
Anzitutto i titoli di tre film, per cercare di capire quello che è successo nel 2008:
- Il documentario Inside Job (Usa2010)
- Il film Margin Call (Usa 2010)
- Il docufilm La grande scommessa (The Big Short) (Usa 2015)
XI- Il presente libro mette in discussione le storie che ci vengono raccontate su chi sono i creatori di ricchezza nel capitalismo contemporaneo e da dove viene la creazione di valore.
XVI- Platone [Repubblica, Libro II] riconosceva che i racconti formano il carattere, la cultura e il comportamento:”Dobbiamo anzitutto sorvegliare i creatori di favole, scegliendo quelle composte bene e scartando quelle composte male. Poi convinceremo le balie e le madri a raccontare ai bambini le favole che abbiamo approvato e a plasmare le loro anime con le favole molto di più di quanto plasmino i loro corpi con le mani: ma bisogna rigettare la maggior parte delle favole che si narrano ai nostri giorni.” A Platone non piacevano i miti sulle divinità scostumate. Questo libro si occupa di un mito più moderno, quello della creazione di valore nell’economia. La mia tesi è che la nascita di questo mito abbia consentito una immensa estrazione di valore, permettendo ad alcuni individui di diventare molto ricchi e, così facendo, di sottrarre ricchezza alla società.
XVIII- Se non siamo in grado di definire il valore, non possiamo essere sicuri di produrlo, né di distribuirlo in modo giusto, né di sostenere la crescita economica. La comprensione del valore, dunque, è decisiva rispetto a tutte le altre questioni che dobbiamo affrontare riguardo a dove la nostra economia sta andando e come possiamo cambiarla. /9- Il valore può essere definito in molti modi, ma sostanzialmente consiste nella produzione di nuovi beni e servizi [surplus?]. Come queste merci vengano prodotte (produzione), come vengano distribuite all’interno dell’economia [a chi?] (distribuzione) e cosa si faccia del profitto ricavato dalla loro produzione (reinvestimento) sono questioni chiave per definire il valore economico. Un altro punto cruciale è se ciò che viene prodotto sia utile o meno: i beni e i servizi che vengono prodotti aumentano o diminuiscono la resilienza del sistema produttivo? [per esempio una nuova fabbrica che inquina potrebbe non essere considerata produttiva di valore]./ Con “creazione di valore” intendo i modi in cui tipologie diverse di risorse (umane, fisiche e intangibili)vengono impiegate e interagiscono per produrre nuove merci e servizi. Con “estrazione di valore” intendo le attività che si concentrano sul trasferimento di risorse e prodotti esistenti, e su come guadagnare in maniera sproporzionata dalla loro commercializzazione./ Una nota di cautela è importante. Nel libro uso le parole “ricchezza” e “valore” quasi in maniera intercambiabile. Qualcuno, intendendola ricchezza come un concetto più monetario e il valore come un concetto potenzialmente più sociale, potrebbe obiettare contro questa mia scelta che ad essere qui implicati sono non solo il valore ma i valori. Voglio essere chiara a proposito di come queste due parole vengono usate. Uso “valore” per designare il “processo” attraverso il quale la ricchezza viene creata: si tratta di un flusso. Tale flusso produce inevitabilmente oggetti tangibili (una pagnotta) o intangibili (nuove conoscenze). La “ricchezza” designa invece uno stock cumulativo del valore già creato. Il libro si concentra sul “valore” e sulle forze che lo producono, ossia sul processo. Ma riguarda anche i contributi a tale processo, che sono espressi in termini di “chi” sono i creatori di ricchezza. In tal senso le due parole sono usate in modo intercambiabile./17- La preoccupazione sempre più diffusa che il sistema finanziario in alcuni paesi sia troppo ampio- a confronto, per esempio, con l’industria- potrebbe essere ispirata a teorie concernenti il tipo di economia in cui vogliamo vivere [economia del benessere?] e il ruolo e la rilevanza che in essa deve avere la finanza./ Ma la distinzione netta tra attività produttive e attività improduttive è stata raramente il risultato di misurazioni scientifiche. Al contrario il fatto di attribuire o meno valore ha sempre implicato argomentazioni socio-economiche malleabili, che derivano da una particolare prospettiva più o meno esplicita. La definizione di valore è sempre legata tanto a una visione politica[politicità del concetto di valore], e a particolari idee su come la società dovrebbe essere costruita, quanto a teorie economiche strettamente intese [ 292- per esempio la creazione di valore come processo collettivo]. Le misurazioni non sono neutrali: esse definiscono il comportamento, e viceversa [Cfr. il concetto di performatività nella introduzione]./115 [formula del valore aggiunto = salari + profitti]//
11- Per secoli gli economisti e i politici –ossia coloro che predispongono piani per una organizzazione, sia essa un governo o un’impresa- hanno suddiviso le attività economiche in base al fatto che producessero o meno valore; cioè, che fossero produttive o improduttive.//23-Non possiamo limitare la politica progressista alla tassazione della ricchezza, ma abbiamo bisogno di riattivare il dibattito per giungere a una nuova comprensione della creazione di valore (..) Fare politica non significa semplicemente “intervenire”. Significa dare forma a un futuro diverso: co-creare mercati e valore, non semplicemente “aggiustare” mercati e ridistribuire valore. Significa correre rischi in proprio, non semplicemente ridurre i rischi degli altri. E non richiede di appianare il terreno di gioco, ma di inclinarlo verso il tipo di economia che vogliamo. [238- regolare vs interferire]/ L’idea di poter modellare il mercato ha conseguenze importanti. Possiamo creare un’economia migliore se capiamo che i mercati sono il prodotto delle decisioni che prendiamo –nell’attività dell’impresa, nelle organizzazioni pubbliche, nella società civile. La giornata lavorativa di otto ore ha dato una forma al mercato ; ed è stata il risultato di una lotta portata avanti dalle organizzazioni sindacali. E forse il motivo per cui c’è tanta disperazione nel mondo –una disperazione che ora sta portando a una politica populista- è che l’economia ci viene presentata semplicemente come “fatta” da regole commerciali, tecnocrati e forze neoliberali. Infatti (…) la teoria del “valore” stessa viene presentata come una sorta di forza oggettiva determinata da domanda e offerta, piuttosto che come l’esito di un modo particolare di vedere il mondo. L’economia può certo essere costruita e modellata- ma tutto ciò può esser fatto nella paura o nella speranza.
55- Marx dà al capitale una dimensione sociale e al surplus una connotazione negativa. (…)Marx era così affascinato dalle dinamiche del capitalismo che creò la sua teoria del valore per spiegare come funzionava.(…)/ 56 Marx sosteneva che i lavoratori sono produttivi se creano un plusvalore che la classe capitalista poi trattiene. Per Marx (…) le domande chiave per tracciare un confine della produzione sono: chi partecipa alla produzione capitalistica? E chi riceve il surplus che viene prodotto?
66 Jevons [1871][al contrario di Marx] sostenne che l’economia”se ha da essere una scienza , dovrà essere una scienza matematica”[vs filosofia/sociologia]. Giustificò tale frase affermando che l’economia ha a che fare con quantità: c’erano, continuava, delle leggi nell’economia, che avrebbe potuto diventare come le altre scienze esatte, se soltanto si fossero rese disponibili sufficienti statistiche commerciali. Jevons chiamò la sua teoria economica “la meccanica dell’utilità e del tornaconto individuale”./ [Walras, economista austriaco sull’utilità come base del valore]./68- Sotto molti aspetti Marshall [1890] era un erede della tradizione classica. Egli ammetteva che i costi di produzione erano importanti per determinare il valore di un bene. Ma lui e i suoi seguaci spostarono l’indagine sul valore dallo studio di grandi quantità di capitale, manodopera e imput tecnologi, e dei loro rendimenti, allo studio di piccole quantità incrementali. Sfruttando il calcolo matematico, si concentrarono su come un cambiamento piccolo, o “marginale”, in una variabile provochi un cambiamento in un’altra: per esempio, come un piccolo cambiamento nel prezzo influisca sulla quantità dei prodotti offerti o domandati. [sul marginalismo e sulla rivoluzione marginalista]/101- [La teoria del valore-utilità= ha valore tutto ciò che è scambiato sul mercato per un prezzo]/290 Invece di una teoria del valore che determina il prezzo, abbiamo una teoria del prezzo che determina il valore.
72 – Le conseguenze del pensiero marginalista furono drammatiche per il confine di produzione. [80-la disoccupazione divenne volontaria: alcuni scelgono di non lavorare/16 teoria soggettivistica del valore: “il valore è nell’occhio di chi guarda”/70Paradosso dell’acqua e dei diamanti, il cui alto valore non dipende dall’enorme lavoro che è necessario per la loro ricerca, ma dalla loro scarsità]
83- La teoria dell’utilità marginale ha fallito nello spiegare uno dei problemi chiave del capitalismo odierno: le attività estrattive di valore del settore finanziario.
87-Nella prima metà del ventesimo secolo, i marginalisti erano divenuti consapevoli dei limiti della loro teoria, e iniziarono a discutere sull’opportunità di includere attività non di mercato nel calcolo del reddito nazionale. Uno degli studenti di A. Marshall, l’economista inglese A.C. Pigou ( 1877-1959), che gli succedette come professore di politica economica a Cambridge, sosteneva che, dal momento che i prezzi di mercato indicavano semplicemente la soddisfazione (l’utilità) ricavata dallo scambio, il reddito nazionale doveva andare oltre: doveva misurare il benessere. Il benessere, sosteneva Pigou, era una misura dell’utilità che le persone possono ricavare dal denaro – in altre parole il tenore di vita. Nel suo influente libro del 1920 L’economia del benessere,Pigou precisava che “L’estensione della nostra ricerca era ristretta a quella parte di benessere sociale che può essere messa direttamente o indirettamente in relazione con il metro del denaro”. Da una parte, Pigou stava dicendo che tutte le attività che non migliorano davvero il benessere (Cfr i principi di Pareto) dovrebbero essere escluse dal reddito nazionale, anche se costano denaro. Dall’altra, insisteva lui, le attività che generano realmente benessere dovrebbero essere incluse – anche se non sono a pagamento. Fra queste egli includeva i servizi pubblici, gratuiti o sovvenzionati.
90 [Keynes e la ridefinizione dello Stato come fattore di crescita del reddito nazionale.
95- [prezzo di mercato= prezzo che copre tutti i costi di produzione e che produce un profitto per un’impresa privata]/ [Valore aggiunto= il valore aggiunto è normalmente pari al valore del prodotto meno il costo dei beni intermedi impiegati nella produzione. Il valore aggiunto di un’impresa è sostanzialmente pari ai salari dei lavoratori più il margine operativo->] Perciò sommando i prezzi non di mercato dei servizi pubblici si finirà per sottostimare il valore aggiunto , poiché tali prezzi sono fissati con un obiettivo diverso , non commerciale: fornire un servizio al pubblico. Se i prezzi di mercato dei prodotti sono inferiori ai costi totali degli imput intermedi , il valore aggiunto potrebbe addirittura essere negativo – in effetti le attività statali sembrerebbero sottrarre valore. Tuttavia non ha senso dire che insegnanti, infermiere , poliziotte, pompieri e così via distruggano valore nell’economia. C’è chiaramente bisogno di un altro criterio.
XII- Fino agli anni ’60 la finanza non era considerata una parte produttiva dell’economia [gli economisti erano convinti del ruolo puramente strumentale della finanza]/105- [Negli anni ’70 boom del settore finanziario]/105- Il dibattito a proposito di quali parti della società fossero produttive e quali improduttive era molto più esplicito prima dell’arrivo della teoria dell’utilità marginale. Inoltre, finché un prodotto o un servizio hanno un prezzo di mercato sono ritenuti degni di rientrare nel PIL; il fatto che contribuiscano alla creazione di valore o si limitino ad estrarlo viene ignorato. Il risultato è che la distinzione tra profitto e rendita è confusa, e l’estrazione di valore (la rendita) può essere mascherata da creazione di valore. (…) Come abbiamo detto precedentemente la teoria del valore classica sosteneva che il reddito di attività al di fuori del confine della produzione non era reddito guadagnato. La rendita –vista come reddito non guadagnato- era classificata come trasferimento dal settore produttivo a quello improduttivo ed era perciò esclusa dal PIL. Ma se, come sostiene l’utilità marginale , l’affitto di una proprietà immobiliare o la gestione di un fondo speculativo sono ritenuti produttivi, essi rientrano magicamente nel PIL.
124- [Globalizzazione e fine dell’economia manifatturiera in Europa/Usa fra gli anni Settanta e Ottanta]/151- Negli Usa la quota dell’industria nel reddito nazionale dal 1960 al 2014 è diminuita dal 25% al 12%, mentre la finanza è cresciuta dal 3,7% all’8,4%.//129 – [Una crisi ogni 15-20 anni]
130- [Per Keynes due tipi di finanza: 1. organo che risponde alla specifica funzione sociale di instradare l’investimento nuovo nelle direzioni più redditizie in termini di rendimento futuro; 2. una forma di scommessa invece che una forma di produzione: ] “Se lo sviluppo del capitale di un paese diviene un sottoprodotto delle attività di un casinò, è probabile che il lavoro sia malfatto”.
135-Le attività delle banche di investimento furono rese più attraenti da altri aspetti della deregolamentazione finanziaria . Quest’ultima permise alle banche d’investimento di soffiare alle banche commerciali alcuni dei loro maggiori clienti: le grandi imprese che potevano finanziare investimenti emettendo obbligazioni , anziché prendendo prestiti bancari, e investitori privati ad alto patrimonio netto , alla ricerca di manager per la loro ricchezza privata.[ L’obbligazione in ambito finanziario è un titolo di debito, emesso da società o enti pubblici, che attribuisce al suo possessore, alla scadenza, il diritto al rimborso del capitale prestato all’emittente più un interesse su tale somma. L’obbligazione è per il detentore una forma di investimento, sotto forma di strumento finanziario; per l’emittente il prestito obbligazionario ha il fine del reperimento di liquidità. Un esempio di obbligazione sono i titoli di Stato. //Rispetto all’azione, l’obbligazione è considerata in genere una forma di investimento a rischio finanziario inferiore, in quanto non soggetta a quotazione sul mercato azionario e con il tasso di interesse tipicamente fisso sottoscritto alla stipula del contratto di vendita. ]//Due classi di strumenti finanziari in particolare divennero disponibili agli investitori grazie alla deregolamentazione, dagli anni ’70 in poi e furono cruciali per la conseguente crescita esponenziale delle transazioni finanziarie e della redditività della finanza:i DERIVATI, ossia contratti per la consegna futura di strumenti finanziari o di materie prime, che permettevano agli investitori di scommettere sul cambiamento del loro prezzo; e le CARTOLARIZZAZIONI, pacchetti di strumenti di attività redditizie trasformate in titoli negoziabili (a loro volta suscettibili di essere oggetto di contratti derivati. Le banche commerciali fecero una svolta decisiva all’inizio degli anni 2000 quando iniziarono a cartolarizzare i prestiti vecchi per finanziare nuovi prestisti]
154- Il motivo del catastrofico errore che dà avvio alla crisi del 2008 ,sta nell’aver dimenticato la differenza tra valore e prezzo.
167- [Fondi comuni d’investimento e fondi pensione:] gran parte della gestione di fondi è una massiccia ricerca di rendite che avrebbero fatto alzare il sopracciglio agli economisti classici [investire per i 40 anni di vita lavorativa di un impiegato.]/188– I gestori di fondi hanno svolto un ruolo centrale nel capitalismo contemporaneo./196 – [investire vs tagliare i costi]: dal modello “Risparmia e investi” a “Riduci e distribuisci” [= aziende come vacche da mungere]
208- Basandosi sul lavoro di Marx, che mise in evidenza il ruolo della tecnologia nel capitalismo , J. Schumpeter è probabilmente l’economista che ha più enfatizzato l’importanza dell’innovazione nel capitalismo. Egli coniò il termine “distruzione creativa” per descrivere il modo in cui l’innovazione dei prodotti (nuovi prodotti che rimpiazzano i vecchi) e l’innovazione dei processi ( nuovi metodi per organizzare la produzione e la distribuzione di beni e servizi) causavano un processo dinamico di rinnovamento ma anche un processo di distruzione, con vecchi modi che cadono in disuso, portando molte imprese al fallimento. Schumpeter era particolarmente affascinato dalle ondate di innovazione che egli riteneva avvenire ogni trenta o quarant’anni. Mentre l’interesse di Marx per il cambiamento tecnologico lo portò ad esaminare le crisi che il capitalismo avrebbe conosciuto per l’effetto dell’innovazione sull’abilità del capitale di un surplus di valore (…) più tardi gli economisti si concentrarono sul lato positivo dell’innovazione che Schumpeter aveva sottolineato: il suo ruolo nell’aumentare la capacità produttiva delle economie nazionali. /Nel 1987 Robert Solow, professore del MIT, vinse il premio Nobel dell’economia per aver dimostrato che i miglioramenti nell’uso della tecnologia spiegavano oltre l’80% della crescita economica.(…) Da dove viene l’innovazione? Sono solitari imprenditori che lavorano nei loro garage, scienziati geniali che hanno un momento di eureka nel loro laboratorio, piccole imprese eroiche e venture capitalists che lottano contro le forze commerciali? No, essi conclusero che le invenzioni sono prevalentemente il frutto di investimenti a lungo termine che si accumulano uno sull’altro nel corso degli anni. [Cfr Arpanet Usa e Berners Lee al Cern di Ginevra]/ 240- Che fare per gestire l’innovazione?
218- [Brevetti ≈ Diritti d’autore ≈ marchi -> da mezzi per stimolare l’innovazione (come era per gli economisti classici) a mezzi per bloccarla -> non a caso oggi i brevetti ≈ diritti d’autore sono stati portati da 14 a 95 anni negli USA]/ 245- [I brevetti come i monopoli sono contratti che devono essere negoziati]
223- Un assunto diffuso è che le rendite siano semplicemente il risultato di imperfezioni nel processo competitivo che altrimenti porterebbe a risultati buoni per tutti. Una visione alternativa, dovuta a Marx, è che le rendite (incluse quelle generate dai brevetti) derivano dalla stessa creazione di valore –ossia non dal fatto di aggirare o infrangere le regole del sistema ma dalle regole del sistema stesso. Il modo in cui è strutturato l’attuale sistema dei brevetti (che permette brevetti a monte e brevetti strategici) , direi, è analogo a quello che Marx chiamava “lavoro improduttivo”, perché estrae valore invece di crearlo. Il titolare del brevetto riceve rendite di diritti di proprietà su risorse produttive che possono essere fatti valere semplicemente escludendo gli altri dall’accesso a queste risorse. Nell’economia moderna vi sono pochi limiti all’accumulo di tali diritti di proprietà intellettuale e perciò pochi vincoli nelle dimensioni dell’appropriazione di valore.
225-I prezzi delle specialità medicinali sono del tutto scollegati dai costi di produzione [Nonostante che la ricerca di base decisiva sia quella finanziata dallo stato le case farmaceutiche sono riuscite a imporre i propri prezzi calcolando solo la spesa che i propri medicinali avrebbero fatto risparmiare allo stato in termini di ricoveri. Sic!]
233-[Google, Amazon, Facebook, Airbnb, Uber = economia delle piattaforme (digitali) = società che non si poggiano da nessuna parte (in nessuna comunità)]
235 – [Centralizzazione di Internet-> Google come monopolio di fatto]
236- [Accettare di essere tracciati = perdere la propria privacy è= “dare nell’occhio” di A. Loos?]
237- Tradizionalmente industrie naturalmente inclini a diventare monopoli (come le ferrovie o l’acqua) sono state nazionalizzate.
239- [Effetti di rete-> “Non dovremo essere noi a pagare l’intelligenza artificiale di Amazon, ma Amazon dovrebbe pagare quella commissione a noi” (Morozov) ]
296- La rivoluzione digitale richiede una democrazia partecipativa che metta i cittadini e non le grandi imprese o il grande stato al centro del cambiamento tecnologico.
246 [Perché i governi hanno oggi perso fiducia nella lotta per il valore pubblico?]/251- Dopo il disastro finanziario del 2008 –una crisi provocata dal debito privato e non pubblico- gli Stati salvarono il sistema capitalista dal tracollo./252- La storia è stata distorta in maniera irriconoscibile (…) Il punto fondamentale è la crescita a lungo termine: la sua origine (in che cosa si investe) e la sua distribuzione ( chi ne raccoglie i frutti)/ 253- L’importante è capire che l’Economia Politica non è una materia scientifica [implica una visione del ruolo dello stato, una identificazione delle rendite e una distinzione attiva tra lavoro produttivo e improduttivo?]//255- Ciò che importa non è il deficit, ma come il governo usa i fondi./257- C’è stata una carenza del pensiero economico sul valore creato dallo stato [valore pubblico]/259- [Marx sullo stato]/261- Keynes propone un ruolo nuovo per lo stato./266- Non possiamo fare a meno di notare che mentre per la finanza si è fatto ogni sforzo per rappresentare la finanza come produttiva, sembra che per lo stato sia vero l’opposto. 268- Teoria della scelta pubblica = fallimento dello stato]/284- [pro stato come attivo creatore di valore ]/ 286- [Il premio Nobel Ostrom pro complessità e contro divisione netta privato/pubblico]/288 [Nuovo approccio che ponga tutti gli attori al centro del processo collettivo di creazione di valore] 289- [creatori di rendite vs creatori di ricchezza]/296- In generale l’aiuto dello stato dovrebbe essere condizionato ad un aumento degli investimenti , riducendo la tendenza all’accumulo e alla finanziarizzazione./ 299- [Pro nuova comprensione della politica come attività volta a “fornire” e a “creare” i mercati che acquistano valore pubblico.]