni sociali si sono irrigidite /[Il concetto di classe non è mai stato superato e(…) rimane come fattore di strutturazione della disuguaglianza vs multidimensionalità] -> Schema di classe vs schema multidimensionale nella spiegazione delle condizioni di vita -> ISTAT e situazione sociale del paese nel 2017 (≠ classe, ≠ strato vs gruppi DATA DRIVEN)-> CLASSI-STRATI vs CATEGORIE SOCIALI DATA DRIVEN /CLASSI = gruppi che condividono posizioni simili nelle relazioni di dominio, nella sfera dell’economia e del lavoro, e in quelle della distribuzione di vantaggi sociali (che determinano la condizione di vita delle persone) (≠ attori collettivi (Marx). ≠ ‘comunità di destino’ (Weber) / 88- Controllo dei mezzi di produzione e credenziali educative (=ritorno a Sylos Labini in forme weberiane] / Descrivere disuguaglianze senza indagare le cause strutturali /89. Classi elevate = istruzione + relazioni familiari -> Allargamento degli anni ’80, dopo ci sarà la crisi del 1992-1993 (strategie di chiusura) /90- Riduzione di artigiani e lavoratori autonomi con deindustrializzazione e delocalizzazione -> Max piccola borghesia autonoma negli anni ’70- ’80 / Frammentazione del lavoro dipendente / Anni 80 = fasce di lavoro precario e sotto remunerato + esclusi = proletariato post-industriale<- E’ il mercato del lavoro che è andato restringendo le condizioni di accesso a quella fascia di lavoro contrattualizzato, regolare e continuativo, lasciandone esclusa una fascia di giovani e donne che, in altri tempi, vi si sarebbe potuta inserire-> chiusura della classe operaia regolarizzata delle grandi imprese / 92- Proletariato non più dipendente ma a progetto e a tempo = disuguaglianze di reddito e di tutela /Dagli anni ’80 una situazione che si prolunga nei trent’anni successivi, piena di sperequazioni ( su reddito, scolarità, occupazione femminile e giovanile, mobilità sociale e individuale, risorse come tempo, salute, servizi sociali)se confrontata con Europa / 92- La classe sociale e dove si vive (geografia n.m.) sono ancora determinanti.
93- 5. Le classi sociali negli anni Ottanta: la fotografia si fa più sfocata
94-Sylos Labini su composizione sociale negli anni ’80 /NEI PRIMI ANNI OTTANTA TRAMONTA LA QUESTIONE AGRARIA E LA QUESTIONE OPERAIA , MENTRE VIENE IN RILIEVO LA QUESTIONE DEL CETO MEDIO (piccola borghesia autonoma vs piccola borghesia impiegatizia) / 95- Classe operaia industriale vs salariati del terziario /96 – Decisioni politiche su composizione di classe: 1. Favoreggiamento dei titolari di microimprese artigianali/commerciali + ostacoli alla grande impresa e grande distribuzione ; 2. Espansione artificiosa di pubblica amministrazione e colletti bianchi / Anni ’80-’90 -> lavori manuali vs lavori non manuali / 97 Le attenzioni governative passano da impiegati pubblici a professionisti / Dalla fine degli anni ’90 la struttura sociale italiana rimane la stessa per la fine di quei fenomeni di trasformazione e crescita economica che avevano promosso l’espansione dei ruoli occupazionali di stampo imprenditoriale, professionale, dirigenziale e impiegatizio [= ceti emergenti? N.m.] / 98- Blocco della mobilità sociale verso l’alto nella seconda metà degli anni ‘90/ 101- Nuova suddivisione in classi di Schizzerotto-Cobalti (anni ’80) ≠ Sylos Labini ->102 Schizzerotto-> Dagli anni ’90 a oggi la struttura occupazionale italiana rimane inalterata: analisi coorte di dati di nati tra 1900-1937-> borghesia 9,5% , classi medie: meno del 30%, classi popolari 60% ; analisi di coorte di dati di nati tra 1968-1987-> borghesia 17,9%, classi medie 30%, classi popolari 51% (se includiamo non solo operai ma anche proletariato dei servizi)-> Le classi popolari sono ancora amplissime ma il processo di terziarizzazione ha riguardato le componenti meno innovative / 104- Oggi è sempre meno facile accedere a classi superiori a quelle di appartenenza / Declino economico del nostro paese iniziato intorno alla metà degli anni ’90 / La maggiore fluidità del regime di mobilità è stata vanificata dalla chiusura delle classi medie superiori che ha fatto così emergere l’appartenenza generazionale come un importante fattore di strutturazione della disuguaglianza sociale -> Problema della disuguaglianza e problema delle classi /
105- 8. Cinquant’anni dopo Sylos Labini: le classi sociali contano ancora?
105- CHOW (inglese) =poveraccio, ‘comportamento rude, incolto’ -> ma la classe è importante e conta ancora oltre gli altri fattori di disuguaglianza, che sia il genere, il colore della pelle o la provenienza/PARLARE DI CLASSE = TERRITORIO MINATO / Dopo la crisi del 2008 la polarizzazione delle fasce di reddito ha rimesso tutto in questione [Dibattito su ‘cetomedizzazione’ e stili di vita signorili] / Rimozione del concetto di classe dalle disuguaglianze osservate /107 – ‘La questione dell’esistenza o meno delle classi è essa stessa una posta in gioco nella lotta delle classi’ (Bordieu) / PARLARE DI CLASSE SIGNIFICA EVOCARE UN IMMAGINARIO SOCIALISTA, ANACRONISTICO E DESUETO / 118- ‘Se la classe è la risposta, qual è la domanda? (Wright) / Il punto non è tanto se le classi esistano ancora, quanto che ne è cambiata la mappatura : impiegati esecutivi e lavoratori del terziario non sono più quelli di un tempo / Una classe lavoratrice che oggi comprende: precari, lavoratori part-time, dependent contractors, proletariato dei servizi + figli delle classi medie = animali digitali che vivono alla giornata / DA MOBILITA’ RISTRETTA A MOBILITA’ DISCENDENTE (VS SOCIETA’ SIGNORILE DI MASSA) / 109- Le classi non corrispondono solo a categorie occupazionali o a fasce di reddito, perché contemplano anche altri vantaggi e svantaggi, non solo simbolici o culturali, status e condizioni / In questo senso va detto che molto dello svuotamento del concetto di classe è venuto proprio da chi, a vario titolo, metteva in luce altre linee di marcamento e differenziazione, anche rispetto alla stessa identità sociale (ad esempio non solo operaia, anche donna, lesbica, immigrata). La classe non è più sufficiente a descrivere una discriminazione , una separatezza e quindi il potenziale del conflitto / TUTTAVIA LA DIFFERENZIAZIONE TRA CONFLITTO SOCIALE E CONFLITTO CULTURALE APPARE ARTIFICIOSA -> Lotte di classe e lotte per il riconoscimento (n.m. culturale) sono fenomeni sociali ambivalenti, che si integrano fra loro / POLITICHE DI CLASSE E POLITICHE IDENTITARIE SONO CONIUGATE / 111- E’ cambiata la geografia delle classi = sono cambiati i parametri o i criteri che le definiscono =PROBLEMA ANALITICO O SOCIOLOGICO / Def. di classi in Marx, Weber, Giddens = individui che condividono condizioni occupazionali e di salario e di vita omogenee (nel capitalismo industriale maturo) /112 – TARDO CAPITALISMO = terziarizzazione = ampliamento dimensionale di classi alte e medio alte basse + frammentazione di classi basse e medio-basse / 112- Frammentazione della rappresentanza sindacale = disarticolazione della forza contrattuale della classe operaia nel conflitto distributivo / Operai qualificati di grandi imprese ≠ operai non qualificati di piccole imprese [manovali?] ≠ dipendenti imprese dei servizi / Cambia identità sociale legata a situazioni di classe = CAMBIA IDENTITA’ DI CLASSE -> L’IDEA DI EMANCIPAZIONE DI CLASSE FINISCE PER INDIVIDUALIZZARSI PARCELLIZZANDOSI / Dal punto di vista classificatorio non è cambiato nulla -> la classe operaia è pur sempre la classe di coloro che sono alle dipendenze e non posseggono i mezzi di produzione + stabilità o cittadinanza piena / 113 – Capitale sociale e culturale posseduto vs capitale umano ed economico (Bordieu) -> Suddivisione in 7 classi recepita da Great British Class Survey: 1. Classe operaia tradizionale (traditional working class); 2. Classe dei lavoratori dei servizi emergenti (emergent service workers); 3. Precariato, che in definitiva propone delle sotto-classi che in parte inglobano fasce che erano incluse nella classe medio-bassa degli impiegati esecutivi e dei servizi (ancorché dipendenti). La classe media è ora rappresentata da 4. Lavoratori ben remunerati (new affluent workers); 5. distinti dalla classe media dei tecnici (technical middle class) che va ad aggiungersi a 6. Classe media consolidata ( established middle class) che è comunque distinta 7. dall’élite(quella che era chiamata borghesia) / 114- Le distinzioni di classe sono evidenti in 1. Livelli di reddito (e quindi condizioni e stili di vita); 2. Livelli di istruzione, 3. Location di residenza che varia nelle città; 4. Di capitale sociale e culturale [= relazioni + riconoscimento N.M.]. / 7 classi divise in 3 blocchi -> Cambia l’identità sociale dei tre blocchi = potenzialità politiche .> non c’è solo la dimensione economica (appiattita) ma anche le altre dimensioni sono importanti -> Un tecnico può guadagnare quanto un operaio , un lavoratore dei servizi emergenti quanto un lavoratore benestante. Ciò che varia, tra le classi, è il capitale sociale e culturale, ma anche il capitale ‘politico’, le reti e quindi le relazioni di dominio [= RELAZIONI DI GRUPPO, ETNICHE, LOCALISTICHE-> che determinano la mobilità sociale non più ascrivibile solo al capitale umano (le competenze)] . A seconda, si può essere nell’una o nell’altra classe , A PARITA’ DI PROFESSIONE E DI REDDITO-> LE CLASSI IN DEFINITIVA NON SONO SPARITE MA HANNO SOLO CAMBIATO ABITO / 115- Col primo decennio del nuovo secolo -> 1. Blocco di mobilità sociale in ascesa; 2. Frammentazione classe operaia e polarizzazione dei redditi nelle classi basse-> Oggi la classe operaia è tornata ad allargarsi (operai impiegati nei servizi +lavoratori nei servizi), la classe media a restringersi, l’elite stabile a chiudersi-> 1. La fine della mobilità ascendente rappresenta la chiave di ciò che è accaduto negli ultimi 25 anni (in economia bloccato il merito e le competenze non pagano-> e ciò spiega l’emigrazione dei giovani) 2. Ripresa accumulazione e profitti e contenimento dei salari -> aumento redditi da capitali vs stagnazione salari / 116-117- I confini tra le classi si sono fatti più rigidi , con la sola differenza che ora sono meglio camuffati /117- Il passaggio da un’economia industriale a una post-industriale ha significato, tra le altre cose, un’evoluzione dall’industria fordista-taylorista a una più disarticolata per fasi e processi , con l’emergere dell’outsourcing e delle ‘catene di fornitura’ (VALUE CHAINS)/117- Diminuzione del numero di addetti per ragioni tecnologiche (cambiamenti di processo) ed economiche ( riduzione del valore aggiunto totale) a cui non ha sempre corrisposto un calo della produttività, una diminuzione di valore aggiunto per addetto (anzi!) / Il fordismo è stato applicato anche nei servizi (McDonald) -> contenuto ripetitivo e stabilità minima dei contratti /117 – 2008-2013 = Grande Recessione_> L’Italia non ha mai più raggiunto il PIL del 2007 /118- Hirsch, I limiti dello sviluppo (1981)-> L’affermazione di una cultura ‘posizionale’-ovvero in cui la posizione è segnalata dal tipo di consumi, non solo dal loro livello-avrebbe necessariamente portato a un tipo nuovo di scarsità (il valore è inversamente proporzionale alla diffusione) perché, in definitiva, i beni posizionali sono per loro natura scarsi /Meritocrazia che non funziona-> non equalizzatrice ma in cui non tutti possono accedere a credenziali educative sufficienti a competere / Lavori dipendenti a tutti gli effetti contrattuali ->Segmentazione tra lavoro standard (dipendente) e lavoro non-standard (precario, a termine, a tempo parziale, senza protezioni) [= classe operaia + lavoratori non manuali esecutivi-> Questo tipo di lavoro oggi in Europa interessa ¼ dei dipendenti ] / Precarietà ( =condizione di classe con effetti su opportunità) = risultato o effetto di 3 elementi: 1. Rapporti lavorativi instabili;2. sostegni pubblici inadeguati o assenti in caso di disoccupazione; 3. Vulnerabilità familiare per basse retribuzioni / Ci sono precari dipendenti e autonomi (self-employed-DSE = autonomi che non possono determinare i compensi del loro lavoro-> ¼ della forza-lavoro in Italia) / Il precariato è la nuova condizione ‘proletaria’ contemporanea che fa parte tanto di classe operaia quanto di classe impiegatizia medio-bassa / 119- Terziarizzazione = divisione della classe operaia in due segmenti -> Classe operaia sempre più chiusa + precari che non hanno mai definito la loro posizione in termini di classe per diversità di posizioni individuali e mancanza di un referente collettivo /120 Classe operaia = precariato per criteri definitori /121- SONO OPERAI I MIGLIAIA DI LAVORATORI OCCUPATI NEL TERZIARIO, NELLA MANUTENZIONE, DISTRIBUZIONE, RISTORAZIONE COLLETTIVA, NELLE PULIZIE-> FIGURE CHE SVOLGONO MANSIONI ESECUTIVE, RIPETITIVE, DEQUALIFICATE / La classe operaia non si è dissolta ma ad essa sono andati ad aggiungersi i lavoratori dipendenti, esecutivi , non industriali e non garantiti-> Queste figure confluirebbero nella NEOPLEBE di Perulli e Vettoretto che è però categoria troppo composita(…) 122- Un insieme di persone troppo comprensivo unificate da ‘insicurezza, incertezza, impatti della digitalizzazione e della immigrazione, declino del prestigio di classe e dell’identità di classe o ceto’-> [neoplebe ≠ classe] /122- Dagli anni ’60 processo di allargamento delle classi medie [classe creativa+élite] = Anni della società dei consumi, urbanizzata e industrializzata (piccola borghesia)-> ‘grande imborghesimento’ (Pasolini)-> Nei due decenni successivi quel processo di spostamento verso le fasce alte rallenta = un minore aumento dei redditi. La promessa secondo cui tutti sarebbero diventati ‘borghesi’ non si realizza (De Rita)->124- MANCATO SALTO DELL’ECONOMIA ITALIANA VERSO UN’ECONOMIA AD ALTO CONTENUTO TECNOLOGICO ED ESPANDERSI DEI SERVIZI A BASSO CONTENUTO TECNOLOGICO / >Ora si comincia a dire che le classi medie vanno sparendo, come aveva previsto Rosenthal nel 1985 per la de-industrializzazione / 125- Caratteristiche della MIDDLE CLASS americana ≠ classi medie (al plurale) al centro della stratificazione come aveva previsto Sylos Labini nel 1974 / Ceto medio ≈ middle class americana -> Per i sociologi la nozione di CETO richiama differenze e gerarchie associate ad appartenenze culturali, a stili di vita, ma anche a definizione politica di condizioni sociali / Anni d’oro dello sviluppo industriale e consolidarsi di un ceto medio omogeneo, ancorché diviso in classi (quelle che Sylos Labini chiama piccola borghesia autonoma e piccola borghesi impiegatizia) /126 Crisi anni ’70 -> Superata da de-industrializzazione liberista e terziarizzazione con crescita del ceto medio -> Poi crisi del ceto medio negli anni ’90 ->Knowledge economy e scivolamento da middle class a working class -> Nei primi anni 2000 si inizia a parlare di ‘fine del ceto medio’ = crisi sul piano di identità e fiducia -> 126- Nel 2014 De Rita parla di crisi della società di mezzo ->Quella che era cresciuta intorno ai corpi intermedi tra la società e lo Stato (sindacati, associazioni di categoria, organizzazione civiche) /127- La cetomedizzazione era stata oltre a un fenomeno puramente di classe anche una ‘borghesizzazione’ dei modi di vita-> Svolta neoliberista nell’economia e perdita di influenza dello Stato, che porta anche la classe operaia ad uscire dal campo protetto ‘della contrattazione collettiva alle praterie selvagge della contrattazione individuale / Abitudini generate dal consumismo: indebitamento privato, doppia o tripla auto per famiglia, seconda casa e viaggi all’estero, spese voluttuarie e gadgets elettronici -> Smantellamento della struttura occupazionale che coinvolge classe operaia e classi medie -> per es. smantellamento del settore pubblico / Quando arriva la Grande Recessione (in Italia 2008-2013) tutti questi effetti esplodono con violenza = fine ampliamento ‘classe media’ e ‘secessione’ dei ceti superiori -> Globalizzazione dell’economia in cui gli unici a guadagnarci sono i capitalisti, i possessori di capitale-> Globalizzazione e venir meno delle funzioni di tutela dello Stato sulle garanzie occupazionali /129- Il principio per cui ciò che è bene per l’economia è bene per tutti e ciò che è bene per il capitale e per l’élite che lo possiede è bene per l’economia / Fronte della borghesia più sicuro di sé vs classi lavoratrici atomizzate e polverizzate e classi medie chiuse a difesa del loro status /130 – SI CREANO BARRIERE DI CLASSE E TERRITORIALI CON CITTA’ FORTIFICATE DALLA TERZIARIZZAZIONE DELLA NEW ECONOMY /In definitiva classi medie = classe operaia -> continuano ad esistere ma hanno cambiato abito /Nel discorso pubblico la descrizione del corpo sociale come qualcosa di suddiviso in classi ha sempre avuto un forte portato ideologico (fin dai tempi di Marx) /131- [Dopo Marx (da Weber in poi) alle due classi di base si aggiungono sottoclassi determinate da reddito e status] Anche Marx aveva descritto una terza classe di ‘mezzo’ composta da impiegati e dirigenti d’azienda, tecnici, pubblici dipendenti, commercianti e finanche artigiani e contadini /132- CIO’ CHE RESTA OGGI CENTRALE E’ IL RAPPORTO TRA IL LAVORO DIPENDENTE NELLE SUE VARIE FORME E CHI LO COMANDA, E LE VARIE FORME DI QUESTE RELAZIONI / Oggi working class = classi lavoratrici = lavoratori dipendenti di ogni tipologia -> operai e impiegati, lavoratori salariati manuali e non manuali, qualificati e non qualificati, + ‘dipendenti mascherati’ vs capitalisti, imprenditori, lavoratori autonomi e indipendenti -> Il lavoratore dipendente non comanda il lavoro che deve svolgere, né il tempo, né le condizioni in cui può svolgerlo – mentre il lavoratore indipendente queste libertà le ha /133- La ricchezza, il reddito non determinano la classe, ma ne sono la MANIFESTAZIONE. Non possiamo risalire alla classe di appartenenza guardando solo al reddito / Coscienza di classe = i lavoratori divengono coscienti delle loro comuni rimostranze contro i capitalisti /135- Al di là della sociologia (…) l’importanza dell’identificazione di classe della classe operaia resterà un tratto significativo del discorso pubblico fino almeno agli anni ’70 -> Conflitto distributivo tra capitale e lavoro /136- Buona parte del conflitto sociale in Europa si può leggere come un risultato del conflitto sociale tra operai e imprenditori/ [Negli Usa tutto è stato fatto per contenere il conflitto di classe nei limiti delle pure rivendicazioni salariali] / Svuotamento del conflitto distributivo grazie al superamento ‘culturale’ del concetto di classe e omologazione dei salariati al modello consumistico -> valori e stili di vita delle classi medie come ideali da perseguire e come obiettivo sociale / 137-138- Oggi l’idea di una coscienza di classe è decisamente obsoleta perché la disarticolazione radicale della struttura sociale ha disarticolato la rappresentazione e la rappresentanza politica / Anni ’60 Statuto dei lavoratori -> poi anni ’70 diffusione piccola impresa: il padronato ha buon gioco con inflazione e decentramento/ Con anni ’80 di de-industrializzazione e post-industrializzazione la classe operaia perde rappresentatività ->139- All’idea di classe operaia come ideologia subentra quella della middle-class / 138- Anni ’60 Statuto dei lavoratori – Anni ’70 distretti industriali e piccola media impresa – Anni ’80 de-post-industrializzazione /139- Dall’ideologia della classe operaia all’ideologia della middle class (=valori e stili di vita piccolo-borghesi) / Passaggio dalla centralità della classe operaia alla centralità della classe media, che è aggregata perché nega il conflitto, è lenta ma inesorabile /’Noi siamo tutti middle class’ diventa l’orizzonte che permea, a destra come a sinistra, tutte le forze politiche /E’ il mantra del capitalistmo democratico,nessun conflitto uguali opportunità per tutti , tutti possono far parte del ceto medio, ‘basta volerlo’ (ma quest’illusione sparirà dopo un declino, con il restringimento delle possibilità di ascesa lungo la scala sociale)-> CRISI DEL 2008 = FINE DEL CETO MEDIO -> Invece di impuntarsi sulle conquiste delle classi lavoratrici (che sono divisive per la memoria delle battaglie socialiste) ci si è impuntati sulla difesa delle classi medie / Nella massa omogenea del popolo di mezzo possono emergere tutte le diversità (genere, etnia, provenienza) mentre se fossimo tutti ‘classe lavoratrice’ vorremmo essere tutti ‘padroni’/[Due idologie?] La classe media è in sostanza quello che il capitalismo sarebbe stato se le sue tendenze intrinseche non lo avessero rovinato ed a quello si potrà tornare se mettessimo la classe media al centro, richiamando la classe dominante alla sua funzione sociale / [UNIVERSALITA’ DELLA CLASSE MEDIA = SOCIETA’ SENZA CLASSI] / Quanto sia stato falso il MITO DELLA MOBILITA’ SOCIALE che ha guidato lo sviluppo capitalistico allo scopo di delegittimare il conflitto di classe e mantenere la stratificazione, ancorché mobile, ineluttabile / 141 [Middle class = NORMALITA’= INDIVIDUI CHE SI IMPEGNANO COSTANTEMENTE A MIGLIORARSI E A INVESTIRE, BEN OLTRE QUANTO SIA NECESSARIO A MANTENERSI (=logica di sviluppo neoliberista vs Stato) /141- Da middle class come ‘comunità di interessi’ (Max Weber) a norma dell’autodeterminazione individuale -> Le chance di successo dipendono da noi = negazione che ci sia la possibilità che i nostri insuccessi possano dipendere altro che da noi -> Non ce la facciamo non perché non ne eravamo capaci ma perché eravamo in condizione di inferiorità-> OCULATEZZA DI INVESTIMENTI vs PERSISTENZA DI CONDIZIONI DI DISAGIO / In realtà i nostri sforzi non fanno che dare carburante all’accumulazione degli ultraricchi, perché niente mette in discussione l’abituale distribuzione delle risorse /142- Si è alimentato il mito che in una società senza classi, ciò che conta per l’ascesa individuale è il merito, la competenza, la predisposizione, l’impegno e null’altro / [FLESSIBILITA’ = INSTABILITA’ DEI RAPPORTI DI LAVORO-> PRECARIETA’ STRUTTURALE = MARE MAGNUM DELLA MIDDLE CLASS] / La più grande vittoria della classe dominante è stata di far credere agli altri di non esistere (Gallino) / Le classi esistono ancora ma i loro confini sono stati individualizzati al punto che non se ne intravede più la comune appartenenza, nella moltiplicazione delle linee di diversità.
144- 7. Una sintesi quantitativa: Le classi sociali in Italia oggi
144- Il punto sulle classi oggi: 1. Classificazione; 2. Distribuzione redditi; 3. Altre disuguaglianze /148- Le categorie di Sylos Labini sono troppo rigide e c’è bisogno di una classificazione più fine (qualità professioni, tipologie di contratto, def. di lavoro operaio-impiegatizio, suddivisione tra lavoro garantito e lavoro precario).

149- Due punti importanti: 1. ‘Non sono tutti ceto medio’-> c’è una classe medio-bassa consistente e i ceti medio alti pesano per più di ¼ [la precarietà riguarda 1/3 degli occupati tra tempo determinato e tempo parziale /2. Nel 2023 la distribuzione del reddito mostra che le disparità non sono diminuite, ma anzi si sono cristallizzate / /150-Reddito medio familiare tra il 1987 e il 2020 -> tra € 31.000 e € 37.000 -> Sono dunque trent’anni che il reddito medio delle famiglie è fermo / 152- Oggi al quintile più ricco va il 48,8% del reddito totale / L’Italia mostra di essere tra le democrazie mature , quella al più alto indice di disuguaglianza / 153- Per le categorie più basse della scala sociale –operai e impiegati- il reddito [nel 2016-2020] è cresciuto meno che per le categorie più alte –impiegati direttivi e dirigenti- anche se per gli imprenditori cresce meno dei professionisti, perché includono [statisticamente] i lavoratori autonomi / L’affermazione che la middle class in termini di reddito si è ridotta è in parte vera [= polarizzazione tra borghesia e piccola borghesia] /155- [Tra il 2004 e il 2006] aumenta la mobilità ascendente della classe più bassa e quella discendente delle classi medie e medio-basse, mentre tanto la classe medio alta che la classe alta si confermano più chiuse / 156- Gli operai come i pensionati sono più distribuiti tra le varie classi [spalmatura], gli impiegati tendono a spostarsi verso le classi alte, mentre tra dirigenti e imprenditori c’è un più denso movimento verso l’alto, al contrario degli autonomi che tendono a scendere verso il basso / 157- Redditi familiari medi: operai ≈€ 30.000; impiegati ≈€ 40.000; dirigenti ≈€ 90.000; pensionati ≈€ 29.000 /

I redditi da capitale (titoli, affitti) non sono indifferenti: la ricchezza è concentrata / I 2/5 delle famiglie possiedono solo il 4,6 % della ricchezza netta cumulata dal paese / 158- Se c’è una ragione per cui anche operai e impiegati hanno redditi alti questa è senz’altro da addebitare ai redditi da capitale (=borghesizzazione = stili di vita da proprietari e redditieri che si sono estesi anche alle classi popolari) / 157- L’istruzione è stata da sempre un potente veicolo di mobilità sociale e lo è stata anche nel secondo dopoguerra italiano/ 160- Nel censimento del 1951 gli analfabeti erano il 12,9% e 7 milioni e mezzo di italiani, il 18%, non ha licenza elementare / 70 anni di progresso dell’istruzione:
| Nel 1951 il 59% della popolazione (25 milioni) aveva solo la licenza elementare: operai e contadini erano maggioritari |
| Poi l’industrializzazione aumenta la domanda di figure qualificate |
| Vent’anni dopo, nel1971, analfabeti ridotti al 5,2% , il 27% di alfabeti privi di titolo |
| 1991- Sul mercato del lavoro arrivano i baby boeme (= i nati tra gli anni ’50 e ’60) |
| 2001- Raddoppiano i laureati (7,5) |
| 2011- Laureati = 11,2% |
| 2021- Il 48,3% degli italiani ha solo la licenza media |
162- Perché oggi solo la metà degli italiani ha un titolo di studio spendibile sul mercato del lavoro? / Nel 2021 i maschi sono il 45% dei laureati / 163-Le diseguaglianze educative (= disparità dei livelli di istruzione= varia per il sesso e la zona di origine -> dipende da origine sociale ) / [Studiare la distribuzione della variabile in tre gruppi di età (coorti): anziani, adulti, giovani-> Studio di Schizzerotto –Cobalti sulla mobilità sociale ] /164- L’istruzione è una significativa ‘risorsa di dominio’, perché non si può spiegare altrimenti la crescita nel tempo dei titoli di studio superiori (nelle classi più alte) / I titoli di studio sono credenziali di accesso per posizioni occupazionali dirigenziali, burocratiche e impiegatizie, ma anche tecniche-> Se si confrontano ad esempio la classe media impiegatizia e piccola borghesia urbana esse hanno posizioni simili nelle relazioni di dominio e anche redditi simili, ma pongono un’attenzione diversa ai livelli di istruzione. Mentre infatti per accedere alla classe media impiegatizia un livello alto di istruzione è necessario, non sempre lo è per accedere alla piccola borghesia urbana, per la quale è altresì necessaria la proprietà dei mezzi di produzione [artigiani, commercianti, trasporti e servizi]165- Non sembra essere stata messa in opera una sistematica riduzione delle disuguaglianze dei destini formativi (se non la riforma della scuola obbligatoria e la riforma della scuola media del 1962) /166 – La lettura meritocratica del miglioramento del livello di istruzione non funziona /167- Il figlio laureato di un operaio avrà molte chance di salire la scala sociale, ma quante chance di laurearsi avrà il figlio di un operaio? / ISCED-> Lower secondary education (licenza media), Upper secondary education (diploma superiore), Tertiary education (laurea e titoli superiori) / Nel 2011 la distribuzione degli occupati secondo i tre livelli di istruzione era: 35%, 47%, 17,9% / Una prevalenza dei titoli superiori al crescere della scala delle professioni / 169- E’ ancora presente una correlazione altissima tra categoria professionale e titolo di studio/ 170- [Indagine ISTAT su avanzamento sociale dei soggetti laureati] /171- Esiste un pattern evidente nei livelli di istruzione degli intervistati che dipende dalla categoria professionale del padre -> per le professioni in cui la carriera dipende dal titolo di studio c’è una chiara dipendenza ( lauree per figli di dirigenti); per le professioni in cui la carriera dipende anche (e forse soprattutto) da altro, come la proprietà dei mezzi di produzione e il lavoro in azienda, il titolo di studio appare come un investimento meno importante; per le classi basse, infine, la promozione sociale attraverso il titolo appare ancora legata principalmente al diploma/ 172- C’è poca mobilità nei casi in cui la proprietà dei mezzi di produzione è importante / 173- Sulla carta l’accesso a ogni livello di istruzione dovrebbe essere garantito a tutti e, in linea di principio, possibile a tutti . Ma come ben sappiamo l’istruzione ha un costo. Il capitale umano che acquistiamo studiando, lo otteniamo investendo tempo e denaro / 174- Gli italiani destinano per le spese di istruzione una parte infima del loro reddito /Spendono più per l’istruzione le famiglie in cui il capofamiglia è laureato (il doppio di quelle in cui il capofamiglia è diplomato, quattro volte tanto quelle in cui il capofamiglia ha solo la licenza media)/ Le classi medie e medio-alte spendono di più, investono di più in capitale umano. Operai e lavoratori salariati, tra i quali i laureati sono in minor numero, spendono di meno per i loro figli di quanto non facciano impiegati, dirigenti, imprenditori e liberi professionisti, rendendo così difficile la mobilità sociale verso l’alto dei loro figli/ 175- Nel 2020 il reddito familiare di un laureato era 2,72 volte quello di una famiglia di un possessore di licenza elementare, 1,8 volte quello di uno con la licenza media, 1,46 volte quello della famiglia di un diplomato / 178- Per mettere su famiglia bisogna essere per lo meno diplomati (meglio laureati) e lavorare in due/ 177-[Sulla povertà relativa] / Istruzione e grado di persistenza nella classe di appartenenza tra generazioni/ 178- L’Italia è uno dei paesi OCSE con il più basso livello di istruzione medio / In Italia l’immobilità intergenerazionale nei livelli di istruzione appare elevata.
179- Dopo quanto osservato sopra relativamente a classi sociali, distribuzione del reddito e livelli di istruzione vi sono almeno altre tre dimensioni che vanno esplorate per avere un quadro completo della struttura di classe oggi in Italia, con la quale si intersecano: 1. L’inattività (le classi sono definite dalla struttura occupazionale, ma vi è una fetta consistente del corpo sociale che non ha occupazione); 2. Il genere; 3. La zona di residenza/ 180- Le forze di lavoro nel 2023 crescono più per l’innalzamento dell’età media che per l’aumento della popolazione / Il tasso di partecipazione femminile al mercato del lavoro è aumentato negli ultimi 70 anni / Quasi 11 milioni nel 2023 ( 42,8%) /La quota dell’occupazione dipendente sul totale dell’occupazione femminile è costantemente in aumento ->81,7% nel 2011 (mentre per gli uomini il 70% / [PROFESSIONI INTELLETTUALI VS PROFESSIONI TECNICHE / [Uomini con occupazione 13 milioni vs donne con occupazione 10 milioni] / Le donne prevalgono nelle classi medie impiegatizie / Il ceto medio impiegatizio è più ‘rosa’ di quello autonomo / In 35 anni (1983-2018) il salario è rimasto sostanzialmente fermo e quello delle donne è sempre pari a 2/3 di quello degli uomini (dati INPS) / 183- All’aumento della partecipazione femminile al mercato del lavoro non ha corrisposto un aumento assoluto (o relativo) dei salari reali delle donne -> ‘compressione dei salari’, ‘femminilizzazione del mercato del lavoro’, ‘deindustrializzazione e aumento dei servizi’, ‘divergenza geografica’, ‘diseguaglianze crescenti’ -> a causa della deregulation dei contratti di lavoro e della loro moltiplicazione /184- ‘Segregazione occupazionale delle donne’ per gap salariale e precariato / Le classi sociali sono ancora la principale determinante della diseguaglianza, nonostante il ruolo giocato da genere, età, zona di provenienza /186- Oggi il 31,9% delle donne occupate ha un lavoro vs 18,8% degli uomini/ 189- Per quanto riguarda la mobilità intergenerazionale possiamo dire che conta più la classe che il genere , anche se il divario di classe si è ridotto.
189- Negli anni recenti si è accentuato il fenomeno dell’inattività e della mancata partecipazione al mercato del lavoro / Le donne sono la componente maggioritaria della popolazione inattiva (per ‘stereotipi di genere’) /190- Gli inattivi -quelli che non fanno parte della forza-lavoro- includono bambini, studenti, pensionati e casalinghe, ma includono anche persone che sono deliberatamente ‘non in education, employment or training’ (oltre 15 anni =età lavorativa) -> in Italia 25 milioni e 600 mila inattivi / 191 [Inattivi = tutti coloro che non hanno un’occupazione remunerata] / Nel 2020 il tasso di inattività è aumentato a tutti i livelli di istruzione / Tra il 1993 e il 2023 il tasso di inattività di diplomati e laureati, sia uomini sia donne, aumenta/ Il tasso di inattività oggi ->Motivi: disoccupazione, studenti, casalinghe, pensionati / L’inattività risulta anche dalla congiuntura= andamento del mercato del lavoro / Non pare però esservi correlazione tra tassi di inattività e tassi di disoccupazione / 195- FORZA LAVORO POTENZIALE / 196- Motivazione dell’inattività ( dallo scoraggiamento-sfiducia ai motivi familiari = discriminazioni di genere) / 197- Fenomeno NEET (=indice della questione giovanile) = difficoltà di rapporto tra giovani e sistema di istruzione, e tra sistema di istruzione e mercato del lavoro, titolo di studio e occupazione -> difficile stabilità e precarietà del lavoro [deficit individuali (indolenza, crisi valoriale, disimpegno) vs diseguaglianze strutturali] / L’appartenenza ai NEET non è questione generazionale, è questione di genere, origine, classe / Oggi un giovane su 3 non ha lavoro/199- Il fenomeno NEET però non ha riguardato solo quei giovani dei ceti medi che potevano rimanere in famiglia, ma le tante schiere di giovani alla ricerca di un’identità sociale, che né il mondo del lavoro, né il mondo della scuola e della formazione sanno più offrire. E’ così cresciuta nel tempo quella fascia di persone che risultano non più studenti, né apprendisti o traineers, né occupati, ancorché saltuari o precari, i NEET / I NEET = 1 milione nel 2004, 917 mila nel 2022 /Più di un giovane tra i 25 e i 34 anni, oggi, non lavora e non studia / Oggi il 41% degli uomini NEET è disoccupato, contro il 23% delle donne / Solo negli anni più recenti si è avuta un’inversione di tendenza: oggi in Italia 1 giovane su 5 è NEET -una delle quote più alte in Europa / Oggi i laureati sono meno NEET = L’istruzione è una chiave per appartenere alla società, per avere una collocazione lavorativa / [Organizzazioni familiari basate sul MALE BREADWINNER] / 203- Studiare non è sempre sufficiente a trovare un posto di lavoro e una posizione sociale confacente alle aspettative e la famiglia di origine pesa molto sulla possibilità di trovarne una, il che rimanda alle reti e ai legami sociali che evidentemente hanno un ruolo rilevante, che mette in questione l’assunto che ciò che conta è il merito, acquisito con l’istruzione.
204- [Divari territoriali = differenze strutturali tra le varie zone del paese, specie in Italia] / Possiamo parlare di una differente struttura sociale nelle tre o quattro aree principali del paese? / Secondo Sylos Labini il paese è diviso in quattro classi: borghesia, classe media impiegatizia, classe media autonoma, classe operaia, ma è sostanzialmente fermo ove i pesi delle classi -aggiornati al 2023- indicano il lento declino della classe operaia e della piccola borghesia autonoma e il consolidarsi della piccola borghesia impiegatizia e della borghesia urbana .> Detto che non vi sono soverchie differenze nella distribuzione delle classi tra le varie aree, si nota una maggiore prevalenza della classe operaia nel Nord-Ovest e soprattutto nel Nord-Est, una prevalenza della classe impiegatizia al centro e una prevalenza della piccola borghesia autonoma al Sud / Nel Meridione hanno maggior peso i dipendenti pubblici (anche più del Centro = 6,3%, sono nel Sud = 6,8% vs 2,8% nel Nord-Ovest e 3,7 % nel Nord-Est / 205- E’ quindi nel DIVIDE tra ceto proletarizzato e ceto tecnico-intellettuale che si manifesta il divario tra un Meridione di ceti popolari e un Nord -Ovest di ceto medio-alto (-> ovvio risultato della caratterizzazione dell’economia nelle varie zone del paese) / Schematicamente possiamo dire che siamo di fronte a un Meridione più proletario, meno avanzato (meno occupati nei servizi e più nel terziario maturo) meno industriale e più legato al settore pubblico di quanto siano il Nord e il Centro /206- Nel Meridione vive 1/3 della popolazione italiana [con più giovani e la minor quantità di anziani]. C’è però circa il 10% in meno di occupazione /207- Il Meridione continua ad alimentare un flusso di popolo verso il Centro e il Nord che non si è mai fermato / Tra il 2021 e il 2022 il Sud ha perso 700.000 residenti vs gli 880.000 guadagnati da Nord- Est e Nord-Ovest e 894.000 guadagnati dal Centro [= dal Sud si continua ad emigrare] /209- [Indagine europea su povertà ed esclusione sociale -> [Persone a rischio povertà = 13-19% al Nord e al Centro vs 40-41% nel Sud e nelle isole ] / Nel 2022 in Italia la popolazione con più di 15 anni : 15,9% con licenza elementare, 32,2% con licenza media, 36,7% con diploma e 15,3% con laurea / Nel Mezzogiorno, nella classe di età tra 15-34 anni la percentuale dei NEET è doppia rispetto ad altre zone del paese-> Il fenomeno NEEt è un fenomeno meridionale (1 giovane su 3 e in questa condizione) e non riguarda solo i figli della borghesia. Sono i figli delle famiglie meno abbienti che si trovano di fronte a un mercato del lavoro respingente.
213- Conclusioni: e la politica?
213- Due dati: 1. Il corpus teorico degli anni ’70 è insuperabile; 2. Oggi le classi esistono anche se con nuove linee divisorie = nuovi confini [ = nuova geografia] / Come si è riflessa la divisione di classe sull’evoluzione delle forze politiche e sulle forze in campo? / Perché le classi sono scomparse dal discorso pubblico quando la realtà ci dice che esse sono ben presenti nel corpo sociale? / Tra gli anni ’90 e il primo decennio del nuovo secolo l’Italia stava subendo ‘un processo di metamorfosi sociale di vaste proporzioni. Era il risultato della terziarizzazione, della globalizzazione, dell’entrata nel post-capitalismo (cetomedizzazione vs corpo sociale ‘calcificato’ [= ‘rapporti di dominio dati una volta per tutte’] per cui bisognava rimettere in moto l’ascensore sociale-> Mutamento o staticità?) /215-La rappresentanza politica si è allineata al mutare delle condizioni in campo, finendo col venire travolta dal confordersi dei confini, dall’intersecarsi di dominati e dominanti, perdendo identità politica / Tanto nella visione marxista che in quella weberiana, tanto le classi che le comunità di destino erano caratterizzate da un’identità sociale/ Nel capitalismo post-industriale e post-terziario (il post-capitalismo della terziarizzazione) queste identità hanno finito per dissolversi / [Gallino contro il disperdersi del meta discorso sulle classi, orientato a privare una di esse -la subalterna- di rappresentanza] / Negli anni ’90 si afferma a sinistra che la classe operaia va articolandosi e dissolvendosi come corpo unico, perdendo anche la sua identità di soggetto politico [216- la ‘società liquida’ del post-capitalismo e classe media che ingloba fasce crescenti di classe operaia-> la sinistra sposta l’asse della sua proposta politica dal conflitto distributivo a quello delle opportunità [Se siamo tutti classe media, dobbiamo avere tutti le stesse possibilità -> proposta universalista] Senonché il conflitto tra capitale e lavoro è più vivo che mai e la classe media si va ‘calcificando’-> come è potuto accadere che la mobilità sociale ascendente rallentasse fin quasi a fermarsi? /Come è potuto accadere che ci sono migliaia di giovani che fanno una vita da cani -qui e non in Bangladesh- e che tutti continuano a sostenere che la classe operaia non esiste più? [Come abbiamo creduto, poi, alla ‘fine del ceto medio’ che non può più permettersi la vita che aveva sognato, ora riservata a pochi dei suoi membri e che il problema fosse quello del carico fiscale alto, della burocrazia e dell’indebitamento del ceto medio?] / 216-[Se la Caritas ci avverte che la povertà esiste, noi pretendiamo che è solo della classe media che dobbiamo occuparci] / 217- Due fenomeni: 1. La classe operaia ha perso peso, ma non è sparita; 2. Si è aperta una divaricazione tra ceti medi emergenti e quelli tradizionali (e solo uno dei due si è impoverito senza sparire =declassamento] / Pro distinzione tra realtà e paura del declassamento (contro le mistificazioni che intorno a tale timore si stanno costruendo)/ [Su SOSTANZIALE TENUTA DELLE CLASSI MEDIE vs CETI POPOLARI E CLASSI SUPERIORI] /Più di altre categorie il ceto medio è un insieme eterogeneo , la cui frattura tra ricchi e poveri, tra privilegiati ed emarginati, tra emergenti e sommersi è estremamente porosa / La quantità di ricchezza nazionale posseduta dal ceto medio non è cambiata (intorno al 15%) ma è cambiata l’origine di quella ricchezza: fino a una generazione fa era frutto dei risparmi accumulati nell’arco della vita, ora invece la quota prevalente di ricchezza è frutto di eredità /Le classi non sono cambiate molto dal tempo di Sylos Labini, piuttosto ne è cambiato il reddito, i livelli di istruzione, il rapporto col lavoro / Ciò che è mutato è l’accesso alle classi superiori , oggi più delimitato da iper-specializzazione e da meccanismi di cooptazione nelle reti interpersonali [i figli degli operai non si possono permettere di farsi mantenere all’università fino ai 30 anni]/ 219- Le classi sociali sono sempre state un potente fattore aggregante della società-> [Terzo Stato (Rivoluzione Francese)-> Quarto Stato = Nuova Classe Operaia (Rivoluzione industriale)] / Affermazione ‘selvaggia e incontrollata’ del capitalismo e invenzione della fabbrica / 220- Dare un orizzonte e uno scopo [alla lotta per ottenere migliori condizioni di lavoro e di salario (Marx-Engels)] / In mezzo al conflitto tra le due classi contrapposte, stava la classe media degli impiegati pubblici e privati / 221- Marx come molti altri si era convinto che la classe operaia potesse sviluppare una coscienza di classe per ragioni intrinseche (natura del lavoro e rapporto di dominio subito dalla borghesia capitalista) /222- La prima guerra mondiale, fomentata dai nazionalismi, divise il movimento operaio e socialista / In Italia la virata autoritaria del socialista Mussolini / 223- In Usa per enormi risorse interne e in GB e Francia per le colonie, si riuscì ad allargare la base di consenso del potere [in Italia e Germania, invece, politiche autoritarie] /224- Socialisti e comunisti in Italia nel II dopoguerra con base sociale operaia e bracciantile /225- Nel ’48 la DC sfonda tra i ceti medio-bassi e i coltivatori diretti (i contadini piccoli e medi, ma non piccolissimi, che si vedono in antagonismo coi braccianti). Poi progressivamente classi medie e medio-alte , mantenendo la sua base cattolica a Nord -> Partiti satelliti della DC e classi medie e alte /226- Grande migrazione dal Sud verso le zone industriali del Nord (si estende il consenso comunista) vs DC che amplia consensi tra classi impiegatizie e piccola borghesia urbana / 227- Ribellione delle giovani generazioni urbane nel ’68 in Italia, Europa, Usa ->Riforme anni ’70 con partiti di sinistra (Statuto dei Lavoratori, aborto, divorzio, abolizione manicomi, creazione Servizio Sanitario Nazionale) / [Operaismo e sinistra extraparlamentare] / 228- Crisi economica che prende il via con lo shock petrolifero del 1993 /Piccola e media impresa si sviluppano con l’effetto di disarticolare la partecipazione sindacale operaia / 289 Massimo consenso comunista nelle elezioni del 1975 e 1976 / Sinistra extraparlamentare in lotta armata nonostante che la prospettiva rivoluzionaria diventi sempre più evanescente dal 1977 in poi / Transizione post-industriale/ Crisi della strategia del Pci che si vede costretto ad appoggio esterno a DC e a legittimazione del suo potere -> Il Pci dal 1979 va all’opposizione / 232- Toni Negri e Autonomia Operaia-> teoria dell’operaio sociale (disoccupati e studenti) / Il PCI continua ad avere la sua base nella classe operaia allargata a ceti urbani, impiegatizi e tecnici , più sensibili a questione sociale -> tuttavia si va disperdendo il carattere di classe e la prospettiva riformista -> Crollo URSS (1989) -> Il Pci arriva allo scioglimento nel giro di due anni tra il 1989 e il 1991 /230 Il Pci prende atto della fine di un modello (URSS) e della fine del ruolo rivoluzionario della classe operaia -> Miglioramento del tenore di vita medio e quindi a classe operaia diventano accessibili consumi (in beni durevoli) che prima erano accessibili solo alla classe media (anni del boom) / La mobilità sociale ascendente resta alta fino a tutti gli anni ’80 -> il potenziale rivendicativo delle modeste condizioni di lavoro, di salario e di vita perde così mordente fino a svanire /Non si pensa più a rovesciare il sistema, ma a correggerlo, come da sempre avevano sostenuto i socialdemocratici/ 231- C’era una specificità della cultura operaia e popolare -in gran parte ereditata dalla cultura contadina-della frugalità, della solidarietà e della condivisione che nella nuova società dei consumi che si afferma dagli anni ’70 in poi con il crescere delle nuove generazioni urbane e industriali si perde-> Alla fine degli anni ’70 ci si chiede: ‘dov’è la cultura operaia?’ / Dopo anni ’70 nuove leve educate dalla società della cultura di massa, salario più alto, stile di vita ‘borghese’ / Alla fine degli anni ’80 la classe operaia c’è ancora ma ha perso l’antica coscienza di classe -> il sistema capitalistico nel suo sviluppo estensivo è riuscito a catturare i suoi detrattori / Già durante gli anni ’80 controffensiva neoliberista-> Argomento vincente: se vogliamo ritornare ai tempi d’oro bisogna lasciare briglia sciolta all’impresa , fare che possa perseguire il profitto per poter poi ‘re-distribuire’-> Su questa premessa nasce l’Europa di Maastricht nel 1992 -> la sinistra -o quel che ne resta dopo il 1989-sposa quest’idea/233- Rivoluzione digitale e apertura delle frontiere -> il capitale va a nozze -> La de-industrializzazione avanza nei paesi a capitalismo avanzato / 234- Ci sarebbero tutte le ragioni per fare dei precari una classe ‘esplosiva’ ma ormai è venuta meno ogni prospettiva politica perché ciò possa avvenire / C’è forse un partito che ha fatto dei precari la propria base elettorale (in Italia o altrove?) -> Oggi non c’è più il partito della classe operaia, ma neanche dei precari-> NON C’E’ PIU’ IL DISCORSO DELL’EMANCIPAZIONE -> Perché si è accettato lo sfruttamento dei precari? Perché si è accettata la logica che non si interviene sul mercato? / Negli anni la schiera dei precari, dei marginali e dei lavoratori sottopagati si è ampliata con gli immigrati / I lavoratori stranieri sono passati da quote quasi nulle negli anni ’90, ad oltre il 10% nel 2014, soprattutto nella fascia bassa del mercato del lavoro / -> Il conflitto distributivo è stato abbandonato / Il sistema è vischioso: il livello di istruzione è fortemente condizionato dall’origine sociale / Il PCI si divide in PDS (poi PD) e Rifondazione Comunista/ 236- Idea tipica delle democrazie liberali che la grande classe media sceglierà una volta la Destra e una volta la Sinistra, a seconda se preferisce dare sostegno a politiche di sostegno dell’iniziativa privata individuale o se ritiene più importante un intervento a sostegno di politiche sociali. In ogni caso scompare dall’orizzonte politico che si debba operare a favore di una o più classi/ Forza Italia (consenso del ceto medio-> obiettivo = ‘cetomedizzazione’ = aspirazione a consumi e stili di vita e aspettative tipiche delle classi medie borghesi vs l’egualitarismo omologante, che premia anche chi non ha nessun merito in nome dell’eguaglianza) + partito post-fascista + Lega Nord (che raccoglie pezzi dell’elettorato DC in quelle sacche piccolo borghesi e operaie garantite che sentono minacciati i livelli di benessere raggiunti / Assunta l’idea che le classi si sono disciolte, la Sinistra si restringe intorno al concetto di uguaglianza (idea che le classi medie e le classi popolari sono una cosa sola)/ 238- Per la prima volta il paese comincia a prendere le distanze dal suo corpo politico , perché non scorge differenze tra Destra e sinistra , mentre il quadro sociale entra in sofferenza .> La sinistra che aveva creduto che l’idea che più crescita sarebbe stata a beneficio di tutti, deve far fronte a una situazione in cui la crescita favorisce solo alcuni, lasciando altri -le classi lavoratrici- al palo. Flessibilità sul mercato del lavoro e rigore (sul versante della spesa e delle politiche sociali) portano solo al peggioramento delle condizioni sociali /238– Nelle tre tornate elettorali – 2013, 2018, 2022- precipita la partecipazione elettorale-> la sinistra che governa per tutta la legislatura 2013-2018 non pare imparare nulla e si avvia verso il baratro. La successiva legislatura -2018-2022- con l’aggiunta dell’emergenza sanitaria non fa che peggiorare il quadro / 239- La politica è entrata in un tunnel da cui pare incapace di uscire, 10 anni al buio, dal 2013 ad oggi , di cui non si vede la fine / La Destra rappresenta il corpo molle del paese che vuole soppravivere così com’è / Se oggi ci ponessimo la domanda che si era posto Sylos Labini ‘Chi rappresenta chi?’ non saremo in grado di rispondere facilmente / PD = fascia alta del mercato del lavoro , la borghesia progressista, il ceto medio e medio-basso garantito /M5S = da ceti digitali con ambizioni egualitarie a partito degli assistiti / Lega = partito delle partite IVA padane e della piccola impresa Lombardo- Veneta-> ‘Tanto staranno meglio gli altri tanto peggio staremo noi, quindi non possiamo concedere nulla /Fratelli d’Italia = mix di ceto medio impoverito, classe operaia marginale e piccola e media borghesia retriva, contro lo Stato e contro tutti = costruire alleanza tra establishment e anti-stablishment, come aveva fatto qualcuno con risultati disastrosi nel ventennio più buio della nostra storia= post-fascismo / 240 Forza Italia = partito erede di DC = imbonimento di massa -> spostamento a Destra / Ciò che è emerso in questi anni è maturato dal 2013 (grande recessione 2008-2013) / La crisi non viene percepita nelle elezioni del 2008 in cui si presenta Veltroni e il neonato PD (= rappresenta la middle class e working class garantita che ha fatto il salto verso gli stili di vita della classe media: middle class come definitivo superamento del conflitto sociale, con un’affluenza dell’ 81% (pur in calo del 3%) la coalizione di sinistra raccoglie solo il 37,5% dei voti vs il centro destra che raccoglie il 47% dei voti / Lo sbandamento porta così alla defenestrazione di Berlusconi con politica post-democristiana e governo Monti (243- solo la Lega non lo vota)-> La sinistra accetta la politica rigorista dell’EU -> sono anni in cui la povertà fa un salto, mentre le pensioni e le politiche sociali sono tagliate/242- Elezioni del 2013, il malcontento popolare provoca un crollo nell’affluenza alle urne75% (= -5%) e affermazione M5S (= piattaforma anti-sistema contro governo Monti sostenuto da Destra e Sinistra-> Il centro sinistra prende 10 milioni di voti, il centro destra 9,9 milioni e il M5S 8,7 milioni (= 25.6%) / Preoccupazione del PD di guidare il governo senza riconsiderare strategie di fondo o impostazione politica e ideologica-> 3 governi PD (Letta, Renzi, Gentiloni) portano acqua al M5S= contro destra e sinistra, contro le classi/ Nelle elezioni del 2018 PD cala, la destra risale, M5S vincitori col 32,7% -> Dal voto nasce il governo giallo-verde (diviso nella base sociale)-> Questo voto ha un retroterra di classe seppure secondo nuove lineee: 1. M5S = culture urbane periferiche, ceti medi impiegatizi, professionisti tecnici; 2. Lega = Classi medie e piccola borghesia autonoma, ma anche operai garantiti; 3. Anche di classe è l’elettorato del PD = ceti medi garantiti urbani (il PD è il primo partito nei centri storici e in tutte le aree urbane) + classe operaia garantita; 4. A sinistra del PD si è persa identità e nonostante il richiamo ad antichi valori non attecchisce più tra classe operaia marginale e precaria /244- Dopo Draghi l’affluenza al voto è la più bassa di sempre (63,9% = 9% in meno) -> Più DI UN TERZO DELL’ELETTORATO NON SI RICONOSCE PIU’ NEL SISTEMA POLITICO (TRACOLLO M5S) / Su Sinistra Italiana Verdi < LEU (= Liberi e Uguali) / 245 Tre tendenze: 1. Una parte consistente del corpo sociale e quindi del corpo elettorale non si riconosce più nell’offerta politica-> Chi sono? Fasce sociali marginali – delle periferie come delle aree interne- i meno garantiti, i disoccupati, gli inattivi e i precari, che sono giovani e adulti, delle classi operaia e medio-bassa di impiegati e addetti ai servizi , finti e veri lavoratori autonomi: 2. Il Pd continua a perdere voti; 3. Post-fascisti fanno proprio il messaggio securitario e paternalista della Lega (blocco sociale piccoli-borghesi e ceti medio alti) /245- Fenomeni che non riguardano solo l’Italia = insoddisfazione per l’evoluzione del capitalismo democratico /246- Sono soprattutto le classi popolari ad aver sopportato negli ultimi 10-15 anni il lavoro precario, marginale e non garantito, insieme alle classi medie e medio-basse che reagiscono chiudendosi a difesa dei loro vantaggi (= egoismo piccolo borghese d’altri tempi: per es. schizofrenia sugli immigrati-> su impossibilità a condividere un welfare generalizzato in condizioni di natalità in continua discesa, salvo poi a ricorrere a manodopera immigrata per il lavoro nelle campagne, per assistenza o cura-> l’ipocrisia delle classi medie si estende a studenti -controllo affitti- e ai lavoratori poveri -fine del reddito di cittadinanza) -> E’ un conflitto per interposta persone perché non dovrebbero essere le classi medie (che hanno trovato i loro referenti a destra e non a sinistra vs parte marginalizzata del corpo sociale che non ha trovato referenti) gli antagonisti della working class non garantita, ma le classi medio-alte, la ruling class che detta le regole sui mercati /247- E’ mancata l’attenzione del corpo politico, delle classi dirigenti, degli intellettuali catturati da una narrazione che ha espunto il punto di vista di classe e si è focalizzata su altri fenomeni divisionali, vanificando il legame di fondo col corpo sociale : le aggregazioni trasversali sui diritti, se non aggrediscono al fondo le divisioni strutturali finiscono per avere vita breve / Potrebbero le forze politiche ritrovare una base di classe? L’esercito dei marginalizzati, degli esclusi, dei precari potrebbe essere riaggregato da una proposta politica progressista, non difensiva, né contro le classi medie e garantite? La mobilità sociale potrebbe essere riattivata? / Si potrebbe ridare fiato a questa nostra democrazia in decomposizione, ma il NUOVO ATTIVISMO dovrebbe essere basato su una certa ‘coscienza di classe’ [vs se siamo tutti classe media allora bisogna guardare ad altre distinzioni di genere, di geografia (Italia)] /248- LAVORATORE DIPENDENTE vs LAVORATORE INDIPENDENTE che ha il controllo dei suoi mezzi di produzione (= dominio) -> C’è una larga fascia di lavoratori -operai, tecnici, impiegati- che compongono quella che gli anglosassoni chiamano working class -di cui parte appartiene certo alla middle class- ma le cui condizioni di lavoro (forme contrattuali, tempi, carriera) ne fanno qualcosa di distinto dalla classe dei datori di lavoro /249 -Negare le class, e la distinzione ancora determinante, tra WORKING CLASS e CLASSE DOMINANTE, tra working class e le caratteristiche delle classi medie, aderire all’idea che siamo tutti classe media è ciò che consente di rinunciare alla tassazione progressiva, alla tassazione dei redditi altissimi e delle rendite patrimoniali / Da anni la sinistra si è fatta catturare da una narrazione che ha finito solo per giustificare una società ormai ingessata, ove solo ciò che accade sul fronte tecnologico provoca cambiamenti. La scala va rimessa in movimento, le porte delle classi superiori vanno riaperte e le patenti per accedervi rese accessibili a tutti / C’è una drammatica divaricazione tra ceti medio-alti e bassi. Le classi lavoratrici non hanno più un referente politico ’che parla per loro’, il movimento operaio si è dissolto /250- [Crisi e movimento operaio sulla difensiva] dagli anni ’80 si trasforma la stessa struttura sociale con l’evoluzione piccolo-borghese delle classi lavoratrici e l’allargamento delle classi medie -> [nel trentennio che segue (1980-2010?) offensiva neoliberista] -> La classe operaia esiste, ma disarticolata-> il malcontento c’è, ma resta diffuso ed inespresso, senza sbocco. I livelli salariali e di disoccupazione odierni un tempo avrebbero [provocato agitazioni] / Nelle posizioni meno qualificate e automatizzate il lavoro è sfruttato, sottopagato, precarizzato e non c’è contrattazione (…) non c’è conflitto / [Salari bassissimi per masse di lavoratori e redditi altissimi per fasce ristrette] tutto ciò non accade perché i capitalisti -gli investitori, gli industriali- sono cattivi: è semplicemente la logica del mercato su cui lo Stato arbitro che redistribuisce ha smesso di intervenire. Il capitalismo ha vinto e la classe operaia ha perso, messa con le spalle al muro essa ha smesso di lottare / Qualche garanzia, ma a una condizione, da una parte i garantiti e dall’altra i non garantiti, i precari, i fintiautonomi /251- ‘non classe’ = periferica, marginale, ‘operaio sociale’, che non ha mai avuto rappresentanza non avendo identità, né coscienza sociale /Una responsabilità del movimento operaio->non aver portato a sé quella ‘non classe’, aver rinunciato alla lotta, si è voluto vedere parte della mobilità ascendente verso la middle class, finendo per perdere voce e rappresentanza -> e la ‘non classe’ che cresceva ai suoi margini è stata lasciata a sé stessa /252- E’ sulla difesa del ceto medio che ormai si gioca lo scontro politico, dimentico di quelle frange popolari e marginali che pure esistono -> La sinistra pare aver rinunciato anche alla possibilità di un’alternativa e così si assiste all’allontanamento di quelle masse anche dalla stessa prospettiva democratica-> si allontana dall’agone politico, mentre i partiti si spartiscono il consenso delle classi medie /Il malcontento e la paura di un declassamento attanagliano le classi medie (anche qui divaricazione dei redditi e precarizzazione anche del lavoro impiegatizio e tecnico) 253- Molte disuguaglianze sono ancora DOVUTE ALLA CLASSE (= condizione collettiva). Differenza tra chi è pagato per il lavoro che svolge e chi paga (= differenza sociale tra le persone). Chi paga esercita un dominio, ha un potere. Chi è pagato può solo negoziare -> [poi altre differenze: lavoro manuale e no, direttivo-creativo vs esecutivo, specialistico e no] /Chi viene pagato ha la propria forza-lavoro (è manodopera) o il proprio capitale umano ( competenze, abilità) / [Portato ideologico del neoliberismo: sul mercato siamo tutti capitalisti = ognuno è imprenditore di se stesso= meglio lo sa vendere meglio è] / La bussola della classe per orientarsi nella comprensione della società è stata abbandonata / Il concetto di classe è ancora presente nel vissuto, ma non più per es. nel Capitale del XXI secolo di Piketty /[Gerarchie-disuguaglianze vs inclusione-esclusione (nuovi concetti)] /255- [Conflitto di classe vs mors tua vita mea] / [ Successo = capacità individuale di affermarsi-> ma ai nastri di partenza non siamo tutti uguali] / Egemonia culturale neoliberista= non più società, non più classi ma solo individui -> Due fenomeni: 1. Aumento del reddito e miglioramento delle condizioni economiche delle classi lavoratrici e 2. Allungamento scala sociale, del numero dei ruoli e degli strati + disarticolazione dei rapporti di lavoro / [Mutazione del lavoratore salariato per il moltiplicarsi di figure] /256- Si fa credere che non c’è più un’unica condizione di dominio nei rapporti tra salariati e capitale, ma mille e ognuno può negoziare / La regressione democratica avanza: i ceti sociale subalterni e sfruttati non protestano più e non alzano la voce. Chi doveva rappresentarli ormai non c’è più. Senza voce, sono usciti dal gioco, soggiogati da un meccanismo di cui non si vede la fine.