La plebe non aspettandosi più nulla dai metodi legali si mette a servizio degli ambiziosi (1866)

Sintesi con ChatGPT

La proprietà non è un’istituzione originaria dell’umanità, ma il risultato di una lunga evoluzione storica e giuridica. Nelle società primitive esistevano soprattutto l’occupazione temporanea e il possesso comune della terra; la proprietà propriamente detta nasce successivamente, attraverso l’elaborazione delle leggi, che non si limitano a proteggerla, ma contribuiscono a costituirla. La sua caratteristica fondamentale è l’assolutezza del diritto di usare e abusare dei propri beni, secondo la concezione romana del dominium, ripresa dal diritto moderno. Questa assolutezza introduce tuttavia una contraddizione tra il potere del proprietario e quello dello Stato (pp. 3-7).

Proudhon distingue la proprietà dal semplice possesso, che costituisce una forma di godimento della terra limitata e condizionata. Il possesso tutela soprattutto la famiglia e il lavoro, mentre la proprietà afferma l’indipendenza dell’individuo. Egli respinge anche la proprietà collettiva, poiché ritiene che la comunità implichi subordinazione all’autorità e ostacoli la libertà individuale. La divisione del lavoro, la separazione delle famiglie e la distribuzione dei prodotti rendono inevitabile il superamento della comunanza originaria dei beni (pp. 9-17).

Il problema fondamentale consiste nel giustificare il carattere assoluto e abusivo della proprietà. Il lavoro può fondare il diritto sul prodotto, ma non sulla terra, che l’uomo non ha creato. Né l’occupazione, né il lavoro, né la volontà del legislatore riescono quindi a spiegare adeguatamente il diritto di proprietà. Storicamente, questo diritto ha favorito l’usurpazione, la disuguaglianza e la concentrazione delle ricchezze, trasformandosi spesso in uno strumento di dominio di una minoranza sulla moltitudine (pp. 19-25).

La storia romana mostra il passaggio dal possesso al dominium quiritario, fondamento dell’indipendenza del pater familias. Con la crisi della Repubblica, tuttavia, la distribuzione delle terre diventa uno strumento del dispotismo imperiale. Analogamente, nella storia germanica, la proprietà allodiale, libera e indipendente, si contrappone al feudo, fondato sulla subordinazione politica. La storia della proprietà appare così attraversata dal conflitto tra autonomia individuale e assoggettamento al potere (pp. 26-39).

La svolta teorica di Proudhon consiste nel cercare la giustificazione della proprietà non più nelle sue origini, ma nella sua funzione politica e sociale. Pur essendo egoistica, arbitraria e potenzialmente abusiva, la proprietà rappresenta la maggiore forza capace di opporsi all’assolutismo dello Stato. L’indipendenza economica del proprietario può infatti garantire quella politica del cittadino. La libertà nasce così dall’opposizione e dall’equilibrio tra due poteri assoluti: lo Stato e la proprietà (pp. 40-49).

La proprietà moderna assume pertanto una funzione rivoluzionaria e decentralizzatrice, contrapposta alla tendenza accentratrice dello Stato e del comunismo. Il proprietario non è più un subordinato, come nel sistema feudale, ma un cittadino autonomo, associato agli altri in un ordinamento federativo. Tuttavia, la proprietà conserva gravi contraddizioni economiche: favorisce tanto l’accaparramento delle terre quanto il loro eccessivo frazionamento, oltre a consentire l’appropriazione della rendita attraverso l’affitto. La libera circolazione della proprietà rimane comunque indispensabile al progresso sociale, mentre l’immobilità dei possessi favorisce l’immobilità politica e l’autocrazia (pp. 50-65).

La soluzione non consiste nell’abolire la proprietà o nel privarla della sua autonomia, ma nel circondarla di garanzie capaci di neutralizzarne gli abusi e ridurre le disuguaglianze. Occorre favorire la piccola e media proprietà, limitare la concentrazione delle ricchezze, riorganizzare il credito, intervenire sulla rendita e diffondere l’istruzione. La proprietà deve diventare accessibile al maggior numero possibile di cittadini, affinché possa effettivamente costituire un contrappeso al potere politico (pp. 67-83).

Quando invece i proprietari cercano la protezione di un governo autoritario, come avvenne nel 1851 con Luigi Napoleone Bonaparte, la proprietà abdica alla propria indipendenza e ritorna sostanzialmente alla condizione feudale. La sua funzione liberatrice viene meno, perché essa diventa dipendente dal potere che dovrebbe contrastare (pp. 68-69).

Proudhon riconosce il carattere apparentemente contraddittorio della propria teoria: un’istituzione egoistica e abusiva può diventare uno strumento di libertà e di uguaglianza. Non si tratta tuttavia di una semplice ritrattazione delle precedenti critiche, ma del tentativo di individuare una funzione positiva della proprietà attraverso il suo equilibrio con le altre forze sociali (pp. 84-94).

La conclusione è che la proprietà trova la propria giustificazione essenzialmente nella politica, non nell’economia o nel diritto naturale. La società deve conservare l’opposizione tra l’assolutismo della proprietà e quello dello Stato, governandola attraverso il diritto e le istituzioni repubblicane. L’obiettivo è un progressivo avvicinamento all’uguaglianza delle condizioni, delle fortune e degli obblighi, senza sacrificare l’indipendenza individuale. La proprietà, trasformata e disciplinata dal diritto, deve così diventare il fondamento di una società libera, equilibrata e non subordinata al potere statale (pp. 96-110).

Appunti

3- Assolutismo della proprietà

3- Atto di riconoscimento o istituzione della proprietà (= usucapione/usurpazione; ≠semplice atto di appropriazione animale= mero fatto motivato dal bisogno) / Detenzione della terra (suolo) [forza individuale -> poi forza sociale)/ “Le leggi non solo proteggono la proprietà, ma sono esse che la fanno nascere e la determinano” / La consacrazione del fatto non è ancora la proprietà, perché la detenzione del suolo può non avere lo stesso carattere presso l’affittuario, il feudatario, il possessore slavo, l’enfiteuta è [L’enfiteusi è un diritto reale di godimento su cosa altrui (regolato dagli articoli 957-977 del Codice Civile italiano) che permette a una persona di utilizzare un bene immobile di proprietà altrui quasi come se ne fosse il proprietario. [1, 2]

Soggetti coinvolti

  • Concedente (o dominio diretto): Il proprietario formale del bene, che conserva la proprietà teorica ma cede il godimento.
  • Enfiteuta (o dominio utile): Colui che riceve il bene, ha lo stesso potere di godimento del proprietario sui frutti e sul fondo, e può anche cedere il proprio diritto a terzi o per testamento.

Obblighi dell’enfiteuta

  1. Migliorare il fondo: Ha l’obbligo giuridico di valorizzare il bene e far fruttare il terreno o l’immobile.
  2. Pagare un canone periodico: Deve corrispondere al concedente una somma di denaro o una quantità fissa di prodotti naturali.] o il proprietario.

4- [Proprietà ≠ possesso] / L’appropriazione del suolo come punto di partenza / LA SCIENZA DEL DIRITTO NON E’ ALTRO CHE LA FILOSOFIA DEL DIRITTO (= quando si conosce a fondo la ragione della legge)

5- Ogni uomo che ragiona sulla legge è giureconsulto, come teologo è quello che ragiona sulla fede. È filosofo chi ragiona sui fenomeni della natura e dello spirito / Il salmista dice ‘Domini est terra et plenitudo eius’ / E’ un errore quando si asserisce che la proprietà è un fatto che rimonta alle società primitive, alla società primitiva rimontano invece l’occupazione momentanea e il possesso in comune, la proprietà viene invece più tardi con il progresso della libertà e la lenta elaborazione delle leggi.

6- [L’assoluto] è nella sua essenza religioso e il diritto divino / [ASSOLUTO vs STATISTICA, contabilità commerciale, opposizione tra domanda e offerta]

7- La definizione della proprietà nel diritto romano Dominium est jus utendi et abutendi re sua, quotenus iuris ratio patitur [= il dominio è il diritto di usare e di abusare della cosa propria, in quanto lo permette la ragione del diritto / Codice civile francese: “La proprietà è il diritto di godere e disporre delle cose nella maniera più assoluta, purché non se ne faccia un uso proibito dalle leggi e dai regolamenti”-> definizioni contraddittorie perché ammettono due assolutismi, quello del proprietario e quello dello Stato / Il problema dell’origine e del fondamento della proprietà]

9- Le forme della detenzione della terra

10- [Comunità = “Società universale di beni e guadagni” ≠ società commerciale] / L’uomo in virtù della sua personalità tende all’indipendenza vs comunità = autorità = potere pubblico = spirito di subordinazione / L’uomo è supposto refrattario all’obbedienza -> ragioni e motivi che lo spingono ad accettare la subordinazione]

21- [Sulle cause per cui l’individuo dà il suo consenso alla comunità / La comunità ha anche interesse a questa libertà (dell’individuo, pari alla sua responsabilità) che la dispensa da una pesante sorveglianza e che è anche un non disprezzabile metodo per la moralizzazione dell’individuo (…) QUI E’ LA PIETRA D’INCIAMPO DELL’AUTORITA’ E DEL COMUNISMO]

12- [Ogni famiglia, ogni distribuzione dei servizi, ogni separazione di industrie (divisione del lavoro) e ripartizione di prodotti] è una breccia nel sistema della proprietà in comune. Uscite da ciò. Provate a combattere questa tendenza, a comprimere questo processo: cadrete nella promiscuità, nella frode, nella disorganizzazione, nell’invidia e nel furto] / Da ciò che precede risulta che la terra non può né essere posseduta, né sfruttata in comune e che, simili ai figli di Noè dopo il diluvio siamo condannati alla divisione.

13- Solo più tardi, quando l’insolenza degli aristocratici e la durezza della schiavitù hanno provocato la reazione del popolo, la comunità si presenta come mezzo disciplinare e sistema di Stato [cfr. Platone e i primi cristiani], L’esperienza ha fatto subito giustizia del tentativo, che non ha mai potuto stabilirsi che su piccola scala e come eccezione nel seno delle masse / Per la critica alla comunità cfr. Sistema delle contraddizioni economiche (Tomo 2, cap. 12) / La seconda maniera di possedere la terra è quella che ho chiamato ‘possesso’

14- Frazionarsi delle famiglie e senso del tuo e del mio [≠ da proprietà] / Comincia il regno di Caino, possessore terriero vs Abele, guardiano di greggi [= fine dell’età dell’oro] / La sistemazione dei confini è una cerimonia religiosa / Ogni popolo si esprime secondo le sue inclinazioni e i suoi pregiudizi: tocca al filosofo valutare i fatti secondo ragione]

15- [Finzione di Dio come primo vero proprietario dei primi reggitori di popoli vs conquistatori che vennero dopo e che dicevano ‘questo campo è mio perché l’occupo, perché l’ho guadagnato con la spada oppure perché per primo l’ho dissodato col mio aratro’/ L’individualità e l’inalienabilità sono le caratteristiche fondamentali del possesso.

16- Eredità non come privilegio, ma come obbligazione ai fini del possesso+ obbligo di pagare al principe un canone in prodotti, in lavoro ecc. (-> possesso feudale) / Possesso terriero condizionato e ristretto = IUS UTENDI SED NON ABUTENDI / Regola dei popoli slavi dopo l’emancipazione / L’economia politica che studia le leggi della produzione facendo astrazione dagli interessi individuali e dall’ineguaglianza delle fortune / Che domanda l’economia politica? Che il lavoratore sia libero (…) egli lavora nel suo esclusivo interesse, pagando poi un canone al comune e allo Stato.

17- Affitto e mezzadria (≠ possesso dei popoli slavi) riconosciute da tutti gli economisti come condizioni razionali di esercizio agricolo / Solo un piccolissimo numero di coltivatori sono stati proprietari [nella storia (dopo Cesare, dopo le invasioni, dopo la vendita dei beni nazionali – dopo la dichiarazione dei diritti del 1789)]

19- Origine e fondamento della proprietà

20 – [Perché il proprietario ha il diritto di usare e di abusare e lo Stato no?] Perché questa tolleranza verso il male? [Si può arrivare a pensare che i proprietari abbiano fatto le leggi con la preoccupazione di loro stessi] Ma dove va a finire il rispetto delle leggi con tale sospetto? / Si è poi sentito parlare di una legge che autorizzi il vizio, l’incontinenza, l’arbitrio, l’empietà, il peccato, la rapina con la sola riserva di punire i delinquenti che oltrepassano un certo limite che, poi, la legge nemmeno stabilisce / [Possessorio = non abusivo vs petitorio (abusivo = proprietà =dominio assoluto di uso e abuso] / Legge dell’economia politica che i prodotti si acquistano con altri prodotti-> regola del diritto commerciale = equivalenza come legge dello scambio / Consideriamo ora la proprietà più rispettata di tutte: quella che è stata acquistata col lavoro ]

21- [Proprietà abusiva e assoluta = accordare al proprietario più che non meritino i suoi servizi? E’ chiaro che la proprietà è estrinseca al diritto e non posso comprendere gli ostinati che non se ne vogliono rendere conto / L’economia politica costituisce proprietario il detentore della terra come se lavorando l’avesse prodotta [≈ situazione dell’artigiano con i suoi prodotti]

22- [Possesso = istituto che ha per oggetto la distinzione e la conservazione delle famiglie vs proprietà in cui l’elemento politico non è più la famiglia ma l’individuo] / La proprietà non implica di necessità l’eguaglianza come invece il possesso.

23- Montesquieu respinge la teoria della proprietà come acquisto per occupazione / [Alcuni considerano la proprietà come manifestazione dell’io = espressione della libertà/ Proprietà assoluta e abusiva vs possesso o proprietà condizionata e limitata]

24- Nell’istituto del possesso la legge si comprende a meraviglia e salta subito agli occhi la sua equità e la sua previdenza, la sua alta moralità, ma non è così per l’ISTINTO della proprietà dei cui motivi, fini e cause si è ancora alla ricerca / Il lavoro è cosa sacra e il diritto che dà al lavoratore sul prodotto è assoluto,ma non può estendersi, senza altra forma di processo, fino alla terra che l’uomo non crea ma di cui è egli stesso prodotto / Autorità dell’esperienza-> Ovunque la proprietà degenera in abusi spaventosi (esempi) / Una proprietà che cessasse di essere ABUSIVA, tornerebbe ad essere puro possesso.

25- [Sotto tutti i punti di vista la proprietà è una violenta usurpazione resa sacra da un equivoco giuridico-> proprietà = istituzione dell’egoismo il cui solo risultato è stato di spossessare la moltitudine a profitto di una casta / CIVILTA’ = ispirazione di quella ragione immanente che dirige le collettività umane vs SOVVERSIONE = pregiudizio fatale che infetta il corpo sociale e lo porta alla rovina -> Proprietà (Cfr. Storia della proprietà): 1. Risultato di una tendenza organica, naturale e necessaria = legittima vs 2. Risultato di un abuso, di un’esagerazione introdotta con l’aiuto del caos rivoluzionario e mantenuta da tolleranza, negligenza, ignoranza del legislatore.

26- Vicende storiche della proprietà

27- [A Roma da possessio a dominium -> ius quiritarium ( < quiris = signore della casa) / [Romolo escluse la plebe dalla partizione della terra vs dominio di diritto quiritario]

28- Lo Stato a Roma non è una federazione di famiglie (basate più sul legame politico che su quello di sangue), il cui capo è contemporaneamente giudice, sacerdote e duce.

29- [A Roma la proprietà è diritto dei quiriti / pater familias autonomo, non responsabile di fronte ad alcuno]

31 –[All’origine possesso = proprietà->] Non è dunque meglio per l’uomo, cittadino e padre di famiglia, invece di dipendere dall’assolutismo divino e governativo, dipendere dal potere assoluto personale, dalla propria coscienza?

32- Già si cominciava a prevedere che la plebe non meno avida dell’aristocrazia, ma molto meno gelosa delle libertà civili e della costituzione, la plebe materialista e sensuale avrebbe fatto leggi a buon mercato e avrebbe ucciso la repubblica.

33-La plebe non aspettandosi più nulla dai metodi legali si mette a servizio degli ambiziosi [Silla e Cesare distribuiscono terre tra i loro legionari] (…) La terra diventa la moneta con cui il dispotismo paga i suoi favoreggiatori./ Con l’impero l’ERARIUM, il tesoro pubblico, fu sostituto dal FISCUS, il tesoro del principe, e cominciano gli attacchi alla proprietà quiritaria [= sovrana]. Augusto stabilì l’imposta sulle successioni e sulle appropriazioni.

34- Insieme al diritto di proprietà l’impero attaccò anche la potenza del padre di famiglia (…) Lo stato delle donne fu trasformato ed esse non furono più sotto la tutela agnatizia (la tutela agnatizia è una forma di tutela legale tipica del diritto romano (chiamata tutela legitima nelle XII Tavole) che veniva affidata all’agnato più vicino (adgnatus proximus), ovvero al parente maschio più prossimo in linea esclusivamente maschile)

36- [Nell’allodio germanico] è come nella proprietà quiritaria , in cui il padre è re e capo di tutti i suoi.[ Nell’antico diritto germanico, l’allodio (dal germanico allod, che significa “piena proprietà” o “pieno possesso”) era un bene immobile — come una terra, una casa o un pascolo — posseduto in piena e libera proprietà originaria, completamente esente da vincoli, tributi o obblighi feudali. [1, 2]

Nel contesto storico e giuridico medievale, l’allodio germanico presentava caratteristiche ben precise:

  • Antitesi al feudo: Mentre il feudo (o beneficio) era una terra concessa da un sovrano o da un signore in cambio di fedeltà e servizi militari, l’allodio apparteneva interamente al proprietario (l’allodiere), che non doveva prestare alcun omaggio vassallatico a un superiore per quel bene. [1, 2]
  • Origine ereditaria: Nel diritto delle popolazioni germaniche (come la Legge Salica), l’allodio costituiva il patrimonio che il singolo riceveva per successione familiare in seguito alla divisione ereditaria. [1, 2]
  • Vincoli di alienazione: Il proprietario non poteva disporre o vendere liberamente il bene allodiale se questo atto rischiava di danneggiare i diritti dei futuri eredi della stirpe. Si distingueva perciò dai beni acquistati con i proventi del proprio lavoro personale, sui quali vi era totale libertà di vendita. [1]
  • Evoluzione storica: Prima della diffusione del feudalesimo nei regni romano-barbarici, l’allodio rappresentava il regime di proprietà standard. Con l’avvento del sistema feudale e la pressione dei grandi signori territoriali, molti piccoli proprietari terrieri (soprattutto contadini) furono costretti a cedere i propri allodi ai signori in cambio di protezione, trasformandoli in concessioni feudali] / [Spontaneità e libertà germanica vs subordinazione feudale e romana, imperiale e soprattutto cristiana.

38- Carlo Magno non ha fondato solidamente che la teocrazia papale, la quale è poi durata finché la devozione dei popoli l’ha sostenuta / Il feudalesimo si prepara a distruggersi fin dal principio con l’idea che gli si accompagna, che lo sottintende, ma lo contraddice, l’idea allodiale.

39 La proprietà è veramente una creazione spontanea della società o un’aberrazione dell’APPETITO IRASCIBILE delle masse che credono di trionfare dell’assolutismo rendendolo universale e per sottrarsi all’arbitrio del principe non immaginano niente di meglio che opporgli il loro proprio arbitrio?

40- La nuova teoria della proprietà

40 – La proprietà come forza rivoluzionaria / E’ venuto il momento che la proprietà deve giustificarsi o sparire / Osserverò da principio che se vogliamo raggiungere uno scopo con le nostre ricerche è di assoluta necessità abbandonare la strada in cui i nostri predecessori si erano smarriti [origini, bisogni della personalità diritti del lavoro (= ultimi due principi spirituali), sovranità del legislatore [41. Proprietà assoluta e abusiva ≠ possesso](contenuto della proprietà, condizioni e circostanze della proprietà -> per una NUOVA VIA = FINI DELLA PROPRIETA’ (funzione e missione sociale)

41 – [Appello ai cari lettori, dalla coscienza incorruttibile-> Alcuni concepiscono l’individualismo come l’antitesi del pensiero rivoluzionario. Il che equivale a scacciare in tutta franchezza l’uomo e il cittadino dalla repubblica]. Suvvia non siamo timorosi, la natura ha fatto l’uomo personale, cioè insubordinato.

43- Noi dobbiamo convivere con tre grandi nemici: la Rivolta, l’Egoismo, l’Arbitrio / Tutti gli abusi di cui la proprietà si può rendere colpevole – e sono gravi e numerosi- si possono raggruppare in tre categorie: abusi politici, abusi economici, abusi morali / [Governo monarchico, democratico, aristocratico, costituzionale o dispotico] / O la proprietà regna e governa, o diventa anarchica e regicida / Legge licinia a Roma nel 376 a.C, ->I plebei ottengono le terre dell’ager publicus a causa dell’anarchia dei proprietari [egoisti e anarchici]

43- La conversione dei feudi in allodi sovvertì la potenza dei carolingi / DOVE SI TROVA LA MAGGIOR QUANTITA’ DI RICCHEZZA UNITA ALLA MAGGIOR LIBERTA’ DI AZIONE , LA’ E’ LA MASSIMA FORZA.

44- In Francio poiché la plebe non aveva nulla, la democrazia si fondava sul nulla / Tutta la politica della proprietà si riduce ad un’unica parola: o sfruttamento o anarchia [Nei suoi rapporti con lo Stato è guidata da un unico principio: interesse personale o egoismo vs effetti politici di feudo o di possesso] / [Anarchia e decadenza] Atene vs comunismo e conservatorismo a Sparta, che muore con le armi in mano]-> Ogni regime, ogni utopia, ogni Chiesa diffida della proprietà.

45- Possiamo concludere che la proprietà è la più grande forza che esista e che possa opporsi allo Stato [La forza in sé non è né bene, né male, essa è indifferente o cieca come coloro che la dirigono o la impietano]

46- [Stato e proprietà = 2 potenze-> sistema dei contrappesi che produce eguaglianza -> 49- che produce libertà, lavoro, giustizia/ Proprietà del cittadino vs proprietà dello Stato (demanio)]

47 [Assolutismo statale che deriva da conquista vs diritto divino di origine patriarcale / Assolutismo proprietario vs gerarchia feudale / Proprietà feudale vs proprietà allodiale ]

48- L’allodio implica una forma speciale di governo: il regime rappresentativo e democratico. [ Ciò che accadde in Francia dopo la conquista dei Germani: allodio -> feudo-> allodio] / Si potrebbe compilare una classificazione delle nazioni e degli Stati a seconda della forma di proprietà che vige presso di essi [Cfr. Polonia->Proudhon esprime giudizi molto severi sulla Polonia perché considera la sua storia un esempio particolarmente significativo delle conseguenze politiche e sociali della proprietà fondiaria aristocratica. Ma c’è anche una seconda ragione, più controversa: Proudhon ritiene che la ricostituzione di uno Stato nazionale polacco indipendente non rappresenterebbe necessariamente un progresso per la libertà dei suoi abitanti.

La questione è particolarmente interessante perché la critica alla Polonia è strettamente collegata alla teoria della proprietà che stai leggendo. Anzi, Proudhon aveva inizialmente concepito la sua Teoria della proprietà proprio come parte di un’opera più ampia dedicata alla storia della Polonia.

1. La Polonia come esempio dei mali della proprietà aristocratica

Per comprendere il ragionamento di Proudhon bisogna ricordare alcune caratteristiche della Polonia precedente alle spartizioni del 1772, 1793 e 1795, attraverso le quali Russia, Prussia e Austria si divisero il suo territorio.

La Confederazione polacco-lituana era caratterizzata da un sistema politico nel quale la nobiltà terriera, la szlachta, godeva di privilegi particolarmente estesi.

La nobiltà possedeva gran parte delle terre, esercitava un’influenza determinante sulle istituzioni politiche e godeva di libertà che non erano riconosciute alla popolazione contadina, largamente sottoposta a rapporti di servitù.

Proudhon vede in questo sistema una contraddizione fondamentale: la libertà politica della nobiltà si fondava sulla subordinazione economica e sociale dei contadini.

La proprietà fondiaria, anziché garantire l’indipendenza dei cittadini, era diventata uno strumento di dominio aristocratico.

Nel Principio federativo del 1863 Proudhon arriva a sostenere che, se esiste un paese nel quale si può affermare che la proprietà è un furto, quel paese è proprio la Polonia. (Cambridge University Press)

2. Perché Proudhon considera la Polonia responsabile della propria scomparsa

Qui il suo ragionamento diventa decisamente più discutibile.

Proudhon ritiene che la dissoluzione dello Stato polacco non sia stata soltanto il risultato dell’aggressione delle potenze confinanti, ma anche la conseguenza delle contraddizioni interne della società polacca.

Secondo lui, l’aristocrazia aveva impedito la formazione di una vera comunità politica, perché aveva identificato la nazione con i privilegi di una minoranza.

La Polonia sarebbe stata quindi uno Stato nel quale mancavano le condizioni sociali per l’esistenza di una libertà collettiva.

Da questa interpretazione Proudhon trae una conclusione estrema: le spartizioni della Polonia sarebbero state, almeno in parte, la conseguenza storicamente giustificabile della disgregazione del suo ordinamento sociale.

Nel saggio Si les traités de 1815 ont cessé d’exister? del 1863 arriva a presentare la scomparsa dello Stato polacco come una conseguenza della sua incapacità di garantire un ordinamento politico stabile.

Questo è uno degli aspetti più problematici del suo pensiero: Proudhon finisce per attribuire una sorta di legittimità storica all’annessione di un paese da parte di potenze straniere. (fr.wikisource.org)

3. Perché Proudhon si oppone all’indipendenza della Polonia

Nel XIX secolo la questione polacca era uno dei grandi problemi della politica europea.

Dopo la scomparsa dello Stato polacco, numerosi movimenti patriottici tentarono di ricostituirlo.

Particolarmente importante fu l’insurrezione del 1863 contro il dominio russo.

Gran parte dei democratici e dei socialisti europei sosteneva la causa dell’indipendenza polacca.

Proudhon, invece, assume una posizione contraria.

La sua argomentazione si sviluppa su due piani.

Il primo è sociale. Egli teme che la restaurazione dello Stato polacco comporti soprattutto il ritorno al potere dell’aristocrazia terriera, senza modificare sostanzialmente le condizioni dei contadini.

In altri termini, l’indipendenza nazionale non garantirebbe l’emancipazione sociale.

Il secondo è politico. Proudhon diffida del principio di nazionalità quando esso viene utilizzato per costruire grandi Stati centralizzati.

La sua concezione federalista privilegia invece le autonomie locali, le associazioni e i rapporti contrattuali tra comunità.

Perciò considera con sospetto non soltanto il nazionalismo polacco, ma anche i movimenti per l’unificazione nazionale italiana.

Questa posizione è stata esaminata anche in studi recenti sul rapporto tra il federalismo proudhoniano e il nazionalismo ottocentesco. (MDPI)

4. Il contrasto con Marx

Su questo problema emerge una differenza politica molto netta tra Marx e Proudhon.

Marx sostiene l’indipendenza della Polonia, mentre Proudhon vi si oppone.

Per Marx, la ricostituzione dello Stato polacco rappresenta una questione strategica per il movimento rivoluzionario europeo.

La Russia zarista costituisce infatti uno dei principali sostegni della reazione politica in Europa.

Una Polonia indipendente potrebbe indebolire la potenza russa e favorire lo sviluppo dei movimenti democratici e socialisti.

Marx, inoltre, non identifica necessariamente l’indipendenza polacca con la restaurazione dell’aristocrazia: sostiene le correnti che collegano la liberazione nazionale alla trasformazione dei rapporti agrari.

La contrapposizione può essere sintetizzata così:

QuestioneProudhonMarx
Aristocrazia polaccaResponsabile della decadenza nazionaleClasse da superare attraverso la trasformazione sociale
Indipendenza polaccaNon necessariamente progressivaStrategicamente importante per la rivoluzione europea
Russia zaristaNon considera la sua sconfitta attraverso l’indipendenza polacca una prioritàPrincipale sostegno della reazione europea
Questione nazionaleDiffidenza verso lo Stato nazionale centralizzatoPossibile strumento della lotta rivoluzionaria
Emancipazione contadinaPriorità rispetto alla ricostituzione nazionaleDa collegare all’indipendenza nazionale

Queste divergenze emersero anche nella Prima Internazionale. Nel congresso di Ginevra del 1866, i seguaci di Proudhon si opposero alla proposta marxiana di sostenere l’indipendenza della Polonia. (Archivi Marxisti)

5. Il rapporto tra la questione polacca e la Teoria della proprietà

Questo è probabilmente l’aspetto più interessante per la tua lettura.

Proudhon aveva progettato una vasta opera sulla Polonia, nella quale intendeva spiegare la storia del paese attraverso la propria teoria della proprietà.

Successivamente decise di separare il progetto in diversi lavori, tra i quali:

  • Del principio federativo (1863).
  • I trattati del 1815 hanno cessato di esistere? (1863).
  • Teoria della proprietà (pubblicata postuma nel 1866).

L’opera complessiva sulla Polonia rimase incompiuta e inedita durante la sua vita.

In una lettera del novembre 1863 Proudhon spiegava che aveva inizialmente concepito la teoria della proprietà come lo strumento per interpretare l’intera storia polacca, dalla formazione dello Stato fino alla sua decadenza e spartizione. (The Libertarian Labyrinth)

Questo dato permette di comprendere perché i riferimenti alla Polonia siano così frequenti nel libro che stai leggendo.

Per Proudhon, infatti, la Polonia costituisce un caso storico nel quale la proprietà, anziché assicurare un equilibrio tra le diverse forze sociali, avrebbe contribuito alla disgregazione della società.

6. La contraddizione di Proudhon

A mio giudizio, nella posizione di Proudhon emerge una contraddizione teorica significativa.

Da un lato, egli sostiene che la libertà individuale e collettiva debba essere difesa contro ogni concentrazione del potere politico.

Dall’altro, nel caso polacco, arriva a giustificare una situazione nella quale un popolo è sottoposto al dominio di potenze straniere.

Il suo ragionamento sembra dunque subordinare il diritto all’indipendenza nazionale a un giudizio sulla struttura sociale e sulla storia politica del paese.

È possibile riconoscere la fondatezza di una parte della sua critica all’aristocrazia polacca senza accettare la conclusione secondo cui la scomparsa dello Stato polacco fosse giustificata.

Questa conclusione non discende necessariamente dalla sua critica della proprietà.

È interessante osservare che anche Michail Bakunin, pur condividendo alcune critiche proudhoniane all’aristocrazia polacca, contestò duramente la sua posizione sulla questione nazionale. (fr.wikisource.org)


Una conclusione che riguarda direttamente il libro che stai leggendo

La frequenza dei riferimenti alla Polonia nella Teoria della proprietà non è casuale.

Proudhon considera la storia polacca una dimostrazione di ciò che accade quando la proprietà fondiaria diventa un privilegio aristocratico anziché un’istituzione capace di garantire la libertà e l’equilibrio sociale.

La Polonia rappresenta dunque, nella sua costruzione teorica, un esempio negativo della funzione politica della proprietà.

Ma proprio questo esempio rivela anche uno dei limiti del suo pensiero: la critica dell’oppressione economica può condurlo a sottovalutare, e talvolta a giustificare, l’oppressione nazionale.

C’è infine una questione ancora più profonda: perché Proudhon, che nel 1840 aveva definito la proprietà un furto, arriva negli anni Sessanta a considerarla una condizione della libertà politica? E perché la Polonia diventa uno degli esempi centrali di questa trasformazione?

La risposta sta nella distinzione che egli introduce tra proprietà come privilegio economico e proprietà come contrappeso al potere politico. È proprio questa distinzione che costituisce il nucleo teorico della sua ultima opera.]]

49-[Governo rappresentativo e parlamentare (la nazione che si governa da sé] vs governo dispotico]

50- In odio alla tirannide dei senatori e dei latifondisti fu concepito in seno alle prime società cristiane il sistema della proprietà feudale rinnovazione dell’antico patriarcato,[ sostenuto dal papato e dalla religione] / La proprietà moderna [fondata su un doppio assolutismo come trionfo della libertà / La proprietà è irriverente verso il monarca, ribelle all’autorità, insomma è anarchica / [Stato accentratore (e quindi comunista) vs proprietà = forza decentrante (repubblicana) / Possesso o feudo, la cui tendenza fatale all’unità , al concentramento, all’universale soggezione]

51- [Sui cittadini] Se la natura li ha creati diseguali per le facoltà realizzatrici, la tendenza della civiltà e delle leggi è di restringere in pratica le conseguenze di questa disuguaglianza, dando a tutti le stesse garanzie e, fin dove possibile, la stessa educazione / Abbiamo riconosciuto che le qualità realizzatrici si presentano diseguali negli individui e nelle razze [sic!]

52- [Diseguaglianze secondo le tariffe dei servizi (come nelle diverse categorie industriali-> società basate sul possesso tecnico?) vs diseguaglianze secondo ordine e grado ? Criteri difettosi di ripartizione? / Dove in principio erano tutti liberi, non restano alla fine che aristocratici e servi]

53 – E’ impossibile stabilire a priori la proprietà come diritto dell’uomo e del cittadino/ [Proprietà anarchica, antiunitaria e tuttavia accaparratrice-> La proprietà si manifesta nei suoi abusi come una FUNZIONE (liberatrice)]

54- Il proprietario nel nuovo sistema politico è federato [vs feudo i cui membri sono subordinati] / Proprietà francese (proprietà = obbligazione?) ≠ proprietà romana-> La terra è posseduta dal proprietario allo stesso titolo e con la stessa premessa del lavoratore rispetto al suo prodotto?]

55- L’opposizione [contro il governo] non è efficace se non è l’espressione di una massa di proprietari [La forza concreta della proprietà]

56- [Suffragio universale = sistema degli elettori senza beni / [Primo e secondo abuso?: accaparramento vs sminuzzamento?] la proprietà è abusiva dal punto di vista economico: accaparramento dei terreni + sminuzzamento eccessivo, frazionamento, spezzettamento

57- Una delle cause dell’inferiorità dell’agricoltura in Francia è questo eccessivo sminuzzamento [300 milioni di appezzamenti di meno di 1/10 di ettaro], che non si riscontra in Inghilterra, paese dall’ordinamento fondiario feudale. / Condizione arbitraria [delle proprietà agricole] abbandonate all’ignoranza, alla sorte, al capitale insufficiente.

58- [Terzo abuso: gli uomini distinguono tra reddito lordo e netto->rendita e affitto] Il cristianesimo aveva abolito la schiavitù, la Rivoluzione ha soppresso i privilegi feudali: ma che cosa è dunque l’affitto? / La metafisica della proprietà ha devastato il suolo francese /Società rammollita in cui la natura non si rivela più che nel romanzo, nel salotto, nel teatro.

59- Una delle facoltà connesse alla proprietà è di poter essere divisa e frazionata fino a quando piaccia al proprietario, il che serve alla MOBILIZZAZIONE del suolo, che era il grande vantaggio dell’allodio rispetto al feudo. Col sistema feudale, o con quello germanico e slavo di possesso, ancora in vigore in Russia, la società progredisce tutta d’un pezzo, come un esercito schierato in battaglia (…) L’immobilità del suolo, o per meglio dire l’INCOMMUTABILITA’ dei possessi, provoca sempre l’immobilità sociale e per conseguenza l’autocrazia del governo. (…) [Cittadino = uomo di Pascal oppresso dall’universo che non lo ascolta senza che possa farvi niente-> ma fate che la proprietà circoli e tutto cambierà].

60- In questo modo il genere umano si è elevato dal regime inferiore dell’associazione patriarcale e dell’indivisibilità della terra, all’alto grado di civiltà della proprietà, civiltà della quale nessuno che vi sia stato iniziato può voler retrocedere [Immaginate se la proprietà fosse abolita…] / Un altro attributo e  abuso della proprietà (…) è quello della facoltà riconosciuta al proprietario di disporne nella maniera più assoluta [vs amministrazione da BUON PADRE DI FAMIGLIA]. [Per me ciò è la prova che la proprietà non è un’istituzione legislativa, ma un prodotto della spontaneità sociale] espressione di una volontà sociale, sicura di se stessa che si afferma negli individui e nella massa.

61- [Passioni macchiate di egoismo vs sentimento del diritto -> giustizia incorruttibile per natura] / [Sugli atti dell’uomo ingegnoso: regolamentazione e libertà->Amore, arte, lavoro+ proprietà / Orientamento sbagliato della scuola romantica-> per cui questi atti non conoscono né regola, né misura, né fine, né ordine] per es.:  in virtù della famiglia [= legge del matrimonio vs arte dell’amore coniugale] la donna, impudica e provocatrice per sua natura diventerà sacra e santa [sic!]

62- Il minimo possibile di legge (…) è il principio che regge la proprietà, principio di moralità chiaramente superiore  e per cui l’uomo libero si distingue dallo schiavo / [Nel sistema inaugurato dalla Rivoluzione dell’89] il cittadino è più che un uomo libero, è una frazione di sovranità / [Attività del cittadino = direzione che impone al suo spirito nell’amministrazione] / [Il legislatore rivoluzionario e l’illimitata libertà d’azione del proprietario] Come separare l’uso dall’abuso? Avendo scartato il comunismo governtivo / 62- Non restava che fare ciò / 63- [Prodotto lordo-> rendita-> credito immobiliare]

64- L’abuso della proprietà è il prezzo che voi pagate per le sue innovazioni (…) Lasciate fare. / [Il fine del progresso è servire alla regola del diritto] / [Tutto ciò che gli uomini stimano è zero senza la ricchezza]

65- Attualmente la proprietà esiste e la circostanza fortuita della nascita ha fatto di lui uno dei proprietari. Egli possiede senza essere posseduto e crede alla buona fede di un principio che non ha affatto voluto e la cui responsabilità grava su tutti. Ma egli riconosce gli obblighi inerenti alla proprietà e se la legge non domanda nulla la sua coscienza gli impone tutto. Principe del lavoro, custode delle leggi e della libertà, ai suoi occhi la vita del proprietario non è una vita di godimenti e di parassitismo, ma una vita di lotta. (…) Nel 1789 egli si armò contemporaneamente contro il dispotismo feudale e contro lo straniero.

67- Garanzie per equilibrare la proprietà

67 [Stato = regolatore ≠ proprietà = forza e vita della società] / [Dati i suoi abusi] ci si domanda se il letargo del comunismo e il purgatorio del feudalesimo non siano preferibili all’inferno della proprietà.

68- [I barbari si fanno premura di adottare la proprietà romana sotto il nome di allodio] / Si può dire che ponendosi sotto la protezione del potere pubblico nel 1851 la proprietà ha sostanzialmente abdicato e praticamente è ridotta di nuovo a feudo. [Questa frase di Proudhon, tratta dalla Teoria della proprietà, è particolarmente importante perché esprime uno dei paradossi fondamentali del suo pensiero maturo: la proprietà privata, che dovrebbe garantire l’indipendenza dell’individuo nei confronti dello Stato, perde questa funzione quando si mette sotto la protezione del potere politico.

Per comprenderla bisogna chiarire tre aspetti: il riferimento storico al 1851, il significato dell’«abdicazione» della proprietà e il ritorno al sistema feudale.

1. Che cosa accadde nel 1851?

Il riferimento è al colpo di Stato del 2 dicembre 1851 di Luigi Napoleone Bonaparte, allora presidente della Seconda Repubblica francese.

Con il colpo di Stato, Luigi Napoleone sciolse l’Assemblea nazionale e concentrò il potere nelle proprie mani, preparando la proclamazione del Secondo Impero nel 1852, quando assunse il titolo di Napoleone III.

Il colpo di Stato ricevette il sostegno, o quantomeno l’accettazione, di importanti settori della borghesia proprietaria francese.

Questi gruppi sociali temevano soprattutto l’instabilità politica e la possibilità di nuove rivoluzioni sociali, dopo gli avvenimenti del 1848.

Di fronte al pericolo di una trasformazione rivoluzionaria dei rapporti di proprietà, una parte della borghesia preferì sacrificare le libertà politiche pur di conservare i propri privilegi economici.

È proprio questo comportamento che Proudhon definisce un’abdicazione della proprietà.

2. Perché Proudhon afferma che la proprietà ha «abdicato»?

Il verbo abdicare significa rinunciare volontariamente all’esercizio di un potere o di una prerogativa.

Nella concezione dell’ultimo Proudhon, la proprietà non è soltanto un diritto economico: è anche un potere sociale autonomo, capace di opporsi al potere dello Stato.

Il proprietario dispone di una sfera di indipendenza materiale che gli permette, almeno potenzialmente, di resistere alle imposizioni dell’autorità politica.

La proprietà può quindi svolgere una funzione di contrappeso.

Ma nel 1851, secondo Proudhon, accade esattamente il contrario.

I proprietari, anziché difendere la propria autonomia nei confronti dello Stato, cercano la protezione di un potere autoritario per difendere i loro interessi economici.

In questo modo rinunciano alla funzione politica che dovrebbe giustificare la proprietà.

Il ragionamento di Proudhon può essere ricostruito così:

  1. La proprietà privata dovrebbe costituire un potere indipendente dallo Stato.
  2. Questa indipendenza permette alla proprietà di limitare il potere politico.
  3. Nel 1851 i proprietari accettano la subordinazione a un potere autoritario pur di conservare i propri beni.
  4. La proprietà perde così la propria autonomia politica.
  5. Da istituzione di libertà si trasforma in uno strumento subordinato al potere statale.

L’abdicazione consiste dunque nella rinuncia della proprietà alla propria funzione di garanzia della libertà.

3. Perché la proprietà viene «ridotta di nuovo a feudo»?

Questo è il passaggio teoricamente più interessante.

Proudhon utilizza il termine feudo per richiamare il sistema feudale medievale, nel quale il possesso della terra era inserito in una rete di rapporti personali e politici di dipendenza.

Il feudatario non esercitava un diritto di proprietà pienamente indipendente, nel senso moderno del termine.

Il suo potere sulla terra era collegato a rapporti di fedeltà, subordinazione e obblighi nei confronti di un’autorità superiore.

Naturalmente, il sistema feudale era molto più complesso, ma è questo l’aspetto che interessa a Proudhon.

Quando la proprietà moderna cerca la protezione dello Stato autoritario, ricrea una relazione di dipendenza analoga a quella feudale.

Il proprietario continua formalmente a possedere i suoi beni, ma la loro conservazione dipende dalla protezione del potere politico.

In sostanza, egli scambia la propria indipendenza con la sicurezza patrimoniale.

Il rapporto diventa:

Protezione politica in cambio di subordinazione.

Proudhon considera questo scambio una regressione storica, perché la proprietà moderna dovrebbe essersi emancipata proprio dai vincoli feudali.

Non sostiene, naturalmente, che nel 1851 siano stati giuridicamente ripristinati i feudi medievali. Utilizza il feudalesimo come analogia per descrivere una nuova dipendenza politica della proprietà.

4. Il paradosso della proprietà nella teoria dell’ultimo Proudhon

Qui emerge una differenza fondamentale tra il Proudhon del 1840 e quello della Teoria della proprietà, pubblicata postuma nel 1866.

Nel 1840, in Che cos’è la proprietà?, Proudhon aveva sostenuto che la proprietà fosse un furto, perché permetteva al proprietario di appropriarsi del prodotto del lavoro altrui.

Nella sua ultima opera, invece, riconosce alla proprietà una possibile funzione positiva.

La proprietà è certamente un potere esclusivo, potenzialmente arbitrario e abusivo.

Ma proprio perché attribuisce all’individuo un potere autonomo, può costituire un ostacolo all’assolutismo dello Stato.

Proudhon arriva così a un risultato apparentemente paradossale:

La proprietà, pur essendo essa stessa una forma di potere assoluto, può diventare uno strumento di difesa contro un altro potere assoluto: quello statale.

La sua legittimazione politica dipende quindi dalla capacità di resistere al potere pubblico, non dalla semplice conservazione dei privilegi economici.

Ed è precisamente questa funzione che, secondo Proudhon, la borghesia proprietaria francese tradisce nel 1851.

5. Un confronto interessante con Marx

La frase che hai citato presenta una notevole affinità con un’analisi sviluppata da Marx nel 18 brumaio di Luigi Bonaparte, pubblicato nel 1852.

Marx osserva che la borghesia francese, per conservare il proprio dominio sociale ed economico, finisce per rinunciare all’esercizio diretto del potere politico.

In altre parole, accetta di perdere il controllo parlamentare dello Stato pur di conservare la propria posizione di classe.

La somiglianza con Proudhon è evidente.

Entrambi individuano nel bonapartismo una situazione nella quale i proprietari sacrificano la libertà politica per difendere i propri interessi economici.

Ma le interpretazioni sono differenti.

QuestioneProudhonMarx
Significato del 1851Abdicazione politica della proprietàRinuncia della borghesia al governo politico diretto
Problema centralePerdita dell’autonomia della proprietà rispetto allo StatoContraddizione tra dominio economico e dominio politico della borghesia
Ruolo dello StatoPotere che assoggetta la proprietàApparato che acquisisce autonomia relativa rispetto alle classi sociali
Soluzione teoricaProprietà diffusa e federalismo come contrappesi al potereSuperamento dei rapporti capitalistici di classe

La differenza più significativa è che Proudhon vuole salvare la funzione politica della proprietà, mentre Marx vuole superare i rapporti sociali che essa esprime nella società capitalistica.

6. Una precisazione: Proudhon non condanna la protezione giuridica della proprietà

Bisogna evitare un possibile equivoco.

Quando Proudhon critica la proprietà che si pone «sotto la protezione del potere pubblico», non intende necessariamente negare che lo Stato debba garantire giuridicamente i diritti dei proprietari.

Il suo bersaglio è piuttosto la dipendenza politica della classe proprietaria da un regime autoritario.

La distinzione è fondamentale.

Una cosa è che l’ordinamento giuridico tuteli il diritto di proprietà.

Un’altra è che i proprietari rinuncino alla propria indipendenza politica e accettino un potere dispotico come garante dei loro interessi patrimoniali.

È questa seconda situazione che Proudhon assimila al feudalesimo.


7. Il significato più profondo della frase

Possiamo ora parafrasare il passo di Proudhon in questi termini:

Nel 1851, la classe proprietaria francese, temendo di perdere i propri privilegi economici, ha accettato di sottomettersi al potere autoritario di Luigi Napoleone Bonaparte. Così facendo, la proprietà ha rinunciato alla propria funzione di potere autonomo capace di limitare lo Stato. Pur conservando formalmente i propri diritti patrimoniali, essa è tornata a dipendere dalla protezione del sovrano, come accadeva nel sistema feudale.

Un’ultima considerazione

La frase contiene una tesi politica che va oltre la questione della proprietà.

Per Proudhon, una libertà che sopravvive soltanto grazie alla protezione di un potere superiore non è più una libertà autentica, perché ha perduto la propria autonomia.

Il problema non è dunque soltanto chi possiede i beni, ma quale rapporto di forza esista tra il proprietario e il potere politico.

Ed è qui che si comprende la peculiarità dell’ultimo Proudhon: egli non difende la proprietà semplicemente perché è un diritto individuale, ma perché può rappresentare uno dei poteri sociali necessari a impedire che lo Stato diventi onnipotente.

La proprietà è politicamente utile quando limita il potere; diventa una nuova forma di feudalesimo quando si sottomette a esso.]

69- [Sulle cause del circolo del progresso e della decadenza della proprietà->] E’ possibile spezzare questo circolo? [Il proprietario svende il suo onore per la garanzia del privilegio e provoca con il suo parassitismo l’insurrezione del proletariato e la negazione della libertà / La proprietà è assoluta e abusiva: imporle condizioni e regolamentarla significherebbe distruggerla.

71- [Pro fine grande proprietà e sviluppo media proprietà per la protezione dello Stato + educazione + altre condizioni per la libertà e l’eguaglianza (per es. separazione dei poteri dello Stato]

72- [Negli ultimi 20 anni ho sempre trattato queste questioni nell’interesse delle classi operaie: ho parlato per il proletariato e per la piccola e media proprietà nell’industria e nell’agricolture, per coloro che hanno perso tutto, per chi ha perso il 30 o il 50%, per chi manca di garanzie per l’avvenire]

73- [Pro imposte su rendita-> la proprietà fiorisce con l’eguaglianza e perisce in regime di disuguaglianza / Debito pubblico e nuova organizzazione del credito / Combattere l’individualismo come nemico della libertà e dell’uguaglianza, come si era assurdamente creduto nel 1848, non è un modo per stabilire la libertà.

74- Contro il comunismo della barbarie e del servaggio feudale.

76- La scienza politica e quella economica si ripropongono proprio questo compito: far vivere insieme due principi inconciliabili.

78- [Istituzioni di garanzia contro la disparità delle fortune-> Innalzando per mezzo di una somministrazione generale il livello medio delle capacità e diminuendo l’ineguaglianza delle fortune]

80- Abbiamo dimostrato che in pratica l’abuso della proprietà viene neutralizzato dalle garanzie di cui lo Stato ha cura di attorniarla, mentre l’assolutismo dello Stato si normalizza e diventa giustizia e verità, in grazia della reazione della proprietà / Ho detto che costituire la proprietà doveva essere opera dell’epoca nostra [vs ignoranza, tirannia e miseria]

81- [Legge dei contratti = filosofia del diritto vs legge della proprietà = storia e politica del diritto <- Proudhon non è d’accordo] / La proprietà è il contrappeso naturale e necessario della potenza politica.

82- Tutte quelle condizioni che noi ponevamo nel 1848 per l’abolizione del proletariato e in cui molti hanno creduto di vedere l’avviamento al comunismo, conducono al livellamento e al consolidamento della proprietà [mezzi diversi per attuare il livellamento delle fortune]

84- Giustificazione della teoria dell’autore

85- Ora che non c’è più motivo di tremare per la proprietà, poiché abbiamo fatto apposta un imperatore per difenderla, e io stesso prendo la sua parte …/ [Fondamento della proprietà = diritto del primo occupante, diritto da conquista, diritto da lavoro,  come funzione legale e arbitrio del legislatore, come espressione dell’individualità dell’io, della personalità (= metafisica)<- Prouhon non è d’accordo]

86- E’ un’istituzione rispettabile quella che prevede il diritto di uso e di abuso? = istituzione eccentrica, incondizionata, senza limiti e senza freni.

87- La teoria della proprietà che ora pubblico sarà forse considerata come una ritrattazione? /Cfr. Cap.12 del Sistema delle contraddizioni economiche contro il comunismo.

90- E’ vero che in questa natura egoistica, satanica e refrattaria noi abbiamo trovato il mezzo più pacifico per resistere al dispotismo dello Stato ed eguagliare le fortune senza organizzare spoliazioni e senza mettere la museruola alla libertà? [Si possono cambiare gli effetti di una istituzione opponendola a se stessa oltre che al potere pubblico e circondandola di garanzie]

92- Il regno dei ciarlatani non finirà con la bancarotta dell’ultimo pregiudizio, perciò, pur disprezzandoli, dobbiamo armarci tutti di pazienza.

94- [Proudhon come DEMOLITORE e come COSTRUTTORE] Ho dato già dimostrazioni passabili di cose passabili molto positive come le seguenti: a) una teoria della forza collettiva: metafisica del Gruppo (sarà soprattutto dimostrata come teoria delle nazionalità, in un libro che sarà prossimamente pubblicato); (…) e) una teoria della caduta, cioè dell’origine del male: Idealismo; (…) f) una teoria del diritto della forza: Diritto della guerra e diritto delle genti; g) una teoria del contratto: Federazione, Diritto pubblico o costituzionale; h) una teoria delle nazionalità, dedotta dalla teoria della forza collettiva: indigenato, autonomia; i) Una teoria della divisione dei poteri: Legge di separazione correlativa della forza collettiva; (…) Ho rivelato per primo il fenomeno dell’antinomia nell’economia politica. Ho svincolato la giustizia dalla religione, l’elemento morale da quello religioso. [come costruttore]

96- Riassunto e conclusioni

98- Perché gli economisti tendono a confondere proprietà e possesso? / L’economia sociale non conosce il dominio assoluto.

99- La giustificazione della proprietà è essenzialmente politica / Il popolo è felice quando vede far la guerra ai proprietari. E tuttavia l’allodio è la base della repubblica.

100- La costituzione di una repubblica è la conditio sine qua non della prosperità,

101- [Dottrina semplicistica del comunismo vs studio delle ANTINOMIE]

103- L’Inghilterra si irrigidì contro il principio allodiale e preferì dare il mondo in preda ai suoi lavoratori, anziché lasciar dividere e circolare il suolo ed equilibrare la proprietà.

109- Noi vogliamo l’uguaglianza sempre più approssimata delle condizioni e delle fortune, come vogliamo il livellamento sempre più approssimato degli obblighi / Noi abbiamo compreso che questa opposizione di due assoluti [della proprietà e dello Stato] è il fondamento dell’economia sociale e del diritto pubblico: restando a noi il compito di governarla e farla agire secondo le leggi della logica.

110- [Say e Malthus] non comprendono che l’economia politica si compone di due parti fondamentali: la descrizione delle forze e dei fenomeni economici e il loro regolamento per mezzo del diritto / La proprietà trasformata, umanizzata e purificata dal diritto di abuso non sarà più senza dubbio l’antico dominio quiritario: ma non per questo sarà possesso per concessione, precario, provvisorio, gravato di canoni, tributario e sottomesso.

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