Costruire e ricostruire la realtà

DiltsWatzok

 

 

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Neanche per sogno accetterei di diventare socio di un circolo disposto ad avermi tra i suoi soci.

Groucho Marx

 

20- [PROSPETTIVA TEORICA -Watzlawick espone e chiarisce le conclusioni a cui è giunto utilizzando due teorie astratte e generali desunte dal campo della logica matematica: la teoria dei gruppi e la teoria dei tipi logici. L’uso che Watzlawick fa di queste teorie è solo un “tentativo di esemplificazione per analogia”. La teoria dei gruppi fu elaborata dal matematico francese Evariste Galois alla metà del secolo XIX. Secondo questa teoria ogni gruppo ha le seguenti proprieta”:

  1. [ogni gruppo] è costituito da un insieme di elementi di qualsiasi natura, ma aventi tutti una caratteristica comune[=fattore d’invarianza 31 ]. (…) il raggruppamento di ‘cose’ (nel senso più ampio del termine) è un’operazione basilare e indispensabile per percepire e concettualizzare la realtà;
  2. Seconda proprietà. Combinando gli elementi di un gruppo in sequenze varianti il risultato della combinazione resta lo stesso. Siano per es. a, b, c, gli elementi di un gruppo (per es 1, 2,3) e ° il simbolo (per es.: + addizione) che denota la legge di composizione del gruppo si avrà:

(1+2)+3=1+(2+3)=2+(1+3) e così via per tutte le sei possibili combinazioni =sempre 6

Si può quindi concludere che anche se i processi sono sottoposti a cambiamenti si ha sempre l’invarianza dei risultati.

  1. Un gruppo contiene un elemento di identità che composto con ogni altro elemento del gruppo lo lascia immutato. Per esempio nei gruppi in cui la legge della composizione è l’addizione , l’elemento di identità è lo zero. (per es.; 5+0=5). A noi interessa sottolineare il fatto che un elemento può agire senza cambiare nulla.
  2. Infine, ogni elemento del gruppo deve avere il suo reciproco e inverso che composto con l’elemento stesso dà l’elemento di identità, per es.: 5+(-5)=0]

23– Ciò che la teoria dei gruppi evidentemente non può darci è un modello per quei tipi di cambiamento che trascendono un dato sistema o schema di riferimento. A questo punto dobbiamo ricorrere alla teoria di tipi logici.

Un assioma fondamentale della teoria dei tipi logici è il seguente:”qualunque cosa presupponga tutti gli elementi di una collezione non deve essere un termine della collezione” come sostengono Whitehead e Russel nella loro opera monumentale Principia Mathematica. Dovrebbe essere subito chiaro che il genere umano è la classe di tutti gli individui, ma non è esso stesso un individuo. Qualunque tentativo di trattare l’uno nei termini dell’altro è destinato a generare confusione e paradossi. Per esempio il comportamento economico della popolazione di una grande città non si può capire nei termini del comportamento di un abitante, diciamo, moltiplicato per quattro milioni. [contro le robinsonate]. Analogamente mentre i singoli membri di una specie sono di solito dotati di meccanismi di sopravvivenza ben determinati si sa che l’intera specie può correre a capofitto verso l’estinzione – ed è probabile che la specie umana non faccia affatto eccezione.

26- Sono due le conclusioni importanti che possiamo ricavare dalla teoria dei tipi logici:

  1. i livelli logici vanno tenuti rigorosamente separati per evitare confusione e paradossi;
  2. il passaggio da un dato livello a quello immediatamente superiore (cioè da un elemento alla classe) comporta uno spostamento, un salto , una ‘rottura’ o trasformazione- in breve un cambiamento- della massima importanza teorica e pratica, perché ci dà la possibilità di uscire fuori dal sistema.

25 Il linguaggio naturale purtroppo rende spesso difficile distinguere tra elemento e classe [Bateson], “I problemi filosofici nascono quando il linguaggio fa vacanza” (Wittgenstein).

[un’analogia utile per capire questo stato di cose]ce la offre un’automobile provvista di un normale cambio di marce. Si può modificare la prestazione del motore in due modi assai diversi: con l’acceleratore (aumentando o diminuendo il rifornimento di carburante ai cilindri) oppure cambiando marcia. Se si forza un poco questa analogia , si può sostenere che in ogni marcia l’automobile ha un certo ambito di ‘comportamenti’ (cioè sviluppa una potenza che consente alla macchina di fare una salita, di acquistare una maggiore velocità ecc.), l’uso appropriato dell’acceleratore provocherà il cambiamento desiderato, cioè il rendimento richiesto alla macchina. Ma se questo rendimento cade al di fuori di tale ambito  il conducente deve cambiar marcia per ottenere il cambiamento desiderato. Cambiare marcia è quindi un cambiamento di tipo logico superiore a quello di premere l’acceleratore ed è chiaro che sarebbe insensato parlare della meccanica delle marce nel linguaggio della termodinamica del rifornimento di carburante.

27 Ci sono dunque due tipi diversi di cambiamento: uno che si verifica dentro un dato sistema il quale resta immutato, mentre l’altro, quando si verifica, cambia il sistema stesso. (…) D’ora in poi ci riferiremo al primo tipo di cambiamento come CAMBIAMENTO1. L’unico modo di uscir fuori da un sogno, implica il cambiamento dal sognare all’esser desti. L’esser desti evidentemente non fa più parte del sogno, ma è un cambiamento a uno stato completamente diverso. D’ora innanzi ci riferiremo a questo tipo di cambiamento come a un CAMBIAMENTO2. (…) Il cambiamento è dunque il cambiamento di un cambiamento– quel cambiamento di cui Aristotele negava l’esistenza in modo categorico.

29-[PROSPETTIVA PRATICA –= implicazioni pratiche dei postulati della teoria dei gruppi]

  1. Non è difficile trovare esempi della prima proprietà dei gruppi, secondo la quale qualsiasi associazione, trasformazione o composizione degli elementi del gruppo dà ancor un elemento del gruppo e quindi conserva la struttura del gruppo = fattore d’invarianza che impedisce a un sistema (= gruppo in senso matematico) di generare al suo interno le condizioni per il CAMBIAMENTO2.
  2. [problemi di punteggiatura- 148]la proprietà b dei gruppi verte sul fatto che una serie di operazioni, eseguite sugli elementi del gruppo secondo la legge di conservazione di quel gruppo, può essere cambiata senza che cambi il risultato delle operazioni.[complessi sistemi omeostatici];
  3. [dall’esempio successivo si capirà che l’elemento di identità dei gruppi non è un nulla , ma una propria concretezza] 36 –l’elemento di identità composto con un elemento del gruppo conserva l’identità di quell’elemento cioè produce un CAMBIAMENTO1 zero; mentre quando un elemento del gruppo è composto con il suo inverso viene mantenuta l’identità del gruppo (cioè si ottiene l’elemento di identità e quindi il CAMBIAMENTO2 zero.;
  4. secondo la proprietà d dei gruppi qualsiasi elemento del gruppo composto con il suo inverso o reciproco dà l’elemento di identità (…): luce e ombra, immagini e sfondo, bene e male, passato e futuro , tutte queste coppie sono semplicemente i due aspetti complementari di un’unica realtà, di un solo schema di riferimento, nonostante la loro natura apparentemente incompatibile e comunque tale da farli escludere a vicenda.

35- Una delle fallacie più comuni sul cambiamento è la conclusione che se qualcosa è cattivo il suo opposto deve essere necessariamente buono. (…) Il ricorso a contrasti estremi è sempre stata la tecnica propagandistica preferita da politicanti e dittatori (“nazionalsocialismo o il caos bolscevico)”] (…) [Per Jung]”ogni estremo psicologico contiene celato in sé il suo opposto o sta in qualche modo in rapporto intimo ed essenziale con questo. (…) Non esiste usanza venerabile che, dandosi il caso, non si converta nel suo contrario, e quanto è più estrema una posizione, tanto più facilmente è da attendersi una enantiodromia, la sua conversione nell’opposto”. [per es.: i figli della hippie generation disprezzeranno le comuni e vorranno diventare funzionari di banca].

37- è innegabile che il CAMBIAMENTO2 non solo non è impossibile , ma è anzi un fenomeno quotidiano: infatti la gente riesce a trovare soluzioni nuove, gli organismi sociali sono capaci di auto correggersi, la natura trova sempre nuovi adattamenti, e tutto il processo della scoperta scientifica e della creazione artistica consiste nell’uscire da una struttura vecchia per entrare in una nuova [contro il senso comune].

38-sappiamo per esperienza che il CAMBIAMENTO2 appare imprevedibile, brusco, illogico,soltanto in termini di CAMBIAMENTO1 , cioè da dentro il sistema. Infatti non può essere diversamente perché, come abbiamo visto, il cambiamento è introdotto nel sistema dall’esterno, e quindi non appare familiare né è comprensibile nei termini delle vicissitudini del cambiamento. Di qui la sua natura inspiegabile e la sua apparenza capricciosa . Ma visto dall’esterno del sistema non è altro che un cambiamento delle premesse (=le leggi di composizione della teoria dei gruppi) che regolano il sistema come un tutto [ Esperimento o rompicapo dei nove punti a quadrato che devono essere collegati da quattro linee rette senza sollevare la matita dal foglio]

45- [LA FORMAZIONE DEI PROBLEMI Di solito a promuovere il cambiamento(anche in certi aspetti di crescita e sviluppo)è la deviazione da qualche norma (…) il cambiamento diventa necessario per ristabilire la norma, perché sono in gioco sia il benessere, sia la sopravvivenza. Il cambiamento desiderato si ottiene applicando l’elemento opposto a quello che ha prodotto la deviazione (ad es.: si oppone il caldo al freddo) in accordo con la proprietà d dei gruppi. 50 –Esistono innumerevoli casi in cui una deviazione dalla norma può essere ricondotta alla normalità mediante l’applicazione del suo opposto [in termini di terminologia cibernetica si tratta di un semplice fenomeno di retroazione negativa: feedback]

51 – a rischio di dar l’impressione di voler spaccare un capello (semantico) in quattro, dobbiamo a questo punto fare una netta distinzione nell’uso che facciamo di termini come difficoltà e problemi. Quando nel corso della nostra trattazione parliamo di difficoltà con tale termine intendiamo semplicemente uno stato di cose indesiderabile che può essere risolto con qualche azione dettata dal senso comune (di solito una tipica azione di cambiamento1 come combattere il freddo con il caldo) e di conseguenza non occorre adottare tecniche speciali di soluzione dei problemi, oppure –ed è il caso più frequente- ci riferiamo a una situazione indesiderabile ma abitualmente abbastanza comune per cui non esiste alcuna soluzione nota   e che, almeno momentaneamente bisogna accettare. Parliamo invece di problemi quando ci riferiamo a impasse, punti morti, nodi, eccetera [vicolo cieco?] creati e mantenuti mediante il trattamento errato delle difficoltà. Le forme di intervento errato sono tre:

  1. si tenta una soluzione, negando che il problema è un problema: bisognerebbe agire ma non si agisce;
  2. si tenta di cambiare una difficoltà che a tutti i fini pratici è immutabile ( per es. il divario generazionale, o una certa percentuale di alcolisti incurabili in tutta la popolazione): si agisce quando non si dovrebbe,
  3. si commette un errore di tipizzazione logica e si stabilisce un gioco senza fine , tentando un cambiamento1 in una situazione che potrebbe cambiarsi soltanto agendo a livello logico immediatamente superiore ( ad esempio il problema dei nove punti, o gli errori compiuti, in ossequio al buonsenso, che abbiamo illustrato negli esempi di depressione, insonnia e gelosia) oppure quando si tenta un CAMBIAMENTO2 quando basterebbe un CAMBIAMENTO1 (per esempio quando la gente richiede cambiamenti di atteggiamento e non si accontenta di cambiamenti di comportamento): si agisce al livello sbagliato.

53- LE SEMPLIFICAZIONI TERRIBILI [= si dovrebbe agire ma non si agisce) 54- sappiamo per esperienza che gli effetti interpersonali conseguenti alla negazione di problemi innegabili ( che possono essere essi stessi del tutto consci) abitualmente sono più gravi e più appariscenti di quelli che da un punto di vista monadico si potrebbero attribuire ai meccanismi di diniego in quanto difesa intrapsichica. Non c’è dubbio che gran parte del processo di socializzazione consista soprattutto nell’insegnare ai giovani ciò che non devono vedere, sentire, pensare, provare o dire.[mito di famiglia = linea di partito -> senza elemento inconscio, solo patto interpersonale tacito] [NB: gran parte della comunicazione umana ha luogo tacitamente attraverso l’assenza di comunicazione: contro la comunicazione totale, cioè chiara, semplice, diretta. Secondo una delle leggi fondamentali della teoria dell’informazione la ricezione ad es. della lettera ‘a’ non va interpretata come ‘a’ ma piuttosto ‘non b, fino a z’.] 59- ricorrere ripetutamente alla stessa soluzione del problema non è di per sé sbagliato –offre anzi grossi vantaggi, è economico e semplice; la vita sarebbe resa assai più difficile se le soluzioni e gli adattamenti, una volta ottenuti , non potessero tenersi in serbo per applicarli nuovamente in futuro. Ma tali soluzioni diventano terribili semplificazioni se non si tiene conto che le circostanze variano continuamente e che le soluzioni debbono essere a loro volta cambiate.

61 –[LA SINDROME DA UTOPIA = si agisce quando non si dovrebbe.] [utopia= quando il cambiamento tentato trasforma in problema vero e proprio una semplice difficoltà: 67 – una matrice fruttuosa di tali problemi è per esempio il puritanesimo, la cui regola fondamentale è stata frivolamente così enunciata: ‘potete far tutto, purché non vi diverta’: posta tale premessa è chiaro che tranquillità, spontaneità, piacere ‘immeritato’ per non parlare dei colpi di fortuna vengono considerati espressione di qualcosa di sbagliato o il presagio di una vendetta imminente degli dei].Per le utopie positive non esiste nessun problema, per le utopie negative non esiste nessuna soluzione: comune a entrambe è il fatto che esse definiscono anormali le normali difficoltà della vita e i normali piaceri della vita.

68- La distinzione tra premesse e fatti è di fondamentale importanza per capire le vicissitudini del cambiamento.

70- Il compito della psicoterapia è alleviare le sofferenze, non la ricerca della felicità.

72 – Ritengo in breve che il problema più urgente di una politica razionale sia la miseria umana e che la felicità non sia un problema altrettanto impellente. (…) E’ la premessa che le cose dovrebbero essere in un certo modo a formare il problema e a richiedere il cambiamento – e non il modo in cui le cose sono.

74 [I PARADOSSI = si agisce a livello sbagliato] [E’ quasi normale che le dittature impongano paradossi analoghi al ‘sii spontaneo’ in campo sessuale] Esse non si accontentano della pura e semplice sottomissione alle leggi del senso comune (che in ultima analisi è tutto ciò che viene richiesto in uno stato democratico].

80-Sarebbe però un errore credere che paradossi simili non possano attecchire dove i sistemi di governo sono meno totalitari- e in questo senso la differenza tra una società repressiva e una permissiva è purtroppo soltanto di grado e non di sostanza. Nessuna società può permettersi di non difendersi dalla devianza , di non cercare di cambiare coloro che si oppongono alle sue regole e alle sua struttura. Nonostante le migliaia di volumi sui delitti e sulle pene, la filosofia del diritto non è mai stata in grado, e forse non lo sarà mai, di collocare la pena in un contesto diverso da quello in cui convergono paradossalmente, contaminandosi a vicenda, ritorsione, dissuasione e rieducazione. Di queste tre funzioni l’ultima, la rieducazione, è purtroppo al tempo stesso la più umana e la più paradossale. (…) Quale che sia il luogo, si tratti di un carcere per adulti o di un riformatorio, il paradosso è lo stesso: si giudica il grado di rieducazione che l’internato avrebbe ricevuto da tali istituzioni in base alle cose ‘giuste’ che dice e che fa perché è stato rieducato e non perché ha imparato a parlare il linguaggio ‘giusto’ e a compiere i gesti ‘giusti’. Quando si pensa che rieducazione e sottomissione siano due cose diverse , è inevitabile che la rieducazione diventi riflessiva: cioè sarebbe, al tempo stesso, la propria causa e il proprio effetto. A vincere a questo gioco sono gli ‘attori’ bravi; a perdere sono solo quegli internati che rifiutano di essere rieducati perché sono troppo ‘sinceri’ o troppo arrabbiati per stare al gioco, oppure quelli che troppo scopertamente mostrano di stare al gioco perché vogliono uscire , mostrano cioè di non agire con spontaneità. L’atteggiamento umanitario crea dunque le proprie ipocrisie, per cui si giunge alla conclusione malinconica che, almeno in questo senso specifico, sembra preferibile stabilire un prezzo da pagare per una trasgressione, cioè una pena , anziché tormentare la mente del trasgressore: la sua mente va lasciata in pace, così almeno si evitano le conseguenze fastidiose dei paradossi che insorgono quando si vuole controllare la mente degli altri. [ospedale psichiatrico e istituzioni totali di Goffman]

85- [LA SOLUZIONE DEI PROBLEMI]

92- [prime conclusioni su CAMBIAMENTO2:

  1. IL C2 viene effettuato sulla soluzione adottata per produrre il C1
  2. mentre il c1 è sempre basato sul senso comune (per es.: la ricetta “più di prima”), il c2 è di solito bizzarro, inatteso, illogico;]
  3. applicare le tecniche di C2 alla soluzione comporta il trattamento della situazione qual è qui e ora. Tali tecniche trattano gli effetti e non le presunte cause; di conseguenza la domanda cruciale è Che cosa? E non perché?
  4. l’impiego di tecniche di C2 fa uscire la soluzione fuori della trappola creata dalla riflessività della soluzione tentata e la colloca in un quadro diverso (come accade di fatto nella soluzione del problema dei nove punti)

99- Un evento a sta per verificarsi ma a è indesiderabile. Il senso comune suggerisce di evitarlo, o di impedire che si verifichi , con un comportamento che sia il suo reciproco o inverso, cioè con non-a (in accordo con la proprietà d dei gruppi) ma questa scelta non può sfociare che in una ‘soluzione’ di cambiamento. Finché la soluzione viene cercata dentro la dicotomia a non-a, chi cerca è preso in una illusione di alternative e vi resta impigliato quale che sia l’alternativa che sceglie. (…) La formula del C2 è invece “NON A MA ANCHE NON NON-A”. Si tratta di un principio antichissimo esposto dal maestro Zen Tai-hui.

101 LA SOTTILE ARTE DELLA RISTRUTTURAZIONE [130- disoccultamento del gioco / 139 la resistenza al cambiamento trasformata in veicolo di cambiamento]

104- La ristrutturazione non cambia i fatti concreti ma il significato che il soggetto attribuisce alla situazione- o per dirla con i termini che Epitteto usò fin dal I sec d.C, “Non sono le cose in se stesse a preoccuparci, ma le opinioni che ci facciamo su di esse.” In questa frase il termine da sottolineare è ‘di’ (o meglio ‘su’) perché pone l’accento su un fatto da tenere sempre ben presente: e cioè che qualunque opinione (punto di vista, attribuzione di significato ecc.) è meta rispetto all’oggetto di tale opinione o punto di vista – e quindi di un livello logico immediatamente superiore. In termini di teoria dei tipi logici è una cosa che può sembrare ovvia, ma se si applica con coerenza questa idea al comportamento umano e ai problemi umani si apre un vero e proprio vaso di Pandora: basti pensare che per stabilire che cos’è la normalità si assume, di solito, senza neanche metterlo in discussione , un criterio tanto opinabile quanto può esserlo il cosiddetto ‘adattamento alla realtà’. Ma a quale realtà si adattano le persone che si suppone siano mentalmente sane? [in psichiatria la realtà di cui si parla concerne le ‘opinioni’ nel senso di Epitteto oppure –diremo noi- il significato e il valore attribuiti ai fenomeni in questione]

105-Un territorio non esiste in natura, esiste nella mente dell’animale

107- In termini astratti ristrutturare significa spostare l’accento dall’idea che un oggetto[qui oggetto va preso in senso lato in quanto include eventi, situazioni, rapporti tra persone e rapporti tra persone e oggetti, modelli di comportamento ecc.] appartiene a una classe all’idea che invece esso appartiene ad una classe diversa ma egualmente valida e soprattutto far accettare a tutti gli interessati l’idea di tale appartenenza dell’oggetto ad una nuova classe. Se si resiste poi alla tentazione tradizionale di chiedere ‘perché’ mai dovrebbe essere così, si può allora capire ‘che cosa’ è implicito nella ristrutturazione e cioè:

  1. la nostra esperienza del mondo consiste nell’ordinare in classi gli oggetti che percepiamo. Tali classi sono costrutti mentali e perciò di un ordine di realtà completamente diverso da quello degli oggetti stessi. Le classi sono formate non solo in base alle proprietà fisiche degli oggetti, ma soprattutto in base al valore e al significato che hanno per noi;
  2. Una volta che un oggetto è stato concettualizzato come membro di una data classe, è assai difficile considerarlo come se appartenesse anche ad un’altra classe. Ciò che viene definito la ‘realtà di un oggetto’ è appunto la sua appartenenza a una data classe, per cui chiunque lo consideri un membro di un’altra classe deve essere folle o cattivo. Inoltre, da questa ipotesi semplicistica se ne inferisce subito un’altra,ugualmente semplicistica, vale a dire che accettare tale visione della realtà non solo è indice di salute mentale, ma anche di ‘sincerità’, ‘autenticità’ e così via. “Non so giocare” è la solita replica della gente che sta giocando il gioco di non giocare un gioco, quando è messa di fronte alla possibilità di considerare un’appartenenza alternativa ad una classe.
  3. A rendere la ristrutturazione uno strumento di cambiamento tanto efficace è il fatto che una volta percepita l’appartenenza alternativa ad una classe non si può tanto facilmente ricadere nella trappola e nell’angoscia che implica una visione della realtà analoga a quella che avevamo prima . Una volta che ci hanno spiegato la soluzione del problema dei nove punti è da escludersi che si possa ripiombare nella disperazione di quando eravamo in cerca della soluzione e soprattutto nel dubitare che sia possibile trovarne una.

110- In senso lato si può dire che chi si compie una ristrutturazione ogni volta che riesce una induzione ipnotica; infatti ciò che distingue un ipnotizzatore bravo è la capacità di ristrutturare qualunque cosa il soggetto fa (o non fa) come segno di essere riuscito nel suo intento e come prova che la trance del soggetto diventa più profonda.

112- Accettate ciò che il paziente vi dà è una delle regole fondamentali enunciate da Erikson per la soluzione dei problemi umani  [vs insegnamenti di scuole psicoterapeutiche che o cercano di applicare meccanicamente sempre lo stesso procedimento o ritengono necessario insegnare al paziente un nuovo linguaggio per farlo pensare nei termini del nuovo linguaggio]

122- [sui motivi degli insuccessi terapeutici]

119- Il terapeuta che introduce, o accetta da parte del paziente, una meta utopistica o comunque vaga,’involontariamente’ finisce per curare uno stato che egli stesso ha aiutato a creare e che la terapia mantiene inalterato. Non dovrebbe affatto sorprenderlo che in tali circostanze il trattamento sia lungo e difficile. Se si considera il disturbo accusato come la parte emergente del mitico iceberg [soprattutto emozionale]si compie una ristrutturazione negativa , che rende la difficoltà esistente tanto radicata e profonda che solo procedimenti altrettanto complessi e profondi sembrano offrire qualche possibilità di provocare un cambiamento. [pro mete concrete e raggiungibili]

121- [A un paziente che soffre d’insonnia e che voleva costringersi a dormire il terapeuta ‘prescrive il sintomo’ vale a dire cerca di costringere il paziente paradossalmente a restare sveglio]La prescrizione del sintomo, oppure il cambiamento ottenuto ricorrendo al paradosso, è indubbiamente la forma più efficace ed elegante che conosciamo di soluzione dei problemi.

122- Troppo sincero per giocare = preferire giocare al gioco di non accorgersi che si sta giocando.

124 ESEMPI [ Meno di prima, disoccultare l’occulto, Pubblicizzare anziché nascondere: sul ricorso controproducente alla forza di volontàn =il pubblicizzare è la terapia ottimale quando il nascondere è la terapia tentata, 135i grandi effetti di piccole cause, fare complimenti; l’utilizzazione della resistenza ‘perché dovresti cambiare?’ , il messaggio ‘non aver fretta’ per il cambiamento iniziato; la coppia non-senso/buon senso, accuse inconfutabili e dinieghi indimostrabili: l’accertamento dei fatti è secondario; sabotaggio benevolo: sull’educazione degli adolescenti; i benefici della disattenzione; 154problemi negli studi; come trattare le utopie]

132- psicoterapia tradizionale: iceberg -> sintomo vs. tecniche di terapia breve (max 10 sedute)

135- cambiamento2 senza esplorazione delle ragioni profonde del sintomo, senza insight

150 coppie di opposti che quando vengono a scontrarsi producono invariabilmente l’elemento di identità e quindi il cambiamento2 zero.

154 – ristrutturare il problema in un modo a lui più congeniale e quindi meno minaccioso per il suo sistemadi valori e per la sua visione del mondo

155- [palese/occulto, attenzione/disattenzione; buon senso (=violazione delle leggi del senso comune)/utopia

160- SCHEMA = classe di comporatamenti = cambiamento1 = gioco senza fine

162- Non c’è dubbio che i problemi posti dai tossicomani, dagli alcolisti ecc., siano gravi , ma il modo migliore di affrontarli ci pare quello di considerarli problemi di comportamento , sostanzialmente simili ad altri problemi del genere, e di cercare di stabilire con la massima attenzione quali siano le soluzioni sbagliate che li lasciano immutati.

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15 Le convinzioni sono contemporaneamente limiti e risorse. Per esempio le convinzioni su noi stessi hanno un forte impatto sulla nostra efficacia quotidiana [Cfre 31 Bandura e l’aspettativa positiva di autoefficacia = 30 la relazione tra convinzioni, capacità e comportamenti ( tre casi esemplari:perdita di peso, guarigione da un cancro in fase terminale, placebo)]

25- Come si fa a sapere che si sta facendo qualcosa perché lo si vuole veramente? Come si può sapere di non essere influenzati da ciò che altri hanno detto di fare? [1. Fate qualcosa che sapete vi porterà una punizione e che nessuno vi ha detto di fare 2. un altro modo in cui le persone riconoscono la propria identità viene da ciò che non possono cambiare: “Se non posso cambiarlo, deve far parte di me”. Ciò che non cambia, ciò che rimane uguale diventa il filo conduttore che cuce insieme le mie esperienze]

42- momenti di crisi (= quando aspettative ≠realizzazioni)

27 Le convinzioni funzionano a un livello diverso rispetto alla realtà ambientale e comportamentale e non cambiano tramite gli stessi processi. In un’azienda i valori e le politiche societarie cambiano grazie a un insieme di procedure diverse da quelle usate per cambiare i macchinari. 33- La cosa importante da capire riguardo alle convinzioni è che esse non hanno l’obiettivo di avere una corrispondenza con la realtà. Hanno lo scopo di offrire una motivazione e una prospettiva tali da far sì che il comportamento effettivo possa cominciare a svilupparsi e a innalzarsi fino a corrispondere ad esse. 33- Naturalmente con l’appropriata STRATEGIA MENTALE è possibile migliorare la curva di performance , perché non è necessario lasciarla a livello di tentativi ed errori. Se riuscite ad insegnare la STRATEGIA DEL COME FARE allora la curva del comportamento salirà più velocemente e il rischio di perdere la convinzione non sarà così elevato [Cfr. La realtà della realtà di Paul Watzlawick].

220 def strategia = insieme di azioni mentali e comportamentali esplicite per raggiungere uno specifico risultato. L’aspetto più importante di una specifica strategia è la sequenza di sistemi rappresentazionali usati per eseguire una specifica azione[comportamento?]

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147 – Il  punto è che le convinzioni, le capacità e tutti i livelli uniti insieme formano l’intero sistema di un individuo.

34-Anche l’ambiente può essere di sostegno o di detrimento delle convinzioni 35- Il fatto è che tutti subiamo le influenze dell’ambiente;bisogna quindi essere capaci di avere una convinzione che sia in grado di stare in piedi sotto la pressione dell’ambiente.

36-DEF. CONVINZIONE Una convinzione non è una strategia, non è un come fare per e non è un comportamento, non è nemmeno un valore [che è un principio motivante senza tempo]. e’ piuttosto UNA GENERALIZZAZIONE RELATIVA A UNA RELAZIONE TRA ESPERIENZE (per es.: una generalizzazione relativa a una relazione causale, a relazioni di significato) e determina 38 il tipo di reazione che si avrà davanti a una certa situazione. 88- Risolvere una convinzione [limitante] non significa necessariamente eliminarne il contenuto, ma risistemare le relazioni [tra immagini, parole, sensazioni]

28- Come fare in modo che qualcuno sia pronto a cambiare? Se qualcuno crede di poter cambiare, cambierà. [credenze = convinzioni]

30-Le convinzioni hanno a che vedere col futuro. La funzione delle convinzioni è relativa all’attivazione di capacità e comportamenti.

65 [sull’autoefficacia e]LA STRATEGIA PER PASSARE DAL FALLIMENTO AL FEEDBACK [che sono due tipi di processi con conseguenze diverse: il feedback attiva la creatività…] 147- feedback vs problema: bisogna essere disposti ad ascoltare in cosa consiste una strategia per prendere decisioni.

  1. IDENTITA’ = MISSIONE ≠ SPECIFICO RISULTATO. A volte in un’azienda si comincia a parlare di obiettivi, ma non è lì il punto della questione. Se l’organizzazione non ha una missione è molto facile litigare sugli obiettivi: GLI OBIETTIVI SCATURISCONO DALLA MISSIONE. La missione ha a che vedere con valori [= principi guida senza tempo] e norme (un livello molto più potente).

69- per cambiare un mio comportamento devo trovarmi a un livello superiore , quello delle capacità, e così via.

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72 – Quando lavoriamo per far cambiare una persona, un’organizzazione, una famiglia a volte il problema è il comportamento, a volte sono le convinzioni, a volte il problema attraversa molti di questi livelli. 74 I LIVELLI O SONO ALLINEATI O SONO INCONGRUENTI

91 Freud: “le convinzioni ripetono la storia della propria origine”. [per scoprire una convinzione il modo migliore è trovare il “vicolo cieco”= funzione positiva del vicolo cieco. vicolo cieco=conflitto/sintomo] [73 studiare le strategie delle persone efficaci] 100- Un buon esempio di convinzione legata all’identità. Non deve necessariamente essere in relazione con il mondo concreto o con la realtà esterna, deve essere in relazione con il mondo interno della propria identità. 114 L’imprint come parte non cosciente della missione,[una relazione in cui c’è un intero sistema di cose contrastanti: 115 bisogna spazzare via il sistema non funzionale. 131 la domanda di fondo è che cosa è necessario per raggiungere la massa critica che cambierà il sistema. 133– Imprint= esperienza significativa in cui una persona ha formato una convinzione o una serie di convinzioni, a cui si deve aggiungere il modellamento inconscio dei ruoli di altre persone significative [->113 PER COSTRUIRE UN MODELLO DI MONDO SI COSTRUISCONO ANCHE MODELLI DI PERSONE SIGNIFICATIVE]

132 LEARNING ORGANISATION VS ADDICTIVE ORGANISATION -> La dipendenza nasce e gravita intorno a tutte le cose su cui le persone sentono di aver mentito.

121- Si dice che la comunicazione è un apprendimento a breve termine e che l’apprendimento è una comunicazione a lungo termine.

132- [Ritornare nella posizione di imprint]

154 – quando si trova sotto la pressione delle difficoltà, che spesso il cambiamento implica , la nuova convinzione inizia ad appassire. C’è la vecchia molecola, la pietra del passato, che impedisce alla convinzione di mettere radici in profondità.

157- se si è incongruenti e in conflitto con se stessi ogni più piccola cosa può scatenare stress. 164 due identità in contrasto = conflitto di convinzioni = i conflitti di convinzioni più comuni: logica contro emozione, razionalità contro intuizione, convinzioni infantili contro convinzioni dell’età adulta, passato contro futuro]166 [intenzioni positive = collaborazione vs spavento/paura]

169- La prima cosa necessaria in ogni negoziazione [= fusione di risorse]è scoprire in base a quali valori [i negoziatori] operano: noterete che spesso le persone non si trovano in disaccordo con i valori degli altri  dopo averli conosciuti. [per negoziare] dovete dimenticarvi di giudicare l’altro per come si comporta o per ciò che sa o non sa, dovete passare al livello dei criteri e dei valori: qual è la tua intenzione?, qual è il valore che scegli?, qual è la tua missione? 175 pro saltare al livello dei valori condivisi

167– Con il passare degli anni e con l’aumentare delle risorse sviluppiamo ogni sorta di nuove capacità e comportamenti, ma spesso la nostra identità rimane quella che è stata decisa in qualche punto lontano della nostra infanzia.

168 apprezzare qualcuno = livello dei valori

171 sopravvivenza= adattamento a nuove situazioni e costruzione di nuove risorse [obiettivo ≠valori profondi]

174 penso che lo stesso tipo di conflitto dinamico possa aver luogo in famiglia o in un contesto aziendale. [per es. emozioni/profondità/fegato] -> successo vs profondità? La profondità della paura dà profondità al successo. 184 – Le emozioni sono governate dall’intenzione, dall’identità e dai valori di una persona. 185 riti di passaggio e integrazione dell’identità.

193 La cosa più bella del lavoro sistemico è che non c’è bisogno di cambiare gli elementi del sistema per trovare la soluzione.

 

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