Il Capitale di Marx, vol. III, tomo 1. I capitalisti sono avidi di tempo di lavoro altrui (1894)

Parafrasi riassuntiva degli appunti ad opera di ChatGPT

Nel terzo libro del Capitale Marx affronta il problema decisivo di spiegare come le leggi profonde individuate nei primi due libri si manifestino concretamente nella società capitalistica. Se nei libri precedenti l’analisi aveva riguardato la produzione del plusvalore e la circolazione del capitale, ora il punto di partenza diventa il capitale considerato come totalità, cioè come sistema sociale nel quale i singoli capitali entrano continuamente in rapporto reciproco attraverso la concorrenza. L’obiettivo è mostrare come le forme fenomeniche del capitalismo – profitto, prezzo di produzione, concorrenza, capitale commerciale, interesse – derivino da rapporti più profondi che rimangono nascosti alla coscienza immediata degli agenti economici (pp. 55-72).

Il primo passaggio consiste nella trasformazione del plusvalore in profitto. Nella produzione è soltanto il lavoro vivo che crea nuovo valore, mentre il capitale costante trasferisce semplicemente il proprio valore ai prodotti e il capitale variabile viene ricostituito attraverso il lavoro dell’operaio (pp. 58-65). Tuttavia il capitalista percepisce il plusvalore non come il risultato dello sfruttamento della forza-lavoro, bensì come un rendimento dell’intero capitale anticipato. Il profitto non è dunque una categoria diversa dal plusvalore, ma il plusvalore stesso in una forma mistificata che cancella l’origine reale dello sfruttamento. Da qui nasce l’illusione che ogni parte del capitale produca profitto e che quest’ultimo derivi indifferentemente dall’intero investimento e persino dalla circolazione delle merci (pp. 65-73).

Questa trasformazione modifica anche il modo di misurare il rapporto tra capitale e sfruttamento. Il saggio del plusvalore continua ad esprimere il grado di sfruttamento del lavoro vivo, mentre il saggio del profitto mette in rapporto quel medesimo plusvalore con il capitale complessivo anticipato. Si tratta quindi di due misure differenti della stessa realtà: il primo rivela il meccanismo essenziale della valorizzazione, il secondo rappresenta la forma empirica attraverso la quale il capitalismo appare agli operatori economici (pp. 72-90).

L’analisi si sposta quindi sui fattori che influenzano il saggio del profitto. Marx mostra come esso dipenda non solo dal grado di sfruttamento della forza-lavoro, ma anche dalla composizione del capitale, dalla durata della rotazione, dall’economia nell’uso del capitale costante, dall’evoluzione tecnica e dalla produttività del lavoro (pp. 88-118). Lo sviluppo capitalistico tende infatti a sostituire lavoro vivo con mezzi di produzione sempre più potenti, facendo crescere la produttività ma anche la quota di capitale costante rispetto al capitale variabile.

Questo processo rende sempre più evidente il carattere sociale della produzione. Le economie di scala, la cooperazione tra gli operai, il grande macchinario, la divisione tecnica del lavoro, il recupero degli scarti e il continuo perfezionamento delle condizioni produttive sono tutti effetti della crescente socializzazione del lavoro (pp. 114-142). In questo contesto Marx introduce una distinzione di grande rilievo tra lavoro collettivo, cioè la cooperazione diretta degli individui nel processo produttivo, e lavoro universale, costituito dall’accumulazione storica delle conoscenze scientifiche, delle invenzioni e delle scoperte che diventano una forza produttiva autonoma della società (p. 142). È però il capitale ad appropriarsi dei risultati di questa cooperazione sociale, mentre i benefici ricadono prevalentemente sui proprietari del capitale.

L’aumento della produttività modifica profondamente anche il ruolo delle materie prime e del capitale costante. Le oscillazioni del loro prezzo possono interrompere il processo di riproduzione, provocare crisi e incidere sul saggio del profitto. Per questo Marx dedica ampio spazio allo studio della composizione organica del capitale e del rapporto tra lavoro vivo e mezzi di produzione, mostrando come il progresso tecnico renda possibile mettere in movimento masse sempre maggiori di capitale con un numero relativamente minore di lavoratori (pp. 146-197).

Da qui deriva il problema centrale della trasformazione dei valori in prezzi di produzione. Nella realtà i capitali si spostano continuamente da un settore all’altro alla ricerca dei profitti più elevati. La concorrenza tende così a livellare i diversi saggi di profitto, formando un saggio generale medio. Ogni capitalista vende quindi le proprie merci non semplicemente al loro valore, ma al prezzo di produzione, cioè al prezzo di costo maggiorato del profitto medio (pp. 202-244). Questo significa che singole merci possono essere vendute sopra o sotto il loro valore, pur restando valida la legge generale del valore, perché nell’insieme della società la somma dei prezzi di produzione continua a coincidere con la somma dei valori e la somma dei profitti con la somma del plusvalore (pp. 203-220). La legge del valore continua dunque ad operare, ma soltanto come legge dell’intero sistema sociale e non come rapporto immediatamente osservabile nelle singole merci.

Il bisogno sociale, la domanda e l’offerta, lungi dallo spiegare il valore, rappresentano soltanto le forme attraverso cui si realizzano queste leggi più profonde. Domanda e offerta possono spiegare le oscillazioni dei prezzi di mercato, ma non il loro centro di gravità, che resta determinato dal lavoro socialmente necessario e dal prezzo di produzione (pp. 225-244).

L’esposizione conduce quindi alla legge della caduta tendenziale del saggio del profitto, che Marx considera uno dei problemi teorici più importanti dell’economia politica classica (pp. 262-321). L’aumento della produttività comporta infatti una crescita della composizione organica del capitale: aumenta la massa dei mezzi di produzione impiegati mentre diminuisce relativamente il lavoro vivo, unica fonte del plusvalore. Ne consegue che il saggio del profitto tende a diminuire, pur continuando ad aumentare la massa assoluta del profitto. Questa apparente contraddizione costituisce il cuore della dinamica capitalistica: il sistema diventa sempre più ricco, produce sempre più merci e più plusvalore in termini assoluti, ma ricava un rendimento relativamente minore sul capitale complessivamente investito (pp. 270-275).

Marx insiste però sul carattere tendenziale di questa legge. Numerosi fattori antagonisti possono rallentarne o contrastarne temporaneamente gli effetti: l’aumento dello sfruttamento del lavoro, la compressione dei salari, la riduzione del costo del capitale costante, la sovrappopolazione relativa, il commercio estero, il colonialismo, i monopoli, il credito e il capitale azionario (pp. 285-298). La legge non viene abolita, ma opera attraverso un intreccio di tendenze e controtendenze.

Questa dinamica conduce periodicamente alle crisi. La produzione capitalistica tende infatti ad espandersi senza limiti, mentre il consumo della maggioranza della popolazione rimane limitato proprio perché fondato sul lavoro salariato. Si crea così una contraddizione permanente tra capacità produttiva e capacità di consumo della società. Le crisi non sono incidenti esterni, ma il modo attraverso cui il capitalismo ristabilisce temporaneamente gli equilibri distruggendo capitale, svalutando investimenti e riaprendo un nuovo ciclo di accumulazione (pp. 299-316).

La critica culmina nell’affermazione secondo cui il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso (p. 306). Il capitalismo sviluppa enormemente le forze produttive della società, ma le subordina completamente alla valorizzazione del capitale invece che ai bisogni degli uomini. Il progresso tecnico viene perseguito soltanto quando aumenta il plusvalore e non quando libera tempo per la società. Il capitale non attribuisce alcun valore all’eccedenza di tempo conquistata grazie allo sviluppo della produttività: ciò che conta è soltanto l’aumento del tempo di pluslavoro appropriato gratuitamente (pp. 318-321). In questo consiste la contraddizione fondamentale del modo di produzione capitalistico.

Nell’ultima parte degli appunti Marx analizza il capitale commerciale, mostrando che esso non crea nuovo valore ma svolge una funzione necessaria nel processo complessivo di riproduzione (pp. 325-403). Il commercio rappresenta una specializzazione della funzione della circolazione e riduce il tempo necessario alla realizzazione delle merci, ma il suo profitto deriva sempre dal plusvalore prodotto nella sfera della produzione. Anche il capitale commerciale partecipa quindi alla distribuzione del plusvalore senza contribuire direttamente alla sua produzione. Da qui nasce l’illusione, profondamente radicata nell’economia volgare, che il profitto derivi semplicemente dal comprare a basso prezzo e vendere a prezzo più elevato.

L’analisi storica conclude mostrando come il capitale commerciale preceda storicamente il capitale industriale e abbia svolto un ruolo decisivo nella dissoluzione delle vecchie società feudali, coloniali e mercantili. Tuttavia soltanto con il capitalismo industriale il profitto trova la propria base sistematica nello sfruttamento del lavoro salariato. Il commercio, il credito, la moneta e il mercato mondiale non costituiscono quindi l’origine del capitalismo, ma forme che acquistano il loro significato pieno solo quando vengono subordinate al processo di valorizzazione del capitale industriale (pp. 390-403).

Appunti

9- Prefazione di F. Engels

9-Movimenti nazionali dei socialisti e degli operai

14- [Russia : rendita = Inghilterra : lavoro salariato]

18- [Per Marx solo] il lavoro vivente è generatore di valore.

20- [Concordanza del prezzo medio di ogni singola merce con la legge del valore?]

21-[Merce semplice vs merce modificata in termini capitalistici]

22- Aumento della forza produttiva (tramite la riduzione dei mezzi di sussistenza)

36- [ok di Engels su Sombart che considera la legge del valore come fatto logico, di pensiero, come] espressione economica del fenomeno della forza produttiva sociale del lavoro [che domina in ultima istanza tutti i fenomeni economici]/ Senza la legge del valore cade anche ogni conoscenza teorica del meccanismo economico della realtà capitalistica.

39- Il lavoratore come produttore diretto (economia naturale contadina)

44- [ Nelle associazioni commerciali del XIV sec. e nei ‘monopolia’ troviamo per la prima volta un profitto e un saggio e un saggio del profitto uguale per tutti i partecipanti]

46-[Nel Medioevo] abbiamo conosciuto un saggio del profitto solo per il capitale commerciale. Infatti fino a questo momento era esistito solo il capitale commerciale e il capitale usuraio. Il capitale industriale dovendosi ancora sviluppare.

47- [Capitale industriale e rivoluzione dei prezzi delle merci-> navigazione, industria mineraria, industria tessile

48- [Servitù derivante da debito]

49 [La manifattura permette all’imprenditore di produrre più a buon mercato del suo concorrente artigiano] / E’ la grande industria che mette fine all’economia naturale della famiglia contadina autonoma / In tal modo si compie per tutto lo scambio in generale la trasformazione dei valori in prezzi di produzione.

51[ RICCHEZZA = PIACERE-POTENZA vs POVERTA’ = PRIVAZIONE-SERVITU’]

52- La colonizzazione come succursale della Borsa.

55- La trasformazione del plusvalore in profitto e del saggio del plusvalore in saggio del profitto

55- Scoprire ed esporre le forme concrete del processo di movimento del capitale, considerato come un tutto.

58- Nel processo produttivo [la forza-lavoro] opera come creatrice di valore [->FORZA LAVORO VIVENTE CREATRICE DI VALORE] / [Sostituire = ricostituire il capitale variabile anticipato] / [Capitale variabile ≠ capitale costante /Prezzo di costo della merce ≠ valore della merce]

59- Il capitale variabile anticipato non trasferisce nel prodotto il proprio valore. In luogo di quest’ultimo entra invece nel prodotto un nuovo valore creato dal lavoro.

62- [Plusvalore = parte eccedente il prezzo di costo nel valore della merce]

63- [Capitale fisso = fabbricati + strumenti di produzione] ≠ [Capitale circolante= materiale di produzione + salari]

64- Il valore capitale anticipato (…), in quanto appunto costituisce questo prezzo di costo, non dà vita a nessun plusvalore, ma soltanto a un equivalente, a un valore che sostituisce il capitale speso / [Processo di lavoro vs processo di valorizzazione (più complesso)] / [Capitale speso vs capitale anticipato (= impiegato in genere).

65- Il capitalista attende un ugual profitto da tutte le parti del capitale che egli ha anticipato (Malthus)-> ‘Il capitale è ciò che è sborsato per trarre un profitto’ (Malthus) / Il profitto è dunque la stessa cosa del plusvalore, soltanto in una forma mistificata, che peraltro sorge spontaneamente nel modo capitalista di produzione / [Evidentemente fra il valore di una merce e il suo prezzo di costo è possibile una serie indeterminata di prezzi di vendita / La stessa legge della concorrenza, finora incompresa dall’economia politica, legge che regola il saggio generale del profitto e i cosiddetti prezzi di produzione determinati mercé quel saggio stesso, si fonda sulla enunciata differenza tra valore e prezzo di costo delle merci e sulla conseguente possibilità di vendere con profitto le merci a un prezzo inferiore al loro valore/ L’eccedenza di valore o plusvalore realizzato con la vendita della merce appare al capitalista quale eccedenza del prezzo di vendita sul valore , anziché come eccedenza del valore sul prezzo di costo.

67- Plusvalore realizzato attraverso la vendita.

68 – Proudhon e un segreto del socialismo( la banca popolare) / [Il plusvalore o profitto si origina dalla produzione e non dalla circolazione (o mercato)]

70- Lo sfruttamento del lavoro vivente.

72- [Saggio del plusvalore e saggio del profitto = due misure diverse della stessa grandezza] / Plusvalore e saggio del plusvalore sono l’invisibile, l’essenziale da scoprire mentre il saggio del profitto e quindi il profitto, forma del  plusvalore, si mostrano alla superficie del fenomeno [la dialettica rimessa in piedi?] / Trasformazioni dell’effettivo processo di circolazione mostrate nel vol.II / E’ in realtà il saggio del profitto che storicamente ha costituito il punto di partenza [vs punto di partenza logico del capitale]

73- Il capitale dalla vita organica interna a rapporti esterni di vita, di circolazione / AVIDITA’ DI TEMPO DI LAVORO ALTRUI [DA PARTE DEI CAPITALISTI] / Apparenza di nascita del profitto dal movimento di circolazione = movimento pertinente al capitale al di fuori del suo rapporto col lavoro-> per il singolo capitalista il plusvalore da esso personalmente realizzato dipende non meno dal vicendevole raggiro che dal diretto sfruttamento del lavoro

75- Secondo il particolare carattere del lavoro incorporato si instaura un determinato rapporto tecnico tra la massa del lavoro e la massa dei mezzi di produzione cui questo rapporto vivente deve essere appropriato.

80- [p (saggio del profitto) : pv (saggio del plusvalore) = v (capitale variabile) : C (capitale complessivo) ]

81- Sull’extraprofitto (e produttività del lavoro) / NOI PARTIAMO DALL’IPOTESI CHE LA PRODUTTIVITA’ DEL LAVORO RIMANGA COSTANTE.

88- Fattori del saggio del plusvalore-> salario, giornata lavorativa, intensità del lavoro.

89- Un caso normale nell’industria moderna: crescente produttività del lavoro, padronanza di maggiori masse di mezzi di produzione ad opera di un minor numero di operai [con contemporanea caduta del saggio del profitto]

90- Il saggio del profitto è una funzione di diverse variabili.

92- Un risparmio di capitale costante accresce da un lato il saggio del profitto e dall’altro rende disponibile una porzione del capitale: è dunque un fatto importante per i capitalisti / Sul mutamento di prezzo degli elementi del capitale costante: per es. le materie prime.

98- [prodotto valore = v + pv -> variazione del prodotto valore significa variazione della quantità di lavoro prestato ossia variazione o del numero degli operai o della durata del lavoro o dell’intensità del lavoro oppure di più d’uno di questi fattori.

104- Produzione attiva, cioè produzione e appropriazione di plusvalore.

105-IL MEZZO PRINCIPALE PER LA RIDUZIONE DEL TEMPO DI CIRCOLAZIONE STA NEL PERFEZIONAMENTO DELLE COMUNICAZIONI.

106- Influenza della rotazione del capitale complessivo sul saggio del profitto.

114- [Economie di scala] come fattori di lavoro sociale, di lavoro socialmente coordinato, come fattori sociali del lavoro. / 115- Operaio collettivo organizzato in combinazioni su larga scala / [scarti e circuito produttivo] /Grado di produttività del lavoro = grado di sviluppo tecnico.

118- Un altro aumento del saggio del profitto si ottiene non più economizzando il lavoro da cui è prodotto il capitale costante, ma facendo economie sull’uso del capitale costante stesso (grandi edifici, installazioni per riscaldamento e illuminazione)[cooperazione e forma sociale del lavoro] / Strumenti per assorbire lavoro-> strumenti nei quali e per mezzo dei quali il pluslavoro si oggettiva in forma materiale.

119-Disciplina che il capitalista riesce ad imporre agli operai combinati, disciplina che diventa superflua in un sistema sociale in cui gli operai lavorano per se stessi, come è già quasi ora del tutto superflua per il salario a cottimo.

129- [Produttività del lavoro = scala di produzione per Marx-> portato del carattere sociale del lavoro immediatamente produttivo / Operaio combinato con mezzi collettivi di produzione  / Considerare la massa complessiva del lavoro in confronto al capitale nel suo complesso (≠ operai impiegati dal singolo capitalista) /Realizzare un risultato con la minima spesa possibile.

122- [Lavoro vivente vs calcolo razionale e dosato delle condizioni di lavoro <- reciproca indifferenza]

124- Economie nelle condizioni di lavoro a spese degli operai, per es. nelle miniere-> Il più mostruoso sacrificio dello sviluppo dell’industria (…) in quest’epoca storica che immediatamente precede la cosciente ristrutturazione dell’umana società.

128- E’ la combinazione degli operai e la loro cooperazione che consente l’impiego su larga scala del macchinario e l’economia del loro uso [facilità di approntamento del prodotto vs vita e salute degli operai (per es. applicarsi al lavoro in locali chiusi) / 134- Giustizia sanitaria

137- [Macchine che producono e che trasmettono vs macchine operatrici.

139- Con il modo di produzione capitalistico si allargano le possibilità di utilizzo dei residui della produzione[limature] (scarti dell’industria e dell’agricoltura) e del consumo ( escrezioni naturali, stracci)

142- Economie di capitale  fisso [= condizioni di lavoro socializzatoa  su larga scala], diretta cooperazione in seno al processo produttivo / REALIZZARE LA TEORIA = FARNE L’APPLICAZIONE AL PROCESSO PRODUTITIVO / LAVORO UNIVERSALE (con cui si intende ogni lavoro scientifico, ogni scoperta, ogni invenzione. Esso dipende in parte dalla collaborazione tra ‘vivi’ e in parte dall’utilizzazione dei lavoro dei morti) vs LAVORO COLLETTIVO (presuppone la diretta cooperazione degli individui.

143- Consegue [dai primi fallimenti] che in genere è la categoria più indecente e spregevole dei capitalisti monetari quella che trae il suo profitto da tutti i nuovi sviluppi del lavoro universale dello spirito umano e dalla loro applicazione mediante il lavoro combinato.

146-Studio della differenza tra saggio del profitto e saggio del plusvalore (Torrens vs Ricardo) /Aumento dei prezzi delle materie prime (dazi) e caduta del saggio del profitto / 148- Un aumento di prezzo delle materie prime può ridurre o arrestare l’intero processo di riproduzione /150- La concorrenza sul mercato mondiale costituisce la base principale e il clima vitale del modo capitalistico di produzione.

151. Legge: a parità di altre circostanze, il saggio del profitto sta in ragione inversa al valore della materia prima / Liberazione e investimento di capitale ≠ liberazione e investimento di reddito.

154- [Sviluppi di efficienza del macchinario e diminuzione di valore del capitale costante ( LOGORIO MORALE DEL MACCHINARIO]

156- [Capitale di nuovo impiego vs aumento di capitale variabile in un capitale già operante] / I vantaggi della liberazione e gli svantaggi dell’investimento di capitale variabile si verificano soltanto per il capitale già operante e che si riproduce secondo certi rapporti.

157- Quando in seguito allo sviluppo della produttività la stessa quantità di capitale costante viene messa in funzione da un numero minore di operai  [costi di riproduzione della forza lavoro]

158- Proporzioni rese necessarie dal carattere tecnico di ogni determinata produzione / Dopo il salario l’elemento più importante di ogni determinata produzione è la materia prima [o le materie ausiliarie, nei casi di produzioni che non richiedano alcuna materia prima come le industrie estrattive] / Forti fluttuazioni di prezzo [delle materie prime] provocano perciò interruzioni, grandi urti e persino catastrofi nel processo di riproduzione [convulsioni] / [Engels su Marx: protezionismo e trust come forme di regolazione della produzione, anche se i capitalisti non riescono ad assolvere tali compiti]

162- Studio della storia della produzione -> Alternarsi di rincari e di successiva diminuzione di valore delle materie di natura organica -> Il sistema capitalistico ostacola un’agricoltura razionale (benché ne favorisca lo sviluppo tecnico)

176- Tenere a propria disposizione il capitale costituito dalla carne e dal sangue degli operai.

178-Lavori pubblici come gli ateliers nationaux del 1848, ma questa volta a favore della borghesia.

182- [Saggio del plusvalore ≠ saggio del profitto = iniziativa individuale dei capitalisti]

183- [Aumento o diminuzione del valore dell’oro del 100% e variazione concomitante solo dell’espressione monetaria dello stesso valore o plusvalore ≠ cambiamento reale nella grandezza del valore]

184- Il valore di ogni merce – e quindi anche delle merci che costituiscono il capitale- non è condizionato dal tempo di lavoro necessario in essa contenuto ma dal tempo di lavoro socialmente necessario, richiesto dalla sua riproduzione. Questa riproduzione può aver luogo in circostanze che la rendono più o meno facile, e che sono diverse dalle condizioni della produzione originaria.

185- Nella precedente sezione abbiamo dimostrato che il saggio del profitto può variare, aumentare o diminuire, pur rimanendo invariato il saggio del plusvalore. /Differenze tra lavoro semplice e lavoro complesso (per es. orafo vs giornaliero).

186- Il livellamento dei salari e delle giornate lavorative e quindi del saggio del  plusvalore (…) si viene sempre più attuando col progresso della giornata lavorativa / La differenza del saggio del plusvalore nei diversi paesi e quindi del livello di sfruttamento del lavoro non viene considerato nella presente indagine [generale sul modo di produzione capitalista]  In questa sezione esporremo precisamente in qual modo in un dato paese si giunge a un saggio generale del profitto/ Poiché la massa del profitto è identica alla massa del plusvalore, cioè al plusvalore stesso, risulta altresì che la massa del profitto, a differenza di quanto accade per il saggio del profitto non viene colpita dalle fluttuazioni di valore cui si è fatto cenno.

187-Da quanto si è venuto dimostrando nella sezione precedente e cioè che il saggio del profitto varia se, restando costante il grado di sfruttamento del lavoro, avviene un cambiamento di valore negli elementi costitutivi del capitale costante o un cambiamento nel tempo di rotazione del capitale, consegue naturalmente che i saggi del profitto delle diverse sfere di produzione esistenti una accanto all’altra nello stesso periodo di tempo, saranno diversi quando, ferme restando le altre circostanze, il tempo di rotazione dei capitali impiegati è diverso; ovvero quando è diverso il rapporto di valore fra gli elementi organici di questi capitali nei vari rami della produzione.

188- [Forza-lavoro posta in movimento = una determinata quantità di forza-lavoro che si materializza [quando il salario è determinato] / Per composizione del capitale intendo il rapporto fra i suoi elementi attivi e passivi [= in parte questo rapporto è tecnico: lavoro vivo vs mezzi di produzione = composizione tecnica del capitale ≠ composizione di valore]

189- [Def composizione organica del capitale-> vita organica del capitale]

190- [Il capitale mette in movimento la forza lavoro che mette in movimento i mezzi di produzione] / valore del capitale variabile ≠ valore = indice della massa di lavoro vivo messo in movimento =] sempre più grande del lavoro in esso contenuto [= massa degli operai + pluslavoro da essi fornito]

192- La diversa composizione organica dei capitali è indipendente dalla grandezza assoluta di essi.

193- L’unica fonte del  plusvalore è il lavoro vivo.

197- Ineguaglianza dei tempi di rotazione che influisce sul saggio del profitto / Sembra dunque che la teoria del valore sia in questo caso inconciliabile col movimento reale, inconciliabile con la reale fenomenologia della produzione, che bisogna perciò riuscire a comprendere.

200- [Esame di 5 diverse sfere di produzione] / Plusvalore = eccedenza del valore del prodotto rispetto al prezzo di costo

202-Differenze tra prezzo e valore , profitto e plusvalore/ Come si realizza un saggio del profitto uniforme/ Prezzi di produzione e saggio del profitto uniforme / prezzi di produzione e saggio generale del profitto.

203- La concorrenza compone i diversi saggi del profitto in un saggio generale del profitto/ capitale consumato ≠ capitale impiegato nella produzione di una merce /Prezzo di produzione ≠ Prezzo di costo [Il prezzo di produzione comprende il profitto mentre il prezzo di costo comprende solo i materiali consumati] / Per quanto riguarda il profitto i vari capitalisi trovano nelle condizioni di semplici azionisti di una società per azioni.

204- Capitale impiegato considerato come aliquota del capitale complessivo sociale impiegato nella produzione complessiva / I due elementi del prezzo delle merci: prezzo di costo + profitto / Un capitalista vende le sue merci al prezzo di produzione [prezzo di costo +profitto = prezzo di vendita-> Cfr. 244]

205- Nella società la somma dei prezzi di produzione delle merci è pari alla somma dei valori di esse.

206- In tutta la produzione capitalista la legge generale si afferma solo in modo assai complicato e approssimativo, sotto forma di una media, che non è mai possibile determinare, di oscillazioni incessanti.

208- Saggio generale del profitto ≈ saggio medio di interesse (usuraio) / Nei libri I e II abbiamo studiato soltanto i valori delle merci. Ora da un lato, il prezzo di costo si presenta per proprio conto alla nostra comprensione come una parte di questo valore , mentre dall’altro assistiamo allo sviluppo di una nuova forma del valore, il PREZZO DI PRODUZIONE della merce.

209- Lo sviluppo specifico della forza produttiva sociale del lavoro differisce in ogni singola sfera di produzione.

210- Prezzo di costo di una merce ≠ valore dei mezzi di produzione in essa consumati.

211- Il prezzo di costo di una merce è in correlazione soltanto con la quantità di lavoro pagato in essa contenuto; il valore con la quantità complessiva di lavoro pagato e non pagato in essa contenuto/ [Prezzo di costo – valore – prezzo di produzione] / CAMBIAMENTO DI VALORE A CAUSA DI UN CAMBIAMENTO TECNICO.

213. Profitto e plusvalore

218- Solo in questa forma rozza e irrazionale traspare ancora il fatto che il valore delle merci è determinato dal lavoro in esse contenuto.

219- [Composizione media del capitale -> prezzo di produzione ≈ valore delle merci] / K = prezzo di costo / Kp’ = prezzo di costo x saggio medio di profitto.

220- A masse uguali di capitale, qualunque ne sia la composizione, corrispondono (parti aliquote) uguali frazioni della massa globale di plusvalore prodotto dal capitale complessivo sociale./ Valori trasformati in prezzi di produzione/ Tale massa di plusvalore costituisce tutto il lavoro realizzato non pagato che si trova materializzato, precisamente come il lavoro pagato morto e vivo nella massa complessiva di merci e di denaro, che va ai capitalisti. Il problema veramente difficile consiste nel determinare come viene realizzato questo livellamento al saggio generale del profitto, essendo questo un risultato e non un punto di partenza.

221- [Vendere le merci ai loro valori vs venderle a prezzi tali che la loro vendita frutti profitti uguali per i capitali anticipati [nelle diverse sfere di produzione] / Operai in concorrenza e loro continuo sfruttamento da una sfera di produzione all’altra.

222- La difficoltà consiste nel fatto che le merci non vengono scambiate come merci, ma come prodotti di capitale / Supponiamo che gli operai siano essi stessi i padroni dei loro mezzi di produzione e scambino reciprocamente i loro prodotti . Tali merci allora non sarebbero i prodotti del capitale.

224- [Il valore come PRIUS dei prezzi di produzione da un punto di vista tecnico e storico] / L’opinione da noi precedentemente espressa che i prodotti si trasformano in merci quando lo scambio non è limitato ai membri di una comunità, ma avviene tra comunità diverse.

225- Valore individuale e valore di mercato

226- [Utilità marginale ?] Valore di mercato e prezzo di produzione / Il prezzo di produzione come centro di gravità (Cfr. Ricardo)

227- Risultati della concorrenza dentro e fuori le diverse sfere di produzione (prezzo di mercato e saggio del profitto o profitto medio.

229- Il bisogno sociale [= ciò che regola il principio della domanda]risulta: 1. Dal rapporto che esiste tra le diverse classi e dalla loro rispettiva posizione economica e 2. Dal rapporto tra le diverse parti nelle quali si scompone il plusvalore (profitto, rendita fondiaria, interessi, imposte ecc.) / Il rapporto tra domanda e offerta non spiega nulla fino a che non si sia messo in luce su cosa si fonda questo rapporto.

231-[Merci = classi di merci-> merci di lusso e merci di sussistenza?]

235- Quando la società controlla efficacemente la produzione regolandola in anticipo…

236- [La massa del lavoro sociale necessario per la produzione di una massa di merci] / Lo scambio o la vendita delle merci al loro valore costituisce la legge razionale, naturale del loro equilibrio [e viceversa]

237. [Domanda di merci ≠ vero bisogno sociale]

238- Le vere leggi intrinseche della produzione capitalista non possono evidentemente essere spiegate in base all’azione reciproca della domanda e dell’offerta.

242- Il denaro si trasforma in mezzo di circolazione / La concorrenza fa valere il carattere sociale della produzione e del consumo (l’individuo come atomo della massa e forza sociale).

243- [Monopolio vs concorrenza] / La domanda e l’offerta presuppongono i metodi capitalistici di produzione e quindi dei rapporti ben più complicati di quel che non sia la semplice compravendita delle merci.

244- Vendere in modo da assicurarsi il profitto medio, cioè vendere al prezzo di produzione-> Qui il capitale si rende conto di essere una forza sociale.

245- Ostacoli al livellamento, quando le sfere di produzione sono gestite in modi non capitalistici (per es. la piccola proprietà contadina) si intercalano numerose e in massa alle gestioni capitalistiche, concatenandosi ad esse.

247- Extraprofitti, rispetto al capitale complessivo e alle sfere di produzione.

255- Rapporto tra la somma del plusvalore acquisito ed il capitale complessivo sociale anticipato

255-256- Se il medesimo lavoro mette in opera una quantità maggiore di capitale costante la sua produttività è aumentata,mentre risulta diminuita in caso contrario/ Modificazione della produttività del lavoro= variazione del valore delle merci.

256- Il prezzo di produzione è uguale a K+ p’, ossia corrisponde al prezzo di costo più il profitto.

258- In questo caso un aumento o una diminuzione dei salari non influisce su k+p, come non influisce sul valore della merce e provoca unicamente un movimento in senso opposto, diminuzione o aumento del saggio del profitto. Se in seguito ad un aumento o a una diminuzione del salario si verificasse una variazione del prezzo delle merci, il saggio del profitto in queste sfere di composizione verrebbe infatti ad essere superiore o inferiore al suo livello nelle altre sfere/ movimento migratorio dei capitali

261- Sulle idee dei capitalisti riguardo alle fonti del plusvalore.

262- Legge della caduta tendenziale del saggio del profitto

262- Saggio del profitto = pv/C -> 264-Tendenza alla diminuzione costante

263- (Variazione) nella composizione media organica del capitale complessivo.

264- [La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto] costituisce il mistero a svelare il quale tutta l’economia politica si è occupata dal tempo di A. Smith(…) se si considera che fino adesso si è cercato a tentoni di formulare la differenza tra capitale costante e capitale variabile

265- Profitto puro vs vari elementi che costituiscono il profitto (industriale, commerciale, interesse, rendita fondiaria] / Esponiamo di proposito questa legge prima di illustrare la composizione del profitto in diverse categorie reciprocamente indipendenti. Questa esposizione non tiene conto del fatto che il profitto è diviso in diverse parti che toccano a diverse categorie di persone / Il profitto del quale parliamo non è che un’altra denominazione del plusvalore stesso, considerato in relazione al capitale complessivo invece che al capitale variabile da cui esso deriva / Ciò che vale in un paese per diversi e successivi gradi di sviluppo [profitto al 66% per c:v=50:100 vs profitto al 20% per c:v=400:100] vale anche per diversi gradi di sviluppo contemporanei e coesistenti in diversi paesi.

266- Paragonare tra loro paesi che hanno raggiunto diversi gradi di sviluppo.

268- Massa assoluta del lavoro messo in movimento e sfruttata dal capitale sociale.

270- Nel processo lavorativo l’operaio non ha a che fare col valore ma col valor d’uso dei mezzi di produzione/ [Accumulazione = concentrazione del capitale = aumento di produttività] / Poiché nella produzione capitalistica la miseria genera la popolazione / Massa progressivamente crescente di valori d’uso e di godimenti.

271- Sono proprio le stesse cause che concentrano masse di operai sotto il comando di singoli capitalisti ad aumentare in proporzione crescente la massa del capitale fisso impiegato, della materia prima e delle materie ausiliarie, nei confronti della massa di lavoro vivo impiegato / Progressivo aumento della massa assoluta di plusvalore e quindi di profitto [con riduzione relativa del saggio di profitto] / In quale forma deve ora esprimersi questa legge A DOPPIO TAGLIO della diminuzione del saggio del profitto e del contemporaneo aumento della massa assoluta del profitto, fenomeni aventi le medesime cause.

272- [Capitale sociale = capitale di media composizione divisa in aliquote]

274- Crescente aumento del capitale e bisogno relativamente minore di una crescente popolazione operaia

275- Lo stesso sviluppo della produttività sociale del lavoro si esprime, quindi, nel progresso del modo capitalistico di produzione, da un lato in una tendenziale diminuzione progressiva del saggio del profitto e dall’altro in un incremento costante della massa assoluta del plusvalore acquisito o del profitto, di modo che alla progressiva diminuzione del capitale variabile e del profitto corrisponde, nel complesso, un aumento assoluto di entrambi / La scienza economica che non è stata finora in grado di spiegare la legge della diminuzione del saggio del profitto…

276- [Ricardo sulla legge della diminuzione del saggio del profitto]

277- Tutto ciò (eccettuato il caso di A. Smith(…)) è fondato su un’assoluta incomprensione dell’essenza del saggio generale del profitto e sulla credenza volgare che i prezzi siano di fatto determinati dall’aggiunta di una più o meno arbitraria aliquota di profitto al valore effettivo delle merci.

281- [Somma di rotazione ≠ capitale complessivo] / Il capitale può aver avuto una rotazione completa soltanto quando la somma dei prezzi di costo delle merci vendute corrisponda alla somma del capitale complessivo (F. E.) / Parte di capitale che è stata consumata nella produzione e altra parte che non è stata consumata ma impiegata e che continua a funzionare nella produzione.

283- [Idea del profitto derivante da vendita <- capitale commerciale]

285- Qualora si confronti l’imponente sviluppo delle forze produttive degli ultimi trent’anni, con la produttività di tutti i periodi precedenti…/ Influenze antagonistiche che contrastano o neutralizzano l’azione della legge generale della diminuzione del saggio del profitto, dandole il carattere di una semplice tendenza: 1.Aumento del grado di sfruttamento del lavoro (con il prolungamento della giornata lavorativa e l’intensificazione del lavoro stesso / Impiego in massa di donne e fanciulli / 187- Quando la forza produttiva del lavoro viene liberata dagli ostacoli che ne inceppano la circolazione / Aumento o diminuzione dipendono in ogni caso dalla proporzione determinata in cui si compie questo movimento contrastante /288-[LEGGE vs TENDENZA = legge la cui completa attuazione è ostacolata, rallentata o indebolita da fattori antagonistici] /La massa del plusvalore è uguale al saggio moltiplicato per il numero degli operai; 2. Riduzione del salario sotto il suo valore  [= una delle cause più importanti che frenano la tendenza alla caduta del saggio del profitto]; 3. Diminuzione di prezzo degli elementi del capitale costante; 4. Sovrappopolazione relativa ( aumento della massa di operai disponibili o licenziati/ incompleta subordinazione del lavoro al capitale -> sulla produzione di beni di lusso dove vengono impiegati gli operai cacciati da altri rami di produzione e dove la massa del plusvalore risulta eccezionalmente alta in questi rami di produzione; 5. Il commercio estero [e soprattutto coloniale] aumenta il saggio di plusvalore e diminuisce il valore del capitale costante -> ampliamento della scala di produzione / Necessità intrinseca di questo modo di produzione e suo bisogno di un mercato sempre più esteso/ 291- Fino a che il lavoro del paese più progredito viene in tali circostanze utilizzato come lavoro di un peso specifico superiore, il saggio del profitto aumenta, in quanto il lavoro che non è pagato come lavoro di qualità superiore viene venduto come tale. La stessa situazione si può presentare rispetto a un paese con cui si stabiliscono rapporti di importazione ed esportazione /292- Un fabbricante che sfruttando una nuova invenzione prima che sia diventata di dominio pubblico vende a minor prezzo dei suoi concorrenti e tuttavia al di sopra del valore individuale della sua merce: utilizza come pluslavoro la produttività specifica superiore del lavoro da lui impiegato , realizzando così un sovrapprofitto / [SOVRAPPIU’ = ricevere una quantità di lavoro superiore a quella che si offre] / 293- [Marx vuole evitare malintesi su tendenza a caduta del saggio del profitto] / Materiali di lavoro incorporati nelle merci e mezzi di lavoro in esse incorporati + lavoro vivo pagato e non pagato-> sviluppo della forza produttiva sociale / 294- La statistica sarà in grado di intraprendere una vera analisi sul saggio dei salari per diverse epoche e per paesi diversi, solo quando avrà compreso i rapporti che determinano il saggio del profitto; 6. L’accrescimento del capitale azionario [Il saggio del profitto = quello che fa decidere i capitalisti / saggio generale del profitto = interesse + profitto di qualsiasi genere + rendita fondiaria] / 298- Caduta del saggio del profitto ed acceleramento dell’accumulazione sono semplicemente diverse espressioni di uno stesso processo, ambedue esprimono lo sviluppo della forza produttiva.

297- [Fenomeni in quanto massa e in quanto saggio] / Il saggio del profitto è lo stimolo della produzione capitalistica (in quanto la valorizzazione del capitale ne costituisce l’unico scopo)/ Saggio del profitto = saggio di valorizzazione del capitale complessivo / In Ricardo il modo di produzione capitalistico è l’unico modo di produzione della ricchezza vs Marx per cui il modo di produzione capitalistico è ristretto, storico e passeggero / pv/C diminuisce costantemente perché C cresce ancora più rapidamente di pv.

299- Modo di produzione capitalistico = produzione di plusvalore ( e accumulazione) ≠ godimento o produzione di mezzi di godimento per il capitalista / [Prima parte del processo del modo di produzione capitalista = guadagnare plusvalore -> Seconda parte del processo = la massa complessiva delle merci (…) deve essere venduta /300- Le condizioni dello sfruttamento immediato e della sua realizzazione non sono identiche / Le condizioni della realizzazione sono limitate dalla proporzione esistente tra i diversi rami di produzione e dalla capacità di consumo della società (≠ capacità di consumo assoluta) [-> Capacità di consumo fondata sulla distribuzione antagonistica che riduce il consumo della grande massa della società ad un limite che può variare entro confini più o meno ristretti -> Si tratta di una legge della produzione capitalistica, determinata dalle incessanti rivoluzioni dei metodi di produzione, dal deprezzamento continuo del capitale esistente che ne è la conseguenza, dalla concorrenza generale e dalla necessità di perfezionare la produzione e di allargare le dimensioni al semplice scopo di conservarla e di evitare la rovina, Il mercato di conseguenza deve essere costantemente ampliato [è una legge]

301- La quantità di capitale che l’operaio mette in opera, di cui egli conserva il valore con il suo lavoro facendolo riapparire nel prodotto, differisce assolutamente dal valore che egli vi aggiunge./ La corrente del capitale (= la forza della sua accumulazione) continua a scorrere con un impeto che dipende dalla forza che già possiede e non dal saggio del profitto. / Un elevato saggio del profitto può coesistere con un elevato saggio del plusvalore,quando la giornata lavorativa sia molto lunga, quantunque il lavoro sia improduttivo precisamente perché i bisogni degli operai sono molto modesti (…) Al livello basso dei salari corrisponde la mancanza di energia degli operai-

302 – [Concentrazione = decapitalizzazione dei piccoli capitalisti]

303- Due lavoratori che lavorassero 12 ore al giorno non potrebbero produrre lo stesso plusvalore di 24 lavoratori i quali lavorassero solo 2 ore giornaliere, anche nel caso che essi potessero vivere di aria e di conseguenza non dovessero produrre nulla per se stessi.

305- L’azione di queste influenze contraddittorie, il conflitto di queste forze contrastanti erompe costantemente in crisi.

306- Il vero limite della produzione capitalistica è il capitale stesso-> perché la produzione è solo produzione per il capitale e non il contrario: i mezzi di produzione non sono dei semplici mezzi per la continua estensione del processo di vita per la società dei produttori.

307- Questa crescente concentrazione provoca a sua volta (…) una nuova diminuzione del saggio del profitto. La massa dei piccoli capitali frantumati viene trascinata sulla via delle avventure, speculazioni, imbrogli creditizi ed azionari, crisi/ Pletora di capitali = quelli per i quali la caduta del saggio del profitto non è compensata dalla massa.

308- Sovrapproduzione di capitale = quando il capitale accrescendosi produce una massa di plusvalore soltanto equivalente o anche inferiore a quello prodotto prima del suo accrescimento.

309- Fino a che gli affari vanno bene, la concorrenza esercita, come si è visto a proposito del saggio generale del profitto, un’azione di fratellanza (…) Appena non si tratta più di ripartire i profitti ma di suddividere le perdite, ciascuno cerca di ridurre il più possibile la propria quota parte di questo perdita, e di riversarla sulle spalle degli altri [questione di forza e di astuzia].

310- In tutti i casi per ristabilire l’equilibrio si renderebbe necessario lasciare inattiva o anche distruggere una quantità più o meno grande di capitale / profitto = buoni su un’aliquota del plusvalore futuro, semplici obbligazioni sulla produzione sotto forme diverse-> Si trova subito ad essere deprezzata, in seguito alla caduta dei redditi sui quali essa è calcolata.

311- [Crisi = reale contrazione della produzione] / Il periodo di prosperità avrebbe favorito i matrimoni fra gli operai e diminuito il saggio di mortalità infantile.

313– Quando il capitale è inviato all’estero, questo non avviene perché sia assolutamente impossibile impiegarlo nel paes, ma perché all’estero può venir impiegato a un saggio di profitto più elevato.

316- [La produzione si assesta non] quando i bisogni sono soddisfatti, ma quando la produzione e la realizzazione del profitto impongono questo arresto./ [Speculazione, nuovi metodi di produzione, nuovi investimenti, nuove avventure, al fine di assicurare in qualsiasi modo un extraprofitto, indipendente dal profitto medio generale / Appena la produzione di capitale diventasse monopolio di pochi grandi capitali già affermatisi (…) si spegnerebbe il fuoco vivificatore della produzione e questa cadrebbe in letargo/ Il saggio del profitto costituisce la forza motrice della produzione capitalistica, viene prodotto solo quello che può essere prodotto con profitto e nella misura in cui tale profitto può essere ottenuto. Di qui l’angoscia degli economisti inglesi di fronte alla diminuzione del saggio del profitto. Il fatto che la sua solo possibilità allarmi Ricardo dimostra la sua profonda conoscenza delle condizioni della produzione capitalistica (..) Lo sviluppo delle forze produttive del lavoro sociale costituisce la missione storica del capitalismo e la ragion d’essere del capitalismo.

318- Il valore della merce è determinato dal tempo di lavoro complessivo, passato e vivo che vi è incorporata. L’aumento della produttività del lavoro consiste proprio nel fatto che la parte che rappresenta il lavoro vivo diminuisce e quella che rappresenta il lavoro passato si accresce, ma la proporzione è tale che la somma complessiva di lavoro contenuta nella merce decresce: in altre parole il lavoro vivo decresce più di quanto aumenti il lavoro passato / La riduzione della quantità complessiva di lavoro incorporato nella merce costituisce la caratteristica essenziale della forza produttiva del lavoro, indipendentemente dalle condizioni sociali in cui ha lugo la produzione.

319- [RIDUZIONE DI TEMPO VS RIDUZIONE DI PREZZO] Supponiamo che venga inventata una macchina, la quale riduca della metà la quantità di lavoro vivo necessario per ogni unità di merce, ma triplichi al tempo stesso la parte di valore che rappresenta il logorio del capitale fisso-> Per una società che produce in condizioni capitalistiche la merce non è diminuita di prezzo, la nuova macchina non rappresenta un progresso. Il capitalista non ha perciò nessun interesse a introdurre la nuova macchina. E poiché, se la introducesse, priverebbe di ogni valore la macchina che già possiede, la ridurrebbe a rottami di ferro, subendo una perdita netta, egli si guarderà bene dal commettere questa stupidaggine, secondo il suo punto di vista puramente utopistica.

321- La produzione capitalistica incontra un limite nel tempo superfluo [tempo libero?] degli operai. L’eccedenza di tempo che la società guadagna non le importa. Lo sviluppo della forza produttiva lo interessa unicamente in quanto accresce il tempo di pluslavoro della classe operaia e non in quanto diminuisce in generale il tempo di lavoro per la produzione materiale e si muove dunque in un contrasto.

322- [Il capitale come potenza sociale (…) che ha ormai perduto qualsiasi rapporto proporzionale con quello che può produrre il lavoro di un singolo individuo/ 3 caratteri fondamentali della produzione capitalistica: 1. Mezzi di produzione come potenze sociali di produzione [cfr. 53- Potenza vs Servitù]; 2. Organizzazione sociale del lavoro (con cooperazione, divisione del lavoro, unione del lavoro con le scienze naturali; 3. Creazione del mercato mondiale.

325- Trasformazione del capitale-merce e del capitale monetario in capitale per il commercio di merci e capitale per il commercio di denaro (capitale commerciale)

325- Il capitale commerciale (o mercantile) [= funzione del capitale, ≠ capitale industriale] si divide in [autonomia e cristallizzazione per divisione del lavoro]: 1. Capitale per il commercio di merci; 2. Capitale per il commercio di denaro [Il capitale complessivo della società è sempre occupato in questa conversione (merci<->denaro)

326- Industria dei trasporti e ripartizione delle merci in una forma atta alla distribuzione = processi di produzione che si prolungano nella circolazione (≠ forma pura del capitale commerciale) / Mercato = sfera della circolazione = compra-vendita = una fase del processo di riproduzione del capitale industriale / Capitale di circolazione (= capitale per il commercio di merci ≠ da vendita e acquisto di merci fra capitalisti già trattati nel libro II) ≠ capitale produttivo.

327 – [Comunicare = occuparsi del movimento delle cose?]

328- [Comprare per vendere -> D-M-D’ = forma semplice del capitale / fabbricante-commerciante/ [Punto di vista del fabbricante ≠ punto di vista dell’oggetto fabbricato-> tela venduta dal punto di vista del fabbricante, ma non dal punto di vista della tela stessa]

330- [La merce nella sfera della circolazione viene venduta più volte /Anticipare vs ritirare (denaro) = riflusso] / [Denaro come anticipazione ≠ denaro come mezzo di pagamento]

331- Commercio come forma della divisione del lavoro

333- [sfera di produzione, sfera di circolazione, sfera di consumo = processo di riproduzione del capitale] / [Punto di vista della tela che entra nella sfera del consumo]

334- [Tempo di vendita vs sorveglianza del processo di produzione]

336-[Tempo di rotazione del capitale commerciale ≠ rotazione del capitale industriale]

337- [Uso del denaro come mezzo di pagamento = sistema creditizio ?] / Se io compero per 1000€ di vino a 3 mesi di scadenza e lo vendo a contanti prima che i tre mesi sono spirati, tale operazione non richiede nemmeno un centesimo di anticipo / [Scontare una cambiale (quando si vendono merci a 3 mesi di scadenza per es.) = titolo di credito ricevuto presso un banchiere]

338- Acquistare a credito e vendere a contanti

339- Il valor d’uso di una merce viene realizzato, entra in funzione, solo quando la merce entra nella sfera del consumo.[REALIZZARE = ENTRARE IN FUNZIONE] / Il capitale commerciale [≠ atto di produzione] non è altro se non il capitale che funziona nella sfera della circolazione. Il processo di circolazione è una fase del processo complessivo di riproduzione. Ma nel processo di circolazione non viene creato nessun valore, quindi nessun plusvalore. Si hanno solo mutamenti di forma della stessa massa di valore.

340- [Funzioni del capitale commerciale]

342- [capitale commerciale-> effettivo scambio della merce->ricambio sociale]

343-[Processo di vendita: processo di produzione = prezzo di acquisto : prezzo di costo]

344- In realtà tutta la concezione che il profitto scaturisce da un aumento nominale del prezzo delle merci e dalla vendita di queste al di sopra del loro valore è derivata da una semplice osservazione del capitale commerciale. Osservando però le cose più da vicino si vede subito che tutto ciò non è che semplice apparenza(…)  (Si tratta qui sempre del profitto medio, non di casi particolari->[Analisi del saggio generale del profitto])

345- Col capitale commerciale noi abbiamo a che fare con un capitale che partecipa al profitto senza partecipare alla produzione / [Valore = prezzo di produzione <- Quando si consideri l’insieme delle merci]

346- Il capitale commerciale interviene dunque a determinare la formazione del saggio generale del profitto, PRO RATA (= in proporzione) della quota che esso rappresenta del capitale complessivo/ Una definizione più precisa di prezzo di produzione.

347- Quanto maggiore è il capitale commerciale in rapporto al capitale industriale, tanto minore è il saggio del profitto industriale e viceversa.

348- [Velocità di rotazione= energia del processo di riproduzione in generale] / [Analisi scientifica del profitto vs Analisi storica]/ Il profitto commerciale determina originariamente il profitto industriale [e non viceversa]

349- Sulle spese di circolazione [Cfr. Libro II, cap. VI] / Spese di circolazione puramente commerciali (escluso spedizione, trasporto e magazzinaggio – che sono spese industriali dentro la circolazione)

350-Il commercio all’ingrosso dove il capitale commerciale appare nella sua forma più pura e il meno possibile intrecciata con altre funzioni / [Spese di compravendita e contabilità / corrispondenza] / Tutte le spese che non vengono fatte nella produzione del valor d’uso delle merci, ma nella realizzazione del loro valore, sono pure spese di circolazione / [Da esaminare:] come il capitale commerciale funziona nel reale processo complessivo di riproduzione della società] / Queste spese provengono dalla forma economica del prodotto in quanto merce.

351- [Capitalista (-> assicura la continuità delle funzioni del capitale ≈ commerciante) = capitale personificato con coscienza e volontà, che compie funzioni necessarie:] Queste funzioni né accrescono il valore, né generano plusvalore-> 351- Operazioni necessarie nel processo di riproduzione del capitale, che non aggiungono valore alcuno / [Salario ≠ provvigione su vendita = partecipazione al profitto]

354- [Reddito = servizio privato vs autovalorizzazione del capitale]

356- Vantaggi dell’autonomia del capitale commerciale.

357- La concentrazione storicamente si realizza prima nell’ufficio commerciale che nell’officina industriale.

360- ‘e noi vogliamo supporre che questo sia l’unico tempo di cui egli dispone’

361- [Capitale variabile commerciale (non produce plusvalore) ≠ capitale variabile industriale] / [Salariati commerciali (-> non esiste alcun rapporto necessario fra il loro salario e la massa di profitto che essi aiutano il capitalista a realizzare) ≠ salariati produttivi (= causa del plusvalore)-> I lavoratori commerciali veri e propri appartengono alla classe dei lavoratori salariati meglio pagati, alla classe di quelli il cui lavoro è qualificato, superiore al lavoro medio / A misura che la produzione capitalista orienta la pratica e i metodi di insegnamento [-> Istruzione popolare e reclutamento dei lavoratori commerciali]

365- La rotazione del capitale industriale è l’unità del suo tempo di produzione e di circolazione e abbraccia quindi l’intero processo di produzione.

366- [Denaro come mezzo di circolazione e come mezzo di pagamento (anticipazione/realizzazione-riflusso = come capitale)] / [Rotazione = periodicità del processo di produzione]

367- Fenomeno per cui le crisi si verificano non nel commercio al dettaglio, che è in rapporto col consumo immediato, ma nel commercio all’ingrosso e nelle banche, che mettono a disposizione di questo [commercio all’ingrosso] il capitale monetario della società.

368- Il consumo immediato come limite del capitale

370- [Consumo ordinario vs speculazione -> Sul carattere speculativo del monopolio della Compagnia delle Indie Olandese]

374- Tutti quei fattori che diminuiscono la rotazione media del capitale commerciale, come ad esempio lo sviluppo dei mezzi di trasporto, riducono PRO RATA la grandezza assoluta di questo capitale ed elevano il saggio generale di profitto / Con lo sviluppo del modo di produzione capitalistico tutta la produzione diventa produzione di merci e quindi ogni prodotto cade nelle mani degli agenti della circolazione.

375- Presupposta come data la grandezza relativa del capitale commerciale in rapporto al capitale complessivo [per Marx 1/10]

376- La legge generale dell’economia politica, secondo la quale i valori delle merci sono determinati dai tempi di lavoro in esse contenuti.

377- Se è compito della scienza ricondurre il movimento apparente, puramente fenomenico, al movimento reale interno…/ “Sicuramente il fatto che una merce può acquistarsi presso diversi commercianti a prezzi notevolmente differenti, è molto spesso dovuta a un errore di calcolo” (Faller) [Idea ingenua ma esatta].

378- Small profits and quick returns sembra allo shopkeeper il principio da seguire per principio / Capitale per il commercio da denaro (funzione tecnica) = i movimenti di una parte autonoma del capitale industriale occupato nel suo processo di riproduzione.

380- Questa semplice funzione tecnica di versare e intascare denaro costituisce un lavoro speciale in quanto il denaro opera come mezzo di pagamento, richiede la tenuta di conti che rappresentano gli atti della compensazione. Tale lavoro rappresenta un costo di circolazione, ma non crea del valore [tesoro = capitale monetario potenziale, riserva di mezzi di acquisto e di pagamento, capitale monetario non impiegato e in attesa di investimento] Tutto ciò richiede operazioni di incasso, di pagamento, di contabilità e di custodia del tesoro, che costituisce a sua volta una nuova operazione particolare.

381- Ho già precedentemente dimostrato come il denaro abbia origine dagli scambi tra diverse comunità [Critica dell’economia politica] Sono quindi gli scambi internazionali che hanno in un primo tempo sviluppato il commercio di denaro, il commercio con la merce-denaro.

382-[Oro e argento come moneta mondiale ≠ moneta corrente]

384-[Nuove funzioni del commercio di denaro: prestito, anticipo, commercio del credito]

389- Il lavoro è necessario per prendere possesso della natura.

390- Il commercio e il capitale commerciale sono più antichi del modo capitalistico di produzione / [La circolazione del denaro è la condizione di esistenza della circolazione delle merci] / [Modi di produzione: comunità primitiva, produzione schiavistica, produzione da piccoli contadini o da piccoli borghesi o capitalistica]

392- [Capitale commerciale -> D-M-D’ = D+∆D vs Capitale industriale -> M-D-M = il commercio di merci tra i produttori stessi, avente come scopo finale lo scambio dei valori d’uso./ Ogni sviluppo del capitale commerciale tende a dare alla produzione un carattere sempre più orientato verso il valore di scambio, ma il suo sviluppo non è di per sé sufficiente per assicurare e giustificare il passaggio da un modo di produzione a un altro.[Ricchezza = ricchezza nella sua forma generale come valore di scambio

393- [Città industriali ≠ città commerciali] / Lo sviluppo autonomo del capitale commerciale sta in rapporto inverso allo sviluppo economico generale della società->394-> commercio di transito (Venezia = monopolio, Compagnia Olandese delle Indie)

395- [Capitale commerciale e sistema coloniale] / Prima facie il profitto commerciale puro, indipendente, sembra impossibile quando i prodotti vengono venduti ai loro valori / La legge del commercio non è lo scambio di equivalenti, ma acquistare a buon mercato e vendere caro.

396- Il capitale commerciale si impossessava della parte predominante del plusprodotto (di popoli barbari)

397- [I principali possessori di plusprodotto con cui il commerciante intreccia affari sono: il padrone di schiavi, il signore feudale, lo Stato (per il despota orientale) = rappresentano la ricchezza gaudente alla quale il commerciante tende trappoli (A. Smith)] / Il capitale commerciale, quando predomina, rappresenta dappertutto un sistema di saccheggio [saccheggio violento, pirateria, ratto di schiavi, servaggio (nelle colonie)-> Cartagine, Roma e più tardi i Veneziani, i Portoghesi, gli Olandesi ecc.] / Principio: ‘I grandi ladri impiccano i piccoli ladri’ (Lutero)

398- Solidità e intima struttura di un modo di produzione (per es. precapitalistico) [vs degradazione commerciale -> Cfr. i rapporti fra Inghilterra, India e Cina (= unità della piccola agricoltura e industria domestica cui in India si aggiunge la comunità rurale fondata sulla proprietà comune) / [Roma = commercio vs Grecia = commercio + industria (per es. Corinto) / Capitale commerciale e popoli nomadi, senza dimora / [Scoperte geografiche nel XVI-XVII sec. e passaggio al modo di produzione capitalistico] / [Ampliamento improvviso del commercio e creazione di un nuovo mercato mondiale nel XVII secolo] / [Decadenza dell’Olanda come nazione solo commerciale] / [Esperimenti economici infami degli inglesi in India] / 400- [Commercio russo ≠ commercio inglese] / [2 modi di transizione dal modo di produzione feudale (rivoluzionario vs conservatore)]

403- [3 modi di transizione (-> quando il produttore diventa commerciante)] / Il capitalista industriale ha continuamente davanti a sé il mercato mondiale e deve continuamente confrontare i suoi prezzi di costo con i prezzi di mercato, non solo del suo paese ma del mondo intero / [Produzione feudale-> mercantilismo->produzione moderna]

Frasi notevoli: K. Marx. Il capitale, libro III- Il processo complessivo della produzione capitalistica, vol.1/ I capitalisti sono avidi di tempo di lavoro altrui [e non si interessano di quanto lo sviluppo della forza produttiva diminuisca in generale il tempo di lavoro per la produzione materiale, producendo un’eccedenza di tempo (rispetto al lavoro)]/ La legge della caduta tendenziale del saggio del profitto] costituisce il mistero a svelare il quale tutta l’economia politica si è occupata dal tempo di A. Smith / La scienza economica che non è stata finora in grado di spiegare la legge della diminuzione del saggio del profitto…/ L’eccedenza di tempo che la società guadagna [con lo sviluppo tecnologico]non le importa [alla produzione capitalista]. Lo sviluppo della forza produttiva  interessa il capitalista unicamente in quanto accresce il tempo di pluslavoro della classe operaia e non in quanto diminuisce in generale il tempo di lavoro per la produzione materiale e si muove dunque in un contrasto./ [Velocità di rotazione= energia-forza del processo di riproduzione in generale] / [Analisi scientifica del profitto vs Analisi storica / [Ricchezza gaudente ≠ capitalisti ?]

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