
Riassunto ChatGPT
Il dibattito economico e politico sviluppatosi nell’Unione Sovietica durante la NEP non rappresenta, nell’interpretazione proposta da Cacciari e approfondita da Perulli, una semplice controversia sulle migliori politiche economiche da adottare dopo la guerra civile. In esso si pone infatti una questione molto più generale: come possa uno Stato rivoluzionario trasformare materialmente una società ancora dominata da rapporti economici ereditati dal capitalismo e dalla piccola produzione contadina. Il problema centrale non consiste quindi nel ripristinare un equilibrio economico, ma nel costruire un processo di sviluppo capace di modificare progressivamente la struttura produttiva e, attraverso di essa, la composizione delle classi sociali. Lo Stato sovietico non nasce per rappresentare gli interessi esistenti, bensì per intervenire sulle contraddizioni della società e produrre nuovi rapporti economici e politici. Per questo Lenin insiste sul fatto che Stato, partito, sindacato e classe operaia non possono mai essere identificati meccanicamente: proprio perché la lotta di classe continua durante la NEP, lo Stato deve dirigere la trasformazione economica mentre le organizzazioni operaie mantengono una propria autonomia nella difesa degli interessi dei lavoratori. L’obiettivo politico della NEP è dunque la trasformazione materiale della composizione di classe attraverso la ricostruzione industriale, la cooperazione agricola e l’utilizzo consapevole degli strumenti dello Stato (pp. 20-34).
È all’interno di questa prospettiva che acquista significato il confronto tra Bucharin e Preobrazenskij. Cacciari mostra come il loro dissenso non riguardi semplicemente il ritmo dell’industrializzazione, ma due diverse concezioni dello sviluppo storico. Bucharin continua a ragionare entro una logica di equilibrio: ritiene che la crescita dell’industria debba seguire l’espansione del potere d’acquisto delle campagne e che il mercato rimanga il principale regolatore dei rapporti tra agricoltura e industria. In questa impostazione il piano ha soprattutto una funzione correttiva e anticiclica. Preobrazenskij, invece, rompe radicalmente con questa visione. Egli sostiene che il piano non deve inseguire gli equilibri prodotti dal mercato, ma spezzarli, indirizzando deliberatamente l’accumulazione verso la costruzione della grande industria. Le crisi non sono semplici anomalie da evitare, bensì momenti attraverso i quali mutano la composizione del capitale, l’organizzazione produttiva e gli stessi rapporti tra le classi. Lo sviluppo socialista non coincide quindi con il raggiungimento di un equilibrio superiore, ma con la capacità politica di governare tali trasformazioni (pp. 35-46).
È proprio su questo punto che Perulli sviluppa la propria interpretazione. Il nucleo della riflessione non riguarda tanto il conflitto tra piano e mercato, quanto il fatto che ogni politica di sviluppo produce inevitabilmente una diversa composizione sociale. La pianificazione modifica infatti la distribuzione degli investimenti, orienta l’innovazione tecnologica, trasforma l’organizzazione della produzione, altera la composizione organica del capitale e determina la nascita di nuove figure professionali e di nuovi rapporti tra industria, agricoltura e apparato statale. Lo sviluppo non è quindi un semplice incremento quantitativo della produzione, ma una trasformazione strutturale dell’intera società. Per questo motivo Perulli interpreta il dibattito sovietico come una delle prime grandi riflessioni moderne sul rapporto tra politica industriale e trasformazione della composizione di classe (pp. 38-60).
Da questa prospettiva deriva anche la critica radicale all’economia marginalista e a tutte le teorie dell’equilibrio generale. Queste ultime descrivono un sistema nel quale prezzi, salari e profitti tendono spontaneamente a una posizione di equilibrio e la crisi rappresenta un fenomeno patologico. Per Cacciari e Perulli, al contrario, tanto il capitalismo quanto il socialismo devono essere interpretati come sistemi dinamici, nei quali innovazione, accumulazione, concentrazione del capitale e trasformazione tecnologica modificano continuamente la struttura economica. La crisi non interrompe questo movimento, ma ne costituisce uno dei principali motori. Di conseguenza il socialismo non può essere definito come il semplice superamento delle crisi, bensì come la capacità di orientare consapevolmente i processi di trasformazione che esse mettono in moto (pp. 40-50).
In questo quadro assume un significato nuovo anche la teoria della “nuova scienza del bilancio”. Il bilancio non viene più concepito come uno strumento amministrativo destinato a registrare entrate e uscite dello Stato, ma come il principale meccanismo attraverso cui dirigere l’accumulazione socialista. Politica fiscale, credito, monopolio del commercio estero e investimenti pubblici vengono integrati in un’unica strategia finalizzata alla trasformazione della struttura produttiva. Analogamente, l’analisi input-output di Leont’ev e il modello di crescita di Feld’man vengono letti da Perulli non come semplici contributi tecnici, ma come strumenti teorici capaci di descrivere la rete di interdipendenze attraverso cui una modifica degli investimenti produce effetti sull’intero sistema economico. La pianificazione diventa così un metodo per comprendere e orientare la trasformazione complessiva della società, superando sia l’approccio puramente aggregato dell’economia tradizionale sia l’idea di uno sviluppo lasciato all’autoregolazione del mercato (pp. 47-60).
L’industrializzazione socialista viene così interpretata come un processo di accumulazione che modifica simultaneamente la struttura produttiva e la struttura sociale. L’accumulazione socialista primitiva proposta da Preobrazenskij non costituisce semplicemente una politica di trasferimento di risorse dall’agricoltura all’industria, ma una strategia attraverso cui lo Stato cerca di estendere progressivamente il settore socialista, limitando il potere economico dei kulaki e favorendo la cooperazione. Il piano diventa quindi una forma di lotta di classe condotta sul terreno economico: non si limita a redistribuire il reddito, ma interviene direttamente nella formazione dei rapporti sociali, modificando il peso relativo delle diverse classi e creando le condizioni materiali di una nuova società (pp. 64-81).
Perulli insiste particolarmente sul fatto che il vero risultato del Primo piano quinquennale non consiste soltanto nell’aumento della produzione industriale. La sua importanza storica risiede soprattutto nella trasformazione della composizione della società sovietica. L’espansione della grande industria, l’introduzione di nuove tecnologie, la diffusione di nuove forme di organizzazione del lavoro e la crescita del settore statale modificano profondamente la struttura della forza-lavoro, il rapporto tra città e campagna, il ruolo dei tecnici e degli apparati amministrativi e, più in generale, la natura dello Stato socialista. Il piano diventa così il luogo nel quale si forma una nuova composizione di classe. Lo sviluppo non produce semplicemente più ricchezza: produce nuovi soggetti sociali. È questa la ragione per cui Perulli attribuisce tanta importanza alla dinamica della composizione tecnica e organica del capitale: mutando il modo di produrre, mutano inevitabilmente anche le classi e le forme della loro organizzazione politica (pp. 83-102).
La parte conclusiva del dibattito riguarda la rilettura degli schemi di riproduzione di Marx. Secondo Cacciari, Preobrazenskij rende esplicita una dimensione dinamica già presente ma non sviluppata pienamente nel secondo libro del Capitale. Gli schemi marxiani, costruiti su ipotesi estremamente astratte, descrivono condizioni di riproduzione nelle quali molti rapporti rimangono costanti. Preobrazenskij rompe questa impostazione introducendo il cambiamento tecnologico, la trasformazione della composizione organica del capitale, l’innovazione organizzativa e la diversa distribuzione degli investimenti tra i settori produttivi. Perulli interpreta questo passaggio come il superamento definitivo di ogni concezione statica dello sviluppo. La riproduzione diventa trasformazione permanente; gli equilibri sono continuamente spezzati dalla dinamica dell’accumulazione; l’innovazione modifica simultaneamente tecnologia, organizzazione produttiva e composizione delle classi. In questo senso gli schemi di riproduzione di Marx si trasformano in autentici schemi di sviluppo, nei quali il problema fondamentale non è più la semplice proporzione tra i settori dell’economia, ma il modo in cui il processo di accumulazione ricompone continuamente la struttura del capitale e della società (pp. 103-121).
Il significato complessivo del confronto ricostruito da Cacciari e reinterpretato da Perulli consiste dunque nell’aver mostrato che il socialismo non può essere pensato come una società finalmente pacificata ed equilibrata. Esso rappresenta piuttosto un processo storico di trasformazione continua, nel quale il piano interviene sulle dinamiche dell’accumulazione per produrre una diversa organizzazione della produzione, una diversa composizione di classe e una diversa forma dello Stato. Da questo punto di vista il dibattito sovietico degli anni Venti supera largamente il proprio contesto storico e anticipa molte delle moderne teorie dello sviluppo, della ristrutturazione produttiva e della trasformazione delle società industriali. La vera eredità teorica di Preobrazenskij, così come emerge nella lettura di Perulli, consiste proprio nell’aver compreso che ogni politica economica è, prima ancora, una politica della composizione sociale e che il problema decisivo dello sviluppo non è la crescita quantitativa della ricchezza, ma la capacità di trasformare storicamente la struttura delle classi e dei rapporti di produzione (pp. 121-125).
11-La NEP in Lenin
20-[Lenin sulla cooperazione-> 3 processi: mercato, rivoluzione industriale, trasformazione agricola->sintesi di piano economico e di profonda trasformazione degli equilibri del sistema=dinamica di realizzazione del socialismo / PRINCIPIO DI BUROCRATIZZAZIONE (=organizzazione politica) : DEMOCRAZIA (=parlamentarismo di Weber) = ORGANIZZAZIONE STATALE : RAPPORTI DI PRODUZIONE E DI MERCATO /Lenin su evoluzione del capitalismo da fase borghese a fase monopolistica in situazione sovietica dipendente da strategia di stato socialista (≠ leggi economiche di ‘lasciar fare’)]
21 Misurare il potere di questo stato è l’altra faccia della questione-> [regime sovietico vs Inghilterra/ Germania] / La trasformazione materiale e radicale della composizione di classe è l’obiettivo politico primario della NEP (obiettivo non perseguibile in linea retta); Riattivazione base industriale + riattivazione commercio e scambio = Rafforzamento delle posizioni della borghesia e della grande e media proprietà nelle campagne-> PROCESSI MATERIALI [Parametro del ritmo di industrializzazione / dinamica di riproduzione di classe / trasformazione campagne = (efficienza politica e produttività economica)] vs utopie burocratiche (di educazione delle coscienze)/ PARTITO vs PRINCIPI ANTIBUROCRATICI DEL LINKSKOMMUNISMUS / Lenin contro Bucharin su controllo statale leve finanziarie e monopolio commercio estero -> Non solo contraddizioni tra stato e rapporti di produzione, ma contraddizioni anche all’interno degli organi del potere sovietico: il punto più importante del pensiero politico di Lenin dopo la rivoluzione.
22- Lo stato sovietico non può ‘rappresentare’ alcuna delle forze interne agli equilibri economici dati, nella misura in cui esso vuole proprio rivoluzionare tali equilibri e non si limita a un discorso ‘distributivo’, che premi una forza piuttosto che un’altra-> esso deve rappresentare tendenze che fuoriescono dall’equilibrio datoà ‘I veri rivoluzionari periranno solo nel caso che perdessero la capacità di ragionare freddamente’ (Lenin) / Comportamenti e movimenti della classe operaia ≠ STATO-> PRO organizzazione sindacale = espressione cosciente dell’interesse operaio di fronte a stato [durante la NEP]
23- X Congresso e varo della NEP-> Lenin su errori di Trotskij su Stato operaio, se ci fosse il quale non servirebbero i sindacati: Trotskij sopprime idealmente le difficoltà e le contraddizioni del presente ->’Il proletariato deve difendersi [contro il suo Stato] e deve difendere il nostro Stato’ (Lenin)-> Disarmare la classe operaia = distruggere il potere sovietico -> Fasi di preparazione dell’ XI Congresso.
24- Il sindacato come organizzazione di lotta per la difesa degli interessi della classe operaia /opposizione operaia = vecchio bolscevismo = partito non di governo ≠ Stato sovietico degli anni ’20 / Stato operaio + democrazia della produzione (= Lenin) vs ideologia consigliare / Democrazia della produzione vs controllo e programmazione centralizzata / Stato e sindacato ≠ Consiglio (carattere produttivistico di ideologia consigliare?)
25- Stato operaio = liquidazione di ogni autonomia di classe nello Stato sovietico -> Nei conflitti di classe della NEP la classe operaia avrebbe avuto bisogno della sua organizzazione sindacale / [menscevichi, anarchici e piccolo borghesi = ‘montagna incantata’] / Più evidente si fa nella programmazione economica statale [della NEP] l’obiettivo di trasformazione dei rapporti economici e di classe , più aspro sarà il conflitto di classe nella NEP (=carattere squilibrante dell’azione statale) / [OGGETTIVITA’ DEI PROCESSI vs RUOLO FORTE DELLA CLASSE OPERAIA E DELLE SUO ORGANIZZAZIONI]
26 [Lenin pro arma sciopero e rifiuto mediazione obbligatoria-> pro pressione operaia anche contro aziende socializzate / Potere di lotta e di movimento della classe operaia vs capitale e burocrazia (vs Mitbestimmung 27)
27- Pro responsabilizzazione direzioni aziendali vs ingerenza sindacale improduttiva -> FASE POST-RIVOLUZIONARIA = LA PiU’ ACCANITA, LA PIU’ OSTINATA, LA PIU’ DISPERATA GUERRA DI CLASSE]
28- La non identificazione di Stato sovietico e classe operaia salva da ogni utopia burocratica, come da ogni anarco-sindacalismo -> NEP = CAPITALISMO DI STATO ( ≠ DA QUELLO IN EPOCA CAPITALISTA)
29 – [Teoria dello stato in Lenin = Lo stato perde ogni statuto automaticamente nuovo]-> Problema generale dello Stato ≠ concezione anarchica -> contro ogni funzione fissa dello stato-> Stato rivoluzionario = trasformazione di funzioni, ruoli e figure statali]
31- [Lo stato è l’OPPOSTO DELLA CONCILIAZIONE, è un’ORGANIZZAZIONE DI DOMINIO]
32- Lo stato di Lenin con funzioni di direzione politica e non di difesa sindacale Vs Ideologia democratico-consigliare socialdemocratica classica (Kautsky) / Lenin dopo STATO E RIVOLUZIONE = UNA CONCEZIONE DELLO STATO CHE ESCLUDE OGNI IDENTIFICAZIONE POLITICA-> Il momento più ambiguo sarà (soprattutto nella tradizione leninista) il rapporto istituzioni-sindacati.
33- Nell’organizzazione statale la lotta di classe non si toglie, ma neppure si riflette meccanicamente-> E’ MARXISMO VOLGARE FERMARSI AL ‘RICONOSCIMENTO’ DEI CONFLITTI O PRETENDERE LA MERA ‘RAPPRESENTAZIONE’-> La superiorità politica del sistema di Lenin rispetto ai modelli occidentali -> Il problema della definizione dei criteri di gestione scientifica del potere sovietico e della base del sistema teorico espresso in Stato e rivoluzione è una costante in Lenin (vs fede ingenua in identificazione stato-classe = NON SENSO]
34- Organizzazione del Soviet per l’organizzazione scientifica del lavoro -> Rafforzamento del sindacato tra il ’24 e il ‘28
Il dibattito sull’industrializzazione
[La primavera del 1922 fu uno dei momenti più delicati della storia della giovane Unione Sovietica (che, formalmente, sarebbe stata costituita solo nel dicembre dello stesso anno). In quei mesi si concentrarono una serie di eventi politici, economici e personali che avrebbero inciso profondamente sull’evoluzione del regime.
I principali avvenimenti furono i seguenti.
1. La fine della guerra civile e il consolidamento del potere bolscevico
Entro la primavera del 1922 la lunga guerra civile (1918-1921) era sostanzialmente terminata. L’Armata Rossa aveva sconfitto quasi tutti gli eserciti “bianchi” e il potere del partito bolscevico era ormai consolidato su quasi tutto il territorio dell’ex Impero russo.
Restavano però enormi problemi:
- economia devastata;
- carestia del 1921-1922, che provocò milioni di morti;
- industrie quasi ferme;
- agricoltura in crisi.
2. La Nuova Politica Economica (NEP)
La NEP, introdotta da Vladimir Lenin nel 1921, era ormai pienamente in vigore.
Nella primavera del 1922:
- veniva abolito il sistema delle requisizioni forzate del “comunismo di guerra”;
- i contadini potevano vendere sul mercato parte del raccolto dopo aver pagato l’imposta in natura;
- riaprivano piccoli commerci privati;
- iniziava una lenta ripresa economica.
Questa scelta rappresentava, secondo Lenin, una ritirata tattica necessaria per salvare il potere sovietico.
3. Il XII Congresso? No: l’XI Congresso del Partito
Tra marzo e aprile 1922 si svolse l’XI Congresso del Partito Comunista Russo (Bolscevico).
Fu un congresso decisivo perché:
- confermò la NEP;
- cercò di rafforzare la disciplina interna del partito;
- affrontò il problema della crescente burocratizzazione dello Stato.
Lenin manifestava già forte preoccupazione per l’espansione dell’apparato amministrativo.
4. La nomina di Stalin a Segretario generale
L’avvenimento più importante della primavera del 1922 fu senza dubbio questo.
Il 3 aprile 1922 Joseph Stalin venne nominato Segretario generale del Partito Comunista.
All’epoca molti considerarono questa una carica prevalentemente organizzativa.
In realtà essa consentiva a Stalin di:
- controllare le nomine dei dirigenti;
- costruire una vasta rete di fedeltà personali;
- acquisire un enorme potere all’interno del partito.
Col senno di poi, gli storici vedono in questa nomina l’inizio della sua futura ascesa al potere.
5. Il peggioramento della salute di Lenin
Nel maggio 1922 Lenin fu colpito dal primo grave ictus.
Da quel momento:
- iniziò a ridurre progressivamente la propria attività politica;
- il problema della successione divenne sempre più concreto;
- si aprì una competizione tra i principali dirigenti bolscevichi.
Fra questi emergevano:
- Leon Trotsky;
- Stalin;
- Grigory Zinoviev;
- Lev Kamenev;
- Nikolai Bukharin.
6. La preparazione della futura Unione Sovietica
Durante la primavera e l’estate del 1922 iniziarono anche le discussioni sulla nuova struttura dello Stato.
Si trattava di definire i rapporti tra:
- la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Russa;
- l’Repubblica Socialista Sovietica Ucraina;
- la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa;
- la Repubblica Socialista Federativa Sovietica Transcaucasica.
Questi negoziati portarono, il 30 dicembre 1922, alla nascita ufficiale dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Perché la primavera del 1922 è così importante?
Molti storici la considerano un vero punto di svolta perché in pochi mesi si verificarono contemporaneamente:
- la stabilizzazione del regime bolscevico dopo la guerra civile;
- l’avvio della ripresa economica grazie alla NEP;
- l’ascesa organizzativa di Stalin con la nomina a Segretario generale;
- l’inizio della malattia che avrebbe progressivamente allontanato Lenin dalla guida del partito;
- la preparazione della futura costituzione dell’URSS.
Se la tua domanda nasce dalla lettura di Marx, Lenin, Rosdolsky o di testi sulla storia del bolscevismo, è possibile che la “primavera del 1922” venga richiamata soprattutto per la nomina di Stalin a Segretario generale e il contemporaneo aggravarsi della salute di Lenin, due eventi che aprirono la questione della successione al leader della rivoluzione]
35- NEP = CRISI DELL’IDEA DI EQUILIBRIO ECONOMICO / Dagli avvenimenti della primavera del 1922 le varie posizioni si definiscono politicamente / Per Bucharin il rallentamento dello sviluppo industriale è l’effetto del mancato potenziamento del potere d’acquisto delle campagne ->36 La classe dirigente qui si sistema in un modello generale di equilibrio variabile dipendente del mercato, della domanda effettiva e del potere d’acquisto delle campagne (= una lettura sismondiana della crisi che Lenin aveva già bollato a fuoco trenta anni prima-> Le crisi sono possibili perché il fabbricante non conosce la domanda”, Perché l’offerta del bene si espande più velocemente della domanda e dunque la necessità di frenare lo sviluppo capitalistico: Lenin attacca questa tesi come piccolo-borghese e reazionaria [CONSUMO INDIVIDUALE STATICO vs CONSUMO DELL’INVESTIMENTO CAPITALISTICO ALLARGATO]-> Preobrazenskij-Lenin (= plusvalore ed estensione della base produttiva industriale) vs Bucharin (= modello statico di equilibrio)
37- E’ il piano in quanto utilizzatore massimo delle risorse nella direzione dell’espansione e del rinnovamento della base industriale ad aver fallito-> Il piano come funzione meramente anti-ciclica (Bucharin) i
38- Modelli di equilibrio generale vs piano dinamico-conflittuale anti-organicistico -> vs CRISI UTILIZZATE COME MODELLO CREATIVO PER ECCELLENZA CHE PRODUCONO NUOVE COMPOSIZIONI DEL CAPITALE E NUOVE ARTICOLAZIONI DI CLASSE / Il modello della programmazione della crisi come sviluppo di Preobrazenski / Modelli più apertamente reazionari (-> economia leggera del villaggio agricolo come servizio per la grande proprietà) vs modello socialista [dello sviluppo]
40- Preobrazenski (pro sviluppo industriale di base ad alta intensità di capitale) vs Sanin (= sviluppo con industrial leggera e saggio di profitto come motore dello sviluppo] / Analisi sovietiche dell’equilibrio e teoria marginalista -> Teoria della distribuzione e teoria dei prezzi -> Equa remunerazione di ogni fattore in base al suo prodotto marginale ( =contributo diretto alla produzione della ricchezza = utilità)
42 – [Equità anticiclica marginalista = giustizia socialista = presupposto della crisi come male economico sommo= valore supremo del mantenimeno dell’equilibrio tra i fattori della produzione -> assenza di ogni considerazione dinamica nello schema neoclassico e suo uso in occidente -> Il postulato della produttività dei fattori aveva come necessario corollario un sistema di libera concorrenza inaccettabile in Urss
[Queste frasi riassumono una critica molto densa, probabilmente tratta da un testo sulla discussione economica sovietica degli anni Venti (o da un autore come Rosdolsky, Bettelheim o da studi sulla teoria marginalista). Per capirle bisogna scomporle una per una.
1. “Analisi sovietiche dell’equilibrio e teoria marginalista”
Qui si dice che alcuni economisti sovietici, soprattutto negli anni della NEP, iniziarono a confrontarsi con la teoria marginalista occidentale.
Per “teoria marginalista” si intende l’economia neoclassica sviluppata da economisti come William Stanley Jevons, Carl Menger e Léon Walras.
Essa studia il funzionamento dell’economia come un sistema in equilibrio, nel quale:
- consumatori massimizzano l’utilità;
- imprese massimizzano il profitto;
- i prezzi tendono verso un equilibrio.
Perciò:
analisi dell’equilibrio = studio di un’economia che tende spontaneamente a uno stato di equilibrio generale.
2. “Teoria della distribuzione e teoria dei prezzi”
Nella teoria marginalista la formazione dei prezzi e la distribuzione del reddito sono due aspeti della stessa teoria.
In altre parole:
non esiste una teoria dei salari separata da quella dei prezzi.
Tutto deriva dallo stesso principio:
ogni fattore produttivo riceve quanto vale il suo contributo marginale.
3. “Equa remunerazione di ogni fattore in base al suo prodotto marginale”
Questa è la frase fondamentale.
Secondo la teoria marginalista esistono tre fattori della produzione:
- lavoro;
- capitale;
- terra.
Ognuno produce ricchezza.
La domanda è:
quanto deve essere pagato ciascun fattore?
La risposta marginalista è:
ogni fattore riceve esattamente il valore della ricchezza aggiuntiva che produce.
Questa ricchezza aggiuntiva è il prodotto marginale.
Per esempio.
Se assumendo un operaio in più una fabbrica produce merci per 120 euro in più al giorno,
allora il prodotto marginale del lavoratore è 120 euro.
In equilibrio il salario tenderà a essere proprio 120 euro.
Lo stesso vale per:
- il capitale → riceve l’interesse;
- la terra → riceve la rendita.
4. “(= contributo diretto alla produzione della ricchezza = utilità)”
Qui gli appunti sintetizzano l’idea marginalista.
Secondo questa teoria,
il reddito di ciascun fattore è giustificato perché rappresenta il suo contributo effettivo alla produzione.
Il capitale riceve interesse
perché produce ricchezza.
Il lavoro riceve salario
perché produce ricchezza.
La terra riceve rendita
perché contribuisce anch’essa alla produzione.
Da qui deriva l’idea che
la distribuzione del reddito sia “giusta”.
5. “Equità marginalista = giustizia socialista”
Questa frase è volutamente provocatoria.
Significa:
alcuni economisti sovietici ritenevano che,
se davvero ogni lavoratore ricevesse il valore del proprio contributo produttivo,
allora il sistema sarebbe “giusto”.
Perciò la teoria marginalista sembrava poter essere reinterpretata in senso socialista.
Ma qui nasce il problema.
6. “Presupposto della crisi come male economico sommo”
La teoria marginalista nasce per descrivere un’economia che tende naturalmente all’equilibrio.
Se tutto funziona:
- i prezzi si aggiustano;
- salari e profitti si aggiustano;
- domanda e offerta coincidono.
Perciò
la crisi diventa un’anomalia.
Non è un fenomeno normale del capitalismo.
È qualcosa da eliminare.
Per Marx invece è l’opposto.
Le crisi
non sono incidenti.
Sono il modo normale di funzionamento del capitalismo.
7. “Valore supremo del mantenimento dell’equilibrio tra i fattori della produzione”
Qui viene criticato proprio questo.
Per il marginalismo
l’obiettivo principale è mantenere l’equilibrio.
L’economia ideale è quella nella quale
- tutti i mercati sono in equilibrio;
- tutti ricevono il proprio prodotto marginale;
- non esistono squilibri.
L’equilibrio diventa quindi quasi un valore morale.
8. “Assenza di ogni considerazione dinamica nello schema neoclassico”
Questa è una delle principali critiche marxiste.
Il marginalismo studia:
una fotografia dell’economia.
Marx studia:
un film.
Cioè un processo storico.
Per il marginalismo
l’economia è sempre descritta come se fosse già arrivata all’equilibrio.
Per Marx
l’economia cambia continuamente:
- accumulazione;
- innovazione;
- concentrazione del capitale;
- caduta del saggio di profitto;
- crisi;
- lotta di classe.
Sono tutti fenomeni dinamici.
9. “Il postulato della produttività dei fattori aveva come necessario corollario un sistema di libera concorrenza”
Qui c’è il nodo teorico.
La teoria del prodotto marginale funziona soltanto se esiste:
- concorrenza perfetta;
- imprese indipendenti;
- mercato del lavoro libero;
- prezzi liberi.
Solo così
salari = prodotto marginale
profitti = produttività del capitale
rendite = produttività della terra.
10. “Sistema di libera concorrenza inaccettabile in URSS”
Ed ecco la conclusione.
L’Unione Sovietica
non voleva fondare l’economia sulla libera concorrenza.
Voleva:
- proprietà statale;
- pianificazione;
- eliminazione del mercato capitalistico;
- abolizione del capitale privato.
Di conseguenza
la teoria marginalista risultava incompatibile con il sistema economico sovietico.
Infatti,
se i prezzi sono fissati dal piano e non dal mercato,
non esiste più il meccanismo attraverso cui il prodotto marginale determina automaticamente salari, interessi e rendite.
Il senso complessivo del passo
Questi appunti vogliono mettere in evidenza una tensione teorica fondamentale. Da un lato, alcuni economisti sovietici erano attratti dagli strumenti analitici della teoria marginalista perché essa offriva un modello rigoroso di formazione dei prezzi e di allocazione delle risorse. Dall’altro lato, però, quella teoria era costruita su presupposti — la libera concorrenza, i mercati concorrenziali e l’equilibrio generale — che erano incompatibili con i principi dell’economia pianificata socialista.
Inoltre, da un punto di vista marxista, la critica è ancora più radicale: la teoria marginalista presenta la distribuzione del reddito come il risultato “naturale” e “giusto” del contributo produttivo di ciascun fattore, mentre Marx sostiene che profitto, interesse e rendita non derivano dalla produttività autonoma del capitale o della terra, bensì dallo sfruttamento del lavoro salariato e dall’appropriazione del plusvalore. Per questo, nella prospettiva marxiana, l’equilibrio non è la condizione normale del capitalismo, ma un’astrazione che nasconde il carattere storico, dinamico e contraddittorio del processo di accumulazione.]
42- La teoria neoclassica neppure affronta il problema dello sviluppo -> Nessuno strumento per avvertire la funzione strategica dell’innovazione tecnologica, della ristrutturazione organizzativa, dell’influenza del contesto istituzionale sulle scelte macro-economiche: Ma non doveva ciò costituire la fine di ogni teoria del SOCIALISMO COME EQUILIBRIO? Del socialismo come ‘superamento’della crisi di sovrapproduzione , di quella crisi che era l’interpretazione marginalista, prima, poi populista, fabiana ecc. della crisi’ ( = conclusioni di Preobrazenskij: il problema diventava quello di definire il tipo ottimale di socialismo ‘iniquo’ in base a certi fini di programmazione (Stato sovietico ≠ grande impresa) [Nb: Bucharin non può essere fatto rientrare tout court nella tendenza utopico-repressiva)]
45- Bucharin vs Preobrazenskij (=inserimento della sovrapproduzione in un’organica teoria dello sviluppo-> pro uso politico e di classe delle crisi)-> La struttura monopolistica, richiesta nel modello di Preobrazenskij come formidabile strumento di razionalizzazione, è attaccata in quanto ‘parassitaria’ da Bucharin in nome dei meccanismi della concorrenza.
46- TUTTA LA MERDA ANTIMONOPOLISTICA DI CUI E’ ANCORA AFFLITTA GRAN PARTE DEL MOVIMENTO OPERAIO E’ GIA’ CONDENSATA NELLE PAGINE DI BUCHARIN. SONO ESATTAMENTE LE TESI DI SWEEZY E DI GALBRAITH QUARANT’ANNI PRIMA. Qui davvero nulla viene capito. Né la funzione di razionalizzazione dell’innovazione contra l’anarchia dei profitti differenziali concorrenziali. Né la liquidazione, PROGRESSIVA, in ogni senso dell’impresa marginalista , ancora astratta da ogni contesto dinamico. Né le potenzialità di programmazione delle funzioni di mercato, sia dal lato dell’offerta sia dal lato della domanda, programmazione proprio opposta a quei fenomeni di stagnazione- recessione che Bucharin vedeva come effetti necessari della politica monopolistica. E’ esattamente Bucharin a difendere, dentro un preciso discorso-quadro politico, le funzioni parassitarie del sistema.
46 – [Programmazione vs stagnazione-recessione / Il principio antimonopolistico è chiarissimo nella teoria moderna: sfruttamento = sfruttamento da monopolio, cioè ottenimento da parte del capitale monopolistico di una remunerazione maggiore per il prodotto marginale vs Preobrazenskij = saggio formidabile di teoria dello sviluppo: pro espansione del consumo non individuale]
47- [Mercato vs programmazione delle interrelazioni tra tutti gli elementi del sistema (intervento ristrutturante innovativo di tutti i rapporti = nuova scienza del bilancio]
[Quando Evgenij Preobraženskij parla della “nuova scienza del bilancio”, non si riferisce semplicemente alla contabilità dello Stato o alla tecnica di redazione del bilancio pubblico. Intende qualcosa di molto più radicale: una nuova teoria economica del bilancio socialista, diversa da quella della finanza pubblica borghese.
Per capire cosa intende bisogna partire dal contesto storico.
Dopo la Rivoluzione d’Ottobre, e soprattutto durante la Nuova Politica Economica (NEP), l’Unione Sovietica si trovava in una situazione particolare: esistevano contemporaneamente un settore socialista (industria di Stato, banche, commercio statale) e un settore mercantile privato (soprattutto contadini e piccoli commercianti). Preobraženskij si chiese quale dovesse essere il ruolo del bilancio statale in un’economia di questo tipo.
La sua risposta fu che il bilancio non era più uno strumento “neutrale” per raccogliere imposte e finanziare servizi pubblici, come nelle economie capitalistiche. Doveva diventare uno strumento di trasformazione dell’economia.
La critica alla scienza finanziaria borghese
Secondo Preobraženskij, la scienza delle finanze tradizionale studiava il bilancio come se lo Stato fosse un soggetto separato dalla società, incaricato soltanto di reperire entrate e sostenere spese.
Per uno Stato socialista questo approccio era insufficiente, perché lo Stato possedeva direttamente una parte importante dei mezzi di produzione.
Di conseguenza il bilancio non doveva limitarsi a registrare entrate e uscite, ma doveva organizzare l’intero processo di accumulazione socialista. (Archivio Pavia University Press)
Perché la chiama “nuova scienza”
La definisce “nuova” perché cambia completamente l’oggetto di studio.
La nuova scienza del bilancio dovrebbe analizzare:
- come il surplus sociale viene raccolto;
- come viene redistribuito fra i diversi settori dell’economia;
- come il bilancio favorisce l’industrializzazione socialista;
- come coordina il piano economico.
In altre parole, il bilancio diventa uno degli strumenti attraverso cui lo Stato dirige lo sviluppo economico.
Il collegamento con la legge dell’accumulazione socialista primitiva
Questo concetto è strettamente collegato alla teoria più famosa di Preobraženskij: la legge dell’accumulazione socialista primitiva.
Egli sosteneva che l’industria socialista aveva bisogno di accumulare capitale per svilupparsi rapidamente.
Poiché mancavano capitali privati e investimenti esteri, lo Stato doveva reperire queste risorse all’interno dell’economia nazionale.
Il bilancio diventava quindi uno dei principali strumenti attraverso cui trasferire una parte del reddito prodotto soprattutto dall’agricoltura verso l’industria statale.
Il trasferimento poteva avvenire attraverso:
- imposte;
- monopoli commerciali;
- politica dei prezzi;
- profitti delle imprese statali;
- credito pubblico.
Il bilancio riuniva e coordinava questi flussi.
Bilancio e pianificazione
Per Preobraženskij il bilancio non può essere separato dal piano.
In un’economia socialista esso rappresenta la traduzione finanziaria delle decisioni del piano economico.
Le entrate e le spese devono essere giudicate non secondo criteri di equilibrio contabile, ma secondo il loro contributo allo sviluppo delle forze produttive.
Per questo motivo il bilancio diventa una categoria economica centrale, e non semplicemente amministrativa.
La differenza rispetto al capitalismo
Possiamo riassumere il contrasto così:
| Bilancio nello Stato capitalistico | Bilancio nello Stato socialista (Preobraženskij) |
| Finanzia le funzioni dello Stato | Dirige lo sviluppo economico |
| Redistribuisce parte del reddito | Organizza l’accumulazione socialista |
| È subordinato al mercato | È subordinato al piano |
| Amministra imposte e spese | Trasforma la struttura economica |
In sintesi
Quando Preobraženskij parla della “nuova scienza del bilancio”, intende una disciplina completamente nuova che studia il bilancio come strumento della costruzione del socialismo. Esso non serve soltanto a coprire le spese dello Stato, ma diventa un meccanismo attraverso cui il potere socialista:
- concentra il surplus economico;
- finanzia l’industrializzazione;
- coordina il piano;
- modifica i rapporti tra agricoltura e industria;
- guida la transizione dal mercato all’economia pianificata.
Questa idea sarà sviluppata soprattutto nella sua opera più importante, La nuova economia (1926), dove la teoria del bilancio viene inserita nella più ampia teoria dell’accumulazione socialista primitiva e del conflitto tra la legge del valore e la pianificazione socialista. (marx21.it)]
47 – [Sistema di equilibrio (= campo di forze) vs sistema in equilibrio]
49- [Macrostatica economica vs dinamicità del sistema]
50- Il piano socialista come equilibrio dinamico (garante di autonomia dell’intervento politico)->La sua ripresa negli Usa degli anni ’30 e nei paesi capitalistici negli anni ’50 ne spiegano ulteriormente la portata,[Pro segnaletica per l’intervento politico di piano]
51- Programmare significa indirizzare queste forze in base alla loro ‘possibilità oggettiva’ (derivante dalla conoscenza che abbiamo del loro comportamento ≠ quadro utopico-> statistiche generali domanda-offerta vs analisi disaggregata del bilancio-> Leontiev =analisi disaggregata di bilancio vs Keynes]
53- Novità nell’analisi americana di Leontiev rispetto alla precedente esperienza sovietica.
[L’analisi disaggregata di bilancio di Wassily Leontief è un metodo che scompone l’economia nei suoi singoli settori produttivi per studiare come ogni settore dipende dagli altri. È il fondamento dell’analisi input-output, che Leontief sviluppò negli anni Trenta.
Il termine “bilancio”, in questo caso, non indica il bilancio dello Stato, ma il bilancio materiale dei flussi economici: per ogni settore si registra ciò che entra (input) e ciò che esce (output).
Che cosa significa “disaggregata”
Prima di Leontief, molti economisti ragionavano sull’economia in modo aggregato, parlando di:
- produzione totale;
- reddito nazionale;
- investimenti complessivi;
- consumi complessivi.
Leontief sostiene invece che questo non basta.
Bisogna scomporre (“disaggregare”) l’economia in molti rami produttivi.
Ad esempio:
- agricoltura;
- acciaio;
- energia;
- chimica;
- edilizia;
- trasporti;
- industria meccanica;
- servizi.
Per ciascuno di questi si costruisce un bilancio.
Il principio fondamentale
Ogni settore è contemporaneamente:
- produttore di beni;
- consumatore dei prodotti degli altri settori.
Per esempio l’industria automobilistica produce automobili, ma per farlo utilizza:
- acciaio;
- energia;
- gomma;
- vetro;
- elettronica;
- trasporti.
A sua volta l’industria siderurgica utilizza:
- carbone;
- energia;
- macchinari;
- trasporti.
Nasce così una rete di interdipendenze.
Il bilancio di ciascun settore
Per ogni settore Leontief costruisce un bilancio estremamente semplice.
Da una parte ci sono gli input:
- materie prime;
- semilavorati;
- energia;
- servizi acquistati.
Dall’altra gli output:
- beni venduti agli altri settori;
- beni destinati ai consumi finali;
- esportazioni;
- investimenti.
Ogni settore deve rispettare un’identità fondamentale:
Produzione totale = consumi intermedi + domanda finale
In altre parole, tutto ciò che un settore produce deve essere utilizzato da qualcuno.
La matrice input-output
Il contributo più famoso di Leontief consiste nella costruzione della matrice intersettoriale.
Per esempio:
| Settore produttore | Agricoltura | Acciaio | Energia | Domanda finale |
| Agricoltura | 10 | 5 | 3 | 82 |
| Acciaio | 4 | 18 | 12 | 66 |
| Energia | 6 | 15 | 20 | 59 |
Ogni riga mostra a chi vende un settore.
Ogni colonna mostra da chi compra un settore.
L’intera economia viene quindi rappresentata come una rete di relazioni reciproche.
Perché è chiamata analisi di bilancio
Si parla di “bilancio” perché ogni settore deve essere in equilibrio.
Per ogni ramo produttivo:
Entrate fisiche dei beni = uscite dei beni
oppure, in termini monetari:
Valore degli input + valore aggiunto = valore dell’output
Questo principio deriva direttamente dall’idea dei bilanci materiali, molto utilizzata anche nella pianificazione sovietica.
Il collegamento con l’economia socialista
Qui il collegamento con Preobraženskij è molto interessante.
Preobraženskij vedeva il bilancio come uno strumento politico di accumulazione socialista.
Leontief, invece, trasforma il bilancio in uno strumento quantitativo di analisi economica.
Possiamo sintetizzare così:
| Preobraženskij | Leontief |
| Bilancio dello Stato | Bilanci dei singoli settori produttivi |
| Problema dell’accumulazione socialista | Problema delle interdipendenze produttive |
| Approccio teorico-politico | Approccio matematico-statistico |
| Trasferimento del surplus | Flussi di input e output tra industrie |
Un esempio
Supponiamo che il governo voglia aumentare del 20% la produzione di automobili.
L’analisi aggregata direbbe semplicemente:
“Bisogna produrre più automobili.”
L’analisi disaggregata di Leontief permette invece di calcolare:
- quanto acciaio servirà;
- quanta energia aggiuntiva occorrerà;
- quanto dovrà aumentare la produzione di gomma;
- quanti trasporti saranno necessari;
- quali altri settori dovranno espandersi.
È quindi uno strumento di pianificazione estremamente potente.
L’importanza storica
L’analisi input-output di Leontief fu adottata sia nelle economie pianificate sia nelle economie di mercato. Nei paesi socialisti era utile per predisporre i piani economici; nei paesi capitalistici è stata impiegata per costruire i conti nazionali, analizzare gli effetti di politiche industriali, stimare gli impatti di investimenti o di crisi settoriali e valutare le relazioni tra comparti produttivi.
In sintesi
L’analisi disaggregata di bilancio di Leontief consiste nel rappresentare l’economia come un insieme di bilanci interconnessi di tutti i settori produttivi. Ogni settore viene analizzato separatamente, ma sempre in relazione agli altri, attraverso una matrice di input e output che mostra come i beni e i servizi circolano nell’intero sistema economico.
Se stai studiando i dibattiti economici sovietici degli anni Venti, è utile notare anche una differenza metodologica: Preobraženskij si concentra sul problema dell’accumulazione socialista e sui meccanismi di trasferimento del surplus tra settori sociali, mentre Leontief fornisce uno strumento analitico per descrivere e calcolare le interdipendenze tecniche tra i diversi rami della produzione. Per questo motivo molti studiosi considerano l’analisi input-output una formalizzazione quantitativa che, pur avendo radici nella tradizione dei bilanci materiali sovietici, si distingue nettamente dalla teoria economico-politica di Preobraženskij.
55- Il dibattito intorno a Marx come momento esemplare e stimolante dello scontro tra linee alternative sul problema dello sviluppo sovietico di quegli anni (Feldmann vs Preobrazenski)
56- Il concetto di efficienza del capitale-> E’ l’efficienza complessiva del capitale che va manovrata, non il semplice tasso di investimento o il semplice livello dello stock di capitale.
57-Problematica post-keynesiana di Feld’man [L’espressione “problematica post-keynesiana di Feld’man” può creare un po’ di confusione, perché Grigory Feldman scrisse i suoi lavori principali prima della pubblicazione della The General Theory of Employment, Interest and Money di John Maynard Keynes. Feld’man pubblicò infatti il suo modello nel 1928.
Perciò Feld’man non era un economista post-keynesiano. Quando alcuni autori parlano della “problematica post-keynesiana di Feld’man”, intendono che i suoi modelli sono stati reinterpretati successivamente dagli economisti post-keynesiani, non che egli appartenesse a quella scuola.
Il problema fondamentale di Feld’man
Feld’man si pose una domanda decisiva:
Come può un’economia aumentare il proprio tasso di crescita nel lungo periodo?
La sua risposta fu che tutto dipende da come vengono ripartiti gli investimenti.
Egli divide l’economia in due grandi dipartimenti:
- Settore I: produzione di beni strumentali (macchinari, impianti, acciaio, ecc.).
- Settore II: produzione di beni di consumo.
La questione centrale è:
Conviene investire soprattutto nel settore che produce beni di consumo oppure in quello che produce macchinari?
La risposta di Feld’man
Feld’man dimostra che, se si vuole ottenere una crescita elevata nel futuro, è necessario destinare inizialmente una quota maggiore degli investimenti al Settore I.
Questo comporta un sacrificio nel breve periodo:
- meno beni di consumo disponibili;
- consumi più contenuti;
- più risorse dedicate alla costruzione di capacità produttiva.
Ma nel lungo periodo si ottiene:
- maggiore capacità produttiva;
- più macchinari;
- più investimenti futuri;
- crescita più rapida del reddito nazionale.
Questa idea influenzò profondamente la strategia di industrializzazione sovietica.
Perché interessa i post-keynesiani
Gli economisti post-keynesiani notarono che il modello di Feld’man affrontava problemi molto simili ai loro.
Anche se non utilizzava il linguaggio di Keynes, Feld’man sosteneva implicitamente che:
- la crescita dipende dagli investimenti;
- la struttura degli investimenti è più importante del semplice risparmio;
- il sistema economico evolve nel tempo;
- la capacità produttiva viene costruita attraverso decisioni di investimento.
Questi temi saranno centrali anche nella teoria della crescita di economisti come Nicholas Kaldor, Joan Robinson e Luigi Pasinetti.
Il collegamento con Keynes
Per Keynes:
gli investimenti determinano il livello della domanda e dell’occupazione.
Per Feld’man:
gli investimenti determinano soprattutto la capacità produttiva futura.
La differenza è importante.
Keynes si concentra principalmente sul breve periodo:
- disoccupazione;
- domanda effettiva;
- utilizizzo della capacità produttiva.
Feld’man ragiona soprattutto sul lungo periodo:
- accumulazione;
- espansione della capacità produttiva;
- ritmo della crescita economica.
Perché si parla di “problematica post-keynesiana”
Negli anni Cinquanta e Sessanta molti economisti si accorsero che il modello di Feld’man anticipava alcuni temi della teoria della crescita.
La cosiddetta “problematica post-keynesiana” consiste nello studio di questioni come:
- quale quota del reddito destinare agli investimenti;
- come ripartire gli investimenti tra diversi settori;
- come gli investimenti modificano la crescita futura;
- come domanda e capacità produttiva evolvono insieme nel tempo.
In questo senso Feld’man viene considerato un precursore di alcuni sviluppi della teoria post-keynesiana della crescita, pur non essendo egli stesso un autore post-keynesiano.
Il rapporto con Preobraženskij e Leontief
Se stai studiando gli economisti sovietici degli anni Venti, può essere utile vedere come si collocano l’uno rispetto all’altro:
| Autore | Problema principale | Strumento teorico |
| Evgeny Preobrazhensky | Da dove ottenere le risorse per industrializzare il paese | Accumulazione socialista primitiva |
| Grigory Feldman | Come distribuire gli investimenti per massimizzare la crescita | Modello a due settori |
| Wassily Leontief | Come rappresentare quantitativamente le interdipendenze produttive | Analisi input-output |
In altre parole, Preobraženskij spiega da dove provengono le risorse, Feld’man come allocarle tra beni di investimento e beni di consumo per ottenere la crescita desiderata, e Leontief fornisce lo strumento quantitativo per descrivere i rapporti tra tutti i settori dell’economia. Questa complementarità spiega perché questi tre autori vengono spesso studiati insieme nella storia della pianificazione economica e della teoria della crescita.]
59-In una situazione di decollo l’equilibrio tra capacità produttiva e domanda effettiva condannerebbe il sistema a un ristagno di sottosviluppo/ Principio di ristagno = maturità del sistema = stabilità di lungo periodo tra i vari fattori
60- La posizione di Preobrazenskij nel dibattito sull’industrializzazione
60- [analisi di bilancio(menscevichi) e primi teorici post-keynesiani]
[I rapporti tra Vladimir Lenin ed Evgeny Preobrazhensky furono complessi e attraversarono diverse fasi. Preobrazenskij fu uno dei principali dirigenti bolscevichi e uno degli economisti marxisti più brillanti della sua generazione. Lenin lo stimava per le sue capacità teoriche, ma non mancarono importanti divergenze politiche, soprattutto negli ultimi anni di vita di Lenin.
1. Il rapporto durante la Rivoluzione
Preobrazenskij aderì presto al Partito bolscevico e partecipò attivamente alla Rivoluzione del 1917.
Durante la guerra civile ricoprì importanti incarichi nel partito e nello Stato sovietico. In questo periodo fu considerato un dirigente di primo piano e collaborò con Lenin nell’organizzazione del nuovo potere sovietico.
Non era un semplice teorico: svolgeva anche funzioni politiche e amministrative.
2. La stima di Lenin
Lenin riconosceva le eccezionali qualità intellettuali di Preobrazenskij.
Lo considerava uno dei migliori economisti del partito.
Una prova importante di questa considerazione è che Lenin gli affidò, insieme a Nikolai Bukharin, la stesura dell’L’ABC del comunismo.
Quest’opera divenne il principale manuale di formazione del Partito comunista nei primi anni della rivoluzione e fu tradotta in numerose lingue.
Essere incaricato di scrivere un testo del genere significava godere di una notevole fiducia politica e teorica.
3. Le divergenze sulla NEP
Le differenze emersero con la Nuova Politica Economica, introdotta da Lenin nel 1921.
La NEP reintroduceva:
- commercio privato;
- piccola impresa;
- mercato agricolo;
- incentivi economici.
Lenin la considerava una misura temporanea ma indispensabile per ricostruire un’economia devastata dalla guerra civile.
Preobrazenskij accettò inizialmente la NEP, ma era molto preoccupato per il rafforzamento delle forze di mercato.
Temeva che:
- i contadini più ricchi accumulassero troppo potere economico;
- il settore privato rallentasse la costruzione del socialismo;
- l’industrializzazione procedesse troppo lentamente.
4. Accumulazione socialista primitiva
Dopo la morte di Lenin, Preobrazenskij sviluppò la sua teoria dell’accumulazione socialista primitiva.
L’idea centrale era che lo Stato socialista dovesse trasferire una parte del surplus prodotto dall’agricoltura verso l’industria statale, attraverso strumenti come:
- politica dei prezzi;
- monopolio del commercio estero;
- imposte;
- credito;
- bilancio statale.
Lenin non elaborò mai una teoria così sistematica.
Per questo motivo molti storici distinguono nettamente:
- Lenin, che vedeva la NEP come una fase di compromesso;
- Preobrazenskij, che cercò una teoria dell’industrializzazione socialista oltre la NEP.
5. Il dibattito con Bucharin
Dopo il 1924, il principale confronto teorico di Preobrazenskij non fu più con Lenin (ormai scomparso), ma con Bucharin.
Le loro posizioni erano quasi opposte.
Preobrazenskij sosteneva:
- industrializzazione accelerata;
- priorità all’industria pesante;
- trasferimento di risorse dall’agricoltura all’industria.
Bucharin invece proponeva:
- sviluppo più graduale;
- alleanza stabile con i contadini;
- crescita contemporanea di agricoltura e industria.
Questo dibattito segnò tutta la politica economica sovietica degli anni Venti.
6. Lenin avrebbe approvato Preobrazenskij?
Questa è una delle grandi questioni della storiografia, ma non ha una risposta certa.
Esistono due interpretazioni principali.
La prima sostiene che Lenin, soprattutto negli ultimi scritti, fosse consapevole della necessità di una rapida industrializzazione e che quindi avrebbe potuto avvicinarsi alle idee di Preobrazenskij.
La seconda ritiene invece che Lenin avrebbe continuato a privilegiare una politica più prudente, mantenendo l’alleanza con i contadini e utilizzando la NEP più a lungo.
Poiché Lenin morì nel gennaio 1924, prima che il dibattito tra Preobrazenskij e Bucharin si sviluppasse pienamente, non è possibile sapere quale posizione avrebbe assunto.
In sintesi
I rapporti tra Lenin e Preobrazenskij furono quelli tra un leader politico e uno dei suoi economisti più autorevoli.
- Lenin stimava profondamente le capacità teoriche di Preobrazenskij e gli affidò incarichi di grande responsabilità, come la redazione dell’ABC del comunismo.
- Entrambi condividevano l’obiettivo della costruzione del socialismo e dell’industrializzazione del paese.
- Le principali divergenze riguardarono il ruolo del mercato e della NEP: Lenin la considerava un compromesso necessario in una fase di estrema difficoltà, mentre Preobrazenskij era più incline a limitarne gli effetti e a cercare strumenti per accelerare l’accumulazione socialista.
- La teoria dell’accumulazione socialista primitiva fu elaborata dopo la morte di Lenin e rappresenta quindi uno sviluppo autonomo del pensiero di Preobrazenskij, non una teoria condivisa o approvata direttamente da Lenin.
64- [Inflazione e politica fiscale nella NEP/ Natura di classe dello stato della NEP e tassazione delle campagne/ L’alleanza non passa solo attraverso il commercio, ma anche attraverso un sistema di crediti che sia più favorevole e vantaggioso per i contadini di quello capitalistico]
65 – Lo stato non segue come organismo riequilibratore lo sviluppo delle forze produttive [kulaki e loro differenziazione sociale] ma interviene limitando le tendenze sfruttatrici dei kulaki, sottoponendole a tassazione crescente e innescando processi di cooperazione a favore dei contadini medi e poveri.
66- Sull’accumulazione socialista primitiva
67- Crisi della NEP alla fine del ’23 -> pro rafforzamento elementi del piano-> Intendere la NEP come restaurazione semplice dei meccanismi di mercato significava liquidare la grande industria statale / Piano era o doveva essere la strategia di intervento e di trasformazione dei rapporti di produzione e dei rapporti di forza tra le classi da parte dello stato sovietico (= lotta all’accumulazione capitalista nella NEP)
71- Preobrazenskij pro espansione produzione statale e rafforzamento cooperazione vs lotta su un terreno ‘extra-economico’ o ripristino requisizioni / pro nuova base tecnica che ci permetta di sconfiggere la piccola produzione (= la NEP come durissimo periodo di ‘accumulazione originaria socialista’ che si prolunga per circa 10 anni [= strategia leninista?])
72- Trockij ‘Verso il capitalismo o il socialismo?’ (1925) [vs alleanza Stalin-Bucharin]
73- Preobrazenskij pro tasso di incremento della forza-lavoro occupata nell’industria, più rapido di quello dell’occupazione in generale [pro politica fiscale e creditizia diversa]
74- [Pro aumento tassazione degli elementi agiati della campagna in proporzione all’aumento dei loro redditi/ pro aumento di quelle forme di tassazione che non sono facilmente scaricabili sul consumo/ pro tavola empirica delle interdipendenze economiche]
76- Preobrazenskij contro un modello normale di ciclo (destra + menscevichi) / Preobrazenskij = teoria generale dello sviluppo vs teoria di Bucharin
77- Bucharin vs Preobrazenskij per estremismo monopolistico
78- ‘La proporzione nella ripartizione delle forze produttive si forma sulla base della lotta tra due forme economiche’ (Preobrazenskij) Questa è anche la differenza di fondo rispetto agli schemi di riproduzione allargata di Marx-> [Nella NEP] ritmo e struttura dello sviluppo sono dettati dal rapporto conflittuale tra economia statale e capitalismo privato / Perché puntare sulla definizione di un piano di industrializzazione di base fondato sul settore statale?
79- Equilibrio tra domanda e offerta raggiungibile soltanto attraverso la razionalizzazione delle culture nelle campagne e il favore accordato agli strati agiati delle campagne [vs espansione dei consumi del proletariato industriale] [<- Questa impostazione negava alla radice il discorso di Lenin ->destra bolscevica + Stalin fino al ’26-‘29] / Per Bucharin fondarsi sulla grande industria di Stato avrebbe comportato la rottura politica con le campagne e una serie irreversibile e micidiale di crisi di sovrapproduzione. [Olodomor = 1932-33] / Non esiste ‘decollo’ industriale autonomo. L’accumulazione primitiva capitalistica ha luogo attraverso l’espropriazione violenta delle forme economiche pre-borghesi. L’industria socialista doveva altrettanto attingere alle forme economiche piccolo-borghesi e dell’economia contadina: descrivere altrimenti questi processi è utopia reazionaria.
81- Carattere STRUTTURALE della lotta di classe = determinante per le forme di sviluppo delle forze produttive /[Spezzare l’unità all’interno della stessa classe operaia / Una nuova teoria dello sviluppo di Preobrazenskij]
83- La lotta politica intorno al piano
84- Lo stato socialista non poteva intervenire direttamente nei settori controllati dal capitale privato-> PRO STRATEGIA DI RIPRODUZIONE ALLARGATA DELLE FORME ECONOMICHE SOCIALISTE
85- L’internazionalizzazione avrebbe di fatto significato la ‘colonizzazione’dell’economia sovietica (1927) / Violenti processi di ristrutturazione e di riorganizzazione [dell’economia capitalista] che mutavano la composizione di classe di interi paesi e distruggevano materialmente le basi di forza dei movimenti operai [Cfr. boom di investimenti USA e salto di produttività]
86- Per tenere il passo con l’Occidente bisognava non solo disporre di una massa enorme di capitali, ma occorreva anche un suo uso strettamente vincolato alle esigenze dell’industrializzazione]
87- [Fase di risparmio post-bellica terminata per tutti / rapporto tra stato sovietico, partito e classe operaia= base di classe del potere sovietico = sua forza -> sul rapporto tra STATO-PARTITO e PARTITO-CLASSE
88- Nel ’28 Stalin sostiene la necessità dello scambio iniquo con la campagna teorizzata da Preobrazenskij
90- Nelle elezioni dei soviet del ’24 ci saranno risultati drammatici: ‘il contadino medio si è schierato dalla parte del kulak contro il contadino povero’.
91- Contraddizioni di Tockij sul piano concreto delle scelte economiche e di programmazione.
92- Tra il ’26 e il ’27 Stalin si chiarisce definitivamente sulle necessità di una svolta [per l’industrializzazione pesante]. Ma questo chiarimento di lotta politico-economico generale fa tutt’uno con un colossale sforzo di organizzazione nel quale vengono stritolate le opposizioni di destra e di sinistra.
94- Le ragioni dell’attacco alle tesi troskijste fino al ’26 sembrano perdere molto del loro significato a partire da quell’anno. Stalin stesso ribadisce continuamente dal ’27 al ’29 che ora finalmente è possibile adottare una politica offensiva nei confronti degli strati borghesi e capitalistici, sul piano fiscale e degli investimenti, che ora lo stato sovietico ha sufficiente potere per imporre i meccanismi propri dell’accumulazione socialista / Nelle condizioni della Russia di allora, una politica di difesa della domanda o di industrializzazione ‘condotta attraverso la semplice espansione della produzione agricola’ avrebbe aggravato la forbice dei prezzi, reso assolutamente insostenibile la produttività dell’industria pesante, portato alla ‘liberalizzazione commerciale’, distrutto così le basi economiche e di classe dello stato.
95- [Esisteva un abisso tra le analisi delle cause della crisi di Trockij e di Bucharin, ma queste scomparivano di fronte ai problemi dell’organizzazione dello stato e del partito / Inconsistenza e confusione del discorso di Trockij sul piano economico]
98- Accumulazione socialista primitiva fondata sullo scambio ineguale con il settore agricolo (…) La compressione della domanda ‘tradizionale’ borghese e capitalista corrispondeva a un disegno di espansione della domanda di massa (crescita del fondo di consumo ≠ semplice riproduzione accelerata del capitale fisso)
99- Il processo di industrializzazione che impediva il risparmio agli strati borghesi –il motivo dell’attenzione di Trockji al problema della produttività [vs estensione del sistema di Stalin] = Preobrazenskij (= strategia di alti salari come condizione di sviluppo = politica di sviluppo)
[Questa frase è molto densa perché riassume in poche righe un dibattito economico e politico che coinvolge Evgenij Preobrazenskij, Lev Trockij e, in contrapposizione, Josif Stalin. Scomponiamola.
“Il processo di industrializzazione che impediva il risparmio agli strati borghesi…”
Qui si intende che l’industrializzazione socialista doveva eliminare o ridurre la possibilità che una classe borghese accumulasse ricchezza privata. Nella prospettiva bolscevica, il surplus economico non doveva trasformarsi in capitale privato, ma essere diretto dallo Stato verso gli investimenti industriali.
Quindi il capitale necessario all’industrializzazione non nasceva dal risparmio dei privati, come nel capitalismo classico, ma dall’accumulazione pubblica.
“…il motivo dell’attenzione di Trockij al problema della produttività…”
Se non esiste una borghesia che investe i propri risparmi, la crescita economica dipende soprattutto dalla quantità di ricchezza che i lavoratori riescono a produrre.
Per questo Trockij insiste molto sull’aumento della produttività del lavoro.
L’idea è:
- più produttività;
- maggiore surplus economico;
- maggiori investimenti nell’industria.
Non basta impiegare più lavoratori: occorre che ogni lavoratore produca di più.
“[vs estensione del sistema di Stalin]”
Qui l’autore contrappone due modelli di crescita.
Secondo questa interpretazione:
- Trockij punta soprattutto sulla crescita intensiva, cioè aumentare la produzione per lavoratore (produttività).
- Stalin punta invece soprattutto sulla crescita estensiva, cioè aumentare la produzione impiegando più lavoratori, più fabbriche, più terre coltivate, più materie prime.
In altre parole:
- crescita intensiva = produrre meglio;
- crescita estensiva = produrre di più aumentando gli input.
Questa è forse la parte più difficile.
Qui l’autore collega Trockij a Preobrazenskij.
Il ragionamento è questo.
Per Preobrazenskij, lo sviluppo socialista non può basarsi soltanto sulla compressione dei salari.
Anzi, salari relativamente elevati possono favorire lo sviluppo perché:
- aumentano gli incentivi al lavoro;
- migliorano la produttività;
- creano una domanda di beni industriali;
- permettono un circolo virtuoso tra produzione e consumi.
In questo senso gli alti salari non sono solo una misura sociale, ma diventano una vera politica di sviluppo economico.
Naturalmente questo non significa salari altissimi a scapito degli investimenti: Preobrazenskij riteneva comunque necessaria un’accumulazione socialista molto forte, finanziata soprattutto attraverso il trasferimento di risorse dall’agricoltura all’industria (la sua celebre teoria dell’accumulazione socialista originaria). Tuttavia riteneva che la crescita della produttività e il miglioramento delle condizioni dei lavoratori fossero elementi essenziali di uno sviluppo duraturo.
Riassumendo
La frase può essere riscritta così:
Poiché l’industrializzazione socialista eliminava il ruolo del risparmio della borghesia, lo sviluppo dipendeva soprattutto dalla capacità del sistema di aumentare la produttività del lavoro. Per questo Trockij insisteva sulla produttività, in contrapposizione al modello staliniano di espansione estensiva della produzione. In questa prospettiva si colloca anche Preobrazenskij, che vedeva negli aumenti salariali uno strumento per accrescere la produttività e sostenere lo sviluppo economico.
Un’osservazione
L’ultima equivalenza (“Preobrazenskij = strategia di alti salari”) va interpretata con cautela. Se è tratta dagli appunti del tuo corso, probabilmente il docente sta sintetizzando un aspetto specifico del pensiero di Preobrazenskij. Nelle sue opere principali, infatti, Preobrazenskij è ricordato soprattutto per la teoria dell’accumulazione socialista originaria, cioè per l’idea che le risorse necessarie all’industrializzazione dovessero provenire in larga misura dal settore agricolo. L’associazione diretta tra “Preobrazenskij” e “strategia di alti salari” non rappresenta la formulazione più tipica della sua teoria, ma può riferirsi a un’interpretazione particolare del rapporto tra salari, produttività e sviluppo.]
99- [Sistema di sviluppo di Trockij vs sistema di sviluppo di Stalin-> Nessuna paternità trockijsta per le misure di programmazione prese in Urss negli anni ’20.
100- Necessità di allargare il fondo di consumo proporzionalmente al ritmo del processo di capitalizzazione [Bucharin vs Trockij] vs [Processo di superindustrializzazione = 1° piano = Stalin-> l’industrializzazione era prioritaria (= era la condizione di) rispetto al salto di produttività] e quindi non si poteva ipotizzare una crescita del fondo di consumo.
101-Una trasformazione del processo di distribuzione non può coesistere con una fase di industrializzazione di base, caratterizzata dall’uso estensivo di capitale e lavoro– > E’ naturale che la gravità di questi argomenti fosse molto più presente a un economista come Preobrazenskij che a Trockij / Mentre Trockij si allontana subito dalla programmazione staliniana la posizione di Preobrazenskij rimane molto incerta [anche se il suo schema di sviluppo appare più mosso nelle opere teoriche dove distingue tra fase di decollo e fase di lungo periodo]
102- Preobrazenskij è il più importante economista dell’opposizione negli anni ’20 / Preobrazenskij aveva tacciato di utopismo piccolo-borghese qualsiasi idea che il processo di industrializzazione potesse svolgersi in modo ‘pacifico’, ‘coinvolgendo volontariamente il settore agricolo’.-> La riproduzione capitalistica esclude che l’intero pv ottenuto nella prima sezione venga consumato come reddito.
103- Riproduzione e sviluppo
104- [Marx e la riproduzione semplice come condizione limite di equilibrio del sistema = inevitabilità dell’andamento ciclico-squilibrato del sistema / ipotesi di equilibrio = ‘età dell’oro’/ Composizione tecnica (c:v) nelle due sezioni dell’economia di Marx è diversa]
105- Il problema di Preobrazenskij [≠ da quello di Marx] / Trasformazione della composizione organica in uno schema di sviluppo contrassegnato dalla sua crescita in una condizione di sistematica sostituzione degli operai da parte delle macchine, in una condizione in cui sebbene v cresca in assoluto sia nella prima che nella seconda sezione, il capitale costante di entrambe ha costantemente un ritmo di incremento più veloce/ L’abbandono delle ipotesi di costanza di composizione è avvicinabile alla riproduzione allargata del capitalismo concreto-> Dagli schemi di riproduzione agli schemi di trasformazione [in Marx e in TUTTA LA MERDA ANTIMONOPOLISTICA DI CUI E’ ANCORA AFFLITTA GRAN PARTE DEL MOVIMENTO OPERAIO E’ GIA’ CONDENSATA NELLE PAGINE DI BUCHARIN. SONO ESATTAMENTE LE TESI DI SWEEZY E DI GALBRAITH QUARANT’ANNI PRIMA
106- L’analisi di Preobrazenskij esplicita la struttura dinamica complessiva della critica marxiana / Intenzioni di fondo della critica marxiana (dinamica del sistema di produzione, dei rapporti di produzione / analisi della loro trans-formazione)
107- [Accumulare = capitalizzare] / Il sistema sovietico come realizzazione del capitalismo puro (Modello della destra) / Contro quella critica marxista che da decenni profetizza dell’impossibilità del capitalismo, invece di definire la condizione fondamentale della sua esistenza attuale -> Preobrazenskij poteva benissimo limitarsi a scoprire come il capitalismo reale, mosso dalla dinamica di Q, fosse un sistema di e ‘in crisi’, impossibilitato a definire la propria proporzionalità-> Pare confermata l’insostenibilità di un modello di sviluppo fondato su un Q dinamico-> Via d’uscita-> [>Negli schemi di riproduzione Marx ragiona a Q fisso , ma se lo sviluppo del capitalismo reale contraddice all’ipotesi di un Q fisso] allora l’unica sua interpretazione valida deve partire dal presupposto di un sistematico trasferimento di capitale dalla seconda alla prima sezione.
109 – [Il capitalismo impossibile come sviluppo?] / L’ipotesi di Preobrazenskij si muove in un quadro istituzionale ≠ da quello di Marx (= mercato concorrenziale puro)-> La teoria dello sviluppo esula dalle leggi del mercato concorrenziale-
111- L’originalità di Preobrazenskij sta nel non ipotizzare per nulla la scomparsa del settore piccolo-borghese [dominato e funzionale al capitalismo-> ruolo anticiclico del settore piccolo-borghese dell’economia] Ipotizzare la sua sparizione significa non comprendere i problemi e le articolazioni dello sviluppo capitalistico moderno.
112- Il contrasto ‘di principio’ che comunque si ipotizza da destra e da sinistra, tra sviluppo capitalistico e forme di produzione piccolo-borghese è una costruzione metafisica basata su ‘schemi puri’ di riproduzione [vs dati reali dell’economia capitalistica]
115- Se il problema fosse stato quello di superare l’anarchia di mercato allora anche la terapia della destra poteva risultare accettabile -> Ma è necessario porre la contraddizione ad un altro livello, dimostrando concretamente le conseguenze dello schema dinamico di riproduzione sulla condizione di equilibrio del sistema, sui processi di trasformazione [menscevichi del Gosplan vs rapporti tra Stalin e la sinistra] / [In Marx (II libro del Capitale)tutti i rapporti sono fissi nel tempo , in Preobrazenskij invece no -> solo (V+Vp) delle due sezioni sono fissi]
116- Ma un’ipotesi di una crescita del tasso di plusvalore non è nemmeno sfiorata in Preobrazenskij ][Il plusvalore aumenta solo con l’aumentare della massa di V]-> = sistematica crescita salariale senza crescita del tasso di plusvalore (= obiettivi socialisti in programma capitalistico)
118- Un modello a caduta del saggio del profitto [libro III del capitale]
119- Trasformazione delle funzioni di intervento economico da parte statale: da funzioni di mediazione e di equilibrio a funzioni di rottura dei rapporti intersettoriali dati. Tendenze descritte nel libro III del capitale -liberate dalle interpretazioni catastrofiste della socialdemocrazia e del linkskommunismus- noi giungiamo ad una interpretazione della caduta potenziale di S, che è di fondamentale importanza nel comprendere le teorie contemporanee di sviluppo e di industrializzazione.
121- Questi rapporti investimento-domanda erano in fondo desumibili dal modello marxiano, ma essi vi venivano ‘occultati’ dalle ipotesi riduttive-astratte degli schemi di riproduzione[a Q fisso?]-> Espansione di Q [= non solo processi estensivi di uso del capitale, ma nuove forme di organizzazione, nuovi livelli tecnologici, nuovi assetti della composizione organica] = crescita di PV
[Questa frase è molto importante perché mette insieme Karl Marx e Grigorij Feld’man (e indirettamente anche Evgenij Preobrazenskij). Il tema è il passaggio dagli schemi di riproduzione di Marx ai modelli dinamici di crescita sviluppati negli anni Venti in URSS.
Scomponiamola.
“Questi rapporti investimento-domanda erano in fondo desumibili dal modello marxiano…”
L’autore dice che Marx aveva già fornito gli elementi per capire il rapporto tra:
- investimenti;
- domanda;
- crescita economica.
Negli schemi di riproduzione del II libro del Capitale, Marx mostra infatti che i due grandi settori dell’economia devono crescere in proporzioni compatibili:
- Settore I = mezzi di produzione;
- Settore II = beni di consumo.
Da qui è possibile ricavare come gli investimenti influenzino la domanda futura.
Quindi l’idea di collegare investimenti e crescita non nasce con Feld’man: è già contenuta, almeno implicitamente, in Marx.
“…ma essi vi venivano ‘occultati’ dalle ipotesi riduttive-astratte degli schemi di riproduzione”
Qui arriva il punto centrale.
Gli schemi di Marx sono costruiti con molte ipotesi semplificatrici.
Ad esempio:
- produttività costante;
- tecnologia invariata;
- composizione organica costante;
- nessun progresso tecnico significativo;
- coefficienti produttivi fissi.
Per questo motivo il vero meccanismo della crescita rimane “nascosto” (“occultato”).
“[a Q fisso?]”
L’appunto del docente probabilmente significa proprio questo.
Q indica la quantità prodotta oppure, più in generale, il livello della produzione.
Negli schemi più astratti di Marx:
- la tecnica produttiva è data;
- ogni unità di prodotto richiede sempre la stessa quantità di capitale e lavoro.
In questo senso il modello lavora quasi come se i coefficienti produttivi fossero fissi.
Quindi il docente annota:
a Q fisso?
cioè:
“Marx ragiona con una struttura produttiva sostanzialmente data.”
Non significa che negli schemi di riproduzione la produzione non possa aumentare (Marx distingue infatti tra riproduzione semplice e riproduzione allargata), ma che le modalità con cui si produce rimangono invariate.
“Espansione di Q”
Qui invece il discorso cambia.
Feld’man introduce un modello veramente dinamico.
Non si limita a dire:
investiamo di più.
Dice anche:
investendo cambiano le capacità produttive dell’economia.
Quindi cresce Q.
Q rappresenta il volume della produzione.
“[= non solo processi estensivi di uso del capitale…”
Questa è una distinzione fondamentale.
Esistono due modi per aumentare la produzione.
Crescita estensiva
Si produce di più perché si utilizzano:
- più lavoratori;
- più macchine;
- più fabbriche;
- più terra.
La tecnologia rimane la stessa.
È il modello tipico dell’industrializzazione staliniana.
Crescita intensiva
Si produce di più perché:
- le macchine sono migliori;
- il lavoro è organizzato meglio;
- aumenta la produttività;
- si introduce innovazione tecnica.
Questo è il punto che interessa Feld’man.
“…ma nuove forme di organizzazione”
Per esempio:
- diversa organizzazione della fabbrica;
- catena di montaggio;
- pianificazione più efficiente;
- riduzione dei tempi morti.
Anche senza aumentare molto il capitale si può produrre di più.
Qui entra il progresso tecnico.
Le nuove macchine permettono una maggiore produzione per ogni ora di lavoro.
“…nuovi assetti della composizione organica”
Qui compare un concetto marxiano fondamentale.
La composizione organica del capitale è il rapporto tra:
- capitale costante (macchine, impianti, materie prime);
- capitale variabile (salari).
Quando aumenta la meccanizzazione:
- cresce il capitale costante;
- diminuisce relativamente il capitale variabile.
Questo modifica il funzionamento dell’intero sistema economico.
“= crescita di PV”
PV significa plusvalore.
Il ragionamento è:
se:
- aumenta la produttività;
- migliora la tecnologia;
- cresce la produzione;
allora aumenta anche il plusvalore prodotto.
Non perché aumenta necessariamente lo sfruttamento in senso stretto, ma perché cresce la massa complessiva della produzione e quindi anche la massa del plusvalore.
Il significato complessivo della frase
Riscritta in modo semplice, la frase dice:
I rapporti tra investimenti e domanda erano già implicitamente presenti negli schemi di riproduzione di Marx. Tuttavia questi schemi erano costruiti con ipotesi molto astratte (tecnologia e organizzazione produttiva sostanzialmente date), per cui il meccanismo della crescita rimaneva nascosto. Feld’man, invece, rende esplicito che gli investimenti non aumentano soltanto la quantità di capitale impiegato (crescita estensiva), ma trasformano anche il modo di produrre: introducono nuove tecnologie, una diversa organizzazione della produzione e modificano la composizione organica del capitale. Tutto ciò fa aumentare la produttività e quindi anche la massa del plusvalore.
Un’osservazione sul tuo appunto
L’annotazione “[a Q fisso?]” è quasi certamente un promemoria del docente per ricordare che gli schemi di riproduzione di Marx assumono coefficienti tecnici dati (una tecnologia “fissa”), non che la quantità prodotta (Q) sia necessariamente fissa. Nella riproduzione allargata, infatti, la produzione cresce; ciò che resta costante è il modo in cui gli input si trasformano in output. È proprio questa assenza di progresso tecnico esplicito che, secondo l’autore, “occulta” il ruolo dinamico degli investimenti nello sviluppo economico.
123- Preobrazenskij intuisce i limiti del primo piano
125-La sinistra finisce quando può solo calcolare ma non prevedere-organizzare le contraddizioni del piano di sviluppo.-> Il problema del rapporto produttività-dinamica salariale, investimento-consumo è un problema di trasformazione dei rapporti di produzione, di trasformazione dell’assetto di programmazione [e non ha nulla a che fare con calcoli meccanici di efficienza e produttività-> un criterio produttivo-aziendale di produttività non significa niente in questo schema, così come un criterio individuale di consumo : i problemi di misurazione tecnica non possono essere confusi con quelli politici sostanziali/ Inutilità dell’analisi neoclassica per l’analisi delle contraddizioni dello sviluppo sovietico]
126- Socialismo e teorie economiche
127- Ciò che deve interessarci ormai è la comprensione di vari tipi di sviluppo. Socialismo e mercato, legge del valore o piano come termini che possono acquistare significato solo in riferimento a contesti economici concreti.
128- [Pro analisi del socialismo realizzato fuori da ogni astratta modellistica (anche socialdemocratica o da linkskommunismus)/ Dibattito sovietico sull’industrializzazione e sui problemi dei ‘decolli’ e dei rapporti intersettoriali-> Influenza anche sull’economia politica occidentale / L’autocritica dell’’economico’, la crisi dell’analisi di equilibrio neoclassica dopo il ’29 [grande crisi] erano state in larga misura scontate nel dibattito sovietico degli anni ’20 / [Il grado di generalizzazione degli schemi degli autori sovietici] descriveva uno spazio diverso di analisi economica, che tendeva a ripetere il dibattito sul nodo Ricardo-Marx, saltando il periodo ‘volgare’. [Analisi sul monopolio di Sraffa-> da questo momento c’è uno scambio costante tra esperienze sovietiche di programmazione dello sviluppo e metodologie e scelte di piano occidentali]
129- La crisi del modello neoclassico di equilibrio significava direttamente il problema della programmazione e cioè della determinazione delle priorità dello sviluppo e del calcolo delle compatibilità necessario per realizzarle [= mutata collocazione politica dell’analisi economica stessa]-> Il programma influenzava direttamente sia la prognosi, sia la stessa lettura dei dati.
130 Abbandono, in quanto pregiudizi o ideologie, dei concetti euritmici dell’economia neoclassica: armonia, equilibrio, equo scambio o equa distribuzione, utilità, benessere.
131- Leontiev (= ipotesi di uno strutturarsi ‘normale’, naturale delle forze economiche interagenti) e una filosofia di piano ‘opposta’ a quella della sinistra ]
134- L’obiettivo dell’equilibrio tra investimento e domanda effettiva mediato dalla dinamica dell’occupazione [+ Q come fattore squilibrante (Preobrazenski)]
136- Dall’insieme delle relazioni intersettoriali dipenderà il livello del reddito e perciò la domanda effettiva che, come abbiamo detto, limita le potenzialità di espansione del sistema-> Va dunque riscritta la funzione che collega investimento e reddito. Quest’ultimo è funzione non del livello semplice d’investimentoma del tasso di crescita della capacità produttiva [=punto di partenza da cui riscrivere Keynes] / Sul nocciolo innovativo della teoria di Preobrazenski-> sintesi tra riproduzione e dinamica di Q vs linearità del rapporto tra investimento e domanda]
137- Teorie dell’equilibrio dinamico (Keynes) vs teorie dello sviluppo fondate sull’impatto di un sistematico squilibrio intersettoriale.
138- [Kaldor = Bucharin su decollo-> immagine vittoriana-manchesteriana del rapporto sviluppo-sottosviluppo / Il problema dell’industrializzazione di base è assente dallo schema keynesiano di decollo e ciò inficia l’intero discorso]
[Questa frase mette a confronto due modi molto diversi di concepire lo sviluppo economico. È una frase “da appunti”, quindi è molto condensata. Vediamola pezzo per pezzo.
“Kaldor = Bucharin su decollo”
Qui il docente sta dicendo che, su un punto specifico, Nicholas Kaldor e Nikolaj Bucharin arrivano a una conclusione simile.
Quale?
Che lo sviluppo economico (“decollo”) dipende dall’espansione dell’industria e dall’accumulazione di capitale.
Tuttavia ci arrivano da prospettive teoriche molto diverse:
- Bucharin ragiona all’interno del marxismo.
- Kaldor ragiona all’interno della tradizione keynesiana e post-keynesiana.
L’appunto non dice che le loro teorie coincidono, ma che condividono una certa idea del decollo economico.
“immagine vittoriana-manchesteriana del rapporto sviluppo-sottosviluppo”
Questa è probabilmente la parte più difficile.
Quando il docente parla di “immagine vittoriana-manchesteriana”, richiama il capitalismo inglese dell’Ottocento.
“Manchester” diventa il simbolo della:
- prima industrializzazione;
- fabbrica tessile;
- libero mercato;
- crescita spontanea dell’industria.
Secondo questa visione:
- nasce l’industria;
- aumenta il risparmio;
- aumentano gli investimenti;
- il Paese si sviluppa.
È un modello che prende come esempio l’esperienza inglese e tende a considerarla universalmente valida.
Perché viene criticata?
Perché funziona abbastanza bene per descrivere un Paese già avviato verso il capitalismo, come l’Inghilterra dell’Ottocento.
Ma non spiega bene il caso di Paesi molto arretrati, come la Russia del primo Novecento.
Infatti la Russia aveva:
- pochissima industria pesante;
- scarsi capitali;
- una popolazione prevalentemente contadina;
- quasi nessun settore in grado di produrre macchinari.
Qui nasce il problema centrale.
“Il problema dell’industrializzazione di base è assente dallo schema keynesiano di decollo”
Qui il docente critica una certa lettura dello sviluppo ispirata a John Maynard Keynes.
Per Keynes il problema principale è:
- stimolare la domanda;
- aumentare investimenti e occupazione.
Ma Keynes ragiona soprattutto pensando a economie già industrializzate (come la Gran Bretagna degli anni Trenta).
Non affronta invece una domanda decisiva:
Come si costruisce da zero una grande industria?
Cioè:
- acciaierie;
- industria meccanica;
- produzione di macchine utensili;
- energia;
- infrastrutture.
Questo è ciò che il docente chiama industrializzazione di base.
Perché è così importante?
Per economisti sovietici come Evgenij Preobrazenskij o Grigorij Feld’man, il problema fondamentale non era aumentare la domanda nel breve periodo.
Era costruire un apparato produttivo capace di produrre:
- macchine;
- acciaio;
- energia;
- impianti.
Senza questo, tutta la crescita successiva sarebbe stata impossibile.
“e ciò inficia l’intero discorso”
“Inficiare” significa:
compromettere,
rendere debole,
togliere validità.
Il docente sostiene quindi che, se si ignora il problema dell’industrializzazione di base, tutta la teoria del decollo economico diventa insufficiente quando viene applicata ai Paesi arretrati.
In altre parole:
- uno schema keynesiano può spiegare come rilanciare un’economia già industrializzata dopo una recessione;
- ma non basta a spiegare come un Paese agricolo diventi una potenza industriale.
Il senso complessivo della frase
Riscritta in modo più semplice, la frase significa:
Kaldor e Bucharin condividono, sotto alcuni aspetti, una visione dello sviluppo che richiama il modello storico dell’industrializzazione inglese. Tuttavia, questo modo di concepire il “decollo” trascura un problema decisivo per i Paesi economicamente arretrati: la costruzione dell’industria pesante e dei settori produttivi di base. Poiché lo schema keynesiano è stato elaborato pensando a economie già industrializzate, non affronta adeguatamente questa fase iniziale dello sviluppo; per questo motivo, applicarlo ai Paesi in via di industrializzazione rende l’intera analisi incompleta.
Una precisazione
C’è un punto su cui fare attenzione. L’equivalenza “Kaldor = Bucharin” è quasi certamente una semplificazione del docente, limitata al tema del “decollo”. Nella letteratura economica, Kaldor e Bucharin presentano differenze profonde: Kaldor insiste sul ruolo della domanda, dei rendimenti crescenti e dell’industria manifatturiera nelle economie capitalistiche avanzate, mentre Bucharin sviluppa una teoria marxista dell’accumulazione e della trasformazione socialista. Conviene quindi interpretare quell’uguale come: “hanno un punto di contatto su questo aspetto”, non come un’identità complessiva delle loro teorie.
139- Il problema unico di Preobrazenskij-> In quali condizioni lo squilibrio è atto ad aumentare il prodotto nazionale? / Domanda controllata con altri mezzi rispetto al mercato/ Modello di sviluppo squilibrato-> ogni ‘anticipo’ sulla domanda viene considerato una FORZA che aumenta la produttività del sistema / Tasso di interesse tendendente a 0 = ipotesi che non vi sia propensione al risparmio.
141- Se l’adozione di un modello di sviluppo squilibrato è inevitabile per ottenere un ‘decollo’ economico, ciò comporta politicamente 1) il trasferimento di capitali e risorse dai settori di produzione dei mezzi di consumo a quelli di produzione dei beni-capitale e 2) l’attacco alle forme di produzione e alla struttura proprietaria della campagna e 3) il controllo sui prezzi; 4) il controllo sui mezzi del mercato monetario-finanziario; 5) la possibilità di effettuare per un certo tempo un efficace protezionismo a favore delle produzioni industriali interne.
142- [Piano vs mercato] E’ difficile prevedere che la scienza economica giunga a quest’ultimo confronto, ma è facile prevedere che ci perverranno i processi oggettivi.
143 – Preobrazenskij e lo sviluppo sbilanciato dello stato socialista
TUTTA LA MERDA ANTIMONOPOLISTICA DI CUI E’ ANCORA AFFLITTA GRAN PARTE DEL MOVIMENTO OPERAIO E’ GIA’ CONDENSATA NELLE PAGINE DI BUCHARIN. SONO ESATTAMENTE LE TESI DI SWEEZY E DI GALBRAITH QUARANT’ANNI PRIMA / vs intenzioni di fondo della critica marxiana (dinamica del sistema di produzione, dei rapporti di produzione / analisi della loro trans-formazione)/
Paolo Perulli – Il problema della composizione di classe durante la NEP
145- Partito e Stato nella NEP
145- Scambio politico in Urss all’epoca della NEP e dei modelli di industrializzazione [≠ scontro di idee] / Comunismo di guerra e alleanza primitiva tra polo industriale e settore privato dell’agricoltura -> eccedenza dei prodotti agricoli -> esportazione ->industrializzazione ( = schema pre-sovietico) -> rigidità del comunismo di guerra e staticità della sua struttura di classe
146 –[Soviet = potere dell’avanguardia = non diffusione dei soviet nelle campagne dal 1905 al 1917 e dopo = non diffusione del rapporto di produzione capitalistico] La Luxemburg sullo sciopero di massa come scomparsa dei diversi strati di una classe = prodotto della spontaneità, ricomposizione soggettiva di un movimento di lotta in cui si ricompongono i vari strati di una stessa classe, in cui si ricompongono le contraddizioni che i vari strati di una stessa classe operaia riflettono da ‘diversi stadi dello sviluppo capitalistico’.
147- I soviet dei deputati operai devono essere considerati come organi per l’insurrezione (Lenin) / La storia dello sciopero generale in Russia è la storia della rivoluzione (Luxemburg)
148-Rapporto avanguardia-massa = rapporto partito-soviet
150- rifiuto di qualsiasi processo di sviluppo e di riproduzione di classe che emerge nella NEP->La NEP liquidava l’intera fase del controllo operaio inteso come gestione sindacale del processo lavorativo
152- Fase del controllo operaio (1917-1918)-> poi NEP
155- AMMINISTRARE [= ORGANIZZARE PRATICAMENTE (Lenin)] vs CONTROLLO OPERAIO (Luxemburg) -> burocrazia vs democrazia? / NEP = Nuovo stato bolscevico
156- Il vecchio apparato = paese contadino con milioni di piccoli produttori e alcune isole di proletariato industriale vs Nuovo stato = processo di trasformazione di classe, di riproduzione operaia a livello di massa / [Lenin sul trockijsmo]
157- Sindacato e politica del lavoro nella NEP
158- Pro composizione operaia di organi sindacali e di partito
160- [Nel ’21 fine politica di livellamento salari] -> rottura del sistema di militarizzazione del lavoro e riapertura mercato salariale
162- I conflitti salariali durante la NEP (1/2 contratto collettivo)
163- Scale salariali diversificate verso l’alto vs concetto di salario-base
164-Dinamica salariale e processi di classe in Preobrazenskij
167- Razionalizzazione e composizione di classe
168-[Sindacato come elemento mediatore tra processi di riorganizzazione] / Pianificazione statale e processi di trasformazione di classe/ Politica di pianificazione e di collettivizzazione violenta del 1° piano quinquennale-> nel ’34 la contrattazione collettiva perde vigore ufficialmente
169- Superamento della NEP e delle sue strutture di conflitto
171- Estraneità dei nuovi operai alle misure di riorganizzazione
173- Produzione di massa e a catena vs produzione individuale di piccola e grande serie
176- Disoccupazione (91%) e disfunzioni dei processi di qualificazione (5,4% durante il 1° piano) -> politica di qualificazione = uno degli strumenti + formidabili che il sistema sociale aveva a disposizione per la politica di trasformazione di classe.-> Primi accenni di una teoria della produttività dell’istruzione -> Spese dello stato per la scolarizzazione ripagate 27,6 volte, spese per l’istruzione superiore ripagate solo in sette anni = investimento meno produttivo / Scuole di apprendistato funzionanti presso le fabbriche / Poi parcellizzazione vs direzione globale.
178- [Nel sistema sovietico prima carenza di lavoro super specializzato poi domanda per livelli di qualifica di massa in relazione ai programmi di massificazione produttiva-> pro forza-lavoro con qualifica intermedia (…) direttamente legata alle esigenze del ciclo-> L’eccessiva specializzazione e la rigidità della mansione costituiscono ancora ostacoli all’organizzazione del lavoro [alla sua produttività] di cui il processo di qualificazione deve tener conto.
179- Problemi dello sviluppo = problemi della composizione di classe -> problemi di trasformazione della struttura di classe [identificata con la struttura professionale. N.M.] / Tra il ’30 e il ’32 la percentuale di origine contadina nei corsi di istruzione professionale cresce dal 15% (= percentuale degli anni ‘20] al 40% [= i contadini non più usati come semplici manovali] -> [Anni ’20 tendenza ugualitaria poi domanda di lavoro qualificato negli anni ‘30]-> Prima scarto tra salari dei tecnici e operai dal 172% al 192% poi dislivello tra operai qualificati e manovali comuni e ancor più tra i primi e gli addetti alla manutenzione dal 206 al 230%.
180- Fase di decollo e lavoro femminile sotto qualificato e sottopagato / Nei famosi ‘quattro anni e tre mesi’ del 1° Piano la composizione della forza lavoro è radicalmente mutata [+ex contadini, +donne], in rapporto anche ai colossali fenomeni di mobilità .
181 – Partito e composizione di classe
181- Mutamenti della struttura di classe e del sistema sovietico tra la NEP e il 1° Piano / [Processi di massificazione del partito dopo la clandestinità-> Diffidenza verso la massificazione da parte del gruppo dirigente per il legame con il modello di avanguardia.
182- [Lenin sui problemi partito-stato nel ‘testamento’-> pro rottura vecchi schemi partito-stato, perché non sembra essere stato cambiato nulla nel vecchio apparato]
classe dirigente dell’industria = nuova classe dirigente sovietica-> sulla
formazione del gruppo dirigente staliniano-> PARTITO D’AVANGUARDIA = PARTITO
CLANDESTINO ≠ PARTITO DI GOVERNO /Gruppo manageriale = modernizzatore = Che
identifica tecnologia e società-> Di qui l’opposizione del gruppo dirigente
dell’industria alle proposte di ristrutturazione presentate da Lenin al
congresso, in quanto rafforzamento del controllo politico sull’amministrazione
183- [Politica di ‘purghe’ = epurazioni]
184- Il rapporto del partito con gli specialisti borghesi, sempre cauto e problematico.
185- Il problema dei ‘direttori rossi’= management [= principio di direzione e gestione individuale], strato tecnico essenziale al funzionamento del sistema, ma più sensibili a logiche gestionali e burocratiche che non ad esigenze di ristrutturazione politica dei meccanismi di sviluppo
187- Stalin su questioni del leninismo-> su dittatura del proletariato nei periodi successivi alla rivoluzione = dittatura della sua avanguardia = dittatura del suo partito -> anche dopo comunismo di guerra e durante il periodo della NEP-> il partito non può sostituirsi alla classe, ne è solo una parte/ Proposta dei ‘direttori rossi’ di trasformare il partito in imprenditore sociale [ma questo per Stalin è impossibile / Fino a che punto il partito ha mantenuto il suo ruolo di avanguardia, di parte avanzata delle trasformazioni nella NEP? Rispetto a una classe operaia in via di radicale ricomposizione e trasformazione? E fino a che punto l’emergere di nuovi strati e il loro consolidarsi, nelle campagne soprattutto ma anche nel settore privato e nell’amministrazione, non si è tradotto in sollecitazioni, pressioni e addirittura in ‘diritto di cittadinanza’ nel partito?
188- I dati sovietici testimoniano che il rapporto degli operai comunisti sul totale degli occupati nei settori dell’industria pesante, elevatissimo pure nel 1917 [30-37%] comincia a flettere sensibilmente intorno alla metà degli anni ’20 [12-13%] per arrivare nel 1932 intorno all’1%->189. Dati preoccupanti del distacco tra partito e nuova composizione di classe [operai di mestiere (vecchie fabbriche con meno di 200 addetti)-> gli operai iscritti al partito scendono all’1%, mentre gli impiegati iscritti al partito salgono al 21% nel 1927] vs operai a qualifica massificata (nuove fabbriche con oltre 1000 addetti) / I nuovi operai entrati al lavoro dopo il ’25 sono operai-massa, non iscritti al partito.
189- Gli impiegati nel ’25 sono circa il 49% dell’intero organico del partito-> Crisi strutturale del modello d’avanguardia nel partito -> corsa alla proletarizzazione del partito in relazione al varo del 1° piano quinquennale.
192- Il problema della struttura di classe nelle campagne e della sua incompatibilità con una prospettiva socialista di sviluppo nasce con la NEP [Stalin lo osserva chiaramente]-> Qual è il diverso peso nello stato e nel partito dei diversi strati della campagna, in particolare degli ‘elementi capitalistici [contadini medi al 60% della popolazione agricola complessiva nei secondi anni ‘20]
193- Il movimento cooperativo nelle campagne, invenzione dell’ultimo Lenin, si rivela ben presto assai ≠ dall’omogeneizzazione tra strati medi e contadini poveri [che la strategia di Lenin gli assegnava] / [I contadini medi si avvicinano ai kulak piuttosto che ai contadini poveri] / Il movimento cooperativo viene egemonizzato dagli strati agiati della campagna che controllano lo sviluppo delle forze produttive del settore ->Gli organismi del potere sovietico passano sotto il controllo di quegli strati che secondo la strategia del partito attaccare o ‘neutralizzare’.-> Già nel ’24-’25 i contadini medi e i kulaki si impadroniscono del ‘soviet locale’-> poi presenza schiacciante dopo le elezioni dei soviet rurali del ’26-‘27]
194- [Kulaki e cooperative tendono a bloccare lo sviluppo di forme collettive di socializzazione dei mezzi di produzione] ‘La aziende collettive non sono la strada maestra attraverso cui il contadino arriverà al socialismo’ (Bucharin)
195- [kolchoz 7 nani dei contadini poveri nelle campagne] / [Utopia leninista dell’alleanza coi contadini]-> L’attacco a un certo livello delle forze produttive non può essere un attacco solo ai kulaki ma anche e soprattutto ai contadini medi la cui struttura produttiva parcellizzata determina l’arretratezza delle forze produttive e impedisce il decollo -> [crisi degli ammassi nel 1928 creata dai contadini medi e dal loro potere d’acquisto [= struttura di classe] -> le tesi di Preobrazenskij nel ’28 diventano linea ufficiale (accumulazione originaria) -> [Stalin parla di una nuova alleanza operai-contadini che passa da un’alleanza sulla ‘base dei tessili’ a un’alleanza sulla ‘base del metallo’] -> la collettivizzazione forzata realizza questo processo -> [kolchoz giganti e colonne di trattori] -> Nuova classe operaia di origine agricola negli anni ‘30
196- Politica organizzativa [svolta del ’29 nel partito e nei soviet]
197- Processi di ricomposizione di classe in industria e agricoltura/ Alla fine del 1° piano il 61,4% dei membri del partito sono operai di fabbrica e lavoratori kolkhosiani.
198- [Il partito bolscevico non ritorna a essere un partito operaio ma acquisisce una nuova dimensione di massa]-> nel ’36-’39 quasi la metà degli iscritti al partito è composta da tecnici e lavoratori intellettuali. Tra il ’30 e il ’33 la percentuale dei direttori di fabbrica comunisti passa dal 29% al 70% [= integrazione tra partito e apparato economico]
199- Negli anni ’30 il 70% dei membri del partito è entrato nel partito dopo il ’29 [= anno della svolta] -> [Il PCUS da partito d’avanguardia a partito nuovo nel corso della ‘costruzione del socialismo in Unione Sovietica’]
Il contrasto ‘di principio’ che comunque si ipotizza da destra e da sinistra, tra sviluppo capitalistico e forme di produzione piccolo-borghese è una costruzione metafisica basata su ‘schemi puri’ di riproduzione / La vittoria al Referendum sulla giustizia come sciopero di massa = ricomposizione soggettiva e spontanea del proletariato sotto l’egemonia del proletariato‘cosciente’ ?