Saggezza e sedizione civile (45 -120 d.C.)

ALESSANDRO

105- Diceva di essere stupito che essi, che pur avevano combattuto tante e tali lotte, non ricordassero che dormono meglio coloro che si sono stancati che non quelli che sono stati resi fiacchi , e non vedessero, paragonando la loro vita a quella dei Persiani, che il vivere nelle mollezze è estremamente servile, mentre è da re l’operare. E aggiungeva:”E poi, come potrebbe uno curare da solo il cavallo o tenere in ordine la lancia e l’elmo se ha disabituato le sue mani a toccare il suo corpo?” Non sapete, disse, che il massimo della nostra vittoria sta nel non fare quello che fanno i vinti”.

131- [Il filosofo Anassandro così conforta Alessandro dopo che questi ebbe ucciso Clito] “Questo è quell’Alessandro cui ora tutto il mondo guarda! Egli è disteso piangente come uno schiavo e teme la legge e il biasimo degli uomini, proprio lui che dovrebbe essere per gli altri regola e legge, dato che ha vinto per comandare e dominare , e non per essere schiavo e essere dominato da una vana opinione.” E aggiunse “ Non sai che Zeus ha al suo fianco Dike [dea della giustizia] e Temi [dea dell’ordine], affinché tutto quel che fa sia giusto e legittimo?”.

133- [Alessandro diceva del filosofo Callistene- Aristotele diceva di lui che Callistene era abile e gran parlatore, ma non aveva buon senso Cfr. 139 sul coinvolgimento di Callistene e Aristotele in una congiura contro Alessandro-, che era venuto con Alessandro per ottenere la ricostruzione della sua città]”ODIO IL SAGGIO CHE NON E’ SAGGIO PER SE’”. Si dice che una volta in un banchetto affollato, invitato a celebrare con un brindisi i macedoni, fu talmente di ispirazione felice nel trattare il tema che i presenti si alzarono ad applaudirlo e a lanciargli corone, e Alessandro disse, citando Euripide, che per chi inizia a parlare ‘non è difficile parlare bene se si hanno buoni soggetti’; e poi aggiunse:”Dacci la prova della tua abilità parlando male dei Macedoni, perché essi possano migliorare venendo a conoscenza dei loro difetti”. Allora Callistene si volse a fare un discorso del tutto diverso e parlò a lungo , con grande chiarezza, contro i Macedoni, e dimostrò che la discordia dei Greci era la causa dell’accrescersi della potenza di Filippo, aggiungendo:

nella sedizione civile anche lo scellerato ottiene onore

di qui ne venne nei Macedoni un accentuato, acuto odio contro di lui, e Alessandro disse che Callistene aveva dato prova non di abilità oratoria , ma di malevolenza contro i Macedoni.

145- [Il re Tassile disse ad Alessandro] “Che bisogno abbiamo di scontri armati noi, o Alessandro, se non sei venuto per levarci l’acqua o il cibo necessario, le uniche cose per le quali devono necessariamente lottare gli uomini assennati? Per quanto riguarda gli altri cosiddetti beni e possessi, se ne ho, sono pronto a darne, se non ne ho, non rifiuto di riceverne, serbando poi riconoscenza”. Piacquero ad Alessandro queste parole

177-Cassandro era venuto da poco e visti alcuni barbari che si prosternavano davanti al re , dato che era di educazione greca e non aveva mai visto nulla di simile prima, si mise a ridere rumorosamente. Alessandro si adirò, lo afferrò per i capelli con due mani e gli sbatté la testa contro il muro. Un’altra volta, interrompendo Cassandro che voleva replicare contro coloro che accusavano Antipatro, disse:”Ma che cosa vuoi dire? Pensi che questi uomini abbiano fatto un viaggio tanto lungo senza essere stati trattati ingiustamente, ma siano venuti solo per presentare false accuse?” E Cassandro ribatté che proprio questa era la prova della calunnia; perché erano troppo lontani dalle prove; ma Alessandro ridendo;”Questi sono i sofismi di Aristotele , che sono validi per i due aspetti del discorso; ma se risulterà che avete fatto anche un piccolo torto a questi uomini, la pagherete cara.”

CESARE

213- Nell’attraversare le Alpi passò per un villaggio barbaro , abitato da pochissime persone, malridotto; gli amici, ridendo e scherzando dicevano:”Anche qui ci sono ambizioni per arrivare al potere, e contese per ottenere il primo posto, e invidie dei potenti tra di loro?” E Cesare, parlando sul serio, disse loro: “ Vorrei essere il primo tra costoro che il secondo a Roma. (…) “ Non vi pare che valga la pena di addolorarsi se Alessandro alla mia età regnava su tante persone, mentre io non ho ancora fatto nulla di notevole”.

225- Disse che i soldati di Cesare erano abituati a dare, non a ricevere la salvezza, e si colpì con la spada uccidendosi./Era lo stesso Cesare ad alimentare simile spirito di coraggio e tale desiderio di gloria, innanzitutto compiacendo i soldati e premiandoli senza risparmio, dimostrando così che egli non raccoglieva denaro dalle guerre per lusso privato o per soddisfare le sue voglie, ma che esso si trovava presso di lui custodito come premio comune del valore , e che egli ne aveva parte in quanto ne distribuiva ai soldati degni. In secondo luogo poi col partecipare volontariamente ad ogni azione rischiosa e coll’accettare qualsiasi fatica. Conoscendo il suo desiderio di gloria non si stupivano del suo amore per il rischio; colpiva invece la sua resistenza alle fatiche , giacché sembrava che egli si sottoponesse agli sforzi al di là delle possibilità fisiche : era esile di complessione, bianco e tenero di carnagione , soggetto ad emicranie e ad attacchi epilettici.

267- Quando Metello, tribuno della plebe, voleva impedirgli di attingere denaro dal tesoro pubblico e gli citava determinate leggi, egli ribatté che il tempo delle armi non coincide con quello delle leggi: “ Se non ti piace quanto avviene, vattene; quando poi sarò giunto a un accordo e avrò deposto le armi, allora verrai a fare il demagogo” E aggiunse:”Dico questo rinunciando ai miei diritti ; perché siete in mio potere, tu e tutti gli altri miei avversari che ho preso”.

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