Gli unici sostanzialmente immobili sono i liberali conservatori, perché il loro pensiero è elementare: tenere in piedi l’ordine esistente, dicendo sulla vita privata “fate quello che vi pare”(2024)

68- [FASCISMO] Perché è vergognoso recuperare l’esperienza fascista? Non per nascondere elementi che sono reali. Ma perché nel suo sviluppo fino al tracollo, ha portato l’Italia alla catastrofe. E’ questa la vera ragione per cui è inaccettabile qualunque compromesso. / Se non sussiste una perfetta identità sostanziale tra capitalismo e fascismo, quali sono gli eventuali punti di contatto tra il socialismo rivoluzionario e il movimento fascista? L’equiparazione del fascismo con i social-rivoluzionari russi è di Gramsci in un intervento dell’estate del 1922, fortunosamente recuperato e risalente a poco prima della marcia su Roma. In quel momento il fascismo gli appariva un ambiguo rivoluzionarismo, che si contrapponeva all’allora nascente movimento comunista- / Non c’è niente di strano in questo. I corpi sociali e i partiti politici sono corpi viventi, non sono immobili. Tant’è vero che non c’è nulla in comune tra il programma comunista del ’21 e quello del ’26. E tra il programma del PCI del ’26 e quello dell’VIII Congresso del 1956. Le formazioni che li promuovono si chiamano tutte Partito Comunista d’Italia e poi Italiano, che è già un cambiamento significativo, ma sembrano partiti completamente diversi tra loro. Per il fascismo vale la stessa cosa, come anche per il movimento cattolico. / Gli unici sostanzialmente immobili sono i liberali conservatori, perché il loro pensiero è elementare: tenere in piedi l’ordine esistente, dicendo sulla vita privata “fate quello che vi pare”.

92- [LAVORO] – L’illusione che la fase del non lavoro sia a portata di mano è un’illusione del neocolonialismo. Del fatto che poi in concreto, c’è una parte del mondo da spremere, da far lavorare per noi. E che adesso è arrivata qui in carne ed ossa con il fenomeno della migrazione e si traduce nel fenomeno dello sfruttamento di masse di disperati per lavori che gli altri non vogliono fare più. L’impostazione utopistica della fine del lavoro, l’operaio-massa, l’autonomia operaia, erano tutti aspetti di una situazione di benessere, di privilegio, di aree che se la passavano bene. / Allo stesso modo, però, è altrettanto errato il porre sullo stesso piano tutte le forme di dipendenza in tutte le epoche, / Quando Engels scrive La situazione della classe operaia in Inghilterra – e siamo prima del Manifesto- descrive un quadro allucinante. Orari interminabili, lavoro minorile, condizioni igieniche pessime, alimentazione scadente, malattie continue ecc. Possiamo dire che oggi la situazione della Ruhr è la medesima? / Secondo Giorgio Amendola, per chiarire la questione, era sufficiente guardare al consumo medio di carne in Italia. Il suo aumento esponenziale è la prova che le cose sono cambiate. (…) / Il lavoro è indubbiamente il pilastro di ogni società complessa, ma non si identifica necessariamente con la perdita di libertà o con la dipendenza di tipo schiavile. Al contrario può essere declinato in molte forme. /Gli esperimenti di autogestione della produzione, i consigli di fabbrica torinesi, i soviet al loro sorgere, l’esperienza jugoslava, per un certo tempo molto decantata, non hanno ottenuto grandi risultati. Aggiungiamo anche tra i tentativi le cui aspirazioni sono state deluse dagli esiti storici, il programma mussoliniamo del ’19 nella parte in cui propugnava la cogestione, principio riproposto nella Carta del Lavoro che il fascismo approvò nel 1927. La MITBESTIMMUNG di -Ludwig Erhard, ministro dell’economia di Adenauer, veniva all’epoca contrapposta ai programmi dei vari partiti comunisti e all’esperienza sovietica. Ai quali si muoveva la critica che, in concreto, i soviet avessero poteri e autonomia molto limitati giacché la programmazione economica e produttiva industriale proveniva dai vertici dello Stato. Al contrario la cogestione tedesca è una cosa seria. Un fenomeno molto interessante a cui si dovrebbe guardare con interesse anche oggi, perché il problema è daccapo sul tappeto. Consideriamo il caso italiano: la condizione lavorativa e il deperimento dello Statuto dei lavoratori, l’entrata in massa dei lavoratori in nero e dei migranti semischiavi nell’agricoltura, ripropongono il tema della giustizia nel mondo del lavoro. Quindi ancora una volta bisogna distinguere e non buttare il bambino con l’acqua sporca. Anche perché le altre soluzioni si sono rivelate né durevoli, né efficaci.

100- [IL MANIFESTO] Il primo [capitolo] ‘Borghesi e proletari’ espone i miracoli compiuti dall’esplosione del capitalismo rispetto all’intera storia precedente. Con toni ammirativi. / Croce ha ironizzato su questo aspetto, dicendo che Marx è quasi un cantore del capitalismo, del quale comprende non solo la forza dirompente ma anche il carattere mondial, di unificazione del mercato, ovvero ciò che noi usiamo definire ‘globalizzazione’. E’ un capitolo di carattere diagnostico che descrive la situazione con grandissima efficacia e molti lampi di intuizione sul futuro. Sottolineo questo perché un grande interprete di Marx, Eric Hobsbawm, nel 150° anniversario del MANIFESTO, nel 1998, pubblicò un saggio, ristampato varie volte, in cui dice che le previsioni del filosofo di Treviri sono fallite, ma la sua intuizione della globalizzazione resta una conquista intellettuale precorritrice. / Il secondo capitolo ‘Proletari e comunisti’ è più legato alla concreta azione politica e finalizzato anche a combattere le accuse che venivano rivolte ai comunisti. / Spiega ad esempio che cosa voglia dire che ‘i proletari non hanno patria’ e cioè gliel’hanno tolta. Quindi non sono antipatrioti, ma cittadini messi nella condizione di non usufruire dei vantaggi dell’appartenenza a una patria. Poi ci sono le pagine sulla famiglia e sulla sua estinzione in cui si dicono varie cose, mutuate più o meno da Platone e da Fourier. E si combattono, male e con un po’ di paradossi, le accuse su questo terreno. Infine si arriva alle proposte operative, in dieci, dodici punti: gli ATELIERS PUBBLICI [= fabbriche autogestite che fu la parola d’ordine del ’48 parigino], le banche nazionalizzate, l’istruzione gratuita e tanti altri provvedimenti confluiti nel pensiero costituzionale del XX secolo. / Una svolta furono la prima e soprattutto la seconda costituzione sovietica, del 1918 e del 1936. Fortemente innovative rispetto al costituzionalismo tradizionale, esse inserirono i diritti sociali nel dettato costituzionale. Il Partito Socialista Tedesco è frutto della fusione tra la corrente marxista e la corrente lasalliana e approda alla socialdemocrazia dopo un lungo cammino: dal programma di Gotha, da Marx fastidiosamente criticato- a quelli successivi, soprattutto il programma di Heidelberg. È la cornice del socialismo novecentesco. L’orizzonte è il cambio dei rapporti sociali, la procedura è la lotta politica allargando il più possibile la democrazia e i diritti. Questo è sempre valido. È quello che tentiamo anche noi, forse nel modo sbagliato.

128- [PACE] Nelle Questioni del leninismo, Stalin approfondisce più volte il concetto che è più probabile un contrasto, anche bellico, tra potenze capitalistiche che non tra esse e sistemi differenti, come lo era l’URSS. Lui immagina fenomeni modellati su come 128- era scoppiata la guerra del ’39, ma il principio secondo cui i contrasti di interesse all’interno del mondo occidentale sono soltanto sopiti ma si possono esasperare resta interessante. / Molti dicono giustamente che la guerra scoppiata intorno all’Ucraina è in realtà una guerra degli USA alla Germania, e più in generale all’UE, messa in ginocchio e costretta a spezzare i promettenti rapporti con la Russia. Quindi l’osservazione staliniana ha un suo fondamento, anche in riferimento a una situazione completamente diversa come quella attuale, diversa per tante ragioni, compresa quella militare. / La coesione del mondo occidentale si fonda soltanto sull’egemonia americana. Ogni volta che questo predominio viene messo in discussione l’Occidente ha dei problemi interni, circostanza che rasserena gli altri. La Cina che è l’antagonista principale non è mai stato un paese espansionista. Non ha puntato a conquistare, ha puntato invece a un equilibrio delle forze con chi le si contrapponeva. Per cui non farà una guerra per Taiwan, ma terrà sotto pressione l’isola per altri decenni.

169 – [PROPAGANDA] Bisogna distinguere tra le varie tipologie di propaganda. (…) La propaganda elettorale è un fenomeno degenerativo. (…) 170- La propaganda in generale invece è un fenomeno benemerito, fuori del contesto agonistico-menzognero: fa conoscere pensieri, orientamenti, programmi e analisi; è l’abbiccì della coscienza e della cultura politica. Però, come disse una volta Trockij, tutti possono volare ma non tutti hanno l’aeroplano. E quindi il diritto di volare è limitato da questo non trascurabile dettaglio. Per la stessa ragione tutti potrebbero teoricamente stampare un giornale, ma non tutti hanno i soldi per mettere su una tipografia. La propaganda quindi finisce per essere sottoposta anch’essa alla differenza di possibilità effettive tra i gruppi politici che la vogliono praticare. / C’è poi il problema della documentazione: propagandare senza documentare può anche avere qualche risultato, ma è una forma depistante. / Tra la fine dell’Ottocento e il principio del Novecento il fenomeno della manipolazione è diventato prevalente. Lo mette a fuoco la pagina famosa di Gramsci del Quaderno 13, in cui si dice che quando i ceti dominanti perdono le elezioni vuol dire che si sono distratti: hanno in mano tutti gli strumenti possibili per vincere. Da allora la propaganda è diventata molto più capillare e utilizza strumenti di gran lunga più sofisticati. / Fino a qualche decennio fa si riteneva che il mezzo più potente fosse la televisione, ma oggi è stata superata da ulteriori forme maggiormente penetranti. La televisione, nonostante tutto, mantiene ancora un suo peso, ma non tanto nei talk-show della rissa continua tra persone che si esibiscono. Come recita un celebre aforisma di Umberto Eco: ‘il vero telegiornale è la pubblicità’. È ossessiva, ininterrotta, persino tra la testata e l’inizio del giornale radio, in modo che non sia possibile scansarla nemmeno zittendo l’apparecchio, perché non si fa in tempo. La pubblicità prospetta continuamente un modello valoriale e seduttivo, fingendo che sia reale, in un altrove in cui tutti sono ossessivamente sollecitati a conformarsi. Una propaganda più repellente e pervasiva non c’è: per molti è impossibile resistere.

197- [SCIENZA] [La scientocrazia è quel modello in cui alla scienza non spetta più soltanto decidere il cosa, ma anche il come, campo questo che dovrebbe esser prettamente politico, in cui dovrebbe potersi esprimere ciascun cittadino. Che ne pensa?] Sono molto poco incline al culto del cosiddetto principio democratico. Per la ragione che lo sviluppo stesso dei secoli in cui tale principio si è venuto affermando ci porta ad avere una riserva critica. Il vero contrasto al predominio di gruppi molto ben attrezzati scientificamente e appoggiati dal potere politico può essere esercitato in modo proficuo solamente da altri gruppi attrezzati di potere scientifico a loro volta pronti a contrastare, non in linea di principio ma dati alla mano, quanto viene prospettato dalla parte dominante. E questo riguarda sia il cosa sia il come. / Il principio di maggioranza è stato utilizzato in maniera puerile, con il presupposto che la maggioranza, in quanto tale, abbia necessariamente ragione. Ma credere che il QUIDAM DE POPULO, sollevando dubbi, possa fermare la macchina politico-scientifica è un atto ingenuo. Ad alcuni risulta più comodo invocare una generica contestazione che non preparare una pertinente contrapposizione. La quale peraltro non può limitarsi al generico linguaggio della politica, di per sé non sufficiente perché privo di contenuto specifico.

202- [SINISTRA] Alle elezioni politiche del 2022 il 40% degli operai ha votato Fratelli d’Italia (FDI) e solo l’8% per il Partito Democratico. È evidente che un partito che si autodefinisce ‘democratico’, senza poi ben sapere cosa voglia dire la parola ‘democrazia’, non ha nessun interesse a proseguire le battaglie sociali come primo obiettivo. Perché non rappresenta più quella parte del paese che, essendo stata via via dimenticata e messa al margine, cerca altre vie. Ad esempio, a Sesto San Giovanni, la cosiddetta Stalingrado d’Italia, un tempo roccaforte assoluta del PCI, oggi c’è un sindaco della Lega. / E’ un esito che discende da tanti fattori, uno dei quali è la trasformazione dei rapporti numerici. Tanti anni fa un sociologo non proprio di sinistra ma sicuramente molto acuto, Paolo Sylos Labini, disse chiaramente che la previsione secondo cui la classe operaia LATU SENSU sarebbe diventata la maggioranza del paese è sbagliata. Anzi è vero il contrario. Basti pensare all’automazione che riduce drasticamente il numero di operai. Lo stabilimento di Mirafiori, ad esempio, è passato da 50.000 a 9.000 operai. E l’’intelligenza artificiale’ farà il resto. / Già dalla metà degli anni Settanta, quando si chiamava ancora PCI, la sinistra ha dimenticato che la proletarizzazione dei vari ceti intellettuali (istruzione, apparati statali, sistema bancario ecc.) trasforma quei ceti in una parte dei lavoratori sfruttati, principale soggetto al quale la sinistra dovrebbe riferirsi. Questo è il quadro. / C’è poi un secondo aspetto. La sinistra europea è stata totalmente privata della possibilità di contare nel momento in cui sono state create le strutture sovranazionali non elettive, 203- tecnologicamente potentissime, rappresentate dall’UE. Ragion per cui i vari movimenti di sinistra sopravvissuti in Italia, Germania, Francia e Spagna non parlano più delle cose fondamentali. Perché le cose fondamentali si decidono altrove. / E allora l’unico angolino che resta alla sinistra come proprio orticello sono i diritti civili, dei quali si può discutere, per i quali si può avere simpatia o meno, ma che, intesi nell’attuale accezione riduttiva, interessano solo una parte dell’élite libertaria. (…) ‘Socialdemocrazia’ è il termine con cui Marx ed Engels denominavano il movimento operaio organizzato, poi in Italia è diventato un termine negativo. / All’epoca del VI Congresso dell’Internazionale, nel 1928, fu addirittura equiparato al fascismo. Un errore strategico fondamentale fondato sull’analisi sbagliata della fase di crisi economica mondiale. La socialdemocrazia è una cosa seria, non è Saragat. / La cosiddetta New Left è una sorta di rinascita dell’anarchismo in forma puerile. ’Vietato vietare’ è una frase stupida perché presuppone che l’estinzione dello Stato e di tutte le classi sociali sia lo sbocco della storia. Non è così. La storia non avrà mai uno sbocco, non finirà mai. Al contrario continuerà ad articolarsi in una serie di conflitti sempre diversi tra loro. Le contrapposizioni di interessi non possono essere cancellate con un gesto di buona volontà. Parliamo quindi di una cultura superficiale, chiamiamola ‘sessantottesca’, nata all’interno di una élite giovanile borghese e pertanto portatrice di tutti i vizi mentali di quell’ambiente, in cui lo star bene economicamente ti spinge a desiderare altro al di là del benessere economico che viene dato per assodato. / A questo fenomeno si è aggiunto un errore strategico di orientamento opposto: l’idea, propugnata dalla lotta armata, di ‘fare la rivoluzione’ perché non la si era fatta nel ’45.

205- [SOVRANITA’] ‘Sovranità’ è una parola malvista esclusivamente nei paesi dell’UE. Nel resto del mondo continua a essere rispettata come un valore importante. / La nostra Costituzione dice esplicitamente, al primo articolo, che la sovranità appartiene al popolo. [Anche nella costituzione della RSI si diceva che la “sovranità promana dalla nazione”-> promana = azione chimico-fisica ≠ appartiene] / Pertanto, o cancelliamo definitivamente dalla Costituzione la frase ‘la sovranità appartiene al popolo’ perché costituisce un orribile sussulto di sovranismo e di populismo che pretende di affidare al popolo la sovranità (cosa evidentemente preoccupante), oppure diciamo che entrambe le parole ‘sovranismo’ e ‘populismo’ sono cliché di comodo per polemizzare contro forze politiche alle quali non si riesce a contrapporre un programma concreto e alternativo. Questa è la verità. Sostenere che la sovranità sia un peccato di destra è una stupidaggine, perché la cessione della sovranità non avviene a favore di UN IMMAGINARIO POPOLO EUROPEO UNITO IN UNA GRANDE PRATICA DEMOCRATICA, ma ad esclusivo appannaggio di élite non elettive che dettano legge sulle grandi, medie e piccole cose. È un punto davvero fastidioso sia del lessico perbenista sia dell’azione concreta : usare questi termini fatui sostituisce lo sforzo doveroso di elaborare un programma di governo contro la destra dominante. / Gli USA difendono la loro sovranità, (e per essa intendono anche l’isola di Taiwan, che è un po’ lontana dal punto di vista geografico) come la Russia, la Cina, il Sudafrica, l’Egitto o il Marocco difendono la loro sovranità: non si capisce perché gli Stati che rientrano nella presunta e da ultimo comatosa UE non abbiano il diritto di fare altrettanto. / Tenendo ben presente un fatto: se l’agitazione sociale in Francia non straborda da noi, se in Germania i sindacati ottengono 13 euro al giorno come salario minimo e la circostanza non ha alcun riflesso, alcuna influenza in Italia, allora ‘sovranità’ significa che le lotte sociali dovranno continuare (per ora) a svolgersi nel perimetro tradizionale dello Stato nazionale. Fingere che non sia così è un autoinganno. / Il conflitto sociale, la difesa degli interessi di chi se la passa male- che è una cosa sana perché rappresenta la lotta per migliorare la condizione di molti- si può svolgere (per ora) soltanto all’interno del perimetro nazionale. Per ovvie ragioni di affinità, interessi, problemi, organizzazione. E’ un punto fermo, peccato che non venga capito.

219- [UNIONE EUROPEA] Persino Macron, politico inventato dal nulla, non può esimersi dal promuovere una politica francese, per quanto ammaccata. Perché gli interessi economici della Francia non coincidono con quelli americani o dell’UE come tale. La Francia non è omologabile totalmente. / L’Est Europa, invece, è stato addomesticato. Compravendita assoluta delle classi dirigenti e conquista brutale attraverso l’inclusione nella NATO e l’installazione di basi militari. /Tranne rare eccezioni, quindi, possiamo dire che in Europa l’operazione ‘élite locali ma noi comandiamo’ è riuscita. In Italia c’è da chiedersi , grazie a queste assurde leggi elettorali, quanto a lungo durerà.

Rispondi