
Il lavoro (…) attraente, autorealizzazione dell’individuo,(…) non significa affatto (…) un puro spasso,un puro divertimento, secondo la concezione ingenua e abbastanza frivola di Fourier. Un lavoro realmente libero, per esempio comporre, è al tempo stesso la cosa maledettamente più seria di questo mondo, lo sforzo più intensivo che ci sia.
Karl Marx, Grundrisse der Kritik der politischen Ökonomie, Vol II, pag.278
I
Qui sotto il Rohentwurf o Primo abbozzo del Capitale , cioè il primo piano del capitale, quello del 1857-58, mentre il secondo piano verrà elaborato nel 1866:
I
IL PROCESSO DI PRODUZIONE DEL CAPITALE
- Trasformazione del denaro in capitale
- Passaggio
- Scambio tra capitale e forza-lavoro
- Il processo di lavoro
- Il processo di valorizzazione
- Il plusvalore assoluto
- Il plusvalore relativo
-
- Cooperazione di masse
- Divisione del lavoro
- Macchine
4. L’accumulazione originaria
5. Lavoro salariato e capitale
II
IL PROCESSO DI CIRCOLAZIONE DEL CAPITALE
III
CAPITALE E PROFITTO
TEMI VARI
98- Nel valore di scambio la relazione sociale tra le persone si trasforma in un rapporto sociale tra cose; la capacità personale in una capacità delle cose. (…) Ciascun individuo possiede il potere sociale sotto la forma di una cosa. Strappate alla cosa questo potere sociale e dovrete darlo alle persone sulle persone. [Il sistema monetario perfetto-> Senza il denaro dunque non è possibile sviluppo industriale alcuno. I legami devono essere organizzati su base politica, religiosa ecc., fin quando il potere del denaro non è diventato nexus rerum et hominum]. I rapporti di dipendenza personale ( al principio su una base del tutto naturale) sono le prime forme sociali, nelle quali la produttività umana si sviluppa soltanto in ambito ristretto e in punti isolati. L’indipendenza personale fondata sulla dipendenza materiale è la seconda forma importante in cui giunge a costituirsi un sistema di ricambio sociale generale, un sistema di relazioni universali, di bisogni universali e di universali capacità. La libera individualità, fondata sullo sviluppo universale degli individui e sulla subordinazione della loro produttività collettiva sociale, quale loro patrimonio sociale, costituisce il terzo stadio. Il secondo crea le condizioni del terzo. Sia le condizioni patriarcali che quelle antiche (ed anche feudali) crollano perciò con lo sviluppo del commercio, del lusso, del denaro, del valore di scambio, nella stessa misura in cui di pari passo con essi si innalza la società moderna./99-Scambio e divisione del lavoro si condizionano reciprocamente. Quando ciascuno lavora per sé e il suo prodotto non rappresenta nulla ai propri fini, egli deve naturalmente operare uno scambio, non solo per partecipare alla produttività generale, ma anche per trasformare il proprio prodotto in un mezzo di sussistenza per sé medesimo.
100- Individui associati sulla base dell’appropriazione e del controllo comune dei mezzi di produzione.
104 Il denaro come nesso materiale [vs nesso personale] tra gli individui [vs nessi locali, basati su sangue/famiglia e tribù/signoria/servitù].
105- La prostituzione generale si presenta come una fase necessaria del carattere sociale delle disposizioni , capacità, abilità e attività personali. In termini più compiti si dice: l’universale rapporto di utilità e utilizzabilità.
109-Il denaro non nasce per convenzione, così come non nasce per convenzione lo stato.-> [Vol.II pag. 615] “L’introduzione del commercio si ha quando avviene la concentrazione dei prodotti in poche mani” (J. Stuart) Il consumatore non compra per rivendere. Il commerciante compra e vende soltanto in vista di un guadagno (ossia per il valore) (…) abbiamo dunque : 1)baratto [161/300 =come scambio dell’eccedente e del superfluo/174 baratto vs lavoro mediato da comunità/II 2- PERMUTANTI ≠ PRODUTTORE/CONSUMATORE] 2) vendita e 3) commercio. Il commerciante deve stare in mezzo. Quelli che prima si chiamavano bisogni sono rappresentati dal consumatore ; l’industria è rappresentata dal manifatturiere; il denaro dal commerciante. Il commerciante rappresenta il denaro sostituendolo col credito; e come il denaro fu inventato per agevolare il baratto, così il mercante trova nel credito un nuovo modo perfezionato per usare il denaro./214- [Eguaglianza e libertà antiche vs moderne]/215- [Il diritto romano come diritto della borghesia]
114- Per l’oro e per l’argento è meno giusto che per qualsiasi altra merce dire che il loro consumo può crescere soltanto in rapporto alla diminuzione dei loro costi di produzione. Esso cresce piuttosto in rapporto alla crescita della ricchezza in generale, giacché il loro uso rappresenta specificamente la ricchezza, l’abbondanza, il lusso ed essi rappresentano la ricchezza in generale [= il valore?]./145- [Povertà degli scambi = merci non sviluppate come valori di scambio vs scambio sviluppato come base della società industriale]
118- Economia di tempo- in questo si risolve alla fine ogni economia [116- tempo di lavoro (attività soggettiva) ≠ tempo di lavoro generale e identico a se stesso.
124 valor d’uso vs valore di scambio (festivo)
137- La produzione determina la circolazione delle merci [+ ruolo dei mezzi di comunicazione e trasporti]/138 [circolazione = sistema di atti di scambio /flusso] [IDEA=RAPPRESENTAZIONE SOCIALE (≠MENTE DELL’INDIVIDUO), DETERMINAZIONE IMMEDIATA VS DETERMINAZIONE RIFLESSA]
141- La merce non è prezzo, così come è valore di scambio dal punto di vista della sua sostanza sociale.
144- [VALORE determinato da rarità o da costi di produzione o tempo di lavoro]
152- [Contraddizioni del denaro e crisi economiche]
155- Fine del lavoro come mezzo di scambio universale e nascita del ceto mercantile./156 Con il denaro è data un’assoluta divisione del lavoro.
158 [INDIVIDUALIZZATO VS ELEMENTARE]
143- [IL DENARO COME CATEGORIA = COME RAPPORTO IDEALE]/164- CONFUSIONE NELLE DETERMINAZIONI DEL DENARO [172 – esempi di confusione tra le determinazioni contraddittorie del denaro]/188-199 [L’ORO/DENARO: 1. COME MEZZO DI MISURA (PREZZO=161 VALORE DI SCAMBIO MISURATO),2. COME MEZZO DI CIRCOLAZIONE (MONETA), 3. COME MEZZO DI ACCUMULAZIONE (CAPITALE?)]/ 264- Il denaro come accumulazione del potere generale d’acquisto, come titolo sulla ricchezza reale o potere produttivo≠ denaro come mezzo di pagamento ≠ denaro come tesoro [Money vs coin]
174- Sistema del denaro sviluppato in cui si produce solo per scambiare./175 Le merci da mercanzie a derrate (=consumo)
177- [lavoro =ricchezza=potenziale] 180 [RICCHEZZA= CAPACITA’ DI SODDISFARE I BISOGNI] [FORMA VS CONTENUTO (=realizzazione, individualizzazione, particolarizzazione di una forma)]
182 [Brama di una ricchezza particolare (vestiti, gioielli, donne) vs brama di denaro (186 Brama di denaro = PREISTORIA DELLO SVILUPPO DELLA MODERNA SOCIETA’ INDUSTRIALE]
184 – IL DENARO E’ IL DIO TRA LE MERCI.
185- In quanto il lavoro è lavoro salariato e il suo scopo è immediatamente il denaro, la ricchezza generale è posta come suo oggetto e scopo./Sulla base del lavoro salariato [dove la mercede del lavoro è il denaro] l’azione del denaro non è dissolutrice bensì produttrice.
212- Il fatto che questo bisogno dell’uno può essere soddisfatto mediante il prodotto dell’altro e viceversa, e che l’uno è capace di produrre l’oggetto del bisogno dell’altro (…) dimostra che ciascuno è sovrano, come uomo, del suo proprio particolare bisogno ecc. e che essi [uomini]sono, l’uno rispetto all’altro, in rapporto di uomini; che la loro comune essenza generica è nota a tutti. Normalmente non accade che l’elefante produca per la tigre o un animale per un altro animale. Per esempio uno sciame di api costituisce, in fondo, un’ape soltanto e tutte producono la stessa cosa.
291- [Lavoro produttivo vs lavoro improduttivo ≠ lavoro utile vs lavoro dannoso] Lavoro produttivo è soltanto quello che produce capitale.
224 – [accumulare ≠ capitalizzare ≈ riproduzione allargata vs riproduzione semplice?]
225- Ricardo, l’economista del mondo moderno.
248- [indifferente = meramente accidentale = en general]
257- [la creazione del contadino moderno]/275- [le illusioni dell’operaio]269- La società attuale avanza appunto la paradossale richiesta che ad astenersi debba essere colui per il quale l’oggetto dello scambio è il mezzo di sussistenza e non colui per il quale è arricchimento. [su astinenza e risparmio].
279- Il lavoro posto [vol. II pag. 1- ciò che è posto = ciò che è materialmente esistente] come non capitale in quanto tale è lavoro non oggettivato concepito negativamente (…) E’ il lavoro vivo esistente come astrazione da questi momenti della sua effettiva realtà (e altresì come non valore); questa completa spoliazione, pura esistenza soggettiva, priva di ogni oggettività il lavoro. E’ il lavoro come miseria assoluta: la miseria non come privazione, ma come completa esclusione della ricchezza oggettiva.
288 – valore di scambio = lavoro oggettivato
294 – [lavoro vivo = attività che moltiplica la ricchezza]/ 295 Nello scambio il lavoro si aliena e il capitale si valorizza. /296- La trasformazione del lavoro in capitale [= comando sul lavoro] viene posta nel processo di produzione [= polizza assicurativa, contratto di assicurazione -> “ti darò 100.000 Euro se la nava non arriverà dall’Asia” classico esempio del dir0
itto romano] /298 [operaio ≠ lavoro]
302 [VALORE= forma economica delle sostanze vs PREZZO = costi di produzione]
309- [valor d’uso del capitale = valorizzazione]
317– Il grande ruolo storico del capitale è di creare questo pluslavoro [= lavoro coercitivo], questo lavoro superfluo dal punto di vista del semplice valor d’uso , della pura sussistenza; e la sua funzione storica è compiuta quando, da un lato, i bisogni sono talmente sviluppati che il pluslavoro al di là del necessario diventa esso stesso un bisogno generale, scaturisce cioè dagli stessi bisogni individuali – dall’altro, la generale laboriosità, mediante la rigorosa disciplina del capitale attraverso cui sono passate le successive generazioni, è diventata un possesso generale della nuova generazione.
350- Lo scambio di equivalenti non significa altro appunto che questo: che il valore che era nelle mani di A prima dello scambio con B, è ancora nelle sue mani dopo lo scambio con B. Il valore complessivo o la ricchezza complessiva sono rimasti gli stessi. [VALORE=RICCHEZZA]/ II denaro per sé non deve essere definito né come valore d’uso né come valore di scambio, ma come valore.
351- [merce= valore di scambio semplice]
362 forza vivificatrice del lavoro -> ogni forza naturale o sociale del lavoro diventa forza del capitale, non del lavoro e perciò essa non è pagata dal capitale, così come non viene pagata all’operaio la sua possibilità di pensare ecc./ Il valore resosi autonomo rispetto alla circolazion [M-D-M], il denaro in quanto denaro, questo denaro sottratto alla circolazione e che si afferma negativamente di fronte ad essa [D-M-D’] è il presupposto dal quale nasce il capitale.
367 [conservare = evitare che qualcosa diventi inutilizzabile o perisca]
372- E’ valore solo il lavoro oggettivato vs il semplice materiale naturale che non ha nessun valore finché è semplice materia che esiste indipendentemente dal lavoro umano.
374 [denaro: 1. come forma astratta della ricchezza in generale, 2. come polizza sulla reale possibilità della ricchezza in generale]/ appropriandosi del lavoro presente ciascun capitalista possiede una polizza sul lavoro futuro.
412- [La ricchezza non è altro che tempo disponibile:] Una nazione è veramente ricca quando non esiste alcun interesse o quando non si lavora che 6 ore invece di 12.
416- L’aumento della popolazione aumenta la produttività del lavoro in quanto rende possibile una maggiore divisione e una maggiore combinazione del lavoro. L’aumento della popolazione è una forza naturale del lavoro che non viene pagata. Forza naturale che noi chiamiamo, a questo livello, forza sociale. Tutte le forze naturali del lavoro sociale sono esse stesse prodotti storici.
417-Il meccanismo di sviluppo della società non dipende dal fatto che, poiché un singolo individuo ha soddisfatto i suoi bisogni , esso poi crea il suo eccedente: bensì dal fatto che, poiché un singolo individuo o una classe di individui sono costretti a lavorare più di quanto sia necessario per soddisfare i loro bisogni- ossia perché c’è un pluslavoro da una parte- viene creato un non lavoro e una ricchezza eccedente dall’altra. [Malthus su necessità dello spreco, del lusso e dello sperpero]
II
1 [CIO’ CHE E’ POSTO = CIO’ CHE ESISTE MATERIALMENTE]
2 [FORMA DI VALORE = RICCHEZZA IN GENERALE = DENARO (VS VALOR D’USO)
10-Produzione di bisogni nuovi: 1. come allargamento quantitativo del consumo esistente; 2. come creazione e scoperta di nuovi valori d’uàso./ L’esplorazione sistematica della natura per scoprire nuove proprietà utili delle cose ; lo scambio universale dei prodotti di tutti i climi e di tutti i paesi; la nuova (artificiale) preparazione degli oggetti naturali, mediante la quale si conferiscono loro nuovi valori d’uso* [*sul ruolo differente del lusso presso gli antichi e presso i moderni/ 45 Nell’antichità non si ha sovrapproduzione ma sovraconsumo]
11- La coltivazione di tutte le qualità dell’uomo sociale e la sua produzione come uomo per quanto possibile ricco di bisogni perché ricco di qualità e di relazioni; ossia la sua produzione come prodotto per quanto è possibile totale e universale della società (giacché per avere una vasta gamma di godimenti deve esserne capace, ossia deve essere colto a un grado elevato): tutto ciò è anch’esso una condizione della produzione basata sul capitale. E non è soltanto divisione del lavoro –questa creazione di nuove branche di produzione, ossia di tempo supplementare qualitativamente nuovo; bensì una repulsione da se stessa della produzione limitata, in modo da creare un lavoro che ha un valore d’uso nuovo (…)/ La produzione basata sul capitale dunque, come crea da una parte l’industria universale –ossia pluslavoro, lavoro che crea valore- così d’altra parte crea un sistema di sfruttamento delle qualità naturali ed umane, un sistema dell’utilità generale, il cui supporto è tanto la scienza quanto tutte le qualità fisiche e spirituali, mentre nulla di più elevato, di giustificato per se stesso, si presenta al di fuori di questo circolo della produzione e dello scambio sociali. Soltanto il capitale dunque crea la società borghese e l’universale appropriazione tanto della natura quanto della connessione sociale stessa da parte dei membri della società. Di qui dunque l’enorme influenza civilizzatrice del capitale; la sua creazione di un livello sociale rispetto a cui tutti quelli precedenti si presentano semplicemente come sviluppi locali dell’umanità e come idolatria della natura. Soltanto col capitale la natura diventa un puro oggetto per l’uomo, un puro oggetto di utilità, e cessa di essere riconosciuta come una forza in sé; e la stessa conoscenza teoretica delle sue leggi autonome si presenta semplicemente come astuzia capace di subordinarla ai bisogni umani , sia come oggetto di consumo, sia come mezzo di produzione./ 241- Il capitale non è che sinonimo di civilizzazione (J. Wade]
11/12- In virtù di questa sua tendenza , il capitale spinge a superare sia le barriere e i pregiudizi nazionali, sia l’idolatria della natura, la soddisfazione tradizionale, orgogliosamente ristretta entro angusti limiti, dei bisogni esistenti, e la riproduzione del vecchio modo di vivere. Nei confronti di tutto questo il capitale opera distruttivamente, attua una rivoluzione permanente, abbatte tutti gli ostacoli che frenano lo sviluppo delle forze produttive , la dilatazione dei bisogni, la varietà della produzione e dello sfruttamento e lo scambio delle forze della natura e dello spirito./ Ma dal fatto che il capitale pone ciascuno di questi limiti come un ostacolo, e perciò idealmente lo ha superato, non ne deriva affatto che esso lo abbia superato realmente
18- L’interna necessità di organicità [dei singoli momenti della valorizzazione], da una parte, e il loro esistere come momenti autonomi, reciprocamente indifferenti dall’altra, rappresenta già una base di contraddizioni.
19- La sovrapproduzione come contraddizione fondamentale del capitale sviluppato./20- Quanto più alto è lo sviluppo del capitale, tanto più esso si presenta come ostacolo alla produzione –e quindi anche al consumo- a prescindere dalle altre contraddizioni che lo fanno apparire come un pesante articolo alla produzione e al commercio.
30- Il capitale contrappone a se stesso l’operaio come semplice soggetto che scambia.
58-sovrapproduzione non rispetto al consumo, ma rispetto alla valorizzazione.
60- La crisi pone fine violentemente all’apparenza dell’indifferenza reciproca fra i capitali.
61- [accumulazione -> progresso vs stagnazione]
63- [prezzo = rapporto tra una merce e un’altra vs valore= rapporto tra il prezzo di una merce e il tempo di lavoro in essa oggettivato= quantità di lavoro di una medesima qualità]
71- [scissione tra proprietà e lavoro tra valore e attività creatrice di valore]
76- [CONSERVARE =PRESERVARE DA DISTRUZIONE]
80- [STORIA DELLA FORMAZIONE (GENESI)DEL CAPITALE ≠ STORIA CONTEMPORANEA/ DIVENIRE VS ESSERE /CONDIZIONI DI NASCITA VS CONDIZIONI DI ESISTENZA] 91- [Classi improduttive: impiegati, avvocati, medici, letterati. Differenza tra professionista e operaio dal punto di vista della genesi del capitale]
82- Il lavoro vivo diviene mero valor d’uso davanti al capitale/le condizioni materiali del lavoro vivo (…) sono poste come modo di esistere di una persona estranea.
85- [libero rapporto di scambio vs rapporti di signoria e servitù]/ [Creazione di valore = creazione di denaro]
87- [servizi ≠ capitale/lavoro salariato]
89– Non occorre dilungarsi a spiegare che consumare (spendere) denaro non è produrre denaro.
91- [Il capitale dissacra e disonora le prestazioni personali] Dal servo della gleba emancipato nasce in parte il capitalista [vs il nobile di campagna che consuma solamente] 92 [Vecchi modi di produzione = la comunità feudale, patriarcale]/93 [MACCHINA = MOSTRO CHE OGGETTIVIZZA IL PENSIERO SCIENTIFICO]/94- Lavoro combinato come lavoro estraneo/lavoro come estrinsecazione vitale ESTRANEA, ESTORTA.
98- [SULLE FORME ECONOMICHE PRECAPITALISTICHE: piccola comunità bellicosa (greci, romani, ebrei) ≠comunità slave: dominium signorile e lavoro servile ≠ Perù, India, Celti/ spese della comunità in quanto tale (guerra /culto)]
106- Presso i Germani , dove i singoli capi famiglia si stabiliscono nei boschi, divisi da lunghi tratti di terra, la comunità, considerata solo esternamente, esiste unicamente attraverso la riunione periodica dei suoi membri , sebbene la sua unità a se stante sia posta nella discendenza, nella lingua, nel passato e nella storia comuni ecc. La comunità esiste pertanto in fact, non come Stato, non come entità statale , come presso gli antichi , poiché essa non esiste come città. Poiché la comunità acquisti un’esistenza reale, i liberi proprietari fondiari devono tenere un’assemblea , mentre ad esempio a Roma la comunità esiste al di fuori di queste assemblee, nella realtà concreta della città stessa e dei funzionari che sono ad essa preposti ecc.
109- [Lavoratore libero = lavoratore isolato]
110- Il tramonto della comunità insieme ai rapporti economici su cui era fondata.
112 La ricchezza come fine a se stessa si ritrova solo tra i pochi popoli commerciali –monopolisti del carrying trade– che vivono nei pori del mondo antico, come gli ebrei vivono nei pori della società medievale./La ricchezza da una parte è una cosa, si realizza in cose, (..); dall’altra come valore, essa è semplicemente un comando sul lavoro altrui non a scopo di dominio, ma per il godimento privato.(…) Perciò l’antica concezione secondo cui l’uomo , quale che sia la sua limitata determinazione nazionale, religiosa, politica è sempre lo scopo della produzione , sembra molto elevata nei confronti del mondo moderno in cui la produzione si presenta come scopo dell’uomo e la ricchezza come scopo della produzione.
113- L’infantile mondo antico si presenta come qualcosa di più elevato (…) Esso è soddisfazione da un punto di vista limitato; mentre il mondo moderno lascia insoddisfatti, o, dove esso appare soddisfatto di se stesso, è volgare.
113- [lingua=proprietà] lingua come prova dell’appartenenza dell’individuo a una società di origine naturale.
119- la schiavitù e la servitù della gleba sono sviluppi ulteriori della proprietà basata sull’organizzazione tribale.
122- [proprietà= rapporto del soggetto che lavora con le condizioni della sua produzione o riproduzione in quanto gli appartengono.
123- L’uomo si isola soltanto attraverso il processo storico [scambio vs gregarismo]
124/128- [comunità limitata vs comunità /comunità primaria (naturale) vs comunità prodotta (secondaria)]
129 [sviluppi negativi in condizioni di produzione: schiavitù o sistema di caste]
133- Il processo storico è consistito nella separazione di elementi tradizionalmente uniti: il denaro come mezzo di separazione dei lavoratori liberi [dalle loro condizioni di produzione]
141- una produzione che si basa sull’appropriazione di lavoro altrui senza scambio.
143- La fabbrica nasce dove si produce in massa per l’esportazione, per il mercato estero e dunque sulla base del grande commercio marittimo e terrestre.
143 [L’APPROPRIAZIONE MEDIANTE IL LAVORO = RICONOSCIUTO RAPPORTO GIURIDICO, COME CONDIZIONE GENERALE DELLA PRODUZIONE]
149- [Alienazione del lavoro= un rapporto di lavoro con le sue condizioni oggettive come proprietà altrui]/ LAVORO STORICO-UNIVERSALE = LAVORO DELLA COMUNITA’ [CHE IL LAVORATORE TROVA COME CONDIZIONE GIA’ ESISTENTE DEL SUO LAVORO]
151 Lavoro morto oggettivato come valore di fronte a lavoro vivo.
152 Se c’era qualcosa da paragonare alla circolazione del sangue non era quella formale del denaro, ma quella sostanziale del capitale.
159 [MEZZI DI COMUNICAZIONE = CAPITALE FISSO: per esempio ferrovie]
164- Il valore di scambio presuppone una divisione del lavoro più sviluppata/Tanto più i bisogni storici sono posti come necessari tanto più alto e lo sviluppo della ricchezza reale/165- La ricchezza considerata dal punto di vista materiale consiste soltanto in una varietà di bisogni [171 sociali] La trasformazione del superfluo in necessario è una tendenza del capitale: LUSSO E’ L’OPPOSTO DI NATURALMENTE NECESSARIO.
166- SOCIETA’ = I SINGOLI INDIVIDUI ASSOCIATI [≈ COMBINATI]
167 CAPITALE= FORZA SOCIALE COMBINATA: Il capitale nel suo vero sviluppo combina il lavoro di massa col talento (=macchine)
169- NEL COMMERCIO INTERNAZIONALE SI RIVELANO GLI EFFETTI CIVILIZZATORI DEL CAPITALE.
173- IL PRODOTTO E’ REALMENTE FINITO SOLO QUANDO E’ SUL MERCATO.
174 [Processo di produzione in generale vs processo di produzione immediato del singolo capitalista]
175- L’usura come la forma più antica delle forme antidiluviane del capitale.
175 [lavoro ≠ lavoro industriale]
181- [capitale più sviluppato = mercato più esteso = riduzione dello spazio attraverso il tempo]
182- TUTTE LE SOCIETA’ FINORA ESISTENTI SONO CROLLATE IN PRESENZA DELLO SVILUPPO DELLA RICCHEZZA.
183- [Sviluppo della scienza = forma più solida di ricchezza]/ [FIORITURA VS APPASSIMENTO di una base /pianta]/[alto sviluppo delle forze produttive = ricco sviluppo degli individui]
185- [CREDITO= forma del capitale con cui il tempo di circolazione viene artificialmente ridotto ]
198- [la concorrenza in generale, questo essenziale locomotore dell’economia borghese, non ne stabilisce le leggi, ma ne è l’esecutivo.
241 [L’ASSOCIAZIONE DEGLI OPERAI (COOPERAZIONE E DIVISIONE DEL LAVORO)]/244- Associazione degli operai come irreggimentazione, maggiore disciplina./ 246 lavoratori frammentati e indipendenti [prima di manifattura]/[la terra come macchina naturale]
247- Vivere come capitale = il capitale si presenta fin dall’inizio come forza collettiva, come forza sociale e soppressione dello scambio isolato coi lavoratori./248 azione centralizzatrice del capitale sulle capacità lavorative.
249- [ISOLAMENTO (=stato selvaggio) vs ASSOCIAZIONE FORZATA (=barbarie) vs ASSOCIAZIONI VOLONTARIE E BASATE SU EQUITA’
262- Lo scopo del capitale produttivo non è mai il valor d’uso ma la forma generale della ricchezza
265- [il capitale procede di nuovo a ingaggiare i suoi operai per…]
274- LA SCIENZA COME INDAGINE UNIVERSALE CHE PUO’ SCATURIRE SOLTANTO DA UNA MOLTEPLICITA’ DI CERVELLI.
280- [SCAMBIO = lavoro sociale non organizzato]
296- [DIFFERENZE ECONOMICHE = DETERMINAZIONI FORMALI = MODO, MODALITA’]/ 437- [Per noi si tratta qui di fissare determinazioni formali senza mescolarvi alcun elemento indebito]
307- [CREARE VALORE VS DISTRUZIONE DI VALORI]/[PROPRIETA’ COMUNE->CONSUMO COLLETTIVO->SCOMPARSA DEI RAPPORTI DI SCAMBIO]
309- [Fissazione dei prezzi = stima e calcolo dei valori]
310 [Capitalista = usurpatore di tempo libero = tempo dedicato al libero sviluppo = tempo libero per la civilizzazione]
325 [Creazione di mercati ≠ creazione di atti di scambio]
327 [CAPITALE = VAMPIRO]
332- [CONCORRENZA = come dissoluzione degli obblighi corporativi, come negazione dei limiti dei livelli di produzione che precedono il capitale]
330- [COMUNE ≠ GENERALE (vs singolo)= soppressione dell’autonomia e dell’indipendenza dei singoli]
364- Il capitale si appropria del lavoro altrui senza scambio, ma mediante la forma dello scambio [le leggi della proprietà privata: libertà, eguaglianza, proprietà (= proprietà sul proprio lavoro e libera disposizione di esso)
365- Il capitale non ha cominciato il mondo dall’inizio, ma ha già trovato produzione e prodotti prima di sottoporli al suo processo.
366- [CONSUMO = annientamento del valor d’uso e della forma]
382- Le cose non sono capitale, così come non è proprietà naturale dell’oro essere denaro.
391- La scienza non esiste nella coscienza dell’operaio ma agisce, attraverso la macchina, come potere estraneo su di lui.
394- [CAPITALE SVILUPPATO = CAPITALE FISSO DIFFUSO] LE MACCHINE NON PERDEREBBERO IL LORO VALOR D’USO QUALORA CESSASSERO DI ESSERE CAPITALE.
386- [MACCHINA= lavorare più a lungo per qualcun altro]->il capitale riduce qui, senza alcuna intenzione, il lavoro umano (il dispendio di forza) ad un minimo. Ciò tornerà utile al lavoro emancipato ed è la condizione per la sua emancipazione.
400- l’uomo nei confronti dei processi di produzione come sorvegliante e regolatore (≠ lavoro)
402- Il processo di produzione materiale immediato viene a perdere anche la forma della miseria e dell’antagonismo. Subentra il libero sviluppo dell’individualità e (…) la riduzione del tempo di lavoro necessario alla società a un minimo a cui corrisponde la formazione e lo sviluppo artistico, scientifico ecc./ ricchezza reale non è il comando di tempo di lavoro supplementare, ma un tempo disponibile ( = spazio per il pieno sviluppo delle forze produttive dei singoli e quindi anche della società) fuori di quello usato nella produzione immediata, per ogni individuo e per tutta la società.
402- LA NATURA NON COSTRUISCE MACCHINE.
410 – [sviluppo di capacità=SVILUPPO ANCHE DELLA CAPACITA’ DI GODERE = sviluppo di talento individuale= sviluppo produttivo/ RISPARMIO DI TEMPO DI LAVORO = AUMENTO TEMPO LIBERO/ TEMPO LIBERO = OZIO + TEMPO PER ATTIVITA’ SUPERIORI (I meriti di Fourier) / IL PROCESSO DI PRODUZIONE IMMEDIATO COME DISCIPLINA (PER L’UOMO CHE DIVIENE) E COME ESERCIZIO (PER L’UOMO DIVENUTO).
422-[CICLO INDUSTRIALE E RIPRODUZIONE MACCHINARI = 10 ANNI] [caccia e pesca come attività estrattive particolari]
458 – [esistere come valore = come materie prime e capitale fisso ]
476- [Sulla molteplicità di capitali: il capitale come ricchezza gaudente; il capitale come anticipi (costi di produzione) che devono essere risarciti dal prodotto]/ I costi di produzione, dal punto di vista del capitale, non sono i costi di produzione reali appunto perché al capitale il plusvalore non costa nulla./ 483 Un’altra forza produttiva che non costa nulla al capitle è il potenziale scientifico ( solo contributi per preti, professori e merci di cultura)
488- Nei metodi di produzione precedenti la razzia di uomini e la schiavitù sono attuati con la violenza, mentre nel capitale sono mediati dallo scambio./489 [Sulla riduzione violenta dei contadini a operai]
512- A noi qui interessa l’ammissione che una parte del capitale è sempre inattiva.
539- Il denaro come equivalente stabile, cioè come valore in quanto tale, e perciò come materia di tutti i contratti.
552 – Il prezzo non è altro che il valore tradotto in un altro linguaggio.
- La determinazione del valore mediante il puro tempo di lavoro ha luogo soltanto sulla base della produzione del capitalee e quindi della separazione di due classi [capitalisti e operai].
596- Il valore implica una sostanza comune e la riduzione di tutte le differenze e proporzioni , a differenze e proporzioni puramente quantitative.
603- Il profitto si scinde in interesse e profitto: gli inglesi chiamano profitto lordo l’unità di questi due.
605- L’ECONOMIA POLITICA HA A CHE FARE CON LE FORME SOCIALI SPECIFICHE DELLA RICCHEZZA O PIUTTOSTO DELLA PRODUZIONE DELLA RICCHEZZA./ 648- [socialismo/comunismo = opposizione all’economia politica]
610- Lo scopo diretto del mercante è l’aumento del valore e, nella sua forma immediata, del denaro.
611- Il commercio unifica sempre; la produzione all’origine è produzione al minuto. “La città è una fiera e un mercato continuo, nel quale gli abitanti della campagna si recano per scambiare il loro prodotto grezzo col prodotto manifatturato” (A. Smith)/Finché lo scopo principale sono “la sussistenza e il godimento” predomina il valor d’uso.
614- Il capitale nasce dove il commercio si impadronisce della produzione stessa [capacità dissolvitrici del commercio]/LA FRODE NELLO SCAMBIO E’ LA BASE DEL COMMERCIO QUANDO ESSO SI E’ RESO AUTONOMO
617- Il valore (…) non risulta dall’utilità, ma dal rapporto tra il bisogno dell’intera società e la quantità di lavoro che era sufficiente per soddisfare questo bisogno, o anche, la quantità di lavoro che in futuro avrebbe potuto soddisfarlo. Nella valutazione dei valori, che si è cercato di misurare istituendoil denaro contante, il concetto di utilità è stato completamente emarginato. E’ stato considerato solamente il lavoro, cioè lo sforzo necessario per procurarsi le due cose reciprocamente scambiate.
623- [merce vs derrata (= oggetto di consumo)]
635- XVI secolo = infanzia della società borghese.
657-[ fa epoca = investe l’intera esistenza sociale di qualcosa]
Parafrasi riassuntiva dei Grundrisse realizzata con Opena AI
Grundrisse
1a parte – prima parte: dalla concezione marxiana del lavoro e del valore fino alla teoria del denaro e dello scambio (circa pp. 98-225 degli appunti).
Per Marx il lavoro non coincide con un’attività piacevole o con un semplice divertimento, ma rappresenta l’espressione più alta delle capacità creative dell’uomo. Anche il lavoro veramente libero, come quello artistico o intellettuale, richiede infatti il massimo impegno, disciplina e concentrazione. La società capitalistica, tuttavia, trasforma progressivamente questa attività creativa in lavoro salariato, cioè in un’attività svolta principalmente per ottenere denaro.
Il punto di partenza dell’analisi marxiana è il rapporto tra produzione, scambio e valore. Nelle società più antiche gli individui erano legati da rapporti personali fondati sulla famiglia, sulla tribù, sulla dipendenza feudale o sull’autorità religiosa e politica. Con lo sviluppo dello scambio mercantile questi rapporti vengono progressivamente sostituiti da relazioni impersonali mediate dal denaro. Gli uomini non dipendono più direttamente gli uni dagli altri, ma dalle cose che possiedono e soprattutto dal denaro, che diventa il nuovo legame materiale della società. In questo modo il potere sociale degli individui non appare più come una loro qualità personale, bensì come una proprietà degli oggetti che possiedono.
Secondo Marx la storia attraversa tre grandi fasi. La prima è caratterizzata dalla dipendenza personale, tipica delle comunità antiche e feudali, nelle quali la produttività rimane limitata e circoscritta. La seconda coincide con la società borghese, nella quale gli individui sono formalmente liberi ma dipendono materialmente dal mercato, dal denaro e dai rapporti economici. La terza, ancora futura, dovrebbe essere quella della libera individualità, nella quale lo sviluppo universale delle capacità umane permetterà agli individui di appropriarsi collettivamente delle proprie forze sociali.
Lo sviluppo dello scambio e della divisione del lavoro procede parallelamente. Quanto più ciascun individuo produce per gli altri e non per il proprio consumo immediato, tanto più diventa necessario lo scambio dei prodotti. La divisione del lavoro aumenta la produttività, ma rende anche ogni produttore dipendente dal lavoro degli altri. Da qui nasce il carattere universale del mercato.
In questa prospettiva il denaro non rappresenta un’invenzione arbitraria o convenzionale, ma nasce spontaneamente dallo sviluppo storico degli scambi. Inizialmente prevale il semplice baratto tra eccedenze; successivamente compare la vendita e infine il commercio vero e proprio, nel quale il mercante acquista soltanto per rivendere con profitto. Il commerciante diventa così il mediatore universale tra produttori e consumatori e il denaro assume un ruolo sempre più centrale, fino a essere sostituito, nelle forme più evolute, anche dal credito.
Il denaro svolge diverse funzioni. Esso misura il valore delle merci esprimendolo nei prezzi, circola come moneta negli scambi quotidiani, può essere accumulato come tesoro oppure trasformarsi in capitale, cioè in un mezzo per ottenere altro denaro. Per Marx queste diverse determinazioni vengono spesso confuse dagli economisti, mentre è necessario distinguerle con precisione. Il denaro non è semplicemente una merce particolare, ma rappresenta la forma generale del valore e concentra in sé il potere d’acquisto universale della società.
Lo sviluppo del valore di scambio modifica profondamente anche il concetto di ricchezza. Nelle società precedenti la ricchezza consisteva soprattutto nel possesso di beni destinati al consumo diretto; nella società capitalistica essa tende invece a identificarsi con il denaro e con la capacità di acquistare qualsiasi bene. Da qui deriva la trasformazione del desiderio umano: non si cerca più soltanto una particolare forma di ricchezza, come terre, gioielli o beni di lusso, ma il denaro stesso, che diventa il mezzo universale per ottenere qualsiasi cosa. Per questo Marx definisce provocatoriamente il denaro come il “dio tra le merci”, poiché tutte le altre merci dipendono da esso per esprimere il proprio valore.
L’economia politica distingue continuamente tra valore d’uso e valore di scambio. Il valore d’uso dipende dalla capacità di una cosa di soddisfare un bisogno concreto, mentre il valore di scambio deriva dal lavoro socialmente necessario incorporato nella merce. Il prezzo rappresenta soltanto la traduzione monetaria del valore e non coincide necessariamente con esso. Per Marx il valore non nasce dall’utilità delle cose, ma dalla quantità di lavoro socialmente necessario alla loro produzione.
Anche il concetto di ricchezza viene così reinterpretato. Essa non consiste semplicemente nell’accumulazione di beni materiali, ma nella capacità complessiva della società di soddisfare bisogni sempre più numerosi e differenziati. Il capitalismo contribuisce effettivamente ad ampliare enormemente questa capacità, sviluppando nuove produzioni, nuove tecnologie e nuovi consumi. Tuttavia questa crescita produce contemporaneamente nuove contraddizioni, poiché il lavoro viene sempre più subordinato alla valorizzazione del capitale anziché ai bisogni reali degli uomini.
Per Marx ogni economia si riduce, in ultima analisi, a un’economia di tempo. Il tempo di lavoro costituisce la misura fondamentale del valore, mentre il progresso tecnico dovrebbe consentire di ridurre progressivamente il lavoro necessario e aumentare il tempo disponibile per lo sviluppo umano. Questa idea anticipa una delle tesi fondamentali della sua riflessione successiva: la vera ricchezza di una società non consiste nella quantità di lavoro svolto, ma nel tempo libero che essa è in grado di garantire ai suoi membri per sviluppare liberamente le proprie capacità intellettuali, artistiche e sociali.
2° parte Seconda parte: il lavoro salariato, il capitale, il plusvalore, il lavoro vivo e il lavoro oggettivato. 257-417, con richiami finali alle pp. 552-603, che chiariscono la teoria del valore e del profitto.
Con piacere. Ecco la seconda parte della parafrasi riassuntiva, sempre in forma completamente discorsiva, senza titoli e con un linguaggio più lineare rispetto agli appunti, ma mantenendo la ricchezza concettuale del testo di Marx.
Al centro dell’analisi di Marx si trova il rapporto tra lavoro salariato e capitale, che costituisce il fondamento della società borghese. Il capitale non deve essere inteso come un semplice insieme di macchine, fabbriche o denaro, ma come un rapporto sociale nel quale una classe possiede i mezzi di produzione mentre un’altra dispone unicamente della propria capacità di lavorare. L’operaio, non possedendo strumenti, materie prime o mezzi di sussistenza sufficienti, è costretto a vendere la propria forza-lavoro al capitalista in cambio di un salario. Questo scambio appare formalmente libero ed eguale, ma nasconde un rapporto di profonda dipendenza economica.
Il lavoro vivo rappresenta l’unica forza realmente creatrice di nuovo valore. Il capitale, invece, è lavoro passato, già oggettivato nei mezzi di produzione e nelle merci. Tuttavia, nel processo produttivo, il capitale si presenta come se fosse esso stesso la fonte della ricchezza, mentre il lavoratore appare come un semplice strumento della sua valorizzazione. Si realizza così un capovolgimento caratteristico del capitalismo: le cose sembrano acquistare vita propria e dominare gli uomini, mentre gli uomini finiscono per essere subordinati ai prodotti del loro stesso lavoro.
Il lavoratore entra nel processo produttivo completamente spogliato di ogni proprietà. Marx descrive questa condizione come una forma di “miseria assoluta”: non tanto perché l’operaio sia necessariamente povero in senso materiale, ma perché è stato separato da tutte le condizioni oggettive della produzione. Le materie prime, gli strumenti, gli edifici, le macchine e perfino il prodotto finale appartengono al capitalista. L’operaio conserva soltanto la propria capacità lavorativa, che deve continuamente vendere per poter sopravvivere.
Il salario non remunera il lavoro nel suo complesso, ma soltanto il valore della forza-lavoro necessario alla riproduzione dell’operaio. Durante la giornata lavorativa, però, il lavoratore produce un valore superiore a quello che riceve sotto forma di salario. Questa differenza costituisce il plusvalore, cioè la fonte del profitto capitalistico. Lo sfruttamento non deriva quindi da un inganno nello scambio, poiché il salario corrisponde al valore della forza-lavoro, ma dal fatto che il capitalista si appropria gratuitamente di una parte del lavoro prestato.
Per questo motivo Marx insiste sul fatto che lo scambio tra capitalista e operaio, pur apparendo formalmente come uno scambio tra equivalenti, produce in realtà una crescente disuguaglianza. L’operaio riceve il salario necessario per vivere, mentre il capitale si accresce continuamente appropriandosi del lavoro eccedente. Il processo produttivo diventa così contemporaneamente un processo di valorizzazione del capitale.
Il capitale tende incessantemente ad accumularsi. Accumulare non significa semplicemente conservare ricchezza, ma reinvestire continuamente il plusvalore nella produzione, ampliando la scala dell’attività economica. Da questo punto di vista il capitale non conosce limiti naturali: il suo unico obiettivo è la crescita indefinita del valore. L’intera produzione viene così subordinata alla logica dell’accumulazione, indipendentemente dai bisogni concreti della popolazione.
Marx distingue nettamente tra ricchezza e capitale. Una società può possedere grandi ricchezze senza essere capitalistica, mentre il capitale nasce soltanto quando il denaro viene impiegato per ottenere altro denaro attraverso lo sfruttamento del lavoro salariato. La celebre formula D–M–D’ esprime proprio questo movimento: il denaro acquista merci, soprattutto forza-lavoro e mezzi di produzione, per ritornare alla fine del processo accresciuto di un plusvalore.
Da questa prospettiva il capitale assume quasi le caratteristiche di un soggetto autonomo. Esso appare come un valore che si valorizza da sé, mentre gli uomini diventano strumenti del suo movimento. Marx utilizza immagini particolarmente efficaci per descrivere questo fenomeno, arrivando a definire il capitale un “vampiro”, capace di vivere soltanto succhiando continuamente lavoro vivo.
L’intero processo produttivo comporta inoltre una progressiva alienazione del lavoratore. Le capacità intellettuali, manuali e creative dell’operaio vengono incorporate nelle macchine, nell’organizzazione scientifica del lavoro e nell’impresa, trasformandosi in potenze estranee che gli si contrappongono. Persino la cooperazione tra molti lavoratori, che nasce dall’attività collettiva degli uomini, appare come una forza propria del capitale e non dei lavoratori stessi. Tutte le forze produttive sociali vengono così attribuite al capitale, mentre il contributo creativo del lavoro tende a essere invisibile.
Per Marx anche la scienza, la tecnica e l’organizzazione del lavoro diventano progressivamente proprietà del capitale. Le conoscenze accumulate dall’intera società vengono incorporate nelle macchine e nei processi produttivi, ma il loro controllo rimane nelle mani dei proprietari dei mezzi di produzione. La scienza non agisce più come patrimonio comune dell’umanità, bensì come forza economica del capitale che domina il lavoratore.
Il capitalismo sviluppa enormemente la produttività del lavoro, ma contemporaneamente separa sempre di più il lavoratore dal controllo del proprio processo produttivo. Ogni progresso tecnico aumenta la ricchezza sociale e, nello stesso tempo, rafforza la dipendenza dell’operaio. Il capitale si appropria gratuitamente non soltanto del lavoro immediato, ma anche delle capacità scientifiche, delle forze naturali e dell’organizzazione collettiva della produzione, trasformando tutto ciò in strumenti della propria valorizzazione.
Nonostante questa critica radicale, Marx riconosce anche il ruolo storico rivoluzionario del capitalismo. Esso ha sviluppato le forze produttive come nessun sistema economico precedente, ha esteso il mercato mondiale, ha dissolto le vecchie strutture feudali e ha creato una rete universale di rapporti economici. Tuttavia proprio questo enorme sviluppo genera contraddizioni sempre più profonde. Il capitale produce ricchezza crescente, ma contemporaneamente mantiene il lavoro subordinato alla propria logica di accumulazione. Così la produzione non è più orientata alla soddisfazione dei bisogni umani, bensì alla continua valorizzazione del capitale stesso.
Per Marx questa contraddizione è destinata ad accentuarsi con lo sviluppo del sistema capitalistico, preparando le condizioni storiche per una futura organizzazione della produzione nella quale il lavoro non sarà più un mezzo per accrescere il capitale, ma diventerà finalmente uno strumento di libera realizzazione dell’uomo.
Nella terza parte entreremo nel nucleo forse più originale dei Grundrisse: il ruolo delle macchine, della scienza, della cooperazione, del capitale fisso, del tempo libero e della funzione storica “civilizzatrice” del capitale, temi che anticipano molte delle idee del Capitale e che sono tra le pagine più moderne di tutta l’opera.
3° parte- pag. 10-483
Marx considera il capitalismo un sistema storico profondamente contraddittorio. Da un lato esso produce sfruttamento, alienazione e disuguaglianze; dall’altro svolge una funzione rivoluzionaria nello sviluppo dell’umanità, poiché porta a un livello mai raggiunto prima le forze produttive, la tecnica, la scienza e la cooperazione sociale. Per questo il capitalismo non viene interpretato come un semplice errore storico, ma come una fase necessaria dell’evoluzione della società, destinata però a creare le condizioni del proprio superamento.
Uno degli aspetti fondamentali di questo processo consiste nella continua produzione di nuovi bisogni. Il capitale non si limita infatti a soddisfare quelli già esistenti, ma trasforma incessantemente i modi di vivere, amplia i consumi, scopre nuove proprietà utili delle cose e promuove la ricerca scientifica per attribuire nuovi valori d’uso agli oggetti naturali. La produzione moderna diventa così universale, estendendosi a tutti i paesi e coinvolgendo progressivamente l’intera umanità in una rete mondiale di scambi economici. In questo senso il capitale rompe i limiti delle società precedenti, supera le chiusure locali, indebolisce le tradizioni e rende sempre più universali i rapporti tra gli uomini.
Questa espansione modifica profondamente anche la natura dell’uomo. Lo sviluppo economico produce individui sempre più ricchi di bisogni, di relazioni e di capacità, poiché la varietà dei consumi richiede anche una crescente varietà di conoscenze e di competenze. Il capitale, pur perseguendo esclusivamente il profitto, favorisce così indirettamente un ampliamento della cultura, della tecnica e della stessa conoscenza della natura. La ricerca scientifica non rimane più un’attività marginale, ma diventa una forza produttiva essenziale, capace di trasformare continuamente i processi di produzione.
La scienza assume quindi un ruolo nuovo rispetto alle epoche precedenti. Essa non è più soltanto sapere teorico, ma viene incorporata nelle macchine, negli strumenti di lavoro e nell’organizzazione della produzione. Le macchine rappresentano il sapere oggettivato della società, il risultato accumulato delle conoscenze scientifiche e tecniche sviluppate nel corso della storia. Tuttavia, all’interno del sistema capitalistico, questa enorme ricchezza intellettuale non appartiene ai lavoratori, ma si presenta come una potenza autonoma del capitale che domina chi lavora. Le capacità collettive dell’umanità sembrano così trasformarsi in proprietà del capitale stesso.
Lo stesso fenomeno si verifica con la cooperazione tra gli uomini. La produzione moderna non è più il risultato dell’attività isolata del singolo artigiano, ma nasce dalla collaborazione di moltissimi lavoratori, dall’organizzazione delle loro competenze e dalla divisione del lavoro. Anche questa forza sociale, però, appare come una qualità propria del capitale e non come il prodotto dell’associazione degli uomini. Il capitale si presenta quindi come una forza collettiva che organizza, coordina e dirige il lavoro di massa, mentre in realtà esso utilizza capacità che appartengono all’intera società.
Le macchine rappresentano uno degli strumenti principali di questa trasformazione. Esse riducono progressivamente il lavoro manuale necessario e trasferiscono nella produzione una quantità crescente di conoscenze scientifiche. Il lavoratore non interviene più direttamente nella trasformazione della materia come nelle forme artigianali del lavoro, ma tende sempre più a svolgere funzioni di controllo, sorveglianza e regolazione dei processi produttivi. Il sapere si concentra nelle macchine e nell’organizzazione tecnica della produzione, mentre il lavoro immediato perde progressivamente la sua centralità.
Questa evoluzione contiene una contraddizione fondamentale. Da una parte il capitale utilizza le macchine per aumentare il plusvalore e intensificare lo sfruttamento; dall’altra riduce continuamente il tempo di lavoro necessario alla produzione della ricchezza. In prospettiva, proprio questo sviluppo rende possibile una società nella quale il lavoro necessario occupi una parte sempre minore della giornata, lasciando spazio al pieno sviluppo delle capacità umane.
Per Marx la vera ricchezza non consiste infatti nell’accumulazione di merci o di denaro, ma nel tempo disponibile degli individui. Una società è tanto più ricca quanto meno tempo deve dedicare al lavoro necessario e quanto maggiore è il tempo libero destinato alla formazione culturale, all’attività scientifica, artistica e politica, nonché allo sviluppo della personalità. Il progresso tecnico dovrebbe dunque liberare gli uomini dalla fatica, non aumentare la loro subordinazione al capitale. Il capitalismo, invece, utilizza questi progressi principalmente per accrescere il profitto.
Anche il tempo libero assume così un significato completamente nuovo. Esso non rappresenta semplice ozio o inattività, ma costituisce la condizione indispensabile per la crescita dell’individuo. Solo disponendo di tempo sottratto al lavoro necessario l’uomo può coltivare le proprie capacità intellettuali, artistiche e morali. Per questo Marx considera il risparmio di tempo come la forma più alta di ricchezza sociale: quanto più diminuisce il lavoro necessario, tanto più cresce la possibilità di uno sviluppo realmente umano.
Il capitalismo, tuttavia, produce continuamente contraddizioni che ostacolano questa prospettiva. La produzione tende ad aumentare senza limiti, non per soddisfare bisogni concreti, ma per valorizzare il capitale. Da qui nasce la sovrapproduzione: non vengono prodotte troppe merci rispetto ai bisogni dell’umanità, bensì troppe merci rispetto alla possibilità di realizzare profitto. Le crisi economiche diventano quindi manifestazioni inevitabili delle contraddizioni interne del sistema, interrompendo violentemente l’apparente equilibrio del mercato.
Il capitale tende inoltre ad ampliare incessantemente il mercato mondiale. Lo sviluppo dei trasporti, delle comunicazioni e del commercio internazionale riduce progressivamente le distanze e unifica l’economia su scala globale. Ogni limite geografico o culturale viene considerato un ostacolo da superare. Il commercio internazionale assume così una funzione civilizzatrice, perché mette in relazione popoli diversi, diffonde conoscenze, tecniche e nuovi modi di produzione, pur subordinando tutto alla logica dell’accumulazione.
Marx insiste anche sul carattere storico del capitale. Esso non nasce dal nulla, ma si impadronisce di forme produttive già esistenti, trasformandole progressivamente secondo la propria logica. Le comunità tradizionali, i rapporti feudali e le antiche forme di proprietà vengono dissolti, mentre il lavoratore viene separato dai mezzi di produzione e costretto a vendere la propria forza-lavoro. In questo modo il capitale non crea semplicemente nuove ricchezze, ma rivoluziona continuamente l’intera organizzazione della società.
Nonostante il suo carattere profondamente contraddittorio, Marx riconosce che il capitalismo sviluppa enormemente le capacità produttive dell’umanità. La cooperazione, la scienza, le macchine, il mercato mondiale e la crescita della produttività costituiscono conquiste storiche irreversibili. Il limite del capitalismo consiste però nel fatto che tutte queste conquiste vengono subordinate alla valorizzazione del capitale invece che allo sviluppo degli uomini. Proprio questa contraddizione rende possibile immaginare una società futura nella quale gli stessi progressi scientifici e tecnici vengano finalmente utilizzati per ridurre il lavoro necessario, aumentare il tempo libero e consentire il pieno sviluppo delle capacità di ogni individuo. In questa prospettiva, il capitale appare come una fase storica necessaria, ma non definitiva, destinata a preparare le condizioni materiali di una forma superiore di organizzazione della vita sociale.
4° parte- Il capitalismo non è una realtà naturale, ma una forma storica nata dalla dissoluzione delle comunità tradizionali; proprio perché è storica, è destinata a essere superata quando le forze produttive che essa stessa ha creato entreranno definitivamente in conflitto con i rapporti capitalistici di produzione.(pag. 80-151, 259-183, 242-332,364-667)
genesi del capitale, forme economiche precapitalistiche, maturità del capitalismo e prospettive del suo superamento.
Per Marx il capitalismo non costituisce una forma naturale o eterna dell’organizzazione economica, ma rappresenta soltanto una fase storica determinata, nata dalla lenta dissoluzione delle precedenti forme di vita comunitaria. Per comprenderne il funzionamento non basta quindi analizzare il mercato o lo scambio delle merci, ma occorre ricostruire il processo storico attraverso il quale i lavoratori sono stati progressivamente separati dai mezzi di produzione. Solo questa separazione ha reso possibile la nascita del lavoro salariato e, di conseguenza, del capitale.
Nelle società più antiche il lavoro era inserito all’interno della comunità. La terra, le risorse e le condizioni della produzione erano considerate parte integrante della vita collettiva e l’individuo non si presentava come un soggetto isolato, ma come membro di una comunità politica e sociale. Le forme della proprietà variavano nei diversi popoli, ma in tutti i casi il rapporto tra il lavoratore e le condizioni del proprio lavoro era diretto e immediato. La comunità costituiva il presupposto stesso dell’attività produttiva e garantiva l’unità tra gli individui, la terra e gli strumenti di lavoro.
Con il passare del tempo questa unità originaria si spezza. Lo sviluppo degli scambi, del commercio e della proprietà privata dissolve progressivamente le antiche comunità e separa il lavoratore dalle condizioni materiali della produzione. Il denaro diventa uno degli strumenti principali di questa trasformazione, poiché permette di acquistare e alienare beni indipendentemente dai tradizionali rapporti comunitari. La storia del capitalismo coincide quindi con la progressiva emancipazione formale del lavoratore, che diventa giuridicamente libero ma perde contemporaneamente il controllo dei mezzi necessari alla propria esistenza.
Il capitale non nasce creando dal nulla la produzione, ma appropriandosi di attività economiche già esistenti e subordinandole gradualmente alla propria logica. Esso trova una ricca eredità di tecniche, conoscenze, strumenti e prodotti elaborati dalle società precedenti e li riorganizza in funzione dell’accumulazione del valore. In questo senso il capitale non rappresenta una semplice quantità di denaro o di beni, ma un rapporto sociale che trasforma ogni elemento della produzione in mezzo per valorizzare se stesso.
L’espansione del commercio mondiale svolge un ruolo decisivo in questo processo. Lo sviluppo delle grandi vie commerciali, dei trasporti e delle comunicazioni estende continuamente il mercato, favorendo la specializzazione produttiva e la crescente integrazione delle diverse economie. Il commercio possiede quindi una forte capacità dissolvitrice nei confronti delle vecchie strutture economiche, poiché rompe gli equilibri locali e introduce ovunque la logica dello scambio generalizzato. Tuttavia esso non crea da solo il capitale: quest’ultimo nasce soltanto quando il commercio riesce a impadronirsi direttamente della produzione.
Parallelamente si sviluppa una nuova organizzazione del lavoro. La manifattura e poi la grande industria sostituiscono progressivamente il lavoro indipendente con forme sempre più estese di cooperazione. L’attività produttiva diventa un’opera collettiva nella quale ogni lavoratore svolge una funzione particolare all’interno di un processo complessivo che egli non controlla più. La cooperazione, la divisione del lavoro e l’impiego delle macchine aumentano enormemente la produttività, ma rafforzano anche il dominio del capitale sull’intero processo produttivo.
La concorrenza contribuisce ulteriormente a questo sviluppo. Essa elimina le antiche limitazioni corporative, costringe le imprese a innovare continuamente e accelera la concentrazione del capitale. Ogni capitalista è obbligato a migliorare la produttività per sopravvivere alla competizione, alimentando così una trasformazione incessante dell’organizzazione economica. Tuttavia la concorrenza non costituisce la legge fondamentale del capitalismo, ma soltanto il meccanismo attraverso il quale si manifestano le leggi più profonde del sistema.
L’introduzione delle macchine e della grande industria modifica radicalmente il ruolo del lavoratore. La conoscenza scientifica viene incorporata negli strumenti di produzione e si presenta come una forza autonoma che appartiene al capitale. Le macchine non sono naturalmente capitale: esse potrebbero esistere anche in un’organizzazione sociale diversa. Diventano capitale soltanto perché sono utilizzate per accrescere il profitto e per subordinare il lavoro vivo al lavoro già oggettivato nei mezzi di produzione. In questo modo il sapere collettivo dell’umanità si trasforma in una potenza estranea che domina i produttori.
Marx insiste sul fatto che tutte le principali categorie dell’economia politica sono storicamente determinate. Il valore, il prezzo, il salario, il profitto, l’interesse e il capitale non esprimono leggi naturali immutabili, ma forme specifiche della società borghese. Anche il capitale, quindi, non è una cosa, bensì un determinato rapporto sociale che potrebbe scomparire insieme alle condizioni storiche che lo hanno generato.
Le contraddizioni del capitalismo diventano sempre più evidenti con il suo sviluppo. La produzione cresce più rapidamente della capacità del mercato di assorbire le merci e compaiono periodicamente crisi di sovrapproduzione. Non si produce troppo rispetto ai bisogni umani, ma troppo rispetto alla possibilità di ottenere profitto. Una parte del capitale rimane inutilizzata, gli impianti si fermano e i lavoratori vengono licenziati proprio mentre la società dispone di mezzi produttivi più avanzati che mai. La crisi rivela così il carattere storicamente limitato del sistema capitalistico.
Nonostante queste contraddizioni, Marx riconosce al capitale un’enorme funzione storica. Esso sviluppa la tecnica, la scienza, il mercato mondiale, le comunicazioni e la cooperazione sociale come nessuna formazione economica precedente. In questo senso il capitalismo costituisce una tappa indispensabile nello sviluppo dell’umanità, poiché crea le condizioni materiali per una società futura più avanzata.
Il risultato ultimo di questo processo dovrebbe essere una società nella quale la ricchezza non venga più misurata dalla quantità di lavoro impiegato o dal valore accumulato, ma dal tempo disponibile per il pieno sviluppo degli individui. Le macchine e il progresso tecnico, invece di servire all’accumulazione del capitale, potrebbero essere utilizzati per ridurre al minimo il lavoro necessario e ampliare il tempo dedicato alla cultura, alla scienza, all’arte e alla partecipazione alla vita collettiva. In questa prospettiva il lavoro cesserebbe di essere un’attività imposta dalla necessità economica e diventerebbe una libera manifestazione delle capacità umane.
L’intera analisi dei Grundrisse conduce quindi a una conclusione fondamentale: il capitalismo non è il punto d’arrivo della storia, ma una fase storica che, proprio attraverso il massimo sviluppo delle forze produttive, genera le condizioni materiali e sociali del proprio superamento. La stessa ricchezza che esso produce rende infatti sempre meno giustificabile una società nella quale il progresso scientifico e tecnico continui a essere subordinato esclusivamente alla valorizzazione del capitale anziché al libero sviluppo dell’uomo.
[…] La personalità di R. Rosdolsky è interessante e qui di seguito si trova un documento sulla sua biografia: roman_rosdolsky_1898-1967_bis […]