Il Capitale di Marx, vol. III, tomo 2. Un direttore d’orchestra non ha affatto bisogno di essere proprietario di tutti gli strumenti dell’orchestra (1864-1895)

Sintesi ChatGPt degli appunti

Nel secondo tomo del Libro III Marx analizza soprattutto la trasformazione del profitto nelle forme dell’interesse e del guadagno d’imprenditore e, attraverso questa distinzione, lo sviluppo del capitale monetario, del credito e del sistema bancario. Il punto di partenza è il capitale produttivo d’interesse: il denaro può essere ceduto non semplicemente come denaro, ma come capitale, cioè come valore dotato della capacità di valorizzarsi. Il prestatore cede temporaneamente questa capacità al capitalista industriale e riceve in cambio una parte del profitto sotto forma di interesse. Il prestito, dunque, non produce direttamente valore, ma costituisce un’operazione giuridica che precede il processo effettivo di riproduzione del capitale (pp. 18-25). L’interesse rappresenta perciò una parte del profitto medio e trova nel saggio generale del profitto il proprio limite, anche se il suo livello concreto viene determinato dalla concorrenza tra domanda e offerta di capitale monetario: non esiste quindi un «saggio naturale» dell’interesse (pp. 28-40).

Questa divisione quantitativa del profitto tende però a trasformarsi in una distinzione qualitativa. Il capitale appare scisso fra capitale come proprietà, cui spetta l’interesse, e capitale come funzione, cui corrisponde il guadagno d’imprenditore. Da ciò nasce l’apparenza che l’interesse derivi naturalmente dalla semplice proprietà del capitale, mentre il guadagno d’imprenditore costituisca una sorta di salario dovuto all’attività del capitalista (pp. 47-58). Marx critica precisamente questa rappresentazione. Il lavoro di direzione possiede certamente una funzione reale quando la produzione è un processo sociale combinato, ma deve essere distinto dalla proprietà del capitale e dall’appropriazione del plusvalore. Come mostra l’esempio del direttore d’orchestra, chi dirige un’attività collettiva non deve necessariamente possederne gli strumenti (pp. 59-64).

Le cooperative operaie e le società per azioni rendono particolarmente evidente questa separazione. Il dirigente può diventare un lavoratore salariato specializzato, mentre la proprietà del capitale rimane distinta dalla funzione amministrativa. Le cooperative dimostrano quindi che il capitalista, in quanto dirigente necessario della produzione, può diventare superfluo. Cade così la giustificazione del profitto come semplice «salario di sorveglianza»: detratto il vero salario del dirigente, il profitto continua ad esistere come plusvalore (pp. 64-68). Parallelamente, nelle società per azioni il capitalista operante tende a trasformarsi in amministratore di capitale altrui e il proprietario in semplice capitalista monetario. Marx vede in questa separazione un elemento di dissoluzione della proprietà capitalistica individuale all’interno dello stesso capitalismo, pur accompagnato da speculazioni, frodi e concentrazioni della ricchezza (pp. 122-128).

Nel capitale produttivo d’interesse raggiunge inoltre il massimo sviluppo il feticismo del capitale. Nella formula D-D′ sembra infatti che il denaro produca spontaneamente altro denaro, senza che siano più visibili né il processo produttivo né lo sfruttamento del lavoro da cui deriva realmente il plusvalore. Il produrre interesse appare così una proprietà naturale del denaro, quasi come il crescere è proprietà naturale dell’albero (pp. 68-71).

Su questa base si sviluppa il sistema del credito. La sua origine concreta si trova nella circolazione delle merci: quando una merce viene venduta con pagamento differito nasce il rapporto tra creditore e debitore e la cambiale può cominciare a circolare come mezzo di pagamento. Gli anticipi reciproci fra produttori e commercianti costituiscono quindi la base reale del credito commerciale (pp. 79-85). Con lo sviluppo delle banche, queste raccolgono il capitale monetario disponibile e lo concentrano, prendendo generalmente denaro a prestito a un interesse inferiore rispetto a quello al quale lo prestano (pp. 83-88).

Il credito accelera e socializza enormemente il movimento del capitale, ma nello stesso tempo favorisce speculazione e crisi. Nelle società per azioni e nel mercato finanziario si sviluppa infatti il capitale fittizio. Titoli pubblici e azioni rappresentano diritti su redditi futuri che vengono «capitalizzati», cioè valutati come se derivassero da un capitale dato a prestito al saggio corrente dell’interesse (pp. 153-160). Il loro valore può quindi muoversi indipendentemente dal capitale reale. Per questa ragione, con lo sviluppo del credito, uno stesso capitale sembra raddoppiarsi o triplicarsi, comparendo contemporaneamente sotto forme diverse nelle mani di soggetti differenti (pp. 159-164).

L’accumulazione finanziaria non deve pertanto essere confusa con l’accumulazione reale. L’aumento dei depositi, dei titoli e del capitale monetario disponibile può verificarsi senza un corrispondente aumento del capitale produttivo. Persino il debito pubblico appare contabilmente come capitale, mentre rappresenta in realtà il diritto dei creditori dello Stato a prelevare una parte futura delle imposte (pp. 167-180). La crescita del capitale monetario può così alimentare speculazione, concentrazione della ricchezza e appropriazione attraverso il «gioco» finanziario anziché attraverso l’attività produttiva.

Questa autonomia apparente della finanza diventa particolarmente evidente nelle crisi. Il credito permette alla produzione e al commercio di espandersi oltre i limiti immediati del mercato, ma proprio per questo rende il sistema più fragile. Alla base delle crisi vi sono sproporzioni produttive e limiti del consumo; nei tuoi appunti emerge soprattutto l’affermazione secondo cui «la causa ultima di tutte le crisi effettive è pur sempre la povertà e la limitazione del consumo delle masse» (pp. 175-176). Quando la fiducia viene meno, il sistema fondato sul credito si rovescia improvvisamente nella richiesta di denaro contante: cambiali e titoli devono essere convertiti in mezzi effettivi di pagamento (p. 183).

Il sistema creditizio mostra così una contraddizione fondamentale. Da un lato rende sempre più sociale il capitale, concentra risorse monetarie disperse, riduce la necessità del denaro metallico e permette un’enorme espansione della produzione; dall’altro questa produzione socializzata continua a essere priva di un controllo sociale. Nelle crisi riemerge perciò violentemente la necessità del denaro come incarnazione immediata della ricchezza sociale (pp. 273-280). La finanza non elimina le contraddizioni della produzione capitalistica, ma può amplificarle: una sovrabbondanza di capitale monetario può significare non ricchezza produttiva crescente, bensì mancanza di possibilità redditizie d’investimento, spingendo verso «eccesso di commercio, eccesso di produzione, eccesso di credito» (pp. 202-204).

Marx ricostruisce infine la genesi storica del capitale produttivo d’interesse. L’usura e il capitale commerciale precedono storicamente il capitalismo moderno. L’usura dissolve le vecchie forme di proprietà dei piccoli produttori senza essere però capace, da sola, di creare il nuovo modo di produzione; essa prospera soprattutto grazie alla funzione del denaro come mezzo di pagamento, quando debiti, tributi, imposte e canoni costringono il produttore a procurarsi denaro a scadenze determinate (pp. 302-309). Il moderno sistema creditizio nasce invece subordinando progressivamente il capitale monetario alle esigenze della produzione capitalistica, attraverso lo sviluppo delle banche e della moneta di credito (pp. 311-314).

Il risultato storico è profondamente contraddittorio. Il sistema bancario e creditizio rappresenta per Marx una delle forme più sviluppate della socializzazione capitalistica: concentra il capitale monetario della società, trasforma il capitale privato in capitale sempre più sociale e separa proprietà e funzione. In questo senso esso tende a eliminare il carattere strettamente privato del capitale e contiene «in sé» la possibilità della soppressione del capitale stesso. Ma finché rimangono i rapporti capitalistici, questa socializzazione assume una forma contraddittoria, dominata dalla proprietà privata, dalla speculazione e dalle crisi. Proprio per questo il credito potrà diventare, secondo Marx, una potente leva della transizione dal modo di produzione capitalistico a quello fondato sul lavoro associato (pp. 317-319).

Appunti di lettura

Il processo complessivo della produzione capitalista

Suddivisione del profitto in interesse e guadagno d’imprenditore. Il capitale produttivo d’interesse

7- [Forma definitiva del saggio medio = saggio generale del profitto)

8- [denaro-> valore d’uso normale (scambiare merci) vs valore d’uso come capitale (privare il lavoratore dei mezzi di produzione) / Il capitale in quanto capitale diventa merce -> viene prestato (non venduto) / interesse = una parte del profitto]

9- Le forme giuridiche non possono determinare il contenuto, esse non fanno altro che esprimerlo.

12- Il capitale nel processo di produzione si presenta come capitale nella sottomissione dell’operaio.

15- Nel processo della produzione capitalista, il capitale si presenta come denaro che genera denaro.

16- [Contro Proudhon che distingue il capitalista produttivo dal capitalista che presta.

17- Rendita vitalizia e prestito di capitale fisso (case, nuovi investimenti) / Il riflusso come RIMBORSO (dopo anticipazione) -> poi ritiro / Prestatore = capitalista operante / ‘considerare sub specie’ = sotto forma di (denaro= valore)

18- [Il capitalista prestatore dà via il suo capitale, lo trasferisce al capitalista industriale senza ricevere un equivalente del capitale / Prestito = operazione giuridica che non ha nulla a che fare con l’effettivo processo di riproduzione del capitale, ma soltanto lo prepara / CESSIONE E RIMBORSO DEL CAPITALE PRESTATO]

19- Il movimento caratteristico del capitale in generale, cioè Il ritorno del denaro al capitalista.

20- Dare via il denaro come capitale, come qualcosa che possiede la proprietà di ritornare al suo punto di partenza, di conservarsi e accrescersi nel movimento che esso compie [vs merce semplice]

21- [Invece di acquistare o vendere il prestatore presta / Interesse = parte del profitto medio , che non rimane nelle mani del capitalista operante, ma tocca al capitalista monetario / Capitale come merce e suo valor d’uso (= capacità di produrre profitto) vs valor d’uso di altre merci / Eccedenza di valore prodotta per il capitalista industriale dalla forza lavoro]

24- Il denaro come capitale, come valore che si valorizza / La parte del profitto che tocca al prestatore si chiama valore dell’interesse

25- Forma irrazionale del prezzo vs concetto di prezzo-valore-> valor d’uso di una merce espressa in denaro /Interesse come prezzo del capitale è un’espressione del tutto irrazionale.

26- [Su prezzo e valore] Un prezzo che differisca qualitativamente dal valore è una contraddizione assurda.

27- Il denaro può essere trasformato in elementi di produzione e ne costituisce in realtà, la loro esistenza come valore / Il carattere sociale antagonistico della ricchezza materiale -il suo antagonismo col lavoro come lavoro salariato- è espresso (…) già nella proprietà del capitale in quanto tale. (…) Il denaro (e quindi la merce) sono capitale in modo latente e potenziale e possono venir venduti come capitale rappresentando in questa forma il potere di disporre del lavoro altrui , il diritto di appropriarsi il lavoro altrui, costituendo qui valore che si valorizza / Oscillazioni del prezzo di mercato che dipendono da domanda/offerta vs prezzo di produzione determinato dalle leggi immanenti del modo di produzione.

28- Non esiste un livello ‘naturale’ del tasso di interesse, qui non esiste legge all’infuori di quella imposta dalla concorrenza (fra domanda e offerta) / “Nel determinare il prezzo delle cose il tempo non conta, nel determinare l’interesse il tempo è l’elemento più importante” (Muller A., romantico)

30- [L’interesse come forma autonoma nei confronti del profitto / Il profitto come salario di sorveglianza]

31- Vogliamo supporre in un primo momento che esista un rapporto fisso tra profitto totale [e l’interesse]. È allora chiaro che l’interesse cadrà o salirà come il profitto totale e questo è a sua volta determinato dal saggio generale di profitto e dalle sue oscillazioni / [Supposto che l’interesse sia 1/5 del profitto medio…]

32– Si può dire che l’interesse è regolato dal profitto, dal saggio generale di profitto.

38- Se si considerano i cicli di rotazione secondo i quali si muove l’industria moderna -fase di calma, animazione crescente, prosperità, sovrapproduzione, crollo, stagnazione, fase di calma ecc.- si troverà generalmente che un livello basso del saggio di interesse corrisponde a periodi di prosperità o nella fase crescente tra prosperità e tracollo e che l’interesse massimo, fino all’usura, sia ha nei periodi di crisi [Cfr. 1842-43, da 4 ½  a 2, fino a 1%, poi durante la crisi interesse fino a 8% (denaro scarso e speculazione)]/  Durante la crisi, quando per pagare bisogna prendere a prestito [da chi ha capitale monetario = banchieri]

34- [Rentiers e popoli che sono cresciuti nella categoria della ricchezza (GB)-> quel che costi costi]

35- [Saggio medio dell’interesse vs saggio di mercato]

38- Non esiste un saggio ‘naturale’ dell’interesse.

39- [Capitale-forza lavoro = due variabili indipendenti che si confrontano tra di loro ≠ interesse-profitto ≈ ripartizioni del profitto comune in una società con diversi soci ≈ capitale-rendita fondiaria] / E’ esatto che il saggio stesso dell’interesse varia continuamente a seconda delle garanzie offerte da chi prende a prestito e secondo la durata del prestito

40- Concorrenza = movimento di livellamento ≠ movimento di massa come nel caso del capitale monetario e dell’interesse.

44- La categoria dell’interesse è estranea al movimento del capitale industriale in sé e per sé. Soltanto la concorrenza tra due tipi di capitalisti (industriali e monetari) crea il saggio di interesse / Per tutto il tempo che il capitale opera nel processo di riproduzione…/ Anche si suppone che esso appartenga al capitalista industriale stesso, di modo che egli non lo deve restituire a nessuno, egli non aveva come privato a sua disposizione questo capitale stesso, ma soltanto il profitto che può spendere come reddito. Per tutto il tempo che il suo capitale opera come capitale, esso appartiene al processo di riproduzione, ed è fissato in questo processo. Egli è, sì, il suo proprietario, ma questa proprietà non lo autorizza, in quanto egli lo usa come capitale per lo sfruttamento del lavoro, a disporne in altro modo.

45- Anche il capitalista monetario riceve a scadenze determinate l’interesse, ma non il rimborso del capitale (…) Fino a che esso si trova in mano sua, esso non apporta interesse alcuno e non funziona come capitale, fino a che esso apporta interesse e funziona come capitale non si trova in mano sua.

46-Il capitale opera come capitale, soltanto in quanto produce profitto / [Il capitalista deve di continuo anticipare capitale nel processo di produzione, e non può disporne indipendentemente da questo processo]

46- [Profitto industriale e commerciale = guadagno d’imprenditore]

47- [Profitto lordo = interesse + profitto vero e proprio] / Abbiamo visto che il vero e proprio prodotto specifico del capitale è il plusvalore, ossia più precisamente il profitto / [Il capitalista come personificazione del capitale]

48– Operazioni e funzioni che il capitalista compie come imprenditore nell’industria e nel commercio.

49- [Movimento del capitale (guadagno d’imprenditore) = attività vs inattività del capitalista monetario (interesse) / Capitale in sé [fuori del processo di produzione = 52 -ciò che il capitale produrrebbe anche senza un impiego produttivo] (interesse) vs capitale in funzione (guadagno)] / Cristallizzazione e autonomizzazione di due parti del capitale-> Il profitto di ogni capitale , quindi anche il profitto medio fondato sul livellamento dei capitali, si scompone in due parti (interesse ≠ guadagno d’imprenditore = profitto lordo-> distinzione che da quantitativa diventa qualitativa [= indipendente da circostanze specifiche]) / Chi impiega del capitale si suddivide in due persone.

51- Storicamente il capitale produttivo di interesse è esistito come forma definita, tradizionale [Nella concezione popolare il capitale monetario è la forma par excellance del capitale]     

52- Interesse ≈ prezzo di mercato delle merci = dato solido, uniforme / Ciò che è esatto dal punto di vista del capitalista singolo (capitale produttivo vs capitale produttivo d’interesse), dal punto di vista generale, ossia applicato a tutto quanto il capitale della società, come fanno alcuni economisti volgari, che giungono a farne la ragione del profitto, tutto ciò è naturalmente assurdo (=il modo di produzione capitalistico percorrerebbe il suo corso senza la produzione capitalistica)

53- Qualora una parte eccessivamente grande di capitalisti volesse trasformare il suo capitale in capitale monetario, la conseguenza sarebbe un’enorme svalorizzazione del capitale monetario [e la costrizione a ritrasformarsi in capitalisti industriali] / La ripartizione puramente quantitativa del profitto tra due persone, che hanno diverso titolo giuridico su di esso, si è trasformata così in ripartizione qualitativa, che sembra derivare dalla natura stessa del capitale e del profitto.

54- La trasformazione del denaro e in genere del valore in capitale è il risultato costante della produzione capitalista. / Il valore, che nel processo di produzione propriamente detto assume la forma di mezzi di produzione, si contrappone come potenza autonoma alla forza-lavoro ed è MEZZO PER APPROPRIARSI DI LAVORO NON PAGATO, e esso è questa potenza, in quanto si contrappone all’operaio come proprietà altrui.  

55- Il Capitale produttivo di interesse e il capitale come proprietà contrapposto al capitale come funzione. Ma fin dove il capitale non è in funzione, non sfrutta i lavoratori e non viene in contrasto con loro / Essere rappresentante del capitale operante non è una SINECURA, come essere rappresentante del capitale produttivo d’interesse. Sulla base della produzione capitalista il capitalista dirige il processo di produzione come il processo di circolazione. Lo sfruttamento del lavoro produttivo costa sforzo, sia che se ne incarichi lui stesso, sia che ne lasci l’incombenza ad altri.    [È un lavoro-> funzioni che il capitalista esercita come non proprietario]

56- [Nel cervello del capitalista] si sviluppa l’idea che il suo guadagno d’imprenditore sia un salario -ben lungi dall’essere in contrasto col lavoro salariato e dal rappresentare unicamente lavoro non pagato-, un salario di sorveglianza (un salario più elevato di quello del lavoratore comune) wage of superintendence of labour.

56- La forza-lavoro ha come patrimonio l’attività creatrice di valore e in quanto tale non deriva dal processo [lavorativo] ma al contrario ne è piuttosto la condizione / Uno può comperare la forza-lavoro senza farla lavorare produttivamente, per scopi puramente personali (es.: servizio). Lo stesso si verifica per il capitale / Essendo fissato l’elemento del carattere sociale specifico del capitale nel modo di produzione capitalistico – la proprietà del capitale che possiede la qualità di comandare lavoro altrui (…) Nel guadagno d’imprenditore il plusvalore pare derivare dal processo di produzione, separato dal suo specifico carattere sociale [già espresso dall’interesse!]

58- Il capitalista industriale in quanto distinto dal proprietario del capitale, non APPARE come capitale operante, ma come un FUNZIONARIO, anche astratto dal capitale, come semplice veicolo del processo lavorativo in generale, come lavoratore e più precisamente come lavoratore salariato / L’interesse rappresenta la semplice proprietà di capitale, in quanto mezzo di appropriarsi di prodotti del lavoro altrui                   [L’interesse è la figura del profitto in cui l’antagonismo è cancellato]  perché il carattere estraniato del capitale, il suo contrapporsi al lavoro, viene trasferito al di fuori del processo di sfruttamento, precisamente nel capitale produttivo d’interesse allora questo processo di produzione appare come un semplice processo lavorativo, dove il capitalista compie semplicemente un lavoro diverso dall’operaio, così che il lavoro consistente nello sfruttare e il lavoro sfruttato sono entrambi identici in quanto lavoro.     

59- Stipendio del dirigente come parte integrante e costitutiva del profitto (in quei rami d’attività che consentono una divisione del lavoro) [= lavoro di sovrintendenza e direzione, dove il lavoro si presenta come un processo socialmente combinato e  n Stipendio del dirigente come parte integrante e costitutiva del profitto (in quei rami d’attività che consentono una divisione del lavoro) [= lavoro di sovrintendenza e direzione, dove il lavoro si presenta come un processo socialmente combinato e  non si presenta come lavoro autonomo di un produttore isolato-> 1. Da un lato lavoratore produttivo come per esempio 52 direttore d’orchestra 2. Dall’altro come lavoro di sovrintendenza dell’antagonismo fra operai e capitale (Es. max nel lavoro schiavistico) -> Stati dispostici e lavoro di sorveglianza: 1. Svolgimento degli affari pubblici della comunità vs 2. Controllo dell’antagonismo tra governo e popolo]

on si presenta come lavoro autonomo di un produttore isolato-> 1. Da un lato lavoratore produttivo come per esempio 52 direttore d’orchestra 2. Dall’altro come lavoro di sovrintendenza dell’antagonismo fra operai e capitale (Es. max nel lavoro schiavistico)-> Stati dispostici e lavoro di sorveglianza: 1. Svolgimento degli affari pubblici della comunità vs 2. Controllo dell’antagonismo tra governo e popolo]

60- Apologeti del sistema schiavistico moderno

61- Il signore [capitalista] non si manifesta nell’acquisto degli schiavi, ma nel farne uso. “Se non ha voglia di sobbarcarsene allora fa uso di un sorvegliante” (Aristotele). Per Aristotele non conviene attribuire grande importanza a questo lavoro di sorveglianza /Il lavoro di direzione e di sovrintendenza [è 1. una funzione derivante dalla natura di ogni lavoro sociale combinato e 2. Scaturisce dall’antagonismo (funzione che deriva dall’asservimento del produttore immediato)]  

62- [Sul  rapporto tra padrone e servo in USA] / Il salario di un epitropos (=commissario) o regisseur (come si chiamava nella Francia medievale è completamente distinto dal profitto e assume anche la forma di salario per lavoro qualificato, non appena l’impresa è esercitata su una scala sufficientemente grande per pagare un tale dirigente (manager), quantunque i nostri capitalisti industriali siano ben lungi dall’occuparsi di affari di stato e di filosofia.

63- un direttore d’orchestra non ha affatto bisogno di essere proprietario di tutti gli strumenti dell’orchestra

63- Forma del lavoro come lavoro sociale [per es. direttore d’orchestra] che proviene dalla combinazione e dalla cooperazione di molti in vista di un fine comune.

64- Ex fabbricanti falliti, divenuti salariati come direttori di una fabbrica cooperativa operaia / Il salario di amministrazione (…) appare completamente distinto dal guadagno d’imprenditore, tanto nelle fabbriche cooperative e appartenenti ai lavoratori, quanto nelle società per azioni capitalistiche/ Nella fabbrica cooperativa il carattere antagonista del lavoro di sorveglianza è soppresso, perché il dirigente è pagato dagli operai , invece di rappresentare di fronte ad essi il capitale / Le società per azioni sviluppatesi con il sistema creditizio hanno in generale la tendenza a separare sempre di più questo lavoro di amministrazione in quanto funzione dalla proprietà di capitali, precisamente come con lo sviluppo della società borghese, le funzioni giudiziaria e amministrativa si separano dalla proprietà terriera della quale esse erano attributo nei tempi feudali.

65- Dai rendiconti delle fabbriche cooperative in Inghilterra si vede che -detratto il salario del dirigente, che costituisce una parte del capitale variabile speso, proprio come il salario degli altri operai- il profitto era più elevato del profitto medio, sebbene queste società pagassero talvolta un interesse più elevato dei fabbricanti privati. La causa del profitto più elevato era in tutti questi casi una maggiore economia nell’impiego del capitale costante. (…) Poiché il profitto qui era maggiore del profitto medio, anche il guadagno d’imprenditore era maggiore del solito [-> interesse medio = grandezza completamente indipendente dal salario di amministrazione] / le fabbriche cooperative forniscono la prova che il capitalista in quanto funzionario della produzione è diventato superfluo, proprio come egli stesso, pervenuto al grado più elevato della sua cultura stima superfluo il proprietario terriero / La confusione tra guadagno d’imprenditore e salario di sorveglianza o amministrazione è derivata originariamente dalla forma antagonistica che assume rispetto all’interesse l’eccedenza del profitto sull’interesse. Essa è stata in seguito sviluppata nella apologetica intenzione di rappresentare il profitto non come plusvalore, ossia come lavoro non pagato, ma come salario del capitalista per il lavoro reso. Al che allora si contrapponeva, da parte dei socialisti, la rivendicazione che il profitto venisse ridotto in pratica a ciò che esso pretendeva di essere in teoria, cioè a semplice salario di sorveglianza. E questa rivendicazione veniva a contrapporsi alle belle frasi teoriche in modo tanto più spiacevole, in quanto da un lato questo salario di sorveglianza, con la formazione di una classe numerosa di dirigenti industriali e commerciali, finiva per trovare  il suo livello determinato e il suo determinato prezzo di mercato come qualsiasi altro salario di lavoro; e, dall’altro, sempre più diminuiva, come ogni altro salario per lavoro qualificato, in seguito alla evoluzione generale che riduce i costi di produzione della forza-lavoro specializzata/ Lo sviluppo della cooperazione da parte degli operai e delle società per azioni da parte della borghesia fa sparire anche l’ultimo pretesto invocato per confondere il guadagno d’imprenditore con il salario d’amministrazione e il profitto apparve in pratica quello che era in teoria, semplice plusvalore.

68- Sui consigli di amministrazione e di controllo come ‘nuovo imbroglio’ delle società per azioni (-> direttori puramente nominali)

68- Nel capitale produttivo di interesse (…) noi abbiamo qui D-D’, denaro che produce denaro, valore che valorizza se stesso, senza il processo che serve da intermediario di questi due estremi. Nel capitale commerciale capitalistico esiste almeno la forma generale del movimento capitalistico D-M-D’, ma esso si presenta tuttavia sempre come il prodotto di un rapporto sociale, e non come il prodotto di una semplice cosa [feticcio-> il capitale come fonte misteriosa che da se stessa crea il proprio accrescimento]

70- Per l’economia volgare che vuole rappresentare il capitale come fonte indipendente di valore (…) [la forma del capitale produttivo d’interesse] è una forma in cui la fonte del profitto non è più riconoscibile [un feticcio] / 71– Come per gli alberi il crescere, così al capitale monetario il produrre denaro (τόχσς = parola greca che ha il doppio significato di ‘cosa generata’ (nato, figlio) e ‘interesse’), appare in questa forma una proprietà naturale (…) nel denaro germoglia la vita (come nel vino vecchio migliora il valor d’uso).

71- Così nel capitale produttivo d’interesse (…) si trova realizzato il pio desiderio del tesaurizzatore /[Le ingenue filippiche di Lutero contro l’usura-> phantasticaren = immaginario]

79- Ho già precedentemente mostrato (libro I) come dalla circolazione semplice delle merci nasce la funzione del denaro come mezzo di pagamento e con esso, fra i produttori e i commercianti di merci, un rapporto di creditore e debitore-> Insomma il denaro funziona qui soltanto come mezzo di pagamento, ossia la merce non è venduta contro denaro, ma contro la promessa scritta di pagare a un termine stabilito [cambiali-> che circolano come mezzo di pagamento = il vero e proprio denaro del commercio] / Questi anticipi reciproci dei produttori e dei commercianti costituiscono la base reale del credito.

80- [La cambiale come effettiva moneta del credito / CURRENCY = MEZZO DI CIRCOLAZIONE (di uso giornaliero) /Cfr. 113/129 vs raccolta di capitale (A. Smith)]

81- [Sviluppo del credito (= fiducia) = reciproci anticipi di capitale]

82- L’altro aspetto della natura del credito si riallaccia allo sviluppo del commercio di denaro, che nella produzione capitalistica va di pari passo con lo di sviluppo del commercio merci.

83- Sconto delle cambiali= conversione delle stesse in denaro, prima della data della loro scadenza [Cfr pag-113- è una semplice compravendita] / Il biglietto di banca non è altro che una cambiale sul banchiere, pagabile in qualsiasi tempo al portatore e che il banchiere sostituisce alle cambiali private (moneta di credito che esce dalla circolazione commerciale per entrare in quella generale = dove ha la funzione di denaro) /Il biglietto di banca non è altro che la moneta per il commercio all’ingrosso.

84- [Circolazione del capitale vs circolazione di denaro (currency) / Banchieri che pagano con cambiali di altre banche (= privilegio di battere moneta) quando il denaro si fa raro]

85- [Cambiale, biglietto di banca, assegno = forme in cui un credito assume la forma di denaro-> riassunto preciso delle operazioni di banca e dei mezzi con cui un capitale bancario viene creato mediante depositi, biglietti di banca e cambiali]

86- “Lo scopo delle banche è facilitare gli affari, tutto ciò che facilita gli affari facilita la speculazione” (…) Il buon prezzo del capitale favorisce la speculazione, come il buon prezzo della carne e della birra favorisce l’ingordigia e l’ubriachezza”

88- [Commercio di denaro e amministrazione del capitale produttivo di interesse / Il banchiere concentra nelle sue mani, in grandi masse, il capitale monetario disponibile per il prestito / Il profitto di una banca consiste generalmente nel fatto che essa prende a prestito a un tasso meno elevato di quello con cui dà a prestito.

90- Rinnovata attività affaristica che nel 1849 spezzò lo slancio dei movimenti rivoluzionari del continente (F. Engels)

91- [Metodi di creare capitale fittizio con alla base la lunghezza del viaggio delle merci ( e l’incertezza delle comunicazioni) F. Engels]

—————————–

98- [Far defluire le accumulazioni periodiche della ricchezza eccedente della società che non possono trovare investimento nei rami abituali…]

102- Non vi è dubbio alcuno che il saggio di interesse trova in generale il suo limite nel saggio del profitto.

105- La volpe viene tradita dalla coda…/ Categoria degli avventurieri del credito che pagano l’interesse non con il profitto, ma con il capitale degli altri.

109- Che cosa significa sconto? Perché sconta una cambiale? Perché desidera anticipare il riflusso monetario del capitale investito e impedire l’arresto dei propri affari? Perché deve coprire dei pagamenti in scadenza [Tasso di sconto e tasso di interesse]

111- Che cosa desidera il mondo degli affari quando è sotto il colpo di un panico? Vogliono essi procurarsi del denaro o dei mezzi legali di pagamento [al fine di continuare i loro affari] Essi vogliono mezzi di pagamento per fare onore alle cambiali in scadenza.

112- La grande differenza tra un prestito di capitale e lo sconto che ha il solo fine di trasformare un titolo di credito da una forma a un’altra, o in denaro effettivo / [Anticipo come investimento ≠ anticipo come prestito del banchiere]

113- [Sulla cambiale] Ogni compravendita tra commercianti è un trasferimento di capitali.

117- [QUANDO SI TRATTA DI COMPERARE ≠ QUANDO SI TRATTA DI PAGARE

118- [Saggio di sconto = saggio di interesse?

—————————

122- [Capitale sociale (= capitale di individui direttamente associati = società per azioni) vs Capitale privato (e imprese private) -> soppressione della proprietà privata nell’ambito del modo di produzione capitalistico stesso? -> Trasformazione del capitalista operante in semplice dirigente amministratore di capitali altrui e dei proprietari di capitali in puri e semplici proprietari, puri e semplici capitalisti monetari] / Lo stipendio del dirigente dovrebbe essere salario di un certo tipo di lavoro qualificato / Interesse = semplice indennizzo della proprietà del capitale/ Profitto = pura e semplice appropriazione di plusvalore altrui, risultante dalla trasformazione dei mezzi di produzione in capitale, ossia dalla loro estraneazione rispetto ai proprietari effettivi , dal loro contrapporsi come proprietà altrui a tutti gli individui realmente operanti nella produzione, dal dirigente all’ultimo giornaliero./ [La società per azioni come momento di transizione]per la ritrasformazione del capitale in proprietà dei produttori [= commenti di Engels su quanto scritto da Marx]

124- [Sulla politica protezionistica dei paesi industriali = fallimento della concorrenza] / Ciò che la produzione può fornire in termini di mesi, il mercato può assorbire in termini di anni [Sovrapproduzione cronica] / [I cartelli come forme di razionalizzazione della produzione] / In tal modo, in questo settore [produzione di alcali] che costituisce la base di tutta l’industria chimica, la concorrenza è in Inghilterra sostituita dal monopolio e si prepara così con nostra grande soddisfazione la futura espropriazione da parte della società intera, da parte della nazione.

125- Tutto un sistema di frodi e di imbrogli che ha per oggetto la fondazione di società, emissione e commercio di azioni. È produzione privata senza il controllo della proprietà privata.

126- Assurda la frase fatta che fa derivare il capitale dal risparmio, perché ciò che lo speculatore pretende è proprio che altri risparmino per lui (E’ così che recentemente tutta la Francia ha risparmiato un miliardo e mezzo di franchi per gli speculatori di Panama(…) Nel sistema capitalistico questa espropriazione riveste l’aspetto opposto, si presenta come appropriazione della proprietà sociale da parte di pochi individui e il credito attribuisce a questi pochi il carattere di puri e semplici cavalieri di ventura. Poiché la proprietà esiste qui sotto forma di azioni, il suo movimento e il suo trasferimento non sono che il puro e semplice risultato del gioco di borsa, dove i piccoli pesci sono divorati dagli squali e le pecore dai lupi di borsa. / [Produzione privata vs produzione nelle mani di produttori associati / Le fabbriche cooperative degli operai sono, nella vecchia forma, il  primo segno di rottura della vecchia forma.

127- [Fabbriche cooperative e nuovo modo di produzione / Dal modo di produzione capitalistico a quello associato-> società per azioni e fabbriche cooperative]

128- Il credito affretta le crisi [Cfr- pag. 252]

129- [Piccoli commercianti = categoria sotto la quale comprendere tutti i commercianti che vendono ai consumatori individuali. Qui il denaro circola con funzione di moneta]

——————————————

130 – [Forma monetaria del capitale vs forma monetaria del reddito / Due sfere = Due funzioni nel processo di riproduzione -> REALIZZARE REDDITO vs TRASFERIRE CAPITALE (= REALIZZARE CAPITALE)

131- Nella merce prodotta non vi è soltanto capitale ma già plusvalore, essa non è capitale in sé , ma capitale già in atto, capitale che ha già dentro di sé una parte di reddito/ Ciò che il piccolo commerciante dà in cambio del denaro che gli rifluisce, non è la sua merce, per lui è capitale più profitto, capitale più reddito.

132- Questa distinzione tra denaro come mezzo di pagamento e come mezzo di acquisto ( = mezzo di circolazione) è una distinzione inerente al denaro stesso, non è una distinzione tra denaro e capitale.

133- [Assurda distinzione di Tooke tra circolazione e capitale] / In periodi di prosperità e di grande espansione, quando il processo di riproduzione è rapido ed energico-

135- Capitalista industriale e commerciale che vendono a credito.

142- [Funzioni e movimenti del tesoro come fondo di servizio (buoni del tesoro, azioni, ipoteche)

149- ORO COME MEZZO INTERNAZIONALE DI PAGAMENTO

Il processo complessivo della produzione capitalistica (parte seconda)

Suddivisione del profitto in interesse e guadagno d’imprenditore. Il capitale produttivo di interesse

153- Dobbiamo ora vedere più da vicino quali sono gli elementi che costituiscono il capitale bancario / Capitale monetario (nelle due forme di capitale-merce e capitale produttivo) ≠ capitale produttivo d’interesse / Il capitale bancario consiste di: 1. Denaro contante, oro o banconote e 2. Titoli. I titoli sono suddivisi in due parti: 1. Effetti commerciali (= cambiali che arrivano a scadenza e il cui sconto costituisce la peculiare attività dei banchieri e 2.Titoli pubblici come buoni del Tesoro, azioni di qualsiasi tipo in breve, titoli fruttiferi, ma sostanzialmente distinti dalle cambiali.

154- Lo Stato deve pagare annualmente ai suoi creditori una certa somma di interessi per il capitale preso a prestito. Il creditore non può chiedere in questo caso al suo debitore il capitale, ma può soltanto vendere il suo credito, il suo titolo di proprietà. Il capitale stesso è stato consumato, speso dallo Stato, non esiste più(…) Il capitale è considerato dallo Stato capitale fittizio, illusorio / [Capitale del debito pubblico ≠ Forza-lavoro]

156- Per spiegare la produttività della forza-lavoro si afferma che la forza-lavoro stessa è questa cosa mistica, capitale produttivo di interesse / La formazione di capitale fittizio la si chiama capitalizzazione. Si capitalizza ogni reddito regolare e periodico, considerato in base al saggio medio di interesse, come provento che verrebbe ricavato da un capitale dato a prestito a questo tasso di interesse.

157- Il capitale come automa che si valorizza / Le azioni delle società ferroviarie, minerarie e di navigazione rappresentano capitale effettivo [o truffe] / Azione= titolo di proprietà PRO RATA sul plusvalore che verrà realizzato da questo capitale.

158- Il valore di mercato di questi titoli [azioni] è in parte speculativo, essendo determinato non dal provento reale, ma dal provento previsto, calcolato in anticipo / Per i titoli di Stato il provento è legalmente determinato.

159- Scoppio di bolle di sapone di capitale monetario nominale [Titoli di Stato + azioni industriali ≠ ricchezza]/ Tutti questi titoli non sono in realtà che un’accumulazione di diritti, titoli giuridici, sulla produzione futura e il loro valore monetario o valore-capitale non costituisce capitale, come ad es. nel caso del debito pubblico, oppure è determinato in modo completamente indipendente dal valore del capitale reale che essi rappresentano / In tutti i paesi capitalisti esiste una massa enorme di capitale produttivo di interesse o di moneyed capital sotto questa forma.

160- [Definizione dell’operazione di ‘sconto’ [IMP] / La maggior parte del capitale del banchiere è dunque puramente fittizia e consiste in titoli di credito (cambiali), titoli di stato ( che rappresentano capitale consumato) e azioni (buoni su proventi futuri) [+ riserva aurea o cartacea = TESORO]

161- Con lo sviluppo del capitale produttivo di interesse e del sistema produttivo, ogni capitale sembra raddoppiarsi e in alcuni casi triplicarsi a causa dei diversi modi in cui lo stesso capitale o anche lo stesso titolo di credito appare in forme diverse in mani diverse.

—————————————-

163- [Deposito = denominazione particolare del prestito che il pubblico fa al banchiere.

164- Il sistema creditizio dove tutto si raddoppia o si triplica trasformandosi in una mera chimera.

—————————————-

167- L’accumulazione del capitale del debito pubblico non esprime altro che il rafforzarsi di una classe di creditori dello stato autorizzati a prelevare a loro favore certe somme sul gettito delle imposte. In questo, cioè persino il fatto che un’accumulazione di debiti possa apparire come accumulazione di capitale si manifesta nella sua pienezza il capovolgimento che avviene nel sistema creditizio.

169- I profitti e le perdite derivanti da queste oscillazioni di prezzo di questi titoli di proprietà, come pure il loro accantonamento nelle mani di re delle ferrovie ecc. diventano sempre più, secondo la natura delle cose, risultati del gioco, che si presenta, invece del lavoro, come il modo originario di appropriarsi di capitale e prende anche il posto della violenza diretta [GIOCO/VIOLENZA vs LAVORO] / [Accumulazione del capitale = accumulazione di ricchezza in mano dei banchieri (che sfruttano tutta l’enorme estensione del sistema creditizio come se fosse così capitale privato]

170- [Sui prestiti monetari]che i banchieri nella loro qualità di intermediari concedono agli industriali e ai commercianti / Cambiale = titolo di credito con pagamento differito (=credito commerciale ≠ credito bancario)-> la cambiale passa di mano da un commerciante all’altro senza sconto]

171- Questi pagamenti dipendono dalla fluidità della riproduzione [175- che può essere infranta dal venir meno della fiducia), ossia dal processo di produzione e consumo.

172- La produzione su vasta scala e destinata a mercati lontani getta il prodotto complessivo nelle mani del commercio.

174- [Capitale attivo = capitale che deve mutar forma nelle mani del suo possessore] / I limiti del consumo vengono ampliati dall’intensificarsi del processo di riproduzione stesso]

175- [Spiegazione della crisi per sproporzione tra i diversi rami di produzione e sproporzione tra il consumo dei capitalisti e la loro accumulazione]

176- Allo stato attuale delle cose la ricostituzione dei capitali impiegati nella produzione dipende soprattutto dalla capacità di consumo delle classi poco produttive-> La causa ultima di tutte le crisi effettive è pur sempre la povertà e la limitazione del consumo delle masse.

179- Una delle cause principali della crisi del 1847 consisteva nell’enorme saturazione del mercato e nella sconfinata losca speculazione che si era verificata nelle operazioni mercantili con le Indie Orientali.

180- Una espansione del capitale monetario, proveniente dal fatto che in seguito allo sviluppo del sistema bancario il denaro che in passato serviva da tesoro privato o da riserva contante si trasforma per un tempo determinato in capitale da prestito (…) non indica un incremento di capitale produttivo.

181- [CAVALIERI D’INDUSTRIA CHE TRAFFICANO SENZA CAPITALI DI RISERVA O DEL TUTTO SENZA CAPITALI / Nell’insieme il movimento del capitale da prestito, quale si esprime nel saggio di interesse, si sviluppa in direzione opposta al capitale industriale ]

182- Ai primordi del commercio mondiale (1815-1847) [le crisi si alternavano ogni 5 anni, poi ogni 10 dal 1847 al 1867. Dopo lo sviluppo dei mezzi di comunicazione -transatlantici a vapore, ferrovie, telegrafo, canale di Suez-] Al tempo stesso sul mercato interno la concorrenza retrocede di fronte ai cartelli e ai trusts, mentre sui mercati esteri essa trova una barriera nei dazi protezionistici di cui si circondano tutti i paesi industriali tranne l’Inghilterra. Ma questi dazi rappresentano in realtà soltanto degli armamenti per la definitiva campagna industriale universale che dovrà decidere la supremazia sul mercato mondiale. Di modo che ogni elemento che contrasta il ripetersi delle antiche crisi reca in sé (…) il germe di una crisi futura molto più terribile (F. Engels) / [Definizione prosperità, sovrapproduzione, speculazione]

183- In un sistema di produzione in cui tutto il meccanismo del processo di produzione  riposa sul credito, deve evidentemente prodursi una crisi, un’affannosa ricerca di mezzi di pagamento al momento in cui il credito viene a mancare e tutti i pagamenti devono essere fatti in contanti (…) Del resto qui tutto si presenta deformato, perché in questo mondo di carta non appaiono mai il prezzo reale e i suoi reali elementi, ma soltanto lingotti, denaro sonante, banconote, cambiali e titoli.

186-  A partire dal 1830 la letteratura economica degna di nota si riduce in massima parte a una letteratura sul currency , il credito, le crisi / [Esportazione e importazione eccessiva]

———————————

190- E’ in generale davvero stupefacente come in questo gergo creditizio del mercato monetario tutte le categorie dell’economia politica assumano un altro senso e un’altra forma.

192- [Chi sono i bill-brockers / Banche = istituti di sconto]]

193- Prendere denaro in prestito su cambiali emesse su raccolti non ancora giunti a maturazione.

196- [Capitale reale = capitale produttivo + capitale merce] / Importazione come indice di ampliamento del mercato]

————————————–

200- Lo stesso denaro che rappresenta il reddito , che serve da semplice intermediario al consumo, si trasforma sistematicamente, per un certo periodo di tempo, in capitale monetario da prestito.

202- La pletora di capitale monetario da prestito attesta soltanto i limiti della produzione capitalistica (speculazione creditizia).

203- Una pletora di capitale monetario non esprime necessariamente una sovrapproduzione ma può indicare anche semplicemente una mancanza di sfere di investimento di capitale / [Accumulazione di capitale monetario ≠ accumulazione effettiva] / [Con questa pletora di capitali] si deve ammettere la necessità di spingere il processo di produzione al di là dei suoi limiti capitalistici: eccesso di commercio, eccesso di produzione, eccesso di credito./ [Capitalisti monetari vs capitalisti riproduttivi->] Il capitale non viene risparmiato dal capitalista.

204- Cade così l’ultima illusione del sistema capitalista, che il capitale sia il frutto del proprio risparmio e del proprio lavoro / Parte fittizia del capitale monetario (= semplici titoli sul valore, segni di valore) / Nella misura in cui il capitale si trasforma in capitale da prestito è evidente che esso esiste in un solo punto come denaro metallico, in tutti gli altri punti esso esiste soltanto nella forma di diritto sul capitale.

206- Con l’accrescimento della ricchezza materiale, si accresce la classe dei capitalisti monetari [banchieri, finanzieri, coloro che danno denaro in prestito + si sviluppa la massa dei titoli fruttiferi: titoli di carta, azioni]

208- Mercati finanziari accentrati [come Londra] dove finanzieri = jobbers = commercianti di titoli]

214- Che il mercato  interno non abbia più bisogno di moneta metallica lo dimostra la sospensione del pagamento in contanti presso le diverse banche nazionali.

215- Nel credito commerciale l’interesse, come differenza fra il prezzo a credito e il prezzo a contanti, entra nel prezzo delle merci soltanto se le cambiali hanno una durata maggiore dell’usuale.

216-(Weguelin): “Secondo il mio punto di vista il saggio di sconto è regolato dalla quantità di capitale monetario presente e la quantità di capitale monetario è rappresentata dalla riserva della Banca d’Inghilterra, che in effetti è una riserva metallica. La riduzione del tesoro metallico riduce quindi la quantità del capitale monetario del paese e accresce il valore della parte residua.”

———————————-

218- Il grande regolatore della velocità di circolazione è il credito.

219- [cambiale = credito reciproco fra commercianti = metodo delle compensazioni]

220-[Risparmio dei mezzi di circolazione fra il 1844 e il 1857-> Gb = carta moneta commerciale]

222- [Sulle leggi relative alla carta moneta inconvertibile = Credito di Stato (Russia)]

229- Ripartizione della stessa massa di mezzi di circolazione in circolazione attiva e depositi (= strumento di prestiti) -> circolazione bassa o piena dal punto di vista del mercato monetario.

230- Il saggio d’interesse non dipende dalla quantità di denaro in circolazione.

236- [Tre cose diverse: denaro, capitale, capitale da prestito (= mezzo di pagamento?)]

239-Situazione di scarsità monetaria come quella del 1847-> quando diminuisce la riserva perché le banconote che affluiscono in cambio di metallo che esce, devono essere annullate.

241- [2 tipi di cambiali: cambiali commerciali e cambiali bancarie] /Difficoltà del mercato monetario indicata da un aumento del saggio di sconto.

243- [Segni di valore e capitale addizionale sia pure fittizio]

244- [Altri mezzi di cui dispongono le banche per creare capitale]

247- [Marx contro l’accentramento del sistema creditizio che non sa nulla della produzione = banditi]

—————————————–

249- [Marx sull’errore della teoria di Ricardo e la sua teoria del denaro metallico]

250- Questo deprezzamento (…) della massa complessiva dei mezzi di circolazione di un paese rappresenta una delle scoperte principali di Ricardo / Grandi tempeste del mercato mondiale per cui si scatena il conflitto di tutti gli elementi della produzione borghese (Ricardo) vs crisi isolata del XVI-XVII sec. di cui si occupò Hume.

254-L’antica fandonia secondo cui le variazioni della massa dell’oro esistente accrescendo o riducendo la quantità del mezzo di circolazione in un paese , devono far aumentare o diminuire i prezzi delle merci di questo paese.

259- Acuisce la crisi a un punto tale che deve crollare o tutto il mondo industriale o il Bank Act / La fiducia nelle banconote non può essere scarsa, perché questi segni di valore hanno dentro di sé tutta la nazione con il suo credito (F. Engels)

257- L’accecamento interessato degli industriali e dei commercianti che non volevano assolutamente vedere la sovrapproduzione -secondo l’economia volgare questa era assurda e impossibile.

260- Temere che la massa dei mezzi di circolazione non possa essere accresciuta e quindi svalorizzata , ossia che i prezzi delle merci aumentino

266- Lo scopo della legge del 1844 sulla Banca d’Inghilterra era proprio di rendere elevato il saggio d’interesse.

267- Legge del 1844 = istituzione ben organizzata per trasferire periodicamente i profitti degli industriali nelle tasche degli usurai

272- [Banca centrale e Tesoro metallico nazionale]

273- [Tre funzioni della riserva metallica: 1.Fondo di riserva per i pagamenti internazionali (funzioni di denaro in quanto denaro); 2. Fondo di riserva per la circolazione metallica interna; 3. Fondo di garanzia per la convertibilità dei depositi e delle banconote (funzione bancaria)]

274- [Difficoltà monetaria = crisi di liquidità]

275- Il corso dei cambi (o tasso di cambio) è il prezzo a cui una moneta viene scambiata con un’altra. Indica quanta moneta straniera serve per comprare un’unità di moneta nazionale, oppure il contrario. Questo valore varia ogni giorno in base agli scambi tra le banche e l’economia mondiale.

275- Rimanendo invariate le altre circostanze [la grandezza relativa dei tesori d’oro e d’argento] sarà determinata dall’importanza che ogni paese riveste sul mercato mondiale.

276- Vi è deflusso [di oro o di argento], forte e continuata esportazione di metallo prezioso quando il flusso dei rientri rallenta, i mercati sono saturi, e l’apparente prosperità viene mantenuta ancora soltanto mediante il credito.

278- E’ questo sistema creditizio e bancario perfezionato che produce questa ipersensibilità dell’intero organismo

279- Ma in che cosa si distinguono l’oro e l’argento dalle altre forme di ricchezza? (…) Sono incarnazioni autonome, espressioni del carattere sociale della ricchezza (…) Soltanto per mezzo del denaro la ricchezza singola viene realizzata come ricchezza sociale; in questa cosa che è il denaro, è materializzata la natura sociale di questa ricchezza (F. Engels)/ E’ la fiducia nel carattere sociale della produzione che fa apparire la forma monetaria dei prodotti essenzialmente come qualcosa di passeggero e ideale. Ma non appena il credito viene scosso , e questa fase si presenta immancabilmente nel ciclo dell’industria moderna, qualsiasi ricchezza reale deve essere trasformata concretamente e improvvisamente in denaro, in oro e argento, una pretesa assurda che deriva però necessariamente dal sistema stesso.

280- [PRODUZIONE SOCIALE SENZA CONTROLLO SOCIALE-> DENARO COME COSA] Questo il sistema capitalista lo ha in comune con sistemi di produzione precedenti, nella misura in cui questi si fondano sul commercio delle merci e sullo scambio dei prodotti / La produzione capitalistica tende continuamente a sopprimere la barriera metallica.

281- Il barometro del movimento internazionale dei metalli monetari è, come è noto, il corso dei cambi (F.Engels).

283- In tutte le operazioni che hanno per oggetto l’oro devono essere presi in considerazione molti elementi, fra questi il corso del cambio e il saggio dell’interesse al quale il denaro può essere investito fino a che la cambiale [spiccata per esso F.E.] viene a scadenza. / [Investimento all’estero vs operazioni commerciali comuni]

284- [Questo fatto si può verificare, ma la pretesa che esso si debba verificare in tutti i casi è completamente sbagliata -> su ampliamento della produzione e aumento del tasso di interesse] / [L’esportazione deve essere pagata e quindi porta riflusso]

288- [Economia illuminata = economia classica borghese]-> Wilson e Newmarch come teorici della Currency School

290- [Se l’Inghilterra si mangia semplicemente i tributi indiani senza contropartita…]

292- [Munizioni di guerra = consumo improduttivo / Importazione senza esportazione corrispondente]

294- [Per Marx (≠ economia illuminata) il capitale da prestito ha un movimento ≠ da quello del capitale industriale / Credito fra industriali e fra commercianti ≠ credito bancario

301-[Il sistema monetario è essenzialmente cattolico [= si basa sull’oro], il sistema creditizio essenzialmente protestante The Scotch hate gold (…) E’ la fede che rende beati]

302- [Capitale produttivo d’interesse = capitale usuraio + capitale commerciale -> = forme antidiluviane del capitale che precedono di gran lunga il modo di produzione capitalistico]

303- [Denaro valorizzabile come capitale produttivo di interesse] / [Prestito di denaro a: 1. Dissipatori e a 2.piccoli produttori]

305-L’usuraio paralizza le forze produttive / L’usura mina e sconvolge (…) tutte le forme in cui il produttore appare ancora proprietario dei suoi mezzi di produzione / Nel modo capitalistico di produzione (…) i lavoratori prima isolati sono riuniti in grandi laboratori, in un’attività suddivisa e concatenata, lo strumento di lavoro si trasforma in macchina.

306- [Padroni patriarcali vs nuovi ricchi crudeli e avidi di denaro] / In tutti i modi di produzione precapitalistici l’usura esercita un’azione rivoluzionaria solo in quanto distrugge e dissolve quelle forme di proprietà, sulla cui solida base e riproduzione costante nella stessa forma poggia l’ordinamento politico/ [Usura in Asia (decadenza politica e corruzione) vs condizioni di modo di produzione capitalistico] / Nel Medioevo non esisteva un saggio generale dell’interesse. La Chiesa proibiva ai prestatori qualsiasi operazione comportasse un interesse. Leggi e tribunali proteggevano scarsamente i prestatori / L’interesse in Italia oscillava tra 40%, 20% e 12 ½ %]

307- In contrapposizione alla ricchezza consumatrice, l’usura ha un’importanza storica in quanto costituisce essa stessa un processo che genera capitale. Capitale usuraio e capitale commerciale rendono possibile la costituzione di un patrimonio monetario indipendente dalla proprietà terriera / [Denaro ( come ricchezza universale e poi tesaurizzazione) vs merce-valor d’uso / Denaro come tesoro, come moneta mondiale e come mezzo di pagamento / Bisogni della ricchezza prodiga vs bisogni del piccolo produttore / Conversione di prestazioni e tributi in natura in rendita monetaria]

308- [Dal tesaurizzatore all’usuraio] L’usura sembra vivere nei pori della produzione come gli dei di Epicuro vivevano negli intermundia.

309- Le stesse guerre con cui i patrizi romani rovinavano i plebei, costringendo questi ultimi ai servizi bellici, impedendo loro di riprodurre le loro condizioni di lavoro e quindi impoverendoli (e l’impoverimento, il deperimento e la perdita delle condizioni di riproduzione costituiscono la forma dominante) riempivano i granai e le cantine dei patrizi con rame predato, denaro del tempo [da plebei a schiavi per debiti] /Sotto Carlo Magno i contadini franchi furono del pari rovinati dalla guerra / Il campo peculiare e tipico dell’usura , dove essa opera largamente, è costituito dalla funzione del denaro come mezzo di pagamento. Ogni impegno finanziario a scadenza determinata, canone d’affitto , tributo, imposta,ecc. porta con sé la necessità di un pagamento in denaro / [Col consumo si sviluppa la separazione nel tempo tra acquisto e pagamento] Il denaro deve essere versato a scadenze determinate -> [Cfr. moderne crisi monetarie] /L’USURA GERMOGLIA DAL DENARO COME MEZZO DI PAGAMENTO /Lo sviluppo del sistema creditizio si compie come reazione contro l’usura / [ma non bisogna fraintenderlo alla maniera dei padri della Chiesa, di Lutero o dei primi socialisti] / [sistema creditizio = subordinazione del capitale produttivo di interesse alle condizioni e alle esigenze del modo di produzione capitalistico (gaudenti, piccoli contadini, artigiani] / [Economisti apologeti su nuovi capitalisti individuali (cavalieri di ventura) reclutati tra gli strati bassi della società-> valutazione commerciale dell’individuo ( energia, solidità, capacità e competenza commerciale)]

311- Quanto più una classe dominante è capace di assimilare gli uomini più eminenti delle classi dominate, tanto più solida e pericolosa è la sua dominazione/ Non è quindi dall’anatema contro il capitale produttivo di interesse, ma al contrario dal suo riconoscimento che partono gli iniziatori del moderno sistema creditizio / [operai come peggiori nemici della nazione, che avevano fatto alla nobilità e ai piccoli proprietari più danni dell’invasione di un’armata francese (sic!)]

312- [Banche a Venezia e a Genova nel XII-XIV sec.contro usura] / [Banche come istituzioni repubblicane-> credito pubblico] / [In Olanda si sviluppa il credito commerciale e il commercio di denaro viene subordinato al capitale commerciale e produttivo] / L’Olanda era considerata nel XVII sec. come il paese modello dello sviluppo economico, come ora l’inghilterra / [Il tasso di interesse era basso = subordinazione del capitale produttivo d’interesse al capitale commerciale e produttivo]

313-314- [Moderno sistema bancario che da un lato toglie al capitale monetario il suo monopolio, concentrando tutte le sue riserve monetarie inutilizzate per gettarle sul mercato, dall’altro limita il monopolio degli stessi metalli preziosi con la creazione della moneta di credito]

314- Tutti gli orefici e coloro che concedono prestiti su pegno levarono urli di rabbia contro la Banca d’Inghilterra.

315 [Illusioni bancarie e creditizie dei seguaci di Saint Simon]

316 [Marx e Engels su Saint Simon, Fourier, Owen] / [Capitale in ozio (degli industriali) vs capitali degli oziosi]

317- Non si deve dimenticare che il denaro –sotto forma di metalli preziosi- rimane la base da cui il sistema creditizio per sua natura non può liberarsi / Il sistema bancario, per quanto riguarda la sua centralizzazione e organizzazione formale è il prodotto più elaborato e più perfezionato a cui porta il modo capitalistico di produzione in generale / Questo carattere sociale del capitale [profitto medio] è reso possibile e attuato integralmente dal pieno sviluppo del sistema creditizio e bancario…-> [Questo sistema] elimina con ciò il carattere privato del capitale e contiene in sé, ma solamente in sé,la soppressione del capitale stesso.

318- Sostituendo il denaro con le diverse forme del credito correlate il sistema bancario mostra inoltre che il denaro non è in realtà se non una particolare espressione del carattere sociale del lavoro e dei suoi prodotti/ Non vi è dubbio che il sistema creditizio servirà come leva potente durante il periodo di transizione dal modo di produzione capitalistico al modo di produzione del lavoro  associato / [Contro Proudhon e il credito gratutito] / “Il credito è una conseguenza della struttura della proprietà“ (Saint Simon). Quindi il credito sparisce con questa struttura della proprietà.

319- Il capitale produttivo di interesse si mostra nella rappresentazione popolare come il capitale par exellence, visto il carattere autoriproduttivo, valore che si valorizza (≠ capitale commerciale come attività di intermediazione.

Frasi notevoli

Lo stipendio del dirigente come parte integrante e costitutiva del profitto, da una parte lavoro produttivo come quello del direttore d’orchestra e dall’altro puro e semplice lavoro di sorveglianza e controllo dell’antagonismo tra operai e capitale / un direttore d’orchestra non ha affatto bisogno di essere proprietario di tutti gli strumenti dell’orchestra/ funzione del denaro come mezzo di pagamento e con esso, fra i produttori e i commercianti di merci, un rapporto di creditore e debitore / Il sistema creditizio dove tutto si raddoppia o si triplica trasformandosi in una mera chimera / L’accumulazione del capitale del debito pubblico non esprime altro che il rafforzarsi di una classe di creditori dello stato autorizzati a prelevare a loro favore certe somme sul gettito delle imposte.

Interpretazioni odierne di interesse, profitto e plusvalore

Qual è l’interesse medio oggi sul mercato dei capitali in prestito in italia?

Se per «interesse medio sul mercato dei capitali in prestito» intendi, in senso economico generale, quanto costa oggi prendere a prestito capitale in Italia, non esiste un unico tasso: dipende dal tipo di debitore, dalla durata e dalle garanzie.

Gli ultimi dati disponibili della Banca d’Italia, riferiti a giugno 2026, danno però un’indicazione abbastanza precisa:

  • media sul complesso dei prestiti bancari: circa 4,08%;
  • nuovi prestiti alle imprese: circa 3,70%;
  • imprese, prestiti fino a 1 milione di euro: circa 4,38%;
  • imprese, prestiti oltre 1 milione: circa 3,36%;
  • nuovi mutui alle famiglie: il TAEG medio è circa 3,95%;
  • credito al consumo: molto più caro, con TAEG medio circa 10,33%. (ANSA.it)

Quindi, se la tua domanda nasce da un testo di economia politica e vuoi un valore rappresentativo di quello che Marx chiamerebbe il saggio d’interesse sul capitale monetario dato a prestito, oggi in Italia userei, con tutte le cautele, circa il 4% annuo come ordine di grandezza del tasso bancario corrente. Non però il 10% del credito al consumo, che incorpora un rischio e costi molto diversi.

C’è poi una distinzione importante: il 4% non è necessariamente il “saggio medio d’interesse” nel significato teorico marxiano. Per costruire un equivalente moderno più rigoroso dovremmo distinguere tasso monetario privo di rischio, rendimento dei titoli di Stato, tasso sui prestiti alle imprese e rendimento del capitale produttivo.

Se la domanda ti serve per confrontare il saggio d’interesse attuale con il saggio medio di profitto — ad esempio nel ragionamento del III libro del Capitale — posso fare proprio questo confronto con i dati italiani del 2026. È probabilmente il confronto economicamente più interessante.

Fai questo confronto col saggio medio di profitto oggi in italia

Sì. Ma per fare il confronto in termini marxiani occorre una precisazione importante: il “saggio medio di profitto” di Marx non coincide con il dato che ISTAT chiama “quota di profitto” (profit share). Possiamo però costruire una buona approssimazione usando i conti nazionali.

Gli ultimi dati annuali completi disponibili sono quelli del 2025, pubblicati nel 2026. ISTAT calcola per le società non finanziarie italiane una quota di profitto del 43,3%, contro il 44,1% del 2024. Significa che il margine operativo lordo rappresenta il 43,3% del valore aggiunto prodotto dalle imprese; non significa che il capitale investito rende il 43,3% all’anno. (Istat)

Dal dato ISTAT al concetto marxiano

Marx definirebbe schematicamente il saggio di profitto come

[
p’=\frac{plusvalore}{capitale\ complessivo\ anticipato}=\frac{pv}{c+v}
]

mentre la quota ISTAT del 43,3% è molto più vicina a

[
\frac{profitto\ lordo}{valore\ aggiunto}
]

Perciò non possiamo confrontare direttamente 43,3% e 4%. Bisogna rapportare i profitti allo stock di capitale impiegato.

Le stime macroeconomiche del rendimento del capitale produttivo italiano, a seconda della definizione di capitale e di profitto utilizzata, conducono generalmente a un ordine di grandezza che possiamo collocare grossolanamente intorno al 7-10% lordo sul capitale. Non esiste però un dato ufficiale ISTAT chiamato “saggio medio di profitto marxiano”, quindi questa seconda cifra va considerata una ricostruzione, non una statistica direttamente osservata. La Banca d’Italia conferma comunque che nel 2025 la redditività delle imprese è migliorata, favorita dall’aumento del valore aggiunto e dalla riduzione del costo dei finanziamenti. (Banca d’Italia)

Possiamo quindi rappresentare molto schematicamente la situazione attuale così:

Italia, circa 2025-26Ordine di grandezza
Quota di profitto ISTAT43,3% del valore aggiunto
Saggio di profitto sul capitale, stima~7-10%
Interesse sui prestiti alle imprese~3,5-4,5%
Differenza profitto/interesse~3-6 punti

Ed è proprio questa differenza che diventa interessante leggendo il III libro del Capitale.

Come la leggerebbe Marx

Supponiamo, per semplicità, che un capitalista industriale utilizzi 1 milione di euro di capitale, interamente preso a prestito.

Se il capitale gli rende l’8%, produce:

80.000 € di profitto.

Se deve pagare alla banca/intermediario il 4%:

40.000 € di interesse.

Restano all’imprenditore:

40.000 € di profitto d’imprenditore.

In termini marxiani:

[
80.000\ profitto\ totale =
40.000\ interesse +
40.000\ profitto\ d’imprenditore
]

Questo è precisamente il fenomeno che Marx analizza quando distingue profitto e interesse. L’interesse non costituisce per Marx una nuova produzione di valore: è una parte del plusvalore già prodotto nella produzione che viene ceduta dal capitalista funzionante al proprietario del capitale monetario.

Ed ecco perché Marx sostiene che il saggio d’interesse tende normalmente a essere inferiore al saggio medio di profitto. Se fosse stabilmente superiore, prendere denaro a prestito per investirlo produttivamente perderebbe la sua convenienza.

C’è però una differenza teorica ancora più interessante

Il saggio medio di profitto possiede, nella teoria marxiana, un centro di gravitazione determinato dalla produzione:

[
p’=\frac{PV}{C+V}
]

Il saggio d’interesse, invece, non possiede secondo Marx una analoga determinazione “naturale”. Il suo limite massimo è, in ultima analisi, il profitto stesso, ma dove si collochi concretamente fra zero e quel limite dipende molto più direttamente dal rapporto tra domanda e offerta di capitale monetario, dal sistema creditizio e dalla fase del ciclo.

Per questo l’Italia contemporanea ci offre un esempio abbastanza intuitivo: se assumiamo un rendimento medio del capitale produttivo dell’ordine dell’8% e un costo del capitale preso a prestito intorno al 4%, circa metà del profitto prodotto dal capitale preso a prestito rimarrebbe, nel nostro esempio puramente illustrativo, al capitalista funzionante e metà assumerebbe la forma di interesse.

Ma c’è un passaggio ulteriore che credo sia particolarmente utile per collegare Marx alle questioni che stavi studiando in Baran: il 43,3% ISTAT può essere usato, con molte cautele, per avvicinarsi al concetto di surplus, mentre il 7-10% riguarda il rendimento del capitale. Sono due rapporti completamente diversi. (Istat)

Se vuoi, posso fare il passo successivo e provare a calcolare concretamente un “saggio di profitto marxiano” dell’economia italiana nel 2025, partendo dai dati ISTAT su MOL, salari e stock di capitale fisso. Sarebbe molto più rigoroso del 7-10% indicativo che ho usato qui.

Mi puoi ricordare in breve la differenza tra surplus e il rendimento del capitale?

Certo. La differenza fondamentale è il denominatore, cioè rispetto a che cosa misuriamo il profitto.

  • Surplus (o quota di profitto): indica quanta parte del nuovo valore prodotto rimane dopo aver remunerato il lavoro. In termini molto semplificati:
    [
    \text{quota di surplus}=\frac{\text{surplus}}{\text{valore aggiunto}}
    ]
    Se è il 43%, significa che su 100 € di valore aggiunto, circa 43 costituiscono surplus e 57 remunerano principalmente il lavoro.
  • Rendimento del capitale (saggio di profitto): confronta invece il profitto ottenuto con tutto il capitale che è stato necessario impiegare per ottenerlo:
    [
    \text{saggio di profitto}=\frac{\text{profitto}}{\text{capitale investito}}
    ]
    Se un’impresa dispone di 1.000 € di capitale e produce annualmente 80 € di profitto, il rendimento è 8%.

Un esempio chiarisce la differenza

Supponiamo che un’impresa abbia 1.000 € di capitale e produca in un anno 200 € di nuovo valore, così distribuiti:

120 € salari + 80 € surplus = 200 € valore aggiunto

La quota di surplus è:

[
\frac{80}{200}=40%
]

mentre il rendimento del capitale è:

[
\frac{80}{1000}=8%
]

Quindi 40% e 8% descrivono la stessa massa di profitto (80 €), ma rapportata a due grandezze differenti.

In termini marxiani, la distinzione diventa ancora più netta:

[
\underbrace{\frac{pv}{v}}{\text{saggio di plusvalore}}
\qquad\text{vs}\qquad
\underbrace{\frac{pv}{c+v}}
{\text{saggio di profitto}}
]

Nel nostro esempio, se i 120 € di salari corrispondono a (v), il saggio di plusvalore sarebbe (80/120=66,7%), mentre il saggio di profitto resta circa l’8% rispetto ai 1.000 € complessivamente investiti.

Questa distinzione è essenziale anche per capire Baran: quando parla di surplus economico sta chiedendo soprattutto quanta parte della produzione sociale eccede ciò che viene assorbito dal consumo necessario, non quale rendimento percentuale ottiene un singolo capitale.

Puoi ora provare a calcolare concretamente un “saggio di profitto marxiano” dell’economia italiana nel 2025, partendo dai dati ISTAT su MOL, salari e stock di capitale fisso?

Sì. Ho provato a costruirlo in modo più rigoroso e il risultato mi porta anche a correggere verso l’alto la stima molto prudente del 7-10% che ti avevo dato prima.

Per evitare di confondere il dato ISTAT con il concetto di Marx, prendiamo come universo le società non finanziarie italiane, cioè grosso modo il settore capitalistico produttivo, lasciando fuori banche e assicurazioni.

Nel 2025 le società non finanziarie hanno prodotto 1.094,958 miliardi di euro di valore aggiunto e 474,552 miliardi di risultato lordo di gestione (MOL). I redditi da lavoro dipendente sono aumentati del 4,2%, cioè di 24,7 miliardi; da questo possiamo ricostruire una massa salariale di circa 613 miliardi di euro nel 2025.

Il rapporto è quindi, schematicamente:

[
VA \simeq 1.095
]

[
Salari \simeq 613
]

[
MOL \simeq 475\ \text{miliardi}
]

La piccola differenza residua è dovuta soprattutto alle imposte nette sulla produzione. ISTAT stesso calcola infatti:

[
\frac{MOL}{VA}=43,3%
]

ma, come abbiamo visto, questo 43,3% non è il saggio di profitto marxiano.

Introduciamo ora il capitale

L’ultimo dato patrimoniale completo disponibile è quello di fine 2024. Le società non finanziarie possedevano 3.410 miliardi di euro di attività non finanziarie. Queste comprendono immobili, impianti e macchinari, altre attività produttive, ma anche scorte e terreni: perciò non coincidono esattamente con il (c) marxiano. (Istat)

Possiamo comunque usarle come una prima proxy dello stock di capitale costante.

Se facessimo la cosa più semplice:

[
r=\frac{MOL}{stock\ di\ capitale}
]

avremmo:

[
r=\frac{474,6}{3410}=13,9%
]

Quindi il rendimento lordo del capitale produttivo risulterebbe dell’ordine del 14%.

Ma vogliamo avvicinarci maggiormente alla formula di Marx:

[
p’=\frac{pv}{c+v}
]

Se, come semplificazione molto forte, prendessimo:

  • (pv = 474,6) miliardi;
  • (c = 3.410) miliardi;
  • (v = 613) miliardi,

otterremmo:

[
p’=\frac{474,6}{3410+613}
]

[
p’=\frac{474,6}{4023}
]

e quindi:

[
\boxed{p’\simeq 11,8%}
]

Una prima stima del “saggio di profitto marxiano” italiano nel 2025 sarebbe dunque circa il 12% lordo.

Ma quel 12% va interpretato con molta cautela

Ci sono almeno tre problemi teorici importanti.

Il primo è che quei 3.410 miliardi non sono precisamente il capitale costante (c). Comprendono attività non finanziarie che Marx non tratterebbe allo stesso modo; inoltre le attività non finanziarie delle imprese comprendono circa immobili, impianti e macchinari, scorte ecc. ISTAT segnala, per esempio, che nel 2024 gli impianti e macchinari rappresentavano il 12,7% della ricchezza lorda delle società non finanziarie e le scorte il 7,8%. (Istat)

Il secondo problema è ancora più importante: i 613 miliardi di salari annuali non sono il capitale variabile anticipato (v) nel senso marxiano.

Supponiamo che un’impresa anticipi 1 milione di salari ogni mese. In un anno avrà pagato:

[
12\ milioni
]

ma non ha necessariamente avuto bisogno di 12 milioni di capitale variabile contemporaneamente. Se il capitale gira ogni mese, può aver anticipato ripetutamente lo stesso milione.

Per Marx, quindi:

[
v \neq salari\ annualmente\ pagati
]

e la velocità di rotazione del capitale diventa decisiva.

Per questa ragione aggiungere tutti i 613 miliardi al denominatore tende ad abbassare artificialmente il saggio di profitto.

Il terzo problema riguarda il numeratore. Il MOL di 474,6 miliardi è lordo, cioè comprende gli ammortamenti. ISTAT precisa infatti che il risultato lordo di gestione comprende anche il consumo del capitale fisso. (Istat) Per avvicinarsi al plusvalore marxiano dovremmo decidere se e come sottrarre il consumo di capitale fisso.

Perciò proporrei un intervallo

Con i dati disponibili possiamo costruire tre livelli:

MisuraCalcolo approssimativo2025
Quota di profitto ISTATMOL / valore aggiunto43,3%
Rendimento lordo del capitaleMOL / attività non finanziarie13,9%
Proxy “marxiana” molto prudenteMOL / (attività non finanziarie + salari annui)11,8%

Il dato che considererei più utile per il nostro ragionamento è quindi un saggio lordo di profitto nell’ordine del 12-14%, non il 43,3%.

E questo rende molto più interessante il confronto con il tasso d’interesse intorno al 4% di cui parlavamo prima. In termini molto schematici:

[
\boxed{\text{saggio di profitto}\approx12-14%}
]

contro

[
\boxed{\text{saggio d’interesse}\approx4%}
]

Il saggio di profitto sarebbe quindi circa tre volte il tasso d’interesse. Questo corrisponde abbastanza bene alla distinzione del III libro del Capitale: il profitto prodotto dal capitale industriale viene successivamente scisso fra interesse, appropriato dal proprietario del capitale monetario, e profitto d’imprenditore, che resta al capitalista funzionante.

C’è però un’ultima operazione che renderebbe il calcolo molto più interessante: togliere gli ammortamenti dai 474,6 miliardi e calcolare un saggio netto di profitto. Quello sarebbe probabilmente il miglior equivalente statistico che possiamo costruire del saggio di profitto marxiano con i dati ISTAT.

Calcola il saggio netto di profitto

Sì. Passando dal profitto lordo al profitto netto, il risultato cambia parecchio, perché dobbiamo sottrarre il consumo del capitale fisso, cioè gli ammortamenti.

Per il 2025 l’ISTAT indica per le società non finanziarie un risultato lordo di gestione di 474,552 miliardi di euro e un valore aggiunto di 1.094,958 miliardi. Per il 2024 disponiamo inoltre di una quantificazione degli ammortamenti di circa 205,3 miliardi; il dato deriva da un’elaborazione dei dati ISTAT. (risorse-associazione.it)

Il dato preciso 2025 degli ammortamenti non è riportato nel comunicato ISTAT che abbiamo consultato, quindi per il 2025 dobbiamo fare una stima. Tenendo conto della crescita dello stock di capitale e degli investimenti — gli investimenti fissi lordi delle società non finanziarie sono aumentati del 5,2% nel 2025 — è ragionevole collocare il consumo di capitale fisso intorno a 210-215 miliardi.

Prendiamo come valore centrale 212 miliardi. Avremmo:

[
\text{profitto netto}=474,6-212
]

[
\boxed{profitto\ netto \simeq 262,6\ miliardi}
]

Ora utilizziamo la stessa proxy del capitale che avevamo adottato prima. Lo stock delle attività non finanziarie delle società non finanziarie è di circa 3.410 miliardi e la massa dei redditi da lavoro dipendente del 2025 può essere ricostruita intorno a 613 miliardi: ISTAT segnala infatti un incremento dei redditi da lavoro di 24,7 miliardi, pari al 4,2%.

Quindi:

[
c+v\simeq3.410+613=4.023\ miliardi
]

e la nostra proxy del saggio netto di profitto diventa:

[
p’_{netto}=\frac{262,6}{4.023}\times100
]

[
\boxed{p’_{netto}\simeq6,5%}
]

Direi quindi che una stima ragionevole del saggio netto di profitto “marxiano” delle società non finanziarie italiane nel 2025 è circa il 6,5%, con un intervallo prudenziale grosso modo del 6-7%.

Questo modifica sensibilmente il confronto che facevamo prima:

Italia 2025-26circa
Quota di profitto ISTAT (MOL/VA)43,3%
Saggio lordo sul capitale, nostra proxy~11,8%
Saggio netto di profitto, nostra proxy~6,5%
Interesse sui prestiti alle imprese~4%

Ed è proprio 6,5% contro circa 4% il confronto che considero più significativo dal punto di vista del III libro del Capitale.

C’è però una cosa da sottolineare: anche il 6,5% probabilmente sottostima il vero saggio marxiano, perché nel denominatore abbiamo messo tutti i 613 miliardi di salari pagati durante l’anno, mentre (v) per Marx è il capitale variabile anticipato. Se il capitale salariale ruota più volte durante l’anno, (v) è molto più piccolo di 613 miliardi. Riducendo (v) per tenere conto della rotazione, il saggio di profitto salirebbe.

Per esempio, con una rotazione media del capitale variabile di 4 volte l’anno, (v) non sarebbe 613 ma circa 153 miliardi:

[
\frac{262,6}{3410+153}\approx\boxed{7,4%}
]

262,6 / 3410 +153 ≈ 7,4%

Perciò direi che il 6,5-7,5% è probabilmente un ordine di grandezza più convincente per una proxy netta marxiana italiana, dato il materiale statistico disponibile.

E a quel punto la relazione marxiana appare molto nitida:

[
\boxed{\text{profitto netto } \sim 7% > \text{interesse } \sim 4%}
]

Profitto netto ≈ 7% > Interesse ≈ 4%

con una differenza di circa 3 punti percentuali, che costituisce lo spazio entro il quale si forma, molto schematicamente, il profitto d’imprenditore dopo la separazione dell’interesse.

Qual’è il saggio medio di interesse e di profitto in Ucraina oggi?

Sì, ma per l’Ucraina bisogna essere ancora più prudenti che per l’Italia: guerra, inflazione, rischio-paese, credito agevolato e forti differenze settoriali rendono molto meno significativo parlare di un unico tasso medio. Ho controllato gli ultimi dati disponibili della Banca nazionale ucraina e della statistica ufficiale.

1. Saggio d’interesse

La Banca nazionale dell’Ucraina pubblica mensilmente i tassi effettivamente applicati dalle banche. Il quadro monetario rimane molto più restrittivo di quello italiano: il tasso ufficiale NBU è al 15% nel 2026 (era 15,5% per gran parte del 2025).

Per i prestiti alle imprese in grivna, l’ordine di grandezza attuale è grosso modo 15-17% annuo, anche se varia considerevolmente per tipo di impresa, durata e programmi pubblici. Perciò, se vogliamo un numero sintetico confrontabile con il circa 4% che abbiamo utilizzato per l’Italia, prenderei:

Non confonderei questo con il tasso ufficiale NBU del 15%: il primo è il costo del credito alle imprese, il secondo è il tasso di politica monetaria.

2. E il saggio di profitto?

Qui la questione diventa molto più difficile. La statistica ucraina pubblica la redditività delle attività operative e della complessiva attività delle imprese, ma non un “saggio di profitto marxiano”.

Gli ultimi dati completi di redditività che riesco a verificare sono quelli del 2024; i dati 2025 disponibili riportano già i risultati finanziari delle imprese, ma non consentono ancora di costruire con la stessa affidabilità una serie nazionale del tipo che abbiamo ricostruito per l’Italia.

Inoltre le differenze sono enormi. Per esempio, i dati territoriali ufficiali 2024 mostrano redditività operative complessive nell’ordine del 12-17% in alcune regioni, ma con settori e territori in perdita e altri con rendimenti molto elevati.

Quindi, come ordine di grandezza e non come saggio marxiano statisticamente calcolato, collocherei oggi la redditività operativa delle imprese ucraine intorno al 10-15%, con una dispersione enorme.

Il confronto schematico diventerebbe dunque:

ItaliaUcraina
Interesse sui prestiti alle imprese~4%~15-17%
Redditività/profitto operativo~12-14% lordo*~10-15% circa
Saggio netto “marxiano” da noi stimato~6,5-7,5%non ancora calcolabile seriamente con questi dati

* secondo la ricostruzione che abbiamo fatto sopra, non un indicatore ufficiale ISTAT.

La cosa interessante: in Ucraina il rapporto può rovesciarsi

È proprio questo il punto economicamente più significativo. In Italia avevamo:

mentre nell’Ucraina attuale possiamo facilmente avere, per molte imprese:

Per esempio, un capitale produttivo che rende il 12% ma deve finanziarsi al 16% non può normalmente sostenere quell’indebitamento:

Questo non contraddice Marx, secondo cui l’interesse tende normalmente a essere inferiore al profitto medio. L’Ucraina odierna è precisamente una situazione in cui le condizioni normali della riproduzione capitalistica sono fortemente perturbate: guerra, premio per il rischio, politica monetaria restrittiva, inflazione e intervento statale nel credito.

Ed è significativo che esistano programmi pubblici ucraini di credito sovvenzionato alle imprese: servono anche a ridurre questa distanza fra il costo di mercato del denaro e la redditività dell’attività produttiva.

Se vuoi fare un confronto storico-teorico, Ucraina 2026 e Italia 2026 sono un caso molto interessante per Marx: possiamo vedere come il saggio d’interesse possa essere circa 4% in Italia contro ~16% in Ucraina, pur senza che la produttività fisica del capitale ucraino sia quattro volte quella italiana. Ci mostra molto bene perché Marx insiste sul fatto che il saggio d’interesse, molto più del saggio di profitto, è immediatamente determinato dal mercato monetario e creditizio.

Lascia un commento