
- Che cos’è il comunismo? Il comunismo è la dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato.
- Che cos’è il proletariato? Il proletariato è quella classe della società, che trae il suo sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita del proprio lavoroe non dal profitto di un capitale qualsiasi; benessere e guai, vita e morte, l’esistenza intera della quale dipende dalla domanda di lavoro, cioè dall’alternarsi dei periodi d’affari buoni e cattivi, dalle oscillazioni di una concorrenza sfrenata, il proletariato o la classe dei proletari è in una parola la classe lavoratrice del secolo decimo nono.
- Come è sorto il proletariato? (…) Oggi siamo al punto che nei paesi civili quasi tutte le branche di lavoro funzionano col sistema della fabbrica, e che in quasi tutte le branche di lavoro l’artigianato e la manifattura sono state soppiantate dall’industria.
- In che cosa il proletariato si distingue dallo schiavo? (…) Lo schiavo si emancipa abolendo tra tutti i rapporti di proprietà privata solo il rapporto della schiavitù e divenendo solo in tal maniera egli stesso proletario; il proletario si può emancipare solo abolendo la proprietà privata in genere.
- In che cosa il proletario si distingue dal servo della gleba? (…) Il proletario si emancipa eliminando la concorrenza, la proprietà privata e tutte le differenze di classe.
- In che cosa il proletario si distingue dall’operaio manifatturiero? (…)L’operaio manifatturiero vive quasi sempre in campagna, in rapporti più o meno patriarcali col suo signore del fondo o datore di lavoro; il proletario vive per lo più in grandi città e i suoi rapporti col datore di lavoro sono esclusivamente di denaro. (…)
- Quali furono le conseguenze immediate della rivoluzione industriale e della scissione della società in borghesi e proletari? (…) L’antico sistema della manifattura o dell’industria fondata sul lavoro manuale venne completamente distrutto in tutti i paesi del mondo dai prezzi dei prodotti industriali che si facevano sempre più bassi in seguito al lavoro fatto con le macchine. Con ciò tutti i paesi semibarbarici che fino allora erano rimasti più o meno estranei allo svolgimento storico, e la cui industria si era fondata fino a quel momento sulla manifattura, furono strappati a forza alla loro segregazione. Comprarono le merci più a buon mercato degli inglesi e lasciarono andare in rovina i loro operai manifatturieri.(…) Si è giunti al punto che una nuova macchina inventata oggi in Inghilterra, nel corso di un anno priva del pane milioni di operai cinesi. A questo modo la grande industria ha collegato tutti i popoli della terra, ha agglomerato in un mercato mondiale tutti i piccoli mercati locali, ha preparato ovunque la civiltà e il progresso, ed è arrivato a far sì che tutto ciò che avviene nei paesi civili deve ripercuotersi sugli altri paesi. (…)In secondo luogo ovunque la grande industria è subentrata alla manifattura, la rivoluzione industriale ha sviluppato al massimo grado la borghesia, la sua ricchezza e la sua potenza , facendone la prima classe del paese. (…) Come nella società [la borghesia]si era elevata a prima classe, così si proclamò prima classe anche in forma politica.(…) In terzo luogo (…) nella stessa proporzione in cui i borghesi divenivano più ricchi, i proletari divenivano più numerosi. (…) La rivoluzione industriale concentra tanto la borghesia come i proletari nelle grandi città nelle quali l’industria può essere esercitata col maggiore vantaggio e con questo agglomeramento di grandi masse in un solo punto dà ai proletari la coscienza della loro forza.
- Quali sono state le ulteriori conseguenze della rivoluzione industriale? La grande industria ha creato, con la macchina a vapore e con le altre macchine, i mezzi per aumentare all’infinito in breve tempo e con poca spesa la produzione industriale. La libera concorrenza che deriva necessariamente da questa grande industria assunse prestissimo un carattere estremamente violento, data la facilità di produzione. Una moltitudine di capitalisti si gettò sull’industria e in breve tempo si produsse più di quanto potesse abbisognare. Conseguenza ne fu che le merci fabbricate non potevano essere vendute e che sopravvenne una cosiddetta crisi commerciale. (…)
- Che cosa consegue da queste crisi commerciali che si ripetono regolarmente? (…) La grande industria, benché sia stata proprio essa a generare, durante il suo primo periodo di sviluppo, la libera concorrenza, tuttavia ora si è troppo sviluppata per trovarsi ancora bene con la libera concorrenza; per la grande industria, la concorrenza e in genere l’esercizio della produzione industriale da parte di singoli individui sono diventati per essa un vincolo che deve spezzare e che spezzerà; (…) Proprio quel carattere della grande industria che nella società odierna genera ogni miseria e tutte le crisi commerciali, sarà proprio quello che in un’altra organizzazione della società distruggerà quella miseria e quelle oscillazioni apportatrici di sciagura. (…)E’ dimostrato con la maggiore evidenza possibile: (…) che d’ora in poi tutti questi mali sono da ascriversi soltanto all’ordinamento della società, che non è più adatto alla situazione.
- Questo nuovo ordinamento della società, di che tipo dovrà essere? Prima di tutto dovrà sottrarre l’esercizio dell’industria e in generale di tutti i rami della produzione ai singoli individui in concorrenza tra di loro,e dovrà invece far gestire tutti quei rami della produzione dall’intera società, cioè in conto comune, secondo un piano comune, e con la partecipazione di tutti i membri della società. Dunque abolirà la concorrenza e le sostituirà l’associazione.(…)
- Quindi prima d’ora la abolizione della proprietà privata non era possibile? No (..) E’ evidente che fino ad ora le forze produttive non erano ancora tanto sviluppate che si potesse produrre a sufficienza per tutti, e che per queste forze produttive la proprietà privata era diventata un vincolo, un limite.
- L’abolizione della proprietà privata sarà possibile per via pacifica? (…) le rivoluzioni non si fanno deliberatamente, a capriccio, ma sono state sempre e ovunque conseguenza necessaria di circostanze assolutamente indipendenti dalla volontà e dalla direzione di singoli partiti e di classi intere. (…) Lo sviluppo del proletariato viene represso con la violenza in quasi tutti i paesi civili e in questa maniera gli avversari dei comunisti lavorano a tutta forza per una rivoluzione. Se a questo modo il proletariato oppresso finirà per essere sospinto a una rivoluzione, noi comunisti difenderemo la causa dei proletari con l’azione come adesso la sosteniamo con la parola.
- L’abolizione della proprietà privata sarà possibile d’un sol tratto? No (…) La rivoluzione del proletariato che con ogni probabilità sta per avverarsi, potraà trasformare la società attuale solo a poco a poco (…)
- Quale sarà lo svolgimento di questa rivoluzione nel suo corso?Prima di tutto la rivoluzione del proletariato instaurerà una COSTITUZIONE DEMOCRATICA, e con ciò il dominio politico diretto o indiretto del proletariato [indiretto dove la grande maggioranza del popolo non è costituita solo da proletaria ma anche di piccoli contadini e piccoli borghesi] [DIECI MISURE PER INTACCARE LA PROPRIETA’ PRIVATA E PER GARANTIRE L’ESISTENZA DEL PROLETARIATO: 1.Limitazione della proprietà privata mediante imposte progressive, forti imposte di successione, abolizione della succesione per via collaterale;2.Espropriazione graduale dei proprietari fondiari, dei fabbricanti dei proprietari di ferrovie e degli armatori navali, in parte mediante la concorrenza dell’industria di stato , in parte direttamente mediante l’indennizzo in assegnati;3.Confisca di tutti i beni degli emigrati e dei ribelli contro la maggioranza del popolo;4.Organizzazione del lavoro, cioè impiego dei proletari nelle terre nazionali, nelle fabbriche e nelle officine, col che verrà eliminata la reciproca concorrenza degli operai (…)5.Eguale obbligo di lavoro per tutti i membri della società fino all’abolizione completa della proprietà privata (…)6.Accentramento del sistema di credito e finanza nelle mani dello stato,mediante una banca di stato e soppressione di tutte le banche private e dei banchieri privati;7.Aumento delle fabbriche nazionali (…) dissodamento dei terreni incolti(…)8.Educazione di tutti i fanciulli a cominciare dal momento in cui possono fare a meno delle cure materne in istituti nazionali e a spese della nazione. Educazione e lavoro di fabbrica insieme.9.Costruzione di grandi palazzi sui terreni nazionali, come abitazioni in comune per comunità di cittadini, le quali esercitino tanto l’industria quanto l’agricoltura; 10.Demolizione di tutte le abitazioni e di tutti i quartieri malsani e mal costruiti;11.Uguali diritti di successione tanto per i figli legittimi che per i figli illegittimi]
Tutte queste misure non possono naturalmente essere messe in atti in un sol colpo.
- Questa rivoluzione potrà verificarsi soltanto in un singolo paese? No.(…) E’ una rivoluzione universale e avrà perciò anche un terreno universale.
- Quali saranno le conseguenze dell’eliminazione finale della proprietà privata? (…) La grande industria, liberata dalla pressione della proprietà privata, si svilupperà in dimensioni di fronte alle quali il suo perfezionamento attuale apparirà meschino quanto appare la manifattura nei confronti della grande industria dei nostri giorni. Questo sviluppo dell’industria metterà a disposizione della società una massa di prodotti sufficiente per soddisfare i bisogni di tutti.(…) A questo modo la società darà prodotti sufficienti perché si possa organizzare la distribuzione in modo che siano soddisfatti i bisogni di tutti i suoi membri. Così diventa superflua la divisione della società in differenti classi contrapposte le une alle altre. E non solo superflua, ma addirittura incompatibile con il nuovo ordinamento sociale. L’esistenza delle classi ha origine nella divisione del lavoro e nella nuova società la divisione del lavoro del tipo che si è avuto finora scomparirà totalmente.(…) Come i contadini e gli operai manifatturieri del secolo passato hanno mutato tutto il loro tipo di vita e sono diventati essi stessi uomini del tutto nuovi quando furono trascinati nella grande industria, così l’esercizio comune della produzione da parte dell’intera società e il conseguente sviluppo nuovo della produzione abbisognerà di uomini del tutto nuovi e li genererà anche- L’esercizio comune della produzione non può essere attuato da uomini come quelli di oggi, ognuno dei quali è subordinato a un unico ramo della produzione, incatenato ad esso, da esso sfruttato,ognuno dei quali ha sviluppato una sola delle sue attitudini a spese di tutte le altre, e conosce soltanto un ramo, o soltanto un ramo di un ramo della produzione complessiva. La divisione del lavoro (…) scomparirà del tutto. L’educazione potrà far seguire ai giovani rapidamente l’intero sistema della produzione e li metterà in grado di passare a turno da uno all’altro ramo della produzione, a seconda dei motivi offerti dai bisogni della società o dalle loro proprie inclinazioni. Toglierà ai giovani il carattere unilaterale impresso ad ogni individuo dall’attuale divisione del lavoro.(…) Da una parte la società organizzata comunisticamente è incompatibile con l’esistenza delle classi e dall’altra parte l’instaurazione di questa società offre essa stessa i mezzi per abolire queste differenze tra le classi.(…) L’associazione generale dei membri della società per lo sfruttamento comune e pianificato delle forze produttive, l’estensione della produzione a un grado tale che essa soddisferà i bisogni di tutti, la cessazione di una situazione nella quale i bisogni dell’uno vengono soddisfatti a spese dell’altro, la distruzione completa delle classi e dei loro antagonismi, lo sviluppo universale delle capacità di tutti i membri della società mediante l’eliminazione del lavoro finora esistente, mediante l’educazione industriale , mediante la partecipazione di tutti ai godimenti prodotti da tutti, mediante la fusione tra città e campagna – ecco i risultati principali dell’abolizione della proprietà privata.
- Che influenza eserciterà l’ordinamento comunistico sulla famiglia? L’ordinamento comunistico della società farà del rapporto tra i due sessi un semplice rapporto privato che riguarderà solo le persone che vi partecipano, e nel quale la società non ha da ingerirsi. Potrà farlo perché elimina la proprietà privata ed educa in comune i bambini, distruggendo così le due fondamenta del matrimonio come si è avuto finora. (…) La comunanza delle donne è una situazione legata totalmente alla società borghese e che oggigiorno esiste in pieno nella prostituzione. (…) L’organizzazione comunista, anziché introdurre la comunanza delle donne, la abolisce invece.
- Come si comporterà l’organizzazione comunista nei riguardi delle nazionalità esistenti? [?]
- Come si comporterà nei riguardi delle religioni esistenti? [?]
- Come si distinguono i comunisti dai socialisti? I cosiddetti socialisti si dividono in tre classi [1. Socialisti reazionari; 2.socialisti borghesi, che vogliono conservare le basi della società attuale, sotto il pretesto di riorganizzarla e 3. I socialisti democratici] i quali vogliono, sulla stessa strada dei comunisti, una parte delle misure elencate nella domanda 18, ma non come mezzi di transizione al comunismo, bensì come misure sufficienti ad abolire la miseria e a far scomparire i mali della società attuale.Questi socialisti democratici sono o proletari non ancora sufficientemente illuminati sulle condizioni della liberazione della loro classe,oppure sono i rappresentanti dei piccoli borghesi, classe che sotto molti aspetti ha lo stesso interesse dei proletari, fino al momento in cui si ottengono la democrazia e le misure socialiste che dalla democrazia derivano. I comunisti dovranno quindi raggiungere un’intesa con questi socialisti democratici e dovranno in genere seguire pel momento una politica il più possibile comune con essi, a meno che questi socialisti non entrino al servizio della borghesia dominante e non attacchino i comunisti. E’ evidente che tale tipo di azione non esclude la discussione con essi delle differenze.
- Come si comportano i comunisti di fronte agli altri partiti politici della nostra epoca? [In America, Svizzera e Germania]