
VII- Introduzione di L. Gallino (1980)
VII- [L’attività prediletta di S. K. era] lo studio dei processi psicologici e ideologici della produzione cinematografica e la metodologia della ricerca sociale.
VIII.- Fu amico di Max Scheler e di Georg Simmel, i fondatori della sociologia fenomenologica, dai quali S. K. forse apprese –sono parole di Adorno [più giovane di lui di 14 anni]- a non farsi spaventare dalla linea di demarcazione tra filosofia e sociologia.
IX- S. K. si dissociò [da Max Scheler e da G. Simmel] quando condusse la ricerca sugli impiegati. L’invito a tornare alle cose che preesistono alle categorie [fenomenologia come sguardo diretto sulle essenze->L’espressione «la fenomenologia come sguardo diretto sulle essenze», che del sociologo Luciano Gallino, richiama la concezione filosofica della fenomenologia elaborata da Edmund Husserl.
Per comprenderla bisogna chiarire che cosa significano le parole fenomenologia, sguardo diretto ed essenza.
1. Che cosa significa «sguardo diretto sulle essenze»?
Secondo Husserl, quando osserviamo un fenomeno non dobbiamo limitarci a registrarne le caratteristiche particolari, ma dobbiamo cercare di cogliere ciò che lo rende quello che è, ossia la sua essenza.
Per essenza non si intende una realtà misteriosa nascosta dietro le apparenze, ma l’insieme delle caratteristiche fondamentali senza le quali un fenomeno non sarebbe più riconoscibile come tale.
Lo sguardo diretto indica invece la possibilità di cogliere queste caratteristiche attraverso un particolare atto della coscienza, che Husserl chiama intuizione eidetica (dal greco eidos, forma o essenza).
Non si tratta di un’intuizione istintiva o di una semplice impressione soggettiva, ma di un’attività conoscitiva rigorosa, volta a distinguere ciò che è essenziale da ciò che è accidentale. (Treccani)
2. Come si arriva a conoscere le essenze?
Husserl propone un procedimento chiamato riduzione fenomenologica, che comporta la cosiddetta epoché, cioè la sospensione dei giudizi e dei presupposti abituali.
Quando osserviamo un fenomeno, infatti, tendiamo a interpretarlo attraverso le conoscenze, le convinzioni e le teorie che già possediamo.
Il metodo fenomenologico ci invita invece a mettere provvisoriamente tra parentesi questi presupposti, per esaminare come il fenomeno si presenta alla nostra coscienza.
Attraverso la successiva riduzione eidetica, cerchiamo di individuare le caratteristiche invarianti del fenomeno, quelle che rimangono essenziali anche quando immaginiamo di modificarne gli aspetti particolari. (Treccani)
3. Un esempio sociologico: la classe sociale
Consideriamo il concetto di classe sociale, sul quale abbiamo ragionato a proposito dei libri di Ardeni e Vettoretto.
Un sociologo può studiare una classe sociale attraverso dati empirici: reddito, professione, istruzione, patrimonio, condizioni abitative.
Ma può anche domandarsi che cosa costituisca propriamente l’essenza della classe sociale.
In una prospettiva fenomenologica, l’indagine potrebbe concentrarsi su come viene vissuta e riconosciuta l’appartenenza di classe: quali esperienze comuni, quali significati e quali forme di riconoscimento permettono agli individui di percepirsi come appartenenti a uno stesso gruppo sociale?
Si potrebbe allora osservare che due persone con redditi simili non necessariamente percepiscono la propria posizione sociale nello stesso modo.
L’indagine fenomenologica cercherebbe di individuare le strutture fondamentali di queste esperienze, distinguendole dalle circostanze particolari.
Attenzione, però: questo è un esempio illustrativo, non una definizione di classe sociale attribuibile a Gallino. Inoltre, individuare l’essenza vissuta dell’appartenenza di classe non equivale a spiegare le cause economiche della divisione in classi.
4. La differenza rispetto alla sociologia di Marx
Qui emerge una distinzione teorica importante.
Marx cerca di spiegare la struttura della società attraverso l’analisi dei rapporti materiali di produzione. La posizione di classe dipende fondamentalmente dal rapporto che gli individui intrattengono con i mezzi di produzione e con l’organizzazione del lavoro.
La fenomenologia, invece, si concentra sul modo in cui i fenomeni si manifestano all’esperienza e sulle strutture essenziali attraverso le quali acquistano significato.
Le due prospettive rispondono quindi a domande differenti:
- Marx: quali rapporti economici e sociali producono una determinata condizione di classe?
- La fenomenologia: come si manifesta e viene vissuta una determinata condizione sociale, e quali strutture essenziali caratterizzano questa esperienza?
Non sono necessariamente prospettive incompatibili, ma adottano punti di partenza e metodi differenti.
5. Che cosa intende precisamente Gallino?
Senza conoscere il passo dell’opera di Gallino nel quale compare l’espressione, non posso stabilire se egli stia esponendo la concezione di Husserl, utilizzandola come metodo sociologico oppure sottoponendola a critica.
Nel suo significato filosofico generale, possiamo comunque parafrasare la formula così:
La fenomenologia è un metodo di conoscenza che cerca di cogliere direttamente, attraverso l’esame rigoroso dell’esperienza, le caratteristiche essenziali dei fenomeni, prescindendo provvisoriamente dalle spiegazioni teoriche e dalle circostanze accidentali.
La parola direttamente non significa che possiamo conoscere l’essenza delle cose senza alcuna riflessione. Significa piuttosto che l’essenza deve essere colta nell’esperienza stessa, attraverso un procedimento di chiarificazione, anziché semplicemente dedotta da una teoria già costituita.] venne qui reinterpretato come l’esigenza di osservare i soggetti senza far uso di categorie preesistenti, cogliendo la loro presenza per mezzo d’uno sguardo la cui intensità simpatetica doveva sostituire l’analisi reiterata delle apparenze, volta a rilevare la forma essenziale su cui convergono.
X- Vi sono testi famosi che al confronto col Kracauer paiono sfocati [Halbwachs, Psicologia delle classi sociali (1938) e Wright Mills, Colletti bianchi (1951), molto simile al testo di Kracauer per la somiglianza tra la New York degli anni ’50 e la Berlino degli anni ‘30]
XI- [I tratti degli impiegati che si impongono all’osservatore sono] la razionalizzazione [≠ tecnologizzazione->Razionalizzazione del lavoro e tecnologizzazione del lavoro sono due processi strettamente collegati, ma non coincidono. La tecnologizzazione può costituire uno strumento della razionalizzazione, ma quest’ultima è un processo più ampio, che riguarda l’organizzazione complessiva del lavoro e della produzione.
La distinzione è particolarmente importante nella sociologia del lavoro, soprattutto se consideriamo le analisi di Marx, Weber e Taylor.
1. La razionalizzazione del lavoro
Per razionalizzazione del lavoro si intende il processo attraverso il quale l’attività lavorativa viene organizzata secondo criteri di efficienza, calcolo, prevedibilità, controllo e riduzione dei costi.
L’obiettivo è ottenere un determinato risultato produttivo utilizzando le risorse disponibili nel modo ritenuto più efficiente.
La razionalizzazione può comportare:
- la divisione del lavoro in operazioni specializzate;
- la standardizzazione delle mansioni;
- la misurazione dei tempi di esecuzione;
- l’eliminazione dei tempi considerati improduttivi;
- la separazione tra progettazione ed esecuzione;
- il rafforzamento del controllo sull’attività dei lavoratori.
La razionalizzazione non richiede necessariamente l’introduzione di nuove tecnologie.
Un esempio classico è il taylorismo, ossia l’organizzazione scientifica del lavoro elaborata da Frederick Taylor all’inizio del Novecento.
Taylor cercava di aumentare la produttività attraverso lo studio dei movimenti dei lavoratori, la misurazione dei tempi e la definizione di procedure standardizzate.
Queste trasformazioni potevano essere realizzate anche senza sostituire gli strumenti di lavoro con macchine più avanzate.
2. La tecnologizzazione del lavoro
Per tecnologizzazione del lavoro si intende invece il processo attraverso il quale vengono introdotte e progressivamente estese tecnologie, macchine e sistemi tecnici nello svolgimento delle attività lavorative.
La tecnologizzazione può comportare:
- la sostituzione di operazioni manuali con operazioni meccanizzate;
- l’automazione delle attività produttive;
- l’introduzione di strumenti informatici;
- l’impiego di robot industriali;
- l’utilizzazione di algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale.
La tecnologizzazione modifica quindi soprattutto i mezzi tecnici attraverso i quali il lavoro viene svolto.
Non coincide necessariamente con la razionalizzazione, perché una nuova tecnologia può essere introdotta per migliorare la qualità del prodotto, ridurre la fatica, aumentare la sicurezza o rendere possibili attività precedentemente irrealizzabili, senza avere come obiettivo principale la riduzione dei costi.
3. Il rapporto tra i due processi
La differenza può essere illustrata attraverso un esempio.
Immaginiamo una fabbrica nella quale cento operai assemblano manualmente un prodotto.
Prima situazione: razionalizzazione senza tecnologizzazione.
La direzione aziendale studia i movimenti degli operai, riorganizza le postazioni, stabilisce tempi standard e modifica la successione delle operazioni.
La produttività aumenta, ma le tecnologie impiegate rimangono sostanzialmente le stesse.
Seconda situazione: tecnologizzazione accompagnata da razionalizzazione.
La fabbrica introduce robot industriali che eseguono automaticamente alcune operazioni.
Contemporaneamente vengono modificati i tempi, le mansioni e l’organizzazione del processo produttivo.
In questo caso i due processi si sviluppano insieme.
Terza situazione: tecnologizzazione senza una corrispondente razionalizzazione.
L’impresa introduce macchine più moderne, ma non modifica adeguatamente l’organizzazione del lavoro.
Le nuove tecnologie possono risultare sottoutilizzate e non determinare un aumento significativo dell’efficienza.
Questo dimostra che l’innovazione tecnologica non produce automaticamente una migliore organizzazione del lavoro.
4. La distinzione nella sociologia di Marx e Weber
La differenza diventa particolarmente interessante se consideriamo le interpretazioni di Marx e Weber.
In Marx, la trasformazione tecnologica del lavoro è strettamente collegata allo sviluppo delle forze produttive e alla ricerca dell’aumento del plusvalore relativo.
Il capitalista introduce nuove macchine e modifica l’organizzazione produttiva per aumentare la produttività e ridurre il tempo di lavoro necessario alla produzione delle merci.
La tecnologizzazione assume quindi una funzione economica e sociale precisa: accrescere la capacità produttiva del lavoro e, nelle condizioni appropriate, aumentare il plusvalore appropriato dal capitale.
Tuttavia, Marx distingue anche la divisione manifatturiera del lavoro, che può svilupparsi senza un sistema di macchine, dalla grande industria, nella quale il macchinismo assume una posizione centrale.
Questa distinzione mostra che la razionalizzazione capitalistica del processo lavorativo può precedere storicamente la sua piena meccanizzazione.
In Weber, invece, la razionalizzazione è un processo storico molto più generale.
Essa riguarda non soltanto la produzione, ma anche l’amministrazione pubblica, il diritto, l’economia, la scienza e l’organizzazione della società.
La razionalizzazione moderna si manifesta nella crescente importanza del calcolo, delle regole impersonali, della prevedibilità e dell’organizzazione metodica delle attività.
La tecnologia può favorire questo processo, ma non ne costituisce l’elemento essenziale.
Per Weber, quindi, la razionalizzazione del lavoro rappresenta una manifestazione particolare della più generale razionalizzazione della società moderna.
5. Una distinzione importante: produttività e controllo
C’è infine un aspetto che merita attenzione.
La razionalizzazione del lavoro non riguarda soltanto l’aumento della produttività, ma può riguardare anche il controllo esercitato sul lavoratore.
La scomposizione delle mansioni, la misurazione dei tempi e la separazione tra progettazione ed esecuzione possono ridurre l’autonomia dei lavoratori e trasferire conoscenze e potere decisionale alla direzione aziendale.
La tecnologizzazione può rafforzare questo processo, per esempio attraverso sistemi informatici che registrano continuamente tempi e prestazioni.
Ma può anche produrre effetti differenti, aumentando l’autonomia professionale, riducendo le mansioni ripetitive o richiedendo competenze più elevate.
Le conseguenze sociali della tecnologia dipendono quindi anche dai rapporti di potere e dalle scelte organizzative entro cui essa viene utilizzata.
Conclusione
Possiamo riassumere la distinzione in questo modo:
| Razionalizzazione | Tecnologizzazione | |
| Che cosa modifica | L’organizzazione del lavoro | I mezzi tecnici del lavoro |
| Obiettivo principale | Efficienza, prevedibilità e controllo | Potenziamento delle capacità tecniche |
| Strumenti | Divisione delle mansioni, standardizzazione, misurazione dei tempi | Macchine, automazione, informatica, robotica |
| Può esistere autonomamente? | Sì, senza nuove tecnologie | Sì, senza una riorganizzazione efficiente |
| Autori di riferimento | Weber, Taylor, Marx | Marx e la sociologia della tecnologia |
In definitiva, la razionalizzazione riguarda soprattutto il modo in cui il lavoro viene organizzato; la tecnologizzazione riguarda soprattutto i mezzi attraverso i quali viene eseguito.
Nello sviluppo storico del capitalismo i due processi tendono frequentemente a intrecciarsi, ma rimangono concettualmente distinti.
Un’ultima osservazione, che potrebbe interessarti in relazione a Gallino: nella sociologia del lavoro è importante non identificare automaticamente il progresso tecnico con il progresso dell’organizzazione sociale. Una tecnologia più avanzata può aumentare la produttività senza migliorare necessariamente le condizioni di lavoro, l’autonomia professionale o la posizione dei lavoratori nei rapporti di produzione.
, nella doppia veste di divisione spinta del lavoro e di macchine meccanografiche, ha sottratto agli impiegati gran parte della loro professionalità. Se non l’imponessero questioni di età, di sesso e di tradizione aziendale, chiunque potrebbe fare in realtà il lavoro di chiunque altro: così le speranze di mobilità ascendente sono prossime a zero. (…) Assediati da una folla di candidati all’impiego (…) i datori di lavoro pubblici e privati, rialzano l’asta della selezione, chiedendo titoli di studio sempre più elevati come condizione per accedere a lavori sempre più monotoni. L’angoscia di status rode le ore e i giorni: sopravvivere significa assomigliare per qualcosa a chi ci sta sopra, e distinguersi in qualche modo da chi sta sotto. [Caccia all’anziano e ricerca della perenne giovinezza, ci si scatena nel privato dei locali, dove plastica e compensato simulano le dimore dei ricchi. Torino e Milano anni ’80 = Berlino anni ’30-> impiegati delusi per essere ingiustamente esposti alla minaccia e al disconoscimento]
XII – Non stupisce che di lì a poco i nazisti bruciassero il libro. I quadri del terzo impero non potevano sopportare questo altorilievo di piccoli uomini e piccole donne accanitamente intenti a a raccogliere e costruirsi FRAMMENTI DI DIGNITA’ per reggere una vita manifestamente indegna: meno che mai per il fatto che buona parte di essi proveniva dalle loro file.
3- Prefazione
3- Non esiste alcun dubbio che oggi l’industria e il commercio si trovino in una situazione particolarmente difficile. [N.M. si parte da Marx! Capitale industriale e capitale commerciale] Aiutarli ad uscirne è anche lo scopo di questo lavoro; sebbene esso si occupi meno delle difficoltà degli imprenditori che di quelle degli impiegati. Berlino è il luogo in cui la situazione degli impiegati si presenta nella sua forma più estrema. E la realtà può essere compresa solo a partire dai suoi estremi [Ancora Marx?] (…) Si è fatto riferimento soprattutto alle grandi aziende [Nelle piccole aziende la situazione è diversa ma per Kracauer la grande azienda è il modello del futuro] Il lavoro è una diagnosi e in quanto tale rinuncia a fare proposte di miglioramento.(…) Inoltre la conoscenza di questa situazione non è solo la necessaria premessa di tutti i cambiamenti, ma implica in se stessa già un cambiamento. Poiché se la situazione è conosciuta a fondo, si deve operare sulla base della nuova consapevolezza della medesima.
5- [L’impiegata non voleva essere trattata come un’impiegata ma come una signora. (…) Una guardorobiera, dopo aver riconosciuto un’impiegata accompagnata a un’elegante signore, le si rivolge con.”La signora non vuole posare il mantello?”(sulla rispettabilità?). Un’impiegata esce col suo principale, ma tace la relazione al principale, che sta lavorando in Spagna, e non sa dov’è la Spagna! (Sull’ignoranza)->] Io non parlo affatto con il personale. Le ragazze schiattano d’invidia.
7- Contrada sconosciuta
8- Ogni giorno centinaia di migliaia di impiegati popolano le strade di Berlino; eppure, la loro vita è più sconosciuta di quella delle tribù primitive, di cui gli impiegati ammirano i costumi al cinematrografo. (…) Gli intellettuali o sono essi stessi impiegati, oppure sono liberi, e in questo caso trovano l’impiegato poco interessante , dato il carattere banale e routinario della sua esistenza. (…) E’ proprio il carattere pubblico della loro vita [sono sotto gli occhi di tutti]
[Elaborazione IA sul lavoro impiegatizio in Italia : In Italia, nel 2025, su circa 24 milioni di occupati:
- Circa 3 milioni svolgerebbero lavori impiegatizi esecutivi.
- Circa 1,8 milioni svolgerebbero professioni tecniche amministrative, commerciali e informatiche.
- Circa 2,3 milioni svolgerebbero altre professioni tecniche.
- Circa 400.000 sarebbero dirigenti dipendenti.
Il totale di questi gruppi sarebbe di circa 7,5 milioni di lavoratori.
Per la nostra analisi di Ardeni e Vettoretto, il risultato più interessante è la stima di 4,8 milioni di lavoratori impiegatizi e tecnico-amministrativi, ai quali si aggiungono le altre professioni tecniche e quelle direttive.
È una prima base quantitativa, ma resta un’ipotesi da confrontare con le tavole ufficiali ISTAT.
Sì. Possiamo stimare la presenza femminile nelle quattro categorie professionali che abbiamo individuato, mantenendo la distinzione tra impiegati esecutivi, tecnici amministrativi e informatici, altri tecnici e dirigenti.
Per rendere il confronto coerente, utilizzerò le nostre precedenti stime degli occupati nel 2025, applicando a ciascun gruppo una quota femminile plausibile.
L’ISTAT conferma che le donne sono particolarmente presenti nelle professioni impiegatizie, mentre risultano meno rappresentate nelle professioni tecnico-scientifiche e nella dirigenza privata. La situazione è differente nella pubblica amministrazione, dove la presenza femminile nelle posizioni dirigenziali è cresciuta. (Istat)
1. Stima delle donne nelle quattro categorie professionali – Italia 2025
| Categoria professionale | Occupati totali stimati | Quota femminile ipotizzata | Donne stimate | Uomini stimati |
| 1. Impiegati esecutivi | 2.950.000 | 70% | 2.065.000 | 885.000 |
| 2. Tecnici amministrativi, commerciali e informatici | 1.800.000 | 48% | 864.000 | 936.000 |
| 3. Altri tecnici | 2.300.000 | 55% | 1.265.000 | 1.035.000 |
| 4. Dirigenti dipendenti | 400.000 | 30% | 120.000 | 280.000 |
| Totale | 7.450.000 | 57,9% | 4.314.000 | 3.136.000 |
Avvertenza metodologica: le percentuali femminili sono ipotesi di lavoro, non percentuali ufficiali ISTAT 2025. Anche i totali professionali sono quelli stimati nella nostra precedente analisi. Di conseguenza, le cifre ottenute servono a costruire uno scenario quantitativo, non rappresentano una rilevazione statistica.
2. Una stima più dettagliata delle professioni tecniche
La seconda categoria comprende attività piuttosto differenti. Conviene quindi suddividerla ulteriormente.
| Professioni tecniche | Occupati stimati | Quota femminile ipotizzata | Donne stimate |
| Amministrative, finanziarie e commerciali | 1.500.000 | 54% | 810.000 |
| Informatiche e telecomunicazioni | 300.000 | 18% | 54.000 |
| Totale | 1.800.000 | 48% | 864.000 |
La quota del 18% attribuita alle tecniche informatiche è coerente con l’ordine di grandezza rilevato dall’ISTAT nelle professioni STEM.
Nel 2023, infatti, le donne rappresentavano il 17% degli occupati nelle professioni tecniche STEM e il 17,8% degli specialisti ICT. Questi dati, tuttavia, non coincidono esattamente con la categoria dei tecnici informatici che stiamo utilizzando. (Istat)
3. La distribuzione femminile nelle quattro categorie
La nostra ipotesi suggerisce una differenziazione significativa: le donne sarebbero maggioritarie nelle professioni impiegatizie esecutive, mentre la loro presenza diminuirebbe nelle professioni informatiche e soprattutto nelle funzioni dirigenziali.
4. Che cosa ci suggeriscono queste stime rispetto ad Ardeni e Vettoretto?
La questione interessante riguarda la distribuzione delle donne nella gerarchia del lavoro non manuale.
Se le nostre stime fossero confermate, emergerebbero tre fenomeni.
Il primo è la femminilizzazione del lavoro impiegatizio esecutivo. Una componente importante del lavoro amministrativo subordinato sarebbe costituita da donne. Si tratterebbe di circa 2,1 milioni di lavoratrici.
Il secondo è la differenziazione delle professioni tecniche. Le donne sarebbero numerose nelle attività amministrative, sanitarie e sociali, ma molto meno presenti nelle professioni informatiche e in altri ambiti tecnico-scientifici.
Il terzo riguarda la gerarchia professionale. La presenza femminile diminuirebbe sensibilmente passando dalle mansioni impiegatizie alle funzioni dirigenziali.
Questa distribuzione è importante per discutere le trasformazioni della classe media e del lavoro salariato affrontate nei libri di Ardeni e Vettoretto.
In particolare, suggerisce che la crescita delle professioni non manuali non comporta necessariamente un aumento dell’autonomia professionale o del potere decisionale delle lavoratrici.
5. Una conclusione quantitativa provvisoria
Sulla base delle ipotesi adottate, potremmo avere:
- 2,1 milioni di impiegate esecutive;
- 864.000 tecniche amministrative, commerciali e informatiche;
- 1,3 milioni di donne nelle altre professioni tecniche;
- 120.000 dirigenti donne.
Il totale sarebbe di circa 4,3 milioni di donne su 7,45 milioni di occupati appartenenti ai quattro gruppi, pari al 58%.
Questa cifra va considerata esclusivamente come risultato del nostro scenario di stima.
Un ulteriore approfondimento importante
Per il confronto con Ardeni e Vettoretto, sarebbe particolarmente interessante distinguere, all’interno delle quattro categorie, le lavoratrici dipendenti da quelle autonome.
Potremmo così cercare di quantificare separatamente:
- Le donne che svolgono lavoro impiegatizio esecutivo e subordinato.
- Le donne che svolgono lavoro tecnico qualificato, ma alle dipendenze di un’impresa o di un’amministrazione pubblica.
- Le donne che esercitano professioni tecniche in forma autonoma.
- Le donne che esercitano funzioni dirigenziali.
Questa ulteriore distinzione ci permetterebbe di avvicinarci maggiormente alla questione sociologica che stiamo esaminando: quante donne appartengono agli strati subordinati del lavoro non manuale e quante occupano invece posizioni professionali autonome o direttive?
Presenza femminile per categoria professionale
Stime illustrative per l’Italia nel 2025, espresse in percentuale.
| categoria | donne | uomini |
| Impiegati esecutivi | 70 | 30 |
| Tecnici amministrativi e ICT | 48 | 52 |
| Altri tecnici | 55 | 45 |
| Dirigenti | 30 | 70 |
]
8- [Negli anni ’30 secondo Kracauer] Queste imponenti masse di impiegati sono occupati [3milioni e mezzo di impiegati di cui 1milione e duecentomila donne] sono occupate quasi per metà nel commercio, nelle banche, e nelle comunicazioni.[In Italia oggi le professioni impiegatizie si distinguono nei seguenti settori: Per la ricostruzione quantitativa propongo questa classificazione:
| Settore economico | Professioni impiegatizie da conteggiare | Impiegati nel 2025 |
| Commercio | Contabilità, amministrazione, gestione ordini, uffici commerciali | Da estrarre |
| Banche e assicurazioni | Sportellisti, amministrativi, addetti alle pratiche finanziarie | Da estrarre |
| Comunicazioni | Amministrativi delle telecomunicazioni, servizi postali, gestione clienti | Da estrarre |
| Pubblica amministrazione | Impiegati di ministeri, enti locali, previdenza e amministrazioni pubbliche | Da estrarre |
| Sanità | Amministrativi ospedalieri, ASL, uffici sanitari | Da estrarre |
| Istruzione | Segreterie scolastiche e universitarie, personale amministrativo | Da estrarre |
| Industria | Impiegati amministrativi, commerciali e addetti alla gestione della produzione | Da estrarre |
| Trasporti e logistica | Amministrativi, addetti alle spedizioni, uffici trasporti | Da estrarre |
| Altri servizi | Impiegati di imprese professionali, immobiliari e altri servizi | Da estrarre |
| Totale | Impiegati esecutivi | Da calcolare |
Questa tabella costituisce lo schema della ricerca, non ancora il suo risultato numerico.]
[Kracauer domanderebbe quale gruppo di impiegati sia particolarmente aumentato negli ultimi tempi, se il gruppo del commercio e finanziario, o quello della pubblica amministrazione o quello industriale-> Le cause di questi aumenti sarebbero legate alle trasformazioni dell’economia: da industriale a post industriale? ]
9- Il periodo della razionalizzazione, dal 1925 al 1928, rappresenta una fase particolarmente importante [come oggi quello della tecnologizzazione, dal 1990 in poi? -> Kracauer parla di razionalizzazione anche per l’introduzione delle macchine negli uffici, confonde razionalizzazione (metodi del ‘nastro trasportatore’) con tecnologizzazione?] (…) Ci sono oggi grandi quantità di impiegati non qualificati e qualificati che attendono ad una attività meccanica. (…) Quelli che erano un tempo i ‘sottufficiali del capitale’ si sono trasformati in un cospicuo numero che tra le sue file conta un numero sempre maggiore di soldati semplici e intercambili. / [Proletarizzazione?] ‘Lo spazio sociale in cui ancora troviamo la schiavitù moderna … oggi non è più l’impresa in cui lavora la grande massa degli operai , questo spazio sociale è oggi l’ufficio’ . Il grado di schiavizzazione può essere discusso , ma la proletarizzazione degli impiegati è un fatto indubitabile [= insicurezza della vita (vivere alla giornata) e scomparsa delle prospettive di indipendenza] / Si può continuare a credere che gli impiegati costituiscano una specie di ‘nuovo ceto medio’ [ceto = dignità=onore-> Weber]? Vedremo che le illusioni create a uso degli impiegati sono assai problematiche.
[Sul tasso di sindacalizzazione degli impiegati-> In Italia gli impiegati non hanno un’unica organizzazione sindacale: sono rappresentati prevalentemente dalle federazioni di categoria della CGIL, CISL e UIL, oltre che da alcuni sindacati autonomi, particolarmente importanti nel settore bancario e nella pubblica amministrazione.
Per la nostra analisi della composizione sociale del lavoro impiegatizio, è interessante conoscere sia il numero degli iscritti sia i settori nei quali operano.
1. Le principali organizzazioni sindacali degli impiegati
La tabella seguente riporta le organizzazioni più importanti per il lavoro impiegatizio, con i dati di iscrizione che sono riuscito a reperire.
| Organizzazione sindacale | Settore rappresentato | Iscritti dichiarati |
| FILCAMS-CGIL | Commercio, turismo e servizi | 614.087 (2024) |
| FISASCAT-CISL | Commercio, turismo e servizi | Circa 400.000 (dato storico Eurofound) |
| FP-CGIL | Pubblica amministrazione, sanità e servizi pubblici | 373.787 (dato pubblicato sul sito) |
| CISL-FP | Pubblica amministrazione, sanità e servizi pubblici | Oltre 292.000 (dato pubblicato sul sito) |
| UIL – Pubblico impiego | Insieme delle categorie del pubblico impiego | 415.120 (2025) |
Le cifre provengono dalle organizzazioni sindacali e da Eurofound. Non sono tutte riferite allo stesso anno. (Filcams CGIL)
Una precisazione fondamentale: questi iscritti non sono tutti impiegati. La FILCAMS, ad esempio, rappresenta anche commessi, addetti alle pulizie, lavoratori alberghieri e altre professioni. Analogamente, la FP-CGIL comprende anche personale sanitario e socioassistenziale.
Pertanto, non possiamo sommare queste cifre e considerare il risultato come il numero degli impiegati sindacalizzati.
2. I sindacati dei bancari e degli assicurativi
Il settore bancario è particolarmente interessante perché comprende una quota elevata di lavoro impiegatizio e tecnico-amministrativo.
Le principali organizzazioni sono:
| Sindacato | Affiliazione | Settore |
| FABI | Autonomo | Bancari |
| FIRST-CISL | CISL | Banche, assicurazioni, riscossione |
| FISAC-CGIL | CGIL | Credito e assicurazioni |
| UILCA | UIL | Credito, esattorie e assicurazioni |
| UNISIN | Autonomo | Bancari e finanziari |
Sono le cinque organizzazioni che hanno sottoscritto con l’ABI l’accordo del marzo 2025 sulle libertà sindacali. (fabi.it)
Non ho ancora trovato un prospetto omogeneo e aggiornato al 2025 che riporti gli iscritti di tutte e cinque le organizzazioni. Preferisco quindi non attribuire loro cifre non verificate.
3. Quanti sono complessivamente gli iscritti ai maggiori sindacati italiani?
Per avere un termine di confronto, possiamo considerare i dati delle tre grandi confederazioni.
| Confederazione | Lavoratori attivi iscritti | Anno |
| CGIL | 2.753.824 | 2024 |
| CISL | 2.592.432 | 2025 |
| UIL | 1.535.784 | 2025 |
| Totale indicativo | 6.882.040 | Anni misti |
Fonti: rendiconto CGIL 2024, CISL 2025 e UIL 2025.
Questi circa 6,9 milioni di iscritti attivi comprendono operai, impiegati, tecnici, quadri e altre categorie professionali. Non comprendono tutti gli iscritti ai sindacati autonomi.
Il dato non rappresenta quindi il numero degli impiegati iscritti al sindacato, ma fornisce un’indicazione della dimensione complessiva del sindacalismo confederale.
4. Quali sindacati rappresentano le categorie che abbiamo individuato?
Riprendiamo la nostra precedente classificazione del lavoro impiegatizio italiano.
| Categoria professionale | Occupati stimati nel 2025 | Principali organizzazioni sindacali |
| Impiegati esecutivi | 2.950.000 | FP-CGIL, CISL-FP, UIL, FILCAMS, FISASCAT, FISAC, FIRST |
| Tecnici amministrativi, commerciali e informatici | 1.800.000 | Federazioni CGIL, CISL e UIL dei rispettivi settori |
| Altri tecnici | 2.300.000 | Sindacati dell’industria, della sanità, dell’istruzione e dei servizi |
| Dirigenti dipendenti | 400.000 | Federmanager, Manageritalia e organizzazioni della dirigenza pubblica |
| Totale stimato | 7.450.000 |
Le consistenze occupazionali sono quelle della nostra precedente elaborazione orientativa, non dati ISTAT definitivi.
Per quanto riguarda i dirigenti, le organizzazioni di riferimento sono soprattutto Federmanager, per i dirigenti industriali, e Manageritalia, per i dirigenti e i quadri del terziario.
5. Il problema della sindacalizzazione degli impiegati
Per il confronto con Ardeni e Vettoretto, il dato sociologicamente più significativo non è soltanto il numero degli iscritti, ma il tasso di sindacalizzazione delle diverse categorie.
Dovremmo cioè calcolare:

Sarebbe particolarmente interessante confrontare tre gruppi:
- Gli impiegati esecutivi della pubblica amministrazione, delle banche e del commercio.
- I tecnici amministrativi e informatici, distinguendo quelli dipendenti da quelli autonomi.
- I quadri e i dirigenti.
La difficoltà statistica consiste nel fatto che i sindacati pubblicano generalmente il numero degli iscritti per settore economico, non per professione ISTAT.
Di conseguenza, un sindacato del commercio può rappresentare contemporaneamente impiegati amministrativi, commessi, magazzinieri e altri lavoratori.
Una prima conclusione
Possiamo affermare che le principali organizzazioni sindacali degli impiegati italiani sono le federazioni di categoria della CGIL, CISL e UIL, affiancate da organizzazioni autonome particolarmente radicate in alcuni settori.
I dati disponibili mostrano che le federazioni del commercio e del pubblico impiego contano ciascuna centinaia di migliaia di iscritti.
Non possiamo invece stabilire, sulla base dei soli dati pubblicati finora, quanti dei circa 4,8 milioni di impiegati esecutivi e tecnici amministrativi che abbiamo stimato siano effettivamente iscritti a un sindacato.
Per approfondire la questione affrontata da Ardeni e Vettoretto, ritengo particolarmente utile una ricerca sul tasso di sindacalizzazione degli impiegati nelle banche, nella pubblica amministrazione, nell’industria e nel commercio. Permetterebbe di capire non soltanto quanto è numeroso il lavoro impiegatizio, ma anche quanto è organizzato collettivamente.
In Italia il tasso di sindacalizzazione varia sensibilmente tra banche, pubblica amministrazione, industria e commercio. Il settore bancario presenta livelli particolarmente elevati di adesione sindacale, mentre nel commercio l’adesione appare decisamente più contenuta.
Non esiste però una rilevazione ufficiale italiana aggiornata al 2025 che permetta di confrontare direttamente e con la stessa metodologia tutti e quattro i settori. Possiamo comunque costruire una prima stima.
1. Tassi di sindacalizzazione nei quattro settori
| Settore | Tasso di sindacalizzazione | Attendibilità |
| Banche | 65–75% | Medio-alta |
| Pubblica amministrazione | 40–55% | Media |
| Industria | 25–40% | Medio-bassa |
| Commercio | 15–25% | Medio-bassa |
Attenzione: gli intervalli sono stime indicative, non risultati di una medesima indagine statistica. Non devono essere interpretati come tassi ufficiali ISTAT del 2025.
Banche: 65–75%
Abbiamo un riscontro concreto particolarmente interessante.
Intesa Sanpaolo dichiara che il 75,5% dei propri dipendenti italiani coperti dal contratto collettivo nazionale del credito è iscritto a un sindacato.
Si tratta di un dato aziendale, non dell’intero sistema bancario, ma conferma l’elevata presenza sindacale nel settore.
Le principali organizzazioni sono FABI, FIRST-CISL, FISAC-CGIL, UILCA e UNISIN. (ABI – Associazione Bancaria Italiana)
Pubblica amministrazione: 40–55%
Nella pubblica amministrazione la sindacalizzazione è generalmente elevata, soprattutto nelle amministrazioni centrali e locali e in alcuni comparti dei servizi pubblici.
La ricerca OCSE conferma che, mediamente, i dipendenti pubblici presentano tassi di adesione sindacale superiori a quelli del settore privato. (OECD)
L’intervallo proposto per l’Italia rimane tuttavia un’ipotesi da verificare.
Industria: 25–40%
Nell’industria bisogna distinguere le grandi imprese dalle piccole aziende.
Nelle grandi fabbriche metalmeccaniche e chimiche esiste generalmente una presenza sindacale più strutturata. Nelle piccole imprese, invece, l’organizzazione sindacale può essere meno diffusa.
Le principali federazioni sono FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM, oltre alle organizzazioni degli altri comparti industriali.
La sola UIL dichiara, per il 2025, 397.717 iscritti nelle proprie categorie industriali, comprendendo metalmeccanici, chimici, tessili ed edilizia. Questo numero non consente però, da solo, di calcolare il tasso di sindacalizzazione dell’industria. (uil.it)
Commercio: 15–25%
Il commercio presenta condizioni organizzative molto differenti da quelle delle grandi imprese industriali.
La presenza di piccole aziende, lavoro a tempo determinato, part-time e frequente ricambio del personale può rendere più difficile la continuità dell’organizzazione sindacale.
Le principali federazioni sono FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTuCS.
Quest’ultima dichiara 162.461 iscritti nel 2025, ma rappresenta anche lavoratori del turismo e dei servizi. Non possiamo quindi utilizzare questo dato per calcolare direttamente il tasso del solo commercio. (uil.it)
2. Il confronto con la media italiana
Secondo Eurofound, il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori dipendenti italiani era:
| Anno | Dipendenti iscritti a un sindacato |
| 2010 | 35,3% |
| 2015 | 34,2% |
| 2017 | 33,2% |
| 2018 | 32,6% |
| 2019 | 32,5% |
Per gli anni successivi, la serie riportata da Eurofound non presenta valori disponibili.
L’OCSE ha pubblicato nel settembre 2025 una versione aggiornata della banca dati internazionale ICTWSS, utile per approfondire l’evoluzione della sindacalizzazione.
3. Che cosa significano questi dati per la nostra analisi degli impiegati?
Riprendendo il confronto con Ardeni e Vettoretto, emerge un problema interessante.
Gli impiegati bancari sono lavoratori salariati prevalentemente non manuali, ma hanno sviluppato una tradizione di organizzazione sindacale particolarmente forte.
Gli impiegati della pubblica amministrazione costituiscono un altro segmento del lavoro non manuale nel quale l’organizzazione collettiva è storicamente importante.
Diversa appare la situazione degli impiegati commerciali e di una parte dei tecnici delle imprese private, che lavorano spesso in organizzazioni più piccole e frammentate.
La distinzione fondamentale è quindi tra collocazione professionale e capacità di organizzazione collettiva. Due lavoratori che svolgono mansioni impiegatizie simili possono avere livelli di sindacalizzazione molto differenti a seconda del settore nel quale lavorano.
Questo è particolarmente rilevante per discutere il rapporto tra classe media, lavoro salariato e rappresentanza sindacale.
Un’ultima precisazione
I tassi indicati riguardano, o cercano di approssimare, tutti i dipendenti dei rispettivi settori, non esclusivamente gli impiegati.
Per esempio, il tasso del commercio comprende anche commessi e altri lavoratori dei servizi; quello dell’industria comprende operai, impiegati e tecnici.
Per la ricerca che stiamo conducendo, il passaggio più interessante sarebbe verificare se gli impiegati sono più o meno sindacalizzati degli operai all’interno dello stesso settore industriale. Questo permetterebbe di confrontare direttamente il comportamento sindacale delle diverse componenti del lavoro salariato, anziché confrontare soltanto settori economici differenti.]
12- Un’indagine sugli impiegati porta insieme nel cuore della grande città moderna. Una volta Sombart ha osservato che le nostre grandi città tedesche non sono città industriali, ma città di impiegati privati e pubblici. (…) Oggi Berlino è una città che ha una cultura spiccatamente impiegatizia. (…) Oggi c’è una fame di immediatezza [= forma moderna del REPORTAGE], che è senza dubbio la conseguenza del digiuno provocato dall’idealismo tedesco. All’astrattezza del pensiero idealistico, che non è capace di nutrirsi di fatti reali [N.M. in Italia oggi l’astrattezza o l’isolamento in cui vive la politica?], viene contrapposto il reportage, come autosegnalazione dell’esistenza concreta.(…)[≠ da forma odierna del SELFIE come autosegnalazione dell’individuo concreto? FORMA IPERMODERNA] [Ma] 13-Cento rapporti da una fabbrica non si lasciano sommare così da dare come risultato la realtà della fabbrica, ma restano eternamente cento vedute della fabbrica. LA REALTA’ E’ UNA COSTRUZIONE. La vita deve certamente essere osservata per nascere. Però non è contenuta nella successione più o meno accidentale del reportage ma è insita solo ed esclusivamente nel mosaico che viene formato con le singole osservazioni sulla base della conoscenza del lorocontenuto. IL REPORTAGE FOTOGRAFA LA VITA; UN MOSAICO SIFFATTO SAREBBE IL SUO RITRATTO.
14- Selezione
14- “Perché vuol diventare impiegato di commercio?” “Perché questo ramo mi piace”. “Quale specialità?” “Vetrinista”. “Perché proprio questa?”. “Perché è un lavoro facile e pulito”. (…) [Poi altre spiegazioni] Lavoro intellettuale, piacere di vendere, lavoro facile e pulito- [ma] non tutti i sogni si realizzano. In ogni caso non basta sentire la vocazione, bisogna anche essere eletti. Eletti dalle istanze che portano avanti il processo economico che le sollecita / 15- Le grandi banche e certe aziende commerciali e industriali concedono l’accesso ai campi elisi delle loro sezioni commerciali solo a coloro che hanno frequentato la scuola media superiore e preferiscono i giovani col diploma di maturità. (…) Tra i fortunati possessori del diploma di maturità molti restano limitati per tutta la vita a un’attività che potrebbe anche esercitare un diligente impiegato in possesso solo della licenza elementare; alla cultura elevata non corrisponde sempre una retribuzione elevata.
16- Intera personalità, uomo giusto al posto giusto: queste parole tratte dal vocabolario della defunta filosofia idealistica suscitano l’impressione che le prove di esame eseguite rappresentino la vera selezione di persone. (…) [Ma] i posti non sono professioni che siano fatte su misura per determinate ‘personalità’, ma posizioni nell’azienda che sono create secondo la necessità del processo di produzione e distribuzione. Solo negli strati più alti della gerarchia sociale comincia la vera personalità, che peraltro non deve più sottostare all’obbligo dell’esame.
17- Lo stesso spirito economico che organizza l’azienda in un modo sempre più razionale indubbiamente produce anche lo sforzo di RAZIONALIZZARE PERFETTAMENTE LA MASSA finora informe e disorganizzata degli uomini. [Secondo le prove psicologiche allestite dagli esperti] un impiegato di commercio è una cosa infinitamente più complicata di un operaio/ 20- [poi anche selezioni fisiche->corsa agli istituti di bellezza->] Moda ed economia collaborano una con l’altra.
23- Breve pausa per l’aerazione
25- Si sono convertite al lavoro meccanico vero e proprio soprattutto le grandi banche e le altre grandi aziende dove vale la pena di stanziare la grossa cifra richiesta dalla riorganizzazione. E’ quasi impossibile sopravvalutare i vantaggi che il procedimento meccanico comporta per un’azienda.(…) 26- (…) Grazie al lavoro meccanico investito negli strumenti meccanici coloro che li maneggiano possono fare a meno di conoscenze che un tempo erano indispensabili [la scuola di commercio ora è inutile: ora si pretende da questi solo una cosa: ] attenzione -> Le macchine costringono a portare anche il proprio cervello a un numero di giri corrispondente. (…) 27- [La Commissione Nazionale di Vigilanza per l’economia definisce come segue la razionalizzazione] “è l’applicazione di tutti i mezzi offerti dalla tecnica e dalla pianificazione per elevare il livello dell’attività economica , e quindi per incrementare la produzione di beni , diminuire il loro prezzo e migliorare anche la loro qualità”. (…) Nella definizione della commissione manca la parola ‘uomo’ [è scomparso il valore della personalità->] il campo di attività delle masse occupate nel lavoro meccanizzato è stato ristretto.(…) 29- Secondo l’ideologia dei datori di lavoro il piacere del lavoro è prevalentemente una questione d’interiorità [c’è chi parla di una felicità della monotonia in cui alcune persone si trovano bene e altre soffrono] / E’ certo che molte imprese soprattutto piccole e medie riluttano alla meccanizzazione . Ma proprio per questo una crescente concentrazione determinerà una crescente meccanizzazione del lavoro d’ufficio. (…) 31- “La macchina -mi dice un membro di un consiglio d’azienda- deve essere uno strumento di liberazione” [contro luddismo]Probabilmente ha sentito questa frase spesso nelle adunanze. Il fatto che sia consunta la rende più patetica che mai.
32- Azienda nell’azienda
33- Se di solito l’invenzione poetica segue la realtà, qui l’invenzione precede la realtà. Nelle opere di Franz Kafka è stata rappresentata una volta per tutte l’intricata grande azienda umana (…) [con] l’irraggiungibilità dell’autorità suprema. Il ricorso del piccolo borghese immiserito, che sembra mutuato da Kafka fin nelle parole, (…)indica con estrema precisione il tipico luogo che nella grande impresa moderna è occupato dal superiore medio, e cioè di regola il caporeparto. (…) 34- Ma dove stanno i signori dirigenti superiori, che hanno veramente la responsabilità dell’azienda? Anche il direttore, da cui dipende il caporeparto, si trova perlopiù in una posizione di dipendenza e si autodefinisce volentieri un impiegato , quando vuole farsi piccolo. Sopra di lui ci sono il consiglio di amministrazione e i rappresentanti delle banche, e il vertice della gerarchia si perde nell’oscuro cielo del capitale finanziario. I sommi sono così lontani che non vengono più toccati dalla vita delle regioni inferiori. (…) 35- ‘Ciclista’ è un diffuso soprannome per certi graduati – che curvano la schiena davanti a chi sta in alto e pigiano in giù sui loro sottoposti. [ORGANIZZAZIONE MILITARE (= GERARCHICA) DELL’AZIENDA dove le lagnanze devono essere presentate per via rigidamente gerarchica].
38- Ogni perfezionamento ha anche il senso e lo scopo di far avanzare i perfezionati. In realtà le chances di avanzamento sono scarse. (…) Gli impiegati di un’anzienda non riescono quasi mai a scalare la vetta. (…) 39- Una superiore ‘camorra’ “cui si appartiene per nascita, per le relazioni sociali, per le raccomandazioni di alti funzionari e di clienti importanti” [una carriera avvenuta senza l’appoggio di nessuno è un’immagine illusoria]. Anche ammesso che le masse impiegatizie della generazione post-belllica fossero veramente così ottuse [senza interesse a perfezionarsi e senza desiderio di assumersi responsabilità] come si afferma, lo sarebbero non da ultimo perché devono lavorare in gran parte in condizioni che le rendono ottuse. Perché sono sempre più stordite con mezzi di diversione e narcotici di ogni specie di cui parleremo ancora. Perché la coscienza delle loro scarse prospettive , che dovrebbero essere una conseguenza dell’indolenza di cui sono accusate, in realtà uccide prematuramente ogni ambizione in molti di loro, e non nei peggiori.
41- Ah, quanto presto…
41- Oggi il limite di età nel mondo economico è decisamente sceso e i molti quarantenni che ottimisticamente credono di vivere ancora purtroppo economicamente sono già morti. [Riduzione del personale e licenziamenti]. /45- Sono proprio gli impiegati di banca, e soprattutto le persone di età avanzata, a soffrire per l’insicurezza della propria vita. [48- Idolatria della giovinezza] /49- Se la vecchiaia è detronizzata la giovinezza ha vinto, ma ha anche perso la vita. Nulla caratterizza più il fatto che non si diventa padroni di essa che il gioco di rincorrere la giovinezza, che è un fatale malinteso chiamare vita. (…) L’organizzazione aziendale razionalizzata favorisce questo malinteso. [50-Pro progammazione alleggerimento di tutto il mercato del lavoro]
51- Officina riparazioni
51-53-[Consigli d’azienda e tribunale del lavoro] / 53– Ci si deve liberare dal pregiudizio che in sostanza l’uomo è determinato solo dai grandi eventi. In modo più profondo e durevole lo influenzano le piccole catastrofi di cui è fatta la vita quotidiana, ed è certo che il suo destino è legato soprattutto alla successione di questi mini-eventi. (…) 55- Angherie, usanze, rapporti economici e situazioni sociali non vengono tanto documentati nel corso delle trattative, quanto vi si mettono in evidenza da soli. (…) Se le lagnanze non sono intercettate dalle organizzazioni finiscono davanti al tribunale del lavoro, che abitualmente impone il cambiamento di documenti problematici , richiamandosi allo stato di bisogno dei disoccupati./ 59- Gli uffici di collocamento ricordano stazioni di smistamento, con innumerevoli binari in cui i disoccupati sono spinti avanti e indietro come vagoni.(…) 60- Chi si aggira per qualche tempo negli uffici di collocamento , vede dei prodotti di scarto che durante le visite ufficiali attraverso il mondo economico non sono praticamente mai mostrati,
62- Piccolo erbario
62. Oggi gli impiegati vivono raggruppati in masse la cui esistenza, soprattutto a Berlino e nelle altre grandi città, assume sempre più una fisionomia unitaria. Rapporti di lavoro uniformi e contratti collettivi condizionano il taglio dell’esistenza, che inoltre, come mostreremo, è soggetta all’influenza uniformatrice di potenti forze ideologiche. Tutti questi condizionamenti hanno innegabilmente determinato la nascita di certi tipi standard di commesse, impiegati di case di confezioni, stenodattilografe ecc. che nei settimanali illustrati e nei cinematografi vengono rappresentati e insieme allevati. Sono entrati nella coscienza generale, che si forma la sua immagine complessiva del nuovo ceto impiegatizio secondo il loro modello. Il problema è se l’immagine corrisponde esattamente alla realtà. [Corrispondono solo in parte per lo scontro tra le necessità economiche attuali con una materia vivente che è loro estranea] La vita dei ceti proletari e in genere degli strati ‘inferiori’ non si adegua senz’altro alle esigenze dell’economia razionalizzata.
63 –[Il tipo chic -vs uomo di sostanza-, elegante conversatore, che si presenta dai clienti con l’automobile della ditta. Lo scopo della vita è diventare gentiluomini, entrare a far parte della classe superiore -> con un misto di furberia, meschinità e sentimento.]
64- La banalità della vita quotidiana scompare e tutti i presenti si inebriano del godimento di una vita più bella. [Sala da ballo con la banda, operai, avventizi, vedove a buon mercato e prostitute-> non erano più repressi impiegati d’ufficio , ma vere e proprie forze elementari che si scatenavano e si soddisfacevano in modo piuttosto disinibito] / 65- [Personaggi alla E.T.A. Hoffman da cui spirano forze decomposte che non hanno trovato una via d’uscita nell’ambito dell’ordinamento esistente] La giovane generazione che cresce negli ampi strati situati tra il proletariato e la borghesia si adatta più o meno facilmente al corso delle cose. Molti si lasciano manovrare senza saperlo, e partecipano senza neanche sospettare di non essere nel numero /66- Concetti morali ereditati, immagini religiose, superstizione e saggezza tradizionale di squallide stanze – tutto questo influisce e si getta anacronisticamente contro il modo di vita dominante. [libertà sessuale e odierna e fanatismo di lavoro in un’organizzazione di impiegati] 69- [‘Bohéme’ impiegatizia :] Ragazze che vengono nella grande città in cerca di avventure e che attraversano come comete il cielo degli impiegati. La loro carriera è imprevedibile e neanche il migliore astronomo può sapere se finiranno sulla strada o sul talamo nuziale.
70- Senza formalismi, con livello
70- [Pro politica attiva del personale] da cui deriva lo sforzo della maggior parte delle grandi aziende , di formare, dalla massa dei loro dipendenti, una comunità che sia legata all’azienda e faccia tutt’uno con essa.
72- Come dall’organo elettrico si sprigionano vecchie melodie dimenticate da tempo, così sulla base dell’economia moderna si formano forme patriarcali di vita. Mentre i rapporti di lavoro dovrebbero essere il frutto di giuste relazioni umane, viceversa la razionalizzazione produce un neopatriarcalismo che vuole creare queste relazioni a posteriori. (…) Attraverso lo sport alla conquista della personalità. (…) Molte grandi aziende non esitano a destinare a fini sportivi cifre anche cospicue. (…) Che le truppe portino il nome delle aziende non è la peggiore reclame, e nello stesso tempo aumenta l’attaccamento all’azienda, che è anche rafforzato indirettamente da società corali o musicali. Al fine di un suo ulteriore approfondimento hanno luogo a spese della ditta, serate mondane, feste estive in grande stile e gite in battello. Il piacere dionisiaco consolida i legami. (…) Dunque, se non si mira alla comunità aziendale in senso stretto, le sorgenti di forza del collettivo, devono almeno zampillare per la prosperità della ditta. Fra gli estremi ci sono dei casi intermedi.[manifestazioni comunitarie]
76- Le associazioni sportive assomigliano a pattuglie avanzate che hanno il compito di assoggettare una zona non ancora occupata- le anime degli impiegati.
77- Negli ambienti dell’organizzazione sindacale degli impiegati domina la convinzione che le associazioni sportive aziendali non servano in primo luogo all’irrobustimento fisico, ma abbiano lo scopo di distrarre dall’interesse sindacale.
78- Tra vicini
78- “Anche se oggi gli strati intermedi della società capitalistica condividono già le sorti del proletariato (…) tuttavia la loro maggioranza non ha ancora rinunciato alla loro ideologia borghese” [Scrive un economista] (…) perfettamente in accordo con l’esperienza teorizzata da Marx secondo cui la sovrastruttura si adatta più lentamente allo sviluppo della struttura determinato dalle forze produttive. LA POSIZIONE DI QUESTI CETI NEL PROCESSO ECONOMICO E’ CAMBIATA, LA LORO CONCEZIONE DELLA VITA È RIMASTA [LA STESSA]. Essi alimentano una falsa coscienza / 79- Vorrebbero conservare delle distinzioni il cui riconoscimento cela la loro situazione: sono schiavi di un individualismo che sarebbe giustificato solo se essi potessero ancora plasmare il loro destino come singoli. Anche dove lottano nelle e con le organizzazioni, come lavoratori, per ottenere migliori condizioni di vita , spesso la loro esistenza reale è condizionata da quella migliore che hanno avuto in passato / Oggi la differenza tra impiegati pubblici e privati è data solo dalla diversa forma giuridica dell’impiego. (…) Ma alla fine si deve capire che nella maggioranza degli impiegati pubblici sopravvive l’idea del vecchio stato autoritario, dove essi incarnavano l’autorità.[prosopopea dell’impiegato pubblico]
80- Il bisogno di distinguersi dalla massa per qualche prerogativa , ancorché puramente immaginaria, che è caratteristica della borghesia tedesca , rende difficile la coesione e la solidarietà tra gli stessi impiegati privati.
81- [L’enorme riduzione del personale] ha solo scosso, ma non cancellato l’orgoglio di casta di questa aristocrazia [il lavoro bancario] (…) Essi possiedono ancora, in genere, una cultura superiore a quella delle categorie affini. L’affermazione della loro sovranità ha lo scopo di sostenere la loro coscienza di sé, aggredita e minacciata. (…) Tutte queste opposizioni si riducono a sfumature, se sono paragonate a quella che esiste tra operai e impiegati. Essa viene sentita come contrasto di classe, anche se nel punto decisivo e in larga misura non è più tale. Tengono a mantenerla non soltanto gli impiegati, che dovrebbero sapere meglio come stanno le cose, ma anche e più che mai gli operai che evidentemente non si sono accorti della loro scomparsa. Questo almeno è il giudizio di un funzionario sindacale bene informato, secondo cui la generale convinzione degli operai, che gli impiegati continuino a svolgere, all’interno della borghesia, lo stesso ruolo del passato, deriva dalla posizione eccentrica degli operai, che impedisce loro di vedere la disgregazione del mondo borghese. (…) Come è comprensibile, gli impiegati si sforzano di non compromettere la fede degli operai nella loro natura sovraterrena.
83-Separare coloro la cui unione potrebbe minacciarli è sempre stata la massima fondamentale di coloro che detengono il potere. [86- più intento di unificare l’élite].(…) I liberi sindacati degli impiegati lavorano alla demolizione del senso tradizionale di categoria, che impedisce alla maggioranza di coloro che lo posseggono di riconoscere la loro situazione attuale, e riesce facilmente a impedire la loro fusione con la classe operaia.
88- Asilo per senzatetto
88- [La vita dell’operaio dotato di coscienza di classe, per quanto marxista volgare, è coperta da concetti marxisti che gli dicono che cosa si vuol fare di lui] / La massa degli impiegati si distingue dagli operai perché è spiritualmente senza tetto. Per il momento non sa trovare la strada che lo porti tra i compagni, e la casa dei concetti e dei sentimenti borghesi che aveva abitato finora è crollata, perché lo sviluppo economico l’ha privata delle fondamenta. (…) Nulla caratterizza questa vita, che si può chiamare vita solo in un senso ristretto, come il modo e la maniera in cui le appare il valor [della vita]. Non è contenuto, ma lustro, apparenza brillante. Non lo raggiunge con il raccoglimento, ma nella distrazione. “Per quale motivo la gente va così spesso nei locali pubblici?” -dice un impiegato che conosco- “ma perché a casa si vive miseramente, ed essi vogliono partecipare della vita brillante”
89- [Le ragazze evitano i trattenimenti seri->] “Le conversazioni serie distraggono soltanto, e allontanano dall’ambiente che si vorrebbe godere”. Se vengono attribuiti effetti di distrazione a una conversazione seria, la distrazione è presa inesorabilmente sul serio / Gli impiegati spendono per il vitto meno di un operaio medio, in compenso danno più importanza ai bisogni culturali/ Ora la società provvede, consapevolmente, e probabilmente ancora di più inconsciamente, affinché questa domanda di beni culturali non porti a riflettere sulle radici della vera cultura, e quindi alla critica delle condizioni per cui essa è potente. Non ostacola l’impulso a vivere in modo brillante e disperso, lo promuove dove e come può. [il valore della vita svagata]
90 – [Case senza luce e contatti con persone di scarsa cultura tutti i giorni vs] nel grande magazzino l’impiegato soggiorna in ambienti luminosi, inondati di luce. (…) Ma la luce acceca, piuttosto che illuminare, e forse tutta la luce che negli ultimi tempi inonda le nostre città serve non da ultimo ad accrescere il buio. (…) Lo splendore dispensato ha sì lo scopo di incatenare le masse impiegatizie alla società, ma deve sollevarle solo precisamente di quel tanto che esse restino sicuramente ferme nel posto che è loro assegnato. /91- [Una scorribanda in un grande magazzino] cerca di inculcare nel cosiddetto ceto medio la convinzione che anche con un piccolo reddito si può salvare l’apparenza di appartenere alla società borghese, e quindi si hanno tutti i motivi per essere soddisfatti della propria condizione sociale.
92- Nei confronti delle masse il delicato linguaggio dei segni non basta. Dove confluiscono in grande misura, come a Berlino, sono creati veri e propri asili per i senza tetto. [Locali con cui con poco denaro si può sentire il soffio del gran mondo -> casermoni del piacere vs piccole mescite] 93- Nello stesso momento in cui le aziende vengono razionalizzate, quei locali razionalizzano il piacere delle folle impiegatizie. (…) In questi locali la massa è a casa propria. (…) ci si riscalda l’uno con l’altro, ci si consola tutti insieme del fatto che non si possa sfuggire alla quantità. [canzoni di successo, cartelloni con paesaggi->] È in rapporto con la monotonia che regna nelle aziende, il fatto che in tutti questi locali i panorami del XIX secolo tornino in auge,
95- Tutte le forme di svago sono in rapporto con le masse non organizzate degli impiegati. [spettacoli cinematografici, giornali e riviste illustrate]. (…) Se la magia delle immagini afferra le masse dall’interno, così lo sport, l’intera cultura fisica -che tra l’altro ha portato all’uso del weekend- è una forma fondamentale della loro esistenza. -> 97- La diffusione dello sport non rimuove i complessi [inserimento attivo nella massa], ma tra l’altro è anche un fenomeno di rimozione in grande stile; non promuove la trasformazione dei rapporti sociali , ma nel complesso è uno dei principali strumenti della spoliticizzazione.
99- Visto dall’alto
99- “Alle proprietà (…) di cui il ceto imprenditoriale oggi manca ancora in misura preoccupante appartiene l’autocoscienza; e con questo termine non intendo l’orgoglio personale del singolo, ma l’autocoscienza della categoria in quanto tale.” (Karl Lange) (…) Lange definisce questa autocoscienza come [un’autocoscienza fondata su una visione del mondo, senza questo fondamento di visione del mondo oggi nessun gruppo può affermarsi nella pubblica lotta]
100- La sussistenza del sistema attuale , che è considerato il migliore, è dunque fondata su determinate qualità materiali del ceto dirigente, ma non sulla specifica volontà di questo ceto dirigente di soddisfare le richieste delle masse. [La pianificazione economica come burocratizzazione vs fede nell’armonia prestabilita del sistema economico dominante_> 103 – Teoria della sovranità dell’impresa]
104- L’umanità non è dunque scopo, ma al massimo si produce come effetto secondario: (…) le aziende non funzionano per gli uomini che vi lavorano, ma caso mai li amministrano.
106- Da qualche tempo si è sviluppata in Germania, e soprattutto a Berlino una giovane intellettualità radicale che attacca il capitalismo , in riviste e libri, in maniera piuttosto violenta e uniforme. (…) [Ma di solito]si leva solo contro i casi estremi: la guerra, i madornali errori della giustizia, i tumulti di maggio… senza considerare la vita normale nel suo inappariscente orrore. (…) Stigmatizza certe degenerazioni vistose e dimentica la serie dei piccoli eventi di cui si compone la nostra vita sociale normale e di cui quelle degenerazioni che devono essere considerate come il risultato. Il radicalismo di questi radicali avrebbe un peso maggiore se penetrasse veramente nella struttura della realtà, invece di prendere le sue disposizioni dal piano nobile. Come può cambiare la vita quotidiana, se non la prendono in considerazione neanche coloro che avrebbero il compito di sommuoverla?
107- Cari colleghi e colleghe!
107- “Poiché oggi la professione non procura più alcun piacere (…) bisogna portare alla gente dei contenuti dall’esterno” [dice un dirigente sindacale]. (…) Tra questi rimedi ci sono l’arte, la scienza, la radio, e naturalmente lo sport. (…) [Ma] se i sindacati da un lato caldeggiano un’organizzazione razionale della vita economica , che dia all’attività del singolo un significato a lui comprensibile, essi sono allora poco coerenti, quando vogliono fornire alla coscienza contenuti che non cambiano il suo rapporto col lavoro meccanico. (…) Quell’opinione secondo cui gli svantaggi della meccanizzazione devono essere eliminati con l’aiuto di contenuti spirituali che vengono infusi come medicine a sua volta è un’espressione della reificazione contro i cui effetti è diretta / 109- Il desiderio di estirpare la letteratura dozzinale [e pornografica] col giorno del libro rivela quella mancanza di contatto con i contenuti onde al contenuto non si arriva affatto /110- Esiste il pericolo che i portavoce della volontà di progresso sociale assomiglino a limitati provinciali la cui struttura mentale è più borghese di quelli dell’avanguardia borghese; in altre parole che non siano capaci di sostenere in modo veramente completo i loro scopi.
112- [Il collettivo si fonda sulla conoscenza vs impresa privata dell’imprenditore] L’uomo che sta solo di fronte alla morte, non entra nel collettivo che vorrebbe ergersi a scopo finale. Non lo forma la comunità in quanto tale ma la conoscenza , attraverso la quale può nascere anche la comunità. L’atteggiamento dottrinario con cui le associazioni degli impiegati peccano non di rado contro la realtà umana conferma, indirettamente, che il collettivo come tale è una costruzione falsa. Ciò che importa non è che le istituzioni siano cambiate, è che gli uomini cambino le istituzioni.