Il Capitale di Marx, Libro III, Tomo 3. Il lavoro isolato crea una classe di barbari, che è per metà al di fuori della società, che unisce la rozzezza delle forme sociali primitive con tutti i dolori e la misére dei paesi civilizzati

Sintesi degli appunti di ChatGPT

Il terzo tomo del Libro III porta a compimento l’analisi delle forme nelle quali il plusvalore prodotto nel processo capitalistico si distribuisce tra le diverse classi della società. Il punto di partenza è soprattutto la rendita fondiaria, attraverso la quale Marx può finalmente considerare insieme le tre grandi classi che costituiscono la cornice della società moderna: operai salariati, capitalisti e proprietari fondiari.

La proprietà fondiaria e la trasformazione del plusprofitto in rendita

La rendita fondiaria rappresenta la forma economica nella quale la proprietà della terra viene valorizzata. Il proprietario concede all’affittuario l’uso del terreno e riceve periodicamente una rendita, sia che si tratti di terreno agricolo, edificabile, minerario, boschivo o destinato alla pesca.

Occorre però distinguere la terra in quanto tale dagli investimenti di capitale incorporati nel terreno. Canali, opere di bonifica, miglioramenti chimici o costruzioni possono aumentare la produttività della terra, ma l’interesse sul capitale impiegato in questi miglioramenti non coincide con la rendita pagata per l’uso del suolo stesso. Il progresso sociale tende tuttavia a incorporarsi nel terreno e ad aumentarne il valore, permettendo così al proprietario di appropriarsi dei risultati di uno sviluppo al quale non ha contribuito. È questo, secondo Marx, uno dei segreti del progressivo arricchimento della proprietà fondiaria.

Il prezzo della terra costituisce inoltre una categoria particolare, perché la terra, non essendo prodotto del lavoro, non possiede valore nel senso proprio del termine. Quello che viene acquistato è in realtà il diritto a percepire la rendita futura: il reddito fondiario viene capitalizzato, trasformandosi nel prezzo della terra. Analogamente, anche cose che non hanno valore perché non sono riproducibili mediante lavoro — per esempio determinate opere d’arte — possono avere un prezzo se sono monopolizzabili e alienabili.

L’ammontare della rendita tende a svilupparsi insieme alla società. Crescono il mercato e la domanda dei prodotti agricoli e contemporaneamente aumenta la richiesta di terra per molteplici attività. In questo modo la proprietà fondiaria acquista la capacità di appropriarsi di una parte crescente del plusvalore prodotto socialmente, pur senza partecipare direttamente alla sua produzione.

Rendita differenziale

La prima grande forma analizzata è la rendita differenziale. Il punto di partenza è il plusprofitto. Alcuni capitali possono produrre in condizioni più favorevoli rispetto alla media e conseguire quindi un profitto superiore al profitto normale.

L’esempio della cascata chiarisce il meccanismo. Un’impresa che dispone di una cascata come forza motrice può produrre a costi inferiori rispetto a un’impresa che utilizza mezzi ordinari. Ma, diversamente dai vantaggi derivanti da una macchina migliore o da una superiore organizzazione produttiva, la cascata è una forza naturale che non può essere riprodotta e messa liberamente a disposizione di tutti i capitali. Quando essa è monopolizzata dal proprietario del terreno, il plusprofitto derivante dal suo uso può essere appropriato dal proprietario stesso e trasformarsi in rendita fondiaria.

Nell’agricoltura questa differenza deriva principalmente da due fattori: la fertilità e la posizione dei terreni rispetto ai mercati e alle vie di comunicazione. Capitali uguali applicati a terreni differenti possono quindi produrre quantità differenti di prodotto. È questa la base della rendita differenziale I.

Il meccanismo determina una conseguenza sociale importante. Poiché il prezzo di mercato viene regolato dalle condizioni necessarie per produrre la quantità complessivamente richiesta, i terreni più favorevoli possono realizzare un plusprofitto. In una società organizzata consapevolmente, osserva Marx nei tuoi appunti, il prodotto agricolo non sarebbe pagato dalla società a un prezzo superiore al lavoro effettivamente contenuto in esso; verrebbe quindi meno la base economica di una classe di proprietari fondiari. Ciò che attualmente costituisce un costo aggiuntivo per la società consumatrice diventa infatti un vantaggio per i proprietari terrieri.

Alla rendita differenziale I si aggiunge la rendita differenziale II. In questo caso non si confrontano soltanto capitali uguali investiti in terreni differenti, ma successivi investimenti di capitale sullo stesso terreno. È il passaggio dalla coltura estensiva alla coltura intensiva, cioè dalla distribuzione del capitale su appezzamenti diversi alla concentrazione di quantità crescenti di capitale sul medesimo appezzamento.

Con lo sviluppo dell’agricoltura e l’aumento del capitale investito nella terra possono quindi aumentare sia la rendita per unità di superficie sia la massa complessiva delle rendite. Da qui deriva quella che Marx descrive come la straordinaria vitalità economica della classe dei grandi proprietari: essa può beneficiare degli investimenti effettuati da altri sul terreno e appropriarsi sotto forma di rendita dei risultati dello sviluppo produttivo.

La rendita assoluta

La rendita differenziale non risolve però l’intero problema. Rimane da spiegare perché anche il terreno peggiore, privo di vantaggi relativi di fertilità o posizione, possa pagare una rendita.

Qui entra in gioco la rendita assoluta. La sua premessa è la proprietà privata della terra, che costituisce un limite alla libera penetrazione del capitale nell’agricoltura. Nel capitalismo si presuppone infatti la separazione tra terra e capitale e quindi tra proprietario fondiario e affittuario capitalistico. Il proprietario si presenta al capitalista come una forza autonoma che può impedirgli l’accesso alla terra se non viene corrisposto un tributo.

La questione è collegata alla differenza tra valore e prezzo di produzione. Il fatto che i prodotti agricoli possano essere venduti al di sopra del loro prezzo di produzione non significa necessariamente che vengano venduti al di sopra del loro valore. Se nell’agricoltura la composizione organica del capitale è inferiore alla media, una quota relativamente maggiore del capitale è costituita da capitale variabile e quindi da lavoro vivo, fonte del plusvalore. La proprietà fondiaria può ostacolare il completo livellamento di questo plusvalore attraverso la concorrenza e permettere che una parte dell’eccedenza sul profitto medio venga appropriata sotto forma di rendita.

Rendita differenziale e rendita assoluta costituiscono dunque le due forme normali della rendita. Al di fuori di esse può esservi un vero e proprio prezzo di monopolio, determinato non dal valore o dal prezzo di produzione ma dal desiderio e dalla capacità di pagamento degli acquirenti. È il caso, per esempio, di un vino eccezionale producibile soltanto in quantità limitata.

La rendita non riguarda inoltre soltanto l’agricoltura. Lo stesso principio opera nelle miniere, nelle cascate, nelle riserve di pesca e nei terreni edificabili: ovunque una forza naturale monopolizzabile permetta a chi la utilizza di ottenere un plusprofitto, può sorgere una rendita. Nella rendita edilizia appare con particolare evidenza il carattere della proprietà fondiaria come tributo imposto per il diritto di occupare una parte della terra.

Il prezzo della terra nasconde questo rapporto perché la rendita capitalizzata appare all’acquirente come semplice rendimento del capitale speso per acquistare il terreno. Ma ciò non spiega l’origine del diritto alla rendita: quel diritto deve già esistere affinché possa essere venduto. Per questo Marx paragona il meccanismo, nei tuoi appunti, all’acquisto di uno schiavo: il prezzo pagato non crea il titolo di proprietà, ma presuppone l’esistenza di quel titolo.

Da un punto di vista superiore, la stessa proprietà privata della terra appare perciò assurda quanto la proprietà di un uomo su un altro uomo. Nemmeno un’intera società può considerarsi proprietaria definitiva della terra: gli uomini ne sono soltanto possessori e usufruttuari e dovrebbero trasmetterla migliorata alle generazioni successive.

La genesi storica della rendita

Marx passa quindi dall’analisi logica della rendita capitalistica alla sua genesi storica.

Nelle società precedenti il rapporto di sfruttamento appare in forme molto più immediate. Nella rendita in lavoro il produttore diretto lavora una parte del proprio tempo sul terreno del proprietario: il pluslavoro appare quindi apertamente come lavoro forzato destinato a un terzo. Il rapporto di dominio è immediatamente visibile.

Con la rendita in prodotti il produttore acquista maggiore autonomia. Non lavora più necessariamente sotto la sorveglianza diretta del proprietario, ma deve consegnargli una parte del prodotto. La coercizione personale tende quindi a essere sostituita da rapporti più stabili, tradizionali e giuridicamente definiti.

Un ulteriore sviluppo conduce alla rendita in denaro. Il produttore deve ormai trasformare una parte del proprio prodotto in merce per procurarsi il denaro necessario al pagamento. Il rapporto tradizionale si trasforma progressivamente in un rapporto monetario e contrattuale.

Questa trasformazione produce contemporaneamente differenziazioni all’interno della popolazione rurale. Si forma uno strato di giornalieri nullatenenti che vende il proprio lavoro per denaro, mentre alcuni contadini tributari si arricchiscono, cominciano a impiegare questi lavoratori e costituiscono così il vivaio degli affittuari capitalisti. La rendita cambia definitivamente natura quando il capitale sottomette direttamente il lavoro agricolo e il profitto diventa la forma normale del plusvalore.

Il significato storico generale di queste trasformazioni è condensato in una delle osservazioni centrali dei tuoi appunti: è nel rapporto diretto fra i proprietari delle condizioni di produzione e i produttori diretti che bisogna cercare il «fondamento nascosto» dell’intera struttura sociale e anche delle forme politiche della sovranità e della dipendenza.

La piccola proprietà contadina

Accanto alla grande proprietà Marx considera la proprietà parcellare, nella quale il contadino possiede il terreno e lavora direttamente per sé e per la propria famiglia.

Questa forma ha avuto storicamente una funzione importante. È stata il fondamento economico delle epoche migliori dell’antichità classica ed è ricomparsa nell’Europa moderna con la dissoluzione della proprietà feudale. Essa può costituire una base per l’indipendenza personale del produttore.

Ma presenta limiti strutturali. La dispersione dei piccoli produttori impedisce lo sviluppo delle forme sociali del lavoro, la concentrazione dei capitali, l’allevamento su larga scala e l’applicazione sistematica della scienza alla produzione agricola. Inoltre il denaro impiegato dal contadino per acquistare il terreno non costituisce capitale produttivo agricolo: sottrae quindi risorse alla produzione. Anche il credito funziona diversamente, perché le sue leggi generali presuppongono produttori che operino già come capitalisti.

La critica della piccola proprietà finisce così per diventare critica della stessa proprietà privata della terra come ostacolo a un’agricoltura razionale. Ma Marx non contrappone semplicemente a essa la grande proprietà capitalistica. Entrambe presentano un carattere distruttivo.

Nella piccola proprietà prevalgono isolamento, arretratezza e insufficienza delle condizioni materiali e scientifiche della produzione; nella grande agricoltura capitalistica la produzione industrializzata consuma contemporaneamente la forza dell’uomo e quella della terra. Grande industria e grande agricoltura finiscono così per convergere: l’una consuma la forza-lavoro, l’altra le energie naturali del terreno, finché entrambe partecipano alla degradazione dell’uomo e della natura.

I redditi e le loro fonti: la «formula trinitaria»

Dopo l’analisi della rendita, Marx può ricomporre l’intero sistema delle forme di reddito. Nella rappresentazione immediata della società capitalistica compaiono tre fonti apparentemente indipendenti:

capitale → profitto/interesse
terra → rendita
lavoro → salario.

È la formula trinitaria dell’economia volgare. Ma questa rappresentazione trasforma rapporti sociali storicamente determinati in proprietà naturali delle cose. Il capitale non è semplicemente un insieme di mezzi di produzione: è costituito dai mezzi di produzione monopolizzati da una parte determinata della società. Analogamente la terra può contribuire materialmente alla produzione di valori d’uso, ma non per questo crea il valore del prodotto.

Il problema consiste dunque nella distanza tra essenza e forma fenomenica. Se l’apparenza delle cose coincidesse immediatamente con il loro nesso interno, la ricerca scientifica sarebbe inutile. Il pluslavoro si trasforma in plusvalore e questo assume successivamente forme autonome — profitto, interesse, guadagno d’imprenditore, profitto commerciale e rendita — fino a far dimenticare la propria origine comune.

Nella concorrenza il processo appare ulteriormente capovolto. Il profitto sembra derivare dall’abilità commerciale, dalle condizioni del mercato o dal tempo di circolazione. Quando poi il profitto si divide in interesse e guadagno d’imprenditore, le forme del plusvalore acquistano un’autonomia ancora maggiore rispetto alla loro sostanza. Si forma così quel «mondo stregato, deformato e capovolto» nel quale capitale e terra sembrano soggetti autonomi capaci di produrre spontaneamente reddito. L’economia classica ha avuto il merito di cercare dietro queste apparenze i rapporti reali, mentre l’economia volgare tende ad assumere le forme fenomeniche della vita economica come spiegazioni definitive.

Pluslavoro, necessità e libertà

Alla base di tutte queste forme rimane il pluslavoro. Anche quando appare come risultato di un libero contratto, esso resta lavoro fornito senza equivalente. Il capitalismo non inventa il pluslavoro: lo trasforma rispetto alla schiavitù e alla servitù.

Marx riconosce tuttavia al capitale una funzione storicamente «civilizzatrice»: esso sviluppa le forze produttive e i rapporti sociali in forme che creano le condizioni materiali per una società superiore. Una certa quantità di pluslavoro rimarrebbe necessaria anche al di fuori del capitalismo, per far fronte agli imprevisti, ampliare la riproduzione sociale e soddisfare bisogni crescenti.

Il problema è dunque non l’esistenza in assoluto di un lavoro eccedente, ma la sua forma antagonistica e la sua appropriazione privata. In una società superiore i produttori associati sottoporrebbero al loro controllo comune il proprio ricambio organico con la natura. Anche questa produzione razionalmente regolata rimarrebbe però nel regno della necessità.

Il regno della libertà comincia oltre questa sfera: consiste nello sviluppo delle capacità umane come fine in sé. La sua condizione fondamentale è perciò la riduzione della giornata lavorativa.

Riproduzione sociale e reddito

Marx ritorna quindi sul problema della riproduzione complessiva. Non tutto il valore del prodotto sociale può essere considerato reddito. Una parte deve sostituire il capitale costante consumato, mentre soltanto l’altra parte può risolversi nei redditi di salario, profitto e rendita.

Dimenticare la sostituzione del capitale costante produce l’illusione che l’intero prodotto sociale venga acquistato con i redditi dei consumatori. In realtà una parte dei mezzi di produzione viene sostituita in natura o attraverso scambi interni tra i produttori dei mezzi di produzione stessi. È quindi necessario distinguere prodotto e reddito, nonché reddito lordo e reddito netto.

Anche da questo punto di vista il capitalismo non può essere rappresentato come se l’intera nazione fosse un unico corpo collettivo che produce semplicemente per soddisfare i propri bisogni. Una simile rappresentazione eliminerebbe per astrazione proprio i rapporti antagonistici che caratterizzano la produzione capitalistica.

Produzione, distribuzione e carattere storico del capitalismo

Nelle pagine finali Marx ritorna così al problema generale dei rapporti di distribuzione. Salario, profitto e rendita non sono forme naturali ed eterne di distribuzione della ricchezza. Dipendono da un determinato modo di produzione e sono quindi forme storiche e transitorie.

La distribuzione non si aggiunge dall’esterno alla produzione. I rapporti di distribuzione sono essi stessi espressione dei rapporti di produzione. Il prodotto sociale, inoltre, non si divide semplicemente in redditi: una parte deve riprodurre il capitale. La stessa trasformazione delle condizioni di lavoro in capitale è il risultato di un processo storico, quello dell’espropriazione dei produttori analizzato nel Libro I.

Il modo capitalistico di produzione presenta quindi due caratteristiche decisive: da un lato i prodotti assumono generalmente la forma di merci e le merci vengono prodotte come prodotti del capitale; dall’altro la produzione del plusvalore costituisce lo scopo immediato e il motivo determinante della produzione.

Anche le forze produttive sociali sviluppate dalla cooperazione appaiono, in queste condizioni, come forze del capitale contrapposte all’operaio. All’interno dell’impresa domina un’organizzazione rigorosa e gerarchica sotto l’autorità del capitalista, mentre fra i diversi capitalisti prevale l’anarchia della concorrenza. I rapporti di distribuzione non fanno che esprimere questi rapporti di produzione storicamente determinati.

Le classi

Il Libro III arriva infine al problema delle classi sociali. Le tre grandi classi della società moderna fondata sul capitalismo sono gli operai salariati, i capitalisti e i proprietari fondiari. A esse corrispondono le tre grandi forme di reddito analizzate nel corso dell’opera: salario, profitto e rendita.

Nemmeno nell’Inghilterra, dove il capitalismo ha raggiunto la sua forma più classica, queste classi compaiono tuttavia allo stato puro. Esistono numerose posizioni intermedie e di transizione che cancellano nella realtà empirica le linee nette della divisione teorica. Nello stesso tempo agisce però una tendenza opposta e profonda: il capitalismo concentra progressivamente i mezzi di produzione dispersi, trasforma i mezzi di produzione in capitale e il lavoro in lavoro salariato.

A questo punto Marx pone la domanda decisiva: che cosa costituisce una classe? Non può essere semplicemente l’identità della fonte del reddito, perché altrimenti qualsiasi gruppo professionale i cui membri ricavino il proprio reddito dalla stessa attività dovrebbe essere considerato una classe autonoma. La divisione sociale del lavoro produrrebbe così un numero indefinito di classi: proprietari di vigneti, di terreni arativi, di foreste, di miniere, oppure differenti categorie professionali.

Ed è proprio su questa domanda che gli appunti registrano l’interruzione dell’analisi.

Il punto d’arrivo del tomo può quindi essere ricondotto al filo che attraversa l’intero Libro III. Il plusvalore, che nella produzione nasce dal pluslavoro, si distribuisce e assume progressivamente forme sempre più autonome: profitto industriale, profitto commerciale, interesse e rendita. Alla superficie della società queste forme sembrano provenire da fonti indipendenti — capitale, terra e lavoro — e finiscono per occultare il rapporto sociale che le unifica.

L’analisi della rendita completa questo percorso mostrando come anche la proprietà fondiaria possa appropriarsi di una parte del plusvalore senza produrlo direttamente. La formula trinitaria rappresenta quindi il punto massimo del capovolgimento: i rapporti tra uomini assumono l’apparenza di rapporti naturali tra cose, mentre capitale e terra sembrano dotati autonomamente della capacità di produrre reddito.

Il percorso teorico del Libro III conduce così dalle forme immediatamente visibili della società capitalistica al loro fondamento: dietro salario, profitto e rendita stanno determinati rapporti storici fra operai salariati, capitalisti e proprietari fondiari; e dietro i rapporti di distribuzione stanno i rapporti di produzione che definiscono la struttura stessa della società capitalistica.

Appunti

7- Trasformazione del plusprofitto in rendita fondiaria

– Condizioni per la prosperità di un modo di produzione

-completamento dell’analisi del capitale

-momento della disgregazione dell’ordinamento organico della società.

-[Sulle foreste e l’agricoltura capitalistica]

– Esercitare l’agricoltura come un particolare campo di sfruttamento.

-Il capitale come investimento del capitale in una sfera particolare della produzione.

-[rendita ≈ prestito (interesse)-> rendita fondiaria [viene pagata per tutto il periodo durante il quale il proprietario terriero ha contrattualmente dato in prestito o affittato il terreno all’affittuario], che venga da terreni coltivabili, da terreni da costruzione, da mininere, da riserve di pesca, da boschi ecc.]

– La rendita fondiaria è dunque qui la forma sotto la quale la proprietà fondiaria è realizzata, valorizzata economicamente.

– Vediamo qui tutte e tre le classi che costituiscono la cornice della società moderna (operai salariati, capitalisti industriali, proprietari fondiari.

– [Terra capitale vs terra materia (conduzione vs proprietà?)]

– [Miglioramenti che il terreno subisce come mezzo di produzione (-> interesse sul capitale incorporato nella terra – chimica, canali) vs rendita per l’uso del terreno in sé -> Trasformazione della terra-materia in terra-capitale]

– [Miglioramenti temporanei o permanenti forniti da affittuari]

14 – Uno dei segreti dell’arricchimento progressivo dei proprietari fondiari (fruges consumere nati): essi mettono nelle loro tasche private il risultato dello sviluppo sociale senza avervi contribuito. Ciò costituisce anche uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo di un’agricoltura razionale.

15-[Sull’affitto per 99 anni di terreno ad uso fabbricabile vs libera proprietà terriera]

16- >[L’interesse del capitale fisso incorporato nel suolo o nei fabbricati va al capitalista industriale, allo speculatore edilizio o all’affittuario per la durata del contratto di affitto e di per sé non ha nulla a che vedere con la rendita fondiaria che deve essere pagata annualmente a scadenze fisse per l’uso del terreno]

– [Il modo di produzione capitalistico come sistema di ‘armonie’ invece che di antagonismi [per es tra affittuario e proprietario fondiario: anche Turgot faceva derivare la legittimità dell’interesse dal sistema della rendita fondiaria]

 -I modi di produzione hanno una necessità storica transitoria e quindi anche i modi di produzione e di scambio da essi sostenuti.

Abbiamo visto come uno specifico reddito monetario possa venire capitalizzato = considerato come interesse di un capitale immaginario-> Il prezzo del lavoro e il prezzo della terra prima facie come categorie irrazionali, perché non essendo la terra prodotto del lavoro, non ha di conseguenza valore alcuno-> In realtà in Inghilterra non si acquista il suolo ma la rendita fondiaria che esso frutta.

18- [Tendenza ad aumentare del prezzo della terra -> movimento inverso alla tendenza a diminuire del saggio dell’interesse]

-[Rendita fondiaria ≠ interesse del capitale per chi acquista la terra]

19- [Giustificazione della rendita e giustificazione della schiavitù / Rendita = tributo imposto per il monopolio su una parte del globo terrestre del proprietario -> pro analisi scientifica della rendita =canone di affitto, che nasconde una detrazione dal profitto medio e dal salario normale o da entrambi-> il caso della legislazione agraria irlandese]

23- In tutta Europa una parte dei salari agricoli viene assorbita dalla rendita fondiaria. [ “guardate come chi vive nel lusso corre da un luogo all’altro per scoprire nuovi piaceri”]

28- La produttività naturale del lavoro agricolo ( in cui sono qui incluse la semplice raccolta dei frutti, la caccia, la pesca e l’allevamento del bestiame) è la base di ogni pluslavoro; come ogni lavoro è originariamente diretto all’appropriazione e alla produzione del cibo. (L’animale dà al tempo stesso le pelli che proteggono contro il rigore dei climi freddi; inoltre abitazioni in caverne ecc.)

-In origine lavoro agricolo e lavoro industriale non sono separati e il secondo è un’appendice del primo

29- Si deve tener presente che il prezzo delle cose le quali in sé non hanno valore perché non sono prodotto del lavoro, come la terra, oppure non possono comunque essere riprodotte con il lavoro come le antichità o le opere d’arte di certi maestri ecc.), può essere determinato in modo del tutto fortuito. Per vendere una cosa basta che sia oggetto di monopolio e sia alienabile.

– Vi sono  tre errori principali che si devono evitare nello studio della rendita fondiaria: 1. Confusione tra diverse forme di rendita; 2. Qualsiasi rendita fondiaria è pluvalore, prodotto di pluslavoro; 3. Nella valorizzazione economica della proprietà fondiaria, si presenta come caratteristica che il suo ammontare non è affatto determinato da quello che fa il suo beneficiario, ma dallo sviluppo, indipendente dal suo concorso, del lavoro sociale, a cui egli non prende parte. [Si interpreta quindi come particolarità della rendita(…) ciò che è comune a tutti i rami di produzione e a tutti i loro prodotti]

33- [Sui bisogni sociali a cui la produzione deve rispondere (e perché) / il bisogno sociale, ossia valor d’uso alla potenza sociale, appare determinante per il tempo complessivo di lavoro sociale che viene assorbito nelle diverse sfere particolari di produzione]

-L’ammontare della rendita fondiaria (e con essa il valore del terreno) si sviluppa nel corso dello sviluppo sociale, come risultato del lavoro complessivo sociale. Con questo sviluppo crescono da un lato il mercato e la domanda di prodotti della terra, dall’altro cresce anche la domanda di terra come condizione concorrente di produzione per tutti i possibili rami di attività, anche non agricoli.

-Il mercato delle merci si sviluppa con lo sviluppo della divisione del lavoro.

-[Capitalista attivo vs proprietario fondiario]

– DI OGNI PRODOTTO SI PUO’ AFFERMARE CHE ESSO SI SVILUPPA COME MASSA E COME SERIE TRA LE ALTRE MERCI, che ne costituiscono gli equivalenti> Il potere di scambio di un prodotto dipende da un lato in generale dalla molteplicità che esistono oltre ad esso. Dall’altro dipende da questo fattore particolare in quale quantità questo prodotto può venire fabbricato come merce->

35-  Nessun produttore né industriale né agricolo, considerato isolatamente, produce del valore o delle merci. Il suo prodotto si trasforma in valore e in merce unicamente in una determinata struttura sociale. (…) Ogni merce può realizzare il suo valore unicamente nel processo di circolazione , dalle condizioni del mercato dipende ogni volta se e fino qual punto essa lo realizzi/ La caratteristica della rendita fondiaria (…) è che, unitamente alle condizioni nelle quali i prodotti agricoli si sviluppano come valori (merci) ed alle condizioni della realizzazione dei loro valori, si sviluppa anche il potere della proprietà fondiaria di appropriarsi una parte crescente di questi valori creati senza il suo intervento, si trasforma in rendita fondiaria una parte crescente del plusvalore.

– [Prezzo di vendita (rendita e prodotti agricoli o minerari), prezzo regolatore di mercato e tempo di lavoro socialmente necessario (def.)

La rendita differenziale, caratteristiche generali

36- [Macchine azionate da vapore o da cascata naturale / Quantità complessiva socialmente necessaria dei diversi tipi di merci, che si trovano sul mercato, al dato livello medio delle condizioni sociali di produzione-> Soluzione dei produttori che sfruttano le cascate naturali come forza motrice-> il plusprofitto deriva dalla differenza tra prezzo di costo individuale di questi produttori privilegiati  e il prezzo di produzione sociale generale che regola il mercato-> il valore della merce prodotta per mezzo della cascata naturale richiede una minore quantità complessiva di valore-> avere valore = essere pagato con un equivalente]

39- Forze naturali che sono monopolizzate dal capitale precisamente come lo sono le forze naturali del lavoro sociale derivanti dalla cooperazione, dalla divisione ecc.

40- Questa monopolizzazione delle forze naturali, vale a dire dell’accresciuta produttività del lavoro cui esse danno origine è comune a tutti i capitali che lavorano con macchine a vapore [FORZE NATURALI CHE SONO MONOPOLIZZATE DAL CAPITALE]

-[Elevazione del profitto ≠ Plusprofitto che consiste nell’eccedenza del profitto individuale rispetto al profitto medio]

-[Il plusprofitto deriva da una diminuzione dei prezzi di costo e quindi dei prezzi di produzione- > COOPERAZIONE, DIVISIONE DEL LAVORO = CAUSE GENERALI CHE ACCRESCONO LA PRODUTTIVITA’ DEL LAVORO -> Il plusprofitto deriva dal fatto 1. Che si usano masse di capitali maggiori o 2. Da mezzi di produzione e metodi di produzione superiori al livello medio-> 41 Capitale straordinariamente grande concentrato nelle mani di un solo individuo = causa di plusprofitto]

41- Determinazione del valore mediante il tempo di lavoro socialmente necessario -> Il caso della cascata è diverso [Cascata e condizioni di monopolio]: il plusprofitto deriva dall’utilizzazione di una forza naturale che non si trova a disposizione di qualsiasi capitale nella stessa sfera di produzione -> [42- prodotti vs condizioni naturali di particolari porzioni della terra]->IL PLUSPROFITTO CHE DERIVA DALL’UTILIZZAZIONE DELLA CASCATA D’ACQUA NON DIPENDE QUINDI DAL CAPITALE, MA DALL’UTILIZZAZIONE PER MEZZO DEL CAPITALE DI UNA FORZA NATURALE CHE PUO’ ESSERE SOGGETTA A MONOPOLIZZAZIONE ED E’ STATA MONOPOLIZZATA. IN TALI CIRCOSTANZE IL PROFITTO SI TRASFORMA IN RENDITA FONDIARIA, OSSIA VIENE AD APPARTENERE AL PROPRIETARIO DELLA CASCATA.

43-L’accrescimento della produttività del capitale può solo ridurre il valore delle merci (vs rendita assoluta) / Questa rendita è sempre una rendita differenziale / Se un valore potesse essere creato senza lavoro, Questo stesso valor d’uso non avrebbe un valore di scambio, ma conserverebbe sempre la sua utilità naturale di valor d’uso.

44-Poiché il prezzo normaliter non è altro se non il valore espresso in denaro. Dove non vi è del valore nulla può eo ipso essere espresso in denaro / Il prezzo della cascata è rendita capitalizzata

46- La prima forma della rendita differenziale (Rendita differenziale I)

46- [Rendita come caso del plusprofitto in generale] / “Rendita (…) è sempre differenza tra il prodotto ottenuto con l’impiego di due quantità uguali di capitale e lavoro” (Ricardo) “sulla stessa quantità di terra” avrebbe dovuto aggiungere [per Marx ≠ da plusprofitto in generale] / Il plusprofitto, se normale, e non dovuto ad avvenimenti accidentali nel processo di circolazione…/ Sulla trasformazione del plusprofitto nella rendita (fondiaria)]

49-Due cause della rendita differenziale: 1. Fertilità dei terreni e 2. Posizione dei terreni [rispetto ai mercati e ai mezzi di comunicazione] / Noi presupponiamo che la gerarchia dei terreni (+o- fertili) sia determinata dal grado di sviluppo dell’agricoltura / [Costi di produzione = capitale + profitto medio]

52- Non è il profitto agricolo che determina il profitto industriale, ma viceversa.

54- La seconda premessa è che il bisogno complessivo vada di pari passo con l’accrescimento del bisogno complessivo.

55- [Conseguenze diverse per le variazioni di prezzo delle merci durevoli o transitorie]

59- E’ questa la determinazione da parte del valore di mercato, quale esso è imposto sulla base del modo capitalistico di produzione, per mezzo della concorrenza che crea un valore sociale falso. E’ questa una conseguenza della legge del valore di mercato, alla quale sono sottoposti i prodotti della terra. (…) Si immagini che la forma capitalistica della società sia abolitae che la società sia organizzata come un’associazione cosciente e sistematica (…) La società non acquisterebbe questo prodotto del suolo ad un prezzo due volte e mezzo il tempo di lavoro effettivo che vi si trova contenuto: la base di una classe di proprietari terrieri verrebbe con ciò eliminata. Si avrebbe il medesimo effetto di una diminuzione di prezzo del prodotto, per il medesimo ammontare, provocata da importazioni dall’estero / Ciò che la società, nella sua qualità di consumatore, paga di troppo per i prodotti della terra , ciò che costituisce un DEFICIT per la realizzazione del suo tempo di lavoro nella produzione agricola, costituisce attualmente un PLUS per una parte della società, i proprietari terrieri.

67- Il prezzo delle terre non coltivate, al pari della loro rendita di cui è l’espressione sintetica, è puramente illusorio fino a che le terre non sono effettivamente sfruttate. Ma esso è così determinato a priori ed è realizzato non appena si presentano degli acquirenti.

68- [La carestia europea del 1847]

71- [Critica delle posizioni di Ricardo sulla rendita]

73- La seconda forma della rendita differenziale (Rendita differenziale II)

73- In definitiva la rendita differenziale era, per la natura delle cose [fino a questo momento] semplicemente il risultato della diversa produttività di capitali uguali, investiti nella terra. / Definizione di rendita differenziale 2 (≠ da definizione rendita differenziale 1)

74- La rendita non è altro che una forma di plusprofitto, che costituisce la su sostanza.

74- Per coltura intensiva noi non intendiamo altro se non la concentrazione di capitale sullo stesso appezzamento di terra, in luogo della sua ripartizione su appezzamenti posti uno accanto all’altro (= agricoltura estensiva).

76- [Il capitalismo inizia con l’allevamento del bestiame] / Manifattura e impresa individuale /Il modo di produzione capitalistico si impadronisce dell’agricoltura solo capitalizzando non uniformemente, come si vede in Inghilterra, paese classico del modo di produzione capitalistico in agricoltura/ Nella manifattura si costituisce ben presto, per ogni ramo di attività, un minimo particolare di volume di affari  ed un corrispondente minimo di capitale , al di sotto del quale un’impresa individuale non può essere gestita con successo (…) Tutto ciò che eccede questo minimo può produrre un extraprofitto; tutto ciò che è inferiore non ottiene il profitto medio.

77- [Sviluppo uniforme della manifattura vs sviluppo dell’agricoltura]

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86- Prezzo di produzione regolatore

90- Non è affatto lo stesso che io fornisca il medesimo prodotto di prima con metà del lavoro vivente e materializzato, o un prodotto doppio del precedente , con il medesimo lavoro, oppure un prodotto quadruplo del precedente con un lavoro doppio. Nel primo caso si rende libero del lavoro –vivente o materializzato- che può essere utilizzato altrove; la disponibilità di lavoro e di capitale si accresce. La liberazione del capitale (e del lavoro) è di per se stessa un aumento di ricchezza; produce lo stesso effetto che se questo capitale addizionale fosse ottenuto con l’accumulazione, ma fa risparmiare il lavoro dell’accumulazione.

91- L’impiego di capitale costante è sempre meno caro dell’impiego di capitale variabile. Ciò è presupposto di fatto per lo sviluppo del credito e del capitale da prestito, che corrisponde al modo di produzione capitalista / [Coloni = piccoli produttori indipendenti che non hanno capitale o possono procurarsene soltanto pagando interessi elevati, la parte del prodotto che rappresenta il salario è il loro reddito, mentre per il capitale essa è un anticipo di capitale]

92- Quantunque il profitto derivi esclusivamente dal pluslavoro, e quindi dall’impiego del capitale variabile, il capitalista individuale può tuttavia immaginarsi che il lavoro vivo sia l’elemento più dispendioso del suo costo di produzione, quello che più di tutti deve essere ridotto al minimo. Ciò non rappresenta altro che una forma distorta del giusto concetto che l’uso relativamente più alto di lavoro passato in confronto col lavoro vivo, rappresenta un’accresciuta produttività del lavoro ed una maggiore ricchezza sociale. Dal punto di vista della concorrenza, ogni cosa appare allo stesso modo distorta e capovolta.

93- [Plusprofitto = rendita?] /[L’aumentare della rendita, calcolata per acro, si accresce semplicemente in seguito all’aumento del capitale investito nel terreno/ Differenze nell’aumentare della rendita spiegabili non con la fertilità del terreno, né con la quantità di lavoro incorporato, ma solo con i diversi modi in cui il capitale è investito (aumento per acro o nella massa della terra)]

94- [Significati del termine plusprofitto]

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95 – [Concorrenza dei tipi di terreno che producono grano]

96 – [saggio medio del plusprofitto = saggio medio della rendita]

100-[Saggio della rendita = rendita ragguagliata al capitale anticipato]

106- [Da profitto differenziale a rendita differenziale]

108- Si presuppone sempre che venga usato un determinato minimo di capitale considerato come normale date le condizioni esistenti di produzione. Precisamente come è richiesto un determinato minimo di capitale per ogni ramo di industria, perché le merci possano essere fabbricate al loro prezzo di produzione [capitale di esercizio medio normale]

112- A causa dell’incremento di capitale la rendita è perciò sempre relativamente elevata , quantunque essa possa diminuire in senso assoluto.

113————————————–

125- In 5 casi sui 13 analizzati l’ammontare complessivo delle rendite è raddoppiato con il raddoppiamento dell’investimento di capitale / 126- Quanto più capitale è investito in un terreno e quanto più elevato è lo sviluppo dell’agricoltura e della civiltà in genere in un dato paese, tanto più aumentano le rendite per acro, così come la somma totale delle rendite, e tanto più ingente diventa il tributo pagato dalla società ai grandi proprietari fondiari nella forma di plusprofitti- fino a quando tutti i tipi di terreno sottoposti a coltivazione rimangono in grado di partecipare alla concorrenza./ 127- Questa legge spiega la meravigliosa vitalità della classe dei grandi proprietari fondiari. Nessuna classe vive così sontuosamente e nessuna, al pari di questa, avanza il diritto ad un lusso tradizionale ‘conforme al suo stato’ senza riguardo alcuno all’origine del denaro che le serve a tal fine; nessun’altra classe ammassa debiti su debiti con tanta leggerezza. E tuttavia questa classe cade sempre in piedi, grazie al capitale investito da altra gente nel terreno, che le frutta delle rendite assolutamente sproporzionate ai profitti che ne trae il capitalista. / Tuttavia la stessa legge spiega anche la ragione per cui la vitalità del grande proprietario fondiario si esaurisce gradatamente [con la concorrenza dei paesi extraeuropei] / 127- Le terre delle collettività comuniste russe e indiane [schiacciate dalla pressione fiscale]

128- Il nostro secondo caso [Variante II – prezzo in diminuzione e produttività decrescente degli investimenti addizionali divenne la regola in Europa e ciò spiega le lamentele degli agrari in dalla Scozia all’Italia-> RIASSUNTO DELLE VOCI SOTTO CUI LA RENDITA DEVE ESSERE ANALIZZATA]

129- [Se non c’è il plusprofitto non c’è nulla che possa essere convertito in rendita] / Elementi naturali che entrano nella produzione come agenti, quale che sia la funzione che essi possono avere nella produzione, non entrano in essa come parti del capitale ma come una gratuita forza produttiva naturale del lavoro, che però, sulla base del modo capitalistico di produzione, al pari di ogni altra forza produttiva si presenta come forza produttiva del capitale.

139?- [Esempi di miglioramento permanente del terreno]

141- Rendita differenziale anche sul peggiore terreno coltivato

150- Solamente nel caso in cui la produttività costa lavoro, dunque capitale, essa accresce il costo di produzione di un nuovo elemento, mentre questo non avviene quando si tratta della sola natura.

151- La rendita fondiaria assoluta

[Nel Capitale, soprattutto nel Libro III, Marx chiama rendita assoluta quella parte della rendita fondiaria che il proprietario della terra può ottenere anche sul terreno peggiore messo a coltura, cioè anche quando non esiste alcun vantaggio di fertilità o di posizione rispetto agli altri terreni.

È importante distinguerla dalla rendita differenziale. Quest’ultima nasce dalle differenze tra i terreni: se il terreno A è più fertile o meglio situato del terreno B, a parità di capitale impiegato produce a costi inferiori e genera un profitto eccedente, che il proprietario può appropriarsi sotto forma di rendita. Ma rimane una domanda: perché anche il terreno peggiore, che non gode di alcun vantaggio differenziale, deve normalmente pagare una rendita al proprietario? È proprio questo il problema cui Marx risponde con la teoria della rendita assoluta.

La risposta di Marx dipende dalla proprietà privata della terra. Il proprietario fondiario possiede un monopolio giuridico sulla terra e può impedire al capitale di utilizzarla gratuitamente. Perciò il capitalista agricolo, per poter investire su quel terreno, deve versare qualcosa al proprietario. La proprietà fondiaria costituisce dunque una barriera all’investimento del capitale nella terra.

Ma Marx non si limita a dire che il proprietario può pretendere un pagamento. Cerca anche di spiegare da dove economicamente provenga questa rendita. Nel modello del Capitale, Marx suppone che l’agricoltura abbia una composizione organica del capitale inferiore alla media sociale. In termini molto semplificati:

industria media: 80 capitale costante + 20 salari
agricoltura: 60 capitale costante + 40 salari.

Poiché per Marx soltanto il lavoro vivo produce nuovo valore e plusvalore, a parità di saggio di plusvalore il capitale agricolo produce relativamente più plusvalore. Il valore delle merci agricole risulta quindi superiore al loro prezzo di produzione.

Normalmente la concorrenza fra capitali farebbe confluire questo plusvalore eccedente nel processo generale di formazione del saggio medio di profitto. Ma, secondo Marx, la proprietà fondiaria può ostacolare questo processo: consente che i prodotti agricoli siano venduti a un prezzo superiore al loro prezzo di produzione, pur senza necessariamente superare il loro valore. La differenza può essere appropriata dal proprietario fondiario come rendita assoluta.

Possiamo sintetizzare il ragionamento così:

valore del prodotto agricolo − prezzo di produzione = possibile fonte della rendita assoluta.

Per esempio, supponiamo che un capitale agricolo di 100 abbia:

60c + 40v + 40pv = valore 140.

Se il saggio medio di profitto fosse del 20%, il prezzo di produzione sarebbe:

100 + 20 = 120.

Esisterebbe quindi una differenza di 20 fra valore (140) e prezzo di produzione (120). In determinate condizioni, la proprietà fondiaria impedisce che tutta questa eccedenza venga assorbita dalla perequazione generale dei profitti: una parte può trasformarsi in rendita assoluta.

Quindi la distinzione fondamentale è questa:

Rendita differenzialeRendita assoluta
Nasce dalle differenze di fertilità, posizione o produttivitàNasce dal monopolio della proprietà fondiaria
Il terreno migliore dà una rendita rispetto al peggioreAnche il terreno peggiore può dare rendita
Deriva da un profitto eccedente rispetto alle condizioni marginaliÈ collegata alla differenza fra valore e prezzo di produzione
Può esistere indipendentemente dalla spiegazione marxiana della composizione organica agricolaNella formulazione specifica di Marx dipende anche dalla composizione organica relativamente bassa dell’agricoltura

C’è infine un punto molto importante per le questioni che stavamo esaminando sulla proprietà fondiaria nell’Italia contemporanea: per Marx la rendita assoluta mostra che non tutta la rendita fondiaria deriva dal fatto che una terra sia particolarmente fertile o vantaggiosa. La semplice proprietà privata del suolo permette al proprietario di rivendicare una parte del plusvalore come condizione per concedere al capitale l’accesso alla terra.]

152- [La rendita e il prezzo generale del prodotto agricolo]

154-La rendita differenziale ha come premessa il monopolio della proprietà fondiaria,la proprietà fondiaria come limite del capitale.

155-Nel modo di produzione capitalistico si parte dalla distinzione tra capitale e terra, tra affittuario e proprietario fondiario.

159-La proprietà fondiaria ha creato essa stessa la rendita

160- Ciò che fa la differenza tra le vecchie terre e colonia (agricola) è il fatto che qui le terre non sono di proprietà e non rientrano nella categoria della proprietà fondiaria.

161. Fourier sul fatto che in tutti i paesi civilizzati una parte relativamente importante della terra è sempre sottratta alla coltivazione.

162- Il prezzo del prodotto agricolo è un prezzo di monopolio, un prezzo in cui la rendita entra, per la forma, come un’imposta, con la sola differenza che è prelevata dal proprietario fondiario invece che dallo Stato? Che questa imposta abbia i suoi determinati limiti economici è evidente. Essa è limitata dagli investimenti addizionali di capitale nelle vecchie affittanze, dalla concorrenza dei prodotti agricoli dei paesi stranieri –presupposta la loro libera importazione- dalla concorrenza dei proprietari fondiari tra di loro, infine dal bisogno e dalla solvibilità dei consumatori. Ma non è questo il punto. Il punto è se la rendita pagata dal terreno peggiore passa nel prezzo del suo prodotto, prezzo che, secondo la nostra premessa, regola il prezzo generale di mercato, allo stesso modo in cui un’imposta entra nel prezzo della merce che le è soggetta, in altre parole se questa rendita entra nel prezzo come un elemento indipendente dal suo valore (…) Abbiamo visto che il prezzo di produzione di una merce non è affatto identico al suo valore, quantunque i prezzi di produzione delle merci, considerate nel loro insieme,sono regolati solamente dal loro valore complessivo, e quantunque il movimento dei prezzi di produzione dei diversi tipi di merci sia regolato esclusivamente dal movimento dei loro valori, [a parità di tutte le altre circostanze]. Quindi il fatto che i prodotti del suolo sono venduti al di sopra del loro prezzo di produzione non significa in alcun modo che essi sono venduti al di sopra del loro valore: precisamente come il fatto che i prodotti dell’industria sono venduti in media al loro prezzo di produzione, non dimostra in alcun modo che essi siano venduti al loro valore/ Il rapporto tra il prezzo di produzione di una merce e il suo valore è determinato soltanto (…) dalla composizione organica del capitale che la produce [Se più capitale variabile allora più plusvalore.

164- Il livello raggiunto dalla forza produttiva del lavoro sociale in una determinata sfera di produzione si manifesta nella relativa preponderanza della parte costante del capitale su quella variabile / Lasciando da parte il lavoro degli artisti, che è naturalmente escluso dalla nostra discussione, si comprende da sé che diverse sfere di produzione richiedano diverse proporzioni di capitale variabile e di capitale costante a seconda delle loro peculiarità tecniche.

165- [Capitale variabile = ] pluslavoro posto in movimento diretto [dal capitale] = lavoro vivo impegnato / Esistenza di una rendita fondiaria indipendente dal differente grado di fertilità di un terreno o da successivi investimenti di capitale sul medesimo terreno [-> rendita assoluta-> 166-Il proprietario fondiario si oppone al capitalista come forza estranea] / I capitali tendono continuamente a realizzare per mezzo della concorrenza questo livellamento nella ripartizione del plusvalore creato dal capitale complessivo e a superare tutti gli ostacoli che si frappongono a questo livellamento.

166- Sono tollerati solo quei plusprofitti che non hanno luogo tra due diverse sfere di produzione / [Due premesse: 1. Libero movimento dei capitali tra le diverse sfere di produzione; 2. Nessun ostacolo deve impedire alla concorrenza dei capitali di ridurre il valore al prezzo di produzione]

167- In conseguenza del limite posto dalla proprietà fondiaria, il prezzo di mercato deve accrescersi fino a un punto in cui la terra può pagare un’eccedenza sul prezzo di produzione, ossia una rendita [≈ una tassa] / [Sia che la rendita assoluta sia uguale o no al plusprofitto] i prodotti agricoli verrebbero sempre venduti ad un prezzo di monopolio.

168- [Profitti = plusvalore complessivo calcolato in base al capitale sociale e ad ogni capitale individuale come parte aliquota del capitale sociale]

169- Queste due forme di rendita [assoluta e differenziale] sono le uniche normali. Al di fuori di esse la rendita può fondarsi unicamente, sul prezzo di monopolio vero e proprio, che non è determinato né dal prezzo di produzione, né dal valore delle merci, ma soltanto dal bisogno e dalla solvibilità del compratore, la cui analisi appartiene alla teoria della concorrenza.

170- La proprietà fondiaria agisce come un limite assoluto solo in quanto è richieso un tributo in favore del proprietario fondiario per avere in generale il permesso di accedere alla terra come a un campo di investimento del capitale.

171- Capitali di uguale composizione tecnica, possono dunque avere una diversa composizione di valore e capitali con la medesima composizione percentuale di valore possono essere a diversi livelli di composizione organica ed esprimere quindi diversi gradi di sviluppo della forza produttiva sociale del lavaoro.

175- [Paesi di antica civiltà vs colonie]

178- Dovunque esista in generale una rendita appare la rendita differenziale e segue le medesime leggi della rendita differenziale agricola. Dovunque le forze naturali possono essere monopolizzate e garantiscono all’industriale che le utilizza un plusprofitto [cascate, miniere, acqua da pesca, terreni fabbricabili in buona posizione]

179- Rendita di aree fabbricabili. Rendita mineraria. Prezzo della terra

180- Una parte della società pretende dall’altra un tributo per il diritto di poter abitare la terra, come in generale nella proprietà fondiaria è incluso il diritto del proprietario di sfruttare la terra, le viscere della terra, l’aria e quindi la conservazione e lo sviluppo della vita / Confondere la pigione in quanto interesse e ammortamento del capitale investito nelle case e la rendita per il semplice terreno in questo caso non è possibile.

181- Bisogna distinguere se la rendita deriva da un prezzo di monopolio dei prodotti o del suolo (…) o se i prodotti vengono venduti a un prezzo di monopolio perché esiste una rendita. Quando parliamo di prezzo di monopolio, intendiamo in generale un prezzo che è determinato solo dal desiderio di acquistare o dalla capacità di pagare del compratore, indipendentemente dal prezzo che è determinato dal prezzo generale di produzione, che è quello determinato dal valore del prodotto [prezzo di monopolio ≠ prezzo di produzione ≠ valore del prodotto]. Una vigna che produce un vino di qualità assolutamente straordinaria, un vino che in generale può essere prodotto solo in una quantità relativamente scarsa, frutta un prezzo di monopolio (…) 182-[plusprofitto determinato da ricchezza e preferenza di bevitori altolocati] [vs rendita che crea monopolio: come nel caso del grano che viene venduto al di sopra del suo prezzo e del suo valore a causa della barriera che la proprietà fondiaria impone all’investimento di capitale]

182-Il fatto che il titolo alla proprietà del globo terrestre permetta a un certo gruppo di persone di appropriarsi come tributo di una parte del plusvalore prodotto dalla società e di appropriarsela in una quantità che cresce di pari passo con lo sviluppo della società è celato dal fatto che la rendita è capitalizzata [= il prezzo della terra ≠ equivalente per acquistare una merce qualsiasi]. Al compratore [della terra] la rendita appare semplicemente come interesse del capitale con cui egli ha acquistato la terra e quindi il diritto alla rendita [≈ compera di uno schiavo] da parte del padrone [Il titolo deve esistere prima della vendita (e non deve essere creato da un’istituzione: come nel caso della schiavitù]

183- [Processo di creazione sociale della vita (=punto di vista di una più elevata formazione economica) e venir meno di certi titoli] -> La proprietà privata di una parte del globo terrestre è assurda come la proprietà privata di un uomo da parte di un altro uomo / Anche un’intera società, una nazione o anche tutte le società di una stessa epoca presa complessivamente non sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come BONI PATRES FAMILIAS alle generazioni successive / Per saggio della rendita (differenziale) intendiamo il rapporto fra la parte del plusvalore che si converte in rendita e il capitale anticipato che produce il prodotto agricolo.

184- [RENTAL (< ingl. Noleggio, canone di affitto, canone di noleggio) = la rendita complessiva di un paese]

185- [Marx su Rodbertus e la rendita-> economia classica]

186- Il capitale grufola nei piedi quadrati di terra, come un maiale tra le patate / I nessi delle forme irrazionali in cui si manifestano e si riassumono praticamente determinati rapporti economici, non toccano i concreti rappresentanti di questi rapporti nella loro vita quotidiana. (…) Vale qui ciò che Hegel dice riferendosi a certe formule matematiche, ossia ciò che sembra irrazionale al senso comune è razionale, ciò che ad esso sembra razionale è l’irrazionalità stessa.

188- [La macchina non può che deteriorarsi, la terra al contrario, se viene lavorata razionalmente migliora di continuo]

189-Genesi della rendita fondiaria capitalistica

189- [Economia moderna = espressione teorica del modo di produzione capitalista] / [Sulla rendita e sulla difficoltà della sua spiegazione : da dove esce dopo che il plusvalore è stato ripartito nel profitto medio?]

190- [Rinunciare al concetto di valore per gli economisti classici = rinunciare a ogni possibilità di conoscenza scientifica in questo campo] / Il profitto medio è esso stesso un prodotto, una formazione del processo sociale di vita, che si muove per conto proprio sotto rapporti storici di produzione ben determinati / IL PROFITTO MEDIO NEL MODO DI PRODUZIONE CAPITALISTICO COME REGOLATORE DELLA PRODUZIONE.

191- [Scrittori come Petty, più vicini all’epoca feudale] partono da una condizione in cui la popolazione agricola costituisce anche la parte di gran lunga preponderante della nazione, in cui il proprietario fondiario si appropria di prima mano il lavoro eccedente dei produttori diretti tramite il monopolio della proprietà fondiaria]/ [Per i fisiocrati la rendita è ancora l’unica forma in cui esiste il plusvalore] / [Accenno al libro IV del capitale: Teorie del plusvalore] / [Mercantilismo = economia volgare del tempo dei fisiocrati]

192- [Il mercantilismo e il mercato mondiale -> plusvalore come denaro eccedente, come eccedenza della bilancia commerciale] / [Pro sviluppo accelerato del capitale da raggiungersi non per via naturale, ma attraverso mezzi coercitivi-> dazi protettivi, espropriazione accelerata di produttori autonomi diretti]/ [Sul carattere nazionale del sistema mercantilistico]

193- E’ appunto una caratteristica dell’economia volgare ripetere cose che erano nuove, originali, profonde e giustificate in un certo grado di sviluppo sociale ormai superato e ripeterle in un periodo in cui esse sono diventate banali, ammuffite e sbagliate / [Quando l’economia volgare rumina senza fine e piena di autocompiacimento le tesi fisiocratiche del libero scambio]

194- [Economia naturale vera e propria = quando nessuna parte del prodotto agricolo, o solo una parte insignificante, entra nel processo di circolazione, ed ancora soltanto una parte relativamente insignificante della parte del prodotto che rappresenta il reddito del proprietario fondiario , come per es. in molti latifondi dell’antica Roma, nelle ville di Carlo Magno e più o meno durante l’intero medioevo] crea l’impressione che la rendita non deriva dal prezzo del prodotto agricolo, ma dalla sua massa, quindi non dai rapporti sociali della terra / [Separazione di agricoltura e di industria = modo di esistenza molto rischioso] / Abbiamo precedentemente messo in rilievo che quantunque il plusvalore si rappresenti in un plusprodotto, viceversa un plusprodotto (nel senso di semplice accrescimento della massa del prodotto) non rappresenta un plusvalore. Altrimenti l’industria cotoniera del 1860, confrontata con quella del 1840 dovrebbe presentare un enorme plusvalore mentre al contrario il prezzo del filo è diminuito. La rendita può accrescersi enormemente in seguito a una serie di anni di cattivo raccolto perché il prezzo del grano si accresce, quantunque questo plusvalore si presenti in una massa assolutamente decrescente di grano più caro/ [ La rendita in prodotti è un retaggio del Medioevo]

197- [La rendita fondiaria più semplice come rendita in lavoro (corvee?)]

198- [Dovunque il lavoratore rimane possessore dei suoi mezzi di produzione, egli non è mai un uomo libero -> da servo della gleba a pagante un tributo]

199- [Dopo che un paese era stato conquistato , il primo atto del conquistatore era di impossessarsi anche degli esseri umani] / E’ sempre nel rapporto diretto tra proprietari delle condizioni di produzione e i produttori diretti (…) in cui noi troviamo l’intimo arcano, il fondamento nascosto di tutta la costruzione sociale, e quindi anche della forma politica del rapporto di sovranità e dipendenza, in breve della forma specifica dello Stato in quel momento.

200- La rendita in lavoro appare brutalmente come lavoro forzato a vantaggio di un terzo / [Nella corvee il plusvalore incontra ancora tangibilmente la forma del pluslavoro]

201- [Stabilizzazione di un ordine sociale = emancipazione dal puro caso e arbitrio]

202- [Stagnazione = uso che si consolida come uso e tradizione-> poi legge espressa]

203- La rendita in prodotto presuppone un più elevato stato di incivilimento del produttore diretto ≠ pluslavoro compiuto sotto la coercizione e la sorveglianza diretta del proprietario fondiario e dei suoi rappresentanti /[circostanze vs coercizione/ norma giuridica vs frusta]

204- [Rendita in prodotti come base per condizioni sociali stazionarie -> Asia-> poi gli Inglesi in India]

205- [Il produttore indipendente è staccato dal nesso sociale -> poi rendita in denaro e trasposizione di una parte del prodotto in merce]

206-[Lavoro forzato = lavoro fornito senza equivalente alcuno = lavoro non pagato] / Nell’Europa Orientale possiamo ancora vedere sotto i nostri occhi questa trasformazione-> da rendita in prodotti a rendita in denaro [da rendita fondiaria industriale]

207- [Rendita]come forma normale del plusvalore e del pluslavoro non pagato che deve essere fornito al proprietario delle condizioni di produzione, forma normale del plusvalore fino a un certo punto / [Sfruttamento del lavoro eccedente, sia proprio sia altrui] / [La rendita come limite del profitto embrionale -> da rapporti tradizionali, sanciti dal diritto consuetudinario al puro rapporto monetario contrattuale regolato da rigide norme di diritto positivo]

208- [Trasformazione da rendita in natura a rendita più denaro, accompagnata dalla formazione di uno strato di giornalieri nullatenenti che prestano la loro opera per denaro-> i contadini tributari diventano poi agiati e cominciano a sfruttare questo strato di giornalieri e diventano il vivaio degli affittuari capitalisti] / [XVI secolo e progressiva svalutazione del denaro che arricchisce i contadini agiati contro i proprietari fondiari grazie ai contratti tradizionali di lunga durata]

209 – [Metodi di gestione capitalistica = trasformazione del prodotto in merce, come semplice mezzo per appropriarsi il plusvalore / Trasformazione della natura della rendita -> Quando il profitto diventa la forma normale del plusvalore] / Quando il capitale sottomette direttamente a sé e alla propria produttività il lavoro agricolo.

210- L’elevato saggio del profitto nel Medioevo dovuto non solo alla composizione organica del capitale(più capitale variabile) ma anche a sfruttamento economico della città sulla campagna->cfr il caso dell’Italia.

212- [Forme di transizione dalla forma originaria della rendita alla rendita capitalistica (mezzadria)]

213- [Economia schiavistica-> dal sistema patriarcale (autoconsumo) al sistema di piantagione (mercato mondiale) / Economia aziendale in cui il proprietario esercita la coltivazione per proprio conto, possiede tutti gli strumenti di produzione, sfrutta il lavoro dei servi liberi e non liberi]

214- Proprietà parcellare come forma della proprietà fondiaria [vs modo di produzione capitalistico-> basso prezzo del grano dovuto alla povertà dei produttori e non alla produttività del loro lavoro

216- Questa forma di libera proprietà parcellare dei contadini che lavorano in proprio, come forma normale e dominante, costituisce da un lato il fondamento economico della società nei tempi migliori dell’antichità classica, dall’altro si ritrova nelle nazioni moderne come una delle forme derivanti dalla dissoluzione della proprietà terriera feudale. In questo modo troviamo la yeomanry in Inghilterra, lo stato contadino in Svezia, i contadini della Francia e della Germania occidentale. Non parliamo qui delle colonie dove il contadino indipendente si sviluppa in condizioni diverse / La libera proprietà del contadino che lavora per sé stesso ( e per la propria famiglia)-> produzione su piccola scala (217 = base per lo sviluppo dell’indipendenza personale, come forma di transizione]

217- [Proprietà comune come complemento dell’economia parcellare-> cause che portano alla rovina dell’economia parcellare ] / la proprietà parcellare esclude per sua natura: lo sviluppo delle forme sociali di produzione del lavoro, le forme sociali del lavoro, la concentrazione sociale dei capitali, l’allevamento del bestiame su larga scala ed una applicazione progressiva della scienza.

218- [Investimento di capitale produttivo d’interessi vs capitale industriale-> investimento in titoli vs investimento in qualche ramo della produzione]

220- Nella piccola proprietà fondiaria, l’illusione che la terra stessa ha valore [mentre è solo reddito capitalista] e che quindi entri come capitale nel prezzo di produzione del prodotto, esattamente come una macchina o una materia prima, si rafforza ancora di più. / [ (valore del prodotto->prezzo di produzione) : prezzo di monopolio = rendita differenziale : rendita assoluta]

221- L’esborso di capitale monetario per l’acquisto del terreno non costituisce un investimento di capitale agricolo (= diminuisce la base economica della riproduzione) / procurarsi a credito un capitale d’esercizio a un basso tasso d’interesse/ Le leggi generali del credito non si applicano al contadino perché queste leggi presuppongono che i produttori siano capitalisti /[Formazione del capitale = riproduzione sociale]-> può essere debole (come nel caso dei paesi in cui prevale il contadino parcellare)

222- Modo di produzione tramandato (= normale utilizzazione sociale della terra) da forme sociali scomparse vs il contadino diviene commerciante e industriale, senza le condizioni in base alle quali può produrre il suo prodotto come merce / Ogni critica della piccola proprietà fondiaria si risolve in ultima analisi in critica della proprietà privata come limite e ostacolo per l’agricoltura.

223- L’espropriazione del prodotto diretto della terra è la base del modo di produzione capitalistico./ Il trattamento consapevole della terra come proprietà comune e come condizione inalienabile di esistenza e di riproduzione della catena delle generazioni umane che si avvicendano, viene rimpiazzato dallo sfruttamento e dallo sperpero delle energie della terra [per dipendenza dal prezzo di mercato sia nel caso della piccola coltura che della grande] / 224- [+ riserve di carattere politico sia nel caso della piccola che nel caso della grande proprietà fondiaria-> piccola proprietà fondiaria = lavoro isolato (qui la ricchezza e lo sviluppo della riproduzione delle sue condizioni materiali e spirituali sono in tali casi escluse e sono quindi anche escluse le condizioni di una coltura razionale)vs lavoro sociale]/ Se la piccola proprietà fondiaria crea una classe di barbari, che è per metà al di fuori della società, che unisce la rozzezza delle forme sociali primitive con tutti i dolori e la misére dei paesi civilizzati, la grande proprietà fondiaria mina la forza-lavoro nell’ultima regione nella quale essa riversa la sua energia naturale e in cui si presenta come fondo di riserva per il rinnovamento della forza vitale delle nazioni, nella campagna stessa. La grande industria e la grande agricoltura gestita industrialmente operano in comune. Se esse originariamente si dividono per il fatto che la prima dilapida e rovina prevalentemente la forza-lavoro, e quindi la forza naturale dell’uomo  e la seconda più direttamente la forza naturale della terra, più tardi invece esse si danno la mano, in quanto il sistema industriale nella campagna succhia l’energia anche degli operai, l’industria e il commercio, dal canto loro, procurano all’agricoltura i mezzi per depauperare la terra.

225- I redditi e le loro fonti

225- [La formula trinitaria dell’economia volgare (interesse, rendita,salario) elimina il profitto / Guadagno d’imprenditore come salario indipendente dal capitale (=interesse) / Capitale, terra, lavoro! Ma il capitale non è una cosa bensì un determinato rapporto di produzione sociale appartenente a una determinata formazione storica della società]

226- Il capitale è costituito dai mezzi di produzione monopolizzati da una parte determinata della società / Valore è lavoro.

227- Salario e rendita fondiaria come due forme corrispondenti al capitale e appartenenti alla medesima formazione economica della società / [Terra e lavoro] sono gli elementi materiali di ogni processo di produzione / Tutti e tre i redditi, interesse rendita e salario, sono tre parti del valore o del prezzo.

228[Valore = una quantità di lavoro socialmente determinata / La terra opera come agente di produzione nella creazione di un valor d’uso (…) ma non ha nulla a che fare con la produzione del valore del grano]

229-Rapporti tanto più evidenti quanto più rimane nascosto il nesso interno [vs ogni scienza sarebbe superflua se l’essere delle cose e la loro forma fenomenica direttamente coincidessero (pluslavoro ->plusvalore->plusprodotto)]

230- [Il pluslavoro rimane sempre in sostanza lavoro forzato (= lavoro estorto senza equivalente) nonostante che possa apparire come il risultato del libero accordo contrattuale / Pluslavoro in generale inteso come misura eccedente i bisogni dati (…) Nel sistema capitalistico, come in quello schiavistico ecc., assume semplicemente una forma antagonistica ed è completato dall’ozio assoluto di una parte della società]

231- Uno degli aspetti in cui si manifesta la FUNZIONE CIVILIZZATRICE DEL CAPITALE è quello di estorcere questo pluslavoro in un modo e sotto certe condizioni che sono più favorevoli allo sviluppo delle forze produttive, dei rapporti sociali e della creazione degli elementi per una nuova e più elevata formazione, di quanto non avvenga nelle forme precedenti della schiavitù, servitù della gleba  / UNA PIU’ ELEVATA FORMA DELLA SOCIETA’CON UNA RIDUZIONE MAGGIORE DEL TEMPO DEDICATO AL LAVORO MATERIALE.

Una determinata quantità di pluslavoro è necessaria per l’assicurazione contro le disgrazie, per il necessario e progressivo ampliamento del processo di riproduzione corrispondente allo sviluppo dei bisogni e all’incremento della popolazione, che dal punto di vista capitalistico si chiama accumulazione-> DI FATTO IL REGNO DELLA LIBERTA’ INIZIA SOLTANTO LADDOVE CESSA IL LAVORO DETERMINATO DALLA NECESSITA’ E DALLE FINALITA’ ESTERNE -> SI TROVA QUINDI PER SUA NATURA OLTRE LA SFERA DELLA PRODUZIONE MATERIALE VERA E PROPRIA.

232- [Il regno della libertà (= sviluppo delle capacità umane fine a se stesso, condizione fondamentale di tutto ciò è la riduzione della giornata lavorativa) si trova oltre il portare sotto il comune controllo dei produttori associati il ricambio organico con la natura (= sempre regno della necessità)]/ Nella società capitalista il profitto medio viene ripartito tra i capitalisti come un dividendo, in proporzione alla quantità di capitale posseduta da ognuno -> Questa appropriazione e distribuzione del plusvalore trova il suo limite nella proprietà privata della terra -> CAPITALE : OPERAIO = PROPRIETARIO FONDIARIO : CAPITALISTA]

233- [Addizionando il profitto medio e la rendita sia ha la somma del plusvalore sociale] Il capitale estorce direttamente agli operai il pluslavoro (…) In questo senso può anche essere considerato il produttore del plusvalore.

234- [Capitale /terra /lavoro -> Profitto / rendita / salario (: questa ripartizione dei redditi presuppone l’esistenza di una sostanza (lavoro sociale oggettivato)-> Ma gli agenti del processo di produzione lo vedono in una forma distorta: 3 redditi = 3 sostanze! -> Capitale, rendita e lavoro trasformati in fonti effettive da cui sgorgano queste parti di valore -> “cause della produzione come fonti dei redditi” (A. Smith) / Trasformazione dei rapporti sociali in cose -> come si vede nelle categorie della produzione capitalista e della produzione commerciale (merce e denaro) / Il capitale nella produzione come pompa di pluslavoro (…) L’accanita lotta intorno ai limiti della giornata lavorativa lo dimostra in modo convincente / Con lo sviluppo del pluslavoro relativo (…) con il quale si sviluppano le forze produttive sociali del lavoro, queste forze produttive e i nessi sociali del lavoro appaiono nel processo lavorativo diretto, come trasferite dal lavoro nel capitale. Così il capitale diviene un’entità molto mistica]

240-Il plusvalore realizzato nella circolazione (…) non sembra realizzato nella circolazione ma sembra sgorgare da essa [per due circostanze]: in primo luogo il profitto per alienazione che dipende da truffa, furbizia, esperienza, abilità e migliaia di fattori che influiscono sul mercato e, in secondo luogo dalla circostanza che qui , accanto al tempo di lavoro, compare un secondo elemento determinante, il tempo di circolazione / [Tempo di circolazione = sfera della concorrenza]

241-La divisione del profitto in interesse e guadagno d’imprenditore (per non parlare poi del profitto commerciale e del profitto tratto dal commercio di denaro che sono fondati sulla circolazione che sono fondati sulla circolazione e sembrano sgorgare direttamene da essa e non dal processo di produzione stesso) completa l’autonomizzazione della forma del plusvalore, la solidificazione della sua forma rispetto alla sua sostanza, alla sua essenza…

242- Un mondo stregato, deformato e capovolto in cui si aggirano i fantasmi di Monsieur le Capital e Madame la Terre-> Il grande merito dell’economia classica consiste nell’aver dissipato questa falsa apparenza e illusione, questa autonomizzazione e solidificazione dei diversi elementi sociali della ricchezza, questa personificazione delle cose e oggettivazione dei rapporti di produzione, questa religione della vita quotidiana, riducendo l’interesse a una parte del profitto (…) [vs economia volgare]

245- La grandezza del plusvalore limita la grandezza delle parti in cui esso si può suddividere.

248- Come può il valore prodotto annualmente acquistare un prodotto che ha un valore superiore al suo? [per la presenza di una porzione di capitale costante] / Tutta questa parte del capitale costante consumata nella produzione deve essere sostituita in natura / Presupponendo invariate tutte le altre condizioni, in particolare la forza produttiva del lavoro [sic!] questa parte richiede per la sua sostituzione la medesima quantità di lavoro di prima, in altre parole deve essere sostituita da un equivalente di valore. Se così non fosse la riproduzione non si potrebbe svolgere neppure secondo la vecchia scala. Ma chi deve compiere questi lavori e chi li compie?

251- [Per quanto riguarda il processo di riproduzione parte del capitale costante di I e II viene auto consumato in natura all’interno dello stesso settore = riparazioni, manutenzioni?]-> 253- [Distinguere tra provento lordo e provento netto + reddito lordo e reddito netto]

254- Si è visto che il valore di ogni singola merce e il valore del prodotto-merce di ogni singolo capitale si suddividono in due parti : una che sostituisce unicamente il capitale costante e l’altra che(…) è destinata a trasformarsi interamente in reddito lordo [salario+profitto+rendita] / Considerato dal punto di vista del singolo capitalista il reddito netto si distingue dal reddito lordo in quanto questo include il salario e quello no [-> sul reddito nazionale]

254- [Errore di Smith e Say sul reddito nazionale]

258- La buona volontà di scoprire nel mondo borghese il migliore dei mondi possibili sostituisce nell’economia volgare qualsiasi necessità di coltivare l’amore della verità e della ricerca scientifica.

259- [L’operaio] ricostituisce per il capitalista la forma monetaria del capitale variabile. Infine una parte dei prodotti che formano il capitale costante viene sostituita IN NATURA o mediante scambio, dai produttori stessi del capitale costante; un processo questo con cui i consumatori non hanno nulla a che vedere. Quando si trascuri ciò si ha l’impressione che il reddito dei consumatori sostituisca tutto il prodotto, quindi anche la parte costante del valore / Una parte del profitto [= plusvalore, plusprodotto] serve da fondo di assicurazione, perché il capitale costante, durante il processo di riproduzione, è esposto, per quanto riguarda i suoi elementi materiali ad avvenimenti fortuiti e a pericoli che lo possono decimare.

262- [Dopo l’eliminazione del modo di produzione capitalistico] a parte il pluslavoro in favore di coloro ai quali l’età non permette più o ancora di partecipare alla produzione, non vi sarebbe più lavoro destinato a sostentare coloro che non lavorano.

266- E’ innanzitutto una falsa astrazione considerare una nazione, il cui modo di produzione capitalistico è fondato sul valore e per di più organizzata capitalisticamente, come un corpo collettivo che lavora unicamente per i bisogni nazionali. [vs antagonismo del modo di produzione capitalistico]

274- [Bisogni fisici vs bisogni storicamente sviluppati]

276- [Sull’esame delle tabelle dei prezzi]

277- [Valore aggiunto EX NOVO alle merci (= prezzo delle merci dopo la detrazione della parte costante di valore) scomponibile in reddito / prezzi di mercato e prezzi medi regolatori (= natural price, prix necessaire) -> concorrenza]

278- [Sulle concezioni sbagliate dell’economia volgare dove svanisce ogni concetto di valore ]

280- [Sul prezzo naturale del salario che non è regolato dalla concorrenza ma che la regola]

285- Apparenza creata dalla forma autonoma e rovesciata delle parti costitutive del valore, secondo cui il salario solo o salario e profitto insieme determinano il valore delle merci.

288– [Il modo di produzione capitalistico, al pari di ogni altro, non soltanto riproduce costantemente il prodotto materiale, ma riproduce anche i rapporti economici e sociali, le forme economiche definite della sua formazione. Il suo risultato appare quindi costantemente come il suo presupposto e i suoi risultati appaiono quindi come i suoi presupposti [= non è la massa del plusvalore che si suddivide nei redditi, ma sono i redditi che con la loro somma creano il plusvalore ( o il valore delle merci)

292- Un lavoratore indipendente (per es. un piccolo contadino) (…) si paga il suo salario come operaio o reclama il profitto come capitalista, si paga la rendita come proprietario fondiario.

293- Volume del consumo consentito: 1. Dalla forza produttiva esistente della società e 2. Richiesto dal pieno sviluppo della sua personalità / [Spogliare le forme dall’involucro capitalistico ee ottenere solo i loro fondamenti] / Ridurre il pluslavoro e il plusprodotto a 1. Fondo di assicurazione e di riserva e 2. Fondo per l’allargamento continuo della riproduzione nella misura determinata dai bisogni sociali.

294 – [Forme della distribuzione ( a seconda del modo di produzione e non naturali) = redditi]

295- [Presupposta una produzione sociale di qualsiasi tipo -> bisogni sociali generali, chiunque possa esercitare la funzione di rappresentare questi bisogni sociali generali / Sviluppo storico di distribuzione e produzione vs loro carattere costante (natura umana?)-> STORICO = TRANSITORIO-> natura storica del modo di produzione capitalistico / Il prodotto sociale si ripartisce in capitale e redditi, non solo in redditi / La trasformazione delle condizioni di lavoro in capitale-> Rapporti descritti nel libro I del Capitale nel capitolo sull’Accumulazione originaria]

 296- [rapporti di produzione: 1. Fondamento di specifiche funzioni sociali; 2. Titoli che si riferiscono a quella parte del prodotto che è destinata al consumo individuale]

297- [Modo di produzione capitalistico-> due tratti: A. Prodotti in quanto merci e merci in quanto prodotti del capitale; B. Produzione del plusvalore come scopo diretto e motivo determinante della produzione]

298- Forze produttive sociali del lavoro, in quanto forze autonomizzate del capitale rispetto all’operaio -> Aumento della forza produttiva sociale del lavoro che qui appare soltanto come aumento continuo della forza produttiva del capitale / [Autorità del capitalista (autorità come depositaria delle condizioni di lavoro rispetto al lavoro, per cui anarchia completa fra i depositari di questa autorità-> carattere sociale della produzione come autorità rigorosamente normativa e di un meccanismo del processo lavorativo articolato in una gerarchia completa) ≠ dominatori politici o teocratici come dirigente e dominatore della produzione ≠ autorità avente come base schiavismo e servitù della gleba]

299- [Rapporto di distribuzione= rapporto di produzione storicamente determinato (per esempio rendita capitalistica (usura) vs altri tipi di rendita del proprietario fondiario]

301 – [Sul processo lavorativo semplice]

302 [Le classi -> 3 grandi classi della società moderna fondata sul modo di produzione capitalistico: operai, capitalisti e proprietari fondiari -> La società moderna raggiunge in Inghilterra il suo sviluppo più ampio e più classico -> Tuttavia nemmeno qui la stratificazione delle classi appare nella sua forma pura -> fasi medie e di transizione cancellano qui tutte le linee di demarcazione (sia in campagna sia in città) / Tendenza del modo di produzione capitalistico a concentrare progressivamente in larghi gruppi i mezzi di produzione dispersi, trasformando con ciò il lavoro in lavoro salariato e i mezzi di produzione in capitale.

303- La prima domanda (…) Che cosa costituisce una classe? = Che cosa fa sì che operai salariati, capitalisti e proprietari fondiari formino le tre grandi classi sociali? A prima vista può sembrare che ciò sia dovuto all’identità dei loro redditi e delle fonti di reddito (…) Tuttavia da questo punto di vista anche i medici e gli impiegati verrebbero a formare due classi, perché essi appartengono a due distinti gruppi sociali e i redditi dei membri di ognuno affluiscono dalla stessa fonte-> Lo stesso varrebbe per l’infinito frazionamento di interessi e posizioni creato dalla divisione sociale del lavoro tra operai, capitalisti e proprietari fondiari. Questi ultimi divisi in possessori di vigneti, possessori di terreni arativi, di foreste, di miniere, di riserve di pesca.

307- Appendice

321- [Relazioni tra aumento-diminuzione del prezzo del denaro e andamento del saggio del profitto, attraverso adeguamento del salario a nuovi valori]

324- Conoscere il sistema agrario di un paese.

329- Lenin->Monopolio del possesso fondiario (proprietario fondiario) ≠ monopolio dello sfruttamento della terra (affittuario capitalistico = conduzione agricola capitalistica-> 324- originato da limitatezza della terra)

331- Processo storico di separazione della proprietà fondiaria dalla conduzione agricola -> non vedendo questo processo (messo fortemente in rilievo da Marx) il signor Bulgakov, si può dire, non vede l’elefante.

333- A causa della limitatezza della terra ogni capitalista non può creare una nuova azienda agricola quando e dove vuole (≠ industria)

Frasi notevoli: Uno dei segreti dell’arricchimento progressivo dei proprietari fondiari (fruges consumere nati): essi mettono nelle loro tasche private il risultato dello sviluppo sociale senza avervi contribuito. Ciò costituisce anche uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo di un’agricoltura razionale./ Anche un’intera società, una nazione o anche tutte le società di una stessa epoca presa complessivamente non sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possessori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come BONI PATRES FAMILIAS alle generazioni successive / Il capitale grufola nei piedi quadrati di terra, come un maiale tra le patate/ E’ sempre nel rapporto diretto tra proprietari delle condizioni di produzione e i produttori diretti (…) in cui noi troviamo l’intimo arcano, il fondamento nascosto di tutta la costruzione sociale, e quindi anche della forma politica del rapporto di sovranità e dipendenza, in breve della forma specifica dello Stato in quel momento / vivaio degli affittuari capitalisti/ piccola proprietà fondiaria = lavoro isolato (qui la ricchezza e lo sviluppo della riproduzione delle sue condizioni materiali e spirituali sono in tali casi escluse e sono quindi anche escluse le condizioni di una coltura razionale) vs lavoro sociale] / Se la piccola proprietà fondiaria crea una classe di barbari, che è per metà al di fuori della società, che unisce la rozzezza delle forme sociali primitive con tutti i dolori e la misére dei paesi civilizzati, la grande proprietà fondiaria mina la forza-lavoro nell’ultima regione nella quale essa riversa la sua energia naturale e in cui si presenta come fondo di riserva per il rinnovamento della forza vitale delle nazioni, nella campagna stessa. La grande industria e la grande agricoltura gestita industrialmente operano in comune. Se esse originariamente si dividono per il fatto che la prima dilapida e rovina prevalentemente la forza-lavoro, e quindi la forza naturale dell’uomo  e la seconda più direttamente la forza naturale della terra, più tardi invece esse si danno la mano, in quanto il sistema industriale nella campagna succhia l’energia anche degli operai, l’industria e il commercio, dal canto loro, procurano all’agricoltura i mezzi per depauperare la terra./ il capitale diviene un’entità molto mistica /

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