Non ebbe scrupoli a vincere con la frode quando gli era possibile; perché ei diceva che la vittoria, non el modo della vittoria, ti arrecava gloria (1503-1520)

Ritratto di cose di Francia

24- La natura de’ Franzesi è appetitosa di quello d’altri: di che, di poi, insieme col suo e di quello d’altri è prodiga. E però el Franzese ruberia con lo alito, per mangiarselo, e mandarlo male, e goderselo con colui a chi lo ha rubato; natura contraria alla spagnuola, che di quello che ti ruba mai ne vedi niente / Teme assai la Francia degli Inghilesi, per le grandi incursioni e guasti che anticamente hanno dato a quel reame; in modo che ne’ populi qul nome inghilese è formidabile, come quegli che non distinguono che la Francia è oggi condizionata altrimenti che in quelli tempi; perché è armata ed esperimentata e unita, e tiene quegli stati in su che gl’Inghilesi facevano loro fondamento , come era un ducato di Brettagna e di Borgogna; e per lo apposito gli Inghilesi non sono disciplinati, perch’è tanto che non ebbono guerra che, degli uomini che vivono oggi non è chi mai abbi visto inimico in viso; e poi li è mancato chi li accosti in terra, dallo arciduca in fuori.

La vita di Castruccio Castracani da Lucca. Descritta da Niccolò Machiavelli e mandata a Zanobi Buondelmonti e a Luigi Alemanni suoi amici

47- Tornato adunque in Lucca Castruccio, assai più stimato che al partir suo non era, non mancava, in quanto a lui era possibile, di farsi amici, osservando tutti quelli modi che a guadagnarsi uomini sono necessari. Ma sendo venuto Messer Francesco Guinigi a morte, e avendo lasciato uno suo figliolo di età di anni tredici, chiamato Pagolo, lasciò tutore e governatore dei suoi beni Castruccio, avendolo innanzi al morire fatto venire a sé e pregatolo che fussi contento allevare el suo figliolo con quella fede che era stato allevato egli, e quegli meriti che e’ non aveva potuto rendere al padre, rendesse al figliolo. Morto pertanto Francesco Guinigi, e rimaso Castruccio governatore e tutore di Pagolo, accrebbe tanto in reputazione e potenzia, che quella grazia che soleva avere in Lucca si convertì in parte in invidia; talmente che molti, come uomo sospettoso e che avessi l’animo tirannico , lo calunniavano.

59 – [Un altro precetto politico:] Sendo pertanto gli impreparati assaltati dai preparati e ordinati, con grande animo li spinsono, e quelli con fatica resisterono.

61- Ma perché in queste cose [a dimostrazione di quanto siano di difficile riuscita le congiure], se il poco numero è sufficiente al segreto, non basta alla esecuzione, mentre e’ cercava di ridurre più uomini a suo proposito, trovò chi questo suo disegno scoperse a Castruccio. Né passò questa rivelazione senza infamia di Bonifacio Cerchi e Giovanni Guidi fiorentini, i quali si trovavano confinati a Pisa ; onde posto le mani addosso a Benedetto, lo ammazzò, e tutto el restante di quella famiglia mandò in esilio, e molti altri nobili cittadini decapitò.

63- [Castruccio giudicava] lo officio di uno buono capitano essere montare il primo a cavallo e l’ultimo a scenderne (…) [Castruccio morente parla a Pagolo Guinigi] Ma la fortuna che vuole essere arbitra di tutte le cose umane, non mi ha dato tanto giudicio ch’io l’abbia potuta prima conoscere [= tanta acutezza d’ingegno da poterla prevedere]; né tanto tempo che io l’abbi potuta superare. / 66- Io ti lascio dunque un grande stato; di che io sono molto contento; ma perché io te lo lascio debole e infermo, io ne sono dolentissimo. E’ ti rimane la città di Lucca , la quale non sarà mai bene contenta di vivere sotto lo imperio tuo. Rimanti Pisa, dove sono uomini di natura mobili e pieni di fallacia; la quale ancora che sia usa in vari tempi a servire, nondimeno sempre si sdegnerà di avere uno signore lucchese. Pistoia ancora ti resta, poco fedele, per esser divisa, e contro al sangue nostro dalle fresche ingiurie irritata. Hai per vicini e’ Fiorentini, offesi e in mille modi da noi  ingiuriati e non spenti.

67- Fu adunque Castruccio, per quanto si è dimostro, uno uomo non solamente rara ne’ tempi sua, ma in molti di quegli che innanzi erano passati. (…) Era grato agli amici, agli inimici terribile, giusto con i sudditi. Infedele con gli esterni [= Mancò di fede soltanto con gli stranieri]; né mai potette vincere per fraude, che e’ cercasse di vincere per forza. [= non ebbe scrupoli a vincere con la frode quando gli era possibile]; perché ei diceva che la vittoria, non el modo della vittoria, ti arrecava gloria.

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