Lenin lettore di Clausewitz (1962)

34- La guerriglia spagnola contro Napoleone, l’insurrezione tirolese del 1809 e la guerra partigiana russa del 1812 erano movimenti spontanei, autoctoni di una popolazione devota, cattolica od ortodossa, la cui tradizione religiosa non era toccata dallo spirito filosofico della Rivoluzione francese e, in questo senso, era una popolazione SOTTOSVILUPPATA. Napoleone, in una furibonda lettera a Davout, suo governatore generale ad Amburgo, datata 2 dicembre 1811, definì gli spagnoli un popolo di traditori assassini, superstizioso e traviato da trecentomila monaci, un popolo assolutamente imparagonabile ai laboriosi, zelanti e giudiziosi tedeschi. La Berlino degli anni fra il 1808 e 1813 invece era permeata da uno spirito cui era assolutamente familiare la filosofia dell’illuminismo francese, tanto che poteva benissimo sentirsi alla sua altezza, se non a un livello superiore. /J.G. Fichte, un grande filosofo, militari di genio e di cultura quali Scharnhorst, Gneisenau e Clausewitz, un poeta, morto nel novembre del 1811, della statura di Heinrich von Kleist caratterizzano lo straordinario potenziale intellettuale dell’INTELLIGHENZIA prussiana così pronta, allora, a muoversi al momento opportuno. Il nazionalismo di questo ceto intellettuale berlinese era il patrimonio di una classe colta e non di un popolo semplice e magari analfabeta. / 35 – In realtà la guerra rivoluzionaria contro Napoleone, quale la sognavano a occhi aperti i riformatori prussiani, non venne mai combattuta. Si arrivò appena a una ‘guerra semi-insurrezionale’ per usare la definizione di Friederich Engels./ 36- Non è stata la volontà di resistenza di un popolo ardito e bellicoso [quello spagnolo?]ad aprire questa strada [del partigiano come ruolo nuovo e decisivo dello spirito universale] ma sono state la cultura e l’intelligenza che gli hanno conferito una legittimazione filosoficamente fondata. (…) 37- Noi parliamo della teoria del partigiano e una TEORIA politica di questo partigiano, di questo partigiano è divenuta possibile solo dopo queste credenziali presentate a Berlino. [Hegel tenta una sistematica mediazione tradizione tra rivoluzione e tradizione ->poi Marx ed Engels che erano solo teorici della rivoluzione più che attivisti e infine Lenin, rivoluzionario di professione russo]

20 Quando si usano la parola RISCHIO e l’espressione IN MODO RISCHIOSO in senso generico e non pregnante va subito chiarito che in una zona militarmente occupata dal nemico e battuta dai partigiani non è che siano solo questi ultimi a vivere rischiosamente.

24- Garantendo anche al nemico non soltanto di essere considerato un uomo, ma anche la giustizia, nel senso del riconoscimento dei suoi diritti [le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949] continuano a muoversi entro il diritto internazionale classico e all’interno della tradizione, senza la quale una simile opera umanitaria risulterebbe impensabile. Il loro fondamento resta la statualità della conduzione della guerra e di conseguenza la sua delimitazione, ottenute con le loro chiare distinzioni fra guerra e pace, militari e civili, nemico e criminale, guerra di Stati e guerra civile.

26- Un fatto storico incontestabile: l’esercito prussiano, e quello tedesco guidato dalla Prussia , a partire dal 1813, e fin quasi alla fine della II Guerra Mondiale, fornisce l’esempio di una organizzazione delle forze armate che ha radicalmente rimosso l’idea del partigiano. L’esercito prusso-tedesco invase la Russia il 22 giugno 1941, senza neppur pensare all’eventualità di una guerra partigiana.

27- [Un esercito disciplinato come quello prusso-tedesco] quando si trova di fronte a un’intera popolazione civile che partecipa ai combattimenti senza uniforme diventa assai nervoso e perde l’autocontrollo. (…) Quanto più dunque si è disposti a rispettare il nemico in uniforme, anche negli scontri più cruenti , tanto più si è disposti a considerare dei veri criminali i combattenti irregolari. Un simile atteggiamento è la naturale conseguenza del diritto di guerra europeo classico che distingueva i militari dai civili e i combattenti dai non combattenti e aveva il grande merito di non considerare il nemico di per sé un criminale. / Il soldato tedesco ha conosciuto il franctireur in Francia nell’autunno del 1870, dopo la grande vittoria riportata a Sedan (…) Secondo le regole classiche della guerra fra eserciti regolari una simile vittoria avrebbe dovuto segnare la fine del conflitto e l’inizio delle trattative di pace. Invece lo sconfitto governo imperiale [di Napoleone III] venne deposto e il nuovo governo repubblicano, guidato da Leon Gambetta, proclamò la resistenza nazionale contro l’invasore straniero, la ‘guerra a outrance’./ 28- La popolazione francese si accese di entusiasmo patriottico e partecipò nelle forme più disparate alla lotta contro i tedeschi. Questi ultimi presero ostaggi fra le persone più in vista, i cosiddetti notabili, fucilarono franctireur colti con le armi in pugno e misero sotto pressione i francesi con rappresaglie di ogni tipo. Dalle questione prese le mosse una controversia sul pro e contro i franctireurs, fra giuristi di diritto internazionale e propagandisti ufficiali durata oltre un cinquantennio [senza arrivare a nessuna regolamentazione giuridica di questo problema]

28- La tradizionale delimitazione europea della guerra interstatuale si rifà, fin dal XVIII secolo, a dei concetti ben precisi , che furono sì messi al bando dalla Rivoluzione francese, ma sono stati di nuovo rivalutati, e con tanta maggior efficacia, dall’opera di restaurazione del Congresso di Vienna.

31- Non manca di logica storica e di diritto internazionale il fatto che i vincitori della II Guerra Mondiale, e in primo luogo Stati Uniti e Unione Sovietica, dopo aver messo al bando la guerra-duello del diritto internazionale europeo classico, proscrivessero e annientassero, dopo la loro comune vittoria sulla Germania, anche lo Stato Prussiano-> “Lo stato prussiano è sciolto con tutto il suo governo e le sue strutture amministrative’ (legge n.46 del Consiglio Alleato di Controllo 25 febbraio 1947)

31 [Bismarck stesso allo scopo di non soccombere alla monarchia asburgica e alla Francia Bonapartista nel 1866] era deciso a scatenare l’inferno [del nazionalismo scatenato]. Adoperava volentieri la citazione classica Acheronta movere, anche se amava presentarla come proveniente dai suoi nemici politici interni.

32- Esiste un altro manifesto dell’ostilità contro Napoleone, datato 1813 e che può venire annoverato fra i più sbalorditivi documenti di tutta la storia del partigiano: l’editto prussiano sulla milizia territoriale (Landsturm).(…) 33-Si resta attoniti nel leggere il nome di un legittimo regnante sotto un simile appello alla guerra partigiana (….) Ogni prussiano ha il dovere di non obbedire a NESSUN ordine del nemico, bensì di danneggiarlo con ogni mezzo possibile. (…) ‘gli eccessi della canaglia sfrenata arrecano un danno minore di quello che arrecherebbe permettere al nemico di poter disporre liberamente delle proprie truppe’ [≈ reazione clericale a Napoli contro borghesia rivoluzionaria aiutata dai francesi] (…) In breve, siamo di fronte a una specie di MAGNA CHARTA del partigiano.

38- A partire dal XX secolo questa guerra fra Stati, con le sue regole precise, viene messa da parte e sostituita con una guerra ‘rivoluzionaria’ tra partiti.Fu Lenin che considerò inevitabile il ricorso alla violenza e a guerre rivoluzionarie cruente, sia civili che interstatuali, e perciò approvò anche la guerra partigiana come un momento necessario dell’intero processo rivoluzionario. Lenin fu il primo a convincersi pienamente che il partigiano era una figura decisiva della guerra civile , nazionale e internazionale, e cercò di trasformarlo in strumento efficace agli ordini della direzione centrale del partito comunista. [39 contro Engels il quale era convinto che la borghesia avrebbe regalato al proletariato il governo col suffragio universale]/ Lenin era un grande conoscitore e ammiratore di Clausewitz e aveva studiato a fondo il libro Von Kriege negli anni della I Guerra Mondiale./ [Guerra assoluta e inimicia assoluta -> 40 –Solo la guerra rivoluzionaria è per Lenin, la guerra vera perché si fonda sulla inimicizia assoluta. Tutto il resto è gioco convenzionale. (…) Il suo nemico assoluto, vero, era l’avversario di classe, il borghese, il capitalista e il di lui ordine sociale in ogni paese ove esso fosse al potere.[ 42- INIMICIZIA ASSOLUTA VS INIMICIZIA TEMPERATA] / 41-L’irregolarità della lotta di classe mette in discussione non soltanto una linea, ma l’intera costruzione dell’ordinamento politico e sociale.

42- Durante la II Guerra Mondiale i partigiani russi sono riusciti a impegnare, secondo stime di esperti, circa 20 divisioni tedesche, portando così un contributo decisivo alla vittoria finale. (…) Nei grandi spazi della Russia e con un fronte lungo centinaia di chilometri la condotta della guerra non poteva rinunciare a non impiegare una sola divisione. / 43- Stalin riuscì a fondere il forte potenziale della resistenza nazionale e patriottica – vale a dire la FORZA TELLURICA essenzialmente difensiva della lotta allo straniero- con l’aggressività della rivoluzione comunista mondiale.[43- Secondo la nota massima: alle spalle i partigiani, al fronte fraternizzazione] [Carattere tellurico del partigiano->73  1. Il partigiano ha dunque un nemico reale ma non un nemico assoluto. Ciò risulta dal suo carattere politico; 2. Un altro limite della inimicizia consegue poi dal carattere tellurico del partigiano. Egli difende un pezzo del territorio col quale ha un rapporto originario . La sua collocazione fondamentale resta difensiva , nonostante l’accresciuta mobilità della sua tattica-> 74- Quando il giudice ecclesiastico pose a Giovanna d’Arco la domanda –una vera trappola teologica- se ella sostenesse che Dio odiasse gli Inglesi , rispose: “Se Dio ama gli Inglesi o li odia, io non lo so. Io so che essi devono venir cacciati dalla Francia”. Una risposta simile l’avrebbe data ogni normale partigiano impegnato a difendere il suolo nazionale. Una formulazione fondamentalmente difensiva come questa determina anche una fondamentale limitazione dell’inimicizia. Il nemico reale non viene considerato un nemico assoluto e nemmeno considerato un nemico dell’umanità in generale.]

44- Nella guerra civile spagnola [del ’36] il partigiano non ha svolto un ruolo di primo piano. Mao Tse-Tung invece deve la sua vittoria contro il proprio avversario interno, il Kuo Min Tang e il gen. Ciang Kai-Shek, esclusivamente alla sua esperienza della lotta partigiana contro i giapponesi e il Kuo Min Tang. /45- [Lenin ≠ Mao Tse-Tung: le due elite rosse dal punto di vista dell’estrazione sociale provengono entrambe dal proletariato urbano. Ma mentre i bolscevichi russi nel 1917 erano una minoranza guidata da teorici la maggior parte dei quali era composta da ex-emigrati, i comunisti cinesi nel 1949 avevano alle spalle due decenni di lotte sul proprio suolo nazionale. (…) I maoisti fondono insieme il nemico di classe marxista , senza uno spazio definito, nemico assoluto mondiale, con quello territorialmente delimitabile, reale, della difesa cino-asiatica contro il colonialismo capitalista./ E’ il contrasto tra un ONE WORLD, unità politica della terra e dei suoi abitanti, e una pluralità di grandi regioni, che si controbilanciano le une con le altre [Immagine pluralistica di un nuovo Nomos della terra] /46- A Stalin riuscì, durante la II Guerra Mondiale, di collegare il partigiano tellurico del suolo patrio con lo scontro di classe del comunismo internazionale. (…) La guerra trova il suo senso nell’inimicizia. Essendo essa una continuazione della politica anche quest’ultima contiene in sé, almeno in potenza, un elemento di inimicizia. (…) La questione, allora, è solo quella se l’inimicizia possa essere circoscritta e controllata, se cioè essa sia una inimicizia relativa o assoluta. E questo può deciderlo solo colui che sta combattendo una guerra a proprio rischio e pericolo.

47- [Per Mao] la guerra rivoluzionaria per i suoi nove decimi non è guerra aperta bensì irregolare, è guerra militare aperta solo per un decimo.

48- Sono stati gli ufficiali di carriera francesi rientrati dall’Asia a portare in Europa la fama di Mao TSe-tung e a farlo considerare il maestro più moderno nella condotta della guerra-> Laggiù essi avevano sperimentato sulla loro pelle l’efficacia di metodi minuziosamente studiati per condurre una guerra sovversiva, per usare il terrore di massa e applicarlo alla guerra partigiana. [Una teoria della guerra psicologica, sovversiva e insurrezionale]

53- [4 aspetti della labirintica situazione tipica della guerra partigiana moderna.] Perché il diritto è l’unità di ordinamento e di orientamento e il problema del partigiano è il problema del rapporto fra combattimento regolare e combattimento irregolare:

  1. ASPETTO SPAZIALE [Spazio aereo oltre quello terrestre e marittimo. Al pirata manca in tutti i sensi un rapporto con la regolarità. Il corsaro invece si procaccia il bottino di guerra sui mari ed è provvisto di una ‘lettera’ da parte di un governo statuale-> 54- per il momento il partigiano evoca ancora un pezzo concreto di terreno, egli è una delle ultime sentinelle della terra, quest’elemento della storia universale non ancora completamente distrutto-> Guerra profonda del partigiano, in essa chi porta un’uniforme è già condannato [partigiano = sottomarino ≈ 55- corsaro->] 56- L’indignazione di Napoleone nei riguardi del guerrigliero spagnolo  e quella dell’Inghilterra contro la guerra sottomarina tedesca – si muovevano sullo stesso piano concettuale, quello della indignazione  e di giudizi di disvalore, di fronte a cambiamenti di spazio precedentemente non previsti.
  2. DISGREGAZIONE DELLE STRUTTURE SOCIALI [57- Una vita associata esiste come RES PUBLICA, come PUBBLICITA’, e viene messa in discussione ogniqualvolta in essa viene a crearsi uno spazio di non-pubblicità, che disattende la prima in maniera efficace.-> 58- Bastano pochi terroristi per mettere sotto pressione masse numerose. Allo spazio ristretto proprio del terrorismo aperto si aggiungono quelli più ampi dell’insicurezza , della paura e della diffidenza generale, un ‘paesaggio del tradimento’.]
  3. LEGAMI CON LA SITUAZIONE POLITICA MONDIALE -58- I difensori autoctoni del suolo patrio, che morivano PRO ARIS ET FOCIS, gli eroi nazionali e patriottici , che scomparivano nelle foreste, tutto quanto di fronte a un’invasione straniera era reazione di una FORZA ELEMENTARE TELLURICA è finito, nel frattempo in mano a una direzione centralizzata, internazionale e sovranazionale (…) al servizio di un’aggressività planetaria che a seconda delle circostanze, incoragga o abbandona. Il partigiano cessa così d’essere una figura essenzialmente difensiva, per diventare uno strumento, manipolato da uno spirito di aggressività che mira alla rivoluzione mondiale. (…) IN QUALCHE MODO IL PARTIGIANO, IN QUANTO COMBATTENTE IRREGOLARE, HA DOVUTO SEMPRE APPOGGIARSI AD UN COMBATTENTE REGOLARE PIU’ POTENTE DI LUI / 59-60- Per indicare questi collegamenti con la politica mondiale [Rolf Schoers] parla di TERZO INTERESSATO [Non è sempre il terzo che gode] Il potente terzo non fornisce soltanto armi e munizioni, medicinali e aiuti materiali, denaro, egli procura il riconoscimento politico, del quale il partigiano che combatte irregolarmente ha bisogno per non sprofondare, come il grassatore o il pirata, nel non-politico, che qui significherebbe criminale. L’irregolare, in prospettiva, deve legittimarsi presso il regolare e per questo gli si offrono solo due possibilità:o il riconoscimento da parte di un regolare già esistente o l’imposizione di una nuova regolarità affidandosi solo alle sue forze. E’ un’alternativa assai dura.
  4. ASPETTO TECNICO –INDUSTRIALE  60- Anche il partigiano partecipa allo sviluppo, all’avanzata della moderna scienza e della moderna tecnica.[ 61- Il partigiano da truppa leggera (ussari o cacciatori  per es.) a guerra rivoluzionaria.-> Che ne sarà di lui nell’epoca dei mezzi di distruzione atomici? In un mondo organizzato tutto su basi tecniche scompaiono le vecchie concezioni e le forme agricolo-feudali di combattimento, di guerra, di come intendere l’inimicizia (…) Quando la regolarità e la razionalità (…) si saranno imposte senza residui, il partigiano non sarà forse più un disturbatore. Allora egli scomparirà semplicemente, da sé, in mezzo a processi tecnico-industriali che si svolgono senza contrasti, così come scompare il cane dalle autostrade. Per una mente che pensasse solo in termini tecnici si tratterebbe allora soltanto di una questione di polizia stradale e non certo un problema filosofico, né morale né giuridico. [Il partigiano come disvalore] (…) 62- Allora i partigiani scompariranno , come sono scomparsi i cacciatori dell’età della pietra, a meno che non riescano a sopravvivere assimilandosi alla nuova realtà. In ogni caso essi saranno divenuti di nessuna importanza e innocui./ 63- All’ombra dell’odierno equilibrio atomico delle potenze mondiali, sotto la campana di vetro dei loro giganteschi arsenali distruttivi , potrebbe venir ritagliato uno spazio di manovra destinato alla guerra limitata e circoscritta, condotta con armi e mezzi di distruzione tradizionali, e le grandi potenze potrebbero accordarsi , apertamente o segretamente, per il loro dosaggio.  Ciò provocherebbe una guerra controllata da queste potenze e sarebbe più o meno un DOG FIGHT. Si tratterebbe di un gioco apparentemente innocuo dell’irregolarità esattamente controllata e di un ‘disordine ideale’; ideale in quanto potrebbe venir manipolato dalle grandi potenze.

65- [Legalità e legittimità- Il caso del generale Salan, il fondatore dell’OAS in Algeria]

Il partigiano può facilmente trasformarsi in un buon combattente in uniforme. Per un buon ufficiale, invece, l’uniforme è più che un abito. Il regolare può diventare una professione istituzionalizzata, l’irregolare no. (…) Si può scomparire nel buio e si può trasformarlo in un campo di battaglia, muovendo dal quale si distrugge il tradizionale teatro di operazioni del potere e il gran palcoscenico dell’opinione pubblica ufficiale viene divelto dai suoi cardini: tutto questo non è organizzabile quando si possiede un’intelligenza tecnocratica. L’acheronte non è programmabile in anticipo e non appare dopo ogni invocazione , per quanto sia sagace la testa che la compie e per quanto disperata possa essere la situazione in cui si trova.

66- [Sovranità della legge (La repubblica francese come regime fondato sull’imperio della legge. Questo è il suo fondamento, che non le è permesso lasciar distruggere dall’antitesi di diritto e legge o dalla distinzione tra questi due concetti, considerando il diritto l’istanza superiore) vs sovranità del diritto] Il partigiano ha bisogno assoluto di una legittimazione se vuole restare nella sfera del politico e non sprofondare puramente e semplicemente in quella del criminale comune [per un repubblicano francese la legalità è la forma più alta della legittimità]-> Il caso Salan dimostra che perfino una legalità messa in discussione resta più forte, in uno Stato moderno, di ogni altro diritto. Ciò dipende dalla forza decisionista dello Stato e dalla sua capacità di trasformare il diritto in legge. (…) Forse le cose cambieranno completamente quando lo Stato un bel giorno ‘morirà’. Per il momento la legalità resta l’inevitabile modo di funzionamento di ogni esercito statuale moderno. Il governo legale decide chi sia il nemico e contro il quale l’esercito ha da combattere./67- [Salan aveva cercato di trasformare un esercito in un’organizzazione partigiana vs il governo legale a cui spetta di decidere chi sia il nemico] / 68- Avere più di un nemico reale è segno di lacerazione interiore /68- Il nemico è la messa in questione di noi come figure. Se la propria figura è fissata senza incertezze come avviene questa duplicità del nemico? (…) Il nemico si situa sul mio stesso piano. Per questa ragione devo contendere con lui nel corso di uno scontro, per conquistare la misura di me stesso, il mio proprio limite, la mia figura./ 69- La precisione decisionista domina il funzionamento di ogni organizzazione moderna.

69- [L’alternativa tra legittimità e legalità è solo una conseguenza della Rivoluzione francese -> FEDELTA’ vs FUNZIONALITA’]

70– [Il concetto di nemico reale / Sull’evoluzione storica della figura del partigiano da picaro a eroe]

71 – [Dal nemico reale al nemico assoluto / L’inimicizia è il concetto primario e la distinzione fra diversi tipi di guerra viene dopo quella fra diversi tipi di inimicizia

72- Dopo le guerre napoleoniche la guerra irregolare venne rimossa dalla coscienza generale dei teologi, filosofi e giuristi europei. [Alcuni sinceri amanti della pace scorsero nel regolamento dell’Aja la fine delle guerre e S. Tommaso aveva insegnato che la guerra giusta era giusta in sé] Nessuno ebbe il presagio di cosa potesse significare l’esplosione della guerra irregolare. Nessuno ha mai ben riflettuto a cosa condurrebbe la prevalenza del civile sul militare, se un giorno il cittadino dovesse indossare l’uniforme mentre il partigiano la toglie per combattere senza di essa. / E’ stata questa mancanza di un pensiero che tenesse conto della realtà che ha completato l’opera distruttiva dei rivoluzionari di professione. E’ stata una grande disgrazia , perché con quelle limitazioni imposte alla guerra l’umanità europea avrebbe raggiunto una cosa rara: la rinuncia a criminalizzare l’avversario in guerra e cioè avrebbe relativizzato l’inimicizia, negando l’esistenza di un’inimicizia assoluta.-> Quando Guevara afferma ‘il partigiano è il gesuita della guerra’ egli pensa all’assolutezza dell’impegno politico. (…) Nell’inimicizia colui che è stato privato di ogni diritto ricerca il suo diritto. In essa egli ritrova il senso del suo agire e il senso del diritto  dopo aver abbandonato l’edificio di protezione e obbedienza che fino a poco prima abitava, dopo che si è dilacerato quel tessuto normativo di legalità dal quale poteva aspettarsi la protezione della legge. E’ allora che il gioco convenzionale cessa. [Ma la cessazione della protezione garantita dal diritto non fa di per sé il partigiano. Michael Kohlhass , che il sentimento del diritto trasformò in brigante e assassino, non era un partigiano perché non raggiunse il politico, combattendo egli esclusivamente per un suo diritto privato, non contro un invasore straniero e non per una causa rivoluzionaria. / 73- [partigiano ≠ bandito-> Riferimento alla legalità del partigiano -> Il partigiano ha un nemico, reale ma non assoluto. Ciò risulta dal suo carattere politico

86- [Contro il decreto legge -> legge vs misura]

74- Lo sviluppo tecnico-industriale ha potenziato gli armamenti fino a farne strumenti di annientamento totale. Ciò crea una provocatoria disparità tra protezione e obbedienza./ [Le armi nucleari come mezzi distruttivi assoluti richiedono un nemico assoluto, proprio per non apparire disumani / 75- sempre più profonde svalorizzazioni e criminalizzazioni -> il disconoscimento dell’inimicizia reale apre la strada all’opera di annientamento di quella assoluta] 75-76 Nel 1914 popoli e governi europei entrarono barcollando nella I Guerra Mondiale senza avere una inimicizia reale. L’inimicizia reale sorse solamente dalla guerra stessa, cominciata come una guerra convenzionale interstatale sulla base del diritto internazionale europeo e conclusa come guerra civile mondiale dell’i

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