Essais: cerco in generale i libri che praticano le scienze, non quelli che le insegnano (1580)

LIBRO PRIMO

78- Che la nostra opinione dia pregio alle cose, si vede da quelle tante a cui noi non guardiamo che per farne stima, mentre anzi pensiamo a noi; e non consideriamo né le loro qualità né la loro utilità, ma soltanto il prezzo per acquistarle: come se esso fosse qualche parte della loro essenza. Noi chiamiamo in esse valore non quello che esse ci procurano, ma quello che noi diamo ad esse. Per questo penso che noi siamo grandi amministratori della nostra offerta. Secondo il peso che essa ha, serve per il fatto stesso che ha peso. La nostra opinione non la lascia mai andare a vuoto. L’acquisto dà pregio al diamante, e la difficoltà alla virtù, e il dolore alla devozione, e il gusto cattivo alla medicina.

86- In verità è giusto che si faccia una grande differenza fra le colpe che derivano dalla nostra debolezza e quelle che derivano dalla nostra malizia. [Il valore ha i suoi propri limiti, varcati i quali ci si trova sul terreno del vizio].

111-L’eguaglianza è il primo atto dell’equità. Chi può lamentarsi di essere compreso là dove sono compresi tutti?

124- Io del resto le storie che cito le accollo alla coscienza di coloro dai quali le prendo. Le parole sono mie e si basano sulla prova del raziocinio, non dell’esperienza: ciascuno vi può aggiungere i propri esempi; e chi non ne ha ,non per questo deve credere che non ce ne siano, visto il numero e la varietà dei casi. / Anche per lo studio che faccio dei nostri costumi e dei modi di comportarci, le testimonianze fiabesche, dato che siano possibili, servono come quelle vere. Accaduto o non accaduto, a Giovanni o a Pietro, è sempre un tratto della capacità umana; e di esso ho notizia utile da quel racconto. Io lo vedo e ne faccio profitto ugualmente , sia esso fantasma o cosa concreta. (…) Ci sono autori, il cui scopo è raccontare i fatti. Sarebbe fatto mio, se vi potessi arrivare, di parlare di ciò che può accadere. Nelle scuole è giustamente permesso di portare qualche similitudine quando non ci sono fatti. Io tuttavia non faccio così, e in questo supero, in fatto di indagine scrupolosa, qualsiasi fede storica. Negli esempi che qui cito, di ciò che ho udito, fatto, detto, non mi sono permesso di alterare neppure le più lievi e inutili circostanze . La mia coscienza non falsifica uno iota, la mia scienza non so.

138- Uno stato in cui esistano leggi doppie, quelle dell’onore e quelle della giustizia, in molte cose assolutamente opposte (così che quelle là condannino rigorosamente un’onta subita e queste qui un’onta vendicata)/ Queste considerazioni non distolgono tuttavia un uomo intelligente dal seguire il costume comune; anzi al contrario mi sembra che tutti i modi di fare esclusivi e particolari derivino piuttosto da follia o da affettazione ambiziosa, che da vera ragione; e che il saggio deve nel suo intimo tirar via la sua anima dalla comune folla e mantenerla libera e capace di giudicare liberamente delle cose; ma quanto all’esteriore , egli deve seguire interamente i modi e le norme acquisiti. La società non sa che farsene dei nostri pensieri; ma quello che resta, come le nostre azioni, il nostro lavoro, le nostre fortune e la nostra propria vita , bisogna affidarlo e abbandonarlo al servizio delle opinioni comuni.

139- Quelli che danno uno scossone a un regime sono per lo più i primi ad essere travolti dalla rovina di esso.

142- ADITUM NOCENDI PERFIDO PRESTAT FIDES.

162- A che serve la scienza se non c’è l’ingegno?

163-Aristone di Chio un tempo aveva ragione di dire che i filosofi facevano male agli uditori, per il fatto che la maggior parte delle anime non si sentono adatte a far profitto di tale istruzione, in quanto se essa non porta a bene , porta a male: “ asotos ex Aristippi, acerbos ex Zenoni schola exire [Dalla scuola di Aristippo uscivano dei dissoluti, da quella di Zenone dei selvaggi”]

165- Si andava, si racconta, nelle altre città della Grecia a cercare retori, pittori e musici; a Sparta, invece, legislatori, magistrati e comandanti di eserciti. Ad Atene si insegnava a parlar bene, qui a far bene; là a sbrigarsela in una dissertazione sofistica e a ribattere l’agguato di parole capziosamente involute; qui a liberarsi dalle lusinghe del piacere e a ribattere con gran coraggio le minacce della fortuna e della morte: quelli là si affaccendavano dietro alle parole ; questi dietro alle cose; là era un continuo esercizio della lingua; qui un continuo esercizio dello spirito.

177 – [testa ben fatta vs testa ben piena]/203- per tornare al mio argomento non c’è che da secondare l’inclinazione e la disposizione , altrimenti non si creano che asini carichi di libri. Si dà a loro a colpi di frusta in custodia la loro sacchetta piena di scienza, la quale, per far bene, bisogna non soltanto collocarsela vicina, ma bisogna sposarla.

193- La gente è tutta chiacchiera, ed io non ho mai visto un uomo che non dica piuttosto più che meno di quello che deve dire ; tuttavia metà della nostra vita se ne va così.

196 [Sul parlare che mi piace-> non pedantesco/fratesco/avvocatesco ma soldatesco]

203- Non è per avventura, senza ragione che noi attribuiamo a ingenuità e ignoranza la facilità di credere e di lasciarsi persuadere: mi sembra infatti di avere appreso una volta che il credere era come un’impressione che si produceva sulla nostra anima; e a misura che essa si trovava più malleabile e meno resistente, era più facile stamparci qualche cosa. (…) Tanto più l’anima è vuota e senza contrappeso, più facilmente si piega sotto il peso del primo che la persuada. Ecco perché i fanciulli, il popolo, le donne e i malati sono più soggetti ad essere presi in giro.

205- La novità delle cose ci spinge più che la loro grandezza a ricercarne le cause. [insolito vs impossibile ->Scienza vs abitudine]

207- L’orgoglio e la curiosità sono i due flagelli dell’anima umana.

234- La divinazione è un dono di Dio. Ecco perché dovrebbe essere un’impostura punibile l’abusarne.

254- [Contro l’errore di giudicare gli altri secondo la propria misura]

278- [sulla voce di Montaigne]

280- [reputazione/gloria vs vita/salute]

288- Meglio andar dietro che guidare.

325 [Sul saggio e sul saggismo] Il giudizio è un utensile per tutti i soggetti e si mette in mezzo dappertutto . Per questa ragione nei saggi che sto scrivendo io vi presto ogni occasione. Se si tratta di un argomento di cui non mi intendo perciò stesso lo provo, scandagliando il guado molto da lontano; e poi, se lo trovo troppo profondo per la mia statura, mi tengo presso la riva; e questo riconoscimento di non poter andar oltre è una prova del suo successo, e proprio di quelli di cui più si vanta. Talvolta, per un argomento vano e da nulla, proverò a vedere se esso troverà modo di dargli corpo e di che appoggiarlo e puntellarlo. Talvolta lo porto a passeggiare in un argomento alto e travagliato nel quale non può trovare niente di suo essendo la strada così battuta che non può camminare che sulle orme altrui. Là esso si sbizzarrisce e, fra mille sentieri, dice che questo qui o quello là è stato il meglio scelto. Prendo a caso il primo argomento. Tutti mi sono egualmente buoni. E non mi propongo mai di prospettarli interi. Infatti di nessuna cosa vedo il complesso: non riescono a nulla coloro che promettono di farcelo vedere. Di cento membra e di cento facce che ogni cosa ha, io prendo a lambirne una, ora a sfiorarla appena; e qualche volta a penetrarla fino all’osso. Vi do un colpo non il più ampiamente, ma il più profondamente che so.

329- [Si beffa della retorica, arte per far parere grandi le cose piccole e che porta anche a gonfiare le doti delle persone, che, se non fossero designate con epiteti magniloquenti, sarebbero valutate nelle loro giuste proporzioni] Le repubbliche che si sono mantenute in una condizione regolata e sotto buon governo non hanno fatto gran conto di oratori. Aristone definisce giustamente la retorica: scienza del persuadere il popolo; Socrate, Platone [definiscono la retorica] arte di ingannare e di lusingare; e coloro che negano ciò, quando si mettono a definirla in generale lo dimostrano in tutte le loro regole. I Maomettani ne proibiscono l’insegnamento ai loro ragazzi, per la sua inutilità.

336- Si può dire con verisimiglianza che c’è ignoranza abecedaria, che supera la scienza, un’altra dottorale, che viene dopo la scienza: ignoranza che la scienza crea e genera nello stesso modo in cui essa disfà e distrugge la prima.

LIBRO SECONDO

372- Se filosofare è dubitare, come si dice, a più forte ragione baloccarsi e fantasticare come faccio io, deve essere un dubitare .E’ proprio dei principianti infatti indagare e discutere e dell’uomo di cattedra il risolvere.

391- Quella dei supplizi è un’invenzione pericolosa e sembra che sia piuttosto un modo per mettere alla prova la pazienza che la verità. [388-la coscienza ci dà la cognizione sicura del male che abbiamo fatto ; ma essa non deve essere violentata dai supplizi, che talvolta possono spingere l’uomo a confessare ciò di cui non è colpevole]

393- [DELL’ESERCIZIO – L’esercizio aiuta la ragione a condurci a certe azioni, ma non può condurci a morire, che avviene una volta sola e della quale azione non si può fare esperienza preventiva.(…) Per prepararsi alla morte dunque non c’è che avvicinarvisi e indagare continuamente nel fondo di se stessi] E’ difficile che il ragionamento e l’isruzione, anche se la nostra attenzione vi si applichi volentieri, siano abbastanza forti da indirizzarci fino all’agire, se oltre a ciò noi non esercitiamo e formiamo la nostra anima per mezzo dell’esperienza, nel comportamento in cui noi la vogliamo guidare. (…) Ecco perché tra i filosofi coloro che sono voluti giungere a qualche eccellenza superiore , non si sono contentati di attendere al riparo e in tranquillità i colpi della fortuna per paura che non li sorprendesse inesperti e nuovi al combattimento; ma essi vi si sono gettati di loro volontà nella prova delle difficoltà.

401- Dice Plinio, ciascuno è un buon insegnante a se stesso, purché abbia il potere di vigilarsi da vicino.

403- Il mio mestiere e la mia arte è vivere. Chi m’impedisce di parlarne secondo il mio sentimento , la mia esperienza e l’uso che ne faccio dia ordine all’architetto di parlare delle sue costruzioni non secondo se stesso, ma secondo il suo vicino; secondo la scienza di un altro non secondo la sua. (…) Il dipingo soprattutto i miei pensieri, soggetto informe che non può terminare in una produzione attiva. (…) Gli uomini più saggi e più religiosi hanno vissuto fuggendo ogni fatto esteriore. I fatti direbbero più della fortuna che di me.(…) Dire di sé più che non sia non è sempre presunzione, spesso è anche stoltezza. (…) Il rimedio supremo [per guarire questo difetto]è fare tutto il contrario di ciò che comandano quelli che proibendo di parlare di sé, proibiscono anche per conseguenza di pensare a sé./ 404- Il dilettarsi di sé stesso sembra loro che sia compiacersi di sé; frequentare e praticare se stesso , sia accarezzarsi troppo. Può essere . Ma quest’eccesso si verifica solo in quelli che non si palpano che superficialmente; che si guardano dopo le loro azioni, che chiamano fantasticherie e ozio intrattenersi di sé e guarnirsi e costruirsi, fare castelli in aria: come se si stimassero una terza cosa estranea a se stessi. (…) Per il fatto che Socrate aveva messo in pratica in modo sicuro il precetto del suo Dio , cioè di conoscere se stesso, e che per mezzo di quello studio era giunto a disprezzarsi, egli solo fu stimato degno del nome di Saggio. Chi si conoscerà a quel modo, si faccia pure conoscere per bocca propria.

408- La forma adatta e sola, ed essenziale, di nobiltà in Francia, è la professione militare. E’ verosimile che la prima virtù abbia fatto apparizione tra gli uomini e che abbia dato superiorità agli uni sugli altri, sia stata questa qui, con la quale i più forti e i più coraggiosi sono diventati padroni dei più deboli , ed hanno acquistato dignità e fama particolare, per cui è rimasto loro quest’onore e questo decoro di appellativo; oppure qui popoli essendo molto bellicosi, abbiano conferito pregio a quella tra le virtù che era loro più familiare e il titolo più degno. Così come la nostra passione e quella cura gelosa che abbiamo della castità delle donne fa che una donna buona, una donna dabbene e d’onore  e virtuosa non si possa dire da noi che una donna casta ; come se per tenerle obbligate a quel dovere mettessimo in non cale tutti gli altri, e lasciassimo loro briglia sciolta per ogni altro peccato per metterci d’accordo di far loro abbandonare questo.

410- Per questo abbiamo caro l’essere e l’essere consiste in movimento e azione. Per questo ciascuno è intero nella sua opera . Chi fa bene compie un’azione bella e onesta; chi riceve ne compie soltanto una utile; ora l’utile è da amarsi molto meno dell’onesto. L’onesto è stabile e permanente e fornisce a colui che l’ha fatto un dono costante . L’utile si perde e sfugge facilmente, e il ricordo di esso non è né fresco né dolce. Ci sono più care le cose che ci sono costate di più; ed è più difficile donare che prendere.

426- Fu per opera sua [Labieno, luogotente di Cesare in Gallia che poi passò al partito di Pompeo e fu sconfitto da Cesare] che cominciò quel nuovo esempio di pena che poi fu continuata a Roma per parecchi altri , di punire con la morte anche gli scritti e gli studi. Non c’erano sufficienti mezzi e argomenti di crudeltà, se non ci mettevamo cose che natura ha fatte prive di ogni sensazione o sofferenza , come la reputazione e le invenzioni della nostra mente , se non ci si mettevano a comunicare i mali corporali alle discipline e ai monumenti delle Muse. Ora Labieno non poté sopportare quella perdita , né sopravvivere a quella sua cara figliolanza; si fece portare e chiudere vivo nella tomba dei suoi antenati , dove provvide a uccidersi e a seppellirsi nello stesso tempo.

434- Quello che non vedo al primo colpo, non vedo neanche se mi ci ostino.

439- Cerco in generale i libri che praticano le scienze, non quelli che l’insegnano.

446- [Della crudeltà] Mi sembra che la virtù sia cosa diversa e più nobile delle inclinazioni alla bontà che nascono in noi. (…) Colui che per dolcezza e docilità naturale non curasse le offese ricevute, farebbe cosa bellissima e degna di lode; ma colui che punto e colpito al vivo da un’offesa, si riarmasse delle armi della ragione contro quel furioso desiderio di vendetta, e dopo un gran combattere se ne rendesse infine padrone , farebbe senza dubbio molto di più. Quello là agirebbe bene, e questo qui virtuosamente: l’un modo di agire si potrebbe definire bontà, l’altro, virtù: poiché sembra che il nome della virtù presupponga difficoltà e contrasto e che non si possa esercitare senza avversario. E’ per avventura per questo che noi chiamiamo Dio buono, forte e generoso, ma non lo chiamiamo virtuoso: le sue opere sono tutte spontanee e senza sforzo. / 447- MULTUM SIBI ADIICIT VIRTUS LACESSITA (= Il valore quando è sfidato si moltiplica) (…) Socrate si metteva alla prova, mi sembra, ancora più rudemente, serbando, per sperimentarsi, le malignità di sua moglie: che è una prova a fondo.

454- Io cedo a qualche vizio, ma ne fuggo altri, quanto saprebbe fare un santo (…)Aristotele pensa che un saggio possa essere intemperante e incontinente. /Socrate confessava a coloro che nella sua fisionomia riconoscevano qualche inclinazione al vizio, che questa era in verità la sua inclinazione naturale, che egli però l’aveva corretta con la disciplina.

455- Odio, fra gli altri vizi, crudelmente la crudeltà, e per natura e per ragionamento, come il più grave di tutti i vizi. Ma è fino alla viltà che non posso vedere sgozzare un pollo senza dolore.

463- Amo assai, ma non adoro gli uomini dotti.

486- Se accade che [l’uomo solo] fra tutti gli altri animali, abbia quella libertà di immaginazione e quella sfrenatezza di pensieri  che gli rappresentano quello che egli è, quello che non è, e quello che vuole , il falso e il vero, è una superiorità che gli è venduta ben cara e della quale ha ben poco da gloriarsi , perché di là nasce la sorgente principale dei mali che l’affliggono: peccato, malattia, incertezza, turbamento, disperazione.

494- [Sullo specismo] E’ sempre la stessa natura che segue il suo corso [566- il leone, l’aquila non apprezzano niente al di sopra della loro specie]/ 515- Tutto ciò che non è come siamo noi, non ha valore./ Abbiamo strapagato la ragione con le passioni di cui siamo prigionieri.

498- [la simpatia come impulso fortuito: le bestie ne sono capaci come noi]

514- Noi ci attribuiamo beni immaginari e fantastici, beni futuri e che ora non sono, dei quali l’umana capacità non può essa stessa garantire  o beni che ci attribuiamo falsamente come la libertà del nostro arbitrio, come la ragione, come la scienza e l’onore e ad essi lasciamo beni essenziali maneggiabili e palpabili; la pace, la tranquillità, la sicurezza, l’innocenza e la salute; la salute dico il più bello e il più ricco dono che la natura ci possa fare.

516 [Il contadino è più saggio di un rettore]

517- L’obbedire è il principale compito di un’anima ragionevole ( -> Dio)

518- [Il mio Seneca]

519- [simili alle bestie o a Dio]/522- [Sulla follia del Tasso]

[pensare ai piaceri perduti contro i mali presenti]523- E’ un grandissimo vantaggio ad onore dell’ignoranza che la scienza stessa ci spinga fra le sue braccia quando si trova impedita a farci saldi contro il peso dei mali; essa è costretta a venire a quest’accordo di allentarci le redini e darci il permesso di salvarci nel suo seno, e metterci sotto la sua protezione al riparo dei colpi e delle offese della fortuna.

32- Lasciamo pure che il popolo lasci oziose le sue facoltà dell’anima.

533- [ Tre atti dell’anima: immaginativo, appetitivo, consenziente]

537- [Spirito semplici e indifferenti vs spirito vigili ed indagatori delle cause divine ed umane]

538- [Caccia della verità: dogmatismi (Aristotele) vs scettici (Pirrone)vs 540 altri (per es Platone: in parte dogmatici in parte dubbiosi] UT POTERO, EXPLICABO:NEC TAMEN, UT PYTHIUS APOLLO, CERTA UT SINT ET FIXA, QUAE DIXERO; SED UT HOMUNCULUS PROBABILIA CONJECTURA SEQUENS.

540-[dialettica = scienza dell’opporsi/ Spiriti indagatori piuttosto che docenti: per es. Seneca, Plutarco]

541- Non deve sembrare strano se persone che disperavano di raggiungere la preda non hanno cessato di prendere piacere alla caccia: l’indagine essendo di per sé un’occupazione piacevole , è così piacevole che, tra i piaceri, gli Stoici proibiscono anche quella che viene dall’esercizio dell’intelletto, vogliono che ci sia un freno, e considerano intemperanza il troppo sapere.

544- [Contro l’adattare Dio e il mondo alle nostre capacità e alle nostre leggi]

556- [La filosofia dice che anche il folle e il malvagio impazziscono per la ragione , ma è una ragione di tipo particolare]

560- Il nostro parlare ha le sue debolezze e i suoi difetti, come tutto il resto. La maggior parte delle occasioni degli sconvolgimenti del mondo sono grammaticali. I nostri processi non nascono che dalla discussione sull’interpretazione delle leggi; e la maggior parte delle guerre dall’impotenza di non aver saputo chiaramente esprimere le convenzioni e gli accordi dei principi.

566- [Paragone fra il mondo dell’uomo e il mondo di un papero (dove l’uomo figura come servitore) -> 580 per Platone l’uomo è un essere a due gambe senza piume = è un pollo]

569- Gli occhi umani non possono percepire le cose che per mezzo delle forme di loro conoscenza.

571- La filosofia ci mette davanti non ciò che è, o ciò in cui essa crede, ma ciò che essa costruisce come avente più evidenza e più eleganza.

574- Non si domanda mai se una cosa è vera, ma se è stata intesa così e così ( Aristotele e la scolastica]

575- Chiunque è creduto nei suoi presupposti è nostro padrone e nostro Dio / [filosofi vs filodossi= designazione kantiana del dilettantismo in filosofia]

577- [anima =movimento]

580- [argomenti non di ignoranza ma di imprudenza]

589- SOMNIA SUNT NON DOCENTIS, SED OPTANTIS

590[ Torre di Babele e scienza umana]

596- [Lo spirito e la vita tranquilla: bisogna assegnargli con arte i limiti della sua caccia]

603- Io che mi sorveglio più da vicino

605- Il valore non può perfezionarsi senza l’assistenza della collera [: sulla funzione delle passioni]La compassione serve di pungolo alla clemenza e la saggezza di conservarci e di governarci è tenuta sveglia dal nostro timore.

607- La nostra veglia è più addormentata del dormire.

608  Il cielo e le stelle hanno girato tremila anni [poi Teofrasto pensò di sostenere che era la terra che si muoveva] e Copernico ha così ben fissato questa dottrina che se ne serve con tutta esattezza per tutte le conseguenze astronomiche. (…) e chissà che una terza opinione, di qui a mille anni, non sconvolga le due precedenti?

617- Gli uni dicono il nostro bene consistere nella virtù, altri nel piacere, altri nel seguire la natura,; chi nella scienza; chi nel non aver dolore; chi nel non lasciarci vincere dalle apparenze . [Definizioni del bene]

623- [Autorità vs ragione e credito ( = consenso?)]

626- [Omero = consigliere generale per tutte le imprese]

627- Protagora pensava esser vero per ciascuno ciò che a ciascuno sembra. [Tatto interno = dolore e piacere]

Vol_II

660- [gloria = apprezzamento che viene dagli altri -> GLORIA DEO, PAX HOMINIBUS]

658- [I supplizi (anche frusta e bastone) aumentano i vizi] Abbiamo pensato di stringere più forte il nodo dei nostri matrimoni con l’aver tolto ogni mezzo di scioglierli; ma d’altrettanto si è sciolto il nodo della volontà e dell’affetto di quanto s’è stretto quello della costrizione. QUOD LICET INGRATUM EST; QUOD NO LICET, ACRIUS URIT

662- Noi siamo, non so come, doppi in noi stessi, e ciò fa che quello che crediamo, non lo crediamo, e non possiamo disfarci di ciò che condanniamo.

672-E Platone (…) dice che (…) accade che perfino i cattivi sappiano spesso, tanto a parole che nella loro mente, giustamente distinguere i buoni dai cattivi.

678- La curiosità di conoscere le cose è stata data agli uomini, dice la Sacra Scrittura, per flagello.

683- La bellezza è una parte molto importante del commercio degli uomini, è il primo mezzo per conciliarsi gli uni con gli altri e non c’è uomo così selvaggio e ringhioso che non si senta in qualche modo colpito dalla sua dolcezza. [anima e corpo come marito e moglie] (…) I cristiani hanno un particolare ordinamento di questa unione: essi infatti sanno che la giustizia divina abbraccia questa comunione e congiuntura del corpo e dell’anima fino a rendere il corpo meritevole delle ricompense eterne.

691- Anche le qualità che ho in me non spregevoli,le ho trovate inutili in questo periodo [dolcezza = fiacchezza; fede e coscienza = scrupolo e superstizione; franchezza e libertà = temerarietà] Chi ai nostri giorni non è parricida e sacrilego, è uomo dabbene e d’onore./692 –[contro la dissimulazione/ sul dire la verità (≠ dire tutto)/CHI FINGE FA STARE ALL’ERTA GLI ALTRI]

697- Dei giochi in cui la mente ha la sua parte, degli scacchi, delle carte, della dama e altri io non afferro che i tratti più grossolani. La comprensione l’ho lenta e offuscata, ma quello che essa afferra una volta lo afferra bene e lo abbraccia interamente, strettamentee profondamente, per il tempo che lo conserva.

700- La ragione umana è una spada a doppio taglio epericolosa. E anche nella mano di Socrate, suo intimo e familiare amico, vedete a quanti bersagli serve il suo bastone. Così io non sono adatto che ad andare appresso e mi lascio facilmente trascinare dalla folla: non mi fido abbastanza delle mie forze per mettermi a comandare e a condurre. (…) Specialmente nelle faccende politiche c’è un bel campo aperto alla discussione e alla contestazione. (…)I discorsi di Machiavelli erano abbastanza solidi per l’argomento, eppure è stato molto facile contestarli; e quelli che l’han fatto non hanno lasciato minor facilità a contestare i loro.

701- La peggior cosa della nostra situazione è l’instabilità.

703- La gente guarda sempre avanti a sé, io guardo dentro di me, mi considero continuamente, mi controllo, mi assaggio.

704 [vivacità e prontezza d’ingegno vs disciplina/ordine-> vanità e debolezza d’ingegno in chi si occupa di libri: fare andare la memoria a spese dell’ingegno] 705- Ricado spesso in quel discorso sulla pochezza della nostra educazione: essa ha avuto per fine di farci non buoni e saggi, ma sapienti: ci è arrivata. Non ci ha insegnato ad abbracciare la virtù e la prudenza, ma ce ne ha messo dentro la derivazione e l’etimologia./706- I costumi e le idee dei nostri contadini, io li trovo di solito più conformi alla norma della vera filosofia che non siano quelli dei nostri filosofi. PLUS SAPIT VULGUS, QUIA TANTUM QUANTUM OPUS EST, SAPIT.

710- Non sono stato io a fare il mio libro, più che esso non abbia fatto me.

711- Il primo sintomo della corruzione dei costumi è il mettere a bando la verità [Pindaro e Platone] LA NOSTRA VERITA’ DI ORA NON E’ CIO’ CHE E’, MA CIO’ CHE PERSUADE GLI ALTRI: COME CHIAMIAMO MONETA NON SOLTANTO QUELLA CHE E’ BUONA, MA ANCHE QUELLA FALSA CHE HA CORSO. (…) La dissimulazione è tra le più rilevanti qualità di questo tempo.

714- [L’imperatore Giuliano l’apostata era duro verso i Cristiani ma non certo crudele] era nemico dei Cristiani ma senza arrivare al sangue.

729- [mercenari = gladiatori -> gente che combate in lotte in cui essi non hanno nessun interesse]

736- La vendetta non mira che a mostrare il risentimento-> L’uccidere è buono per evitare l’offesa futura, non per vendicare quella che è stata fatta.

748-[Noi stessi non siamo che aborti d’uomini / un uomo molto debole e difettoso assai/ azioni ordinarie (abitudini) vs slanci dell’anima] 752 [esempi di fede ->Oriente ≠ Europa cristiana]

756- Quelli che noi chiamiamo mostri , non sono tali per Dio, il quale vede, nell’immensità della sua opera, l’infinità delle forme che vi ha comprese.  (…) Chiamiamo contro natura ciò che avviene contro la consuetudine: non c’è niente se non secondo quella qualunque cosa sia. Scacci da noi questa ragione universale e naturale l’errore e lo stupore che ci reca la novità.

758 Quando le passioni comandano non siamo noi (-> sulla collera)

759- Il dire è cosa diversa dal fare (…) Un uomo di buoni costumi può avere opinioni errate e un malvagio può predicare la verità, anche colui che non  la crede. -> OMNIA VITIA IN APERTO LEVIORES SUNT.

785- [Giovani BISOGNOSI D’ONORE = TEMERARI]

786- Quando gli antichi greci volevano accusare qualcuno d’ignoranza assoluta dicevano, con un proverbio volgare, che NON SAPEVA NE’ LEGGERE, NE’ NUOTARE.

800- [Virtù militari: diligenza, previdenza, disciplina, astuzia, magnanimità, decisione, fortuna.]

802. Epaminonda sosteneva pure che in una battaglia si dovesse evitare lo scontro con un amico che si trovava nel partito avversario e risparmiarlo.

803 [Sugli Essais come ammasso di tanti pezzi diversi-> 7 o 8 anni per la redazione del secondo libro]

813- Lasciamo un po’ fare: l’ordine che provvede alle pulci e alle talpe, provvede anche agli uomini che hanno la pazienza di farsi governare come le pulci e le talpe. [e’ inutile che noi stimoliamo quell’ordine del corpo con incitamenti, droghe, passioni] Seguiamolo, per Dio (…) quelli che non lo seguono, li trascina, e la loro collera e la loro medicina insieme.

817 [reputazione dei medici = profitto vs interesse dei pazienti/ storia della medicina /SPECULUM MATRICIS] /821- [giubettieri vs sarti: non bisogna immischiarsi nel mestiere più ristretto e specializzato] chi provvede a tutto non provvede a niente: essi non si accorgono che il governo totale di questo piccolo mondo è per essi del tutto indigeribile.

830- Forse scorgeremmo qualche luce se tutti i giudizi e i ragionamenti degli uomini ci fossero noti? [sull’esperienza]

831- [I miei studi] sono stati impiegati ad insegnarmi ad agire, non a scrivere. (…) Domandate a uno spartiata se preferisce essere un buon retore piuttosto che un buon soldato.

833- [La più universale caratteristica delle cose e delle opinioni è la diversità] Sono ben lontano a imbestialirmi a vedere il disaccordo tra i miei giudizi e quelli altrui.

LIBRO TERZO

838- Il nostro essere è cementato di qualità infermicce: ambizione…crudeltà / sull’assumere parti più facili e meno pericolose]

842- UN PARLARE APERTO SCOPRE UN ALTRO PARLARE E LO TIRA FUORI, COME FANNO IL VINO E L’AMORE.

853- Altri modellano l’uomo [Cfr.: 873-modello = forma]; io lo racconto e ne rappresento uno molto mal formato che, se dovessi modellarlo di nuovo , farei molto diversamente da quello che è.

853- NON DIPINGO L’ESSERE, DESCRIVO IL PAESAGGIO.

854- Se la gente si lamenta perché io parlo troppo di me , io mi lamento perché essa non pensa neppure a sé

855- Io parlo come curioso e ignorante , riportandomi per decidere , puramente e semplicemente alle credenze comuni e legittime. Io non insegno mai, racconto./ [Il vizio nasce da bestialità e ignoranza] Io mi pento raramente.

858- Poche persone sono state ammirate dai loro domestici [Agesilao] NEMO PROFETA IN PATRIA. [Vite ritirate vs vite splendide -> Socrate vs Alessandro-> Le anime viziose sono talvolta spinte a far bene e viceversa-> Bisogna dunque giudicare quando sono a casa loro, o almeno quando sono più vicine al riposo e alla loro condizione naturale. Le inclinazioni naturali si rafforzano con l’educazione, ma esse non si cambiano e non si superano affatto.] Il pregio dell’anima non consiste nell’andare in alto, ma in ordine. La sua grandezza non si esercita nella grandezza ma nella mediocrità. Così che coloro i quali ci giudicano e ci tastano dentro non fanno gran conto dello splendore delle nostre azioni pubbliche, e vedono che non sono se non fili e zampilli d’acqua pura sprizzanti da un fondo per il resto limaccioso e denso. [859- sull’educazione degli adulti: 860- forma sovrana vs educazione] / 1153- la mia età è fuori dall’educazione e non ha ormai di che guardare altrove se non per conservarsi [abitudine vs eccessi]

859- Quelli che hanno provato a cambiare i costumi del mondo al tempo mio, correggono i vizi dall’esterno, quelli dell’intimo li lasciano lì se pure non li accrescono.

866- A mio parere è il vivere felicemente e non, come diceva Antistene [filosofo ateniese, seguace di Socrate, antiplatonico, cinico], il morire felicemente che fa l’umana felicità.

868- [Di tre commerci: amicizie, donne, libri] Non bisogna attaccarsi tanto fortemente alle proprie tendenze e alla propria indole. La nostra principale abilità è di sapere applicarsi a diversi usi. (…) La vita è un movimento ineguale, irregolare e multiforme. Non è essere amico di sé, e meno ancora padrone, è essere schiavo, il seguire continuamente se medesimo, ed essere così attaccato alle proprie inclinazioni, da non potersene disviare, da non poterle modificare./ 869- VITIA OTII NEGOTIO DISCUTIENDA SUNT [= I Vizi dell’ozio devono essere buttati fuori dal fare qualcosa]

871- L’amizia come bestia di compagnia non di mandria.

874- LO SCOPO DI QUESTO COMMERCIO E’ LA DIMESTICHEZZA, LA COMPAGNIA, LA CONVERSAZIONE: L’ESERCIZIO DELLE ANIME SENZA ALTRO FRUTTO.

879- I miei pensieri dormono se mi metto a sedere.

880- Se qualcuno mi dice che è un avvilire le Muse servirsene soltanto di gingillo e di passatempo, egli non sa , come me, quanto vale il piacere, il gioco e il passatempo. Per poco non dico essere ridicolo ogni altro scopo. Io vivo giorno per giorno ; e parlando con rispetto non vivo che per me. I miei disegni finiscono lì. Studiai da giovane, per ostentazione; poi un po’ per istruirmi; adesso per divertirmi, mai per bisogno.

886-La natura ci ha dato il tempo come medico sovrano delle nostre passioni. [il vantaggio dell’incostanza]

896- Mi sono imposto di osare dire tutto quello che oso fare [->occorre studiare il proprio vizio per studiarlo e ridirlo]

901- [Sul matrimonio e la Venere matrimoniale]

928- Nella nostra lingua trovo abbastanza stoffa ma una certa mancanza di modi di dire [che per lo più vengono dal gergo delle nostre cacce e delle nostre guerre]/ le forme del parlare, come le forme delle erbe si fortificano trapiantandole]

945- Non c’è regola per le cose volontarie.

954- Dico che maschie e femmine sono modellati nel medesimo stampo, salva l’educazione e la pratica, la differenza in essi non è grande. [L’attizzatoio si burla della padella] / [I grandi autori, scrivendo delle cause, non si servono solo di quelle che pensano essere vere, ma anche di quelle in cui non credono, purché siano singolari e belle]

960- [Si cerca un superiore mai per il suo profitto, ma per il profitto dell’inferiore -> liberalità e giustizia come virtù regali]

964- Noi non camminiamo, ma vagabondiamo [nella conoscenza]

971- [Contentarsi delle uccisioni che la necessità della guerra porta con sé]

972- Il nostro oro è tutto impiegato e messo in commercio [=moneta] [vs oro nei palazzi]

977- Carneade diceva che i figli dei principi non imparano bene che a condurre i cavalli, in quanto in ogni altro esercizio ciascuno si piega sotto di essi e là da vinta.

978 [Lo splendore del re ci offusca la vista]

980- Mettendo in pubblico e confessando le mie imperfezioni qualcuno imparerà a temerle [crudeltà vs clemenza]/ Catone diceva che i savi hanno da imparare dai pazzi , più che i pazzi dai savi.

980 [CONVERSAZIONE vs STUDIO DEI LIBRI] Il  più fecondo e naturale esercizio del nostro spirito è secondo me la conversazione. Ne trovo la pratica più dolce che di alcuna altra azione nella nostra vita: ed è la ragione per cui , se ora fossi forzato a scegliere, consentirei piuttosto, credo, di perdere la vista che l’udito o la parola. [Romani, Ateniesi e oggi italiani] /981 Noi che priviamo il nostro giudizio del diritto di fare sentenze./982- Mi piace che fra i galantuomini ci si esprima coraggiosamente, che le parole vadano dove va il pensiero/Quando mi si contraddice si sveglia la mia attenzione non la mia collera/ 984- Noi non impariamo a discutere che per contraddire.

986-Amo e onoro il sapere, quanto quelli che lo posseggono; e, nella sua vera pratica, è il più nobile e potente acquisto degli uomini. Ma in coloro ( e ce n’è un numero infinito di tale specie) che vi fanno consistere la loro fondamentale dottrina e il loro valore, che si riportano per il loro ingegno alla memoria, “sub aliena umbra latentes”, e non possono far niente se non col libro, io li odio, se oso dire, un po’ più della stoltezza. Nel mio paese e al tempo mio , la scienza migliora abbastanza le borse , raramente le anime. Se le trova ottuse, le appesantisce e le soffoca, massa rozza e indigesta; se le trova fini, le purifica facilmente, le chiarifica e le fa più sottili fino allo svuotamento. (…) Il mondo non è una scuola d’indagine. Non appartiene a chi infilerà l’anello, ma a chi farà le più belle corse. Tanto può fare lo sciocco che dice la verità, quanto chi dice il falso: poiché noi stiamo al modo e non all’argomento del parlare.

987- Ogni uomo può parlare secondo verità, ma parlare con ordine e con saggezza, e con dottrina, pochi lo possono./988- Andare in collera per uno spirito mal fatto , non per un corpo storto.

990 [OPPRIMERE DI ESEMPI: Il risultato dell’esperienza di un chirurgo non è la storia delle sue pratiche/ Non basta registrare le esperienze, bisogna pesarle e scegliere [sul mestiere di storico]/991- Chi soccombe al proprio carico scopre la debolezza delle sue spalle./ I deboli corrompono la dignità della filosofia mentre l’adoperano/FATA VIAM INVENIUNT]

993- Dirò di più, che la nostra stessa saggezza segue per la maggior parte l’andamento del caso.

994 –[Ai re è dovuta ogni obbedienza e sottomissione, tranne quella della mente]

996- Leggere per cercare la bellezza in un’opera e mostrare la propria ignoranze facendo la scelta cattiva.

998-[Ciò che mi irrita tanto nella stoltezza è che essa si compiaccia tanto quanto mai una ragione si possa compiacere. -> L’ostinazione come prova d’ignoranza: c’è niente di più grave e contemplativo di un asino? / [tra amici] tollero la replica non solo aspra, ma anche indiscreta senza alterarmi. ->NON E’ MERCANTE CHI GUADAGNA SEMPRE]

1003- [Sulle credenze: teologi e direttori di coscienza]

1010- TUM VERO IN CURAS ANIMUS DIDUCITUR OMNIS (Virgilio) ( = Tum omnis animus diducitur in curas)

1013- [Riconoscere la porzione dello spigolatore]-> Fece peggio Crate che si tuffò nella libertà della povertà per liberarsi delle indegnità delle cure della casa.

1016- In qualsiasi posizione siano posti gli uomini, si reggono muovendosi e raccogliendosi (…) e prendiamo posto gli uni fra gli altri meglio di quanto l’arte non li avrebbe saputo disporre [sul tempo delle guerre civili]/La necessità unisce gli uomini e li mette insieme.

1017- Non per opinione ma in verità, il più eccellente e migliore governo è per ciascuna nazione quello sotto cui è vissuta.

1018- Niente opprime uno stato più dell’innovazione. Il mutamento dà soltanto forma all’ingiustizia e alla tirannia./ Il fine del chirurgo non è di far morire la carne cattiva: questo non è che l’inizio della sua cura. Egli guarda oltre, cioè a farvi rinascere quella viva e restituire la parte al suo dovuto stato./ 1019- [sugli umori contraddittori del popolo]/ [Sulla conservazione degli stati] A un bene può succedere un altro male, e uno peggiore, come accadde agli uccisori di Cesare i quali ridussero la cosa pubblica a un tal punto che ebbero a pentirsi di essercisi messi in mezzo./ 1023- Amo tanto non dir nulla che abbia valore come di non mostrare di essere venuto preparato a parlar bene [Nel parlare una noncuranza di gesti fortuiti e non premeditati] Nihil est his qui placere volunt tam adversarium quam expectatio.

1024- SEMPLICIORA MILITARES DECENT

1025- Più vecchio non è più saggio.

1027- Se l’azione non ha qualche splendore di libertà, non ha grazia né amore.

1032- E’ un gran danno essere offeso fin nella propria casa e nella tranquillità domestica.

1033- [Dei viaggi] so bene quello che fuggo, ma non quello che cerco./[1099- Il viaggio sazio dei nostri costumi, non per cercare

 guasconi in Sicilia]/ [Amore per Parigi]/1034- Il stimo tutti gli uomini miei compatrioti.

1037- Gli stoici dicono bene che c’è un forte legame e una relazione tra i saggi.

1038- [Sull’amicizia, di cui sono esperto]

1047-VITAM REGIT FORTUNA NON SAPIENTIA

1048- La maggior parte non si mette ad andare che per ritornare.

1052- Diceva Aristone che né una caldaia, né una lettura è di qualche frutto se non rende netti e non sgrassa.

1054- [secondo Dio ≠ secondo le leggi]

1056- Il partito più giusto è ancora membro di un  corpo tarlato e bacato-

1057- Si possono rimpiangere tempi migliori, ma non sfuggire ai presenti.

1058- Mi piace il modo di procedere poetico, a salti e sgambetti [demoniaco per Platone]

1060- Ho attaccato cento discussioni per la difesa di Pompeo e per la causa di Bruto.

1064- Pieni di vanità e di goffaggini (…) noi ne siamo tutti fabbricati./1065- Tu sei l’osservatore senza conoscenza, il magistrato senza giurisdizione (…) il buffo della storia. /1069. [Sull’uomo pubblico – il sindaco di Bordeaux)

1070 [Chi è amico di sé, è amico di tutti (Seneca)]

1072- [Rimanere padroni di sé nel gioco]

1074- Non so che farmi del bene, di cui non posso far niente. A che serve la scienza a chi non ha più cervello?

1075- Le azioni degli avari e degli ambiziosi sono erronee e malaticcie.

1076- PERCHE’ SI E’ AVVOCATI O FINANZIERI NON BISOGNA DISCONOSCERE LA FURFANTERIA CHE C’E’ IN TALI PROFESSIONI.

1078- Certo si fa torto alle parti giuste, quando si vuole aiutarle con truffe . / [Cesar/Pompeo ≠ Mario/Silla]

1081 – [RINUNCIA VS TEMPERANZA]/ 1085- ABSCINDUNTUR FACILIUS ANIMO QUAM TEMPERANTUR / Due estremi: uomini filosofi vs uomini di campagna ->è la regione media che alberga la tempesta.

1084 – [ONORE VS ORDINE/RAGIONE]

1089- A misura che una buona azione è più risonante, io detraggo dalla sua bontà il sospetto che si sia prodotta più perché fosse risonante che per essere buona.

1091- [DEGLI ZOPPI] Fantasticavo ora, come faccio spesso, su quanto la ragione umana sia uno strumento libero e indefinito. Vedo di solito che gli uomini, nei fatti che loro si presentano, si dilettano più volentieri a cercarne la ragione che a cercarne la verità: lasciano là le cose e di dilettano a cercar le cause. Piacevoli conversatori. La conoscenza delle cause appartiene solo a chi ha la guida delle cose, ma a noi che non ne abbiamo che la sopportazione, e che ne abbiamo l’uso perfettamente pieno, secondo la nostra natura, senza che ne dobbiamo penetrare l’origine e l’essenza. [ricerca della verità (= ricerca dell’origine e dell’essenza) vs ricerca delle cause]Né il vino è più piacevole a colui che ne conosce i poteri originali. Al contrario: e il corpo e l’anima spezzano e alterano il diritto che essi hanno dell’uso del mondo, mescolandovi l’opinione della scienza. Il determinare e il sapere come il dare appartiene alla signoria e al dominio; all’inferiorità, alla soggezione e al tirocinio appartengono il godere e l’accettare. Ritorniamo al nostro costume. Si passa sopra ai fatti, ma se ne esaminano con curiosità le conseguenze. Si comincia di solito così: Come accade quella cosa? – Ma accade?- occorrerebbe dire. Il nostro raziocinio è capace di costruire cento altri mondi e di trovarne i principi e la costruzione. Non gli occorre né materiale, né base; lasciatelo andare: esso fabbrica bene tanto sul vuoto che sul pieno.

1092. La verità e la menzogna hanno i volti conformi [RUMORES?]

1094- E’ cosa difficile tener fermo il proprio giudizio contro le opinioni comuni.

1096 – [A Roma testimoni e giudici dicono “mi sembra”: sugli avverbi che modulano la verità]/1098- [sulle streghe]

1099- Non conosce Venere nella sua piena dolcezza chi non è andato a letto con la zoppa (proverbio italiano)

1101 [Carneade strappa agli uomini il consensus]

1102- Socrate fa muovere la sua anima con un movimento naturale e comune. Così parla un contadino, così parla una donna. Non ha nella bocca se non cocchieri, falegnami, ciabattini e muratori. Sono induzioni e similitudini tratte dalle più volgari e note azioni degli uomini; ognuno lo capisce. Sotto uno stile così umile non avremmo mai distinto la nobiltà e lo splendore delle sue mirabili concezioni, noi che reputiamo piatte e basse tutte quelle che non sono messe in rilievo dalla dottrina, che non scorgiamo la ricchezza se non è in mostra e in pompa. Il nostro mondo non è foggiato che per l’ostentazione: gli uomini non si gonfiano che di vento , e si muovono a balzi, come i palloni. /1103 [Socrate non innalza niente ma riporta al suo punto originale-> il passo della vita]1105 – [ poveri di spirito = gli ignoranti]/ I libri mi sono serviti non tanto di istruzione quanto di esercitazione /NON TUTTO Ciò CHE PIACE NUTRE/ 1106- [Spirito: intelletto = Seneca : Plutarco] / [anime malnate vs anime buone e generose]/1111-In ogni cosa gli uomini si affidano ad appoggi estranei per risparmiare i propri, soli certi e potenti, quando si sa armarsene/1116 [folla rustica di uomini rozzi /apprendere dalle bestie

1119- La morte è la cima, non lo scopo della vita (= norma di guidarsi, di sopportarsi)

1124 [Onore dell’invenzione vs onore della citazione]/ 1125 [Sulla bellezza/bruttezza del corpo e dell’anima = sulla fisionomia]/1127 – Precetto antico: non potremo fallire seguendo la natura.

1132 [DELL’ESPERIENZA] /[Sulle uova come esempio di similitudine] / 1133- [ Frenare il potere dei giudici con la moltitudine delle leggi]/1135- DIFFICULTATEM FACIT DOCTRINA/1136- Caccia alla conoscenza/1137- CI VUOLE PIU’ A INTERPRETARE LE INTERPRETAZIONI CHE A INTERPRETARE LE COSE (…) Noi non facciamo che commentarci a vicenda. [COMMENTATORI VS AUTORI]/1138- Come nessun fatto o nessuna forma rassomiglia interamente a un’altra , così nessuna differisce realmente dall’altra. IL PARAGONE CHE SI TRAE DALL’ESPERIENZA E’ SEMPRE FALLACE IN QUALCHE PUNTO.

1141- [Il fondamento mistico delle leggi] Difficilmente servirà alla nostra educazione quello che possiamo trarre da esempi esterni.

1142- Chi ha la ventura di sapersi regolare sinceramente e normalmente, vale a dire naturalmente./ L’ignoranza e la mancanza di curiosità per il riposo di una mente ben fatta. / La vita di Cesare non offre più esempio della nostra per noi. / Imparo a temere il mio modo di procedere e imparo a regolarlo ( vs individuo come pietra d’inciampo)/ 1143- Se ciascuno sorvegliasse gli effetti delle passioni che lo governano./1144 [conoscenza di se = prudenza (Platone)-> finezza platonica sull’indagare] / IN ANTICO A FATICA SI TROVAVANO SETTE SAVI AL MONDO, ORA A FATICA SETTE IGNORANTI. /1145 . [Antistene filosofo stoico qualifica Socrate come “maestro dei maestri”: per vigore]/ Questa duratura abitudine che metto a considerarmi mi abitua anche a giudicare tollerabilmente gli altri. / I dotti dividono e indicano i loro pensieri più specificamente e nei particolari. Io, che non vedo in essi se non ciò che mi viene segnalato dalla pratica, senza regola, presento i miei genericamente e a tastoni. Come ora: manifesto il mio parere per pezzi scuciti, come cosa che non si può dire insieme e in blocco./1146- [Platone dispone tre cose per chi voglia esaminare l’anima di un altro: scienza, benevolenza e ardire -> il counseling ante litteram di Montaigne]

1148- Tutta questa fricassea che io scarabocchio qui per un’istruzione contropelo/ Socrate consiglia ai suoi discepoli lo studio della loro salute.

1149- Ho vissuto abbastanza a lungo per mettere a profitto l’esperienza (…) Per chi ne vorrà fare assaggio, ne ho fatto la prova.

1150- [stufe tedesche e focolari francesi]

1151- Non è forse che cerchiamo più il credito della citazione che la verità del ragionamento? /Trovare i punti di luce delle cose.

1157- DEFIENDA ME DIOS DE MY

1158- Ci sono voci per insegnare, voci per lodare e voci per rimproverare.

1182- Nostro ufficio è comporre i nostri costumi, non comporre libri e conquistare non battaglie e province, ma l’ordine e la tranquillità della nostra vita / Il nostro grande e glorioso capolavoro è vivere convenientemente e non regnare

1184- Socrate come modello di perfezione [Socrate musicista] 1183- Non c’è cosa più notevole, in Socrate, del fatto che, ormai vecchio, trovasse il tempo di farsi insegnare a ballare e a suonare strumenti, e a ritenerlo impiegato bene.

1188- [Seguire la pista della natura vs seguire tracce artificiali (contro i medici = contro i politici N.M.?)]

RECENSIONI

[Gli uomini veramente sapienti sono come le spighe di grano : “Esse si elevano e si innalzano, la testa dritta e fiera, finché sono vuote; ma quando sono colme e piene di grano nella loro maturità, cominciano a diventar umili e ad abbassare il capo. Hanno rinunciato alla loro presunzione e riconosciuto la loro condizione naturale]

Donatella di Cesare: L’identità di Montaigne è narrativa. Perciò prelude a quella novecentesca e attrae gli scrittori. “853-Gli altri modellano l’uomo , io lo racconto, e in particolare ne raffiguro uno tutt’altro che ben formato (…) I lineamenti del mio ritratto non sono mendaci, anche se mutano e assumono aspetti sempre diversi”. Ammette: “Sono sempre diverso da me stesso” Non è dato un punto fisso. Inutile cercarlo. “853.[Il mondo non è che una continua altalena. Tutte le cose vi oscillano senza posa: la terra, le rocce del Caucaso, le piramidi d’Egitto. (…)La stessa costanza non è altro che un’oscillazione più debole]. Non descrivo l’essere, descrivo il paesaggio: non il paesaggio da un’età all’altra o, come si dice volgarmente di sette anni in sette anni, bensì di giorno in giorno, di minuto in minuto.” / Le cose si lambiscono, si sfiorano. Non è possibile cogliere la totalità. Si accede al mondo solo da “angolazioni diverse”. Il prospettivismo di Montaigne anticipa quello di Nietzsche, che nei saggi troverà il suo più congeniale punto di partenza. (…) Montaigne scopre un io che, come mostrano le sue differenti facce, le innumerevoli maschere non è né integro, né costante, ma piuttosto lacerato e scisso. Nè si intravede un superamento della scissione come nel soggetto moderno di Hegel. Ultramoderno e perciò così attuale Montaigne tenta la via dell’esplorazione. I Saggi sono alla lettera tentativi, esercizi, esperimenti di pensiero. Non un trattato di filosofia. / Montaigne è un politique animato di senso pratico. Non lo nega, anzi lo rivendica. Difficilmente uno scettico può essere un rivoluzionario./ Guai ad identificarsi nella carica, sarebbe un abuso di potere./Sarebbe sbrigativo fare di Montaigne un ateo mascherato [per i difficili rapporti con la madre e con il padre, ebreo convertito]

Alessandro Piperno. La paura di dire “io” è talmente radicata nella coscienza di chi scrive  che, pur di evitarlo, i saggisti accademici sono soliti rifugiarsi in espressioni prudenti e impersonali , raccomandando l’uso di espressioni guardinghe (“occorre dire”, “noi riteniamo”), ben sapendo la prima persona plurale è un’ipocrisia, una prova di conformismo, mancanza di carattere. “Noi riteniamo” è come dire “io ritengo”ma siccome mi vergogno di ritenerlo faccio finta che lo riteniamo un po’ “tutti”. Così l’accademico tiene vivo il sogno che i suoi saggi abbiano un crisma di oggettività e di scientificità./ Giacomo Debenedetti  su Montaigne “Un libro che vorrebbe o fa finta di presentarsi privato, ed è subito pubblico”./ [I suoi eredi: Diderot. Stendhal, Svevo, Bellow, Salinger, Forster Wallace, Woody Allen… Ogni due o tre decenni nasce un egotista di genio che trova il modo di incantarci con i suoi guai e le sue gioie./ Flaubert leggeva Montaigne quando era depresso (cioè quasi sempre); Virginia Woolf andò diverse volte in pellegrinaggio nelle terre di Montaigne./ Marc Fumaroli, in uno stupendo saggio sull’arte della conversazione (una delle più antiche istituzioni francesi) scrive:”Il modello francese e moderno della conversazione è costituito dai saggi di Montaigne: vasta improvvisazione dettata o scritta . I Saggi conservano l’impulso spontaneo, il tono amichevole, le divagazioni impreviste, di un colloquio familiare e socratico .

Carlo Ossola. [Montaigne va letto per vedere come in lui] nasca il dramma della modernità, non già per virtù dello scetticismo , al quale con lettura povera la critica italiana ha ridotto Montaigne, ma per la coscienza acuta di non poter più tenere insieme mondo e anima, modelli biblici e classici e misura umana. / “Ho visto in Germania che Lutero ha lasciato altrettante divisioni e altercazioni sul senso delle sue opinioni , e più ancora, che non ne suscitino le scritture sante” (III, 13: De l’Expérience). Ecco: l’esperienza non salva; ciò che unisce in profondo Montaigne  e Pascal (…) è che il nuovo mondo della ‘scienza sperimentale’ è altrettanto incerto che l’antico e che aprendo più radicali interrogativi non ha tuttavia la forza di rispondervi : “ogni esempio è incerto . E l’esito che si trae dall’esperienza è sempre vacillante e imperfetto”; nella sua essenza dunque il moderno è ridicolo e insieme tragico. [Emana dagli Essais] la coscienza che la verità si allontana e noi riempiamo il suo vuoto di vane parole. “ Noi non apprendiamo a discutere che per contraddire: e ciascuno contraddicendo ed essendo contraddetto, accade che il frutto della disputa è perdere e annientare la verità (III, 8, De l’art de conferer)

“Noi siam fatti tutti a pezzetti  e di una tessitura così informe e bizzarra che ogni pezzo, ogni momento va per conto suo”/ Lo stile di Montaigne, “quasi da Internet” fatto di pensieri sparsi da cui ciascuno può attingere gli insegnamenti di cui sente il bisogno. (…) Per esempio il coraggio di prendere le distanze dal potere, di allontanarsi dalla vita politica, non perché sconfitti o delusi, o pessimisti, ma semplicemente per riflettere e migliorare.

Remo Bodei. “Gli altri si lamentano perché parlo troppo di me, io mi lamento perché loro nemmeno pensano a se stessi”/ Come non perdersi in questa incalzante metamorfosi [del mondo]? Come non diventare preda di un luttuoso senso di caducità e di un paralizzante timore della morte? Nota acutamente Fausta Garavini che i Saggi “non sono, come si è creduto e come ancora sovente si crede, un breviario di saggezza ben temperata, un prontuario di morale salutifera, ma lo specchio delle paure e delle difese di un essere che si scopre frammentario e diversificato. (…) Con l’indebolirsi del prestigio delle autorità politiche e religiose tradizionali , la coscienza degli individui più sensibili è pertanto costretta a trasformarsi in una specie di Atlante che regge il mondo sulle proprie spalle (…) Intesi non come un genere letterario , ma come un procedimento analogo a quello degli orafi nel valutare la purezza di un metallo, i Saggi mettono alla prova pensieri e umori nel loro incessante variare nel tempo, servendosi come reagenti, per rendere evidenti le idee e l’espressione linguistica che le ricopre, di innumerevoli citazioni di autori antichi e moderni.

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