


Le Bon e Freud avevano difeso l’individuo e la Ragione mettendolo in guardia dalla massa e dalla sua irrazionalità. L’individuo era inteso come portatore della ragione , la massa dell’irrazionalità infida. Al contrario, per Canetti, in Massa e potere (1960) l’individuo è il prodotto della dissoluzione della massa e reca con sé gerarchia, dominio, ingiustizia: lo strutturarsi del potere dallo stato alla quotidianità attraverso la politica. La politica è stata per secoli il linguaggio attraverso cui la vita sociale si è espressa, la sfera entro cui gli individui si rapportano tra loro in termini di potere. Ora, Canetti rovescia tutto questo e svela che l’individuo è il prodotto del dissolversi della massa, dove -unico luogo- l’uguaglianza, l’uguaglianza originaria è possibile. Proprio l’uso della coppia altruismo/egoismo opposta a quella freudiana di autonomia/regressione determina l’approccio di Canetti al problema massa, alla sua definizione, alla delimitazione dei suoi confini e alla sua indagine a partire dall’analisi dell’influsso che la massa ha sul comportamento del singolo.
Nel secolo appena trascorso abbiamo assistito alla dissoluzione delle appartenenze, dei legami forti, siano essi familiari, di classe, di età, di quartiere o quant’altro. L’individuo trionfa nella versione simmeliana dell’abitante della metropoli, del blasé, cioè distaccato e con i sentimenti anestetizzati come antidoto e forma di difesa dalla soverchiante mole di stimoli. La modernità è una corsa alla dissoluzione dei legami forti e il trionfo dell’indiidualismo. Dal religioso al politico, dal politico all’individuo sempre più orientato verso la strumentalità, il piacere, il consumo.
Canetti fa un’analisi molto dettagliata della fenomenologia della massa. Masse aperte/chiuse: “il principale avvenimento all’interno della massa è la scarica. Prima non si può davvero dire che la massa davvero esista : mediante la scarica essa si costituisce. All’istante della scarica i componenti della massa si liberano delle loro differenze e si sentono uguali.” “La massa aperta è la massa vera e propria, che si abbandona liberamente al suo impulso di crescita”. “La massa può essere mitigata, come nelle religioni mondiali, in cui le masse impressionano senza diventare pericolose”. Masse ritmiche (lente/veloci) vs masse statiche. Le masse possono poi anche essere differenziate secondo la dominante affettiva: masse aizzate, masse in fuga (vs. panico= disgregazione della massa), masse del divieto (sciopero), masse del rovesciamento (=liberazione collettiva da ordini-spine), masse festive e masse doppie (uomini/donne, vivi/morti, la guerra come doppia massa). Canetti definisce cristalli di massa quei piccoli e rigidi gruppi di uomini , ben distinti gli uni dagli altri e particolarmente durevoli, che contribuiscono alla formazione delle masse. Simboli di massa: fuoco, mare, pioggia,fiume, foresta, grano, vento, sabbia, mucchi, mucchi di pietre, tesoro.
Per Canetti cristalli di massa e massa, nel moderno significato della parola, derivano ambedue da una unità più antica, nella quale ancora coincidono; tale unità più antica è la muta. Presso orde di numero limitato, che vagano in gruppi di dieci o venti uomini, la muta è la forma di eccitazione collettiva che si ritrova ovunque.

Per Freud (1921) la psicologia individuale è fin dall’inizio psicologia sociale: Freud oppone sociale a narcisistico (atti psichici sociali vs atti narcisistici). La distinzione fondamentale a cui Freud fa riferimento è quella di masse con un capo e masse senza capo, infatti per lui l’essenza di una massa sta nei legami libidici (vale a dire affettivi, emotivi) in essa esistenti e l’identificazione è la primissima e originaria forma del legame emotivo. I meccanismi del legame emotivo sono due: “avere” (=investimento oggettuale) nell’amore/amicizia e “essere” nell’identificazione comunitaria(nel caso dei fan, l’amore per lo stesso oggetto esterno -per esempio un cantante-, rende possibile l’identificazione reciproca). Per Freud la costituzione libidica di una massa è un’innamoramento privo di impulsi sessuali diretti. “Prescindendo dal capo -sostiene Freud- la natura della massa risulta inafferrabile” (vs qualsiasi idea di istinto gregario, non c’è gregge senza pastore). Freud distingue tra masse primarie (con capo, ma senza individui, senza compiutezza individuale) e masse artificiali (esercito, chiesa). La famiglia per Freud è una formazione collettiva naturale: le forme della comunità (formazione collettiva naturale) per Freud vanno dalla famiglia a forme più ampie (massa e società), comunità allargata (civiltà che obbedisce a spinta erotica interna) -“ciò che cominciò col padre si compie nella massa”. Il sentimento comunitario o collettivo per eccellenza è la giustizia (originata dall’invidia). “Ogni singolo è elemento costitutivo di molte masse”, vale a dire è partecipe di molte anime collettive. Per Freud il maggiore ostacolo alla civiltà è la tendenza costituzionale degli uomini all’aggressione reciproca.

Definizione di folla (psicologica) [1895]. Il fatto che molti individui si trovino accidentalmente fianco a fianco non basta per conferir loro il carattere di folla organizzata (siamo in questo caso di fronte a una moltitudine semplice). L’annullarsi della personalità cosciente e l’orientarsi dei sentimenti e dei pensieri verso una medesima direzione, prima manifestazione di una folla sul punto di organizzarsi, non implica sempre la presenza simultanea di molti individui in un solo punto. Migliaia di individui separati possono, a un momento dato e sotto l’influenza di emozioni violente , come per esempio un grande avvenimento nazionale, acquistare le caratteristiche di una folla psicologica. Le folle psicologiche sono suscettibili di classificazione: lo studio di tale classificazione ci dimostrerà che una folla eterogenea, composta di elementi diversi, presenta caratteri comuni a quelli delle folle omogenee, (“L’agglomerato di unità diverse comincia a fondersi e a formare una razza [=una nazione], cioè un’aggregazione composta di caratteri e sentimenti comuni, che l’ereditarietà stabilizzerà sempre di più. La folla è diventata un popolo e questo popolo potrà uscire dalla barbarie”) composte da elementi più o meno simili (sette, classi, caste -per esempio la casta amministrativa dei pubblici funzionari) e , accanto a tali caratteri comuni, alcune particolarità che consentono di differenziarle. Le folle eterogenee, come una moltitudine barbara al comando di un capo, una folla anonima di piazza o una folla non anonima istituzionale ( giurie, assemblee parlamentari ecc.), si distinguono dalle folle omogenee (sette, caste, classi)
L’autoritarismo e l’intolleranza sono presenti in tutte le categorie di folle, ma secondo le circostanze si manifestano con gradazioni molto diverse. L’autoritarismo e l’intolleranza sono sviluppati soprattutto nelle folle latine. Le folle latine sono sensibili soltanto all’indipendenza collettiva delle loro sette e sentono il bisogno di imporre immediatamente e violentemente le proprie credenze a tutti i dissidenti (“cristallizzazioni che invadono il campo del discernimento).
La folla è la moltitudine. I popoli restano governati dai loro caratteri, ma i “Cesari costano cari ai popoli”. Apostoli e retori (e veggenti) come figure di capi per Le Bon. Talvolta i capi sono eroi incostanti, come per esempio Garibaldi. Se il capo sparisce la folla ridiventa una collettività senza coesione e senza forza di resistenza.
Sostiene Le Bon che l’evoluzione compiutasi negli ultimi anni era prodigiosa: in un’epoca da noi non lontana le opinioni avevano ancora un orientamento generale, derivavano dall’adozione di qualche orientamento generale. Il solo fatto di essere monarchico, per esempio, implicava fatalmente, tanto in campo storico quanto in campo scientifico, l’accettazione di alcune idee ben precise, e il fatto di essere repubblicano l’accettazione di idee opposte. Oggi, davanti alla discussione e all’analisi, ogni opinione perde prestigio, si consuma rapidamente, e sopravvivono ben poche idee capaci di appassionarci. L’uomo moderno è sempre più travolto dall’indifferenza. Ma non bisogna deplorare troppo questo sbriciolamento delle opinioni: non dimentichiamo che, dato l’attuale potere delle folle, se una sola opinione acquistasse abbastanza prestigio da imporsi , sarebbe presto rivestita da una forza così tirannica che tutto dovrebbe piegarsi davanti ad essa . L’epoca della libera discussione finirebbe allora per sempre.
Spiare l’opinione pubblica è oggi la preoccupazione essenziale della stampa e del governo: sull’artificio [sentimentale] dell’intervista con cui papi, re e imperatori, espongono il loro pensiero alle folle.
Sostiene Le Bon: “dobbiamo temere la potenza delle folle, ma ancor più quella delle caste”.
Sugli intellettuali Le Bon sostiene un’idea nettamente contraria a quella di Umberto Eco: “Il fatto di conoscere il greco o la matematica, di essere architetto, veterinario, medico o avvocato, non dà a un individuo particolari doti di perspicacia in faccende legate al sentimento. Davanti ai problemi sociali, pieni di molteplici incognite e dominati dalla logica mistica o dalla logica affettiva, tutte le ignoranze si equivalgono”.

Ortega y Gasset nel 1930 parte dall’assunto che l’Europa si sta americanizzando: “che il livello medio della vita sia ora quello delle antiche minoranze è un fatto nuovo in Europa; però era il fenomeno nativo, costituzionale in America [si pensi alla coscienza dell’eguaglianza giuridica. Questa condizione psicologica di sentirsi padrone di sé e uguale a qualunque altro individuo, che in Europa solo i circoli elevati riuscivano ad acquistare, è quello che dal sec. XVIII, e praticamente da semre , si verificava in America]. L’Ottocento con la sua fede nel Progresso si considerava come il culmine del passato, come un periodo di apogeo, al contrario dell’homo antiquus a cui sembrava sempre di condurre una vita non piena rispetto al passato. Per la prima volta, con la cultura moderna, ci incontriamo con un’epoca che fa tabula rasa di ogni classicismo, che non riconosce in nulla del tempo che fu un possibile modello o norma (è un’innovazione radicale nel destino umano, contro le diagnosi di decadenza).
Oggi si rivendica la volgarità come diritto e la volgarità intellettuale sembra esercitare diritti sulla vita pubblica. L’arte e la politica, per esempio, sono ordini della vita pubblica. “Per lo meno nella storia europa fino all’età presente, mai il volgo aveva creduto di “possedere idee sopra le cose”. Aveva credenze, tradizioni, esperienze, proverbi, abiti mentali, ma non si immaginava di possedere opinioni teoriche su quello che le cose sono o debbono essere – per esempio sulla politica o sulla letteratura”.
Per Ortega y Gassett negli anni ’30 ci sono due gruppi sociali: minoranze (“non conformiste”) e masse. La massa è l’uomo medio (uomo della classe media, diverso per esempio da operaio industriale). L’uomo-massa è l’uomo che non costruisce mai, l’uomo la cui vita manca di un programma e che corre alla deriva. L’uomo comune, quello ammirato di se stesso e che non chiede nulla da se stesso, si differenzia dall’uomo eccellente la cui vita si basa sulla disciplina (ASKESIS). La massa per Ortega è quella che non può agire da se stessa , ma ha bisogno di una minoranza eccellente: questa per Ortega è una legge della “fisica” sociale (elitismo!). Ortega contro la barbarie verticale (=barbarie interna) (natura:civiltà=cosmico:ragionevole).
Il tecnico europeo come aristocrazia del presente presenta per Ortega delle difficoltà. E’ vero che i suoi prodotti hanno permesso la meravigliosa prolificità della casta europea (dal sec.V al 1800 l’Europa non giunge a una popolazione maggiore di 180 milioni di abitanti, ma dal 1800 al 1914 ascende a 460 milioni) e questo salto è unico nella storia dell’umanità. La scienza per Ortega non è mai stata specialistica, ma col 1890 entra in scena un tipo di scienziato senza esempio nella storia. Lo specialismo sembra essere altra cosa rispetto all’alternativa saggezza/ignoranza. “La scienza sperimentale è uno dei prodotti più incerti della Storia. Maghi, sacerdoti, guerrieri e pastori hanno pullulato dovunque e comunque. Però questa fauna dell’uomo sperimentale richiede per riprodursi un complesso di condizioni più singolare di quello che genera l’unicorno. L’uomo-massa prodotto dalla tecnica è un uomo senza qualità, che non vuole ascoltare e non vuole rimettersi a istanze superiori. Per esempio, lo stato è una tecnica di ordine pubblico e amministrativo. La società per vivere crea lo Stato come utensile. Dopo lo Stato si sovrappone e la società deve cominciare a vivere per lo Stato [Cfr. Mussolini “tutto per lo Stato”]
Il problema “spaventoso” è che si è impadronito della direzione sociale un tipo d’uomo a cui non interessano i principi della civiltà. Siamo di fronte a fenomeni di primitivismo nella vita pubblica, mentre civiltà vuol dire anzitutto volontà di convivenza. Non a caso Greci e Latini compaiono nella storia come alloggiati in città e poleis, fatto questo di genesi misteriosa (vs ruralità e opposizione RUS/IUS: la piazza come spazio delimitato contro la campagna come spazio amorfo). Lo stato per gli antichi era convivenza stabilizzata di una mescolanza di sangue e di lingue. Per Ortega la democrazia liberale è la forma più alta della volontà di convivenza.
Ubbidire non è sopportare ma stimare colui che comanda.
I concetti sono il piano strategico che che noi progettiamo per rispondere all’attacco delle cose. Le uniche idee veridiche sono quelle dei naufraghi [pensate per salvarsi] (vs. retorica/posa/farsa intima). Pensare è esagerare.
La legge dell’opinione pubblica è la gravitazione universale della storia politica.
A partire dal secolo XVI l’umanità è entrata in un gigantesco processo di unificazione.

L’idea centrale della nuova politica, secondo Mosse, fu di trasformare l’azione politica in azione drammatica: la politica diventava un dramma nel cui ambito si svolgevano riti liturgici. La nuova politica è il mondo del mito e del simbolo. Per Hitler e per Wagner l’illusione portava a una realtà più nobile, frutto dell’influsso del mito e del simbolo, ed era in questo modo che il mithos andava trasmesso. L’esercizio della parola, per esempio, non aveva più funzione didascalica ma assumeva funzione liturgica. “Atti sacri” incanalavano una folla caotica in una massa disciplinata (l’esercito è l’esempio tipico della massa disciplinata). Da qui la funzione del bello [l’estetica come scienza del bello nasce nel 1857], dei monumenti e delle feste. La teoria della festa nella sua differenziazione dalla fiera e dal “rimescolamento” (vs massa) è particolarmente importante fin da Rosseau, che la individua come CULTO PUBBLICO. Per i nazisti le feste del popolo sono forme teologiche e liturgiche, diverse dall’istruzione, e servono come elementi unificatori delle masse.Le feste sono diverse dal dramma tradizionale perché comportano un’attivizzazione del pubblico. Il culto della nazione e la creazione del Volk in Germania sembrano avere una funzione simile ai riti cristiani e servono anzitutto a rompere l’isolamento, Le feste sono una tecnica politica. La nuova politica è una liturgia nazionale adatta all’autorappresentazione della nazione: NUOVA POLITICA=CULTO DEL POPOLO (vs procedure parlamentari). Nel XX secolo -per Mosse- la LITURGIA NAZIONALE fornisce un modello per folle altamente diversificate e non organizzate. RITMO LITURGICO=RITMO COSMICO= desiderio di stabilità in un mondo instabile. Per Hitler il mito deve simboleggiare un universo eterno sano e morale.
Goebbels soppresse la critica d’arte e lasciò che fosse il popolo stesso a giudicare.

Junger è in qualche modo l’esemplificazione del discorso di Mosse. Non a caso comincia subito col contrapporre democrazia tedesca (ordine gerarchico) e democrazia borghese (ordinamento basato sul contratto). Junger arriva a dire “meglio delinquente che borghese” e fa una carrellata di modo di vita non borghesi (il guerriero, il credente, il delinquente e l’operaio). Junger individua nell’operaio come FORMA, una volontà di mobilitazione totale (come quella che si realizzò nelle nazioni europee durante la prima guerra mondiale). Nell’era dell’operaio non può esistere nulla che non sia concepito come lavoro ( un po’ come per i cavalieri che vedevano tutto sub specie cavalleresca. Il lavoro dell’operaio per Junger non è una semplice vita professionale o lavorativa ma è un NUOVO STILE (SERIO) DI COMPORTAMENTO: il lavoro è simile al combattimento.

Lo confesso subito: di questo libro mi ha interessato subito il titolo che parlava di “folla”. Per Riesman la società come folla si contrappone alla società come giungla, cioè come luogo selvaggio- abitato per esempio da “vecchi leoni” politici. A un certo momento, che coincide con il declino della popolazione e della società industriale, sono gli uomini a diventare il problema centrale della società: la nuova duttilità degli uomini viene contrapposta alla vecchia resistenza dei materiali. Il ceto medio – che all’epoca di Riesman (1950) rappresentava più della metà della popolazione- è stretto orizzontalmente da una folla di concorrenti e verticalmente da una folla di dirigenti, tutti prodotti dall’efficientissimo sistema educativo: le società post-fordiste sono società ipersocializzate. Non a caso la più recente rivoluzione industriale riguarda i mezzi di comunicazione e di controllo, non le tecniche di produzione. Le società post-fordiste sono piene di seduttori, cioè di uomini il cui strumento sono i simboli e le narrazioni (=”mass-media”) e il cui scopo è orientare l’atteggiamento concreto degli altri.
Questo è un libro basato sulla cultura e sul carattere. Alle società tradizionali, dirette e controllate dalla vergogna, è seguita una società auto diretta governata dai sentimenti di colpa, a questa si è sostituita una società etero diretta, controllata dall’ansia. Ogni società storica –Riesman parla di tre fasi demografiche: crescita potenziale, crescita di transizione e incipiente declino- ha sviluppato propri modi di conformità e indipendenza: i vari tipi di direzione servono ad assicurare la conformità del carattere della gente. Gli agenti umani formatori del carattere sono i genitori, gli insegnanti, i pari e i narratori. I mass-media per Riesman sono i grossisti di quello che i gruppi di pari rivendono al minuto, donde l’indispensabilità dei narratori di storie come agenti di socializzazione. Alla società auto diretta della “mano invisibile” succede la società etero diretta della “mano tesa” (= economia del riposo e dell’abbondanza).
Tipi universali (adattato, anomico, anomico) vs tipi storici (tradizionale, auto diretto, etero diretto).
pag. 276 masse europee vs masse USA.
pag. 332 il tentativo delle classi superiori di immobilizzare le masse.
Confronto della società americana con tre società tradizionali: Pueblo, Dobu e Kwakiutl. I Pueblo sono considerati come una società pacifica cooperativa in cui nessuno desidera essere considerato un grand uomo; i Dobu sono una società di paranoidi in potenza in cui la mano di ogni uomo è levata contro il vicino con la stregoneria, il furto e l’abuso; la società Kwakiutl è anch’essa molto competitiva, ma la sua competivià consiste solo in un cospicuo consumo nelle feste chiamate “potlach”. Si domanda ai giovani americani a quale di queste società è più somigliante quella americana.
Dal punto di vista politico Riesman contrappone alla democrazia ottocentesca delle capacità, l’odierna democrazia gregaria della socievolezza: mentre l’educazione formale nelle nostre società si è accresciuta, l’esperienza derivante dal condurre una fattoria o un commercio è diminuita con l’aumento del numero degli impiegati, quindi non si può più giudicare la competenza di un funzionario politico o governativo dalla linea di base del proprio lavoro o della propria competenza. Chi ha il potere? Il potere in America non ha una struttura definita ma una struttura amorfa: nella amorfa struttura di potere creata dai gruppi con veto è difficile distinguere i governanti dai governati, quelli da aiutare da quelli da ostacolare, quelli che si schierano al tuo fianco da quelli che stanno dall’altra parte. Proprio questa struttura incoraggia il “bene informato”, che può astrarre dai vincoli personali e scoraggia l’entusiasta o l’intollerante che vuole imporre il bene e respingere il male. Per la loro stessa natura i gruppi con veto esistono quali gruppi di difesa, non di guida. Se è vero che essi hanno il potere, ce l’hanno in virtù di una necessaria tolleranza reciproca. Riesman sostiene che il futuro è nelle mani degli uomini che negoziano affari modesti o esercitano una professione, uomini che controllano il Congresso, quali agenti immobiliari, avvocati, negozianti d’automobili, appaltatori e così via; nelle mani dei militari che controllano la difesa e, in parte, la politica estera; degli amministratori di grossi affari e dei loro avvocati, dei membri dei comitati finanziari o di altri consiglieri che decidono investimenti industriali e influenzano il corso del cambiamento tecnologico; dei dirigenti sindacali che controllano la produttività e i voti dei lavoratori; dei bianchi delle regioni negre che hanno interessi nella politica del sud; dei Polacchi, degli Italiani, degli Ebrei e degli Irlandesi che hanno interessi nella politica estera, nelle occupazioni cittadine e nelle organizzazioni etniche, religiose e culturali; dei giornalisti e degli scrittori che contribuiscono a socializzare i giovani, a stuzzicare e trascinare gli adulti, e divertire e annoiare gli anziani; degli agricoltori, essi stessi una disparata congerie di allevatori di bestiame , coltivatori di grano, produttori di latticini, piantatori di cotone e così via che controllano i dipartimenti e i comitati-chiave e che, come viventi rappresentanti del nostro passato auto diretto, controllano molti dei nostri ricordi; dei Russi e in grado minore delle altre potenze straniere che controllano e assorbono gran parte della nostra attenzione e così via; il lettore può completare la lista. Il potere in America ci sembra dipendere dalla situazione, sensibile come il mercurio; resiste ai tentativi di stabilizzarlo, come una molecola, in base al principio di Heisenberg, resiste ai tentativi di localizzarla e di misurarne simultaneamente la velocità.