Delle due cose -il voto e il denaro- confesso che il denaro mi sembrava infinitamente più importante (1929)

13-I

25- Dobbiamo dare colpa alla guerra? Quando i cannoni spararano, nell’agosto del 1914, poteva già leggersi sui volti degli uomini la morte del romanticismo? (…) Ma non importa di chi fosse la colpa, il fatto è che l’illusione di Tennyson e Christina Rossetti a cantare così appassionatamente l’arrivo dei loro amori è assai più rara adesso di quanto non fosse in quei tempi.

31- Ma in che cosa perdevano tempo le nostre madri, queste madri che non ci avevano lasciato un soldo? A incipriarsi? A guardare le vetrine dei negozi? A pavoneggiarsi sotto il cielo di Montecarlo? Sulla mensola del camino c’era una fotografia. La madre di Mary -era il suo ritratto- sarà forse stata una sciupona nelle sue ore libere (ebbe tredici figli da suo marito, un pastore protestante), ma se le cose fossero andate veramente così, la sua vita gaia e le sue dissipazioni non avrebbero lasciato traccia del piacere, sul suo volto.

35-II

35- La visita a Oxbridge, la colazione e il pranzo avevano fatto sorgere in me uno sciame di domande. Perché gli uomini bevono vino e le donne acqua? Perché un sesso era così prospero e l’altro così povero? Quale può essere l’effetto della povertà sul romanzo? Quali sono le condizioni necessarie per la creazione di un’opera d’arte?(…) Ma bisognava conoscere le risposte, non le domande; e queste si potevano avere soltanto consultando i saggi, liberi da pregiudizi, coloro i quali vivono al di sopra dei conflitti verbali e delle confusioni corporali e hanno fatto pubblico il risultato dei loro ragionamenti e delle loro indagini in altrettanti libri che si si trovano senz’altro nel British Museum. Se la verità non si trova negli scaffali del British Museum, mi domandavo mentre prendevo un quaderno e una matita, dove mai si trova la verità?

42- [La rabbia] mi rimandava inconfondibilmente al singolo libro, alla singola frase, che aveva svegliato il demone [della rabbia]; era quell’affermazione del professore sull’inferiorità mentale, morale e fisica delle donne. Il mio cuore aveva fatto un balzo; le mie guance si erano accese; ero diventata rossa dalla rabbia. (…) A nessuno piace che gli dicano di essere, per propria natura, inferiore a un ometto -e guardavo lo studente accanto a me- il quale respira con difficoltà, porta una cravatta volgare, e non si è fatto la barba da una quindicina di giorni.

43- Il più transitorio visitatore su questo pianeta, pensavo, dopo aver guardato questo giornale, non potrebbe non capire, anche da queste sconnesse testimonianze, che in Inghilterra vige un regime patriarcale. Nessuno potrebbe non accorgersi del predominio del professore. Il potere, il denaro e l’influenza sono suoi.

44- Tranne il tempo, [il professore] sembra controllare tutto. Eppure è arrabbiato. Capivo che era arrabbiato da un particolare. Quando leggevo ciò che ha scritto sulle donne, non potevo pensare a quello che diceva, ma soltanto a lui stesso. (…) O forse la collera, mi domandavo, non sarà lo spirito inserviente, il famulo del potere? I ricchi spesso si arrabbiano perché sospettano che i poveri vorrebbero derubarli della loro ricchezza. I professori, o patriarchi come sarebbe esatto chiamarli, potrebbero essere arrabbiati per la stessa ragione, in parte; ma anche per un’altra ragione, un po’ meno evidente. Probabilmente, quando il professore insisteva, enfaticamente, sull’inferiorità delle donne, stava pensando non alla loro inferiorità, bensì alla propria superiorità. Era questo che egli difendeva , forse con troppo calore e troppa enfasi, perché per lui è un gioiello senza prezzo. La vita, tanto per un sesso quanto per l’altro, (…) è ardua, è difficile, una lotta continua.

46- Questo spiega in parte il bisogno delle donne che spesso sentono gli uomini. E spiega perché essi non tollerano la critica della donna. (…) giacché se una donna comincia a dire la verità, la figura [dell’uomo] nello specchio rimpicciolisce; l’uomo diventa meno adatto alla vita. (…) [Gli uomini] iniziano la loro giornata fiduciosamente, incoraggiati, convinti di essere desiderati in casa dalla signorina Smith; quando entrano in una stanza si dicono: sono superiore alla metà dei presenti.

47- La notizia della mia eredità [da mia zia Mary Beton] mi giunse una sera, in quei giorni in cui ancora si discuteva la legge che avrebbe concesso il voto alle donne. La lettera di un avvocato cadde dalla buca delle lettere; aprendola scoprii che mia zia mi aveva lasciato cinquecento sterline l’anno, per sempre. Delle due cose -il voto e il denaro- confesso che il denaro mi sembrava infinitamente più importante. (…) 49- Invero, l’eredità di mia zia mi svelava il paradiso [il cielo aperto vs l’immagine del duca di Cambridge]

51-III

53- [La donna è] un essere molto strano e composito. Immaginativamente, la sua importanza è estrema: praticamente la sua insignificanza è totale. Ella pervade la poesia, da una copertina all’altra; invece dalla storia è assente. / ‘Rimane il fatto strano e quasi inspiegabile che nella città di Atene, dove le donne erano tenute in una clausura quasi orientale, in qualità di odalische o di serve, il teatro abbia prodotto personaggi come Clitennestra e Cassandra, Atossa e Antigone, Fedra e Medea e tutte le altre eroine che dominano le tragedie del ‘misogino’ Euripide’ (F. L. Lucas, Tragedy)

60- ‘La massima gloria di una donna è di far si che non si parli di lei’ disse Pericle, un uomo di cui si è parlato abbastanza, in quanto la pubblicità nelle donne è abominevole. L’anonimia scorre nel loro sangue. Il desiderio di nascondersi dietro un velo è ancora abbastanza vivo in loro. Nemmeno oggi esse sono solite preoccuparsi, come gli uomini, dello stato di salute della loro fama.

61- Da tutta la moderna letteratura di confessione e di analisi personale [= parlare del proprio stato d’animo: Shakespeare non lo faceva, nel Settecento si è cominciato con Rousseau, nell’Ottocento la consapevolezza degli scrittori si è sviluppata] si deduce che scrivere un’opera di genio è quasi sempre un’impresa di prodigiosa difficoltà.

68-IV

74- Ma tornando ad Aphra Behn; ella dimostrò che si poteva guadagnare denaro con la penna (…) l’attività letteraria divenne praticamente importante. Il marito poteva morire, oppure qualche disastro poteva sconvolgere la famiglia. A mano a mano che il Settecento avanzava, centinaia di donne cominciarono a pagarsi le loro piccole spese con questo sistema, a contribuire alle spese della casa traducendo, oppure scrivendo innumerevoli cattivi romanzi, dei quali nemmeno nei libri scolastici si trova oggi un cenno.

78- [Jane Austen non si preoccupava di nascondere il romanzo quando arrivava qualcuno]

84- Eppure sono i valori maschili a prevalere. Parlando grossolanamente, il calcio e lo sport sono ‘importanti’; l’adorazione della moda, l’acquisto di vestiti, ‘triviali’. E questi valori vengono inevitabilmente trasferiti dalla vita al romanzo. Questo è un libro importante, suppone il critico, perché tratta di guerra. Questo è un libro insignificante, perché si occupa dei sentimenti delle donne in salotto.

89- V

96- Cominciai a pensare a tutti quei grandi uomini [Goethe, Sterne, Voltaire ecc.] i quali per una ragione o per l’altra ammiravano certe persone del sesso opposto, le cercavano, vivevano con loro, si fidavano di loro e dimostravano ciò che si potrebbe chiamare una specie di bisogno o dipendenza nei riguardi di quelle persone. Che tutte quelle relazioni fossero assolutamente platoniche non vorrei affermarlo (…) Ma sarebbe altamente ingiusto, per questi uomini illustri, dire che da queste relazioni essi non traevano altro che svaghi, lusinghe e piaceri del corpo.

105-VI

107- E dilettantisticamente mi misi ad abbozzare uno schema dell’anima, secondo il quale in ognuno di noi presiedono due forze, una maschile e una femminile, e nel cervello dell’uomo l’uomo predomina sulla donna e nel cervello della donna la donna sull’uomo. Lo stato più normale e più comodo è quello in cui queste due forze vivono insieme e in armonia, cooperando spiritualmente. (…) Forse voleva dire questo Coleridge, quando osservò che una mente superiore è androgina. Ed è appunto quando ha luogo questa fusione che la mente diventa pienamente fertile e può far uso di tutte le sue facoltà.

119- Perché non ho alcuna intenzione di confinarvi nel romanzo [Virginia Woolf sta parlando a studentesse di due scuole femminili universitarie]. Se volete farmi piacere- e ci sono migliaia di lettori come me- dovete scrivere libri di viaggi e di avventure, di scienza e di filologia, di storia e di biografia, di critica e di filosofia e di sociologia. In questo modo ne trarrà vantaggio l’arte del romanzo. I libri, chissà come, si influenzano tra di loro. Il romanzo sarà di molto migliorato dalla compagnia della poesia e della filosofia. D’altronde, se considerate qualunque grande figura del passato, Saffo, la Murasaki, Emily Brontë, scoprirete che è sempre l’erede di una tradizione, oltre a essere l’inizio di una nuova tradizione, e la sua figura letteraria ha potuto esistere perché le donne avevano preso l’abitudine di scrivere con naturalezza.

Rispondi