Saggi sparsi (2021)

68- Quel genere letterario concavo, femminile, YIN, duttile e infinitamente versatile che è lo ZAUEN, il ‘saggio sparso’ per Lu Xun, strumento che si è forgiato e che ha portato a perfezione ineguagliata, trova nei saggi di Ji Chang un indubbio precedente. Se guardiamo alle sue opere nessuna nasce con intento propositivo ma tutte si contrappongono a tesi e opere di cui perseguono la confutazione; è un pensiero che si definisce per negazioni successive. /L’unico lavoro di carattere assertorio [di Ji Chang] è il saggio NUTRIRE LA VITA, e non a caso quando vuole affermare la tesi della possibilità di raggiungere artificialmente l’immortalità, con rigore logico, ne sortisce una strenua tensione paradossale.

70- [la complessità delle] valenze di dissidenza non puramente distruttiva né meramente misticheggiante della guerra, pur persa in partenza, che Ji Chang combatte contro il potere e contro i letterati ‘divenuti unghie e denti del principe’ (…) / Paul Nizan,che potrebbe essere il suo doppio simbolico nella cultura occidentale, li avrebbe chiamati ‘cani da guardia’. In realtà la lotta di Ji Chang e dei suoi amici è la punta emergente di un iceberg: è un sintomo, una voce che interpreta parte di quel continente silenzioso del ‘non detto’ che Lu Xun chiamerà: Cina senza suono, Cina senza voce, Cina muta. O Cina silenziosa. [E’ lo sguardo di Lu Xun sulla storia, che è appunto volto a percepire ciò che è espunto o tralasciato (Cfr. il suo penultimo saggio, ANCHE QUESTA E’ VITA)]

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